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Full text of "Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni .."

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DIZIONARIO 

DI ERUDIZIONE 

STORICO-ECCLESIASTICA 

DA S. PIETBO SlirO AI NOSTRI GIOBIII 

COMPILATO DAL CAVALIERE 

GAETANO MORONI ROMANO 

PBIMO AIUTANTE DI CAMERA DI SUA SAITTItI 

GRE G O R I O XVL 



VCL. XIX. 




IN VENEZIA 

OAILA .TIPOGRAFIA BMILIAHA 
HDCCCXLlIt. 



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DIZIONARIO 

DI ERUDIZIONE 

§TORICO-ECCLESI ASTICA 

DA S'. PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI 

SPECIALMENTE INTORNO 

AI PR1HCIPALI SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRI^ AI SOMMI PONTEFICI, CARDIITALI 
B V\Ò CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI TARII GRADI DELLA GERARCHIA 
DELLA CHIESA CATTOLICA , ALLE CITTA PATRIARCALI , ARCIVESCOVILI E 
VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCIL1I , ALLE FESTE Vlb SOLEVUI, 
Al RITI, ALLE CEREMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI , CARDINALIZIE E 
PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON 
CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC. 

COMPILAHONE 

DEL CAVALIERE GAETANO MORONI ROMANO 

PRIMO AIUTANTE DI CAMERA DI SUA SANTITÀ 

GREGORIO XVI. 



VCL. XIX. 



IN VENEZIA 

DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA 
MDCCCXLIII. 



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LOAN STÀClf 



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DIZIONARIO /wo 



DI ERUDIZIONE 



STORICO-ECCLESIASTICA 



CRO 

tiROSSO, o de CROSS GioyAznn, 
Cardinale» GioTanni Crosso, o de 
Gross nacque a Calìmaforte di Lì- 
moges, era dottore nel diritto canom- 
oo, e ooosanguiDeo tanto a Clemente 

V, che a Gregorio XI. Clemente VI 
nel 1348 lo fece vescoTo di Limo- 
ges, e Gregorio XI a* 6 giugno del 
1371, lo a^eò Cardinal prete dei 
ss. Nereo ed Achilleo, penitensiera 
maggiore, e nel 1376 lo fece vesco- 
vo prenestino. Seguì lo stesso Gre» 
gorio XI d'Avignone a Roma. Di« 
poi dall'ubbidienza di Urbano VI, 
che dicevasi dagli scismatici eletto 
per solo timore dai Caixlinali, pas- 
^ al partito dell'antipapa Clemen« 
te VII, il quale lo spedi con ot- 
timo successo legato a Carlo V 
re di Francia; poiché informati i 
irancesi della elezione di Urbano 

VI, a seconda del come la pensava 
il Crosso, seguirono tosto il partito 
dell'aatipapa. Fu al oondave, in cui 
▼enne detto canonicamente il detto 
Urbano YI^ e mori in Avignone nel 



CRO 

i383» dopo dodid anni di Cardi- 
nalato. 

CROSSO o de GROS Pibtbo, 
Cardinale, F. Coasov. 

CROSSO, o COSSO Giulio, 
Cardinale. Giulio Crosso, o Cossoj 
patrizio tremano, forse nel 1378 da 
Urbano VI venne creato Cardinale 
col titolo di s. Maria della Traspon- 
tina, ove fu sepolto quando moA 
nel secolo dedmo quarto. Ma non 
trovandosi alcun documento del car- 
dinalato di lui, la maggior parte 
degli storìd è incerta se debba ascrì- 
verlo tra i porporati. Tuttavolta per 
tale ce lo dà il Ciacoonìo, che ne 
riporta l'epitafiSo sepolcrale in versi. 

CROTONE, r. CoTOOwB. 

CSAKI o CSAKO Embrico , 
Cardinale. Emerioo Csaki o Csa- 
ko nato nel 167^ a Soepusio, feu» 
do dì sua Simiglia nobilissima in 
Ungheria, era molto erudito, co- 
me dimostrò in alcune filosofiche 
tesi ossequiate all' imperatoi-e Leo- 
poldo I , nonché in alcune teolo* 



935 



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6 



CEO 



gicfae sostenute nei collegio Germa- 
nioo di Roma, e dedicate ad Inno- 
cenzo XII. Divenne parroco e pre- 
posto della coll^;iata di Posnania; 
canonico della cattedrale di Agria; 
abbate di s. Gottardo ; poi dal me- 
desimo imperatore Leopoldo I fii no- 
minato alla chiesa di Varadino, cui 
riformò, e migliorò d' assai, fiicendo 
sempre da ottimo e zelantissimo pa- 
store, anche a risico della propria vita. 
V'introdusse i monaci di s. Paolo 
primo eremita, e i cappuccini; rin- 
novò il seminario, e la cattedrale, 
quindi da Giuseppe I venne nomi- 
nato all'arcivescovato di G>locza e 
Badiia, cui ottenne nel 17 io da 
Clemente XI, ove a migliorare i 
costumi, fondò a sue spese, in De- 
treczino di Ungheria, piena di eretid, 
una chiesa, la quale diede a gover- 
nare ai padri delle scuole pie, per- 
chè attendessero alla cura delle a- 
nime, e vi mantenne così l'eserci- 
zio della cattolica religione, ridotta 
pressoché agli estremi. Di poi a Colo- 
cza fondò altre <(Uattro chiese ; ricovrò 
benignamente i nobili ungheresi, 
che avevano abiurata la eresia. 
Da ultimo, a premiarlo di tante 
virtuosissime azioni, ad istanza di 
Carlo VI, Gemente XI a' 12 lu- 
glio del 17 17 lo creò Cardinal 
prete, e poscia gli conferì in titolo 
la chiesa di s. Eusebio, e lo a- 
scrisse alle congregazioni dei ve- 
scovi, e regolari, deU' indice, di pro- 
paganda, e delle indulgenze. 11 
Csaki fece il possibile di non ac- 
cettar la sacra porpora, al qual fi- 
ne interpose lo stesso Carlo VI, ma 
indarno, poiché il Pontefice lo vol- 
le Cardinale, quindi dopo quindici 
anni moiì nel 1732, nell'età di ses- 
santa anni nel castello di Scalka, 
cai fabbricava presso a Varadino, 
ed ebbe tomba in chiesa a s. An- 



CLB 
na, che fondava ai padri delle scuo- 
le pie. Fu al solo condave d' In- 
nocenzo Xni, essendo assente da 
qudli di Benedetto XIII, e di Cle- 
mente XII. 

CUBA. V. 8. Giacomo di Cubi 

VELU IHDIB OCCmESTALI, città COU 

residenza ardvescovile. 

CUBDA, o CUBDIS. Sede epi- 
scopale dell' Afirica occidentale, nel- 
la provincia cartaginese proconso- 
lare, suffiraganea della metropoli di 
Cartagine. Tommaso che n' era ve- 
scovo fu aUa conferenza di Cai'ta- 
gine. 

CUBICULAKIO nsL Papa. Inti- 
mo, particolare, domestico, fami- 
gliai*e, addetto al servigio del som- 
mo Pontefice, ed a lui immediata- 
mente soggetto. Cubiculario, Cubi- 
culariusy dicesi a Cubiculo. Il Ma- 
cri asserisce, che il vocabolo Cubi- 
cidum significa spesse volte pi^esso gli 
scrittori ecclesiastÌGÌ> la chiesa, ov- 
vero la cappella, e il cappellano, o 
custode di essa si diiama cubiculario. 
Indi soggiunge , che àccome nel- 
la chiesa o cappella riposano le 
sante relìquie , con metafora fu 
detta Cubiculum la camera ove si 
riposa, e si dorme, per similitudi- 
ne naturale. Il Burio nel suo O- 
nomasiicon etymologicum^ al voca< 
bolo Camera, dice che s. Leone I 
fece costruire ti*e camere od oratorii 
nelle tre basiliche, del Salvatore, 
di s. Pietro, e di s. Paolo, e pose 
in esse tre individui a custodire i 
corpi, o sìa le reliquie dei principi 
degli apostoli, i quali dall' abitare 
dette camere vennero chiamati Cu- 
bicularii^ perché camera in latino 
dicesi Cubiculurrij o Cappellani (Fe- 
di) a Cubiculo, Il Bernini, del 
Tribunale della Rota^ p. 119, cre- 
de che i prelati uditori di rota 
deiivino dai giudici dei primi se- 



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CUB 

coli della Chiesa, i quali nel secolo 
V areodo s. Leone I consegnato 
loro Ja custodia de'coi*pi dei ss. 
Pieti'o e Paolo, presero il nome di 
cubicularii, e cappellani, dicendo a 
pag. 8, che s. Leone I diede in 
consegna tali venerabili reliquie ai 
suoi ìntimi CubicularìL II Bovio di- 
ce, che i cubicularii furono istitui- 
ti dal detto Pontefice del 44^» ci 
custodire i sepolcri de' ss. Pietro e 
Paolo. 11 Tomgio, Groue Vatìca- 
ne, p. 5^7, parlando dei mansiona- 
ri delia chiesa di s. Pietro in Va- 
ticano, dice ancor egli, che i mini- 
stri particolari posti da s. Leone I 
alla custodia del sepolcro del prin- 
cipe degli apostoli, furono chiama- 
ti custodi, o cubicularii, o cappel- 
lani; per confermarlo cita l'Ana- 
stasio bibliotecario, che ciò rac- 
conta in questo modo: »» consti- 
» tuit super sepula*a apostolorum 
M custodes, qui dicuntur Gubicula- 
>) rii, siye Cappellani, ex clero ro- 
»> mano." Cubiculari furono detti 
i cantori del Papa, della scuola i- 
stituita da s. Gregorio], cioè quel- 
li più capaci nel canto, i quali Te- 
nivano promossi a custodi de' se- 
polcri degli apostoli, ufficio che al- 
tri cogliono istituito prima di s. 
Leone I. Ciò apparisce chiai^amen- 
te da uno statuto sulla scuola dei 
cantori, riportato da Cassandro in 
IMur^c. p. i4i> » Primum in 
» quacumque schola reperti pueri 
M bene psallentes^ tollantur inde, et 
» nutriantur in schola cantorum, 
M postea fiant cubicularii : si autem 
» nobilium pueri fuerint statim in 
» cubiculo nutriantur, ^ì hanc ac- 
» dpiant potestatem ab archidiaco- 
* no, ut lioeat eis super linteum 
» villosum sedere, quod mos est 
'* ponere super sellam equi." Cre- 
sciuti i giovani in età, venivano 



CUB 7 

ordinati sudcfiaconi, ed allopa inco- 
minciavano ad esercitare l'ufficio 
dei cantori, servendo il Papa nelle 
solenni messe, nelle stazioni, nelle 
processioni, e nelle principali feste 
della città. K Cahtobi Poittificu. 
Il citato Bernini, p. i, aggiunge, 
che gli antichi giudici, per la di- 
scussione delle cause forensi si con- 
gregavano in una parte del pontifi- 
cio palazco, che dicevasi Cubicuium, 
per cui essi furono detti Ckihicula- 
riij dappoiché Cubiculum anticamen- 
te, come si avvertì, significava la 
cappella, ed allora la cappella era 
anche quel luogo dove sopra un 
lettor-detto dagli antichi Thalamus, 
sì Conservavano per ordine ben dis- 
posti gli abiti sagri del romano 
Pontefice , quando di essi si vestiva 
per uscira alle pubbliche funzioni 
ecclesiastiche, come processioni, mes- 
se ec. £ perchè questa stanza o 
Cappella {Fedi) era assegnata ai 
cubicularii giudici, come uditorìo 
del loro tribunale, quindi a p. 34^ 
racconta coli' autorità di Giovanni 
diacono, autore della vita di s. Gre* 
gorio I del 5go, che questo gran 
Pontefice rimosse non dal suo pa- 
lazzo, ma dal suo cubiculo, tut- 
ti i secolari, o laici, e in lo- 
ro Teoe sostituì altrettanti cherìci 
in gi*ado di consiglieri e fiimiliari 
pontificii, per cui, in largo signifi- 
cato-, pel nome di cubiculo si deve 
intendere tutta la gente del servi- 
zio del Papa. Però a distinguere 
Giovanni diacono le ordinanze dei 
laici, e dei clerici circa il servizio 
generale del Papa, ecco come si es- 
presse. M Nemo laicorum quodiibet 
M palatii ministerium, vel ecclesia- 
M sticum patrimonium procurabat, 
M laids ad armorum solam mili» 
» tiam, vel agrorum curam depu- 
M tatis." L'istesso autore pur dice, 



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a 



CUB 



che questi derici, cubiculari» consi- 
glieri) e familiariy con s. Gregorio I 
diu^ noctuque s^ersaharUur^ ed erano 
Riamati, erudùissinu, ei adhaeren» 
tes Pontifici^ e di loro soggiunge: 
areessabanUir pontificaUbus profimr 
dis consiliis prudentes \dri^ (juos 
perhihuiy cioè dottori, clerici, e mo- 
naci sotto nome ed ufficio di cu- 
biculari, cappellani, consiglieri e &• 
miliari. V. gli articoli Camera afo* 
sTOLicA, Cambbiebi DEL Papa, c prin- 
cipalmente Famiglia Poittificia. Cbe 
pure DomiceUi si chiamassero ì CBf- 
merieri dei Pontefici, lo abbiamo 
detto al relativo articolo. 

L'antico oratorio latéranense de- 
dicato a 8. Nicolò vescovo di Mi- 
ra, ed eretto da Calisto II, nel 
1 1 24» ^ ^6 01^ ti*ovasi incluso 
neirabitazione de'padri penitenzieri 
della basilica, non solo serviva ad 
uso de' Pontefici; ma il medesimo 
Calisto II fèoevi fabbricare dappres- 
so due stanze, una pei cubicularì, 
l'altra per l'udienza, le quali era- 
no dipinte con varie figure, che so- 
no descritte dal Panvìnio. 

Il Cujaccio ad tit cod, de prox. 
sacr* scrin.; .ed il BuUengero, de 
Bom. Imp, cap. 28, e diversi altri 
scrittori ci hanno dato il catalogo 
delle diverse persone, che avevano 
luogo, e ministero nel palazzo im- 
penale^ fi*a cui principalmente di- 
stinguevansi, Cubicularii, Domesti* 
ciy Protectores (le guardie del cor- 
po), militantes in sacris scriniis (i 
ministri, che servono negli uffizi 
delle lettei*e^ delle memorie, delle 
suppliche, delle disposizioni), Mini» 
tterìani, Fabrìcenses, Sikndarii (che 
custodivano le porte, ed imponeva- 
no silenzio nel concistoro imperia- 
le), lampadariiec Al maestro degli 
uffizi fiel palazzo imperiale incum- 
beva regolare la domestica disciplv» 



CUB 
na, e di farvi osservare il buon or- 
dine, per cui da lui dipendevano 
gli altri uffiziali del palazzo, si mi- 
litari, che impiegati o nel Simiglia- 
re ministero economico, o nel per- 
sonale servigio del principe. Al me- 
desimo maestix) degli uffizi erano 
immediatamente soggette le diverse 
scuole, ovvero collegi, i quali in 
gran numero contavansi addetti al- 
la casa, e persona degl' impei*atori, 
come può vedetesi eziandio nel Pan- 
droli, Nat diga. Imp, Rom. lib. I, 
cap. 63. F^, CoATE, e Corti diver- 
se. 

Che molte scuole, o collegi, nei 
primi secoU della Chiesa, dopo la 
pace che le diede V imperatore Co- 
stantino, fossero addetti al patriar- 
chio latéranense o palazzo pontifi- 
cio, per prestare ossequio, e servire 
il Papa nelle pubbliche, e private 
fiinzioni, specialmente sagre, si rac- 
coglie in peculiar modo negli Ordi- 
ni Romani (nel IX, e XI de'quali 
si fa menzione dei cubiculari, e in 
quello di Cencio, nel cap. 33 del- 
l' uffizìale detto Custos camerae ) , 
in cui si chiamano scholae paUui' 
nae^ et ordines sacri palaUiy quelle 
che partecipavano alte obblazioni 
della basilica vaticana, come prova 
il Moretti, de rìL dandi presbyi. 
part. I, sect. 6, il quale paria pu- 
re della schola crucis. La più nota 
ed insigne di queste scuole era quel- 
la de' cantori summentovati , detta 
per antonomasia schola semplice- 
mente, la quale tutt'ora sussiste, 
insieme con altri ordini di per- 
sone di diverso grado, e condi- 
zione. Sì qualificano per cubicula- 
ri quelli, che usavano ed usano ve- 
ste ecclesiastica, e che rendevano e 
rendono un personale ed immedia-> 
to servigio nelle camere del Papa, 
sebbene laici. Furono ancora e sono 



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CUB 

con$idei*atÌ9 cioè una g|*an parte di 
essi, quali prelati palatini, orwe* 
ro prelati che in vìrtii di ponti* 
fjcie concessioni godono le qualifiche 
di commensali, e famigliari del Pa* 
pa ec. , il perchè sino al teitnine 
del secolo decoi*so fruivano dal pa« 
lazzo apostolico la pai*te di pane, e 
vino. 

Dei cubiculari pontificii fa men- 
zione il p. Galletti, Del vesiarario 
drlla santa Romana Chiesa, uffizio 
che presiedeva al vestiario latera- 
nense, cioè a quel luogo dove cu- 
stodivansi i sagri arredi, le cose 
preziose, gli abiti del Papa ec. Que- 
sto uffizio, ossia quello di protove* 
stiano, vuoisi istituito da Costanti- 
no il Grande, quindi introdotto nel- 
la romana Chiesa. Prima dell' impe- 
ratore Alessio, il protovestiario in 
corte otteneva il secondo luogo do- 
po il magno domestico^ onde fu 
ambito dai più cospicui personaggi. 
Racconta Cedreno, nella vita di 
Costantino, figliuolo di Romano im- 
peratore: j» Etenim Nicolaum &- 
«9 mulorum cubiculi principem, scho- 
» larum domesticum et accubito- 
M rum creavit, r^icephorum vero 
» secundas post eum tenentempi*o- 
» tovestiarum." Il protovestìarìo po- 
teva dormire nello stesso cubiculo 
dell' imperatore, ed il vestiario del- 
la santa Sede era uno de'prindpali 
cubiculari pontificii. S. Leone 111, 
piima di essere esaltato alla sede 
pontificia, ne avea esercitato Tuffi* 
zio. Il medesimo Galletti parla dei 
pi'indpali cubiculari, nel suo libro : 
Del primicero della santa Sede, e di 
altri ufficiali maggiori del palagio 
lateranense. A p. So, parla dei doni 
de' re longobardi a Paolo cubicula- 
rio di Stefano III, detto lY, chia- 
mato anche Afiarta, per indurlo a 
roTinare presso il Papa, G-istoforo 



CUB 9 

primicero, e Scipio secondioero; co» 
me anche & menzione del tumul- 
to gravissimo perciò seguito a mo« 
tivo della potenza, e del partigiani 
del cubiculai*io nell'anno 769, nel 
quale Paolo fece acoecai<e Cristofo- 
ro , e Sergio fedeli ministri del 
Pontefice, avendo a compagni cer- 
to Calvolo cubiculario, e Gregorio 
difensoi*e ragionano. F* Domestico. 
Rammentando il Cardinal Pa- 
pìense, in CommenL lib. 7, n. 4o> 
r ingresso in Roma di Federico III 
imperatore, dice che Paolo II gli 
mandò incontro tutto il clero, e tut- 
ta la nobiltà, della cui disposizione 
e precedenza, dice: sequebantur suìh- 
diaconi omnes, judices rotae , cle^-y 
rici camerae, acolytìd , cubiculariiy 
cioè i camerieri segreti del Ponte- 
fice, già espressamente detti nel XY 
secolo Cubicularii, Nei possessi, che 
presero i Papi nella basilica late- 
ranense, e le cui descrizioni erudi-> 
tamente .pubblicò il Cancellieri, si. 
leggono molte notizie sui cubicula- 
ri de' sommi Pontefici, chiamati 
cumulativamente famiUares Petpae*. 
Nel possesso, che Innocenzo VIII 
prese nel i484> molte volte si fa 
menzione nella cavalcata dei diversi 
gradi, uffizi, vesti, e luogo ove in- 
cedevano i famiUares Papae, Anzi 
dopo quatuor dves Romani, scuti-- 
feri honoris nuncupati segui- 
vano ; Cubicularii extra cameram 
cum capudis, ut in Cappella, ora- 
tores principum .... subdiaconus 
cum cruccy sine ceroferariis et thu^ 
ribulo, secum habens aUos subdia- 
eonos coUegas suosj duodecim fa» 
miliares Papae, vestibus rosaciis 
induti, qui duodecim magna intor^ 
ticiaàlba accensa ante Corpus Chri- 
sti ferebant pedestres, giacché i 
Pontefici molte volte anche nella 
funzione, del possesso si fecero pre- 



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IO CUB 

cedette dal ss. Sagramento. Quindi 
nel descrivere, che il decano della 
rota portava la miti*a pontificia, ag- 
giunge: medius inier dominos LaU" 
rcntium de Mari (parente di In- 
nocenzo Vili che poi io fece Car- 
dinale), et Hieronymum CalagrOr 
nuniy secreios cubicularìos Papae, 
Nel possesso preso da Leone X, 
nel i5i3, si legge che dopo gli 
scudieri di honore , ciascuno dei 
quali aveva in mano un bastone 
coperto di velluto cremisi, della 
Santità di Nostro Signore .... se- 
guivano cinquantasei coppie di cu* 
hicularii, vestiti di rosato con li 
cappucci attorno il collo j foderad 
di bianchissimi armelUni. In fine 
di questi erano quattro altri simil» 
mente: i quali due di loro avevano 
una mitra episcopale in mano per 
uno di ricchissime giofe, et perle ador^ 
nate, li altri dei regni circondad 
di tre corone, tutti ile finissime gioje 
adomati, Nel possesso di Gregorio 
XIV, preso nel 1590, dopo gli av- 
vocati concistoriali, cavalcavano qua- 
ranta cubicularì, i camerieri, i cap- 
pellani, e camerieri d'onore, e se- 
greti, vestiti di scarlatto con rivol- 
le di pelli bianche al collo, e cap- 
pucci dietro le spalle. Quindi dopo 
il Pontefice immediate equitabant 
duo ejus intimiores , et secretiores 
cubicularii, nempe Offredus cubi-' 
culi praefectusj et Alpkonsus Sanctì» 
taf.is suae pincerna, et post eos Da* 
rius, Ruvarinus, et Rudulphus de 
Silvestris medici omnes eodem ha* 
hitu indutij ut de aUis Papae cu» 
hìculariis dictum est. Nel possesso 
preso nel iSga da Clemente Vili 
si legge che dopo il barbiate, e 
sartore del Papa con li cappotti 
rossi, e valigie di sua Santità, e 
dopo gli scudieri con le vesti ros- 
bc, venivano i camerieri di onore, 



CUB 
alias cubicularii secreti, con vesti 
rosse e cappe simili, indi cavalca* 
vano i gentiluomini romani. Nel 
possesso preso da Leone XI nel 
i6o5, dopo i camerieri extra mu» 
rosy gH avvocati concistoriali, e gli 
officiali camerali, cavalcavano i cap- 
pellani di sua Santità, i cubiculari , 
i camerieri di onore, i camerieri se- 
greti con li cappelli del Papa di 
velluto rosso in mano, e buon nu- 
mero di cavalieri romani. Nel pos- 
sesso pi*eso nel i6o5 da Paolo V, 
appresso il commissario e fiscale 
della camera, successivamente ca- 
valcavano i camerieri di onore, e 
cubiculari del collegio, forse quelli 
Vacabili (Vedi), di cui anche si 
tratta al voi. VII, p. 184, del Di- 
zionario. Questi cubiculari però era- 
no officiali della cancellerìa istituiti 
da Leone X. Essi incedevano insie- 
me coi camerieri segreti con vesti 
lunghe rosse, e cappucci foderati di 
armellini, portando questi ultimi i 
quattro cappelli pontificali alzati su 
bastoni, indi seguivano quaranta ca- 
valieri romani. 

Nel possesso preso nell'anno 162 1 
da Gregorio XV, si legge: Ca* 
merarii Papae extra cameram (dei 
quali si parla all' articolo Busso* 
lanti (Vedi) nuncupad cum iresti' 
bus rubris. Procurator fiscaUs , et 
advocati concistoriales: cubicularii 
caffcellari€te, camerarii honoris^ et 
eamerarii secreti Papae cum ve^ 
stibus rubris, et caputiis sine pel' 
libus (perchè era il mese di mag- 
gio). Così in quello preso nel 1644 
da Innocenzo X, dopo i cubiculari 
extra muros amicti vestibus rubeis 
amplis sine caputiis, e gli avvocati 
concistoriali, incedevano cappellani 
familiae Papae et cappellani secreti, 
cubicularii honoris, et secreti iresti' 
bus, et caputiis rubeis cum pelUbus 



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CUB 

amicd. Nella relazione che del pos* 
sesso d' Innocenzo X fece il celebre 
Gio. Vittorio de' Rossi , conosciuto 
sotto il nome di Giano Nicio Ert- 
11*60, i cubiculari dei Papa si chìsL" 
mano cubicuUmi apostolici j e i came- 
rieri segreti ecclesiastici partecipan- 
ti, si dicono cubicularii apostolici 
majores. Nel possesso preso nel 1676 
da Innocenzo XI^ si dice, che dopo 
i monsignori arcivescovo PignattelU 
maestro di cantera. Riva, e PeUe^ 
grìni cubiculari assistenti, incedeva 
monsignor Santucci medico di sua 
Santità con vesti, e cappucci con 
mostre di damasco cremesino avanti 
k vesti. Nella relazione del posses- 
so preso da Alessandro Vili, nel- 
laùno 1689, '^ maesti*o di camera, 
e coppiere del Papa sono chiamati 
cubiculari assistenti; altrettanto di- 
cesi del maestro di camei*a, e dei 
due camerieri segreti, che con lui 
interirennero al possesso d'Innocen- 
zo XII nel 1691. Questi cubicula- 
ri anticamente nella funzione del 
possesso ebbero dalie mani del Pa- 
pa il presbiterio, ed ora invece han- 
no la distribuzione delle medaglie 
d'argento, che si coniano per tale 
ricorrenza. 

Dei cubiculari del Papa suoi fo- 
migliari, come i camerieri segreti, 
cappellani comuni, aiutanti di ca- 
mera, bussolanti, ed altri di cui si 
tiatta ne' ruoli della Famiglia Pon- 
tìficiay si paria a tale articolo. 
Di questi ed altri effettivi cubicu- 
lari palatini sono i superiori i 
prelati Maggiordomo prefetto de' sa- 
cri palazzi apostolici (Fedi), e il 
Maestro di camera^ praefectus cu^ 
biculi (FciU); nei rispettivi aiticoli 
dei Cubiculàri pontificii, si dice 
delle loro preix>galive, - ed uffizio, e 
itt quello delle Cappelle Pontificie 
i^cdi), del loro inlen'enlo a que- 



CUB ti 

ste, con quanto li riguarda. A dare 
un'ulteriore chiara idea degli effettivi 
cubiculari del Papa , e di quelli per 
tali considerati, ed addetti al suo 
personale domestico servigio, per ul« 
timo riporteremo tradotto dall'idio- 
ma latino in italiano quanto il p. d. 
Gio. Battista Gattico riporta uel- 
r Acta selecta caeremonialia a pag. 
363, néX Index opuscoli de offt» 
cialibus palata Pontificii ( coli' au« 
torità del quale autore se ne trat- 
terà al citato articolo Famiglia Pon- 
tificia), e precisamente al § I />« 
cubiculariis. Va però avvertito, che 
il Gattico tolse queste notizie da 
un codice autografo vaticano scrit- 
to nel 1409, dopo l'elezione di A- 
lessandro V, da un peritissimo de- 
gli usi, e consuetudini della corte 
Pontificia. Vero è però, che se tali 
regole variarono secondo il tempo, 
e i bisogni, non che il volere dei 
Papi, tuttavolta molte consuetudini 
ed uffizi si rassomigliano a quelli 
odierni. 

»» Seguendo l'antico stile dei som- 
mi Pontefici circa i loro famigliari, 
ed officiali, porgonsi alcune notizie 
pel regime, e disposizione degli of- 
ficiali, ed altri inservienti alla san- 
tità dei Papa nostix> Signore". 

» Primieramente la Santità sua 
si sceglie i cubiculari, e questi so- 
no di tre sorte, alcuni cioè prelati, 
ed alcuni personaggi autorevoli per 
onorificenza, i quali, sebbene abbia- 
no le chiavi delle camere, pure noti 
dormono nelle medesime, né fanno 
i servigi familiari, e domestici, ap- 
paitenenti all' officio de' cubiculari, 
né ad essi affidansi af&ri segreti, ed 
importanti, ma soltanto sono con 
tali offici onorati essi, e i loro pa- 
renti. Altri cubiculari sono prelati 
più domestici, e famigliari al som- 
mo Pontefice, i quali sebbene non 



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1% 



CUB 

dQHDano nella camera del Papa, 
pare recitano con esso le ore, e lo 
servono al coricarsi , ed alzarsi di 
letto, alla messa ed altri divini of- 
fici, od uno o piii alla volta, se 
così piace alla Santità Sua, ed a 
questi suole anche cpmmettei*e aU 
Guni affari (oltre i sei^vigi di ca- 
inera) determinabili a beneplacito 
del sommo Pontefici;; e possono 
essere quattro, o più, o meno, oò* 
me gli aggrada ; ad uno de' qua- 
li, o all'immediato suo subalterno 
suol farsi la consegna deUe suppli- 
che col rescritto. Inoltre questi, ed 
i loro subalterni sogliono d'ordine 
della Santità Sua, purché sia espt*e8- 
so, ricevere le suppliche che gli 
vengono presentate, e sollecitare 
nostro Signore circa la spedizione 
di esse quasi referendari segreti ". 

M Vi sono degli altri cubiculari 
non pi*elati, i quali sono soliti pre- 
stare tutti i servigi domestici al 
sommo Pontefice, e dormire nella 
sua camera; e questi sono talora 
due, talora tre, talora quattro a 
beneplacito di Sua Santità; ma ne 
fu sempre riputato più spediente il 
piccioli numero ". 

M £ poi da sapersi, che Nostro 
Signore commette ai suoi cubicu- 
laii prelati, ed altri, secondo lo 
stato delle persone, i seguenti in- 
carichi: al primo idoneo all'uopo 
ed esperimentato, la custodia delle 
Jettei^ missive, e delle altre segi*e- 
te, che verranno dirette alla San- 
tità Sua, e delle quali per alleg- 
gerire le fatiche al santo Padre de- 
ve riferire il contenuto, e intei*es- 
sarsi perchè si facciano le risposte, 
se, e quando, ed a quali avran da 
farsi. Deve perciò essere di tal ca- 
pacità da non perdei*e alcuna di 
jesse lettere, che fosse di qualche 
impoitanza, ma dee saperk trovar 



CUB 
prontamente ad ogni ricerca, ed 
esibirla. Lo stesso dicasi delle altre 
scritture, che verranno affidate alla 
sua custodia ". 

H Similmente comimette ad un 
altro la custodia di tutte le sue 
gioie, cioè d'oro, di allento, anelli 
ed altre, che non sogliono affidarsi 
alla custodia degli ufficiali pubblici 
del palazzo^ e di tali cose forassi 
occorrendo una dichiarazione. Del 
pari dà a custodire ad un altro le 
vesti di lana della persona stessa di 
Nostro Signore , insieme alle pel- 
licce; ed egli inoltre fa premura 
al camerlengo, e tesoriere per rin- 
novaro al bisogno le vesti. Ad un 
altro parimenti dà la custodia di 
tutta la biancheria della persona 
e camera dello stesso Nostro Signo- 
re, e la sua incombenza viene a 
voce piii specificatamente ad esso 
dichiarata, se occorre". 

H Dee pur sapersi, che i qui 
soprasctìtti sogliono fare di tutte 
le cose, che ricevono, un inventa- 
rio chiaro, e distinto, onde distin- 
tamente^ e veracemente certificaro 
lo stesso Nostro Signore, od i com- 
messi, del denaro ricevuto, e speso ". 

M Ad un altro similmente com- 
mettesi la custodia dei medicamenti, 
e di tutte le altre specie di medi- 
cinali per uso della persona stessa 
del santissimo Pontefice, od in 
qualunque modo rìguaixianti la sua 
camera, dovendo egli specialmente 
sctivero in un libro, in qual gior- 
no le abbia ricevute, certificare il 
rìcevimento, onde e della qualità, e 
del quantitativo possano i camera- 
li pareggiare i conti collo speziale. 
Questo ultimo poi deve custodirei 
vasetti, ed i piattelli, ne'quali soglio- 
no porgetesi la spezie a nostro Si- 
gnore, ed ai signori Cardinali. De- 
ve inoltre avere tovaglie, e salviet- 



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CUB 

te beile» e monde neoeisarìe per 
presentare le dette spezie '\ 

» È parimenti a saperti die i 
cubiculari non prelati sogliono are- 
re nel palazzo le spese del TÌtto per 
sé, e al più per due servitori. I 
cubiculari pei*ò prelati referendari» 
od altri» sebbene abbiano abitazio- 
ne in palazzo» sogliono servire al 
sommo Pontefice a loro spese» se 
pure le loro prelature non fossero 
così tenui» che il medesimo ne or- 
dinasse la provvista per mezzo dei 
maestro dell'ospizio» perché tanti 
sono i carichi della santa Sede» e 
tanti gVimpedimentì quasi dapper- 
tutto frapposti ai diritti» ed emo« 
lumenti della sua camera, che» per 
quanto agevolmente si possa» cJ>bia 
da' suoi servitori ad alleggerirsi l'o* 
nere delle spese ". 

» Non è da ignorarsi ancora» 
che pel servìzio delle camere del 
nostro Signore sogliono destinarsi 
uno o due servitori al piti d'infe- 
rior condizione» i quali debbono al- 
Toidine de' cubiculari mondare le 
camere, trasportare le legna pel fuo* 
co, quando abbisogni, e fiire altri 
servizi, che non occorre descrivere» 
come per esempio tener monde le 
tele pertugiate *'. 

*» Bel pan» secondo le antiche 
osservanze, non riputavasi convene* 
vole, che laici o chierici, in abito 
laicale fossero ammessi dal sommo 
Pontefice nella sua camera perchè 
portassero le chiavi; ma quei sol* 
tanto, che all'abito» al portamento» 
al discorso mostrano mio spirito 
non che ecclesiastico» claustrale, e 
che tale sia lo stato lord» che 
abbiasi in essi in tutto e per tutto 
quella piena confidenza» che ricer- 
casi in quello, cui si affida la oon- 
servazione delle cose proprie ". 

» Devesi inoltre sapere» die tra 



CUB i3 

le camera di nostro Signore si an- 
novera la camera de' paramenti» 
nella quale però non suole dormi-' 
re ma dai-e le udienze» pranzare» 
e cenare» secondo l'opportunità del 
luogo» e del tempo» ed il benepla^ 
cito di sua Santità; e nella mede- 
sima sogliono ancora riceversi i si- 
gnori Cardinali» ed altre persone ri- 
spettabili» che vengono in palazzo» 
ed ivi aspettano finché possano es« 
sere ammesse alla presenza di sua 
Santità; in questa camera, chiama- 
ta del paramento» sogliono collo- 
carsi soltanto due ostiari» i quali 
d^giono essere uomini onesti, fi- 
dati» e virtuosi» i quali sogliono 
dormire nella stessa camera del 
{nramento per k più sicura cu- 
stodia» e piii pronto servigio al- 
la persona di nostro Signore. L'of* 
fido però di questi due suole esse- 
re di buono e grande emolumen- 
to, come verrà dichiarato, se farà 
d'uopo. Comunemente sogliono es- 
Beve laici. " 

f* Sono egualmente soliti i som* 
mi Pontefici» ti'a il numero di chi 
loro piace» scegliersi prelati referen- 
dari, ed altri di eminente scienza» 
probità ed esperienza nelle opera- 
cioni della euria romana» uno dei 
quali soltanto suole comunemente 
avere abitazione nel palazzo apo- 
stolico. Se è prelato» o possessore di 
pìngui benefizi» non è solito che 
abl^a provvista dal palazzo. Ciò 
che spetta poi all'ufficio loro non 
si riferisce» essendo cosa ben nota "• 

Da ultimo citeremo il Cohellio 
il quale a cap. XXXV» Ifotùia Cor- 
dinalatus » nel riportare l' ordine 
della processione del Corpus Dùmini^ 
fetta nell'anno santo iS'jS dal som- 
mo Pontefice Gregorio XIII, dopo 
gli avvocati concistoriali, e i segre- 
tari» registra cubicularii extra carne' 



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i4 cuc 

ramj indi cubiculam apostolici par- 
tidpantesj poi clerici sacri coUegii 
seguiti dai cubicularii secréti, dai 
cubiculariij seu cappellani portantes 
nùtram, e dai nobiles^ qui sederli in 
gradibus solii. Indi aggiunge, che 
dopo il Papa^ incedeTa auditor de 
mitra medius inter duos cubica» 
larios. 

CUCCHIARO o CUCCHIAIO. 
Cochlear, Strumento concavo d'ar* 
gento^ d'oro, o di altro metallo, o 
materìa, di piccola forma pegli usi 
della sagra liturgia, detto comune- 
mente cucchiarino . Il Berlendi 
Delle obblaziom air altare^ a pag. 
32^ parla del cucchiajo, che anti- 
camente si usava per raccogliere i 
frammenti delle obblazionì, e ne 
riporta anche la forma, diiaman- 
dola Cochlear ad colligenda frag- 
menta oblaiionum y dappoiché le 
obblazionì del sagrifìzio, o pane con- 
sagrato, essendo sottili, allorché tra 
la messa si feceva con esse la co- 
munione al popolo, subdiaconus 
Corpus Domini accipit a diacono^ 
et fert presbyteris frangendum pò» 
puh . Non potendosi fare tale spez- 
zamento senza che qualche piccola 
parte delle consagrate obbiezioni 
non andasse nella distribuzione in 
minuzzoli, e frammenti, si adope- 
rava un cucchiajo di argento, affine 
di raccoglierli ed unirli. Qui note- 
remo che queste particole del pa- 
ne consagrato si trovano negli an- 
tidii secoli talvolta chiamate col 
nome di Eulogie, giacché comune- 
mente non erano le particole della 
sagra comunione, che si dava al 
popolo, ma una semplice loro rap- 
presentanza. E qui sembra indis- 
pensabile aggiungere, che facendosi 
del pane che veniva offerto all'ai- 
tare, tre divisioni, una pel celebran- 
te, l'altra pei comunicanti^ la ter- 



CUC 
za che sopravvanzava con rito solen- 
ne benedetta tagliavasi in molte 
parti, e nel fine della messa distri- 
buivasi a quelli, che non volevano, 
o non potevano comunicarsi ^ anzi 
sì legge, che talora fu dato pure a 
chi si era comunicato; queste pro- 
priamente dicevansi Eulogie, il qual 
nome significava cibi benedetti, ed 
introdotte furono a &r le veci del- 
l' eucaristia , e per rappresentare 
quella comunione più frequente che 
pratica vasi per innanzi dai primi- 
tivi fedeli. 

I cucchiai sono stati, ad uso del- 
la sagra mensa, adoperati fino da- 
gli antichi tempi, o per infondere 
il vino, e l'acqua nel calice, o per 
mescolare i sacri olii, e per met- 
tere l'incenso ne' turiboli, bacian- 
dosi il cucchiaio da chi presenta 
la navicella coli' incenso e il turi- 
bolo, e la mano o l'anello di quel- 
lo che deve porre l'incenso nello 
incensiere o turibolo. Gli spagnuo- 
li ancora usano nelle loro chiese 
il cucchiarino per infondere nel 
calice l'acqua^ e il vino. Quan- 
do nell'America fu rinvenuto il 
metallo chiamato platino, Carlo III 
re di Spagna nel 1788, ne offrì le 
primizie al Pontefice Pio VI col 
donargli un calice, con sua patena, 
e cucchiarìno di platino, lavorato 
con bellissime cesellature, e basso- 
rilievi. I cucchiai per i detti sagiù 
usi ora sono stati solidi, ora tra- 
forati, e se ne formarono di varie 
materie. Monsignor Giorgi, Liturgia 
Rom. Poni fra le disquisii de s. 
ministerio XCIX, tratta de Cochlear 
ribus, ed alla pag. 72 riporta la 
figura di un cucchiaio d' argen- 
to. Nella storia de' vescovi di Au- 
xerre e. XX^ si parla di varii cnc- 
diiai lasciati alla sua chiesa dal 
vescovo Desiderio. Nel settimo se- 



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cuc 

colo r illustre mati^ona Ermatrude 
oi-dinò Cachkaria decem dnri basi- 
He. s. Crucis, vel domni Fincentii in 
Parigi, come si legge presso il Ma- 
billoD, in Append. supplementi de 
re diplomcu. gS. Il Du-Cange ne 
riporta altri esempli. F, Io. Battel- 
li Andquit, Rutupin, 83 de Cochlea^ 
ri, acuto stylo praedicto ex quo 
Pliniiy PoUucisj et Martialis loca 
Ulustrantur^ et Letbnitii Otium Han^ 
noveranumj 2o5 de Cochlearìbus 
ligneisy Gregorio FU, dono missis 
a Petro Damiani, Il Mariotti nel 
suo museo oonserVaya un cucchiaio 
di legno, eh' era stato indorato; nel 
manico si Tedeya s. Giuseppe e la 
Madonna, in mezzo il bue e l'asi- 
nelio, più sotto la culla col bam- 
bino dentit>, al fine i re magi. 
Sembrava lavoro del decimo secon- 
do secolo. Del cucchiarìno d'oro 
usato dal Papa nella messa ponti- 
ficale, si parla al toI. IX, p. 22, 
e seg. del Dizionario. 

Siccome il cucchiaio è l'usato 
strumento, col quale si piglia il 
cibo, non riuscirà discaro per ultimo 
che si aggiunga, non essere vero 
che l'uso fosse introdotto in Europa 
▼arso il secolo XYII, giacché Mar« 
àale parla del cucchiaio col quale 
si estraerano le conchiglie dal loro 
nicchio, le uova, e altri cibi più 
liquidi. Parlano altresì dei cucchiai 
Petronio, Celso, Golumella, Phnio, 
che lo dà anche per misura; non 
che Varrone, Scnbonio Largo, ed 
altri scrittori, massime latini. 

CDGUFA (s.)y martire in Ispa- 
gna. SdUita, città dell'Africa, fu la 
patria di questo santo. Accompa- 
gnatosi a 8. Felice, abbandonò la 
terra natica ed i parenti, e recossi 
nella Mauritania, di dove appresso 
À trasferì in Ispagna. Non appena 
il governatore Dadano seppe del 



CUG 



i5 



suo aiTiyo in Barcellona, che chiar 
matolo a sé, affine di persuaderlp 
a sacrificare agli dei, né lo poten» 
do vincere per guisa alcuna, lo con* 
dannò alla tortura, ed indi a pei*^ 
dere la testa sul patibolo, loccbé 
avvenne Tanno 3o3 in dix^a. Le 
reliquie di lui furono dalla Spagna 
portate in Francia e defM>ste| per 
cura di Fuirado, abbate di s. Dio- 
nigi, nella chiesa del monistero di 
Leberan, nella diocesi di Strasbmv 
go a' 16 febbraio dell'anno stesso. 
Quivi riposarono sino all' anno 
895, nel quale Ilduino, abbate pi:^ 
re di s. Dionigi,' le volle conserva- 
te nella sua badia, in cui si ono- 
rano anche al presente* Gli spa- 
gnuoli però ritengono di posseder* 
ne il corpo a Barcellona, persuasi 
che il solo capo sia custodito in 
Frauda. 

GUGUSA, GUGUSSUS. Gittà ve- 
scovile della piccola, o seconda Arr 
menia sulle fi*ontiere della Gilicia, 
e della Gappadocia, nell'esarcato 
del Ponto, sotto la metropoli di 
Melitene. Gommanville dice, che la 
sede fii istituita nel IV secolo, ed 
aggiunge, che questo luogo divenne 
rinomato per esservi stati rilegati 
in esilio alcuni grandi uomini. Di 
fiittì r imperatore Gostanzo vi rilegò 
s. Paolo, vescovo di Gostantinopoii, 
posda ucciso dagli ariani l'anno 
35i ; e Arcadio vi esiliò, nell'anno 
404» s. Giovanni Grisostomo altro 
vescovo di Gostantinopoii, siccome 
luogo insalubre. Le notizie ecde- 
siastiche fanno -menzione di dnque 
vescovi di Gucusa. 

GUENGA {Conchen.). Gittà con re- 
ddenza vescovile di Spagna, nella Ga* 
stiglia nuova, capoluogo di provincia. 
Giace essa sopra un colle elevato, fra 
due montagne, a piedi delle quali 
scorrono i due fiumi Jucar, e Gue* 



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i6 



CUC 



oar. Questo secondo è attraversato 
in tal luogo da un ponte ben co- 
struitOy detto di s. Paolo, alto cen- 
to sessanta piedi, e lungo trecento. 
Cuenca, Concha^ e ciitrondata di 
mura, che si levano ad una al« 
tecza considerabile. Le strade sono 
ripide, e irregolari. Quivi risiedono 
le principali autorità civili, e milt- 
tari della provincia. Nel secolo XIII 
ì suoi lavori di lana erano assai ri- 
nomati, e proficui sono i numerosi 
suoi alveari. Venne occupata dai 
mori, per cui nell'anno 1072* fu 
data in dote dal re moro di Si- 
viglia, a Zaida sposa di Alfonso 
IX re di Castiglia; ma in seguito 
venne ripresa dai mori, cui la ri- 
tolse, nel ii77j Alfonso IX re di 
Castiglia: indi segui i destini della 
Spagna. Milord Peterborough se ne 
impadronì nel 1709, ma dopo una 
vigorosa resistenza, fii ripresa dal 
duca di Berwick. 

La sede vescovile, ad istanza del 
mentovato re Alfonso IX, nel 1 183, 
fu eretta dal Pontefice Ludo III, 
il quale vi riunì 1^ diòcesi di Va*- 
lena, e di Arcobriga, le cui sedi 
vescovili, soggette alla metropoli di 
Toledo, erano state istituite nel se- 
colo quinto, il perchè pure Cuenca 
fu fatta suiFfaganea di Toledo, come 

10 è tuttora. La cattedrale, edificio 
vasto, Tiedificato dal re Alfonso IX, 
con disegno gotico, è dedicata alla 
natività della beata Vergine Maria. 

11 capitolo è composto di tre digni* 
fa, prima delle quali è il decano, 
di ventisei canonici, comprese le 
prebende di teologo, e penitenziere, 
essendo però gli altri vratiquattro 
divisi in due parti, cioè dieci che 
godono d'intera prebenda, e quatr 
lordici della metà, dimidiis portio» 
nariìs. Vi sono inoltre diversi pre- 
ti| e chierici per V uffizìatui^a^ e ser- 



€UE 

vigio della chiesa. La cattedrale ha 
il fonte battesimale, e molte reli- 
quie, fira le quali è in massima ve- 
nerazione il corpo di 8. Giuliano. 
Degno di osservazione è T episcopio 
vicino alla cattedrale. Nella città 
evvi altra parrocchia col sagro fonte 
con sette conventi e monisteri di 
i*eligiosi, e sei di monache, ospeda- 
le grandioso, seminario, ti*e collegi 
ce Ogni véscovo è tassato ne' libri 
della camera apostolica, con tremila 
fiorini. 

CUENCA tir Ihdiis occmBHTAii- 
BUS (Conchen.). Città con i^esidenza 
vescovile dell'America meridionale, 
nella repubblica dell' Equatore capo 
luogo della provincia dello stesso 
nome. È situata nella bella valle 
di Yunquilla assai fermile, &a i tre 
piccoli fiumi di Machangara, Mata* 
dero, e Yanuncaì. Come città gran- 
de, le sue strade sono larghe, e 
dritte, ma le case tx>strutte di mat- 
toni cotti, sono assai basse, senza 
ornamento, ed erette senza alcun 
gusto. Il più bello edifizio è il col- 
legio fabbricato dai gesuiti. Dopo 
il dominio degli spagnuoli, Cuenca 
fece parte della repubblica di Co- 
lombia, la quale, essendosi divisa in 
tre, è compresa in quella dell' E- 
quatore, e nel dipartimento di As- 
suay. In vicinanza, e al sud vi è 
la montagna di Tarqui, che la Con- 
damine, Godin, e Bouguer scelsero 
per base del meridiano, che vi sta* 
bilirono nel 1743. A dieci leghe di 
distanza s' innalza il Paramo di As- 
nay, pericoloso ai viaggiatori, che 
spesso soccombono per le bufei^* 
Fra i monumenti peruviani sono a 
notarsi, l'argine degl'Iacas antichi 
sovrani del Perii, di sorprendente 
altezza; l'antico forte del Gasar, 
che consiste in una collina termi- 
nata in piatta forma, che servì lun- 



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CUE 
gamente di alloggio agi' Inca$, alior- 
clié dal Perii passamano al i^do di 
Quito. Esso presenta semplicità, sim- 
metria, e solidità, che sono i tre 
caratteri dell' architettura peruvia- 
na. Finalmente nelle, vicinanze si 
osserva pure l' Yaga-Chungana, o 
giuoco degl' Incas, il quale è un 
grandioso canapè ovale scavato nel 
vivo sasso, con comoda giacitura, 
dalla quale gU Incas godevano un 
soi*prendente punto di vista sopra 
r amena valle del Gulan, inaffiata 
da un sei'peggiante ruscello. Appres- 
so Cuenca si discopersero alcune 
miniera di mercurio. 

La sede vescovile fu fondata dal 
sommo Pontefice Pio YI, ad istan- 
za del re di Spagna Carlo III nel 
1786, ed è suffi*aganea della me- 
tropoli di Lima. Nel concistoro dei 
17 dicembre 1787, il detto Ponte- 
fice ne dichiarò primo vescovo mon- 
signor Giuseppe Garrion-y-Marfil, 
della diocesi di Malaga, trasferen- 
dolo dalla sede episcopale di Cari- 
sio in partibus. Ma, considerando il 
regnante Papa Gregorio XVI la 
vastità ed ampiezza della diocesi di 
Cuenca, coll'autorità della bolla In 
supremo beali Petrì, data IV ka- 
lendas februarii 1837, ne dismem- 
brò una parte, e con essa formò 
una nuova diocesi vescovile, con 
residenza nella città di Guayaquil. 
La cattedi*ale di Cuenca è un buon 
edifizio, dedicato alla Immacolata 
Concezione della beata Vergine Ma- 
ria. Il capitolo è formato di tre 
dignità, delle quali la principale è 
il decano, di quattro canonici, com- 
prese le prebende di penitenziere, 
e teologo, oltre alcuni beneficiati, 
denominati polmonari. Nella catte- 
drale tì è il fonte battesimale; e 
la cura delle anime si esercita da 
due sacerdoti, col titolo di Tettori, 

VOL. XIX. 



CUE 17 

Vi sono nella città due altre par^ 
l'oochie munite del sagro fonte, quat*- 
tro conventi di religiosi, e due mo-> 
nìsteri di monache. Vi è il semina^ 
lio , e r episcopio è vicino alla cat- 
tedrale. Ogni nuovo vescovo paga 
di tassa trentatre fiorini^ secondo i 
registri della cancelleria apostolica. 
CUEVA Babtolommeo, Cardina- 
le, Bai-tolommeo Cueva dei duchi 
di Albuquerque, nato a Segovia 
nel i499> ^^^ sacerdote, che pro- 
digava alla patria ì migliori fìrutti 
de' suoi rari talenti. Avendo im- 
piegato r opera sua, e il suo inge- 
gno a favore della santa Sede, ai 
19 dicembre del 1544) Paolo III 
creollo Cardinal prete di s. Matteo 
in Merulana, e vescovo di Cordova, 
ove adempiè a tutte le parti di ze- 
lante pastore, togliendo abusi, rifor- 
mando costumi, migliorando il cice- 
ro, e sovvenendo ai poveri di ogni 
maniera. Filippo II lo dichiarò vi- 
ceré di Napoli. Il Cueva benefi- 
cò assai lo spedale di s. Giaco- 
mo degl' incurabili di Roma, cui 
pi*oteggeva, e donollo di ottanta 
mila scudi; promosse la fondazione 
dello spedale pei pazzi, e furiosi nel- 
la contrada Lungara. Pio IV lo de- 
stinò ad esaminai'e alcuni Cardina- 
li detenuti a Castel s. Angelo, e lo 
deputò alla ristaurazione delle chie- 
se titolari di Roma. Era amicis- 
simo di sant' Ignazio Loiola, cui 
chiamava suo padre. Ballo stesso Pio 
IV, nel 1 56o, ebbe l'amministrazio- 
ne di Avellino, e Siponto, ove ri-* 
staui*ò la cattedrale, alla quale fece 
dono di sei candellieri di argento, e 
di un'alta croce di cristal di mon- 
te; poi riparò a sue spese il pa- 
lazzo arcivescovile, adornò ancora 
magnificamente la chiesa del suo 
titolo, s. Cix>ce in Gerusalemme. 
Intervenne ai conclavi per la eie- 



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i8 CUE 

ziooe di Giulio III, Marcello II, 
Paolo IV, e Pio IV, e poco mancò 
ch'egli medesimo non salisse al sa- 
premo pontificato, a mezzo d'uno 
stratagemma del suo conclavista 
Ferrante Torres, peixhè questi se- 
paratamente aveva impegnato tren- 
tadue Cardinali pel voto al suo si« 
gnore, come si può meglio vedere 
al volume XVI, pag. i3, del DI- 
zionario» Da ultimo morì in Ro- 
ma d'improvvisa malattia nel i56a, 
di sessantatre anni , e diciotto di 
Cardinalato, e fu sepolto all'ingres- 
so della chiesa di s. Giacomo della 
nazione spagnuola. 

CUEVA. Alfonso, Cardinale, Al- 
fonso Cueva de' duchi di Albuquer- 
que, nato nel 1572 nella Spagna, da 
militare dell'Ordine di Alcantara, 
rinunziati gli onori i/sì secolo, die- 
de il suo nome alla milizia eocle- 
siastica, ed essendo accortissimo, e 
valoroso, aveva servito al suo sovra- 
no in parecchie decorose ambasceiùe, 
tra le quali in quella alla veneta re- 
pubblica. A' 5 settembi*e del 1622, 
Gregorio' XV lo creò Cardinal dia- 
cono, poi prete di s. Balbina. Spe- 
dito nelle Fiandre ad assistere alla 
principessa Isabella, per esser sover- 
chiamente severo, cadde dalla gra- 
zia del suo prìncipe, quindi rìchia- 
malo a Roma, Tenne asciutto a pa- 
recchie delle prime .congi*egazioni, 
ove esaminava con tanta erudizio- 
ne le ragioni dell' una , e dell' al- 
tra parte, che spesso lasciava le 
cause indecise. Benché provveduto 
di ricchissimi benefizi, qualche volta 
si trovava nella massima strettezza. 
Da ultimo, dopo essere intervenuto 
al conclave d'Innocenzo X, da cui 
ottenne nel i644 il vescovato Pre- 
nestino, e quello di Malaga, mo- 
rì nel i655 di ottantatre anni, e 
trentatre di Cardinalato. Ebbe tom« 



GUJ 

ha nella cattedrale di Malaga. Era 
fornito delle migliori virtù, e lo si 
crede autore del libro che porta a 
nome SfjuiUimo della libertà ve- 
neta. 

CUFRUTA. Sede episcopale del- 
l'Africa occidentale, nella provincia 
Bizacena, sotto la metropoli di A- 
dramito« Felidano, vescovo di Cu- 
fruta, sì recò al concilio di Carta-* 
gine. 

CUICULUM. Sede vescovUe del- 
la Numidia, nell' Africa occidentale^ 
che Commanville pone sotto la me- 
tropoU di Cirta Julia, di cui fa men- 
zione 8. Agostino nel lib. 7 cantra 
Donai, Il vescovo Prudenzio inta*- 
venne ad un concilio di Cartagine, 
e Cresconio, altra vescovo, fu alla 
conferenza tenuta nella detta città. 
CUJ ABA o CUJ ABAO {Cujabaen,). 
Città con residenza vescovile della 
Amenca meridionale , nell' impero 
del Brasile, nella provincia di Mat- 
to-Grosso, capo luogo di Comarca, 
e posta quasi nel centro dell'Ame- 
rìca meridionale. Trovasi qtiesta 
città preso la riva sinistra del fiu- 
me Cuyaba, è grande, avendo le 
sue principali strade lastricate, e 
tutti gli edifizi di legno hanno una 
intonacatura (di loto, con paglia, 

fieno. £ assai florida pel commer* 
cio^ che vi fa pel mezzo del fiume. 

1 dintorni sono suscettibili di coltu- 
ra, e nnchiudono ricche miniere 
d'oro scoperte nel 1 7 1 8, e delle 
quali si calcola a cinquecento libbre 
di peso l'annuale prodotto ; ma l'ac- 
qua é qui scarsa per poterle lavo- 
rare nei tempi di siocita. 

Il Pontefice Leone XII istituì 
in Cujaba la sede vescovile, e la 
dichiai'ò suffraga nea della mettx)po-' 
li del,ss« Salvatore nella Baja di 
tutti i santi. Però il primo vescovo, 
ad istanza del regnante imperatore 



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CUL 

del Bràsiiei Pietro. II, fu dichiaralo 
nel concistoro de'a luglio iSS^ dal 
Papa che regna Gregorio XVI, nel- 
la persona di monsignor GioTanni 
Antonio do$-Reis della diocesi di 
s. Paolo, il quale tuttora governa 
la diocesi di Gujaba. La cattedrale 
è dedicata al Buon Gesù, ed é un 
ottimo edificio. Il capitolo rì com- 
pone di due dignità, la prima delle 
quali è Taràdiacono, di dieci cano- 
nici comprese le prebende del teo- 
logo, e del penitenziere, oltre di- 
vei'si preti, e chierici inservienti 
airufficiatura. Un prete é il par- 
roco della cattedi*ale, che ha il fon- 
te battesimale. Nella città non vi 
sono altre parrocchie; evvi però 
un monistero di monache, V ospe- 
dale, il seminario, e Tepiscopìo dap> 
presso alla cattedrale. La mensa e 
tassata ne'libri della cancelleria a- 
postolica, ad ogni nuovo vescovo, 
in fiorini centosedici. 

CUJAYJA {Uladiilainen.y Città 
con residenza vescovile in Polonia. 
F. Uladislavia. 

CULLU o COLLO. Sede episco- 
pale della Numidia^ nell'Africa oc- 
cidentale, sottoposta alla metropoli 
di Cirta Julia. Commanville dice, 
che questo luogo possa essere Gol 
presso Bugia. 

CULMA (Cidmen) Città con re- 
sidenza vescovile nella Prussia occi- 
dentale, reggenza, e capoluogo di 
circondario. E posta su di una 
collina, presso la riva destra della 
Vistola. Assai è popolata, ed è mol- 
to decaduta dalla passata grandezza. 
11 sao commercio non fu mai flo- 
rido, ad onta dei privilegi, che con- 
cessi le vennero dai sovrani prus- 
siani. Ebbe origine nel secolo XIII, 
e da uno de' duchi di Moscovia 
fi* ceduta all'Ordine teutonico, sot- 
to il cui dominio eravì il supremo 



CUL 19 

tribunale di Pruss, ed aveva il di- 
ritto di battere moneta. Altri di- 
cono, che i cavalieri teutonici get- 
tarono le fondamenta di Culm nel 
I aa3, e la fecero fortificare contra 
le imizioni dei prassiani, e di al- 
ili popoli idolatri, che non aveva- 
no potuto ancora soggiogare, e che 
fu palatinato. Distaccatasi la città 
dall'Ordine teutonico, si arrese alla 
Polonia, e divenne il capo luogo 
del palatinato del suo nome. Fece 
poscia anche parte della lega ansea- 
tica. Però nel 1467 la ripresero i 
teutonici ; ma in seguito i polacchi 
dì nuovo se ne resero padroni. 
Nel i554» Culm restò molto dan- 
neggiata dal fuoco. Un tempo fu 
soggetta nel dominio temporale an- 
che al suo vescovo; ma sino dal 
1773 appartiene alla Prussia. 

Gli storici polacchi dicono, che 
Culma fosse uno dei sette vescova- 
ti eretti in Polonia nell'anno 965. 
Certo è, die la sede episcopale vi 
fu fondata nel 12^5, o più pro- 
babilmente nel 1222, sotto la me- 
tropoli di Riga in Livonia, nel do- 
minio dei cavalieri teutonici; ma 
dopo la pace conchiusa da essi nel 
1 466. coi polacchi, la sede vescovi- 
le passò, ovvero venne restituita al- 
la dipendenza della metropolitana 
di Gnesna, sotto la quale é anco- 
ra, dopo esserne stata separata per 
duecento anni. Essendo stata di- 
strutta la città durante la guerra 
cogli svedesi, la cattedrale, e il ca- 
pitolo si trasferirono nella vicina 
città di Culmsee , o Culmensee, 
Culmensium , piccola città degli 
stati prussiani , nella reggenza di 
Marienwerder , situata sopra un 
lago, e che vuoisi febbricata nel 
i25i. Il vescovo era senatore del 
regno di Polonia. Nel pontificato 
di Benedetto XIV, il palatino di 



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30 CUL 

Gulm, avendo perduto una lite nel 
tribunale della nunziatura di Polo- 
nia, che l'arci vescovo di Gnesna 
qual primate del regno avea giu-^ 
dicato appartenere al foro ecclesia- 
stico, il palatino invece si appellò 
ai magistrati civili con manifesta 
ingiuria deirimniunità ecclesiastica, 
per cui il clero di Culma si sdegnò 
assai per una cosa sì contraria ai 
suoi privilegi, e alle leggi del regno. 
Quindi minacciò di censurare i 
magistrati , onde incominciarono 
a pubblicarsi diverse scrìtture, ma« 
nifesti ec. Ma essendosi interposto 
il detto Papa Benedetto XIV, per 
mezzo del t*e Augusto tutto venne 
sopito. 

La chiesa cattedrale é dedicata 
allassunzione di Maria Vergine in 
cielo, ed è magnifico edifizio. H 
capitolo si forma di due dignità, la 
prima delle quali è il prevosto, di 
otto canonici di numero, compresi 
il canonico teologo, e il canonico 
penitenziere^ di quattro canonici o- 
norari, e di sei vicari, o presidenti. 
La paiTOcchia è in un'altra chie- 
sa, con fonte battesimale. Un cano- 
nico scelto dal vescovo, e coadiu- 
vato da un vicario ne esercita 
le funzioni parrocchiali. L'episcopio 
è presso la cattedrale; ma da ul- 
timo era stata assegnata dalla so- 
vrana munificenza una somma per 
l'erezione di altro conveniente epi- 
scopio. Nella diocesi esiste gran nu- 
mero di confraternite, ed ospeda- 
li. Gli atti concistoriali dicono es- 
sere le prime centosettantaquattro, 
e i secondi ottantasette^ cum domi' 
bus enieriiorunìy et corrigendonim 
regia munificenda dolads. Evvi il 
seminario con cinque professori, e 
trenta alunni, un'accademia catto- 
lica, ed una scuola preparatoria 
dove s'istruiscono cento giovani de- 



CUL 

stinati all'accademia de' cadetti di 
Berlino. L'ospedale é servito dalle 
sorelle della carità ; yì sono il mon- 
te di pietà, ed altri pii stabilimenti. 
Ogni nuovo vescovo paga di tassa 
fiorini seicento sessantasei, come ri- 
sulta dai registri della cancelleria 
apostolica. 

CULTO (Cultus), Onore, che ren- 
diamo a Dio, ovvero ad altri enti 
per rapporto a lui^ e pel rispetto 
dovuto a lui. E impossibile ammet- 
tere in Dio una provvidenza, senza 
conchiudei*e essere giusto, e neces- 
sario che gli si renda un culto, 
non perché ne abbia bisogno, ma 
perchè noi stessi abbiamo . bisogno 
di essere gratin rispettosi, sottomes- 
si al nostro Creatore. Chi non è 
tale verso Dio, lo è molto meno 
verso gli uomini. Venerare la so- 
vrana maestà di lui, sentire in ogni 
luogo la di lui presenza, rìconosce- 
re i di lui benefizi, credere alla 
sua parola, assoggettarsi ai suoi 
comandi e volontìi, confidare nelle 
sue promesse e bontà, amarlo so- 
pra tutte le cose, questi sono i sen- 
timenti, ne' quali consiste il culto 
in ispirito e verità; tutti uniti, for- 
mano quello, che noi chiamiamo 
Adorazione (Fedi), ovvero il culto 
supremo ch'é dovuto a Dio solo, 
e non può essere reso ad altri. In 
ogni lingua culto, onore, rispetto, 
venerazione, riverenza, servizio sono 
sinonimi, specialmente nel linguag- 
gio comune, o popolare. Anche 
nella Scrittura la parola ebrea, che 
indica il culto supremo reso a Dio, 
esprime pure Tonore, die i patriar- 
chi pili di una volta hanno rendu- 
to agli angeli, comparsi sotto la 
specie visibile, e quello che porta- 
rono agli uomini. In questi diversi 
testi le versioni adoperano indifTe- 
rentemente la parola adorare , o prò- 



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CUL 

strani. TuttaTÌa la paix>la, e l'ano- 
ne non possono indicare lo stesso 
sentimento, ne lo stesso grado di 
rispetto riguardo ai diffi^renti og- 
getti: il perché bisogna, che il si- 
gnificato delle parole si cambi se- 
condo le circostanze, e Tintenzione 
degli sciittori. 

Si devono distinguere differenti 
specie di culto; chiamansi cuUo in* 
terno ì sentimenti di stima, di am- 
mirazione, di gratitudine, di confi- 
denza, di sommissione riguaixlo ad 
un ente, che n' è giudicato degno; 
diconsi poi culto estemo, i segni 
sensibili, coi quali attestiamo que- 
sti sentimenti, come le genuflessio- 
ni, le prostrazioni, le preghiere, i 
voti, le oferte, ec. Qualora questi 
attestati non sono accompagnati dai 
sentimenti del cuore, questo non é 
più un culto vero, e sincero, come 
dicono i teologi, ma una ipocrisia, 
vizio sovente rinfiicciato agli ebrei 
da Gesti Cristo, e dai profeti. Co- 
me poi il culto cambia di natura 
secondo la diversità de' motivi, che 
lo ispirano, bisogna distinguere, il 
culto civile dal . cuUo religioso. Qua- 
lora in un personaggio onoriamo 
alcune qualità, il potere, T autori- 
tà, che hanno solo rapporto all'or- 
dine civile, e temporale della so- 
cietà, questo è un culto puramente 
civile. Se in esso vogliamo onorare 
una dignità, un potere, un merito 
soprannaturale, vantaggi che hanno 
rapporto solo all'ordine della gra- 
zia, e della eteraa salute, questo e 
un culto religioso, poiché la sola 
religione ci può &r conoscere e sti- 
mare i doni della grazia. Ma non 
possiamo esprìmere il culto religio- 
so con altri segni, che con quelli 
(lei culto civile. La diversità del 
motivo forma tutta la difierenza. 

Altri teologi , per parlare piti 



CCL ai 

chiaramente, dividono il culto in 
civile e sacro, materiale e formale, 
estemo ed interno, assoluto e re- 
lativo, completo e incompleto. Di- 
cemmo, che il culto sagro e reli- 
gioso é quello che rendiamo a qual- 
cuno a cagione di sua eccellenza 
soprannaturale, e questo culto é di 
Uè maniere: doé di latria, che 
rendesi a Dio solo; quello di du' 
Ha, che si tributa ai santi ; e quel- 
lo di iperduUa, con che si onora la 
b. Vergine Maria. Si adora Dio con 
culto di latria con una adorazio* 
ne eccellente, suprema, incomuni- 
cabile a qualsivoglia creatura, ri- 
conoscendolo siccome creatore, go- 
vernatore, e assoluto signore del- 
l' essere nostro. Si onorano gli an- 
geli e i santi con culto di dulia, 
cioè con un onore, e riverenza in 
quanto che riluce e riverbera in 
loro la grazia di Dio, riuscendo al- 
tresì giBto a lui l'onore, che ren- 
diamo ad essi, perehé si converte 
nella sua gloria. Sì onora la beata 
Vergine con culto d'ipertìulia, o 
culto superiore, perchè questa san- 
ta Velane Madre di Dio, essendo 
più elevata in grazia ed in gloria 
di tutte le altre creature, è giusto 
che le si rendano omaggi, e testi- 
monianze di rispetto più profondo, 
che agli angeli, e ai santi. 

Il culto pubblico è così essen- 
ziale ad una religione, che i più 
saciù legislatori, e fondatori delle 
repubbliche, e degl'imperi ne fe- 
cero sempre un punto massimo nel- 
le loro civili costituzioni. Quindi 
Iddio, che colla sua provvidenza 
ha sempre in onore del suo nome 
conservato una vera Chiesa, com- 
posta di fedeli adoratori, i quali 
gli dessero gloria in tutti i secoli 
sulla terra, presagisse ad essi, sino 
dal pi'incipio del genere umano, dei 



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1^ CUM 

sagrifiti pubblici» ed informolU per 
mezzo di melazioni, aooompegnate 
da espressi comandi, sulla maniera 
di onorario con pubblici omaggi. 
F'. Immagini sAGaB, Reliquib, Sait- 
To» e Beato, ed il Bergier al voca- 
bolo Culto. 

GULULI, o Cimi. Sede episco- 
pale dell'Africa occidentale, nella 
provincia Bizacena, suffiraganea della 
metropoli d'Adramito. Vittore suo 
vescovo intervenne alla conferenza 
di Cartagine. 

CULUSITA, o CuLCTTA. Sede ve- 
scovile della provincia cartaginese 
proconsolare, nell'Afrìca occidenta- 
le, sotto la metropoli di Cai*tagine. 
Vincenzo suo vescovo fece parte 
della conferenza di Cartagine, e gli 
altri vescovi Bonìfocio, e Pietro, il 
primo si recò al concilio tenuto in 
Cartagine nel 525^ il secondo a 
quello celebrato in Laterano da 
Papa 8. Martino I nel settimo sc- 
odo. 

CUMA (Cumae), Città forte, un 
tempo vescovile, del regno delle 
due Sicilie, nella provincia di Na- 
poli, presso il Mediterraneo nella 
situazione medesima dell'antichis- 
sima, e celebre Cuma, città della 
Campania, tanto famosa anche per 
la salubrità delle sue acque. Que- 
sta città vantava di aver avuta l'o- 
rigine sopra di Capua , da alcuni 
greci che la fiibbrìcarono ne' più 
rtmoti tempi, sotto la condotta di 
Fei*ecide, i quali si resero assai pos- 
senti per mare, e per terra. Passò 
poi sotto il dominio dei romani, che 
presso le sue mura sconfissero An- 
nibale, come Ottavio ivi disfece la 
flotta di Pompeo. Nell'anno 553 fu 
presa da Narsete ad Aligemo, fra- 
tello di Totila re de' goti. Essendo 
divenuta domìnio della santa Sede, 
udranno 71 5, venne occupata dai 



CDM 

longobainU, ma s. Gregorio II su- 
bito la ricupei^, cogli aiuti del prin* 
cipe, e del popolo di Napoli. Ciò 
racconta il Borgia, Difesa del do^ 
minio temporale, pag. 73 e seg., e 
Eresie Istoria, pag. a3 e a4» ove 
dice, che allora n'era rettore per la 
Chiesa romana il suddiacono Teo- 
dimo, e che il Papa sborsò settanta 
libbre d'oro per le spese occorse 
alla ricuperazione di Cuma. 

Questa città divenne sede Vesco- 
vile siAo dal quinto secolo. Il Pon- 
tefice s. Felice IV fulminò i'ecde- 
siastiche censure contro il vescovo 
Misseno, perchè avendolo mandato 
suo legato a Costantinopoli, per le 
minacele dell'imperatore Zenone, e 
di Acacio, avea tradito il suo mi- 
nistero. Devastata successivamente 
la città dai vandali, dai goti , dai 
saraceni, e da aitai, nel 1207, di- 
ventò l'asilo <le' pirati, e de' corsa- 
ri, che infestavano tutto il regno 
di Napoli, e, siccome vi si erano 
fortificati, tenevano in grave timo- 
re i dintorni. Per tal ragione il ve- 
scovo di Aversa chiamò in suo 
soccorso Goffredo di Montefuscolo, 
gran capitano di quei tempi, che 
unitamente ai napolitani, "sotto il 
comando di Pietro di Lettra, scac- 
ciò i corsari, distrusse la fortezza, e 
tuttociò che restava di Cuma, e in 
tale incontro fu unito il titolo ve- 
scovile a quello di Napoli, e la dio- 
cesi venne incoi*porata a quella di 
Aversa. In tal modo questa rino- 
mata città divenne desetia, con- 
correndo ancora a renderla disabi- 
tata il timore de' suoi fuochi sot- 
teiTanei. 

Nel 1606 Alfonso Pimentel vice 
re di Napoli, facendo scavare nel- 
l'antica sua area, vi trovò un gran 
numero di statue greche, e roma- 
ne, d' una bellezza singolare. Cuma 



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CUN 

battè anche moneta. Molto favoleg- 
giarono gli antichi scrìttori sulla fa- 
mosa caverna, che trovasi nei din- 
lorai di questa città, supponendo 
che avanti la sua fondazione ser- 
visse di ritiro alla celeki*e sibilla, 
che quivi rendeva i suoi oracoli, e 
che dicesi sia stata consultata an- 
ciie da Enea approdato in Italia. 
Fra le rovine antiche si osserva an* 
oom un arco di pietra, di settanta 
piedi di altezza sopra venti di lar- 
ghezza, che riunisce due colline, e 
gli avanzi di qualche tempio, come 
pure grotte, e sotterranei nei suoi 
dintorni. 

CUN£GOin)A (s.), figlia di Sigi- 
fredo, primo conte di Luxembur- 
go, o di Adesvìge, fu moglie ad 
Enrico, duca di Baviera, eletto dap- 
poi re dei &omani, e ricevette con 
lui la corona imperiale in Roma 
da Benedetto Vili, l'anno ioi4- H 
voto di perpetua verginità, che avea 
fatto prima del suo matrìmonio, ri- 
mase inviolato per tutta la sua vi- 
ta, condotta nella più perfetta san- 
tità dei costumi. Ma siooome non 
é virtù su questa terra, die non si 
tenti di oscurare, per la malignità 
dei perversi essendo accusata calun- 
niosamente d' illecita tresca, fu sog- 
gettata alla prova dei fuoco, secondo 
la costumanza di quei tempi, e, co- 
sì Iddio permettendo, vi riuscì ille- 
sa. Sarebbe lunga cosa il desci*ivere 
le vane opere segnalatissime di pie«- 
tà e beneficenza, che a lei sugge- 
riva un'ardente carità verso Iddio 
e verso il prossimo, e nel fondar 
vescovati, nel fabbricar monislet*!, 
nel decorar chiese, n^l sovvenire ai 
poveri tanto profase, da enurii^ 
intieramente il liccfais^mo suo par 
tiimonio. Morto il manto, i' anno 
1014) deliberò dì rendei*si religiosa 
nel moniatero di Kaffungen da lei 



CUN 23 

fondato, ed il giorno annivei^sario 
della morte di Enrico suo sposo, 
ne ricevette il velo per le mani del 
vescovo di Paderbona. Tutto che 
forma l'elogio di una perfetta re- 
ligiosa era pi-oprio di lei, e tanto 
eroica fu la sua virtù della u^ 
miltà, che niuno avi*ebbe mai so* 
spettato la sua primitiva grandezza. 
La sua moiie, che avvenne a' dì 3 
di marzo dell'anno io4o, fu a tutti 
argomento di altissimo dolore. Le 
sue spoglie mortali fiirano riposte 
a Bamberga, accanto a quelle del 
manto, né andò molto tempo che 
la sua tomba divenne celebre anche 
per la operazione dei miracoli. In- 
nocenzo III ne fece la solenne ca« 
nonizzazione Tanno iioo. 

CUNEGONDA (s.) era figlia di 
Belo IV re di Ungheria, e di Ma- 
ria figliuola di Teodoro Lascaris, 
imperatore di Costantinopoli. Quan- 
tunque unita in matrimonio con 
Boleslao il CasiOy sovrano della 
ba.fsa Polonia, visse mai sempre 
nella virginale continenta, così per«- 
mettendo un reciproco voto di ca- 
stità. A questa egregia virtù eUa 
aggiunse una pietà singolare verso 
Iddio, ed una liberalità non oinli* 
nai'ia verso i poveri e gl'infdici, 
non disdegnando ella stessa di vi- 
sitare e servire i malati nei pubbli- 
ci spedali. Morto il marito nell'an- 
no 1^79» ▼estì l'abito delle reìu 
giose di s. Chiara, nd montstero 
di Sandecz, eretto non molto pri* 
ma, e in questo morì nella bene* 
dizione di tutti a' dì a4 l"6'*o ^^^' 
l'anno 1292. La sua memòria è 
preziosa, paiticolarmente nella dio- 
cesi di Cracovia, ed in altri luoghi 
della Polonia. Alessandro Vili la 
innalzò all'onore degli altari nel- 
l'anno 1690. 

CUNEO (Cuneen.). Qtlà con resi- 



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24 CUN 

denza vescovile del Piemonte, negli 
stati Safi*di, capo iuogo di difisione 
di provincia, e di mandamento. Gia- 
ce sopra una elevata collina al con- 
fluente della Stura, e. del Gezzo, 
ed ha una prefettura di giusti- 
zia di prima istanza della giuris- 
dizione del senato di Torino. Que- 
sta città é ora cinta da una sem- 
plice muraglia' con due porte. La 
strada principale é bella e larga, 
fornita di portici e di botteghe, per 
tutta la sua lunghezza. Vi sono il 
collegio reale, i pubblici bagni, ed 
un ospizio pegli orfìini, nonché un 
bel palazzo del pubblico. 

Cuneo, Cuneum, un tempo fu cit- 
tà forte, e tale da sostenere parec- 
chi assedi. Nel i64i venne presa 
dai francesi, sotto il comando del 
conte di Harcourt, durante il regno 
di Luigi XIII re di Francia. L as- 
sediarono di nuovo, ma invano nel 
1691, e nel 1706. Nell'anno pre- 
cedente 1705, durante l'assedio di 
Torino, la duchessa dì Savoia qui- 
vi si ritirò. Sostenne Cuneo un nuo- 
To assedio nel i744> ^^ ^ france- 
si, e gli spagnuoli furono obbliga- 
ti a levarlo, dopo una battaglia 
che riuscì ad essi funesta. Cadde 
in potere dei francesi nel 1 796, in 
seguito del trattato di pace col re 
di Sardegna. Fu poscia presa da- 
gli austriaci nel 1799» dopo nove 
giorni di trincera aperta, e final- 
mente fu ripresa dai francesi in 
conseguenza della famosa battaglia 
di Marengo. Allora furono distrut- 
te le sue fortificazioni, e converti- 
te in ameni passeggi. Incorporata 
airimpei*o francese, divenne il capo 
luogo del dipartimento della Stura 
finché fu restituita al re di Sar- 
degna. 

La sede episcopale di Cuneo 
venne eretta da Pio VII a* 17 lu- 



CUN 

glio 181 7, allorquando coll'autori- 
tà della bolla Beati Petri aposio- 
lonim principisi provvide alla nuova 
circoscrizione di tutte le diocesi del 
Piemonte. Il vescovato fu dichia- 
rato sufìfraganeo della metropoli di 
Torino, e pel primo Pio VII vi 
prepose a vescovo Giuseppe Ama- 
deo Bruno de' conti di Samonio 
della città di Cuneo, ciò che fece 
nel concistoro del prìmo ottobre 
18 17. La cattedrale, di recente 
restaurata, é dedicata alla purifica- 
zione della beata Vergine Marìa 
detta volgarmente del bosco, II ca- 
pitolo é composto di ti^ dignità, 
prima delle quali é il prevosto, di 
quindici canonici, non che di altrì 
preti, e chierici addetti al setnrigio 
divino. La cura delle anime della 
parrocchia esistente nella cattedrale 
é esercitata dal prevosto. Inoltre 
nella città vi sono due altre par- 
rocchie con fonte battesimale, due 
convènti di religiosi, un monistero 
di monache, un conservatorio, tra 
confratèraite, due ospedali, altret- 
tanti orfanotrofi, un monte di pie- 
tà, e il seminario. L' episcopio é 
un ottimo edifizio, situato però al- 
quanto lontano dalla cattedrale. 
La mensa ad ogni nuovo vescovo 
é tassata ne'librì della cancelleria 
apostolica, in fiorini trecento. 

CUNHA DI Attaide Nuwo, Car- 
dinale, Nuno da Cunha, nato nel 
1664 in^Portogallo da chiari genito- 
ri, fu canonico di Lisbona; inquisitore 
in quella città ; commendatore del 
regio Ordine di Gesù Cristo; maestro 
di camera del re Pietro 11^ e consi- 
gliere nel dipartimento ecclesiasti- 
co. Ricusò la chiesa di Elvas^ ma 
dovette accettar quella titolare di 
Tanger, per poter essere cappellano 
maggiore, e membro del consiglio 
di stato di Giovanni V, a cui era 



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CCN 

rarissimo per le sue distinte qua- 
lità ; il perchè lo dichiarò supremo 
inquisì tor della fède in tutto il Por* 
togallo, suo consiglier intimo, e sup* 
plico la santa Sede perchè venisse 
esaltato al Cardinalato, a cui venne 
assunto da Clemente XI, a' 1 8 mag- 
gio del 1 7 1 2 col titolo di s. Ana- 
stasia, che gli conferì però il suc- 
cessore. Morto il Papa, si recò a 
Roma pel conclave, ma vi trovò 
già eletto Innocenzo XIII, che lo 
asciasse alle congregazioni dei vesco- 
vi e regolari, de'riti, dì propaganda 
ed altre. Dopo una carriera luminosa, 
mori a Lisbona nel 1750 di ottanta- 
sei anni, e trentotto di Cardinalato. 
Si distinse per la sua generosità coi 
poveri, e verso i sacri templi. Ri- 
parò la ruinosa basilica di santa 
Anastasia suo titolo, il perchè il ca- 
pitolo di s. Anastasia eresse un 
eterno monumento di riconoscenza 
a perpetuare la memoria dì lui. 
Ed il canonico d. Filippo Cappel- 
lo, nei pubblicare le brevi notizie 
di tal chiesa, le dedicò al Cardi- 
nale. Fu generoso con altri luoghi 
pii, e donò la s. Casa dì Loreto 
di una croce di oro grande con sei 
grossi zaffiri circondata di diamanti. 
CUNHA (da) GiovARin Cosimo, 
Cardinale. Giovanni Cosimo da 
Cuoha, di nobile famiglia portoghe- 
se, nacque in Lisbona ai 27 settem- 
bre 17 15. Avendo mostrato incli- 
nazione per lo stato religioso, si fe- 
ce canonico r^olai*e nella celebre 
canonica di s. Croce a Coimbra. 
Dando saggio di sé sia nella educa- 
zione letteraria, che nella retigiosa, 
per le istanze del re dì Portogallo^ 
il Papa Clemente XIII prima lo 
fece vescovo di Leiria, e poi, nel 
concistoro de' 24 marzo 1760, lo 
traslatò alla chiesa arcivescovile di 
Evora. Quindi meritò che Clemeih 



CUN 25 

te XIV, nella seconda sua promo^ 
zìone, e nel concistoro segreto dei 
6 agosto 1770, lo cibasse Cardi- 
nale deiroi*dine de' prati, e gli ri^ 
mettesse la berretta cardinalizia per 
r ablegato commendatore d. Cesare 
Lambertini, nipote del predecessore 
Benedetto XIV, fòcendo il Papa ac- 
compagnare tale ablegato da mon- 
signor Pietro Antonio Tioli, stato 
institutore di d. Cesare, e per qucr 
sta ablegazione fatto cameriere se- 
greto soprannumerario^ e guarda- 
roba. Questo Cardinale non si re^ 
co mai in Roma, neppure pel con- 
clave per l'elezione di Pio VI, laon- 
de restò senza cappello, e titolo car- 
dinalìzio. Morì in Lisbona ai 3i 
gennaio 1783 , di anni sessantot* 
to dopo dodici anni, cinque mesi, e 
ventiquattro giorni di cardinalato. 
CUNHA (da) Cablo, Cardinale. 
Carlo da Cunha, di nobile famìglia 
portoghese dei marchesi dì Olhao, 
nacque nella diocesi di Lisbona ai 
9 aprile 1 759. Dedicatosi allo stato 
ecclesiastico, dopo i consueti studii, 
per le sue doti fu fatto da Pio VII 
patriarca di Lisbona nel concistoro 
de' 23 agosto 18 19. Indi in quello 
dei 27 del successivo settembre, il 
medesimo Pio VII lo creò Cardina- 
le dell'ordine presbiterale, rimet- 
tendogliene l'avviso col berrettino 
cardinalizio per mezzo del cav. Giu- 
seppe Catrani, cadetto delle guar- 
die nobili, ed ora a jutante maggio- 
re, ed esente di tal rispettabile cor- 
po. Poscia il Papa destinò a por- 
targli la berretta cardinalizia mon- 
signor Nicola de' marchesi Garelli, 
suo cameriere segreto, ed ora chie- 
rico di camera, e presidente d^li 
archivii. Per la morte di Pio VII, 
il Cai-dinale non si recò al concla- 
ve nel 18*23, e terminò di vìvere 
ai i4 dicembre 1825. Venne es- 



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a6 CUP 

posto colle consuete cerimonie nel- 
la chiesa patriarcale di Lisbona^ ed 
ivi sepolto. Questo rispettabile por» 
porato spiegò una gran costanza, 
ed uno zelo veramente apostolico 
nelle vicende, che produssero nel 
Portogallo la costituzione del i8ao. 
Fu quindi perseguitato, e mandato 
in esilio. Si fei*mò egli in Francia, 
^nchè Tenne abolita la oostituzio- 
ne. Al suQ ritorno in Lisbcma, fece 
l'ingresso nella città alla guisa di 
un vero trionfo. Laonde la sua me- 
moria è in benedizione, in onore, 
e di lustro del sagro Ck>llegio. 

CUP ALATA. Oherìudo, Cardia 
ìuile. Gherardo Cupalata nacque a 
Piacenza, e da Nicolò III nella pra- 
moziojoe fatta in Rpma nel sabba- 
to delle tempora a' aa marzo 1178, 
fu fatto Cardinale vescovo di Pale*» 
strina. Morì dopo un anno di car- 
dinalato nel 1279. 

CUPIS GuKDOMCNico, Cardina" 
le. Giandomenico Cupìs nato a Ho» 
ma da illustre famiglia di Monte- 
falco, di bello ingegno, espertissimo 
legale, divenne canonico della basi-» 
lica vaticana, e segretario di Giulio 
U. Era detto Cardinale di Trani per- 
ché conseguì quella metropolitana da 
Leone X, che al primo luglio tSiy 
lo creò Cardinale prete di s. Gio- 
vanni a Porla I<atina, di cui fu il 
primo Cardinal titolai*e. Da Paolo 
ili nel i537 «bbe la legazione alla 
Marca, ed a Carlo V, quando quél 
monaix» passava in Italia, e nel 
i538 ,il medesimo Papa lo dichiarò 
governatore di Tivoli. Fino dal 1 5 16 
ebbe da Leone X l'amministrazione 
<lell9 chiese di Maco^ta e Recanati ; 
da Clemente VII nel iSsS otten^ 
ne la chiesa di Adi*ia, nel i53!i 
((uelle di Naitlò e Montepeloso, poi 
nel i535 da Paolo III quella di 
C$imerino colla pix»tettoria del regno 



CUR 

di Frauda, e l'arcipretura di s. 
Giovanni in Laterano , ove nel 
giubileo del i55o aprì e chiuse la 
porta detta santa, e fece doni gene- 
rosi a quella basilica. Nel pontifi- 
cato di Paolo III passò al vesco- 
vato di Ostia e Velletrì nel 1 537* 
La sua famiglia, ed egli concor- 
sero airerezi(Hie sul Gianiodo del- 
la chiesa di sant' Onofrio; inol- 
tre ristaurò molto bene le cat- 
tedrali di Recanati, e di Nardo, 
e le donò di parecchie suppellet- 
tili sacre, e di una gran campana. 
Sovvenne ad ogni maniera di poveri. 
Negli anni 1 543,*^ 44» 46» a mezzo 
del suo vicario generale, fMromul- 
gò molte sinodali costituzioni; fu 
amicissimo a s. Ignazio Loiola, cui 
teneva dapprima come fecinoroso 
e ribaldo ; ma dipoi lo stimò quan- 
to jseppe, e gli chiese perdono del- 
la sinistra opinione concepita di lui, 
ed assegnò alla nuova religione pa- 
ne e vino per ogni settimana. Il 
Cupis era tale da merìtarsi il titolo 
di ottimo fra i mortali, decano, 
specchio ed ornamento del sagro 
Collegio, che in lui perdette assai, 
quando nel i553 morì in Roma, 
dopo trentasei anni di Cardinalato. 
Intervenne ai conclavi di Adriano 
VI, Clemente VII, Paolo, e Giulio 
III, ed ebbe a tomba la chiesa di 
s. Agostino, da cui portato a Mx>u- 
tefalco, riposa colle ossa de' suoi 
antenati. 

CURATO. V. Parrocchie, e Par- 

ROGHI. 

CURRI, o CoRRVBÌ {Curubis). Se- 
de vescovile dell' Africa occidentale, 
nella provinrìa di Cartagine o pro- 
consolai^, sotto la metropoli di Car- 
tagine. Vittore, uno de' suoi vesco- 
vi , intervenne alU conferenza di 
Cartagine, e Peregrino, altro suo 
vescovo, si recò neiranno. S%5 al 



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CUR 

condilo di CQi*tagiiìe adunato da s. 
Bonifacio. 

CURI, o CuBES. Antica tede Te* 
scovile, capitale della Sabina , ora 
Ard-CoiTese, Casteìlum Arci, Cof^ 
strum-Currisiij non Monte maggio- 
re, molto meno Coltimoni, o Torri* 
Molto disputarono i dotti sul pre- 
ciso luogo di questa celebre città, 
ma qui si omettono le loro lunghe 
osservazioni, riportando solo le opi- 
nioni più critidie» ed abbracciate 
dagli archeologi. Al dire di Dioni- 
sio, mentre gli aborigeni possede- 
vano il territorio de'Reatini, certo 
Modio oogaominato Fabidio, e die 
reputatasi figlio di Marte Gradivo, 
essendo divenuto illustre nelle oose 
della guerra, febbricò Cures, eoa 
denominandola dalla punta dell'asta 
del suo divino genitore, perchè al- 
cuni vogliono che Cures dai sabini 
fossero appellate le lancie* Altri 
scrittori però asseriscono, essere sta- 
io il territoiio reatino occupato in 
orìgine dagli utebrì, i quali, discac* 
dati dai pelasgi, avevano pi*eso il 
nome di sabini, da Sabino figlio di 
Sanco nume loro nazionale, che da 
alcuni era pur detto il nume Fi- 
dio. In principio abitarono un luo^ 
go detto Testrina, vicino ad Ami- 
terno, da dove- fecero un' iiTiizione 
sulla ten*a Reatina tenuta allora 
dagli aborigeni ; fid^bricarono poscia 
molte città, fra le^quali Cures, sen- 
za recinto di mura, secondo Tuso 
delle città sabine, e pei-ché il luo- 
go era tale da difendersi senza di 
esse. Cures divenne ben presto ce- 
lebre, e potente, e fìi rinomate an- 
che per la severità dei costumi. 

Ndl'anno settimo di Roma, e 
74? avanti la nascita di Gesti Cristo, 
Tazio re de' sabini regnante a Cu- 
res, pel famiget^ato ratto delle Sa- 
bine, si recò in Roma alla testa 



CUR ^7 

di sua nadone per vendicare l'af- 
fronto; ma per accordo fatto coi 
romani, abbandonò Cures affine <fi 
recarsi ad abitare in Roma eo' suoi 
sabini, e i*egnare imieme con Ro- 
molo, primo re di Roma. A Romolo 
successe Numa Pompilio nativo di 
Cures, cotanto rinomato per saviez- 
la, e pietà. Pure Anco Marzio, al- 
tro re di Roma, rìcond)be Cures 
per patria. Questa metropoli della 
Satùna, dopo il fiitto di Tazio, e il 
regno di Numa, non viene ricor- 
data dagli scrittori antichi fino al- 
l' epoca di Augusto, in cui era già 
ridotta allo stato di villaggio. Da 
questa decadenza tuttavolta si rieb- 
be alcun poco ne' primi tre secoli 
dell' impero, ne' quali apparisce co- 
me nranidpio, co' seviri augustali, 
coWordoj o senato, e co'quatuor^ 
viri. Continuò a fiorire durante il 
quarto e quinto secolo, cosicché, 
come diremo, divenne sede vesco- 
vile. Nel sesto secolo i longobardi, 
che avevano occupata l'Umbria, 
desolarono colle loro irruzioni li^ 
Sabina, e principalmente Curi, e il 
suo distretto, per cui la città rima- 
se desei*ta. 1 pochi abitanti supei*- 
stiti si ricoverarono nelle vicine ter- 
re inaccessibili ai barbari, i' quaK 
divenuti signori di una gran parte 
della Sabina, che fu aggregata al 
ducato di Spoleto, fecero coltivara 
le terre dai coloni, onde a poco a 
poco formarono casati, ed un vil- 
laggio, che ricordò il nome della 
città Sabina, come sempre ricordol- 
la il rivo, che ne bagnava le ter- 
re, cioè rivum Currisem, flimus 
Currensis, detto pure oggidì Cot" 
rese. In quanto ai villaggi fondati 
sulle rovine di Cures, essi furono 
detti Castrum Currisii, et Castrum 
Arci, 11 primo richiama alla me* 
moria l'antica Cur^f, l'altro la sua 



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a8 



CUR 



citladella Arx, Non è noto pred^ 
semente quando per la prìma voi* 
ta si formasse il primo di questi 
castelli, ma fino dal secolo undeci- 
mo si hanno memorie, e dell'uno 
e dell'altra. Ambedue que' luòghi 
ebbero vari signori , fra' quali gli 
abbati di Farfa, finché nel seoolo 
decimoquarto passò il dominio di 
Cor rese, ed Arci agli Orsini conti di 
Nerula, e da questi, nel secolo de- 
cìmosettimo, ai Barberini, ai quali 
ancora appartiene. 

La sede vescovile di Curi, o Cu- 
i*e$ , rimonta al quinto secolo , e 
l'Ughelli, Italia sacra, tom. X, p. 
73 e s^., enumera cinque vescovi, 
che vi ebbero residenza. 11 primo 
da lui nominato è Tiberio Curium 
sahinorum episcopus, il quale Tao» 
no 4^5 si sottoscrìsse al concilio 
romano tenuto dal Papa s. Ilario. 
Questi vescovi poco dopo assunsero 
il titolo di Sabiniensisy e Sabinen* 
sìs, considerando la Cures sabinO' 
rum come il capoluogo de' sabi- 
ni. £ perchè nel medesimo seco- 
lo, nel territorio della città , si 
fondò la chiesa di sant' Anti- 
mo, alla quale poscia fu annesso 
un monistero, dove questi vescovi 
ordinariamente solevano risiedere, 
perciò si dissero anche Episcopi s. 
AnUìimi^ cioè Anthemii. Di fatti il 
secondo vescovo registrato dall' U* 
ghelli per nome Felicissimo, che in- 
tervenne nel concilio romano, adu- 
nato nel 4^7 da s. Felice III Pa- 
pa, si sottoscrisse vescovo Sabinen- 
se, sebbene v' intervenisse pure A- 
sterìus, vescovo Foronovanus.Lo Spe- 
randio dice, che i vescovi Curensi 
qualdie volta per T eccellenza di 
tutta la provincia, furono detti Sa- 
binesi. Dulcizio, vescovo sabinense, 
e di s. Antimo, con Projettizio ver 
scovo Foronovanus, intervenne nel 



CUR 

499 a) concilio celebrato a Roma 
dal Pontefice s. Simmaco. Nel 5o4 
era vescovo Giuliano, rammentato 
da s. Gregorio 1 nel lib. de* Dia- 
iogìii. Nei 58o fu vescovo Bono, 
Borso, al quale il Pontefice Pelagio 
li dìi*esse la lettera che si legge 
neirUghelli, e nel decreto di Gra- 
ziano. Poco dopo, avendo i longo- 
bardi devastato Cures, Papa s. Gre- 
gorio I, nel febbraio 593, unì il 
vescovato di s. Antimo, e di Cures, 
al vescovato di Nomento, siccome 
diocesi la più vicina, lo che si rile- 
va dalla lettera, cui quel Papa scrìs- 
se a Grazioso vescovo Nomenta- 
no, e nella quale gli commise la 
cura del vescovato di Cures messo 
in rovina dai nemici. Tale rovina 
probabilmente avvenne nell' anno 
589, quando Autarì re de' longo- 
bardi corse devastando tutta 1* Ita- 
lia merìdìonale, da Spoleto andan- 
do per Benevento fino a Reggio; 
o piuttosto nell'anno stesso 593, in 
che Agilulfo successore di Autari si 
mosse a danno de' romani, empien- 
do di stragi, e di devastazioni or- 
ribili tutto il circondario di Roma. 
Da <j(uesla devastazione Cures per- 
dette anche il nome di città, seb- 
bene non generalmente, e subito 
dopo il 598. F. Francesco Paolo 
Sperandio, Sabina sacra, e profa- 
^^» P^g* 7, 33 e 61. Da ultimo il 
eh. Filippo Mercuri ha pubblicalo: 
La vera località di Curi in Sabi- 
na, Roma i838. Abbiamo inoltre 
dal Galletti: Gobio, antica città 
di Sabina scoperta, ove e ora Tbr- 
ri, ovvero k grotte di Torri, Ro- 
ma 1757. 

CURIA, e CURIA ROMANA. Di- 
ciamo Curia, Forum, il luogo dove 
si trattano le cause, e dove con- 
corrono i litiganti, e i loro procu- 
ratori, avvocaci e curìali i il perchè 



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CUR 

dicesi curiale chi agita le cause nel- 
la curia, causidicusj causarwn actopj 
ed anche curialis. Secondo Festo, 
eziandio dalla Toce cuna si disse 
curialis. Si appella corte, o curia, 
il luogo ove si tiene ragione, come 
andie li ministri, ed esecutori stessi 
di essa. V, il Du-Cange» e il Gai*pen" 
tier alla voce Curia. 

In Roma anticamente furono ce- 
lebri la Curia Ostìlia^ e la Curia 
di Pompeo, La prima era nel foro 
romano dietro ai rostrì, chiamata 
Ostilia da Tullio Ostilio terzo re di 
Roma, che la stabifi, ed allora for- 
se non fu che un luogo elevato 
semplicemente, circondato di mura, 
ove i cittadini radunavansi divisi 
per curie, affine di dare il voto 
nelle cause, o negli affari, ne* quali 
erano chiamati a decidere. Alcuni 
posero questa curia presso il mon- 
te Celio, ed il clivo di Scauro, al- 
tri presso il luogo ov' è oggi la 
chiesa dì s. Maria Liberatrice. L'e^ 
difjzio arse nell'anno di Roma 702 
pel tumulto avvenuto per la morte 
di Clodio j venne quindi rifabbri- 
cato da Augusto, che gì' impose il 
nome di Giulio, da quello dello 
zio Giulio Cesare, che aveva vo- 
luto riedificarlo. La curia di Pom- 
peo fu da questo eretta avanti il 
suo teatro, il primo edificato in 
Roma con costituzione solida di pie- 
tre, nel luogo al presente chiama- 
to il Riscione presso la piazza di 
Campo di fiori. Questa curia da 
Pompeo venne stabilita per adu- 
narvi il senato nei giorni degli spet- 
tacoli, e divenne famosa perchè ivi 
Giulio Cesare fu ucciso dai congiu- 
rati appiedi della statua di Pom- 
peo. Sul Campidoglio poi eravi la 
Curia Calabra, ove annuncia vansi 
al popolo convocato le calende, e 
le flon^ non essendo ancora in uso 



CUR ag 

i calendarii. Abbiamo voluto dare 
un cenno delle curie degli antichi 
romani, perchè non s'intenda die 
di esse vogliamo trattare, ma sib- 
bene di quella, che propriamente 
dicesi Curia romana, ed anche 
Corte romana. 

All'articolo Corte romana (f^edi), 
si dice quando inoomindò tale im- 
propria denominazione, e quella di 
Curia romana, in significato di 
santa Sede. Nel Galletti, Del Pri- 
micero, a pag. 807 , si legge che, 
nel 1 14B, i senatori di Roma chia- 
marono la curia romana : Feneranr 
dam apostolicam curiam. In pro- 
gresso di tempo col vocabolo di 
Curia romana si vollero intendere 
due cose; i Cardinali cioè, la pre- 
latura romana» e tutti quelli che 
servono la santa Sede, e il sommo 
Pontefice nell'apostolico ministero; 
come anche i tribunali di Roma 
coi giudici, il ceto degli avvocati , 
procuratori, curiali, e causidici di 
Roma medesima. L'autore del fo- 
rino d'oro illustrato, a pag. 5o3 , 
dice che in hac curia vuol dire 
in questa corte. Aggiunge però, che 
volgarmente la curia significa quel 
luogo, dove si trattano le cause, ec. 
Giovanni Sanzberiense, che fiorì nel 
II 4o, scrisse un volume diviso in 
otto libri, cui intitolò: Policrati- 
cus, sive de nugis curiaUum, et vC' 
stìgiis philosophorum, parlando sem- 
pre della corte. Presso il Duchesne, 
nell'estratto di una inquisizione, si 
legge : » Segenus Jordanis civis Gau- 
M densis testis productus super con- 
n tentis etc, didt, quod uxor Bai- ' 
M duini de curia est multum nobilis 
M mulier ex parte matris suae, etc. ". 
Il Panvinio, nelsuo libi*p De civi- 
tate romana, alla pag. 807 e seg., 
palla delle tribù, e delle curie, spie- 
gando che cosa fossero appresso i 



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3o CUR 

romani, trovandosi bene spesso no- 
minata da Cioerone, Livio, Tacito^ 
ed altri sciittori con vari q^itett. 
V, Hunoldus Plettembergius iVba- 
tia congregatìonum, et tribunalium 
canoe wmanae^ Hyldesii 1693; !• 
gnazio Santamaria, Noiitìa Roma* 
noe curiaej Benerenti ijSò; Filip- 
po M. Renazzi, Storia ddPuniver» 
sita degli studi di Romaj tol. I, 
capo II, Dell'università, o studio 
della Curia romana, ovvero scuole 
Palatine, diverse dalt università, o 
studio diRomaj Pratica della cu* 
ria romana, che comprende la giu- 
risdizione dei tribunali di Roma, 
e dello stato , e Tordine giudiziario, 
che in essi si osserva, Roma 1 78 1 . 
Ne sono state fatte tre edizioni, e 
l'ultima nel 181 5, con importanti 
aggiunte. 

Il Garampi, nel iSlgillo della 
Garfagnana, riporta alcuni antichi 
esempi sulla denominazione di Cu^ 
ria Romana, cioè di Gregorio IX 
del 1234, in cui si legge: Curìam 
Domini Papae. Riporta ancora la 
istruzione per la pratica del foro 
ecclesiastico sotto detto Papa, che 
è del seguente tenore, vale a dire 
sul modo di concepire i libelli del- 
le petizioni nelle cause ecclesiastiche : 
» Coram Vohis^ Pater sancte^ si es 
M coram Domino Papa: Si es co- 
>' ram domino Girdinali, dices sic : 
*» Coram vobiSy venerande pater 
»9 T, tituU s. Sabinae preshyter car* 
M dinalis ; et sic, si es coram pi^es* 
» byteris Cardinalibus. Si coram 
» diaconibus, dices sic: Coram vo- 
*• bis, venerande pater Domine Otto 
»» s. Nicolai in carcere Tulliano 
M diaconie Cardinalis, Diaconi car- 
» dinales non habent titulos, pres- 
»» byteri sic . Si coram episcopis, 
M dices sic: Coram vobisy veneran-* 
»i de pater Domine sabinensis^ Do* 



CUR 

jt mine ostiensis, et sic si coram e- I 
M pisoopìs Cardinalibus, supprimes I 
» et nomen tituli, et nomen Car- | 
» dinalis; et procedes sic: Coram \ 
M vobis, venerande pater, pariibus a , 
M Domino Papa auditore concesso^ 
M proponit Laurentius procurator 
M capituU Rotomagensis, quod ec- 
M clesiae Rotomagensi vacante, e&" 
Questo era adunque lo stile, che 
tenevasi nella cuna romana, riguar- 
do ai titoli onorifici, i quali si do- 
vevano dare ai Cardinali, nel pon- 
tificato di Gi^egorio IX; anzi è da 
notarsi, che a quel tempo le va- 
canze dei negozi nella curia roma- 
na, fiioevansi ne' mesi più caldi, e 
specialmente nei tempi canicularì. 
Altre notìzie pei*6 più antiche sulla 
curia romana si hanno nelle rela- 
zioni de' Possessi de* Pontefici, rac- 
colte dall' in&ticabile, e benemerito 
Cancellieri. Le prìncìpali sono le se- 
guenti, da cui apparìsce chiaro che i 
curiali, e gente di cuna in discor- 
so, erano addetti al palazzo apo- 
stolico, cioè di quel rispettabile ce- 
to de' Procuratori di Collegio (Fe- 
di), e de' procuratori delle cause 
del sagro palazzo apostolico. 

Prima di tutto, faremo menzio- 
ne del § XYI del cerimoniale, in 
cui si descriTe quanto antichissi ma- 
mente fecevano i Papi nel lunedì 
di Pasqua nella basilica vaticana, 
e delia cavalcata, colla quale reca- 
vansi poscia alla basìlica lateranen- 
se, che in certo modo in molte co- 
se era eguale a quella del possesso. 
Questa parte del cerimoniale, in 
diverse cose combina con quello del 
canonico Benedetto nell'ordine XI, 
riferito dal Mabillon nel t. II del 
Miis. Ital. p. 143. Si legge pertan- 
to nel menzionato cerimoniale, che 
nel suddetto secondo giorno di Pa- 
squa di risurrezione, congregati tul- 



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CUR 

ti gli ordini palatini, il Papa d> 
scendeva nel palriarcfaio lateranen- 
se, e montato a cavallo recatasi 
alla basilica di s. Pietit). Ivi cele* 
bi-ava la messa, e si cantavano le 
laudi, e facendosi coronare nelle 
scaie delia basilica, ritornava al la* 
terano. Lo' seguiva il siniscalco, che 
faceva il primo gettito dei danari, 
per impedire che la moltitudine si 
aiToilasse d' intomo al Pontefice. 
Giunto questo ad Turrim Slephani 
Serpetri nel none di Parione, tro* 
va vasi nella torre uno de' curiali 
del Papa per eseguire da essa il 
secondo gettito de'danarì, collo stes- 
so fine di far allontanare il popolo 
dalia persona del Papa. Arrivata 
ia cavalcata al palazzo dr Cintio 
Muscae in Pugna^ nella via papa* 
le, uno de' curiali del Papa ascen* 
deva sul palazzo, e dalle finestre 
gettava denaro al popolo pel sud* 
detto fine, doccfaè due altri curiali 
facevano poscia, uno quando il Pa« 
pa giungeva a s. Marco, l'altro 
quando arrivava a s. Adriano, a- 
scendendo perciò il paiazeo di 8« 
Martina. Da questo racconto si de- 
duce l'uffizio, che i curiali palatini 
esercitavano anticamente nelle ca- 
valcale de' Pontefici, di cui faceva- 
no parte, siccome andiamo a dire, 
come altrettanti famigliari del Pa- 
pa. Sino dal secolo IX si rinven- 
gono memorie dei giudici, avvocati, 
e difensori, che intervenivano non 
solo al possesso del Papa, ma an- 
che nelle sagre funzioni, cui cele- 
brava od assisteva nelle diverse 
chiese, e basiliche di Roma. 

Nel possesso, che prese Celestino 
il} Tanno ii43, troviamo enume- 
fati ì curiali fì*a quelli, i quali ri- 
cedevano il presbiterio, con queste 
parole: Familia quoque^ et curiales 
presbytenuni habent juxta camera" 



CUR 3i 

ni volunlatenu V. li Moretti ZV tu 
tu danài presbytenum Papae ec. a 
pag. 21 3. Nella descrizione, che 
fece il Burcardo del possesso preso 
nel .14^4 ^A Innocenzo YIII, dice 
che incominciavano la cavalcata: Fa- 
miliares CardinaUum^ praelaiorum, 
et curialiunif ac aìU qui brevibus 
vesiibus ut^antuTj primi equitahant 
cum valisiis Cardinab'um» Indi do- 
>po gli scudieri pone : Nobiles curiae, 
nepoteSf et affines Cardinalium» Do- 
po il Papa cavalcava il suo scudie- 
re, et Maresciallus Curiae^ soldanus 
nufwupatus, equesler duas scarsel- 
las, sive saccos monetae . » . • pe- 
cunias hujutmodi in lods deputatisi 
et aliisy ubi oppressionem videbaty 
popuio proficiebat. Chiudevano la 
cavalcata omnes togati curiales, qui 
volebant , sequebantur, Innocenzo 
Vili, dopo ava* dispensato il pres- 
biterio, passò a desinare solo, e lo 
stesso feceix) i Cardinali, mentre 
prò rontanis et qfficialibus curiae 
paratae fuerunt mukae mensae^ et 
cibaria in abundantia in palalio la^ 
teranensiy in ùìferiore illius parte. 
Nell'ordine del possesso preso da 
Leone X nel i5i3, dopo i came^ 
rieri del Papa sine caputio, forse 
gli extra muros, cavalcavano, nobOes 
curiae minores cum fratribus car* 
dinalium. In quello preso, nel 1590, 
da Gregorio XIV, si legge, di es- 
sersi universa curia associatus, e 
che dopo i mazzieii dei Cardinali, 
cavalcavano multi curiales, e 4;he 
dopo i cubiculari co' parenti dei 
Cardinali, incedevano praelati cu* 
riae inferioris^ videUcet secretarti^ 
abbrewatoress et acofythii i^stibus 
violaceis cum rocchetto, et mantel* 
letta rnduti. Nel possesso preso da 
Clemente Vili i curiali cavalcarono 
dopo i genliluonjini de' Cardinali : 
cosi in quello di Paolo V nel 



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3i CUR 

i6o5, di Gregorio XV nel i6ai, 
d'Innocenzo X nel 1644» di Cle- 
mente X nei 1670 ec. 

Anche nelle vite de' Pontefici si 
parla genericamente della curia ro- 
mana. Sì legge di Clemente V, che 
da Poitiers andava a fissare la re- 
sidenza Pontificia in Avignone, che 
nel viaggio era accompagnato da 
nove Cardinali, mentre la sua cuna 
lo faceva separatamente. Quando si 
recarono in Avignone, il Petrarca e 
gli ambasciatori romani, pregarono 
Clemente VI a voler venire colla 
cuna in Roma. Inoltre si legge, che 
Urbano V voleva tornare colla pon- 
tificia corte, e colla curia in Roma, 
ed essendovisi recato, poi intimò 
alla medesima caria di ritornare in 
Francia. Ma Gregorio XI nel 1877 
ristabiPi in Roma la residenza del 
Papa, della corte, e della curia ro- 
mana, e quando andò in Anagni da 
esse fu accompagnato. 

Paolo II, per riformai alcuni 
abusi, che si erano introdotti nel- 
la curia romana, nel 1466, con 
una costituzione apostolica poscia 
confermata da Sisto IV, diede nor- 
ma ai ministri della santa Sede 
per r amministrazione della giusti- 
zia. Giulio II istituì il collegio de- 
gli scrittori dell' archivio della curia 
romana, destinando per loro pro- 
tettori i Cardinali vice-cancellieri, e 
camerlengo, e mons^or uditore 
delia camera. Il Cancellieri, Lettere 
a monsignor Odescalchi, p. 16, ri- 
ferisce che il Garampi nelle sue 
Osservazioni sul valore delle nw 
nete Ponbficie^ p. 74, dice, che il 
collegio deirarchivio della curia ro- 
mana era destinato ad esigere le 
annue risposte del denaro di s. Pie- 
tro, dovuto dagl'inglesi alla Sede 
apostolica, alla ragione di scudi 
centodue e mezzo per ogni centi- 



CUR 

nato di ducati. Se ne intimava il 
pagamento, summonebatur in festa 
apostolorum Petri^ et Paulif ed esi- 
gevasi in festa vincuhrum s. Petri, 
in memoria dell'invenzione delle 
reliquie di s« Albano, seguita in 
questo giorno. Forse il Cancellieti 
avra ciò tolto, o in altra parte del- 
la citata opera, od altrove, giacche 
alla detta pag. 74 tale nozione è 
diversa, dicendosi che il collegio 
dell' archivio della curia romana e- 
sigeva l'annua rìsposta del Denajo 
di s, Pietro, dovuto alla sede apo- 
stolica nella provincia, di Gnezim, 
Q Gnesna^ che Leone X per dieci 
anni ne avea concesso l' esazione e 
il fruttato al i*e Sigismondo ; quin- 
di prorogata ad altri due decenni 
da Clemente VII, e da Paolo III, 
colla riserba però di ottanta du- 
cati d' oro di camera , in cui ap- 
punto consisteva l'annua risposta, 
che esigeva il collegio dell'archivio 
della curia romana. 

Paolo V, nell'anno 161 a, pub- 
blicò la costituzione Universi a- 
grij colla quale riformando tutti 
i tribunali ed uffizi della curia ro- 
mana, ne ridusse l'autorità al con- 
veniente dovere, stabifi i loro asse- 
gnamenti, e tolse divei*si abusi. Inno- 
cenzo XI con ottime leggi informò 
i tribunali della romana curia, e 
cancelleria, provvedendo le sportole 
( di queste si parla all'articolo Dit- 
tico, ed altrove ) dovute ai ministri. 
Innocenzo XII, Benedetto XIV, Pio 
VII, Leone XII, e il i*egnante Gre- 
gorio XVI pubblicarono santissime 
leggi su quanto riguai*da la curia 
romana. 

Non solo Benedetto XIII si oc- 
cupò, ed emanò provvidenze per 
togliere alle liti i raggiri, e le spe- 
se superflue, ma siccome Clemente 
XI avea istituito un visitatore, che 



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CUR 

esaminasse gli uffici de'durìali ec, 
colla costituziooe &unmi apoitola- 
(usy lo oonfermò, e colla costituzio- 
ne Ctim nostrum^ stabiPi divei*si ca« 
pìtoli pegii ufficiali della curia ro« 
mane. Quindi rìnnovando le pre- 
scrizimti di Urbano Vili, pit>ibi ai 
curiali l'uso dell'abito detto di ab- 
bate adopei*ato dagli ecclesiastici, 
non che il collare: questo divieto 
fu a' nostri giorni rigorosamente 
rinnovato da Papa Leone XII. F, 
la notificazione emanata da mon- 
signor Luigi Gazzoli, poi Cardinale, 
riportata nel numero 264 del Dia- 
rio di Roma del i8o3, il qual 
prelato come uditore genei*ale della 
Garoa<a richiamò alla memoria dei 
difensori delle cause la dovei^osa 
e necessaria decenza nell'abito este- 
riore nel presentarsi avanti ai giu- 
dici nelle pubbliche udienze, della 
curia Innocenziana , tanto se tali 
difensori si presentino a perorare le 
cause in nome proprio, come pro- 
curatore, quanto come giovane di 
studio. Quindi prescrisse, che i no- 
minati dovessero nelle informazio- 
ni vestire decentemente con abito 
lungo nero, cioè con sottana e fer- 
raioJone, come per costume ìmme* 
morabile erasi sempre praticato nel- 
le pubbliche udienze. Dichiarò. poi, 
che a quelli, i quali si fossero pre- 
sentati con abito diverso, i sostitu- 
ti non dovrebbero leggei*e le ci- 
tazioni, e che sarebbero cassati dal- 
l'elenco dei procuratori, se tali, e 
se giovani di studio, sarebbero ina- 
bilitati a rappresentare altii. In 
questo medesimo obbligo vennero 
compresi i notari , . i sostituti , e i 
giovani, con usara la solita veste 
Belle informazioni , e l' abóiXo neix> 
ne* rispettivi uffizi. 

Inoltre Benedetto XIII, allorché 
neliy!!^ paiifi per Benevento, avuto 

VOL. XIX. 



CUR 



33 



riguardo alle pontificie costituzioni, 
che pi^escrivono doversi eleggera 
il Papa dove era moi*to il pnéde- 
cessoi*e, perchè si riguarda che ove 
sta il Pontefice sia la curia roma- 
na, deci^etò che la curfft romana, 
benché ^li fosse assente, restava in 
Roma, e che in caso di sua morte, 
in Roma soltanto i Gaixlinali do- 
vessero in conclave pi*ocedere al- 
l'elezione del successore. Altrettan- 
to avea fatto Clemente VIH quan- 
do nel 1598 partì per Ferrara, e 
dipoi fece egual dichiarazione Pio 
VI qpando nel 1782 si recò a Vien- 
na. Nei capitoli, die talvolta i Cardia 
nali fecero in Conclave {P^edi)^ dei 
quali fiicemmo menzione a quell'ar- 
ticolo, e che giuravano .per l'osser- 
vanza di qualunque di loro- fosse 
eletto, uno era quello, che il Papa 
non dovesse altrove trasferire la cu- 
ria romana senza il consenso del 
sagro Collegio. P^. il p. Gattico, Acia 
caerem. p.- agS, il quale ivi dice: 
Curia non transferenda nisi consen* 
tientibus Cardinalihus j indi a pag. 
235 tratta de qfflc. perpet, iìUus; 
ed a pag. ^34 non perpet. 

Il collegio de' curiali ossia i 
Procuratori di collegio^ patroni cau- 
sarum Palatii apostolici y fu ammes- 
so nella cappella Pontificia da Pao- 
lo UT, ma di esso parleremo al 
succitato articolo. Sotto il pontifi- 
cato di Paolo III, i curiali fonda- 
rono in Roma una confraternita, che 
dovea prendere la cura di educare, 
ed istituire nelle arti i poveri orfani 
d'ambo i jsessi , che il medesimo Pao- 
lo III approvò con bolla de' 7 
febbraio 1 54 f , sotto la invocazione 
della beata Vergine della visitazione 
degli orfani ; orfanotrofio, che ' poi 
passò sotto il governo di un Car- 
dinale protettore^ al modo che si 
descrive al volume XIV. pag. 208 
3 



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34 CUR 

e seg. del Dhùonario, Il pio istituto, 
che tanto onora la cuna romana , 
Botto il titolo di congregazione di s. 
ItO| per la generosa e caritatevole 
difesa, cui si prende nel trìbunnle 
delle cause civili de'poverì, ebbe in- 
comindamento nel secolo XYI, e 
merita qui una breve, ma distinta 
menzione per la sua celebrità e 
benemerenza. 

' S. Ivone, britanno di s. Marti» 
no, luogo poco distante dalla città 
Ti'ecorense, crebbe tanto in dottri- 
na e santità, che fu vero modello 
di carità Terso gli or&ni, i pupilli, 
i minori, le vedove, ed i poveri. 
Questa singoiar carità fece egli co- 
noscere neiresercizio di giudice ge- 
nerale, a cui lo costrinse il vesco- 
vo treoorense nella sua diocesi. 
Dipoi, avendo rinunziato a tale uf- 
ficio, si ordinò sacerdote, ed au- 
mentando in carità vereo il pros- 
simo, si dedicò come avvocato nel 
foiro per sollevai'e appunto i dere- 
litti summentovati dalle oppressioni 
e' prepotenze, il perchè Dio prodi- 
giosamente l'illuminò per esercita- 
re il pietoso ufficio innanzi ai 
giudici, con tal felice successo, che 
meritò di essere dopo la sua mor- 
te, canonizzato in Avignone da Cle- 
mente VI nel 1347. Questo lumi- 
noso esempio di carità vet^so i po- 
Tcri, e gli oppressi, volle imitarsi 
in diversi luoghi, e principalmente 
in Roma, ove ammiriamo i piti lu- 
minosi monumenti della carità te- 
rnana, degni della capitale del cri- 
stianesimo, e della residenza dei som- 
mi Pontefici, i quali sempre co- 
adiuvarono, e pi*omo^ro con apo- 
stolico zelo, ogni maniera di opere 
meritorie, e benefiche. 

Nei primordi pertanto del secolo 
XVI, ne' quali pure in Roma ad 
onore di s. Ivo la nazione france- 



CUR 
se in via della Scrofa eresse un ospe- 
dale, di cui tratta Carlo Bai'to- 
lommeo Piazza, Opere pie, pag. 121, 
li formò una pia unione di avvo- 
cati, e curiali, e di molti prelati 
delia curia ix>mana, ^massime degli 
uditori della sagra rota, i quali nei 
giorni festivi si riunivano nella chie- 
sa dì 8. Paolo decollato dei p. 
Barnabiti, posta allora in ^iaua 
Colonna e precisamente ov'é il pa- 
lazzo Chigi. In questa chiesa, do- 
po avera recitato l'ufficio della bea- 
ta Vergine, ed altre preci, e dopo 
avere assistito alla santa messa, si 
ritiravano in un luogo per ascolta- 
re gli orfani, i pupilli, o minori, le 
vedove, ed altri impotenti, e mise- 
rabili persone sopra gli aggravi, che 
potessero ricevere dai prepotenti, af- 
fine di patrocinarli gratuitamente 
sulle questioni civili. Dopo averle 
intese, la pia unione incaricava uno 
de'suoi individui alla verifica sia 
della povertà del ricorrente, sia al- 
l'esame del buon diritto di sua cau- 
sa, i quali due estremi riconosciuti, 
se ne commetteva a vicenda la di- 
fesa gratuita, dandosi poi nelle suc- 
cessive adunanze dai deputali re- 
lazione del risultato delle loro di- 
fese, come dell'esito delle cause. 
Per supplire poi alle spese occor- 
renti e necessarie nei giudizii, si fa- 
ceva una questua al momento del- 
la recita dell'ufficio, cui poi uniron- 
si le caritatevoli offerte di altre pie- 
tose pei-sone. Continuò per molti 
anni questa lodevole congregazioi^e 
nell'anzidetto metodo con gran van- 
taggio de'poveri, alloixhè nel pon- 
tificalo di Paolo V, essendosi nota- 
bilmente accresciuto il novero dei 
divoti e benefettori, con- breve dei 
5 dicembre 1616, Cam sicnt ac- 
cepimusj in ecclesia, seu oratorio 
clericomm regularium s. Paub) 



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CUR 

il detto Pontefice V eresse in con- 
fraternita di confratì, e consorelle 
sotto Tinvocazione deU'ìmmacolata 
Concezione di Maria Vergine, e di 
s. Ivo, e le concesse molle indul- 
genze. 

Animata così la con fidatemi ta, voi* 
le formarsi apposite costituzioni. 
Queste furono approTate da monsign. 
P. Visconti, allorché era prelato pre- 
fetto della medesima, mentre la 
confraternita elesse per acclamazìoo 
ne in prìmo protettore il Cardi- 
nal Giulio Sacchetti (che poi ebbe 
in successore nella protettoria il 
Cardinal Marcello Santacroce, al 
quale successe il Cardinal Bene- 
detto Odescalchi , poi nell' anno 
1676 Papa Innocenzo XI), che ne 
fu insigne benefettore. I padri Bar^ 
nabiti passarono nella Chiesa di s. 
Carlo a' Catinari {Vedi), otc in- 
citarono la confraternita a seguirli, 
ciocché si effettuò ai i5 giugno 
1659 nel pontificato di Alessandro 
y\l, in un locale, ed oratorio de- 
signato con dichiarazioni per parte 
della congregazione di s. Ivo, e con 
^arie obbligazioni per parte dei 
padri di s. Carlo. Dopo questo 
trasferimento lo scopo caritatevole 
della confraternita si divulgò anche 
per lo stato pontificio, per cui ogni 
giorno crebbero i ricorsi de'poveri. 
E siccome due requisiti si sono 
sempre richiesti, conforme tuttora 
si richiedono, ai bisognosi che ri- 
corrono, la prova doé della loro 
povertà relativa, di non aver mezzi 
sufficienti per far fronte alle spese 
dì un giudizio per gli abitanti di 
Koma, mediante la fede del proprio 
parroco, per quelli dello stato me- 
diante la testimoniale di povertà del 
proprio vescovo, e per gli esteri 
(giacché la carità romana ha aspi- 
l'aio sempre ad essere veramente 



CCR 



35 



cattolica), mediante i certificati di 
persone probe, e note per la loro 
fede; così per la verificazione piik 
fticuia della povertà, tra le persone 
nobili ecclesiastiche, e pie vennei^o 
soeUe sedici delle più accreditate 
e provette, con essersi a quattordi- 
ci de'medesimi assegnato im rione 
per ciascuno, affinchè esaminata pri^ 
ma ristanza, e la fede di povertà 
del curato, potessero interpeUario, 
visitare i ricorrenti nelle proprie 
abitazioni, quindi prendere di tutto 
le più esatte informazioni. Alta due 
poscia venivano destinati, uno pei 
poveri ricorrenti dello nato, l'altro 
per quelli fuori di stato, acciocché, 
esaminati i certificati de' rispettivi 
vescovi dello stato, e delle persone 
idonee, potessero ad esse rivogliersi 
in qualche caso di dubbiezza^ ed 
in questa guisa verificare i reqni- 
^iti di poveità, ed impotenza di poi- 
tersi difèndere a proprie spese, pe- 
rò nelle cause soltanto da doversi 
trattare nei tribunali di Roma. 
L'altro i*equisito dèi buon diritto 
spettava esaminarsi prima dal di* 
fensore, e procuratore, o da qual- 
che avvocato confratello, a tal ef- 
fetto deputato, e poscia da tutta 
l'intera congregazione sull'esatta, e 
minuta informazione della causa, la 
quale, dopo la discussione fattane, 
si decideva nella discrepanza colla 
-maggioranza de'voti. Ed affinchè le 
cause riconosciute proprie della 
difesa dell' instituto venissero quin* 
di raccomandate e protette nei ri* 
spettivi tribunali, si eleggevano due 
prelati per ciascun tribunale colle- 
giale, cioè del tribunale supremo 
della segnatura di giustizia, della 
sagra rota, della camera, della con- 
sulta, e del buon governo. 

Con tale ordine, e metodo si pro- 
seguì sino al secolo XVIll, coire- 



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36 



CUR 



sercikio Uioora delle opere di pie^ 
ikf e diToncme, segnatamente nelle 
rìoorrence delle festività della Im- 
macolata GmoenDne» e di s. Ito. 
Pei*b se in progresso di tempo si ac- 
crebbe il numero de'poveri rìcor» 
renti, si diminuì quello dei benebt* 
tori ddle limosinci ma non giam*» 
mai quello de'più bravi e pii curia- 
li ed avvocati confratri , fra* quali 
▼a nominato a cagione di segnalato 
onore^ Prospero Lambertini avvo- 
cato concistoriale, poscia Pontefice 
Benedetto XIY. Non si deve tacere, 
die Qemente XI assegnò al pio 
istituto l'annua pensione di scudi 
sessanta. Il successore Innocenzo XIII 
nel 1733, con due brevi, Cum si" 
cutf ed Saponi nobisy approvò ed 
ampliò le indulgenze concesse alla 
congr^suone da Paolo V, e col 
breve de'aS marzo, Pia» Christifide" 
Hum confraiemHcUes^ elevò la con- 
fititernita al grado più decoroso di 
aroiconfraternita , coila facoltà di 
aggregarne altre consimili; finalmen- 
te.' con altro breve, Cum sicut di- 
lecU fUii officìnks^ et confratresy da- 
to ai 26 marzo 1722, il medesimo 
Papa approvò, e confermò le co- 
stituzioni ampliate, e rifoiToate, che 
poi furono ristampate in Roma nd 
1829) con questo titolo : Compendio 
istorìco del pio istituto,- congrega^ 
zioncy e ven. ardconfratenuta sotto 
rinvocasdone del^ Immacolata Con" 
cezione^ e di ^. Ivo avvocato de^ po- 
veri oppressi. Di questa opera é 
autore monsignor Giovanni Carlo 
Alessi de Castelli, zelante prelato 
della curia romana, e dell'incre- 
mento, e della gloria di questo isti* 
tuto. Quindi Benedetto Xlil, gran 
benefattore deiristituto, per prov* 
vedere ai suoi bisogni, gli applicò 
in peipetuo un ufficio prelatizio va- 
cabile, chiamato abbreviatura dd- 



COR 
le lettere apostoliche di maggior 
presidenza ricaduto alla dateria per 
morte di monsignoi* Orsetti, accioc- 
dii 001 proventi, e fmtti dd mede- 
simo si fosse intanto potuto sup« 
plire dalla pia congregazione alle 
spese necessarie nella difesa delle 
molte cause, che vi erano in quel- 
l'epoca dd poveri di Roma e del- 
lo stato, e di quelli ancora fuori di 
essa Ad animare poi i confratri del 
benemerito istituto, Benedetto XIII 
ordinò con due brevi, co'quali con- 
ferì in pei*petuo ai Cardinali pro- 
tettori pro^mpore^ di nominare 
air esei*cÌEÌo dell' abbreviatorato e 
pidatura uno de'confiatn, e in 
mancanza di essi qualunque altro 
chierico, sebbene non fosse aggre- 
gato a questa congr^azione, come 
^ 1^^ ne'brovi, Motu proprio, Pa- 
trodnium pupiUorum, et viduarum, 
de'i3 gennaio 1716, e Mota prò» 
prio Nuperrimi sexto nimirum idus, 
de'22 febbraio 1726. In virtù dei 
quali il Caixlinal Corradini protet- 
tore, nominò pei* la prima volta 
in primo abbreviatore monsignor An- 
gelo Lucatelli Martorelli, chiaioo 
nobile di Cesena, e cameriei*e di 
onore di Benedetto XI IL Questo 
privilegio sempi^ e successivamente 
ha goduto la congi*egazione« L'at- 
tuale monsignor Gio. Carlo Alessi 
de Castelli di Norcia attualmente 
segretario della sagra congi-egazione 
del concilio, fu eletto a tal prela- 
tura per nomina del protettore Car- 
dinal Antonio Doria Pamphily, 
spedita a' a marzo 18 16, sebbene 
fosse stata fetta sino dal 1807, e 
non effettuata, perchè Pio VII de- 
stinò il lodato prelato in vicario 
generale, ed uditore generale del 
Cardinal Giovanni Castiglioni , ve- 
scovo d'Osimo e Cingoli. 

Altii onori e prerogative accpr- 



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CUR 
dò Benedetto XIII all'iilituto, che 
in morte gli deci^etò per rìoonoscen- 
za un annivei'sario perpetuo. Gli 
successe Clemente XII, (Corsini, già 
per molti anni prelato prefetto della 
congregazione, il quale con chirogra- 
fo pontificio diminuì grandemente le 
spese per la stampa delle scrìtturey 
e dei sommari nelle cause de'pore- 
ri difesi dalla pia congregazione, 
come si legge in tal chirografo dei 
23 luglio 1733. Indi, per morte del 
Cardinale Pietro Marcellino Corradi - 
ni di Sezze oriundo di Cori, dell'i- 
stituto protettore, non solo questi 
istituì erede univei^le il monistero 
della sagra famiglia della sua pa- 
tria Sezze; ma, a seconda del breve 
ottenuto da Clemente XI, ne affidò 
l'amministrazione alla congregazione, 
e la protezione e giunsdizione spi- 
rituale al Cardinal protettore prò 
tempore dell'istituto di s. Ivo, di- 
tenuto perciò anche protettore del 
monistero. Quanto fece Benedet- 
to XIV per l'istituto, e quanto 
questo stabilì per la difesa delle 
cause, ed altro i*elativo, diffusamen- 
te viene riportato nel citato Com^ 
pendio istorico. Clemente XIV, fson 
chirografo de'tig luglio 1771, ac- 
cordò alla congregazione la sov- 
venzione annua di scudi duecento 
sulla cassa delle componende della 
dateria apostolica per un decennio, 
che poscia Pio VI nell'anno 1780 
prorogò ad altro decennio. Pio VII, 
con rescritto degli 8 febbraio 18 17, 
confermò i privilegi del pio isti- 
tuto, ed accordò l'esenzione dai pa- 
gamento della r^strazione degli 
"Ui, e sentenze giudiziali, al modo 
'tesso, in cui andava già esente da 
quello delle propine, e registro. Al* 
t«t) privil^o riportato dal medesi- 
mo Pio VII con i*escritto dei 5 
febbraio 1829 si fu quello, con cui 



CUR 37 

il vacabile dèir abbreviatoria spet- 
tante alla pia oongregaàone di s. 
Ivo, ed intestato al nominato monsi- 
gnor Alessi de Castelli, venne pre- 
fento a quei liquidati, e dichiai*ato 
compreso nel numero de'primi sette 
offici!, i quali partecipavano della 
giudicatura delle materie concisto- 
riali. Finalmente Leone XII, nel 
1827, accordò all'istituto il privile- 
gio, col quale ordinò alla stampe* 
ria camerale, d'imprìmere, e som- 
ministrare senza pagamento al 
medesimo istituto, le stampe di 
scritture, e, sommari per le cause 
dei poveri. 

Nel numero 3 1 delle Notizie del 
giorno di Roma^ dell'anno 184^, 
si legge quanto segue: » Neil' adu- 
li nanza genei*ale tenuta dalla pia 
M oongi*egazione di s. Ivo nel giorno 
" 19 giugno 184^, ilsig. avv. Giu- 
» seppe Maria Combi, nella sua qua- 
M liOca di erede iBduciarìo ed esecu- 
M tore testamentario, partecipò alla 
M detta congregazione la disposizione 
M testamentaria fatta prima di emet- 
m tere la solenne professione da 
w donna Maria Luisa di s. Pietro 
w (al secolo Angelica Mattei, Ogiia 
•» del fu Benedetto), monaca nel ven. 
M monistero delle camaldolesi in s. 
» Antonio abbate, con cui, oltre 
» r adempimento di vati legati, 
» ordina che ogni qual volta il de- 
» naro da esigersi daUe rendite del 
M suo patrimonio giunga alla som- 
M ma di scudi mille duecento, deb- 
m ba cedersi al suddetto suo rao- 
» nistero> coir obbligo di vestire 
M senza dote una giovane non mag- 
w giore di anni venticinque da 
M scegliersi dalle monache in pieno 
» capitolo a voti segi*eti fra le 0- 
* glie dei signori curiali di colle- 
» gio, o rotali ascritti alla pia oon- 
» gregazione di s. Ivo, o die lo 



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38 



CLR 



M fossero stati Ti?enti. Accadendo 
» oggi V adempiinento di una tale 
M disposinone (che in seguito pò*. 
M tra arer luogo ogni quattro o 
w dnque anni), la manifestò agli 
» individui di detta pia congi'egazio- 
n ne, affinché possano profittarne» 
M presentando al dettò monistero 
M le loro figlie^ che Tengono dal 
u Signore chiamate alio stato mo- 
«» nastico, onde procedersi alla el^ 
M zione di una di esse nel modo 
«• sovraespresso "• Placido Maria 
Palelli segretario della pia con* 
gr^azione di sant' Ito. » Siccome 
qui sono nominati i curìali di col- 
legiO| che formano distinta parte 
della curia romana, di essi si parla 
al precitato artìcolo Pbocitratobi di 
Collegio. Intorno ai curiali rotali, 
che egualmente formano un ordine 
distinto nella curia romana, ecco 
quanto ne dice il Bernini, Del tri* 
buttale della Rota a p. 20t: » DeU 
M le cause poi, che si propongono 
» neir auditorio delta sagi*a rota, e 
» diconsi rotali, ad esclusione di 
M ogni altro, solo é permesso a*^ 
» vanzare la procura a' distinti e 
»» precisi procuratori, che parimen- 
»> ti diconsi procuratori, o ci> 
M riali rotali , dai quali é for- 
A» mato un collegio, che si man- 
M tiene in tanta riputazione, ed 
M onore, che in mancanza di alcu- 
» no di essi s' afi^llano i concorren- 
'» ti a riempime il luogo. Da essi 
» poi si richiede un formale esame 
» avanti il decano della sagi*a ro- 
M ta coir assistenza de' più anziani 
'* dell'enunciato collegio, con la 
>» cui approvazione eglino riportano 
>» un patente attestato di soli po- 
M tere essere ammessi alla procura 
>» delle cause rotali. Pregio non men 
M decoroso a loro, che rimarcabile 
»i al ti'ibunale, al progetto delle cui 



CUR 
<» cause d scelto il fiore della cuna 
M Romana ". Di questa pia congre- 
gazione di 8, Ito fa parola apche 
il Piazza, Opere pie p. GSg. 

Atti ancora in Roma Taracon- 
fraternità della curia romana, sotto 
il titolo di santa Maria salute degli 
infermi^ e dei ss. iTone, Egidio, e 
Ginnesio, con un Cardinale protet- 
'tore, ed ora esistente nella Chiesa 
di s. Lucia della Tìnta (Fedi), 
Questo sodalizio ebbe origine da al- 
cuni curìali, notari, ed alti*e pie 
persone di Roma, che per onorare 
Dio, e i suoi santi, ajutare i loro 
simili» massime i trapassati coi suf- 
fragi della Chiesa, nel 17^3, deli- 
berarono di erigere nella chiesa di 
8. Ivo, od Ivone de' britanni, una 
confraternita sotto V invocazione ap* 
punto di s. Maria salus infirmo- 
rum, e la protezione de' ss. Egidio 
abbate^ Ivone confessore, ed ai^voca- 
to de* poveri^ e di Ginnesio notavo 
e martire. Detta chiesa è nel rione 
campo Marzo, nella via della Sere* 
fa, e, al dire del Panciroli, Tesori 
nascosti, fu fabbricata nel secolo 
XIV dai bretoni, con ospedale con- 
tiguo pe' connazionali, poscia dÌTen- 
ne parrocchia, e nel giorno di s. 
Ito, gli avvocati concistorìali, i Car« 
dinalì, e molti ptelati si recaTano 
ad onorare il santo. Da Calisto ITI, 
nel 14^6, ad istanza del Cardinal 
Alano CetÌTO, fu ceduta alla nazio- 
ne francese; finché Gregorio XIII, 
per secondare le brame di Enrico 
ìli re di Francia, uni la chiesa, e 
trasferì l'ospedale pi^esso quella di 
s. Luigi de' francesi. Lo scopo delia 
pia unione si fu principalmente di 
recitaro in questa chiesa nei di fe- 
stiTi l'ufBzio divino, di suffragare 
le anime del purgatorio, di visitare 
una volta il mese l'ospedale di s. 
Giacomo, di sovvenire i poveri in- 



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CUR 

fermi, che erano abbandonati nelle 
strade, procurandone il sollecito tras- 
porto air ospedale, od altrove per 
curarli. L'istituto ebbe adunque 
principio con autorizzazione del Car- 
dinal Fabrizio Paolucci Ticario di 
Roma, e le consuete concessioni, 
con r uso del sacco di saja color 
turchino celeste, con mozzetta di sa- 
ja nera orlata di passamano bian- 
co, col cinto dì pelle rossa, da cui 
pendesse una corona divozìonale ne- 
ra. Per istemma del sodalizio, da 
porsi nel sinistro lato della mozzet- 
ta, fu adottata l'immagine della 
beata Vergine, col divin Figlio in 
braccio, sotto V immagine de' santi 
protettori £gidio, Ivone, e Ginnesio, 
e nella parte ìnferiora le anime 
purganti. Ben presto fiorì la pia 
unione a segno, che il sommo Pon- 
teGce Innocenzo XIII, col breve a- 
postolioo Cum sicut acccpintiis ec. , 
dat. 1 9 novembrìs 17^3, nell' appro- 
vare la confi^aternita, le concesse 
molte indulgenze, e grazie spiritua- 
li, a vantaggio de' confratri, che per 
la maggior parte sono avvocati, 
procuratori, curiali^ notari, ed altre 
pei'sone togate, che sono applicate 
air esercizio della curia i*oroana, non 
che spedìzionéri, agenti , come an- 
che uditori di Cardinali , prela- 
ti, ambascia tòri , principi ec, ec, 
ministrì di segreterie , chierici , 
anche costitaiti in dignità , come 
vescovi, e Cardinali, ed altre per» 
sone appartenenti alla curia ro- 
mana, che vestono toga, e che risie- 
dono in cuna, il perchè il sodali- 
zio fu detto la confratermta delia 
Romana Curia, Laonde pel buon 
regolamento della medesima, furo- 
no compilati appositi statuti, ed a- 
naloghe ordinazioni, per direzione 
ed osservanza de' confratri, cui fu 
^alo a sn[>€riore nn prel§to per 



CUR 39 

primicerio, e poscia un Cardinale 
per protettore. Finalmente, ai 14 
dicembre 17449 monsignor Ferdi- 
nando Maria de Rossi, vicegerente 
di Roma, ed arcivescovo di Tarso^ 
ne approvò gli statuti, e regolamen- 
ti. La confraternita fiorì secondo la 
sua istituzione, e verso la fine del 
secolo decorso, fu ad essa concessa 
la chiesa di s. Maculo, già del se- 
minario romano, presso la chiesa 
di s. Ignazio. Ma, nel 1 8249 aven- 
do Leone XII istituito nel contiguo 
luogo il Collegio de* nobili (Fedi), 
ed aHidandolo ai benemeriti gesuiti, 
concesse ad essi anche la chiesa di 
s. Macuto, i cenni storici della qua^* 
le riportansi a tale articolo, ed a 
questa confraternita diede in vece 
la cliiesa di s. Lucia della Tinta 
nominata di sopra, ove tuttora ri- 
siede. Non deve per ultimo tacersi, 
che è pure di onora ed ornamento 
alla pietà Romana V Arciconfraier' 
nita di s. Girolamo deUa Carila 
{Vedì)y imperocché fra le altre pie 
opere, che esercita, patrocina nei 
tribunali le cause de' pupilli, e del* 
le vedove, e sollecita il pi-onto dis- 
brigo delle cause de' carcerati. Que- 
sto insigne sodalizio amministra l'e- 
redità di Felice Amadori nobile fio- 
rentino, che morendo nel 1639 in 
Roma, istituì una prelatura, il cui 
prelato tutto si dedicasse al patro- 
cinio de' veri poveri di qualunque 
nazione presso i tribunali della ro- 
mana cuiia; e che Ibsse assistito 
da un uditore o sollecitatore, o 
curiale, che con esso lui convivesse. 
I curiali, patrocinatori, procu- 
ratori, ed avvocati ritengono una 
distinzione di grado e di metodo 
nel perorare le cause, ma sono e- 
gualmente chiamati causidici, e di- 
fensori a termini di ragione. La 
difesa dell'avvocato suol consistere 



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4o CUR 

nel trattare le cause per iscritto, 
col mezco di memorie intitolate 
Ristretti di fatto e di scritto^ e quella 
di curiale, patroci Datore, o procu- 
ratore consiste nell' attutazione, e 
neU* espoiTC in Toce alle udienze i 
fatti relativi alle cause, e talvolta 
ancora per iscritto. Il cb. avT, Mar* 
tinetti nel suo erudito codice de* do» 
veriy parlando della storia antica dei 
difensori, dice che sono Teramente 
nmiiianti li reclami dell'antica, me* 
dia, ed ìnfima età contro il ceto 
de' difensori, ed a pagine 87 1 e 
seg., ne riporta le testimonianze. 
Diodoro Siculo, lib. a. Tenendo a 
riferìre il metodo economico dell'E- 
gitto, come quello degli etiopi, os- 
servatori dello stesso sistema, nar- 
ra che quel popolo per metodo e- 
scluse ogni officio di difensore nel- 
le cause civili e criminali. 

S. Berna ixio fece pure al ceto 
forense de' tempi suoi una grave 
censura nel lib. De considerati che 
indirizzò al Pontefice Eugenio III 
stato suo discepolo, lib. f, cap. 9; e 
prima di lui la fecero s. . Agostino, 
Origene, Alano, ed altri padri. V. 
it Muratori, nell'opera. Sopra i di- 
fetti della giurisprudenza; Gaspare 
Zieglero, RabuUstica^ sive de arti- 
bus rabulariis, Dresdae i685; e 
Giuseppe di Gennaro, Sulle viziose 
maniere di difendere le cause nel 
foro^ Napoli 1 744 » i^^n che la dis- 
sertazione ,• Convivlum Rabularum 
del medesimo autoi*e, Napoli 1 769. 
Però r officio paterno e dignitoso 
de' difensori in ispecie de' buoni av- 
vocati, dei causidici onesti, ed in- 
telligenti, come dei causidici scelti, 
ehe denominavansi già patroni au» 
gustales^ viri defensores spectabiUs, 
s, palata augustalis defensores no* 
buissimi j a cui possono corrisponde- 
re oggidì gli onora voli curiali, .0 



CUR 
procaratorì di collegio, che meri- 
tamente godono dal pontificio go- 
terno distinzioni , e prerogative 
ragguardevoli ; questo officio , e 
la dignità di simili difensori sono 
beo descritti nella L i4» <^* ^ 
adv. divers, Jud» 

L'ufficio poi in ispede degli avvo- 
cati sembra avere dei rapporti più 
degni, di quelli dei semplici curia- 
li, e causidici, come si può vedere 
in Georgii Geraveri leti exeràto 
tione academioa vani argumenU 
voL II cum notis; ed in Gio. Giu- 
stino Weissmantel, Erfordiae 1777* 
Ivi neiropusa 38 si tratta De lau' 
dibus advocatomm^ dove viene a 
dimostrare i vantaggi immensi, die 
riceve la cosa pubblica dagli av- 
vocati, pei*chè per essi compiesi il 
sagro ufficio di legislatori, di giu- 
did, di consiglieri dei governo, di 
tutori del fisco, de' poveri, delle 
coi*porazionì, e degli stessi diritti 
della Chiesa. Merita menzione l'e- 
rudito trattato di Gio. Cristoforo 
Olafio de Scholnbach, pubblicato 
nel 1617 in Basilea con questo ti- 
tolo : Discursus historico-politìco- 
furidicus. L'autore pone per mas- 
sima, che i principali giurisoonsul- 
ti ddl'antichità, ch'egli chiama in 
rassegna dai tempi di Tarquinio 
Prisco fino a Papiniano, ed indi 
prosiegue dai bassi tempi fino al 
secolo XVI, appartengono esclusi- 
vamente alla classe degli avvocati, 
e celebri oratori, non già alla clas- 
se di semplid causidid addetti alla 
prassi, ed alle fbrmole forensi, cui 
successero i cosiddetti curiali, e pa- 
trocinatori. Quindi r Olafio enume- 
ra tutti i patriziati, consolati, pi*e- 
fetture insigni, e dignità equestri 
sostenute dai celebri. giurisconsulti, 
che accoppiarono l'arte loro ad una 
nobile qualità, e prerogativa. L'im- 



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CUR 
peratore Anastasio qualifiob gli av- 
vocati col titolo di coati, £. mg^ 
gestionem cod, de adv. div, jud,, 
ed erano fino da allora annoverati 
ti*a i diiaiissimi e nobilissimi, L, 
provìden, cod. de postulando. In 
favore della Chiesa non isdegnaro- 
no il tìtolo di avvocati i più gran- 
di sovrani, come si dice all'artico» 
lo Difensore della Chiesa o della 
Fede (Fedt^j e in piti luoghi il tito« 
lo di avvocato passò nel reggimen* 
topolitico. Lo Schoepflìno nella sua 
Alsatìa illustrata^ tom. II, cap. 7, 
De advocatis provineialibus Alsa* 
iiacy fa conoscere in qual credito 
erano tenuti gli avvocati, dal cui 
ceto si eleggevano i prefetti, e sot- 
toprefettt delle provincie, che chia« 
maronsi avvocati, e sotto avvocati 
provinciali, ed il cui titolo ambi* 
vano spesso gli stessi principi. Gli 
eletti trasmettevano alle loro fiimi- 
glie la stessa nobiltà, che potevano 
godere i langravi, i duchi, ed i vi- 
sconti, per cui si vuole che una 
gran parte di famiglie nobili fran- 
cesi ed alemanne derivino dagli 
antichi avvocati^ e sotto avvocati 
delle Provincie. 

Gli avvocati concistoriali {Fedi)^ 
di origine antidiissima sono uno dei 
principali ornamenti delia curia 1*0- 
roana, pei nobili, e ragguardevoli u& 
fìzi di cui sono investiti, e pel nobile 
scopo pel quale furono istituiti per 
la difesa e tutela della Chiesa, e dei 
povei*i, come si legge neirepist. 17 
iib. 7, cap. 17, di s. Gregorio I 
ad Bonifacium prùnum defensorem^ 

Degli avvocati concistoriali si trat- 
ta ancora all'articolo Difensore deU 
la Chiesa romana {Fedi), cui sem- 
bra sieno succeduti. Urbano Vili, 
nel i632 colla bolla Ex commissi 
nobisy data a' i5 ottobre, eresse pel 
popolo romano un uf&do di avvo* 



COÈ 4i 

cato de' poveri nelle cause civili, 
al quale dovesse nominarsi un no- 
bile cittadino dal prefetto o sena- 
tot^ di Roma. T^eW avvocato ^ e 
procuratori de* poveri della roma^ 
na curia y eruditamente tratta il 
Piazza neir^Gc^evo/ogio romano trat. 
terzo, capo V; e noi in diversi 
luoghi del Dizionario. 

Lungo sarebbe di far menzione de- 
gli avvocati più celebri della curia 
romana, massime di quelli che furo- 
no decorati del cardinalato, ed an- 
che sublimati al pontificato, come 
Benedetto XIV. A volerne accennare 
alcuni, Gregorio XI che, per aver 
vìssuto un solo giorno non è da 
tutti contato fìti i Papi, era stato 
avvocato famoso, e fatto fu Cardi- 
nale nel 1373, dallo zio Gregorio 
X. Gherardo Bianchi, da contadino 
divenne pedagogo de'figli d'un bolo- 
gnese, accompagnando i quali all'u- 
niversità, ne profittò per divenir 
dottissimo legale a segno, che re- 
catosi a Roma, per la ama, che go- 
deva nel i!i78, Nicolò III lo òneò 
Cardinale. Nel 1294 s. Celestino 
V fece Cardinale Guglielmo Lon- 
ghi, famoso giurisoonsulto. Calisto III 
nel 1 4^6 elevò al caixiinalato Gio- 
vanni Castiglioni, insigne nella scien- 
za legale, e nell'arte oratoria. Nel 
1 539, Clemente VII creò Cardina- 
le Mercurio Arboreo, famoso avvo- 
cato. Paolo V nel 161 6 fece Car- 
dinal Pietro Campora, che fu ri- 
guardato l'oracolo delia curia ro- 
mana. Nel 1629, Urbano Vili an- 
noverò al sagro Collegio Luca Anto- 
nio Virili, avvocato celebre nella 
romana curia; e nel i643. Gian- 
Iacopo Panriroli, ritenuto il più 
bravo avvocato della curia romana. 
Innocenzo XI, nel 1681, creò Car- 
dinale Flaminio del Taja, che eser- 
dtò l'avvocatura nella curia roma- 



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4i CUR 

Ila per sola cai'ìtà, e senza mercede; 
e Giambattista de Luca, avvocato 
di somma riputazione nella curia 
romana autore di molte applaudite 
op^re riguardanti la medesima, mas- 
sime quella y che porta per tito- 
lo: Relatio Rom. cur. Alessandro 
YIII nel i6go promosse alla di- 
gnità cardinalizia Bernardino Pan- 
ciatid, celebre avvocato nella cu- 
ria di Roma. Gabiiele Filippucd, 
da avvocato della romana curia, 
venne promosso a varie cari- 
che. Neir anno 1706, Clemente 
XI lo ci^ Girdinale, ma egli vir- 
tuosamente con una lunga scrittu- 
ra persuase il Papa ad accettare 
la sua rinunzia. Inoltre Clemente - 
XI, nel 1712, fece Cardinale Pietro 
Marcellino Corradini, di Sezze e di 
nobile famiglia di Cori, avvocato 
famoso nella curia romana. Bene- 
detto XIII nel 1728 creò Cardi- 
nale Giuseppe Accoramboni suo 
Uditore (Predi'), ffk avvocato della 
cuiia romana. Clemente XII nel 
1734 elevò al cardinalato Giacomo 
) Manfredi ni, detto ancora Amadori^ 
dalla prelatura di questo nome, già 
avvocato presso la curia di Roma. 
3'ienedetto XIV fece inoltre Cardinali 
due celebrati ssìmi avvocati della ro- 
mana curia, Carlo Leopoldo Calcagni- 
ni nel 1 743, e Giambattista Mesmer 
nel 1747* A' nostri giorni, ed ai 
tempi a noi più vicini, rammente- 
remo con distinzione Antamori, e 
Campanelli a*eati Cardinali da Pio 
"VI; Erskine, e Turiozzi fatti Car- 
dinali da Pio VII; Gamberìni de* 
corate della porpora da Leone XII; 
ed Alberghili! annoverato al sagro 
(Collegio dal Papa che regna, tutti 
stati prima celeberrimi avvocati. 

Non riuscirà finalmente discaro, 
che per ultimo si faccia qui men- 
zione della curia Innocenziana di 



CUR 
Roma, e del rinomato monte Cito- 
rio. La gran mole della curia In- 
nocenziana, ove risiedono l'uditore 
generale della camera apostolica, il 
tesoriere generale di essa, e il tri- 
bunale dell' A. C, giace sopra una 
eminenza artificiale, che dal volgo 
si chiama monte Glorio, e dai più 
colti, monte Citatorio. Pretendono 
gli eruditi, che tal nome sia anti- 
co, e derivato a dtando^ perchè 
suppongono, che in questa collina 
si raccogliesse il popolo prima di 
entrar ne'vicini comizi, e che da un 
precone fossero chiamate citate^ ad 
una ad una le centurie, o le tribù, 
acciocché potessero entrare ne'SèpU 
{ ì^, r integrità del Panteon ri- 
i^endicata a M. Agrìppa, dall' avv. 
Carlo Fea, Roma i8ao, p. 3) or- 
dinatamente, e senza confusione. 
Ma, non trovandosi menzione alcu- 
na di questo monte negli antichi 
scrittori, sembra doversi congettu- 
rare, che siasi formato a poco a 
poco eon la congerie dei rovinati 
edifizii, che in questa parte del cam- 
po marzio erano in gran numero, 
o dalla terra qua trasportata, e 
ammonticchiata in occasione di sca- 
varsi i fondamenti delle fabbriche 
circonvicine. Abbiamo però in 
un istrumento dell'anno iti5o &tta 
menzione di due fortezze dette Mu- 
nitiones) la prima è V jégosta o 
Lagusta^ cioè il Mausoleo di Au- 
gusto^ di cui si fece parola all'ar- 
ticolo Colonna famiglia (Fedi) : 
la seconda era nel il^/tte chiamato 
Aecettatorio in una bolla di Urba- 
no III nel 1187, presso Montfàu- 
con, Diar, ItaL p. a43> ^ ^^ ^^ 
un'altra di Martino V del 1418» 
presso Francesco» Bordoni nel Bid- 
lar. ^rtii ordinis s, Francisci p. 92, 
dioesi Mons acceptabilis. Si può ri- 
tenere per altro, che questa munì* 



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CUR 

zìone, o fortezza fosse situata sulla 
falda del monte là dove si disten* 
deva verso la chiesa di s. Maria in 
Acquiro in Equiriis, e , vi erano 
avanzi di antica fàbbrica, sulla qua- 
le sono fondati il palazzo, e colle- 
gio Capranica, e che si videro al* 
lorquando fu abbassato il terreno 
avanti la curia Innocenziana. Ma 
può giudicarsi, che poco vi duras* 
se poiché nel resto del monte, fino 
alla cima, allorché fu tolta la terra 
nel cortile del medesimo non vi 
era segno di fòbbrica alcuna. 

Osserva il eh. Nibhy, Roma nel- 
r anno i838y parte I antica, p. 29, 
che. il monte Citorio non ebbe tal 
denominazione prima del secolo 
XV^ ed e comune l'opinione, die 
il monte non sia naturale, ma ar* 
te&tto, il che viene provato dal- 
l' architetto Fontana; il quale nel 
fare il fondamento del palazzo del- 
la curia Innocenziana, osservò che 
il piano era eguale a quello sul 
quale sorge la colonna Antoninìana, 
e che quel masso viene formato 
da varii strati simili al composto 
della cipolla. Il Piranesi, Ànt. Bom.^ 
sciolse qualunque questione, e fece 
conoscere 1* origine di questo colle, 
che sorge nel centro della parte 
piiH nobile di Boma moderna. Egli 
])ertanto dice, essere «{uesto princi- 
palmente formato dall'ammasso del- 
le rovine dell* anfiteatro di Statilio 
Tauro, e di altve. fabbnche circo* 
stanti, lo che si deduce primiera- 
mente dagli avanzi di alcuni sedili 
circolari, che doveano appartenere 
a queir anfiteatro, e da altri avanzi 
di antica fabbrica ritrovati cento 
palmi sotto lo stesso monte nel 
fondare l'odierno palazzo della cu- 
ria Innocenziana ; e che sorgendo il 
monte principalmente sulle rovine, 
e colle rovine dell'anfiteatro di 



CUR p 

Statilio Tauro, forse il nome che 
nel secolo XY portò di jicceptato-» 
riusy Acceptorius^ che sembra la ra- 
dice dell'attuale, sanzionato dall'u- 
so, a che é destinato questo palazzo, 
formossi dal detto cognome di Tau- 
ro, o Toi*o avuto da Statilio, e quin« 
di da Monte di Toro nacque insensi- 
bilmente r odierna appellazione. 

Di altre erudizioni sulla deno« 
minazione di questo monte, degli 
scrittori che ne hanno parlato, co- 
me dell'erezione dell' edifizio^ parla 
il Piazza neir Eusevologio Romano^ 
trat. Ili, capo XI^ Della Curia In» 
nocenziana a monte Citatoria^ ov- 
vero Citorio, Inoltre dice questa 
autore, che il Papa Alessandro VI 
chiamava la Curia Romana: Supre^ 
mum jusUtiae tribunal, et sabiber* 
rimum oppressorum rejiigium. 

Il palazzo adunque di monte Ci- 
torio, ossia della curia Innocenzia- 
na, fu incominciato ad erigersi ver* 
so Tanno i65o dal principe Lu- 
dovisi, che aveva sposata la nipote 
d'Innocenzo X, con architettura 
di Gio.. Lorenzo Bernini. Innocenzo 
XII > nel 1691, dopo avere estinte 
varie giudicatui*e privilegiate, e do- 
po avere rimesso tutte le cause ai 
giudici ordinari, togliendo loro le 
facoltà, a comodo della curia rn-* 
raana, ed acciocché essi ed i liti- 
ganti non fossero costretti a girare 
in diversi punti di Roma, volle rìu« 
nire diversi tribunali in un mede* 
simo edifizio centrale di Roma. A 
tal effetto acquistò la fal4)rica noit 
ancor finita dei Ludovisi, ed alcuno 
ease circonvicine. Quindi incaricò 
r architetto Mattia de Rossi che pro- 
seguisse r edifizio per collocatavi i 
trìbunali civili, laonde vi fece le 
scale, il portico, e l'ultimo piano. 
La facciata esterna era rìmasta co- 
me l'aveva fatta il Bernini, ma in 



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44 CUR 

seguito l'alti*b architetto Carlo Fon- 
tana diede l'ultima mano ali* edi- 
lìzio, aggiungendovi gli abbellimen- 
ti della corte, la quale dicono gii 
intendenti, nella sua bizzarria ha 
del piacevole, e del teatrale, massi- 
me per r eflètto che produce la 
fontana, situata nel fondo, che ha 
l'acqua cui riceve entro una con- 
ca di granito trovata nelle rovine 
dell'antica città di Porto. Il tutto 
insieme di questo palazzo, che dal 
suo prìncipale fondatore, e dal fine 
onde lo fece, prese il nome di Cu" 
ria Jnnocenzianay presenta un aspet- 
to veramente magnifico, e sontuo- 
so. La sua facciata esteriore ed im- 
ponente, collocata su tre diverse 
linee, non corrisponde all'interno. 
Nel mezzo apronsi tre porte, che 
mettono al portico in pilastri, a 
sinistra del quale trovasi l'ampia 
ed agevole scala, che conduce agli 
appartamenti. Delle tre porte quel- 
la di mezzo è maggiore : esse sono 
fiancheggiate da quattro colonne di 
travertino, che reggono una gran 
loggia simile, dalla quale suol fai*si 
ogni quindici giorni l' estrazione del 
lotto : sulle due minori veggonsi in 
due tondi effigiate la Giustizia, e 
la Carità, virth predominanti nel- 
l'animo d'Innocenzo XII. Nel pian- 
terreno risiedono gli ufiici, e le 
cancellerie de' tribunali civili; e ai 
piani superiori l'uditore della carne* 
ra, i tribunali di prima istanza, il 
tesoriere generale, e le loro segre- 
terie, non che il tribunale crimina- 
le dell' À. G. Nel primo ripiano, 
in una nìcchia, vedesi abbozzato in 
marmo un gruppo, rappi^esentante 
Apolb, che scortica Marsia, che si 
vuole sooìtura del secolo XV. Per 
di sopra al oomiccione, nella parte 
centrale del prospetto, elevasi una 
specie di attico, avente in mezzo 



CUR 
r orologio, a cui sovi^asta il cam- 
panile munito di grossa e ionora 
campana, che suol suonare ]a mat- 
tina per annunziare l'apertura de'tri- 
bunali quando agiscono. Innocenzo 
XII donò il palazzo all' Ospizio 
apostolico (Fedi) al modo che si 
dirà in tale articolo. 

Il Bonanni, NumisnuUa Pont, 
tom. II, p. 826, fa la storia del- 
l'erezione di questo edifizio, ne ri- 
porta il prospetto e l'icnografia, 
non che la medaglia dal Pontefice 
fatta per esso coniare nel 1695, 
col medesimo dignitoso prospetto 
estemo, e l'epigrafe: JusUdae et 
Pietatis; ed aggiunge, che in con- 
ferma del donativo fattone all'ospi- 
zio apostolico^ fece incidere su di 
una tavola marmorea, e collocare 
nelle pareti esteme, l'iscrizione: 

PAVPBRVM UrVALIDORVM HOSPtTlO. Nel 

citato Piazza, Eusevologio trat. XI, 
p. 181, si parla della Traslazione 
e residenza de* notori^ e loro uffizi 
dalla via dei Banchi^ al palazzo 
della Curia Jnnocenziana, Dicesi 
pertanto, che a comodo altresì del- 
la Curia, Innocenzo XII dalla con- 
trada de' Banchi trasportò nel detto 
palazzo gli uffizii de'notari dell'u- 
ditore della camera, che però da 
dieci ridusse a cinque, denominanr 
do i notari di questi capo-notari, 
e che il magnanimo Pontefice nel- 
la prima visita che ha fatta al pa- 
lazzo a' 4. maggio 1695, onorò di 
sua presenza i detti ufikii notarili, 
i cui capo^notariy avevano ornati 
con analoghe iscrizioni, emblemi, 
stemmi, fiori, ed aitile festevoli di- 
mostrazioni. Inoltre aggiungesi, che 
sotto il palazzo e tribunale di mon- 
signor vicegerente, dirimpetto alla 
colonna Antonina, stabifi quattro uffi- 
zii dei capo-notori della camera apo- 
stolica, che da otto Innocenzo XII 



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CUR 
avea ridotti a quattro, ed ivi tras- 
feriti dalla ria dei Banchi, ed anche 
essi onorati dalla pontificia presenza* 

Abbiamo dal suadetto Carlo Fonta- 
na il Discorso sopra Paniico monte 
Ciiatonoj situato nel campo Marzo^ 
ed altre cose erudite ad esso attinenti^ 
con r istoria di ciò ch'è occorso neU 
F innalzamento del nuovo edifizio 
delia Curia romana, e di ifuanto 
è accaduto nel ritrovamento della 
nuova Colonna jàntoniniana (di que- 
sta, e della colonna di cipollino o 
caristio, di' è giacente nel cortile 
della curia Innocenziana, si trat- 
ta al voi. XIV, p. 3i3, e 3i4, 
del Dizionario)^ Boma 1708. Dipoi 
il Pontefice Clemente XII, per mag- 
gior ornamento del palazzo delia 
curia, ne ampliò la piazza, me- 
diante la demolizione di alcune 
piccole case; e Pio VI * tolse da 
questa piazza il piedistallo già ser- 
vito alla vera colonna di Antoni- 
no, e yì eresse T obelisco che ora 
si ammira. 

L'autore della Pratica della cu- 
ria romana, parlando delle Curie 
de partibus t. H, cap. 1, par. 3 , 
dice che chiamansi Curie de parti- 
bus^ tutti i tribunali dello stato 
pontificio fuori dì Boma. In que- 
ste curie, die' egli, non si osservano 
in tutto le regole giudiziarie, e fo- 
rensi come in Roma, anzi alcune 
hanno una prassi particolare. Ma 
per provvidenza del lagnante Pon- 
tefice vi è uniformità al presente 
di pratica in tutti i tribunali dello 
stato ecclesiastico. Occorrendo poi 
di giudicarsi le loro cause, e dispu- 
tandosi sulla validità de' giudizi, i 
nostri tribunali di Roma inclinano 
sempre per dichiararli validi, pur- 
ché non vi sia alcuna nullità detta 
de tribus; cioè mancanza di giuris- 
dizione nel giudice , mancanza di 



e UR 45 

mandato di pixKsura nd procurato- 
re, e mancanza di citazione de'col- 
litigantì. 

Pariando poi delle curie di Be- 
nevento, di Civitanova, e di Monte 
Cosaro, dice che queste curie ave- 
vano di particolare che, oltre la 
prima istanza, godevano nei lotx> 
tribunali anche la seconda, nelle 
cause peli» profane, e temporali 
solamente , quanto alla cui*ia di Be* 
ne vento; e ciò per privilegio di Ur- 
bano Vili, confermato da più Papi, 
l'ultimo de' quali fu Clemente XII 
Bull. Mainardi t. XIV, p. a38 ; e 
quanto alle aitile curie de' soprad* 
detti luoghi, per privilegio di altri 
Pontefici, come può vedersi nella Fir» 
matia jurisdictionisj proposta nella 
piena segnatura de' 17 mai'zo 1763; 
avveriendosi che da Civitanova ap- 
pellavasi a Monte Cosaro, e da 
questo luogo si -appellava alla città 
di Fermo. Della Curia Capitoti' 
nay si tratta all' articolo Tribunale 
di Campidoglio, di' è il tribunale 
del senatore di Roma. Del tiibuna- 
le del Cardinal vicario, il quale si 
intitola Vicario di Roma, e suo 
distretto, e della romana Curia giu- 
dice ordinario, sì tratta all'arti- 
colo Vicario di Boma (Vedi), Il 
regolamento disciplinare sui cuiìali; 
le lasse dei pi*ocuratori ed avvoca- 
ti ; le norme da osservarsi nella pro- 
cedura sui reclami contro i curiali; 
le discipline per i*eprimere la licen- 
za dei curiali nelle loro scritture, ed 
allegazioni ; e la pena a*iminale pel 
patto di quoto di lite, e per l'ab- 
bandono, o collusione della difesa» 
tutto è riportato al voi. V, p. 3ai, 
348, 434, 463, 55o, e 661 della 
Raccolta deUe leggi, e disposizioni di 
pubblica amministrazione^ che si van- 
no pubblicando nell' odierno pontifi- 
cato. 



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46 CUR 

• Da ultimo monsignor Orsi Man- 
gellìy come uditore generale della 
camera, ora Cardinale, a' 2 dìcem* 
bre 184^, fece pubblicare la noti- 
ficazione coir elenco dei procurato- 
ri e sostituti che possono compari- 
re avanti la sua curia, cioè dei 
pit)curatori di collegio, dei pix>cu- 
Tatori rotali, e dei procuratori ìn- 
nocenzislni, e dei rispettivi sostituti 
degli uni, e degli altri, approvati 
-tanto' da lui, che dai suoi prede- 
cessori. Nella medesima notincazio- 
ne tra le altre cose viene dichia- 
rato, che colora, i quali non sono 
descritti in tale elenco, sono estra- 
nei alia curia, e perciò non è loro 
lecito attitare le cause, e difender- 
le nelle pubbliche udienze. 

CURIA ECCLESIASTICA,© Cu- 
bia VESCOVILE (Epìscopalit Curia), 
Così chiamasi la giurisdizione dei 
vescovi, che esercitano per mezzo 
della loro cancelleria, nella diocesi 
e sui diocesani loro soggetti, sia 
per l'amministrazione spirituale del- 
la diocesi, e sia pel giudizio delle 
cause. I vescovi nelle cause de' le- 
gati piì sono giudici privativi, an- 
che contro i non diocesani, essendo 
specialmente stati dichiarati in que- 
ste cause delegati apostolici dal con- 
cilio dì Trento, nella sess. 22, cap. 
8 de reformat. Se possano, o no, 
essere giudici nelle cause àé beni , 
ed interessi della loto mensa, ne 
ti^tta il Cardinal Peti^ nel tom. I. 
p. 98. Quanto poi all'avere, o no, 
le curie vescovili la giurisdizione 
contro i laici, fu questione termi- 
nata dalla costituzione Praestat Ro- 
nmnum Vontìficem ^ di Clemente 
XIII, MI quale dichiarò, che non 
compete loro veruna giurisdizione 
sopra i laici, sieno le cause civili, 
ovvero criminali, eccettuate le cau- 
se di misto foro, e le altre mera- 



CUR 
mente ecclesiastiche, ancorché vi sìa 
di mezzo alcun laico. Sitamente si 
é loro accordato di potera eserci- 
tare sopita de' laici la giurisdizione, 
qualora si provi la consuetudine 
M quae et quadragenaina sit, et per- 
» petuó oonstans non unquam vel 
» contradicta, vel interrupta. Prae- 
M terea constitui eam volumus mul- 
M tiplicate, ac frequentia actuum 
M non levium, quos constet gestos 
M fuisse animo praescribendi juris- 
M dictionem saecularem, non ex 
M gratia, vel conniventia toleratos, 
M ncque tales qui fieri fbrtasse po- 
» tuerint citra certam, praecisam- 
M qùe scientiaD>, et acquiesoentiam 
*» Tel nostram, nostrorumque prò 
M tempora successorum, vel saltem 
M supremorum magbtratuum no- 
M strae hujus Urbis etc., nollam 
M prorsus in re tam gravi habere 
M mandantes rationem de sdentia, 
>' ac palientia rectorum localium, 
M aliorumque inferiorum magrstra- 
9i tuum ". Così la precitata costi- 
tuzione di Clemente XIIL 

La curia vescovile di Rieti pro- 
vò la detta consuetudine nelle cau- 
se contro i laici, nelle quali peix) 
sia l'attore il chierico, o il luogo 
pio, come nella Reatina juriscUciiO' 
nis in segnatura li 17 settembi*e 
1773. Quella di TivoU provò di 
avere la cumulativa con i tribuna- 
li laicali nelle cause inter laicos, 
civili però non criminali, a tenore 
di un voto di monsignor Ansaldì 
per risoluzione d' una congregazio- 
ne particolare del 12 mai'zo 1698, 
e decreto dell'uditore del Papa, 
de'23 aprile 1725. Altre curie ve- 
scovili, fra le quali le curie di Spo- 
leto, e di Terni, pretesero la detta 
cumulativa a norma dell'accennala 
costituzione che chiaramente gliela 
nega, onde nei casi occorrenti, citau- 



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CUR 
dosi avanti la segnatura per la cir- 
coscrizione degli atti, la presunzio* 
ne è sempre contilo la cumulativa 
giurisdizione; e sono obbligate le 
curie Tescovili a rigorosamente pro- 
varla. Quanto poi ai vicari geuera- 
li, e foranei, questi col vescovo 
compongono un solo tribunale, se 
pure in qualche caso non si trovi 
ragione per giudicare in contrario, 
come accadde nella segnatura, pie- 
na^ nella Verulana i4 agosto, e 1 1 
settembre 1760. La giurisdizione 
del vicario foraneo è ristretta a 
certa somma^ dove maggiore, do- 
ve minore, secondo le limitazioni 
contenute nelle patenti, che gli spe- 
discono i suoi rispettivi vescovi. Se 
però le parti compariscono^ e con- 
sentono in cause eccedenti la som- 
ma limitata, l'està prorogata la lo- 
ro giurisdizione, e sono validi gli 
atti. In questi termini decise la se- 
gnatura nella Spoletina 21 genna- 
io 1746, nella Camerinen. 22 ago- 
sto 1754 nella Verulana 4 giug'^o 
1756. In appresso però, neppm*e 
col consenso delle parti, si sosten- 
nero gli atti fetti avanti li vicaii 
foranei, nelle cause eccedenti il va- 
lore di scudi cinque. 

Le cancellerie vescovili possono 
tenersi dai vescovi a conto proprio, 
essendo gli emolumenti della can* 
celleria una parte delle rendite del* 
la mensa vescovile; e che si debbano 
tenere a proprio conto, più volte ha 
risoluto la sagra congregazione dei 
vescovi , e regolari. F. Ferraris 
nella BibUoth. verbo Cancelleria. 
Però affittandosi, non devono affit- 
tarsi ad altri fuori che al can- 
celliere attuario, o notaro, come di- 
ce il Pignattelli, consull, can. tom. 
Vili. consulL II, n. 5, e seg. e 
num. 23, e seg. Esse hanno un 
certo limite negK emolumenti, sta- 



CUR 47 

bilitó da Innocenzo XI, la cui co- 
stituzione è chiamata la Uissa In»^ 
Hocenziana, Il tenore di questa è 
trascritto tanto dal Pignattelli in 
fine della citata consul. II, quanto 
dal Fen^ris nella detta Biblioth., 
verbo Taxa. Intorno a questa tas- 
sa, come avverte il medesimo Fei*<- 
raris, loc. cit. n. 12, che deve os- 
servarsi in tutte le curie ecclesiasti- 
che, anche extra Italiani^ non o- 
stante qualche consuetudine di abu- 
so in contrario, come nel 1724, 
risolvette la sagra congregazione 
del concilio ( V, Ferraris num. 1 4- 
nel 1 743 a' i o dicembre ), rispetto 
alla curia vescovile di Tivoli, ove 
la detta tassa era andata in dissue- 
tudine, in una congregazione parti- 
colare composta dai Cardinali Gen- 
tili, Accoramboni, Rezzonico, poi 
Clemente XIII, e dai prelati poi 
Cardinali Cavalchini, e Castelli, tra 
gli altiù dubbii vi fu questo: » An 
>9 episcopus', illiusque offioiales, et 
M ministri teneantur servare taxam 
M Innocentìanam ; " e fu risposto 
affirmatwe. E nell'anno 1773 li 
23 aprile la sagra rota in una A- 
latrina super expensis judici^libut, 
avanti monsignor Riminaldi, volle 
che le propine per laccesso di quel 
vicario e del notaro si regolassero 
secondo le tracce della lassa Inno- 
cenziana. Finalmente per qualche 
difficoltà sull'interpretazione di al- 
cuna delle partite della sopraddetta 
tassa, si può ricorrere a quanto av- 
verte il Ferrari alla voce Cancd* 
leria num. i4 e seguenti. Il Mat- 
teucci scnsse un volume in foglio, 
con questo titolo: De qfflciaUbug 
curiae ecclesiasticae, Romae 1709. 
Benedetto XIII a' 12 luglio 172$, 
col mótu-proprio. Avendo Noi ecr, 
presso il Bull. Rom, tom. XI, par. 
II, pag. 327, creò un promotore 



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48 CUR 

generalo del fisoo^ per patrodnare 
in Koma a fayore delle curie eode* 
Mastiche forastiere, le cause crimi- 
naJiy e le GontroTerrie, che per ap- 
pellazione dalie sentenze de' prelati 
ecclesiastici e regolari si trattano in 
Roma, ed al quale assegnò Tenti- 
cinque scudi il mese dalla camera 
apostolica. Questo ufficiale ora più 
non esiste, e le attribuzioni fiscali 
sono esercitate presso tutti i tribu- 
nali e congr^zioni anche eodesiasti* 
che da monsignor fiscale generale del- 
la Camera apostolica ( Fedi)s ed i 
rei sono difesi dalla procura de' pò» 
veri. L'appello delle sentenze delle 
eurie ecclesiastiche, si poi*ta alla con- 
gregazione de' vescovi e regolari. 

Per ultimo é da notara, che il co- 
dice Gregoriano, ossienò le riforme 
giudiziarie del regnante Gregorio 
XVI, ha riformato ancora con sod- 
dis&zione universale la pratica da 
osservarsi nelle curie vescovili , ed 
ha tolto la giurisdizione cumulati* 
va nelle cause de'laid, giacché con 
moto proprio vennero determinati 
accuratamente i confini della giu- 
risdizione ecclesiastica e laicale: laon- 
de oggidì non ha piti luogo alcu- 
na giurisdizione cumulativa. Nel voL 
III del i834, della Raccolta deUe 
leggi e disposizioni che si pubbli- 
cano neir odierno pontificato, a pag. 
4^3, sono riportate le forme di pro- 
cedura delle curie ecclesiastiche; e 
a pag. 5349 le disposizioni relati- 
ve alle spese di giustizia nelle curie 
ecclesiastiche. A' 5 novembre i83i, 
il medesimo Papa Gregorio XVI 
ièoe pubblicare V Appendice al re- 
golamento organico, e di procedura 
criminale^ per norma delle curie 
ecclesiastiche, in cui si ti^atta dei 
tribunali ecclesiastici, e della giu- 
risdizione mista, non che dell' im- 
munità ecclesiastica. 



CUR 

CURIALE. F. Cubia. 

CURIO o CURIUM {Curiocen.}. 
Gttà vescovile dell'isola di Cipro 
sotto il patiìarcato Antiocheno , la 
cui sede vesoo^ile, secondo Comman- 
ville, fu eretta nel quinto secolo, e 
£itta suffiìiganea della metropoli 
di Nicosia. E situata tra Pafo, e 
Amatunta, verso il promontorio 
chiamato Curia, dal quale é lungi 
sedici miglia al nord. Secondo al- 
cuni chiamasi oggidì Pisoopia, se- 
condo altri la sede episcopale ven- 
ne riunita a quella di Lemissa. Si 
conoscono quattro vesoovi, che vi 
ebbero sede. In questa città della 
Grecia, al dira di Erodoto citato 
dall'Ortelio, avvi una montagna 
dal paese stesso chiamata Curium, 
V, il Baudrand. Al presente è un 
titolo vescovile in parùbus^ che si 
conferisce dalla santa Sede, ed il 
regnante Pontefice, coU'autorìtà di 
un breve apostolico de' 7 febbraio 
i83a, nominò vescovo dì Curium il 
sacerdote Lodovico barone de Wi- 
kei^slooth, professore nel seminario 
di VT'armond in Olanda, siccome as- 
sai benemeiìto della religione. Il 
medesimo presentemente, e con zelo 
si occupa dell' invio de' missionari 
cattolici alle colonie olandesi, e di 
molte aitile cose relative, e alle co- 
lonie, e ai distretti di Olanda. Non 
ha guari consagrò tutti i vicari 
apostolici delle nominate missioui. 

CURIONE, Cardifude. Curione, 
Cai*dinal prete di s. Vitale, era dei 
Cai'dinali di Alessandi^o II, e vive- 
va nell'undecimo secolo. 

CURSOLA o CURZOLA. Città 
vescovile della Dalmazia, capo luo- 
go dell'isola dello stesso nome, 
chiamata anche Corcyra Nigra, 
Cqrcyra Melana. Giace Curzola 
sopra una punta, o promontorio, 
s^l canale cbe la divide dalla pen- 



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CUR 
isola di Sàbioncello. Ha in poca 
distanza da un lato il porto Pi- 
docchio^ cb' è uno dei migliorì del- 
la Dalmazia, è dall' altro il pro- 
prio porto fornito di un ottimo 
molo. La città ha ciix» mezzo mi- 
glio di circuito, ed è cìnta di mu- 
re antiche, fiancheggiata da torri, 
pei-ò in cattivo stato. Curzola segiù 
i destini dell'isola, chiamata Cor- 
cyra Nigra, forse a cagione dei 
folti, ed ombix>si suoi boschi. G)n- 
quistata dai ix>mani, dopo la de- 
cadenza del romano impera, sog- 
giacque alla dipendenza dell' impe- 
ro orientale. Al decadere di questo, 
fu presa dai narentini ; ma soggio- 
gati questi corsari dalla potenza Te- 
iiela, la repubblica fece il oonqui- 
slo pure di Cui'zola, che dopo es- 
sersi eretta con proprie leggi , ad 
essa nel 14^0 spoiitaaeamenle si 
diede. La sed;S vescovile, suffraga- 
nea alla metropoli di Bagusi, al 
dire di Commao ville, venne eretta 
liei nono, ovvero nel decimo seco- 
lo. La cattedrale, fabbricata sopra 
un'altura, è un buono ed antico 
edifizio, cui vengono a terminare 
tutte le strade. Questa chiesa, e la 
maggior parte delle case sono co- 
strutte coi mai'mo, che trovasi nella 
slessa isola. Fuori della città sono 
due conventi, uno di fi-aucescani 
situalo sopra uno scogUo, separato 
dall'isola, e Taltit) di domenicani, 
posto a capo del molo, che cinge 
il porto. L'ultimo vescovo fu mon- 
signor Giuseppe G)sserich Teodosio, 
di Sebenico, che venne fregiato del- 
la dignità da Pio VI nel concìsto- 
IX) de' 28 settembre 1787, e mori 
nei primi anni del corrente secolo. 
CURSON RoBBBTo, Cardinale. 
Bcbeiio Curson , nato da illustri 
genitori neli' Inghilterra, studiò leg- 
ge uella università di OjJurd nel 

VUL. XIX. 



CUR 49 

1180: poi fu laureato teologo in 
Parigi ; quindi fu prima canonico di 
Noion, poscia di Parigi, in appres- 
so cancelliere in quell'accademia, 
ed ivi ottenne molta fama. Nel 1 208 
il Papa Innocenzo III, ch'era stato 
suo compagno negli studii , lo chia- 
mò a Roma, e lo creò Calcinai prete 
di s. Stefiino nel Montecelio nel 1 2 1 1 ;' 
poi lo spedì legato a latere nelle 
Gallie, per animai* quei popoli ad 
una nuova crociata in Palestina. 
A Parigi tenne un oonciUo a rifor- 
mare la disciplina ecclesiastica, ove 
promulgò ottantanove canoni; nel 
1215 fii al concilio di Laterano, 
poi andò legato a ilolere nelle pro- 
vinde di Linguadoca, e si accinse 
al viaggio di oriente coi a'ocesi- 
gnati; prima però volle profittare 
de' medesimi per dis&re gli eretici 
albigesi, sotto la direzione del con- 
te Simone di Montfbrt, avendo in* 
viali in oriente zelanti oratori a 
dispori-e quei popoU alla guerra, 
che riuscì felicemente. Egli poi era 
in sola qualità di oratore all'eser- 
cito, dacché era assai eloquente. 
Ebbe a compagno T aravescovo di 
Bordeaux, i vescovi di Parigi, e 
di Angers, ed altri principali si- 
gnóri della Francia, che lo chic* 
dcauo al Papa, come legato Ponti- 
ficio, della qual carica era inve- 
stito il Cardinal Pelagio. Fu pre- 
sente ai comizi di Onoiio 111, dal 
quale venne spedilo di nuovo legato 
in Inghilterra, ma per grave fe- 
rita, ricevuta dagl' infedeli sotto Da* 
miata, nel iai8, morì dopo sette 
anni di Cai-dinalato. Pubblicò al- 
cune opere, e tra le alti-e quella so« 
pra la salute di Oiigene. 

CURSORI Apostolici, o Pohti- 
Ficii. Ufficiali antichissimi del Papa, 
e della Chiesa Romana, die forma- 
no un pailicolai-c collegio neliu cu- 

4 



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So CDR 

rìa di Rema, il primo e capo dei 
quali è il più anziano fra i cursori 
oeir ammissione al ceto^ e* si distin- 
gue col nome di Maestro de* atr- 
sorì . apostolici del Papa. Quale uf- 
ficio fosse quello di cursore presso 
(^ì antichi romani» si può vedere 
nel G>lombario de' liberti di Livia, 
e de' Cesari, illustrato eruditamente 
dal Gorì, massime nell' iscrizione 
CXLIV, pag. 168. Pei* altro il ti- 
tolo di cursore, benché altre volte 
abbia avuto relazione a varie cosse, 
prende la sua derivazione a veloci- 
tate^ come avverte il Sigonio nel 
libro de Nominibus Romanonirtp, 
portandone in testimonio -Tito Li- 
vio , il quale asserisce che Lu- 
cio Pipino fìi detto Cursore ap- 
punto per questo. Nell'epistola XII 
del libro Vii di Plinio, indirizzata 
a Minuzio, si legge: Illud serio 
vide, ut mihi viaticum reddasy quod 
impendi data opera^ cursore dimes- 
so. Sicché pare, che similmente ai 
nostri cursori sia stato dato lo 
stesso titolo, dalla prontezza on- 
de eseguiscono gli ordini supremi, 
coir accorrere ove faccia bisogno, 
secondo i comandi del sommo Pon- 
tefice. Il cursore apostolico fu anche 
chiamato Correrario apostolico, Cur» 
sor, fiatar apostoUcu^, perché, sic- 
come a' tempi delle pei*secuzioni, la 
primitiva Chiesa valevasi di corrie- 
ri per portare le lettere dei vescovi, 
avvertire i fedeli del tempo, e del 
luogo delle assemblee ec; in ap-' 
presso furono istituiti appunto i cor- 
reari, o empori apostolici, come me- 
glio si dirà. Ma, per distinguei*e I 
cursori Pontificii dai cursori ese- 
cutori dei tribunali civili, ci per- 
metteremo la seguente digressione. 
Presso i nominati romani, secon- 
do il Bonanni, Gerarchia p. 499» 
i cursori vennero istituiti da Numa 



CUR 
Pompilio re de' romani, ed aveva- 
no r incarico di congregare i sena- 
tori alle fagre funzioni da quel 
saggio prìncipe stabilite, oome di 
intimare i giorni festivi ea Ad al- 
tri cursori poi apparteneva citare 
in giudizio i rei, e poscia significar 
loro la condanna. In processo di 
'tempo, i cursori esecutoii dfe' tribu- 
nali civili, o agenti in materia ci- 
vile di es», furono appellati araldi, 
uscieri, ed anche cursori. Gli araldi 
sono in oggi, al dire del Martinet- 
ti, Codice de^ doveri, p. 434» qwei 
ministri della verga nera, che por- 
tano i comandi del governo, disciol- 
gono le camere, ed eseguiscono i 
loro comandiì Gli araldi si cono- 
scevano neir antichità, e fra i greci 
stessi. Erano questi o militari o ci- 
vili. I militari in sostanza erano i 
feciali, i quali minacciavano la spa- 
da, ossia la guerra, in segno di un 
diritto, o giurisdizione, che si pre- 
tendeva da un popolo, o da un ve. 
I civili erano ufficiali, che stavano 
agli ordini degli ai^onti, o dei re, 
o dei consoli per far eseguire i lo^ 
ro comandi nelle pubbliche adu- 
nanze, ne'comizii, e ne' pubblici 
spettacoli. Si racconta di Agamenno- 
ne, re d' Argo, che spedì i suoi a- 
raldi nella tenda di Achille per 
fiirgli toire Briseide, la quale i gre^ 
ci gli avevano data in ricompensa 
del suo valore, e che Achille trattò 
con rispetto gli araldi, come inviati 
dei numi, suU' esempio di Mercurìo, 
ch'era araldo del cielo. 

Gli uscieri, ed i cui'sori sono ri- 
conosciuti in cggi per quegli uffi- 
ziali, che servono l'esercizio con- 
tenzioso, sia per chiamare i litigan- 
ti al giudizio, sia per eseguire le 
sentenze de' tribunali. Gli uscieri 
furono così detti ab eundo^ et in" 
trodeundo, perché eundo chiama- 



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CllR 
vano ì litiganti al giudizio, o si 
prestaTano per servigio del tribu- 
nale, introdeundo stavano presso 
r uscio» e nella perifeiia del tribuna- 
le, per assistere le udienze. I veri 
uscieri antichi, addetti soltanto a 
chiamare in giudizio, ed assistere 
il tribunale, chiama vansi libumiy 
et praecones. Quegli uscieri per al- 
tro, eh' erano veri agenti della for- 
za pubblica, e che furono a tale 
oggetto istituiti da Romolo, erano 
i littori, i quali facevano eseguire 
gli ordini de' giudici, e de'magi» 
sti-ati. Essi arrestavano i debitori 
falliti, toglievano ì p^ni, pianta- 
vano l'asta pubblica, ed esercita- 
vano ogni comandata giurisdizione. 
Dopo cessati i littori, la forza pub- 
blica è stala sempre rappresentata 
da altri consimili agenti, come gli 
arcieri, la gente d'armi, e talvolta 
ogni sorta di soldati, con l'assisten- 
za pei* altro del rispettivo agente 
giudiziale. Ma in quanto ai cursori, 
la loro etimologia nacque in Italia 
poco prima dei tempi di Costanli- 
no, in cuiy cessando lo stile delle 
citazioni civili, o delle denunzie 
verbali, e sostituite le formole scrit- 
te per comparire in giudizio ; libur- 
ni et praecones per urbem cursitan- 
tes in imdendis formulisi presero la 
denominazione di consideri, e di 
cui-sori pubbli d; nome che conser- 
vano ancora massime nella curia 
romana. In varie citta d' Italia per 
altro, come nelle curie ecclesiastiche, 
gli uscieri ed i cursori non entrano 
in tribunale, ma ivi fenno il servi- 
zio li notari, ed i loro sostituiti, 
ovvero i canoellieri. Laonde, pre* 
messe le descritte distinzioni, i cur«> 
sori destinati agli atti esecutorii, 
giudtziarii, e de' mandati della giù* 
stizia civile dei diversi tribunali di 
Roma, come di quelli dell' À. C , e 



CUH 5t 

di Campidoglio, sono af&tto divei-si 
dal collegio de! cursori apostolici, 
benché # cursori del vicariato di 
Roma, che debbono servire il capi- 
tolo lateranense nelle principali fun- 
zioni, poco di£Ebiìscàno nell'abito 
violaceo, nella mazza d'argento, e 
nel diritto di pcnrtare la berretta 
clericale, come nota esattamente il 
Ruspooi, nella Storia dd£ arcibor 
siUca^ pag. i33. 

L'antichissimo ufficio dei cui^so- 
rì apostolici si trova accennato, sir 
no dalla nascente Chiesa, dall'anna- 
lista Baronio all'anno 44» ÌQ ^ 
parla del cursore, a cui toccava por- 
tare le lettere de' vescovi alle chie- 
se. Tale incarico fu dappoi affidato 
ai lettori, agli accoliti, ed ai sudr 
diaconi. S. Ignazio, vescovo di An^ 
tiochia, come abbiamo dal Macri, 
nella Notizia de*vocaboli eccl.y alla 
palmola Cursor, parla dell'elezione 
del cursore diierico nell'^ipi^. XI 
a s. Policarpo vescovo di Smirne, 
ove si espresse con queste gravi pa- 
role: M Deoet, beatissime Polycarpe, 
» coocilium cogere sacrosanctum , 
i9 et eligere si quem ,vehementer 
M dilectum habetb, et impìgrum, 
M ut possit divinus appellari, cmv 
M sor, et bujusmodi ci*eai*e, ut Sy> 
•»« riae praefectus iaudìbus celebre^ 
M irapigram charitatem vestram ad 
" gloria m Dei". Da ciò si rileva 
in quanto rispetto tenevasi T uffizio 
di cursore, il quale si. conferiva ad 
ecclesiastici d' iiTeprensibiJi costumi, 
e pieni di zelo pel servìzio divina. 
Anche 1' annalista Rinaldi parla 
deir ufficio del cursore all'anno 58, 
num. g6, dicendod,che nel tempo 
delle persecuzioni non potendosi 
raccogliere il popolo cristiano con 
alcun pubblico segno, uè in luogo 
determinato, veniva ogni mstiano 
per ordine del vescovo, o del prete, 



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5^ CUR 

prìtatamente aTrìsato da un mini- 
stro della chiesa, detto cursore^ ed 
aggiunge che alla stessa Spen at- 
tendevano talvolta i diaconi, di che 
scrivendo il medesimo s. Ignazio V e- 
pbtola i3 ad Herone diacono, dice: 
M Synaxim negligas, oranes nomina- 
9» tìminquire", inculcandogli l'esat- 
tezza e la sollecitudine di avvisare 
tutti i fedeli alle sagre adunanze. Il 
Cancellieri nella sua opera sulle Cam- 
pane, a pag. iSf osserva, che le 
campane maggiori furono collocate 
sopra le toni, perchè succedendo 
alle trombe sacerdotali del vecchio 
testamento, in loro vece nel nuovo 
convocassero il popolo al culto dei 
divini uffidi, a cui finché durarono 
le persecuzioni, non erano chiama- 
ti, che dai cursori, e dai diaconi. 
F". il Corte. Tolei., cap. 1 1 de offic, 
cast; il Magius de Untirmabulif, 
e. 1 1 ; e il GrìmauM, nel Tmttés 
des Cloches, 

* Tanta era la stima, che dei cur- 
sori si faceva nella nascente Chiesa, 
come diffusamente descrive Carlo 
Bartolommeo Piazza, nel suo eru- 
dito Evserologio Romano nel ca- 
po XVI, Del Collegio de^ cursori 
apostolici. Egli ne riporta in oltre 
onorevoli testimonianze di s. Cipria- 
no, del santo Pontefice Gelasio I, e 
di altri, e ci dice che i vescovi, fa- 
cevano intimare ai cursori le sagi^e 
sinassì, ch'erano le feste dei mar- 
tìri, perché a cagione delle pei*secu- 
zioni i cristiani erano obbligati a 
celebrarle nascostamente nelle ca- 
tacombe, ed altri luoghi sotterranei, 
senza punto badara ai patimenti 
che perciò sofiììvano, anzi il face- 
vano pieni di cristiano giubilo, nel«- 
la speranza di soffiare il martirio, 
per meritare T eterno godimento 
della visione di Dio. Egli é perciò^ 
che molti di questi ministri rìpor- 



CLR 
tarono la palma del martirio sfc- 
come più esposti degli altri cristia- 
ni alle ricerche dei gentili. Quindi 
il medesimo autore ricolma dei me- 
ritati elogi l'esempio di à grave 
e benemerito ministero, chiamando 
i cui*sori della primitiva Chiesa coi 
più onorevoli titoli, come di depo- 
sitari della pubblica fede, di nunzi 
del governo ecclesiastico, di araldi 
deir apostolico impero. E con somi- 
glianti, ed altri epiteti ed elogi, fu- 
rono distinti dagli scrittori ecclesia- 
stici, tanto gli antichi cui^sori quan- 
to quelli che ad essi successero. 

Che i cursori apostolici fossero 
presso la santa Sede un ordine di 
persone ragguai*devoli nel secolo XH, 
lo abbiamo da quanto si legge nel- 
lo scisma insorto nel 1 1 3o contro 
il legittimo Pontefice Innocenzo II, 
sostenuto dall'antipapa Anacleto II, 
dappoiché, tolto il conte Frangipane 
e pochi cursorì, il Papa non avea 
in Roma altro sostegno, perocché 
l'antipapa- aveva corrotto gli al- 
tri. I cursorì furono spesso anche 
chierici, e capaci di benefizi eccle- 
siastici, leggendosi nella regola VII 
della cancellerìa apostolica, che i 
benefìzi dei cursori sono espressa- 
mente riservati alia collazione del 
Papa. Che i medesimi, come fiimi- 
gliari de'Pontefici, li seguissero quan- 
do risiedevano fuorì di Roma colla 
cuna, ne abbiamo testimonianza 
dal Massimi ni, nel suo Trattato cri- 
tico medico deW acqua. Egli, a p. 
24S , e 287, narra che Bonifiicio 
Vili, eletto nel. 1294» dimorando 
in Anagni, beveva ogni giorno l'ac- 
qua di Anficoli, che per sicurezza 
mandava a prendere da tre curso- 
ri, i quali non erano impiegati che 
nell'andare avanti é indietro per 
turno a provvederla, ciocché sem* 
bra facessero anche quando quei 



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CUR 
Ponte/ice risiedeva ih Róma, perché 
a cagione de' rovinati acquedotti si 
penuriava di acqua buona in quella 
città. I^e'i*uoli di Paolo IV, che 
sono i più antichi dell'archivio del 
palazzo apostolico, e ne' successivi, i 
cursori pontificii sono nel ruolo dei 
làmigliari del Papa, ed avevano 
perciò la paiate di pane e vino, che 
(ruirono sinché tale distribuzione 
venne abolita al termine del passa- 
to secolo, per le note lagrimevoli 
vicende. Anzi risulta dai medesimi 
ruoli, alcuni de' quali si riportano 
air articolo Famiglia Pontificia (Ve^ 
di), che i cursori apostolici per dis- 
posizione di Paolo V, e di Bene- 
detto Xiy, furano chiamati guardie 
del sagro palazzo. 

Prima di parlare dell' ufficio dei- 
cursori pontificii, e del loro inter- 
vento alle funzioni, cui celebrano 
ed assistono il sommo Pontefice, e i 
Cardinali, registreremo quello della 
solenne funzione del possesso, colla 
autorità delle descrizioni, che di ogni 
Pontefice raccolse Francesco Cancel- 
lieri, nella sua storia de' solenni Pos- 
sessi, in conferma dell'antichità di 
questo ceto, e del luogo loi*o com- 
petente in tali solennità. 

Le prime descrizioni della funzione 
del possesso essendo brevi, ì cursori 
saranno stati nominati con vocaboli 
generici, in cui comprende vansi al* 
ti'i ordini di persone. Nel possesso, 
che Gregorio IX prese della basili- 
ca lateranense nel 1227, si legge: 
Judicesy et Tabelliones (col qual 
vocabolo furono parecchie volte ap- 
pellati i cursori, detti ancora ap* 
pariioresy et vìatores) cappis fui- 
§ebant sericis, aiireis vestibus legio^ 
ne proceruni decorata. In quello, 
preso da Gregorio X nel 1272,. si 
legge, che nella basilica, presbyler 
Cuì-diiialis facit ibi laudes cum ta* 



CUR 



53 



belliónibusy et jùdicibus. Ma dal pos- 
sesso, preso nei i484 ^a Innocenzo 
Vili, incominciando ad essere le 
descrizioni piii circostanziate, i cur- 
sori vengono chiaramente nomina- 
ti; in fiitti dopo nobiles curine^ ne* 
potes et affines Cardinaliumy ince- 
devano duodecim cursores Papae^ 
cum duodecim vexilUs rubeis^ bini 
et bini, vestibus rosaceis indutiy e« 
questreSf si recte memini; quindi 
cavalcavano altri, e poi duo aUi 
cursores vestibus rosaceis induti e- 
questres cum duobus vexillis rubeis 
primis de XI J majoribus, in qui- 
bus depicti crani duos spiritelli, 
quos cherubfm vocant, seguiti da 
Gabnele Cesarìni gon&loniere di 
Roma. 

Nel possesso di Giulio II del 
i5o3, e notato, che de mandato 
Domini Papae post publicum con* 
cistorium fecit intimare equitationeni 
ad Lateranum prò crastina die per 
cursores, quibus dedi cedulant teno-* 
ris sutfseijfuentis. Intimaiur, eC. In 
quello, preso nel i5i3 da Papa Leo- 
ne X, in ordine processionis ad La^ 
teranum appresso i nobili della cu- 
na e il cavallo di Papa cum scala^ 
procedevano vexilla XII curso- 
rum, vexilla XIII capurionum ec. 
Nel possesso di Gregorio XIV del 
1590, ai quarantaquattro paggi no- 
bili ramani, oltre di tre patrizi ro- 
mani, che vegliavano alla loro cu- 
ra, per difenderli dall'impeto del 
popolo, a lateribus korum pueroruni 
hiuc inde Sanctitalis suae cursores 
vestibus talaribus violaceis indoli, 
capite detecio ambulabant, clavam 
argenteani super humerum dexle- 
rum tenentes ; indi seguiva il detto 
Pontefice. Nella desciizione poi, che 
di questa cavalcata* fece Francesco 
Albeilonio, si legge: dalle bande 
de' fanciulli camminavano i dodici 



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54 CUR 

cursori éU Nostro Signore vestili di 
vesti paonazze lunghe y con mazze 
di argento, e berrette in mano, An- 
dbe nel possesso preso da Innocen- 
uo X nel 1644 ^^ erano i paggi, 
quos hinc inde custodiebant curso* 
res Papaecum clavis. Ciò viene con- 
fermato dalla relazione, che della 
éaTalcata fece Lorenzo BancL: //' 
htm sequuti magistri viarum, cum 
collegìi ^apostolici cursóribus XX , 
et ipsius camerae mimstns secredo- 
ribusy quorum quiUbet sceptrwn ar» 
genteum portttbat. Anche nel pos« 
sesso di Clemente IX, nel 1667, 
dalle bende dei paggi camminava- 
no i dodici cursori di nostro Si- 
gnore, con vesti paonazze lunghe, 
con mazze di argento, e berrette 
in mano. In quello del tSyo di 
Clemente X si l^ge : Per aìas ve- 
ro similiter ambulabnnt cursores 
Papae cum sopranis violaceis sub 
genuy habentes prae manibus eorum 
ctavas argenteas ^ et nùlites helveti. 
Nel possesso preso nel 1676 da In- 
nocenzo XI, dopo la croce papale, 
e gli svizzeri, i cursoiì con due 
maestri di strada precedevano il 
Pontefice. In quello di Alessandro 
Vili del 1689, dopo i Mazzieri 
del Papa (Fedi), ì ceiimonieri e 
la croce pontificia, in lettiga proce- 
deva Alessandro VIII, avente dalle 
bande sei maestri di strada, e do- 
dici cursori di nostro Signore. Nel 
possesso del 1700, Clemente XI era 
circondato dalle guardie lancie spez- 
zate, dai paggi, dai mazzieri, dai 
cursori, e dagli svìzzeri; i mazzie- 
ri, e i cursori procedevano a piedi, 
còme i paggi, e gli svizzeri. Al- 
trettanto ebbe luogo nel 1721 pel 
possesso d' Innocenzo XIII. Clemen- 
te XIV, nel 1 769, prese il possesso, 
ed era circondato dai cavalieri di 
gaai*dia, ossiano laneie spezzate, o 



COR 
cavalleggieri, dai mazaerì, sei dei 
quali soli cavalcavano pel buon or- 
dine della cavalcata, e dai cursori, 
insieme alla guardia svizzera, <x>me 
erasi praticato nel 1758 per quello 
di Clemente XIII, e come ebbe 
luogo per quello di Pio VI nel 
1775, che fu l'ultimo possesso pre- 
so con solenne cavalcata.. 

li medesimo Cancellieri, nella \d- 
data opera de' Possessi, a pag. i32, 
in nota 2, ci dà queste interessan- 
ti notizie sui pontificii cursori: » An- 
ff ticamente i cursori erano corrie- 
«» ri destinati a portare le lettere 
» Pontificie, o camerali, dovunque 
M occorresse. E perciò, affinchè pò- 
M tessero esigere il necessario rispet- 
M to, dovunque passavano, nelle pa- 
M tenti, che loro si spedivano dal 
n Cardinal camerlengo, si esprime- 
M Ta la facoltà deferendi in pecto- 
M re signum cum armis D, Papae 
M vel ìSl /{. Ecclesiae, ut tnoris 
M est simiHum cursorum. Così lég- 
M gesi in una di esse de' 28 luglio 
w del 1464» ^^' Cam. XXX, p. 
«> 148, ed in moltissime altre. Do- 
* vevano però eziandio servire il 
» palazzo apostolico (Gattico, Acta 
w Caerem. t. I, p. i32), e pi'ecede- 
M re il Papa nelle funzioni, per ri- 
» movere la folla del popolo* Al 
M quale effetto portavano anche una 
» verga, o bastone fornito di alcu- 
M dì anelli di metallo, che Urbano 
« V nel i363 dichiarò dover es- 
» sere differente dalla mazza, o cla- 
» va de* mazzieri, lib. Ili, Secret. 
*» p. 264. Paride Grassi peix» rac- 
*♦ conta, che al tempo di Paolo II, 
M allorché egli usciva in pubblica 
» forma, essi costumavano di por- 
» tare quasdam coriaceas mazias 
» velut caligaSy furfure, aiit scobe 
w plenasy quarum ictibusy et strepi- 
» tu populos ex via summovereni. 



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CUR 
*» G>d. Mss^. de sac. Hit in archiy. 
» Val. p. a56. Dacché poi jSi 9 
» reso più comune V uso delle po- 
M ste per la trasmissione delle lei- 
» fere, è cessato il primario uffi- 
^ ciò de' cursori, e per esso desti- 
M nati si sono i Corrieri (Fedi). Il 
*> numero, de' cursori é stato vano, 
» mentre nel ruolo di Nicolò III, 
» come si dirà in appresso, se ne 
M oontaTano trentadue; in quello di 
» Clemente V del 1 3o5 se ne osser- 
» vano ciix» quaranta; trenta in 
» quello di Benedetto Xil del 1 3349 
M cinquanta in altro di Gi*egorio 
» XII del i4o6. Ma Eugenio IV 
M nel 14^9» ^ '^^'^ Nicolò. V nel 
M 1483 (deve essere en*ore perchè 
» egli morì nel i^SS) li ridussero 
» al numero di diecinoTe. F. l'emi- 
M nent. Gai^ampi Appena, de Docu- 
M memi delle monete Pontificie p. 
M 132". Avendo lìsoontrato il Ga- 
rampiy da cui il Cancellieri trasse 
interamente questo pezzo, ho tro* 
Tato, che l' anno di Nicolò Y è 
14^2, ed avendo riscontrato il Gat- 
tico, non a pag. aSa^ ma bensì a 
pag. 273, come poi mi accorsi che 
diligentemente avea anche &tto il dot» 
tissimoGarampi, ecco quanto ivi vie- 
ne riportato : » XXI De cursoribuSj 
» cioè trattando de OfficiaUhus pa- 
99 latii Pontificii. De cursoribus au- 
» tem ipsi ex se ipsis sex eligant, 
9» qui aìternatis vicibus, et septi- 
99 manìs in palatio apostolico ser- 
» viant, et ipsis sex de palatio pi*or 
» videatur de victu, et quod ma- 
99 gister cursorum sit semper at- 
» tentus, quod de ipsis in palatio 
» reperiantm* ita idonei, quod non 
» sit defectus in eorum servitio". 
Il Coheliio, Notitia Cardùudatus, 
descrivendo a pag. 24^ l'ordine 
della processione del Corpus Domi- 
ni sotto Gi*egorio XIM neH'anao 



CUR 55 

1576, dopo i generali d^li Ordini 
religiosi, ed i referendarii, parla dei 
cursori, dicendo: «• Servientes ar^ 
M morum, et cursores cum suis 
M maziis a porta palatii per viara 
ff processionis usque ad portam «. 
M Petri, oustodiant processìonem, et 
M hortentur ad prooedendum". 

Le altre funzioni pontificie, cui 
hanno luogo i cursorì, sono le se^ 
guenti. Primieramente si deve dire, 
che uno de' principali ufBd dei 
cursori apostolici, è quello d'inti- 
mare ne' rispettivi tempi alcune cap- 
pelle e funzioni Pontificie ordinarie, 
e straordinarie, i Cardinali, ed al- 
tri che diremo, e quale sia il loro, 
abito che indossano nelle intima- 
zioni, e quando fonno parte delle 
pontificie cappelle, e funzioni. 

L' abito de' cursorì del Papa, che 
vestono nelle intimazioni suddette, 
nelle cappelle e funzioni cui in tei*- 
vengono, è sotto abito nero, con 
calzoni corti, e calze nere, con iscar* 
pe con fìbbie, collare o bragiuole 
di merletto bianco, e mantellone 
di saja paonazza con mostre di seta 
di tal colore, ossia una veste talare 
aperta nella parte anteriore, con 
fìnte maniche lunghe pendenti dal- 
le spalle, come hanno tutti i man- 
telloni. Il Bonanni, DelU cursori 
Pontificii, a pag. 499 ^^^ ^"^ 
Gerarchia Ecclesiastica^ ci dà la 
figura del cm*sore in abito odier* 
«o, tenendo colla mano destila lo 
spino nero. Quando 1 cursori inti- 
mano le cappelle, e sagre funzioni, 
ordinarie, e straordinarie, poitano 
in mano lo spino, così Scendo 
quando intimano i concistori, ma 
quando intervengono alle funzioni, 
colla mano tengono la mazza di 
argento sotto il braccio destro, o 
«sinistro, nella quale evvi lo stemma 
del Pontefice, che li dichiarò suoi 



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56 CUR 

cui'soii. Nella piccola chiesa del 
ss. Salvatore in TTtermis, presso la 
Chiesa di s. Luigi dei Francesi 
(Fedi), esìste un monumento sepol- 
cibale conservatissimo di un cursore 
pontificio del secolo XV, che ^isse 
nel pontificato d'Innocenzo Vili, no-. 
minato Reginaldo Campi di Wivers 
in Francia. Si vede tutta la sua fi- 
gura vestita colla soprana separata 
dair abito, ma che appena lo copre 
fino al ginocchio, colla mazza pog- 
giata sulla spalla destra, e colla 
berretta, secondo la forma di quel 
tempo. In esso si legge anche la 
qualifica di chierico, Clericus TVi- 
verneh. Usano lo spino in vece del- 
la verga, o scure degli antichi ap- 
paritoriy o littori, che precedevano 
i consoli, i proconsoli, i pretori, i 
senatori, ed altri magistrati roma- 
ni. E siccome, al dire di Tertullia- 
no, nihil in Ecclesia mysterio va- 
cata col ramo di spino nero vuoisi 
denotare, che siccome lo spino, al 
dire di alcuni naturalisti, é il re 
degli alberi, ed insieme è il simbo- 
lo di vigilanza, così questi ministri 
debbono con fedeltà, e prontezza 
eseguire gli ordini supremi del som- 
mo Pontefice, a segno che, essendo 
anticamente il collegio composto di 
venti cursori, perchè uno riuscì in- 
fedele, non fu rimpiazzato, per cui 
i cursori rimasero diciannove, com- 
preso il loix> maestro. Altri per lo 
spino vogliono significare l'ubbi- 
dienza, che tutti i cristiani devono 
al venerabile capo della Chiesa, ov- 
vero che riesce cosa difficile e spi- 
nosa r inosservanza delle leggi, e 
dei comandi del principe; e final- 
mente credono mostrarsi per esso 
la rappresentanza, e far rispettare 
9 cursori apostolici, non cogli odio- 
si fasci de' littori, che annunziavano 
rigore e severità, ma con questo 



CUR 
indizio della maestà del principe, e 
della clemenza, e insieme del vigo- 
re, con cui fa osservare le l^gi 
ecclesiastiche e civili. 

Le intimazioni de' cursori, e pei- 
ché si fanno iti nome del Papa^ e 
pei*chè riescano spedite, si debbono 
ricevere subito, senza far aspettare 
questi ministri, alla presenza di qua- 
lunque personaggio che fosse col- 
r intimato, ancorché stesse a men- 
sa. Perciò e tradizione, che fòsse 
costume di dare al cursore in tale 
incontro una vivanda. Leggo in 
questo proposito nel Lunadoro, Re- 
lazione della Corte di Roma^ pag. 
2!2!2, dell'edizione del 1646, che 
ritrovandosi il Cardinale a tavola, 
e solilo far^i dare una buona co- 
lanone-, e nel Sestini, il Maestro 
di Camera capo XXXII, DeWamba 
sciata, dell'edizione del i634» si leg- 
ge, che se il Cardinale trovasi a man- 
giare quando arriva il cursore, si 
costuma, finita C ambasciata, tu far- 
gli dare da bere^ ed ai tempi di 
Paolo III quest'uso ancora si pra- 
ticava, come narra Novidio Fracco 
nei Fasti sagri, stampati nel 1547» 
ove alla pag. no, racconta an- 
cora i banchetti e le allegrie, che 
facevano nelle loro ferie, le quali 
principiavano il 29 settembre. Dei 
personaggi, che s' intimano dai cur- 
sori alle cappelle, ed ai concistori, 
come Cardinali, prelati di fiocchet- 
to, ed altri ; delle diverse cerimo- 
nie, e del formolario che da essi si 
pratica, delle intimazioni che fanno 
in idioma latino a voce, per ische- 
dula stampata, la quale sempre in- 
comincia con queste parole ; Inti- 
matio per cursores facienda domi 
quoque dimissa copia, si tratta in 
vari luoghi del Dizionario^ massime 
nel volume Vili, p. "x^i, e 24^» 
ove pure si dice dell' intervento dei 



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COR 

cursori nelle cappelle Pontificie, con 
altre interessanti nozioni, che li ri« 
guardano; e nel volume XV si tratti 
ta di ciò che appartiene ai conci- 
stori segreti, pubblici, e semipubblì* 
ci, con le analoghe notizie, cioè alle 
pag. 238, a4^, 249> ^ ^^o* ^olo 
qui aggiungeremo, che anticamente 
i cursori doyeyano intimare le cap- 
pelle, e i concistori pubblici anqh^ 
ai principi di sangue regio, che si 
fossero trovati in Roma, ed agli 
ambasciatori dell' imperatore, del re 
di Francia, del re di Spagna, e del 
re di Portogallo. Noteremo anche 
qui, cbe i cunori intimano ai Car- 
dinali le cappelle semipapali per la 
festa di s. Tommaso d'Aquino, e 
per qudla dell'ottava de' ss. apo- 
stoli I^etro e Paolo, non in perso- 
na, ma in iscritto col nome del 
prelsTto celebrante, e l'ora della 
cappella. Per le beatificazioni, e ca- 
nonizzazioni &nno egualmente i cur- 
sori le intimazioni, con questo però, 
che nelle beatificazioni l'intimazio- 
ne si fa colla schedula ai soli Car- 
dinali componenti la sagra congre- 
gazione de' riti, insieme ai consulto- 
ri di essa. Nella settimana santa, ì 
cursori intimano ai Cardinali i mat- 
tutini delle tenebre, e l' ora di essi, 
matutinae lenehrosae, e per le altre 
sagre fiinzioni consegnano la. con- 
sueta schedula stampata, ma prima 
questi intimi della settimana santa, 
e di tutto il resto delle feste, si fa- 
cevano dai cursori a voce. Quando 
i Cardinali, al modo che si trova* 
no, ricevono i cursori, che fanno 
l'intimazione con un ginocchio a 
terra , e collo spino in mano , 
si coprono il capo colla berret- 
ta cardinalizia. E quando il mae- 
stro de' cursori domanda al Papa, 
colla formola che riportasi al citato 
volume XV,- pag. 23&: Cras crii 



CUR S'; 

ne Cohsistorium? sta genuflesso con 
ambo le ginocchia, e senza lo spino 



m mano. 



All'articolo Conciasi (Fedi) di« 
cemino anche quanto riguarda i 
cursori, che intimano le cappelle 
de' novendiali ed altro, in nome 
del Cardinal decano del sagro Col* 
legio. Il Lunadoro, edizione del 
i774> t. I, p. 85, dice, che in 
conclave, dopo essersi portato il 
pranzo a' Cardinali, un cursore 
ivi presente, vestito di paonazzo, 
colla sua mazza di argento, chiude 
lo sportello della rota. Rapporto 
alle aziende dei cursoii risguardan* 
ti il conclave, massime di quanto 
fecero ne' tre ultimi celebrati al Qui- 
rinale, ecoone la descrizione. Nel 
giorno dell' ingresso de' Cardinali ia 
conclave, quando i Cardinali si re- 
cano in esso processionalmente, par- 
tendo dalla chiesa di s. Silvestro, i 
quattro cursori anziani accompa- 
gnano il sagro Collegio alla cappel- 
la paolina, come nella processione 
del Corpus DominL Terminato il 
discorso, che fa il Cardinal decano 
in detta cappella ai Cardinali, il 
maestro dei cursori co' suoi colle-' 
ghi va da monsignor maggiordomo 
governatore del conclave, il quale 
comunica ad essi il modo come 
devono disimpegnare le loro attri- 
buzioni neir assistere alla custodia 
delle rote del medesimo conclave, 
doé alle due, che sono a pian ter- 
reno, dalla parte . del Quirinale, e 
da quelle delle quattro fontane, in* 
sieme ai rispettivi prelati, e due 
capitani, che elegge il. maresciallo 
del conclave. Lo stesso maggiordo- 
mo assegna ai cui^sori l'ora, nella 
quale la mattina seguente devono 
andare a prendei*e la chiave per 
l'apei'tura di dette rote, che tiene 
il prelato presso di sé. Quattro 



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58 



CUR 



cui^sorì più anziani, divisi in due 
turni, sono destipati ogni giorno a 
&re la guardia alle ruote. Dopo che 
ì dapiferi hanno portato il pranzo 
à' Cardinali, i due cursori chiudo* 
no le rote, e ne consegnano le chia- 
mi al prelato più degno tra quelli 
destinati alla guardia delie roedesi- 
me, e che restano a pranzo presso 
il condave. Dopo di questo i due 
cursori ritrovansi nelle ore pome- 
ridiane alle rote, per riaprirle alia 
Tenuta de' prelati. Quindi vei^so not- 
te i due cursori richiudono le ro* 
te, e ne riportano le chiavi al mag- 
gioi'domo; e ciò si ùl dai cursori 
per tutto il tempo, che dura il eon- 
elave. Dovendosi ad essi passare il 
pranzo, come lo hanno i prelati de* 
stinati alle rote, i cursoi'i ogni gior- 
no hanno .scudi tre in compenso, 
che si ripartono in detti quattro; 
compenso, che percepiscono dal gior- 
no della morte del Papa, sino alla 
elezione del nuovo. 

Air articolo Cappelle Pontificie 
(P^edi)^ ai singoli luoghi si dice del 
luogo che vi prendono i cursori, 
massime nelle processioni della ca- 
nonizzazione, e del Corpus Domini, 
Mentre difila questa, nell'atrio del 
palazzo vaticano, innanzi al Cardi* 
nal primo diacono, e ai prelati go- 
veraatcMPe, e maggiordomo, il mae- 
stro de' cursori legge loro il Rotolo^ 
ossia ordine della processione. Nella 
vigilia della festa dei principi degli 
apostoli, i cursori nel cortile vati- 
cano fanno tre formali citazioni pei 
censi dovuti alla santa Sede in tal 
giorno, e non soddisfatti, mentre la 
quarta il maestro de' cursori la fa 
al Papa sedente in sedia gestatoria 
nella sala regia, nel modo che di- 
^i al voi. IX, p. 72 del Dizto- 
nano^ ove si riportano le parole 
delia .citazione, e la risposta del 



CUR 
Pontefice, k pag. 80 inoltre si di- 
ce delle altre tre citazioni fatte dai 
cursori nella mattina della festa 
suddetta, e della quarta, che il mae- 
stro de' cursori pronunzia al pas- 
saggio del Papa, cui risponde come 
nel precedente giorno. Dell'inter- 
vento de' cursori, nelle pompe fu- 
nebri colle mazze di argento rivol- 
tate, fa menzione il citato Bonan- 
ni. Intimano eziandio i cursori le 
esequie pei Cardinali defonti, sì ai 
Cardinali ed altri, che ai quattro 
Oi*dini religiosi mendicanti per la 
recita dell'uffizio, ricevendo dagli 
eredi del defonto dieci ducati di 
camera, e ventiquattro libbre di ce- 
ra, ed altri otto scudi, in com- 
penso della berretta nera cleri- 
cale, che soleva ad essi dai'si nelle 
esequie di ogni Cardinale. Nella se- 
conda edizione del Lunadoro, stam- 
pata nel i63a, leggesi a pag. 187, 
quanto segue : «• Al corpo morto vi 
M assistono li quattro maestri delle 
M cerimonie con cotta, tutti i cur- 
M sori con abito fino in terra pao- 
M nazzo, con mazza di argento in 
M mano, e per regalia viene loro 
M data una ben*etta-ila prete per 
M uno." Dai Cardinali nuovi rice- 
vono la propina di dieci ducati di 
camera. 

I cursori avevano luogo anche 
alle cavalcate, pei* le cappelle della 
ss. Annunziata, della Natività della 
b. Vergine, e di s. Carb Borromeo, 
non che a s. Sabina il primo gior- 
no di quaresima. Delle due pubbli- 
cazioni dell'anno santo, che i cur- 
sori fanno con formalità a cavallo 
alle patriarcali basiliche, si tratta al 
voi. Vili, pag. 2oa e 2o3, del 
Dizionario. Inoltre i pontificii cui'- 
sori pubblicano^ ed affiggono nei 
luoghi pubblici, e consueti di Roma, 
i bandi, le bolle, le costituzioni, e 



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CUR 
lettere apostoliche, come nella curia 
inaocennana, alla cancelleria apostc^ 
lied, al palazzo dell' inquisizione, a 
Campo di fiore, alle colonne este* 
riorì delle patriarcali basiliche ec» 
col nome del maestro de' medesimi 
a piedi di esse, che attesta dell' e^ 
seguita solenne pubblicazione ed a& 
fissione. Questi, ed altri sono gU 
uffizi, ch'eserdtano i cursori apo- 
stolici. Che i cursori poi intervenis^ 
sero anche ai concìli, lo abbiamo da 
quello generale di Trento, che de- 
scrive r incarico cui avevano nelle 
spedizioni, e T assiduità, con che do* 
vevano sempre stare all'ingresso del* 
la porla dello stesso consìglio, ed 
infine ne leggiamo i nomi dei primi 
due. Nella basilica di s. Maria in 
Trastevere di Roma, in cappella del 
ss. Sagraniento di proprietà dei du- 
chi di Altemps, ed al lato manco, 
è dipinta T apertura di tal celebre, 
e sagrosanto concilio, ote si veggo* 
no i padri che lo formavano, ed t 
cursori apostolici ai cancelli con ù* 
Biari'a, o abito paonazzo, come usa- 
no gli odierni, colle maniche, e ma- 
nichetti co' relativi rivolti bianchi, 
alla eravatta, come i filippini. I 
medesimi cursori tengono in mano 
un bastone di spino, non già lo spi- 
no corto, come quello usato pt*e- 
sentemente. Hanno il capo coperto 
di berretta clericale a quattro pizzi. 
Dopo che il Papa, per mezzo del 
prelato maggiordomo, ha ammesso 
nel collegio de' suoi cursori un in- 
dividuo, nel prendere il possesso del- 
Tufficioi giura innanzi a tutti i col- 
leghi suU'evangelo di esercitare fe- 
delmente l'ufficio, e siccome uno 
mancò a tale giuramento, come si 
disse, fu espulso. Quindi, iiella se- 
guente domenica, il maestro dei 
cursori pi'esenta il novello al Papa 
con queste parole: Beatissime Pa" 



CUR 



«9 



ter, iste est cursor notntSj ijui humi' 
ater a Sanctitate Vèstra petit osctè' 
ìum pedis. Ammesso egli dal Papa 
al bacio del piede^ in uno al mae- 
stro> ambedue ricevono la apostoli- 
ca benedizione. 

Prima il collegio de' cui^ri a- 
veva nn Cardinal protettore, il qua» 
4e ai tempi del Piazza era il Car- 
dinale Nicolò Acdajuoli, stato udi- 
tore generale della camera, e che 
morì decano del sagro Collegio nel 
17 19. Alla di lui pompa funebi*é, 
come Cardinal decano, i cui*sori 
€oIl€ mazze d'argento circondavano 
il fèretro, ed avevano intimato e- 
ziandio la famiglia Pontificia, che 
elevano invitare anche pei princi- 
pi reali defbnti. Altrettanto i cur- 
sori praticavano, ed insieme intei^ 
venivano al trasporto funebre con 
cavalcata, dei Cardinali vice-cancel- 
liere, camerléngo, e penitenziei-e 
maggiore. Il collegio de' cursori è 
aggregato all'arciconfraternita del ss. 
Sagi*amento, e cinque piaghe, esi- 
stente nella basilica di s. Lorenzo 
in Damaso; e il maestro prò tem- 
pore de' cultori ha sèmpre luogo 
nella congregazione segreta, e quan- 
do il sodalizio faceva la solenne 
processione del Corpus Domini^ i 
cursori sostenevano le aste del bal- 
dacchino. Nel Mailinelli, Roma ex 
ethnica sacra, pag. 59, e i33, si 
legge: » In monte lordano, in ve- 
M teri cursorum vico, olim capella 
n s. Angeli Mincinelli, seu in Ma- 
M cerello, augustum sub cura so- 
M cietatis laiconim ". Oggi é la 
chiesa di s. Giuliano. F, il Panci- 
roli. Tesori nascosti di Roma, pag. 
359. Forse in questo luogo abita- 
vano i cursori, o vi avevano 1* uf- 
fizio. Presso questo sito è la via 
de' Banchi, ove prima erano gli uf- 
fizi de'notari sì dell'uditore gene- 



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6o 



CUR 



rate della camera, che della rever. 
camera apostolica, prima che Innc^ 
cenzo XII li trasfeiìsse al luogo 
dove SODO* 

Anticamente faceva da capo dei 
cursori uno di loro, cioè quelli 
più prudenti per tre mesi. Ad essi 
s'indirizzavano le commissioni fir- 
mate dal Papa, e dal Cardinal pre- 
fetto dei supi*emo tribunale della 
segnatura di giustizia. Fra tutte 
queste prerogative però la più ono- 
rifica per essi è certamente quella 
di essere stati sempre famigliari del 
Papa. Il Galletti, nelle memorìe di 
tre antiche chiese di Rieti, ha pub- 
blicato, alla pag. 178, un molo e- 
sattissimo di tutti i famigliali del 
Pontefice Nicolò III, che regnò dal 
1277 al 1380. Que' famigliari ri- 
cevevano la così detta parte di pa^ 
lazzo, e nell'elenco intitolato /V»- 
mo de coquina recipit, in ultimo 
luc^o si trovano trentadue cursori 
coi rispettivi nomi, ed il numero 
della poi*zione. Questo ruolo in 
pergamena si conserva Ìv^l le mi- 
scellanee Ludovisiàne del Yatica- 
jno, ed è intei*essantissimo, perchè 
fa conoscere la corte dei Papi nel 
•ecolo Xlll. 

AUre notizie sui Cktrsorì apostoli- 
ci dal secolo XVI finxi ad og- 
gidì. 

Nel i586 nel pontificato di' Si- 
sto V, si formò un collegio di 
cursorì apostolici Vacabili {Fedi)^ 
perciò chiamati {^acabiUsliy compo- 
sto di persone idonee, che doveva- 
jìo sborsare una somma di denaro 
pei bisogni del tesoro pontificio; 
laonde presero il nome di CoUe" 
gio de' vacabilisti di cursor/zto a- 
pOstoUcOy addetto al tribunale del- 
l' A. C, ossia dell'uditore genera* 



COR 
le della veneranda camera aposto- 
lica, con diritti, prerogative, ed e- 
molumenti sanzionati dalle ponti fi- 
de costituzioni, principalmente da 
un chirografo di Benedetto XIV 
de' 18 agosto 1748, il quale prov- 
vide a tutto l'economico, e siccome 
erano dicìotto, li ridusse a dodi- 
ci. Dal medesimo chirografo rile- 
vasi il servigio di guardia al sagro 
palazzo apostolico, l'assistenza alle 
cappelle pontificie, e l'esecuzione 
degli atti giudiziari dei primi tri- 
bunali della curia romana; con 
questo però, che i dodici cui'sori 
vacabilisti titolari si servivano di 
altrettanti giovani, e subalterni pei 
detti atti giudiziali. La proprietà 
dell'ufficio fu loro conservata, sino 
alla seconda invasione che, nel 
1809, fecero i fi^ncesi dello stato 
pontificia II nuovo governo, liqui- 
dando i proprietari de' vacabili, vi 
comprese quello del cursorato. Ma 
di questi soU sette vacabili e mez- 
zo vennero Uquidati, i^estandone 
quattro e mezzo in vigore, perchè 
i praprietari non curarono la fatta 
liquidazione. Ritornato, liei i8i4> 
glorìosamente in Roma Pio VII, i 
6upei*stiti cursori vacabilisti, ed in- 
dultari, alloi*ché il tribunale dell' A. 
C. tornò ad attivarsi, subito impre- 
sero il servigio del sagra palazzo 
apostolico . La reverenda camera 
apostolica successe ne' diritti de' ti- 
tolari vacabilisti liquidati, perchè 
reintegrò le corporazioni, che a dis- 
capito de' loro interessi avevano 
somministrata la liquidazione. Il 
perchè essa , e i vacabilisti non 
liquidati, vennero a^ormare nuo- 
vamente il collegio de' cursorì, e 
quindi a percepirne gli emolumen- 
ti, previo il consueto compenso ai 
subalterni, e così progredì l'ufficio 
sino al 1817. 



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CUR 

Nel gennaio 1 8 1 8, essendosi cam*- 
biata la procedura giudiziale, dal- 
l'uditore generale della camera, 
monsignor Pallotta poi Cardinale, 
furono nominati, e completati i 
dodici cursori principali, ed aggiun- 
ti dodici giovani, senza considerare 
gr intei^^ssi della reverenda camera, 
e quelli de' proprietari vacabi listi. 
Dando il nuovo sistema giudiziaria 
facoltà ai cursori di eseguire i 
mandati, ciò pregiudicò non tanto 
la convenienza dei giovani, quanto 
quella de'cursori principali, cbe era- 
no al loro livello, mentre erano 
destinati all'onorevole servigio del 
sagro palazzo. Per evitare la pro^ 
miscuità dì tal distinto servigio dei 
proprietari vacabilisti, e dei sei in- 
dultarì esercenti per. quei che ave- 
vano liquidato, confermati nel po- 
sto, e riconosciuti per principali del- 
la reverenda camera, il Cardinal 
Consalvi segretario di stato con 
ordinanza de' i5 dicembre 1819 
proibì che quelli nominati dall'u- 
ditore della camera, e che eseguiva- 
no i mandati, s'ingerissero nel ser^ 
vigio del sagro palazzo apostolico, 
ed intervenissero alle cappelle ponti- 
ficie. Tanto il servigio del sagra 
palazzo, die l'assistenza alle pontifl- 
ficie cappelle, venne progredita da 
s^i individui del collegio. Dal 18 18 
al 1834» venne in tutto dai me- 
desimi eseguito l'antico sistema, 
ma per morte ed impotenza di det- 
ti cursori non poterono intervenire 
a tutte le cappelle papali, e dovet- 
tero limitarsi a quelle delle princi- 
pali solennità, come di Pasqua, Na- 
tale, processioni del Corpus Domini^ 
ec. Fu allora che i superstiti curso- 
ri implorarono in difesa de'loro di- 
ntti l'autorità del Pontefice Leone 
XII, per cui nel 1826 determinò 
per mezzo dell'uditore della carne- 



CDR 6f 

ra, e del tesoriero generale in XIV 
articoli, alcune provvidenze, di cui 
ci limiteremo ad accennare le prin- 
ci pali. 

Venne incamerato l'ufficio di cur^ 
sorì dell'A. C. con compenso ai su- 
perstiti proprietari, e la provvisione 
ai cursori giovani, e soprannumerari, 
supplendo anche alle spese di offi- 
cio. Questo si stabili con un eco^ 
nomo, con dodici cursori principa^ 
li esercenti, divìsi in due classi, 
con dodici giovani cursori, e con otto 
giovani cursori copisti, compreso il 
custode dell'officio. La nomina dei 
dodici cursori principali esercenti 
fu riservata al Papa, a presentazio^ 
i!^e dell'uditore della camera, di 
concerto, col tesorìere generale, at- 
teso l'interesse camerale, sorvegliato 
dall' economo , perciò dal secondo 
dipendente, mentre la nomina dei 
dodici giovani cursori, e quella dei 
cursori soprannumerari venne attri- 
buita all'uditore. Ma i cursori de- 
stinati al servigio del sagro palaz- 
zo, ed agli intimi delle cappelle, 
concistori ec. , si dovranno appro- 
vare dal maggiordomo pontificio. 
Tutti i sopraddetti si dichiararono 
impiegati camerali, con diritto alla 
giubilazione. Le provvisioni mensili 
si fissarono in quaranta scudi sì al- 
l' economo che ai cursori prin- 
cipali esercenti , e la metà ai 
sei cursori di seconda classe, e ai 
dodici giovani cursori, mentre a- 
gli otto giovani soprannumeri si 
.assegnarono scudi nove al mese, 
ec. ' Ai quatti'o cui*sori esercenti , 
destinati al sei*vizio del sagro pa- 
lazzo, intimi ed assistenza alle cap- 
pelle, si stabilirono scudi tre men- 
sili di compenso, quando il Papa 
abiterà il Vaticano, e due quando 
risiederà al Quirinale. Questi ulti- 
mi dovranno scegliersi dal tesone- 



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Gì CUR 

re, ed uditore tra i più probi dei 
sei curscMri di primo grado. Pio VI IT 
accordò loro per la lettura del Ro- 
tolo nella processione del Corpus 
Domini auntxì scudi ventidue. 

Finalmente il regnante Pontefice 
Gregorio XVI ha dichiarato, che 
tutti i cursori del sagro palazzo a- 
postolicoy tanto in posto che sopran* 
numerari, neno nominati, ed ap- 
provati dal prelato maggiordomo, co* 
me superiore dì tutti i cursori apo- 
stolici, ed inoltre ne ha già nominati 
tre per organo di tal prelato. Anche 
ai cursori poi si estendono le utili 
rìfoime ^tte dal medesimo Papa 
che regna, come si può vedere nel- 
l'editto de' 17 dicembre 18 34- In 
virtù del quale, e in rapporto ai<- 
la dipendenza, che hanno ì cursoii 
dall'uditore della camera, é a sa- 
persi, che siccome la mensualità dei 
cui^sori proviene da ciò, che introi* 
ta l'ufficio deli'A. C, ragion vuole 
che si prestino all'esercizio di tale 
ufficio, e perciò i cui*sori anche 
principali, compresi quelli del sagro 
palazzo, devono disìmpegnare quel- 
le attribuzioni a loro competenti, 
e di oi*dine di monsignor uditore 
della camera. Va però notato, che 
i cursori prtacipali non sono te- 
nuti ad altro, se non a presiedere 
al libro, dove si notano tutti gli 
atti giudiziali, e sentenze,, e prez» 
zarle per confrontarle poscia col li* 
bro di registro del cassiere all'ut 
fido destinato. Nelle ore pomeridia» 
ne un cursore prìncipale di turno 
settimanale ha ancora 1' obbligo 
di ti'ovarsi all'ufficio per ritirare 
tutte le citazioni d'urgenza, che po« 
tessero portarsi dai curìali, ritiran- 
done il denaro, affine di poterlo 
consegnare al cassiere nella seguen- 
te mattina. A questo non è obbii* 
gato il mtiesti-o de'cursori come ca* 



CUR 

pò, e còme cursore dd s. ófiizio, 
per cui è esente da ogni attribu- 
zione al detto ufficio. Non ostan- 
te poi che i oui^sori principali ab^ 
biano il suddetto obbligo, a quelli 
addetti al servigio dei sagri palaz- 
zi apostolici, è affatto- proibito di 
eseguire mandati, portare citazioni, 
od altro, sotto pena di essere inte-^ 
ramente esclusi dall'onorevole ser^ 
Tizio palatino. 

GURTI Guglielmo , Cardinale . 
Guglielmo Gurti dioesi nato nel 
castello di Mirepoix, un tempo spet- 
tante a Tolosa. Vestì l'abito dei 
cistcrciensi nel monistero Balbonese. 
Studiate indefessamente le scienze 
nella università di Sorbona, e lau- 
reatosene, divenne abbate del suo mo- 
nistero; quindi nel iBB^ dovette ac- 
cettare il vescovato di Nimes , poi 
quello di Albi, e ai 18 dicembre del 
1 337 Benedetto XII lo creò Cardinale 
prete dei ss. Quattro, o di santo Ste- 
rno al Monteoelio, come vogliono 
altri; poscia nel i349 fu vescovof 
Tusculano, indi camerlengo del sagro 
Collegio. Gemente VI con amplis- 
sime faiDoltà lo spedì legato ai prin- 
cipi d'Italia, perchè li accomodasse 
fra loro per unirli poi tutti contro 
il turco, ed impedire a Lodovico, 
il Bavaro^ di venire in Italia; non- 
ché a riformare la disciplina eccle- 
siastica, alle quali cose tutte egli' sep- 
pe provvedere accortamente, « con 
comune soddisfazione. Da vescovo, 
voleva ogni giorno onorata la sua 
mensa da parecchi poveri, proteg- 
geva le vedove, ed i pupilli, digiu- 
nava, pr^ava, e la faceva da san- 
tissimo pastore. Stabilì annue ren- 
dite a mantenere sedici giovani 
studenti di teologia nel collegio dei 
bernardini di Parigi, cui egli per-, 
fèzionb, erigendovi anche magnifica 
chiesa, e scelta biblioteca. Da uhi- 



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cus 

mo, dopo essere intervenuto alla 
elezione di Clemente ^ ed Innocenzo 
\I, morì in ÀTignone nel 1 36 f , venti- 
quattro anni dacché era Cardinale. 
CURRUBIS, o CoRBiXBÌ. F. 

CURBI. 

CUS, seu CUSA. Sede eptscopa* 
pale dell'Egitto^ e capitale di tutta 
la Tebaide, sulla riva orìentale 
del ^ilo, con porto sul mare ros- 
so. Quattro vescovi vi ebbero sede, 
e, secondo CommanvìUe, furono co- 
pti. Dice egli inoltre, ch'erano sot- 
toposti al patriarca di Alessandria. 

CUSA Pficoiò^ Cardinale. JNicolò 
di Cusa, detto così dal luogo di 
nascita, sulle live della Mosella di 
Treviri, nacque nell'anno i4o5 da 
un povero pescatore. Secondo al- 
cuni, era canonico regolare pre- 
posto al monistero Wotobergen- 
se, e arcidiacono di Liegi, decano 
di s. Fiorino di Costanza, e proto- 
notarìo apostolico. Nel concilio di 
Baàlea à mostrò contrarìo alla s. 
Sede, ma dipoi pentito dell'eiTore, 
fece quanto potè a togliere lo sci- 
sma, dicendolo delitto diabolico in 
una lettera, che scrisse all'ambascia- 
tore del re di Castiglia. Venne al- 
la dieta di Magonza nel i44'9 ^'^ 
presente l'imperatore Federico III, 
difese da valoroso il Pontefice. Lo 
stesso fece nelle Gallie, ove conob- 
be il Cardinal Perentucelli, o Calan^ 
drini, il quale poscia divenne Papa 
col nome di Nicolò V, che, a'20 di- 
ceiQbre del i448 lo innnatzò ali' o- 
nor della porpora col titolo di s. Pie- 
ti-o in Vincoli, cui abb^Uì di nuovo 
il soffitto, «d'un monisteix). Nel iS^So 
fu vescovo di Bressanone; ma nomi- 
nato dal capitolo di quella cattedrale 
altro vescovo, il Cusa ebbe a soffe- 
nre gravi dispiaceri, non che la 
prigionia, da cui, non venne libera- 
to che a mezzo di dure ed ingiù- 



CUS 63 

stè condizioni; ma la sua 'modera- 
zione, l'energico sostegno del Papa e 
l'attenzione dell'imperatore accomo- 
darono ogni cosa. Nel i4^i ^^ Ic^ 
legazione di Germania a Federico I li, 
e benché vi andasse con circospezione, 
ottenne di meglio stabilirvi la religio- 
ne cattolica, che ooiTeva grande rì- 
schio. N'ebbe parecchie alti^ nell'A- 
lemagna, e Boemia, ed in altre 
Provincie aettenti^ionah , ove pacifi- 
cò alcuni principi, e li indusse ad 
armai-si contro Maometto II, che 
minacciava la a*ìstianità. A Mag- 
deburgo tenne un sinodo , cre- 
simò la figlia del duca di Bruns- 
vick, accordò indulgenza di cento 
glbrni a chi di buon mattino al 
suono della campana avesse recita- 
to tra volte l'orazione del Signore, 
e cinquanta a que'sacerdoti , che 
nel divin sagrifizio pregassero per 
la salute, e prosperità del sommo 
Pontefice, e del proprio vescovo. 
Fece il possibile per condurra alla 
chiesa gli eratici ussiti, provando 
in una erudita lettera scrìtta ad 
essi, colla Scrittura, e colla tradizio- 
ne, non esser necessaria a salvar- 
si la comunione sotto ambe le spe^ 
eie. Intervenne alla elezione di Cali- 
sto III, e Pio II, e nell'assenza 
di quest' ultimo da Roma, egli di- 
venne vicario legato della città ap- 
plaudendovi ognuno. Era gran teo^ 
fogo, perito giureconsulto, valente 
matematico, dotto nelle scienze sagra 
e profane, e scrisse parecchie opere 
pubblicate a Basilea in ti*e volumi in. 
foglio nel i565: fond^^ una chiesa, 
ed un ospedale ad onore di s. Ni<^ 
colò della sua patria, assegnandovi 
pìngui rendite, non che una bi- 
blioteca, ricca di oodici greci e la- 
tini. Dopo aver beneficata genero- 
samente la chiesa del suo titolo, ve- 
nerato e stimato da tutti, morì a 



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64 CVS 

Todi nel 1464 agli 1 1 agosto, di da- 
quantanove anni, e sedici di Cardi- 
nalato. La sua salma fu portata a 
Koma, ed ebbe tomba nella chiesa 
del suo titolo. Dal gesuita Gaspero 
Hartzeim abbiamo scrìtta elegante- 
mente in latino, e pubblicata in 
Traverì nel 1780 la vita di questo 
Cardinale, che fu fra i moderni 
quello cui si attribuisce il rinno- 
vamento dell'ipotesi del moto della 
terra intorno al sole, messa in ob- 
blio dopo Pitagora, benché in que- 
sto Copernico, e Galileo fossero più 
fortunati del Cardinal Cusa. 

CUSANI Agostiuo, Cardinale. 
Agostino Cusani dei marchesi di 
Somma, patrizio di Milano, nac((ue 
nel 1542; Apprese le leggi in Bolo- 
gna, Avignone e Pavia, lesse ono- 
revolmente in questa ultima. Era 
saggiamente diretto da s. Carlo 
Boiit)meo, ed amico a san Filip- 
po Neri. Gregorio XIII lo ascrisse 
ai chierici di camera, poi divenne 
uditore della medesima, e fu impie- 
gato in aSkvi delicati della Chiesa 
con sommo vantaggio. Sisto V, ai 
1 4 dicembre del i588, lo creò Car- 
dinal diacono di s. Adriano, colla 
prolettoria dei minori conventuali, 
e la deputazione a pai^cchie con- 
gregazioni, ov'ebbe gravissimi affii- 
ri, specialmente in quella delle co- 
se di Francia. Introdusse i religiosi 
della Mercede nella sua diaconia^ e 
trovò il corpo di s. Adirano con 
quelli di altri santi, cui fece collo- 
cai^ sotto aitar magnifico, da lui 
6tto costruire, e colla permissione 
del Pontefice, donò a s. Filippo 
Keri i corpi dei ss. martiri Papia e 
Mauro, riposti nell' aitar maggiore 
della magnifica chiesa di s. Maria 
in Vallicella, ove fondò una cappel- 
la ricca di dote alia purificazione 
della Vergine santissima. Quindi 



CCS 
fu traslatato al titolo dei ss. Gto. 
e Paolo, ove fece lavorare un no- 
bile soffitto, ed abbelfi la tiibuna 
di pitture d'eccellente pennello. 
Quando parù da Roma pei* Fer- 
rara, nuiralti*o raccomandò al suo 
maestro di casa, che i poveri da 
sovvenire. Donò le sue sostanze 
allo spedale di Milano, e parec- 
chie migliaia di scudi ai suoi do- 
mestici, e dopo avere accompagna- 
to a Ferrara Clemente Vili, pas- 
sò a Milano, dove morì nel 1598 
di cinquantasei anni e dieci di car- 
dinalato. Fu seppellito in chiesa a 
s. Barnaba. 

CUSANI Agostiko, Cardinale. 
Agostino Cusani, dei marchesi di 
Somma, nobile patrizio Dailanese, 
nato nel i655, divenne protonota- 
rio apostolico partecipante, nell'an- 
no t685. Il ven. Innocenzo XI lo 
scelse a commissario di sanità per 
tener lungi dallo stato della Chie- 
sa la peste, che a Napoli menava 
orrenda strage; tocche egli eseguì 
con molta accortezza. Quindi A- 
lessandro Vili lo annoverò tra 1 
ponenti del buongoverno, e poi lo 
fece presidente alla camera. In ap- 
presso, cioè nel 1695, da Innocen- 
zo XII venne ascritto tra i chieiici 
della medesima camera, colla nun- 
ziatura al senato veneto nel 1696, 
dopo la quale, nel 1706, ebbe quel- 
la alla corte di Frauda. Clemente 
XI, volendo premiare le egregie ge^ 
ste del Cusani , nel 1 7 1 1 , il pio- 
mosse al vescovato di Pavia, e nel- 
r anno seguente lo creò prete Car- 
di naie del titolo di s. Maria del 
Popolo, e gli diede la legazione di 
Bologna. Dopo aver governato la 
sua chiesa per quasi ti*edici anni, 
la rinunziò, nel •1724» ^^^^ pensio- 
ne di diecimila cinquecento scudi, 
nelle mani del Papa Benedetto XlH) 



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cus 

e rìtirossi' alla patria, oTe mori nel 
lySo, dì settantacinque anni dì età, 
e didotto dì Cardinalato. Interven- 
ne ai oonclaTi d'Innocenzo XIII, e 
Benedetto XIII, e fu sepolto nella 
chiesa delle monache di s. Prasse- 
de nella tomba de* suoi antenati. 

CUSCO o CUZSCO (de Cusco). 
Città con residenza vescoTÌle, nella 
America merìdionale neUa repub« 
Uica dei Perù^ capo luogo delia pro- 
vincia del suo nome. Giace in una 
pianura bagnata dai Guataoay, ed 
è cinta da montagne, sul declivo 
delle quali furono tìostrutti i suoi 
primi edifizì. Le sue case sono fab- 
bricate con gran pezzi di pietra vi- 
va con buon gusto aixhitettonico, 
e con eleganza. L'università egual- 
mente è un bell'edifìzio» Vi sono 
neUa città parecchi bagni forniti 
di due sorgenti calda, e fredda. 
Dalla sua grande piazza quadrata 
partono quattro strade magnifiche 
e dritte, che guardano verso le 
quattro parti deli' antico impero. 
Cuzsco, quasi come Lima, è divisa 
in due parti, Tuna detta Havan- 
Cusco, od alto Cusco , e laltra 
Barin Cuzsco, cioè il basso Cuzsco. 
Tra i monumenti del suo antico 
splendore, conserva una gran for- 
tezza eretta dagl'Incas , chiamata 
Saisa-huama, composta di tre re- 
cinti concentrici a guisa di trian- 
golo, al centro della quale abitava- 
no gl'Incas, in un palazzo, le cui 
mura erano incrostate d'oro e di 
argento, non che adorne di ogni 
scila di figure di animali. Questa 
fortezza, in cui non si poteva en- 
trare che per istrade sotterranee 
nascoste, é resa quasi inespugnabile 
malgrado i guasti dei tempo; e 
cpielli fatti dagli spagnuoli per de- 
molirla bastano ad attestare la po- 
tenza, e grandezza di que' sovrani. 

VOL. XIX. 



CDS 65 

Inoltre h dttà conteneva molti 
palazzi costrutti di pietra , gli e- 
stemi ornamenti de'quali ei*ano del 
pari incrostati d' oro, e di ar- 
gento, tal che si pub congetturare 
quali ricchezze vi rinvenissero gli 
spagnuoU conquistatori, a£fermandosi 
'die molti e vasti sotterranei n^rano 
ripieni, come anche di lavori di pre- 
gio, avvegnaché gli abitanti di Cusco 
sempre furono industriosi, e prin- 
apalmente distinti nei ricamo, nella 
scoltura, e nella pittura. £ no- 
to, che a Cusco si portava tutto 
l'oro, e l'argento delle altre prò* 
vinde del Perii, allora le piii ric- 
die del mondo conosciuto. A poca 
distanza dalla dttà di Cusco evvi 
la bella valle Vucay, luogo assai 
.delizioso, per cui gl'lncas talvolta 
vi fecero readenza. Quivi pm*e su 
alta rocca era una fortezza che si 
riguardava come la costruzione più 
colossale conosciuta nell' America 
per le enormi dimensioni delle pie- 
tre quadrate, congiunte senza ce'^ 
mento: una triphce muraglia ne 
formava il recinto. All'usdre di Cuz- 
sco, s'incontrano due grandi stra- 
de manufette della lunghezza di cin- 
quecento leghe, che terminano a 
Quito, r una costeggiante il ma- 
re, e l'altra che supera i gioghi 
montani. Lungo le medesime s'in- 
contravano (specialmente in cima 
ai monti) arsenali, fortezze, templi, 
ed ospizi aperti a' viaggiatori. Ora 
non se ne veggono che le vestigia. 
Rivaleggiarono taU strade colle più 
magnifiche vie degli antichi ro- 
mani. 

Cusco vuoisi fondata nd io43 
da MoncO'Capac, primo Incas del 
Perù. In progresso fu sempre la ca« 
pitale, e la residenza di tutti gli 
altri suoi sovrani, sino all'ottobre 
del i524> epoca nella quale Fi'an* 
5 



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66 CVS 

qesoo Pizsarro, alla testa di una pio- 
cola armata spagnuoia se ne i^ese 
padt*one, e ne prese possesso^ a no- 
me dell'imperatore Carlo V, re di 
Spagna. QuelP armata sanguina- 
ria vi esercitò tutti gli orrori, che 
la storia ci ha tramandati. Tali ra- 
paci conquistatori vennero presi da 
maraTiglìa alla vista della grandez- 
za e magnificenza degli edifizi, soprat- 
tutto da quella del famoso tempio 
del sole, detto Curiacanche, le cui 
mura, e tutto Testerno erano rìoo* 
perte di lamine d'oro, e di pieti*e 
preziose. Yedevasi ornato pure dul- 
ie figure, e dagl'idoli delie nazioni 
diverse soggiogate dagl'Incas, non 
che dai ti*ofei eretti in onore del 
sole loro Dìo. Era esso venerato 
in forma di asti*o d'oro massiccio, 
di una immensa gi^andezza,. come 
pure di oro erano i divevsi bodDi 
delle fontane, chef ne ornavano il 
tempio. Allato dell'aure» immagi- 
ne del sole oonsacravaasi i cadaveri 
d^'Incas trapassati y per ordine de 
anzianità, bene imbalsamati, ed as-^ 
sisi su troni d^oro. Anche le porte 
del. tempio erano d'oro, la princii- 
pale delie quali era rivolta a bo- 
rea. Servivano di fregi grosse cor- 
nici d'oro, e quelle delle mura era- 
no di argento. Lungo il tempio e- 
rano cinque cappelle quadrate, coi 
tetto piramidale. La prima era 
sagra alla luna, moglie del sole^ e 
tutta era rìo^ierta di lamine di 
argento, eome di argento erano il 
simulacro, ed il trono delle im- 
peratrici, e delle mogli degl'Incas, 
dì cui si conservavano i cadaveri. 
Sagi*a a Venere, alle Plejadi, ed a 
tutte le stelle era la seconda cap- 
pella parimenti in argento. La 
terza, fregiata in oro, era dedicata 
al baleno, al tuono, ed alla folgore; 
e: del pari in oro era la quarta. 



CDS 
consagrata all'Iride; e la quinta 
serviva di sak di udienza al gran> 
de sagrificatore, e ad altri ministri, 
che dovevano essere tutti della fo- 
miglia degl'Incas. Le celdm vergi- 
ni del sole non erano alloggiate nei 
tempio, come volgarmente si ere" 
de, ma piuttosto dicesi che abi- 
tassero un vasto quartiere assai lon^ 
tano, ed oocupavansi nel fornire il 
rìcoo . vestiario . agi' Incas, ed alle 
loro numerose famiglie. Per l'or- 
dinario tali vergini erano mille dn- 
quecento, e supplizio terribile punì- 
va quelle die frangevano i voti fol- 
ti. Su questo tempio dipoi furono 
edificati il convento e la chiesa dei 
domenicani. 

La sede vescovile venne eretta 
da Paolo III poco dopo la conqui- 
sta di Cusco, operata, come dicem- 
mo, dagli spagnuoli> e fatta da 
quel Pontefice sufiraganea dell'ar- 
civescovo di Lima, come lo è tut- 
tora. La splendida cattedrale, edi- 
ficata nel i554, è un magnifico, e 
ricco edifizio, anch' esso di superba 
architettura. Fu dedicata all'^assun- 
aùone in cielo della beata Yergiue 
Maria. Il capitolo si compone di 
cinque dignità, di cui la principale 
è il decano, di cinque canonici, 
compresi il teologo, ed il peniten- 
ziere, non che di alcuni beneficia- 
ti, denominati porzionarì, oltre altri 
preti, e chierici pel divino servigio. 
La cura delle anime della parroc- 
chia della cattedrale è affidata al 
capitolo, il quale la fa esercitare da 
un prete rettore, ed avvi il sagro 
fonte battesimale. Dappresso alla 
cattedrale elevasi l'episcopio, ottimo 
edificio. Nella città vi «ono altre 
dnque parrocchie, munite di batti- 
si erio. Vi sono religiosi di parecchi 
Ordini, e tre monisterì di monache, 
uno de' quali sta nel sito stesso, 



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CUT 

in cm era il ritiro delle meùto* 
Tate Tergini del sole. In oltre vi 
sono conservatorìi» oonfratemìte, tre 
ospedali rìocamente dotati^ ed il se- 
minario. La diocesi é amplissima, 
ed ogni nuoTo -vescoTo è tassato 
ne' libri della cancellerìa apostolica^ 
in. fiorini trentatre. 

CUTBERTO (s.), tcscoto di Lin- 
disfame. Chiamato dalla Tita pa« 
storale alla monastica, ne Testi l'a* 
ÌMto appresso i monaci di Mailvos 
^la Tweed 5 nelle cui ticinanie 
avea <^li tratto i natali. Quivi am« 
fnaestrato nelle sante Scritture, tan* 
lo profittò nello studio, che in bre* 
Te egli diTenne modello di sapere 
a' suoi confratelli , siccome lo era 
egualmente per la santità dei co* 
Atumi. La sua carità non sapendo 
contenersi entro i confini del chio- 
stro, ToUe spandersi al di fiiori in 
Tantaggìo dei prossimi, e non per*- 
donando a &tiche, e Tincendo ogni 
contraddizione, ebbe la oonsolazio- 
ne di ammaestrare quei popoU nel* 
le verità della fede, e di rìdunv 
ogni maniera di peccatori sulle vie 
della giustizia cristiana. La fama 
delle sue opere si diffuse per ogni 
parte^ e, quantunque suo malgra* 
do, dovette assogg^tarsi alle cure 
episcopali della diocesi di Lindis&r» 
ne. il nuovo stato da lui intrapre* 
so, se tutto lo teneva occupato per 
la santificazione degli altii, non gli 
impediva però resercizio della fer* 
vorosa orazione, e delie usate au* 
stenta, perché non accordando al 
suo corpo che un breve riposo, con- 
duceva le intere notti nelle più 
strette comunicazioni con Dio. il 
Signore lo volle privilegiato anche 
in vita col dono dei miracoli, ed 
è perciò die, vivente ancora, otten- 
ne il nome di Taumaturgo. Sen- 
tendo vicina r ora della sua morte. 



CUT 67 

rinunziò air episcopato, e ritiratosi 
neir isola di Fame, quivi santa*» 
mente mori a' di 20 di marzo del- 
Tanno 687. 

CUTBURGÀ (s.), regina, vetrine 
e badessa in Inghilterra. Quantun* 
que stretta in matrimonio con AU 
firedo, re dei Nortumbrì, avutane 
da lui permissione, conservò la pro- 
pria verginità, che avea oonseerato 
ai Signore, ritirandosi nel moniste* 
ro di Bai*kìng, nella contea di Es« 
sex. In progresso di tempo, avendo 
ella stessa fondato il monistero di 
Wimburn, nella contea di Donset^ 
ne tenne con molta saviezza il go- 
verno. Si rese a tutti imitabile e 
cara per lo spirito di orazione, e 
ferTore nelle cose di Dio insieme, 
e per TaScibilità delle maniere, e 
sollecita cura delle altrui indigenze. 
Dopo che piacque al Signore di a& 
flìggerla e purificarla eon penosis* 
sima, e lunga malattia, la chiamò 
a sé a' dì 3 1 del mese di agosto 
in sul cominciare dell'ottaTo secolo* 
Le sue reliquie riposarono a Win* 
bum in fino a che la pretesa ri» 
forma aooonsent), die si Tenerass^ 
ro le spoglie mortali dei santi. Di 
questa santa è fiitta menaone nel 
breviario di Parma. 

CUTMANr^O (s.),di stirpe anglo- 
sassone, e pastore di professione, 
sino dai piti teneri anni, diede non 
dubbie prove di santità neli' eser* 
cizio d'ogni cristiana Tirtù. L'ora» 
sione, e la contemplazione delle co* 
se celesti lo unirono per modo al 
Signore, ch'egli parve in tutta la 
sua vita, condotta nella semplicità 
di pastore, piti angelo che uomo. 
Morto il padre di lui, giovò con le 
sue fòtiche ai bisogni della vecchia 
sua madre, edificò di propria mano 
un tugurio per abitarlo unitamen- 
te a quella, e, compito il lavoro , 



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68 C2A 

panò di imiakanri ap pr cM o ima 
«iiien: del die oompiaduttn molto 
gli abitanti del luogo detto Sterili- 
geSy lo aiutarono a porre in efistto 
U diiuato edifizio. Questo tempio 
era la ddizia ed il ripoao di lui, ed 
il testimonio dei segnalati fiiiFori, di 
die il Signore lo iroUe privilegiato. 
Molti miracoli in vita e dopo raor^ 
te, avrenuta in sul terminare dd 
secolo nono, resero cdebre il nome 
di luì, die con partioolar culto si 
«more a Fecam, e nella maggior parte 
delle abbazie della Normandia, il 
giorno ottavo di febbraio. 

CYBESTRA» o Cdistba. V. Gì- 

MSTEA. 

CYRRHUS» o Cibo. V, Ciao. 

CZAR. Titolo, die aveva prima 
r imperatore delle Russie, diiaman- 
dosi allora danna la sua consor- 
te. Questa parola, die in lingua 
dava significa re, vuoisi derivala 
dal titolo di Cesare (Fedi), come 
dicemmo a queir articolo^ ed as- 
sunta venne dai sovrani di Russia, 
che, secondo alcuni, pretendevano 
discendere da Augusto primo im- 
peratore romano. In Moscovia czar 
sì vuole jMvnunziare tzar^ o zaar. 
Lo Sperlingio pretende, che quei 
prìncipi non abbiano portato il no- 
me, e il titolo di czar, senonché 
quando i russi aUiracciarono la re- 
ligione greca, ed aggiunge, che in 
avanti i medesimi sovrani piglia- 
vano il titolo di konger, il quale 
ngnifica /te (Fedi). Sul nome e 



CZA 
titolo di czar ù posMme oontultare 
il Cerimoniale dipbmaticOf p. II, 
671, de iiùdo C%ar$ il Budeo, in 
B3diolh.hÌMLSlnw. 1740 p. 1648; e 
Martino Sdimizd, Oratio de tùuh 
imperatont,fuemOaartis Russorum 
$Uh dori praeiendii, noiù, d ohservO' 
thmbus aMtgjmeniaia, Jenae 1722. 

Nd 1673 Tenne spedito a Ro- 
ma Paolo Naneao, in qualità di 
ambasciatore dd gran duca di Mo- 
scovia Giovanni Beisilovntz, per ot- 
tenere andie dal Pontefice il ti- 
tolo di CSeot, die avea assunto. 
Clemente X, die regnava, fece ge- 
nerosa aoooglienta all'oratore, ma 
non concesse quanto domandava. 
Però non andò guarì, che la santa 
Sede riconobbe un lai titolo, come 
si prova dal seguente documento. 
Francesco Parisi, Istruzioni per la 
segretaria j tom. Ili, p. i4) ripor- 
ta il oerìmoniale col quale il Pon- 
tefice Clemente XI scriveva al czar 
di tutte le Russie, che è il s^uen- 
te: M Illustri, ac potentissimo ma- 
M gno Czaro, et magno duci Petro, 
» imiversae magnae, parvae, et Al- 
M bae Russiae Autocratorì, et ma- 
M gnorum dominorum orìentalìum, 
M ocddentalium, et septentrionalium 
w paterno, avitoque haet^, succes- 
»» sorì, domino, et dominatori Cle- 
M mens Papa XI : Ulustrìs., ac Poten- 
M tissime Czare, salutem et lumen 
M divinae gratiae. Sublimis tuae am- 
M plitudo, Excdse, ac Potentissime 
»* Czare, Te, Tu, etc. ". 



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DA.G 



DAD 



D 



D 



AGI A. Antica provincia di Da- 
da , ed esarcato di Dacia, che era 
atuata nella parie settentrionale del* 
rillirìa occidentalei avente la Ma- 
cedonia al mezzodì , e il Danubio 
al nord. I romani se ne impadro- 
nirono sotto l'imperatore Traiano, 
e per celebrare i trionfi da quel 
principe riportati su Decebalo re 
dei lÀcj, gli dedicarono la famosa 
colonna, che tuttora sussiste in Ro- 
ma, e che si é descritta al volume 
XI y, pag. 3i8 del Dizionario^ e 
sulla quale si vede scolpita la guer- 
ra dei Dacj. La Dada divenne pro- 
vincia romana, nell'anno io5 del- 
l'era cristiana. Quindi fu introdotta 
in Dacia la religione cristiana, e 
nell'anno 347 ^^^ luogo in Sar- 
dica, una delle sue metropoli, il 
rinomato concilio. Il Rinaldi, all'an- 
no 396 num. i3, riporta la testi- 
monianza di s. Paolino, il quale 
dice, che il grande apostolo Niceta 
vescovo dei Dacj, ridusse al Tange- 
lo non solo questi popoli, ma i 
bassi, i goti, e gli sciti. L'imperatore 
Giustiniano I, essendo nativo di A- 
crida, nel sesto secolo, vi formò una 
diocesi ecclesiastica, colla residenza 
in Acrida, al cui arcivescovo il Pa- 
pa s. Gregorio I trasmise il sagro 
pallio. L'abbate de Commanville, 
Histoire de tous les archév» et évéq. 
de Vwùvers, a pag. 2 1 3 e seguenti, 
ne riporta le notizie ecclesiastiche. 
Egli dice, che formavasi l'esai^cato 
di Dacia da sei provincie, cioè Pre- 
valìs, che aveva per metropoli A- 
crida; Dardania, la cui metropoli 



era Scupi ; Dada mediterranea, con 
Sardica per metropoU; Dada lit- 
torale, che aveva per metropoli Ra- 
sarla; Mesia prima^ con Vimina- 
cium metropoli; e Mesia seconda, 
con Marcìanopoli per metropoli. Ag- 
giunge che questa divisione in pre- 
gresso di tempo fu variata in tre me- 
tropoli, ed altrettante provinde. Acri- 
da aveva la provincia dell'Albania 
orientale, Pesch la Servia, e Tomo- 
Ina la Bulgaria. 

I bulgari nel IX secolo stabili- 
rono nella Dacia un regno, fiiceo- 
done capitale Acrida, come la mi- 
gliore delie sue città. Nel secolo 
seguente tal regno fu rovinato, ma 
si fissò nella città di Tornobia, ove 
r arcivescovo fissò la sua sede^ sen- 
za che Acrida cedesse le sue prero- 
gative, per cui la diocesi venne così 
divisa, finché ì potenti prindpi di 
Servia si adoperarono perdié la 
loro capitale Pesch avesse il me- 
tropolitano come Acrida, e Torno- 
bia. Nei primi del secolo XIII, il 
sommo Pontefice Onorìo IH spedì 
al re di Dacia il Cardinal Grego- 
rio Crescenzio per legato. France- 
sco Torrigio, nelle Sagre grotte 
vaticane, a pag. 608, riporta le tre 
lettere, che Onorio III scrisse per 
questa legazione , due all' Illustri 
Regi Daciae, l'altra al Cardinal 
Crescenzio, diacono di s. Teodoro. 

DADYBRA. Sede vescovile del- 
l' Asia, nella provinda di Paflago- 
nia, dell'esarcato di Ponto, eretta 
nel quinto secolo sotto la metro-* 
poli di Gangra. 



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70 DAG 

DÀGOBERTO (s.), figlio di san 
Sigeberto re di Austrasia, e della 
l'egina Imneilda, rimase privo del 
padre in tenera età Tanno 656, e 
sedette sul trono pochi mesi, per 
la violenza di certo Grimoaldo, che. 
fece valere a &voi*e del proprio fi- 
glio k suocesaone al trono. Fu spe* 
^ito in Irlanda a vivere una vita 
oscura, e venne pubblicato in ap* 
presso andie morto, peitlié fesse 
da' suoi fidi vassalli dimenticato. La 
regina sua madre si lagnò altamente 
deUa violenza, ed ingiustizia fetta al 
proprio figlio, e ricoverò a Parigi 
presso il re Clodoveo II. Da li a 
qualche tempo saputosi da'suoi sud- 
diti che Dagoberto viveva e si tro- 
vava in Irlanda, con tutto l'impe- 
gno ne procurai*ooo il ri tomo . 
Scrissero a s. Vilfrìdo, vescovo di 
Yorck, the lo aveva assistito nella 
sua disgrazia, e motto si prestò per 
farlo tindurre in Austrasia. Dago- 
berto venne condotto a Metz, e fu 
riconosciuto dai divei*si ordini del re- 
gno. Nel suo principio il governo 
fu felice, e scelse i palazzi d' Insem- 
burgo e di Kircheim in Alsazia 
per sua residenza» Ristaurò chiese, 
e monisteri, fondò vaiie abbazie, e 
regalò di molto la chiesa di Stras- 
bui'go. Godeva il regno di Austia- 
sia di una pace santa sotto il dol- 
ce fileno di questo re, quando ac* 
eesasi guerra con Teodorìco III, i 
tiue re, alla testa delle loro ar- 
mate, si scontrarono sulle fix)ntiere 
della Lorena. (Jn certo Ebroino 
cospirò contro Dagoberto, k) sor- 
prese nella foresta di Voivre, e lo 
fece trucidare il 23 dicembre del- 
lanno 679. La pietà, e le virtù 
preclare di Dagobeito lo posero nel 
novero Ad santi, ed anche martire 
fu diiaoiato pel costume di quei 
tempi, nei quali chi santamente vi- 



DAL 
Yeva, e fosse poi perito di mor- 
te ingiusta e violenta era per tale 
considerato. Il suo corpo venne por- 
tato a Rouen, indi trasferito a Ste- 
nay, dove é onorato il a settem- 
bre^ ed il a 3 dicembre. 

DALDA, o D^Dus. Gttà vesco- 
vile della Lidia neil' esarcato di A- 
sia, eretta nel quinto secolo. Fu 
anche dbiamata Hialsa, ed ebbe 
quattro vescovi residenti, sufl&aga- 
nei della metropoli di Sardi. 

DALISANDA, o Dalìsaubom. Se- 
de vescovile ddbi provincia d'Isau- 
ria, nel patriarcato di Antiochia. 
Fu eretta nel secolo quinto sotto 
la metropoli di Seleucia, e sei ve- 
scovi vi ebbero la sede. 

DALISANDGS, seu Dai.1)asus. 
Sede episcopale della prima Pam- 
£lia, neir esarcato d'Asia, eretta nel 
nono secolo, e fetta su&aganea del- 
ia metropoli di Sida. 

DALMATICA (Dalmaiica). Ve- 
tte sagra ed ornamento eocleàastì- 
€0> oggi propizia de' diaconi, ma 
«sata sopra il camice anc^e da al- 
tri, nella celebrazione della messa, 
ed in altre cerimonie della Chiesa. 
Fu COSI chiamata dai popoli della 
Dalmazia, i quali V usavano comu- 
nemente. Era essa una specie di 
tonaca, con lunghe maniche, che 
scendevano sino al pugno, come af- 
ferma s. Isidoro, Òri^n. lib. 19, 
cap. 32 ; Alenino, A diinn, offic. 
cap. quid àgnificerU vcstimenta; U- 
gone di s. Vittore , de sacramenl. 
lib. I, p. 4) ^P* 3, ed altri scrit- 
tori. Amalario dice, die la dalmati- 
ca fosse un abito militare prima che 
diventasse un oraanento ecclesia- 
stico. Il Marangoni, delle cose gen» 
tilesche e profane ridotte ad tiso 
doUe chiese, p. 137, ivi ne tratta. 
Fu • anche usata dagl' imperatoti, e 
dalle pei*sotte r^e: di Commodo 



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DAL 
scrisse Lamprìdìo, quod ddbnatieus 
processerU in pMicum, e tal dal* 
malica disse Dioae essere stata tu- 
nica manicatami sericam aìbam* 
Deiriroperatore Petiinaoe sappiamo 
che si vestiva di dalmatica detta ehi' 
rodata, doé manicata, con manidie, 
a distinzione di quella, ehe non le 
aveva, e che ^ehiaouivasi Cohbiù 
(Fedi). Altri dicono, che l'usò pu« 
re Eliogabalo, ma che i romani 
reputassero e&minati quelli, (che 
usavano dalmatiche, perché nascon- 
devano le bisaccia nelle sue lunghe 
maniche^ come praticavano que' po- 
poli, che i greci cbianuvano bar- 
bari. Sebbene i primi leviti della 
Chiesa, ccMne s. Stefimo, e s. Lo* 
renzo sìeno rappresentati colle dal* 
matidie, queste furono introdotte 
nc^a Chiesa nel quarto, o nel quia* 
to secolo. Certo é, che s. Silvestro 
I, del 3i4> abboiTcndo in vedere 
le bi-aoda nude, lasdate dal colo* 
bio, allora in uso, la concesse ai 
diaconi deUa Chiesa romana, indi 
per sìngolar privilegio fu data ai 
diaconi delle altre chiese, carne 
scrìsse s. Gregorio I, d. a 3, can« 
etmanunis fiUus, non essendo ^ero 
^anto disse d. Tobia Corona, die 
s. Silvestro I oi*dinasse ai suddiaco- 
BÌ di vestire la dalmatica, la quale 
poi adoperarono a maggior como- 
dità nelle feste, e sagre funzioni. 
Anzi sembra, che s. Silvestro I, 
ndl'aocordarla ai diaconi, abbia pre- 
scrìtto loro di usarla solo in certe 
solennità, dist. 970 db jejunio. La 
medesima veste fii dnamata twdca 
semMtoria da Giovanni diacono, seri- 
vendo 4ì Gordiano padre di san 
Gregorio I, 4ib. 4» "^^ ^3- 

È la dalmatica in forma di ero* 
ce, longa mo a mezza gamba^ a* 
parta nel ftmdii, larga, e eoa ma- 
niche parimenti larghe, le quali ar- 



DAL 71 

li vano alk 'metà del In-accio: si 
stringe sopra le spalle oon alcuni 
cot*dont di «eia, di oro, e di altra 
materia, dai tquali pendono fiocchi 
dietno alla ecÙena. In que' fioedii 
dicono aleuni significarsi le due pie» 
ive prezioae, già poste sulle spalle 
degli antidhi «aoevdotL La dalma- 
tica :pQÌ indica >sul diaeono la prò* 
lezione divina, la gioia dello Spi- 
rito «anto, e Ja giustizia. Il Duran-' 
4k>, lib. 3, «ap. II dioe^ ohe gli or* 
noti ddle dalmatiche denotano H 
fervore, che «i deve avere verso Dio, 
e verso y frossimo. Il Du-Cange 
riferisce quanto si legge nel Peni- 
'teaziale di ftoberto de Flamd^ure: 
•• Dalmatica etiam, qua futuntur 1^ 
M vitae latitudine sua idem signifi- 
M cat quod casula, charitatem, per 
M duas lineas ooocineas, qttibus ipsa 
M ante, et retro a suinmo usque 
M deorsum deooratur utriusque te* 
f «lamenti peaedicatio, et Dei, et 
M proximi dilectio figuratw". Chi 
desidera altri misteriosi significati 
della dalmatica, può Iq^gerli nell' A^* 
malario, lib.I, cap. ai <fe dip. cff.% 
nel Habemo lib. i, de int. der. ; in 
Waifrìdo Strabone lib. dereb. EccL 
cap. a4i od m Dgo di e. Vittore Kb, 
1 de Saar» oap. 53. Anche anti- 
eamente Ja fdsimitìcn era pur fatta 
in forma di croce; dalla parte di* 
ritta aveva imaaicke lai'ghe, e dalla 
parte sinistra grandi firangie. il Ma- 
eri dice, ch'era ttnanoa con Uste 
rosse davanti, e di dietro, come si 
vede nelle pitture antiche. Ecco co- 
me si esprìme poi il Gemma cari; 
9% Dalmatica a Domini incensutill 
M tunica, et aposlolorum eolobio 
» est mutata; est vestis candida 
M manicala dnas lineas ooòchneas 
M ante et retro babens, et trami- 
M ies purpureos *'. La dAnatica 
prima doveva essere di lana, se- 



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7^ DAL 

condo Vordine romano; anzi si oon« 
cedeva pure ai .fienpUci sacerdoti , 
come sì raccoglie da una pittura 
di Gordiano, padre di s. Gregorio 
ly e descritta dai citato Giovanni 
Iacono. Allordié la dalmatica di- 
ventò di uso generale nella Chie- 
sa, si adomò di strisde di por- 
pora, come si disse, allora dette 
clavij come era ornata dappri- 
ma la . tonaca dei senatori, e dei 
cavalieri romani. In oriente le ve- 
sti equivalenti alle dalmatiche di- 
scendono fino a terra ai talloni, ed 
hanno i lati cuciti fino al basso, 
come pure le maniche chiuse. Que- 
sta veste talare, presso gli orientali, 
per lo più é di seta colorita , come 
di bianco, di violaceo, di rosso, ed 
anche tessuta con fiori, e sopra vi 
portano la stola. • 

L'uso della dalmatica sotto la 
pianeta era proprio del romano 
Pontefice, e per privilegio si con- 
cedeva ne' primi tempi ad alcuni 
vescovi, i quali oggi tutti la por- 
tano nelle messe, ed altre solenni 
funzioni. S. Eutichiano, Papa del 
375, aveva ordinato che i martiri 
non si seppellissero senza la dal- 
matica, o colobio di porpora , ma 
in progresso essendone nato abuso, 
giacché colla dalmatica non solo 
cuoprivansi i corpi de' martiri, ma 
andie quelli di tutti i sagrì mini- 
strì, s. Gregorio I ne rivocò il 
decreto, proibendo, che neppure i 
corpi de' sommi Pontefici si sep- 
pellissero con la dalmatica, lib. 4> 
e. 48 Regist. Anticamente quando 
i Cardinali diaconi si paravano per 
assistere il Papa, sotto la dalmati* 
ca pollavano anche la Toniceila 
(Fedi), come si rileva da un mss. 
del Davantria, che fiorì nel ponti- 
ficato di Giovanni XXII ; la qual 
toniceila dioe il Macri forse et*a di 



DAL 
color celeste, come si vede in al- 
cune figure di mosaico, particolar- 
mente neUa tribuna della basilica 
di s. Maria Maggiore. La toniceila 
è diversa dalla dalmatica: »» Dal- 
M matica latis manicis diaoonorum, 
M angustis Tero tunicella subdiaco- 
w ncnrum peculiare indumentumfuit, 
M ut piuribus ostenditur in Macri 
» Hierdkxico. FI Dalmatica et Hxh 
m HfCBLLA*. Nuuc autem unam ab 
M altera ne minimum quidem di- 
m stingues: quod sacris antiquis 
M ritibus adversarì videtur ". 

I diaconi greci non usano la 
dalmatica, sebbene i patriarchi, e 
metropoliti in luogo della pianeta 
adoperino una veste simile serrata 
ai fianchi, e lunga, diiamata da 
essi sacco, e di cui fii menzione s. 
Gio. Grisostomo, che si suole di- 
pingere con tale abito. Nella chie- 
sa greca neppure si adopera la tu- 
nicella. Anticamente, secondo Val- 
Iridio de reb, EccL cap. 24> la dal- 
matica si usava dai sacerdoti in ve- 
ce della pianeta; ma quando essi 
cominciarono ad adoperare la pia- 
neta, la dalmatica si incominciò ad 
usare solamente dai diaconi della 
Chiesa romana, come dicemmo; il 
perchè, al dire di Baronto all'an- 
no 5o8, n. i5, il Pontefice san 
Simmaco, volendo onorare s. Ce- 
sario vescovo di Orleans, eh' erasi 
recato in Roma, gli concesse, sic- 
come grazia singolare, che i suoi 
diaconi potessero adoperare la dal- 
matica; e 6. Gregorio I l'accordò 
all'arcidiacono dei fianchi. In se- 
guito si concesse la dalmatica ai 
vescovi, insieme alia toniceila, per 
lo che il Papa, ed l vescovi quan- 
do celebi*ano solennemente la mes- 
sa assumono i'una e l'altra, e poi 
vi sovrappongono la Pianeta (Fedi)^ 
come ordina il Hituale Romano pub» 



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DAL 

blicato dal Mabillon num. 5, car. 
64- La dalmatica chiamasi dalma- 
tica maggiore, e la tunicella dal- 
matica minore. Che la dalmatica 
venisse accordata a' vescovi dalla 
Sede apostolica, lo nota il Bona, de 
reb, liturg. § II, cap. ^4» rilevan- 
dolo da quanto scrìsse s. Gregorio 
1 ad Àregio vescovo. Nella messa 
di Aatoldo, riferita da Menardo, 
si ricava che il vescovo talvolta 
usasse una sola dalmatica nomina- 
ta tonaca, e questa abbellita con 
campanelli a similitudine di quella 
usata dal sommo sacerdote degli 
ebrd. Altrattanto osservò Ste&no 
Eduense, i& sacr, alt. cap. Il, e il 
Durando nel suo RatìotuUe cap. II. 

Intorno all'uso che i vescovi firn* 
no della tonicella, aggiunge il Duran- 
do, che significa, Se perfecte ofnnei 
habere ordines tamquam qtdeosaliis 
conferi, mentre i sacerdoti portano 
semplici vesti loro proprie, perchè 
non conferiscono gli ordini degli 
altri ministri. Al ' dire del citato 
Cardinal Bona, che dta anche le 
pitture antiche pag. 3^9, prima 
i' vescovi portavano la dalmatica 
bianca, e la tonicella rossa. Ama- 
lario, lib. 3, cap. ai, soggiunge che 
la tonicella era di color di gia- 
cinto, o ceruleo, pei^chè ne' tem- 
pi di digiuno, nel deporre i ve- 
scovi la dalmatica, restavano colla 
tonicella di tal colore conveniente 
all'indicato tempo. 

Si deve anche notare col Pon- 
tefice Innocen20 III, lib. I de mis» 
sa cap. 56, che le dalmatiche, e 
tonioelle usate dai vescovi hanno le 
maniche alquanto piti larghe, che 
quelle del diacono, e suddiacono, 
ì» olendo ciò denotare, che i prelati 
devono essera pronti in provvede- 
re ai bisogni delle chiese , ed alle 
anime alla loro cura affidate» ov- 



DAL 73 

vero che non solamente non de' 
vono essere avari e applicati ai bi- 
sogni temporali, ma liberali verso 
i bisognosi, e perciò conviene che 
abbiano le maniche larghe, e le 
mani libere per dare soccorsi. Tut> 
tavolta alcuni vescovi portano le 
maniche delle dalmatiche, e delle 
tonicelle più strette delle dalmati- 
che diaconali. Lo stesso Innocenza 
III disse, che la dalmatica signifi- 
cando la liberaUtà verso i poveri, 
é vestimento appunto proprio dei 
diaconi, il cui ufficio per istituzio- 
ne apostolica principalmente consi- 
steva nel distribuire le fiiooltà del- 
la Chiesa ai bisognosi. Nell'avvento, 
e nella quaresima dai diaconi non 
si usano le dalmatiche, come non si 
usano le tonicelle, per la seguente 
ragione riferita da Durando, cap. 
XI lib. 3, num. 9, » quia lex quam 
M subdiaoonus significai ante In- 
M, camationem Domini evangelii 
n ornatu carebat, et charitas evan- 
M gelii, quam diaconus significat, 
M nondum apparuerat , vel quia 
M nondum venerat, qui vestem in- 
M nocentiae, et immortalitatis nos 
M induere debebat, ideo vestes lae- 
M tìtiae dimìttuntur "• Si servo- 
no però della pianeta piegata nel- 
la pai*te anteiùore sopra le brac- 
cia, per la cagione assegnata dal 
medesimo autore nella seconda par- 
te del suo Rationale^ tit. de dutcO' 
no. Su di che può consultarsi il 
Tomassini, tom. I car. 377. Inoltre 
il Diacono (Vedi), e il Siiddiacono 
(Fedi)^ quando celebra il vescovo, 
non vestono tale pianeta, e quando il 
suddiacono deve leggere 1' epistola, 
poiché allora esercita l'ufficio di let- 
tore, ufficio che appunto anticamen- 
te veniva da lui esercitato al mo- 
do stesso dei greci. Il diacono quan- 
do deve leggere Tevaogeb, o ripie- 



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74 DAL 

ga la pianeta sopra k spaHa fitni« 
«tra, come si praticala nella cap* 
pella pontificia al dire del Bonanni, 
ovvero totalmente se ne spoglia^ co* 
me fa attualmente, e come si pra- 
tica in alcune chiese, prendendo in 
suo luogo una stola più larga deU 
la consueta. Si eccettuano pei*ò nei 
sopraddetti tempi la terza domenica 
dell'avvento, e la quai*ta domenica 
di quaresima, nelle quali il diaco- 
no, e suddiacono usano la dalmati* 
ca, e tonioella. 

la quanto ai suddiaconi fu loro 
assegnata la toaicella molto dopo 
che i diaconi dicevano uso della 
dalmatica. La tonicella é una ve- 
ste quasi simile alia dalmatica, «a 
più angusta nella forma, come os- 
servò il Baroitio ai i3 maggio del 
suo MartiroiogiOf sopra le parole 
di s. Gregoiio I, il quale nel lib. 
7 delle lettere, alla lettera 63 ac- 
cenna l'uso de'suddiaòoni, ut induti 
Uneis ùmicis procedereni. Di qua! 
forma fosse la tonicella, il mede- 
simo Baronio, loco citato, citando 
Ammiano Marcellino lib. i4} dice 
essere stata pecfùrakm tunkam si- 
ne mamcis textam. Che si usasse 
diversa la veste del suddiacono da 
quella del diacono, si ha pure dal» 
rOrdine Romano antico, pubblicato 
da Mabilton, net sesto luogo ove 
8t tratta della processione, che si 
&ceva dalla sagi*estia all'altai'e a- 
vauti la messa, e si dice della stò- 
la, e dalmatica parlandosi de'diaconi, 
e palpandosi de'suddiaòoni e delle 
loro vestì, «enea nominarle, e desai- 
veHe, solamente si dice: tjuae apud 
éfuosdam subdiaconaies nomifìantur, 
et mappulae in sinistra mofiu fé* 
imdae. Il Cardinal Bona notò, die 
nel pontificato di s. Gregorìo I, 
die fu eletto nel S^o, i suddiaco- 
ni vestivano di sola tonaca bian- 



DAL 

ca, ma che poi, come asseri- 
sce Onorio Augustodunense, lib.I 
cap. 2ag, furono ad essi conce- 
duti il manipolo (Vedi), e la to- 
nioella chiamata dagli scrittori, e 
dai rituali antichi Subtile, perché 
tessuta piii sottilmente. Subduiconis^ 
dice Onorio, ntpradictae i^esies con- 
eeduntury cioè quella de'ministri in- 
fi»*iot*i, insuper aliae duae idest 
subtile^ et sudarium adduntur^ sub" 
tiUy {/uod et striala tunica éÙcUur. 
Ben e vero, che al presente' non 
si vede differenza fra la Teste del 
diacono, e suddiacono, se non c^e 
in alcune chiese si usano le mani- 
che del suddiacono alquanto più 
stretèe e più corte, la quale diffis- 
r«nza per lo più si trascura, né si 
pub indagare, disse il Bona, in qual 
teoupo «ìa stato questo uso intro- 
dotto. Il cadavere del sommo Pon- 
tefice si seppeliisoe con toniedla, 
dalmatica, e pianeta di oolore ros- 
so, I quali paramenti sono paonaz- 
zi pei vescovi, e Caidinali sì ve- 
scovi che preti, mentre rossa è la 
dalmatica, che si pone ai cadaveri 
de'Cardinali diaconi. Illa di «ìò si 
tratta con più diffiisìone agli analo* 
ghi articoli. Pet*ò le dalmatiche to- 
nicelle, che si assumono dal Papa, 
vescovi ec. sotto la pianeta, non 
sono ricamate, ma ordinariamente 
di drappi semplici, ornate di pie- 
eoli galloni, e frangie d'ero. 

La dalmatica fu concessa anche 
agii abbati di monte Casàno, e lo- 
ro successoli da s. Leone IX nel 
io49, come un privilegio straot*di- 
nario, ed Adriano iV del 1 154 lo 
accordò all'abisate di Corwei, come 
riporta il Marlene t. II. p. 6i6 
s^ter. script. In seguito la dalma- 
tica venne concessa a tutti gli ab- 
bati mitrati, in uno alia tonioella. S. 
Gfx;gorio I avea acooi^dato la dal- 



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DAL 
malica non sok> al fescoro di Gap 
s. Àregìo o Arrigo, ma anche al suo 
ai-cidìaoono, e per l'abbate Ciriaco 
gliela trasmise. Eugenio IH, dd 
1 145, concesse le dalmatiche a set* 
te canonici della cattedrale di Co« 
Ionia. Prima di lui Lucio II, del 
1 1 44? aooorcfò a Roggero re di Si- 
cilia l'uso del baoolo, dell'anello, 
della dalmatica, della mitra, e dei 
sandali. Innocenzo III, del 1198, 
concesse a Pietro II re di Aragona 
l'uso delta mitra, e lo coronò. In una 
cronica di questa funzione si dice del- 
la dalmatica di drappo veitniglio, che 
egli assunse. Benedetto XIII ^ nel 
1726, conferì a GioTaoni V re di 
Portogallo la dalmatica, e l' uso di 
altri paramenti sagri. HarCmanno 
Mauro nel libro ile coronatione Caro* 
U V^ tra le vesti solenni enumerò la 
dalmatica, e la disse: aìham holo- 
aericdm predesh margarkis ganmis» 
que distinctam. Negli annajì Fui- 
densi, Carlo il Calvo j si descrive 
vestito talari dalmatica, et baUheo 
desuper acdnouti pendente uufue ad 
pedes. Molti esempi abbiamo d'im- 
pmntorì, e di re vestiti di dalma- 
tica nelle loro solenni coronazioni, 
consagrazionì , ed altre cerimonie. 
Assistendo gl'imperatori ni ponti fì* 
cale del romano Pontefice, vestiti 
di dalmatica, esercitarono varii uf- 
fizi di diacono, massime nella notte 
di Natale, in cui cantavano il van- 
gelo. 

DALMAZIA. HegAO il più meri- 
dionale dell'impero austi'iaco, lun- 
ghesso la oo6ta orientale deil' Adria- 
tico, al sud della Croazia militare, 
dalla quale i monti Velebitchi lo 
separano, «d all'ovest ddla Bosnia 
e dell'Albania, con la quale ha per 
limite comune tutta la ci^ta del- 
le alpi Dinaridie. 11 batxme di Li* 
chtenstein calcola a 844 l^g^ 



DAL 75 

la superficie totale della Dalmazia, 
cioè a dire comprendendovi le iso- 
le che ne dipendono, le quali for- 
mano quasi la metà di questo sta- 
to. Le più considerabili di queste 
isole sono: Arba, Pago, Isola gros- 
sa, CheiM« Ossero, Ugltau, Pasmam, 
Incoronata, il gruppo di Sebeoioo, 
Bua, Solta, Brazza, L^ina, Curzo- 
h, Lissa, Lagosta^ Maleda, Veglia 
ec. Fra i numerosi stretti, che 
separano le une dalle altre, o dal 
continente, ed ai quali si dà il 
nome di canali, si distinguono quel- 
li della Morlacca, di Mezzo, di 
Solta, di Brazza, di Lesina, dì Na* 
renta, di Lagosta, e di Maleda. Le 
sue coste formano molte penisola 
di cui la piti vasta è quella di Sab- 
bioncello. Il clima della Dalmazia 
è temperato: l'aria in generale è 
pura e sana, meno in vicinanza 
alle paludi presso le coste. Le mon- 
tagne della Dalmazia sembrano es- 
sere una massa non interrotta di 
un marmo d'oro pregno di prodi- 
giose marine cristallizzate in uno 
spalto bianco e calcareo. Antica- 
mente questo paese dava dalle sue 
miniere oro in abbondanza. Mar- 
ziale lo chiamò la terra che porta 
l'orOf aurifera. I suoi migliori por- 
ti sono quelli di Zara, Spalatro, Se- 
benico, Bilacai^sca, Ragusi, e Cattaro. 
Secondo un'anagrafi del i8a3, la 
popolazione ascendeva a più di 
trecentotrentaquattro mila abitanti 
divisi in diciassette città, in trenta- 
due borghi, e 982 villaggi; popola- 
zione assai tenue al confranto deU 
la sua estensione, per altro aumen- 
tata negli ultimi tempi. Il maggior 
numero di questi abitanti prafessa 
la rdigion cattolica, e sta sotto la 
giurisdizione spirituale di due arci- 
vescovi di Spalatro, e Zara, e dei 
vescovi di Cattaro, Lesina, Marca- 



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76 DAL 

na, unita alla lede di Ti^ebigne, 
Ragusi, Segna, cui é unita in am- 
ministrazione la sede di Modrus- 
cha, Macarsca, ch'é unita a Spala* 
tro , Sebenico, e V^lia. Gli al- 
tri in numero di circa sessantauno 
mila seguono la religione greca, ed 
hanno un vescoyo stabilito a Sebenico. 
Gli abitanti delle città sono in 
gran pai*te originari d' Italia, e 
quindi parlano V italiano quasi tut- 
ti ; quelli dell' interno poi sono 
morlacchi^ che sembrano di orìgi- 
ne Talacca, ed hanno un linguaggio 
mescolato con molte parole latine. 
Esiste nelle montagne un'altrn raz- 
. za di abitanti col nome di aiduchi, 
e che sono mezzo 6elva^: questi 
sono nomadi , non si cibano che 
di frutta e di bacche dei cespugli 
boschivi, e saccheggiano d' ordi- 
nario i viaggiatori, che non vanno 
accompagnati. Il regno di Dalma- 
zia è formato di tre divisioni di- 
stinte, separate le une dalle altre 
da qualdie fì'azione del territorio 
ottomano. La più settentrionale, che 
è la maggiore, e più considerabile 
di queste divisioni, comprende l'an- 
tica Dalmazia veneta, e si divide 
ne' tre droondari, di Macarsca, Spa- 
latro, e Zara. La divisione di mezzo 
rinchiude l'antica repubblica di Aa- 
gusi, divenuta il circondario di que- 
sto nome^ infine la divisione più 
meridionale, è l'antica Albania ve- 
neta, chiamata oggidì circondario 
di Cattaro. Zara, capitale di tutta 
la Dalmazia, è la sede del governo 
che dipende immediatamente dalla 
cancelleria imperiale, e dal mini- 
stero dell'interno a Vienna. Si cre- 
de, che il nome di Dalmazia siasi 
formato da quello di Dahmnium^ 
città forte di questo paese, della 
quale però ignorasi la situazione 
precisa, che fu presa, e quasi di- 



DAL 
strutta dai romani nell'anno di Ro- 
ma 598. Si vuole pero, che Dal- 
mimum, Dtlminium^ Dalmtum, o Dd- 
ndumy sia l'odierna città di Dumno 
della Servia nella Turchia Europea. 
Non fu in origine che un piooolissi- 
mo paese vicino alla Libumia, fi» 
i fiumi di Cerca, e di Cettina, ma 
poscia si diede il nome di Dalma- 
zia a tutta quella contrada, che 
estendesi lungo il mare Adriatico 
dalla Cerca sino al Drin. La Cer- 
ca, ed una linea da questo fiume 
al confluente del Drin e del Lim 
separavano la Dalmazia dalla Li- 
bumia, e dalla Pannonìa. Era di» 
visa dalla Macedonia, dal Lim, dal- 
le montagne, ch'estendevansi sino 
al Drin , e dal Drin istesso, che 
scaricava le sue acque nell'Adriati- 
co. Molti ® molti fiuY>no gli anti- 
chi popoli abitatori della Dalmazia, 
fi*a i quali i più possenti chiamaron- 
si gl'illirici, i cui re divennero per 
qualche tempo padroni di tutta la 
Dalmazia, e la Liburnia, aggiungen- 
dosi anche alcune piazze della Ma- 
cedonia. Si vuole, che i polacchi, e 
i boemi, i dalmati, gl'islriotti che 
s'impadronirono in diversi tempi del 
paese, ov'essi ora abitano, sieno 
schiavoni in origine. Si dà il nome 
di Agron ad uno di questi re del- 
rilliria, e si dice che Teuca la 
sua vedova, avendo &tto morire 
gli ambasciatori dei romani, traes- 
se le loro armate nella lUiria Tan- 
no di Roma 524. Si potrebbe cre- 
dere, che la Liburnia si rimettes- 
se allora in libertà, apparendo che 
sessanta anni dopo Genzio ultimo 
ve deirilliria niente possedesse di 
là della Cerca. Questo re fu spo- 
gliato de'suoi stati, e fisitto prigio- 
niero dai romani l'anno 168 avan- 
ti Gesù Cristo, j quali reseix> la 
libertà a tutti i popoli della lUiria. 



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DAL 

Non si sa dì preciso quali sìeno 
stati poscia gli stabiUmenti eretti 
dai romani nella Dalmazia, ano al 
regna di Augusto, il quale dopo le 
sanguinose guerre conosciute sotto 
il nome di Dalmatiche, e dopo l'aU 
tra lunga guerra^ che descrìtta d 
viene da Floro, da Dione, e da 
Appiano, finalmente pervenne a sog- 
giogarla del tutto, divenendo allora, 
insieine colla Liburnia, una pro- 
vìncia dell'impero romano. Si no* 
minano le tre principali città, in 
cui i magistrati amministravano la 
giustizia , cioè Scardona per la 
Liburnia, e Salona, e Narenta 
per la Dalmazia. Avendo l'impe- 
ratore Diocleziano cangiato la for- 
ma del goveiiio, la Dalmazia di- 
venne una provincia di quello del- 
rilliria, e fìi, come per lo passato, 
governata da un presidente. L'im- 
pero romano, divisosi poscia fra Ar- 
cadio ed Oaoi*io 1' anno 3gS di 
Gesti Cristo, la Dalmazia divenne 
una deIJe provincie dell' imperò di 
occidente, e novanta anni dopo que- 
sto impero essendo stato distrutto 
da Odoacre re degli einili, e gl'im- 
peratori d'oriente pretendendo di 
riprendere questa provincia, divenne 
<issa il teatro di una sanguinosa 
guerra fra i greci^ ed i barbari. Se- 
condo Polibio, i goti, divenuti pa- 
droni dell' Italia, credettero, che la 
Dalmazia, come stato dell'impera- 
tore d' occidente, dovesse loro appar- 
tenere, e se ne impadronirono in fatto 
di baona porzione ; ma, sconfitti da 
Giustiniano I, fu riunita di nuovo 
all'impero, che pure non Ahe a 
conservarla per lungo tempo. Inde- 
^vibili sono le sciagure cui andò 
^getta là Dalmazia, dopo la mor- 
te di Giustiniano I, avvenuta l'anno 
565. Gli avari, od unni, vi commi- 
«ero orribili guasti, sino al regno dì 



DAL 77 

Eraclio, che montò sul trono nel 
6io; il quale non si liberò da lo- 
ro, se non abbandonando ai croati 
ed ai serviani i paesi, nei quali que- 
sti barbari sembravano volere sta- 
bilirsi, dopo averli ridotti quasi de- 
serti. I croati occuparono la Libur- 
nia, e parte della Dalmazia sino 
alla Cettina, ed i serviani presero 
possesso del restante della Dalmazia, 
ch'ebbe i suoi re particolari, l'ul- 
timo de' quali morto senza posteri- 
tà, avendo lasciato il regno alla mo- 
glie, essa chiamò in soccorso il 
suo jBratello Ladislao re di Un- 
gheria. Questi, avendo invaso tutto 
il r^;no, il lasciò ai suoi successo- 
ri, findiè i veneziani se ne resero 
signori nel modo seguente. 

Risorto al nascere del nono seco- 
lo l'impero occidentale nei fi*anchi» 
tentarono questi di acquistare il do- 
minio dell'Adriatico, ma vi trovaro- 
no una gagliaixla resistenza nei gre- 
ci, uniti ai veneziani, già fiitti po- 
tenti sul mare. Respinto, nelle sue 
marittime imprese. Pipino figlio di 
Carlo Magno, i veneziani dilatarono 
in tale incontro sempre piin la loro 
navigazione sull' Adriatico, e lo co- 
prirono, per così dire, colle nume- 
rose loro flotte mercantili, sempro 
spalleggiati dagl' imperatori d'Orien- 
te, che amavano meglio di vedere 
questo mare signoreggiato dai vene- 
ziani amici, che dai fitinchi nemici. 
Crebbe così poco a poco la veneta 
potenza marittima, e divenne tale, 
che avendo f imperatore greco. Mi- 
chele Balbo, nell'anno 822, abban- 
donato del tutto ogni pensiero non 
solo dell'Adriatico, ma anche delle 
città marittime^ già possedute in 
Dalmazia, la repubblica veneta si 
trovò in istato di spigar tult^e le 
sue forze contro i corsari narenti- 
ui, slavi, e croati. Questi ormai 



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78 DAL 

pussenti, datisi a scorrere neU* A- 
driatìcoi non solo divenuti erano 
dannosissimi al veneto eommerdoy 
ma terrìbili ancora alle città tutte 
della Dalcnam marìttìma, oppresse 
dalle loro reiterate vessazioni. I ve- 
neziani, per evilare le loro pirata» 
rie, eransi indotti a patteggiare coi 
corsari, e a sborsar loit> un'annua 
somma di danaro. Ma il dogePie- 
tro Orseolo li persuase la repub- 
blica ad una guen*a aperta contro 
di essi, piuttosto ebe sottoporre la 
nazione a questa specie di disono- 
rante tributo. Era già governata a 
que' tempi la Croazia dai propri re- 
goli, i quali, unitamente ai narenti- 
ni, come si disse, infestavano le 
marìttime città della Dalmazia, ed 
il traffico dei veneziani, disputando 
per ben centosettanta anni l'impe- 
ro delI'Adrìatico alla veneta repub- 
blica. Le città incorsero più volte 
per difesa e protezione alla greca 
corte di Costantinopoli, ma inutil- 
mente, attese le deboli forze di quel- 
r impero. Abbandonate quindi, e 
disperando della loro salvezza, de- 
libei^rono, in un congresso univer- 
sale della nazione, di spedir legati 
alia repubblica, già de' pirati natu- 
rale nemica, impegnandosi colla 
stessa, che qualora fossero liberate 
dalle cradeltà e vessazioni dei cor- 
sari, si assoggetterebbero tolentierì 
al suo dominio. 

I veneziani allóra, avendo adu- 
nate tutte le foi-ze marittime, accor- 
sero a sollievo dell' oppressa Dalma- 
zia, e, ricevuto il giuramento di fe- 
deltà da quei popoli, proseguirono 
vivamente la guerra. Il re de'a^oa- 
ti, atterrito, tentò d' intavolare del- 
le trattative. I narentini si oppose- 
ro con tutte le loro forze, ma glo- 
riosamente furono dai veneziani ri- 
gettati i progetti del piimo, e su- 



DAL 
peniti interamente gli sforai de*^ se- 
condi, i quali si videro ridotti ad 
accettare la legge dai vincitori. In 
tal guisa ebbe princìpio il veneto 
dominio nella Dalmazia, dofninie 
che seco trasse anche quello dell^in- 
tero Adriatico, e dei grandiosi acqui- 
sti della repubblica nelle isole, e 
nelle provincie bagnate da questo 
mare. Continuarono i veneziani nel 
possesso non inteiTOtto di questa 
provincia, sino verso la fine del se- 
colo XIV, in cui per la sfortunata 
guerra genovese, furono costretti a 
rìlasdame la maggior parte a Lu- 
dovico re d' Ungheria, collegato coi 
genovesi. Morto questo però nel i BS^z, 
ed assunto al trono Ladislao figlio 
del re di Napoli Carlo III Durazzo, 
vedendo quanto dispendiosa gli riu- 
scisse la difesa di questa provincia, 
sempre d' altronde infestata dai con- 
finanti vaìvoda della Bosnia, ne r^ 
stitui ai veneziani quella parte, che 
gli era rimasta, con un pagamento, 
ed in tal guisa ritomarano in po- 
tere della repubblica il contado di 
Zara, con le isole di Arba, Cberso^ 
Ossero, e Pago, aroidievolmente 
sgombrate dagli ungherì. Dallo stes- 
so vaivoda di Bosnia comprarono 
poscia i veneziani Ostrovizza, e coi 
essa si fiicilitarono l' acquisto di Se- 
beni<!o. Nel 1417» certo Balza Stra- 
simero, principe slavo, consonò per 
trattato pacifico ai veneti, Drivasto 
Dulcigno, Alessio, Antivari, e Bu- 
dua. Nel i4'>3 passarono volonta- 
riamente sotto il dominio veneto, 
Almisso, le isole della Brazza, Le- 
sina, Curzola, e quindi Traù, Spa^^ 
latro, e Cattaro. Acquistata tutta la 
Dahuazia, qualche suo territorio pe- 
rò Confinante, e qualcbe città, co- 
me Dulcingo, Anlivari, Durazzo ed 
altre, passarono in ptt»gresso di 
tempo sotto il dominio ottomano. 



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DAL 
conservandone del restante il pos* 
sesso la veneta repubblica, sino alJ» 
sua estinzione. Finalmente, pel trat** 
tato di Campo Formio, nei 1797 
ti*a la FianGÌa, e l' Austriav la JDal*' 
mazia fu eeduta a questa ultima 
potenza^ che in conseguenza diel-* 
la campagna del {8o5 la restituì 
alla Francia,, essendo stata allora 
rìunita al regno di Italia, ed aven* 
do poscia fatto parte delle provi n- 
eie illiriche amministrate separatai* 
mente dalla Francia, Nel 1806 i ruàsi 
s'impadronirono dette bocche di Git* 
taro, che restituirono ai fi*ancesi per la 
pace di Tilsit. Dopo il 1 8 14) l'Aushna 
di nuovo ne divenne padrona. 

Si vuole^ che il vangelo sìa stato 
annunzialo nello Dalmazia fino dal 
tempo degli apostoli, lo che viene 
}>asato sopra ciò, che dicesi iteila 
seconda, epistola del dottoi-e delle 
genti a Timoteo, cap. 4> ^' ^o^ 
cioè che Tito, discepolo dì s. Pao- 
lo, andasse in Dalmazia. Certo è, 
come dice Commanville, Hisloire de 
tùus ies archéi^. H Mtj, pag. gS, 
des. archés^. et A>. de Dalmate ^ 
che le metropoli di Salona, e di 
Baguà furona erette nel prìmo se- 
colo della Chiesa. La prima si riunì 
a Spalatro, la seconda divenne in 
seguito sede vescovile II etistianef- 
Simo vi si mantenne in vigore si- 
no al VII, e rVlII secolo, allor- 
che gli scbiavoni, popoli originari 
del nord come gli unni, se ne iav« 
padronirono, e vi stabilirono diversi 
principati; e che s. Metodio e s. 
Cirillo convertirono al cristia^nesì» 
mo, verso il pontificato di Giovanni 
Vili. Nel secolo terzo la Dalmazia 
venerò sulla cattedra di s. Pietro 
un suo condltadino, s. Cajo di Spa^ 
latro, eletto Papa nell'anno 283. 
Egli era figliuolo di s. Cajo prete, 
fi^tdlo di s. Gabino, prete e morii* 



DAL 79 

re, e fii zio di s. Susanna. ^. Cbie« 
SA DI s. SvsAifffA, e CansA ni 9. Ca« 
10. Nel quarto secolo fiorì l'altro 
cblmatino s. Girolamo, dottoi^ deU 
la Chiesa^ Cai*dinale, e segretario di 
s. Damaso romano Piontefice. Nel-' 
l'anno 494y ^' Gekisiot i si oppo*' 
se ai progressi dell'eresia pelagia- 
na, che tentava insinuarsi anche 
nella Dalmazia. Nel Sgo^, sotto s. Gre- 
gorio I, la Chi«» rimana possedeva 
nella Dalmazia un pinguissimo pa-^ 
trimonio, che faceva amministrare 
per mezzo di un rettoiis. Dall' aiH 
nalista Binala aUnamo all'anno 
594 num^ »6, che s. Gregorio I 
sospese dalla comuniéne colia santa 
Sede i vescovi deUa Dahsiazia, i 
quali aveano consagralo Massimo 
falso vescovo Salonitano, contro il 
divieto della Sede apostolica. Nel se- 
colo VII nuovamente la Dalmazia 
vide sublimato al pontificato un al- 
tro suo- concittadino, dappoiché nel- 
r anno 640 fu creato Papa Giovan* 
nilY, figliuolo di Venanzio, scola- 
re di Zara. Questo Pontefice fece 
ti*asportare dalla Dalmazia sua p«^* 
tiia, perché la vedeva sovente in- 
vasa dai barbari, le reliquie dei ss. 
martiri Venanzio, Anastasio, e Mau- 
ro, le quali da lui furono riposte 
presso la basilica lateranense, neK 
l'oratorio, che poi n chiamò della 
Madonna di s. Giovanni. Dal cita- 
to Commanville si ha, che Giovtmni 
Vili concesse agli slavi o schiavonf, 
cb'eransi stabiliti in Dalmazia, di cele- 
brare gli uffizi divini, nella^ loro lin- 
gua. Non sarà discalzo il notai*e che già 
Adriano II del 869, aveva concesso ai 
moravi, che negli uffizi divini, e 
nella messa facessero uso della lingua 
slava per essi- volgare, ciò che coir- 
fermò l'immediato successore Gio- 
vanni VIU, coir obbligo di recitare 
prima il vangelo nella lingua lati* 



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8o 



DAL 



fiBi e poi nella slaya. V. Scuato- 
VIA, o Slavoxia. 

Il Pontefice Gregorio VII, nel* 
Tanno 1076 o 10785 creò re De- 
metrio duca» o principe della Dai* 
mazia, Croazia, e Sditavonia, di- 
chiarandolo re di dette provincie. 
Demetrio le sottopose al dominio 
della santa Sede coli' annuo tribù* 
to di ducento bizanti, e col giura- 
mento dì fedeltà a s. Pietro, e ai 
romani Pontefici, come narra il Ba- 
ronio all'anno 1076. Quindi, nel 
concilio tenuto in Salona, s. Grego- 
lio VII, per mezzo de' suoi legati, 
Gebizo Girdinale vesooTo di Osse* 
na, e Folcuino tcscoto di Fossom- 
brone, fece dare a Demetrio la co* 
rona, e le insegne reali. Successiva- 
mente i Papi non mancarono di 
prendere patema cura della Dalma- 
zia. 11 Nerini, de tempio et coeruh 
bio ss. Bonifacii et Alexii a pag. 
85, e seg., parla di tal concilio, 
perchè Gebizo era stato abbate di 
tal monistero di Roma, e dice che 
TI fu interdetta la vendita degli uo- 
mini. Bonifacio Vili vi spedì per le- 
gato il Cardinal Boccasini, che poi 
gli successe nel i3o3, col nome di 
Benedetto XI, e Nicolò V nel i449 
spedì in Dalmazia il rinomato pre- 
dicatore fi*. Antonio minore fran- 
cescano. Gi*egorio XIII nel 1576 
fondò un convento pei fi'ancescani 
in un'isola dell'Adriatico per van- 
taggio spirituale della nazione dal- 
.matìna, e per la convezione dei 
turchi. Il suo successore Sisto V, 
che riteneva la sua famiglia origi- 
naria dalmatina, o illirica, dai fon- 
damenti riedificò in Roma la Chie- 
sa di s, Girolamo de* Schiavoni 
(Fedì)^ e v'istituì una collegiata 
«con capitolo, che dovesse essere com-^ 
posto d' illirici, dalmatini, e schia- 
voni, perché da essi l' antica chiesii 



DAL 
riconosceva la fondanone, in uno al 
contiguo ospedale pei nazionali. Di- 
poi Innocenzo X, nel 1644* ajutòi 
veneziani contro i formidabili sfor- 
zi de'turchi, che aspiravaoG al con- 
quisto della Dalmazia; e Pio VII, 
nel 1809, e nel mesestesso della sua 
deportazione, ebbe la consolazione 
di sentire l' inti'epidezza dei -vescovi 
della Dalmazia, contro le pretensio- 
ni di Napoleone imperatore de' fian- 
cesi, lesive alia cattoUca religione. 

Per ultimo feremo menzione del 
prodigioso avvenimento, per cui per 
mano degli angeli la santa casa, 
ove il divin Verbo s'incarnò nel 
ventre immacolato della beata Ver- 
gine, da Nazaret fii trasportata in 
Dalmazia, tra Tersate, e Fiume 
sull' Adriadco. Ciò avvenne l'anno 
lagi, nel. pontificato di Nicolò IV, 
a' 9 maggio, cioè circa un mese do- 
po che gl'infedeU presero Acri os- 
sia Tolemaide ai cristiani, l'unica 
città che loro rimanesse presso i san- 
ti luoghi di Palestina, pei quali a- 
vevano avuto luogo otto crociate. 
Ma dopo tre anni, e sette mesi, ai 
IO dicembre 1394» gli angeli tras- 
portarono la medesima santa casa 
nella marca di Ancona, in una sel- 
va di certa donna chiamata Lore- 
to, e poscia passati otto miesi, ia 
altro luogo più in là dal monte 
mezza lega distante, e finalmente 
poco dopo, e nel 1 290, nel sito ove 
rimase, e tuttora si venera la detta 
Sakta Casa di Loreto (Fedi). 

Clemente VII, volendo riconosce- 
re l'identità del gran pi*odigio, in- 
viò tanto in Nazaret, che nella Dal- 
mazia, alcuni soggetti idonei, i qua- 
li esaminai'ono con diligenza le tras- 
lazioni della santa Casa, e la pe- 
riferia di essa, e si ebbero per ri- 
sultato incontrastabili documenti del 
seguito prodigio. 



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DAL 
ConcHio di Dalmaua. 

Nell'amio 1199, GioTaDni cap- 
pellano del Pontefice Innocenso 111» 
e Simone suo suddiacono^ ambedue 
legati della santa Sede, o, secondo 
altri, due religiosi l^ti pontificii^ 
assistiti dall*ai*cÌTescoyo di Diodeo, 
sede poscia trasferita ad Àntivariy 
e da sei tcsootì suoi suffi^aganei, 
stabilirono, e pubblicarono in un 
concilio dodici canoni per estirpare 
gli abusi inti*odotti nella Dalmazia, 
ed ìyì stabilire gli usi romani. Vi si 
proibì la simonia, si ^ietò ai Teseo* 
Ti di riccTere danaro . per l'ordina- 
zione, dovendo essere posti tra i 
laici i chierici così ordinati, e de- 
posti i TescoTÌ. Si condannarono i 
matrimoni de' preti. Venne appro- 
vata r antica divisione de' beni ec- 
clesiastici della Dalmazia. Si ordinò 
di custodire rigorosamente il spre- 
to delia confessione, sotto pena del- 
la perdita dell' ufiizio, e del bene- 
fìzio. I laici, che davano benefizii, 
e quelli che li ricevevano dalle lo- 
ro mani, furono condannati. Si ful- 
minò la scomunica ai mariti che 
abbandonassero le mogli, senza il 
giudizio della Chiesa. Venne vietata 
la ordinazione de* bastardi, e si pre- 
sorisse l'interstizio di un anno pel 
diaconato, e il sacerdozio; e. si or- 
dinò di Gonferkli prìma di trenta 
anni di età. Diz. d^ ConcUii^ p. 
i44; Labbé t. XI. 

DALON o DALONE. Luogo del 
Limosino in Francia, in cui eravi 
un'abbazia de'cisterdensi. Quivi nel- 
r anno 1114 si tenne < un concilio, 
rammentato dal Mabillon, Annoi* 
s. Benedici t. V, p. SgS. L' abba- 
zia fu nel medesimo anno .fondata 
da Gerardo di Sala, e divenne con- 
siderabile a segno ch'ebbe sino a 
tre chiostri, uno. pei monaci, Vaiivo 

TOL. XIX. 



DAM 



»i 



pei oonverd, il terso per gii ospiti. 
In seguito da essa dipendetteit) set* 
te abbaxie* 

DAMA. Vocabolo, che «gnifica 
donna j sd^bene nell'uso si pigli 
comunemente per donna nobile, o 
gentildonna. Il Menagio dice, che 
tal voce derivi da Dominus^ che 
significa Signore, e dal femminino 
domina; dal che per abbreviatura 
si é fatto il nome di Dama. Fore- 
se dall' Italia passò questo nome in 
Francia, giacché . pure anticamente 
si disse in ItaUa Nostra Dama la 
Vergine Maria madre di Dio. Quin- 
di furono istituite le congregazipni 
religiose di donne delle Dame dd 
^gro Cuore {Fedi), e delle reli- 
giose di Nòtre Dame (Vedi). L'e- 
rudito Cancellieii nella Lettera- «o- 
pra V origine delle parole Domi' 
nuSy e Domnus, ec., a pag; 8, e 9 
dice,- che colla. parola Dam e Dame 
si nominò Dio, e spiega come passò alle 
donne. Il titolo, di Dama altre vol- 
te era onorevolissimo in Francia; 
non accordavasi che alle persone 
di alta portata, ed era riserbato 
alle mogli de' cavalieri, giacché quel- 
le degli scudieri qualificati dicevan- 
si soltanto Madamigelle, Francesca 
d'Angiò, essendo rimasta vedova 
avanti che suo marito fosse stato 
creato cavaliere, non ottenne dagli 
storici se non che il titolo di ma- 
damigella. Sul trattamento delle Da- 
.me, nel formolaiùo epistolare, può 
consultarsi il Parisi , Istruzioni per 
la secretaria. 

In appresso s' introdusse il nome 
di Madama, e questo titolo si die- 
de alle donne, che possedevano qual- 
che, signoria ; poscia si diede a tutte 
le donne di qualità ed anche alle 
: mogli dei magistrati, e finalmente 
si prodigò senza, distinguere, massi- 
me ap^res^o i fiancesi.. Avverte Can- 
6 



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82 DAM 

pellieri» loco citato pag. 72, die ma- 
daipa.fu titolo primtifo una volta 
delle regine, e delle principesse del 
sangue reale, e fu usato. dagli An« 
gioini quando montarono sul trono 
di Puglia e Sicilia. Ritornando al 
titolo di Dama, aggiungeremo che 
le dame nella oorte di Francia fu- 
1*0110 introdotte sotto il re France- 
sco I, fiirse avendone preso l'idea 
dalle corti italiane, per cui allora 
▼enne creato il titolo di Dama del 
palazzo. Giteiina de' Medici, per 
un raffinamento di politica, chiamò 
alcune damigelle di onore, tolte tra 
le fimdulle del più alto grado, non 
tanto perché ad essa servissero di 
compagne, quanto per potersene 
valo*e . come di un mezzo piii adat- 
to a favorire i suoi disunì per i- 
sooprìre destramente i segreti dei 
grandi del regna II Vossio dimo- 
stra, che da Domina discende* Do* 
micetta, e da questa Damigella, e 
Damoiselle, come avverte anche il 
Carpentier. 

DAMASCENI PniTTf, Cardimi- 
le. V, Pebettl 

DAMASCO, Damascus. Città ar- 
eivescovile della Turchia Asiatica, 
nella Siria, capoluogo del ragguar* 
devote pasdalatico del suo nome, e 
residenza del pascià. Trovasi situa* 
ta in una feitile pianura, e sì a- 
mena, che fu chiamata il^ più va- 
go paradiso dell' Asia . È posta 
a' piedi del versatojo orientale del 
•Libano , ed é cinta di beiiissi» 
mi giardini, e di ridenti case cam- 
pestri. Viene irrigata dal Baradè, 
il Chyssorrhoas degli antichi, e da 
altri piccoli corsi d'acqua, derivanti 
da questo fiume, i quali vanno a 
riunirsi in un alveo solo, che a po- 
ca disianza da questa città Ibi-ma 
un lago ricco di pesci. Damasco è 
molto più lunga che Wga^ anzi 



DABf 
strettissima nel mezso^ andando ad 
allai|[ar8i verso l'estremità. Ha no- 
ve porte^ ed è circondata da mu- 
raglie mezzo rovinose, non cbe^ fian- 
dieggiata da torri con fixsse, £ for- 
tificato parimenti da torri con fosse 
il castello die la difende. L' aspetto 
di Damasco è triste e monotono, 
non avendo come altre città dell'o- 
riente veruna piazza pubblica. Le 
case sono semplici all' esterno ; ma 
di una grande magnificenza al di 
dentro. Oltre gli addobbi festosi, 
ed i .loro bei tappeti, ordinaria- 
mente hanno esse un vasto cor- 
tile quadrato, con alberi odoriferi, 
e bdle fontane di marmo, che con- 
ducono r accpia ad ogni angolo del- 
l' abitazione. Le strade sono bea 
lastricate, ed adorne di ricchi ba- 
car ben &bbricati> di bagni si:qper- 
bi, e dì caffi detti cavenechy appa- 
rati eoa buon gusto. Quello detto 
Chan^verdy^ ossia caffi ,de' rosai, è 
rinomato in tutto l'oriente. Gran- 
dissimi sono i sobboighì, ma di for- 
ma irregolare. Uno de' monumenti 
i più curiosi di Damasco è il ser- 
raglio o palazzo del pascià osserva- 
bile anche per la sua grandezza. Vi 
si distingue il Kan, od ospizio prin- 
cipale eretto da Asad pascià, e quel- 
lo di Solimano pascià. Numerose 
sono le moschee, essendo il popolo 
fonatico pel maomettanismo. La pia 
bella è la Zekia, a gran moschea, 
un tempo cattedrale dedicala a s. 
Giovanni Battista, che vuoisi edi& 
cata dall' imperatore Eraclio. Questo 
superbo edificio è di architettuia 
coiintia, e di forma oblunga, ed 
ornata di due minereti, sormontati 
da una cupola in pietra. Al di fuo- 
ri della sua facciata sostenuta da 
enormi colonne di granito rosso, si 
osserva una magnifica fontana, la 
acqua . deUa quale cade da venti 



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DAM 
^edi di altezza. Questa moschea 
racchiude nel suo circuito una cro- 
ce, spaziosi, giardini, ed un ospeda* 
le per gl'indigenti. Damasco ha 
molti altri ospedali, e- il più bello 
è qadlo eretto da Solimano I. Vi 
sono otto sinagoghe, uoa chiesa gre* 
ca, una maronita, una siriaca, una 
armena, e tre concenti di armeni 
cattobci. In quello di 8. Paolo, che 
apparteneva agli spagnuoli, eravi 
una scuola di lingua araba. Questa 
città è una delle più commercian- 
ti della Turchia asiatica. £ celebre 
da lungo tempo per le sue mani- 
fatture di lame da sciabla, sebbe- 
ne non abbiano ora più che un 
valore secondario. Queste sciable 
SI flessibili, si dice' che fossero fab- 
bricate con sottili ed alterne stri- 
sele dì feiTO, e di aociajo. È pure 
Damasco rinomata per le sue eccel- 
lenti fiibbrìche di drappi all'arabe- 
sco in seta, che presero appuntò il 
nome & Damasco da questa città 
in cui furono inventati; sono pure 
rinomate le altre stoffe dipinte, di 
seta, e di cotone. Damasco versa 
le sue mercanzie principalmente a 
Bairuly che si Gonsidei*a il suo por- 
to. La città contiene circa duecento 
mila abitanti, de' quali dodici mila 
sono cristiani, e quasi altrettanti 
ebrei; il resto siriaci, maomettani, 
arabi, e turchi. 

Damasco^ «secondo tutte le tradi- 
zioni, deve la sua origine alla più 
rimota antichità, ed evvi chi la vuo- 
le esistente sino dai tempi di Abra- 
mo. Altri, e principalmente lo sto- 
rico Giuseppe, le danno per fon- 
datore Hus figliuolo di Arara, ul- 
timo figlio di Noè. Verso Fanno io44 
avanti: G. C, divenne la capitale d'un 
regno, fondato da Rasin generale 
delle truppe di Adareser, che più 
tardi piiese il nome di regno di Siria. 



DAM 89 

Il re Davide batti /Rasin, ed 
assoggettò a se questo regno. Eb- 
be vari illustri successori, che o- 
ra furono in guerra, ora allea- 
ti dei ce di Giuda, e di Israele. 
Nelle vicende delle guerre fii que- 
sta cittfi pi-esa da Geroboarao II 
re d' brade, quindi da Taglatfa- 
lassare, jtt di Assiria, che quaal 
la distribse, spingendo i suol abi- 
tanti di là dall' Bufiate, come pu^ 
anche da Sennàcheiìb, e soggiacque 
altresì alla Persia. In epoca men rir 
mota dicesi acquistata anche dai ge- 
nerali di Alessandro il Macedone. Fa 
sotto i seleuci, che divenne capitale 
della Siria, prima die lo fosse An- 
tiochia. Metello, e Lelio, capitimi 
romani, durante la guei*ra di Pom- 
peo con Tigrane,se ne impadroni- 
rono, e passò quindi sotto U domi- 
nio romano con tutta la Siiia, di- 
venendo allora questa città Uno del 
grandi ai*senali, che l'impero avesse 
in oriente. Nel 635 cadde in pote- 
re degli ai'abi o saraceni, dopo che 
r imperatora Eraclio fii vinto nelle 
sue vicinanze dai luogotenenti del 
califfi) Abu-Bekr. Il califfi» Moawiah 
la fece residenza, e capitale del ca- 
liffiito, il qual onore conservò fin* 
che i califfi abassidi trasferirono 
ad Anbar la loro sede. Fu in ap- 
presso soggetta ai sultani di Egitto 
sino a che Timur-Beg la distrusse. 
Finalmente, dopo molte altre vicen- 
de, cadde in potei*e dei ttn'chi con 
tutta la Siria, per opera dell' im- 
pei'atore Selim I, nel i5i7, e fino 
da quel tempo fece sempre parte 
dell'impero ottomano. Nel 1759, 
fu molto danneggiata dal terremoto. 
La roligione cristiana vi fioriva 
quando Areta re degli arabi, ne a- 
"vea il possesso; e si può dire che 
l'apostolo 8. Paolo battezzato da A* 
iiania discepolo di Gesù Cristo, fos^ 



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84 DAM 

se uno de' tuoi allievi. Dal Rinaldi 
all'anno 35 si apprende che in Da- 
mascò raooolse la chiesa il detto 
Anania» dopo che i fedeli erano 
Jtati cacciati da Gernsalemme dopo 
la morte di s. Stefano; e che nel 
luogo dove Cristo apparve a san 
Paolo per convertirlo, fu edificata 
una chiesa. Fu in Damasco che s. 
Paolo perdette, e ricuperò la vista. 
Vuoisi che Teodosio I, avendo e- 
Tetto in provincia la seconda Fe- 
nicia, o la Fenicia del Libano, at- 
-tribiiisse i diritti metropoHtani ad 
Emesa, dov'egli stabifi un prefetto; 
con tutto ciò Damasco era metro- 
poli sotto il patriarcato d' Antiochia 
coi seguenti vescovati suffraganei: 
Emesa, LiopoH, Salama, Laodicea, 
Abila, Tabiiida, Evaria, o > Giusti- 
nianopoli, Palmira, Chomoara, Sa- 
racenorum, Charàdea, Alala o Ala- 
lia, Danaba, Clima Magludorum, 
Clima orientale, e Gonaitico. Dama- 
sco fu stimata la seconda sede del- 
l' oriente dopo Tiro; e per molto 
tempo vi fece residenza il patriar- 
ca d'Antiochia. Al presente Dama- 
sco^ Damdscen., è un arcivescovato 
in partibUs, avente sottoposte le se- 
di di Abelia, di Alala o Alalia, di 
Coradro, di Evaria, e di Tanes 
pure : in partìbus. Gli ultimi ar- 
civescovi titolari furono monsignor 
Giovanni Camillo Rossi, che Leo- 
ne XII, nel concistoro dei 9 aprile 
del 1827 , trasferì dalla chiesa ve- 
scovile di s. Severo ; e prima di lui 
<era stato arcivescovo di Damasco, 
monsignor Giuseppe dalla Pòrta Ro- 
diani, pòi patriarca di Costantinopo- 
li, e dal regnante Pontefice creato 
Cardinale. Le missioni latine di Da- 
masco sono dipendenti dal vica- 
riato apostolico di Costantinopoli 
pei latini. Tra i grandi, uomini, 
eh' ebbero per patria Damasco, si 



DAM 
contane s. Giovanni Damasceno, ed 
A bui feda. 

DAMASO, Cardinale, r. S. Da- 
MAso I Papa. 

DAMASO I (s.), Papa XXXIX, 
Naofue egli in Guimaraens di Por- 
togallo, ovvero in Roma Tanno 
3o4r e fu annoverato, benché assai 
giovane, tra i notari e lettori della 
Chiesa Romana, ed é per questo 
che scrìsse gli atti dei ss. martiii 
Pietro e Marcellino. Cresciuto cogli 
anni, strinse amicizia con Si Atana- 
sio. Sino agli anni quarantotto di 
etìt non fu insignito dell'oline del 
diaconato. Di un tale carattere flre- 
giato, accompagnò l'esule Pontefice 
s. Liberio sino a Milano, e quindi 
fu ordinato prebe, e fetto Cardioa- 
ne sotto il pontificato di s. Felice 
II, indi confermato da s. Liberio, 
di cui secondo alcuni fu vicarìo in 
tempo dell'esilia Innalzato alla su- 
prema dignità di Pontefice, in età 
d'anni sessantadue, ed ai i5 set- 
tembre del 367, sua prima cura 
fu il sedare lo scisma mosso dal- 
l' antipapa Oi*sicino, e dtedesi poscia 
con zelo veramente apostolico al 
buon goveriTO della Chiesa. Nel 
369 adunò in Roma un sinodo di 
9v^ vescovi, nel quale fii conferma* 
ta la fede nicena, riprovato il con- 
cilio di Rimini, e condannato Au- 
senzio, qual promulgatoti dell'aria- 
na eresia nella diooesi di Milano. 
S. Rasilio mandò a Roma sue let- 
tere per Doroteo diacono antioche- 
no, laonde s. Damaso I, 'per com- 
piacere alle pie istanze di (ui, spe- 
di nell'oriente Sabino diacono della 
-chiesa milanese ; ma essendo questi 
ri tornato a Roma . con altre lelteie 
di s. Basilio, che al Papa non 
piacquero, fiirono a lui respinte a 
mezzo di Evagrìo antiocheno. Al- 
lora Basilio ed i vescovi orientali 



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DADT 
incaricarono Doroteo, divenuto pre» 
te, di portara al Pontefice alti-e 
lettere, per cui fu in Roma nel 
374 celebrato un concilio. 

Poco dopo si recò in Roma Vi- 
tale apollinarista, e da scaltro pre- 
sentò a s. Damaso I una ^formola 
di fed^, che sembrava secondo i 
dommr cattolici, il perché fu rice- 
vuto alia sua comunione; ma ap- 
pena partito da Roma, il Papa si 
insospettì, e di ciò scrisse a Pao- 
lina di Antiochia, la qual cosa per 
altro destò nell'oriente altri movi- 
menti, perchè in certo modo sem- 
brava riconoscere PaoJino, a xlanno 
di s. Melesio, per legittimo vescovo 
di Antiochia. I vescovi orientali^ 
in uno a s. Basilio per la terza 
volta mandarono Doroteo.a Roma 
per rappresentare le ragioni di san 
MeleziiD. Tuttavolta, nei sinodo ce- 
lebrato dal Pontefice^ diede ragione 
a Paolino, col prescrivergli di ncm 
rigeltai'e dalla comunione cattolica 
•9. Melezìo; quindi s. Damaso I in- 
terrogato da s. Girdamo, il quale 
il consultò se potesse cattolicamen- 
te dirsi che in Dio ci fi)ssero tre 
ipostasi^ e con chi dovesse comu- 
nicai^, rìspose che comunicasse con 
Paolino, e che professasse in Dio 
un* ipostasi, e tre persone: insegui- 
to i due partiti vennero a transa- 
zione, che fu approvata dal Papa. 
Pfeir anno 878 s. Damaso I battez- 
zò Gracco prefetto di Roma, e gli 
comandò di atterrare V infame spe- 
lonca del dio Mitra. Nel 38o di- 
chiarò nulla l'ordinazione fatta da 
alcuni, egizi dell'ambizioso Massimo 
Cinico a vescoi^o di Costantinopo- 
li, e costituì suo vicario nelle pra- 
viacie dell' lUirìa orientale il vesco- 
vo di Tessalonica Acolio. Venuto a 
Boma Priscilliano condannato dal 
concilio di Saragozza^ il Papa non 



DAM 85 

lo ricevette. Nel 38 1, ad istanza 
dell'imperatore T^dosio, fece il 
santo Pontefice celebrare il secondo 
concilio generale, a cui intervenne 
un gran numero di vescovi. Questi 
rìcevettero onorevolmente il 7b- 
mò degli Occidentali j o sia la 
professione di fede di san Dama- 
so 1 a Paolino, già stabilita l'an- 
no precedente nd concilio roma- 
na, e confermarono - la fede del Ni- 
ceno contro gli ariani Macedonio, 
Aezio, ed Eunomio. Nell'anno 383 
scrisse' s. Damaso I ai vescovi di 
oriente una lettera contro gli apol- 
linaristi, ed un'altra Tanno appres- 
so all' imperatore Valentinìano a 
£ivoré di Simmaco, calunniato di 
perseguitare i cristiani per favorire 
la causa di Cesare. Non è vero, che 
egli fosse il primo ad ordinare in 
Roma il canto dell' AUeluja in tem- 
po pasquale, ma bensì di avere in- 
giunto che si cantasse più fi*equen- 
temente, ed anche fuòri di quel 
tempo. Alcuni attribuiscono a san 
Damaso I altre cose, come l'istitu- 
zione della pena del taglione. Chia- 
mò s. Damaso I a Roma il dotto- 
re 8. Girolamo, • per servirsene co-r 
me di segretario nelle risposte che 
dava ai concili, ed alle chiese; inol- 
tre s. Girolamo per comando del 
Papa ti-adusse nel latino idioma 
varie opere. Governò diciassette an- 
ni, due mesi, e ventisei gioiti, e 
morì quasi ottuagenario agli 1 1 di- 
cembre- del 384* Egregio per vir- 
tù, erudito ndle sante Sci*ittui*e, 
illustre per gli scritti, ed insigne 
per l'ottimo governo del suo pon- 
tificato, 8. Damasa I fu uno de'pià 
cdebrì Papi della primitiva Chie- 
sa. Il suo cadavere venne sepolto 
nella basilica da lui eretta snella Tia 
Ai'deatìnaj accanto alla madre, ed 
alia sore^a Irene, e quindi trasferì- 



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86 DAM 

to nella Oueta di s. Loinm» im 
Danuuo {P^edi), da lui medesimo 
fendala. Vaob la tede Romana tren- 
tuno giorni. 

Le opere dì s. Damato I, colla 
sua Tita^ fiirono date alla luce da 
Federioo Ubaldinì nei i63o, iUu« 
strale poi colle note di Marzio Mi- 
leào Sarazzano J. C romano, per 
la cui industria furono raccolte nel 
167 1. Vi è un'altra edizione roma* 
na del 1638» del p. Gurlo d'Aqui- 
no; e poscia il p. Antonio Maria 
Merenda nel 1754 ne procurò al- 
tra romana edizione in foglio. Il 
Papebrodiio, in PropyUo par. I, 
pag. 58, sopra alcune Epistole at- 
tribuite al santo Pontefice, & una 
bella dissertazione. Scrisse ancor la 
▼ita di questo Papa, il p. Antonio 
de Macedo, nella sua Ludtania In* 
fiiUua^ puU>licata in Parigi nd 
j663. Intorno poi alle opere di 
s. Damaso I, ESogia sanctorum, 
stanno nella Bibliaih. PP, edit Lug- 
duni, tom. V, p. 635; nell' Appena. 
BtbUoL Vcter. PP. p. 844 e nel- 
la seconda edizione del Bigni, tom. 
IV, coL 920; e nella terza al tx>- 
mo IV, pag. 543, Elogium de Ptzu^ 
lo Apostolo, sta in 3, choro Poe*- 
far. Latin, edit Hanoviae, tom. II, 
pag. 673. Le Epistole si possono 
leggere in Labbé, CondUor. tom. 
II, col. 864» e con s. Clemente 
edit Goloniens. pag. 536. Hymrd 
tres stanno in Èfymnario ad col- 
eetn psaUern Thomam pag. 48-5^* 
DAMASO II, denominato prima 
Poppone nativo della Baviera in 
Germania, vescovo di Bressanone, 
di bassa nascila, ma di gran mente, 
sostenuto dalla protezione di Enri- 
co III^ ai 17 di luglio dell'anno 
1048 in Roma fii benedetto, e ve- 
nerato per Papa. Ma non regni» 
elle soli ventitre giorni, essendo 



DAM 
morto ag^ 8 di agosto a Pale^ 
strina, ove crasi recato per fiiggire 
rnooesnvo caldo di Boma. Fu quin- 
di il suo corpo trasferito in Roma, e 
sepolto (non della dttk ndla chiesa 
patriarcale di a. Lotcnzo. La s. Sede 
vaco sei mesi, e quattro giorni. Per 
altre notizie su questo Papa, die 
pd brevìsnmo suo pontificato, e 
per essere straniero poco si cono- 
scono, si possono consultare gliscrit^ 
tori delle vite de' Pontefici. 

DAME nn sagio Cirwx. V, Sa- 

OMO CoOlK, DaMB. 

DAIOANO Pimo (s.) Cardina- 
le. V. Pimo Damiamo (s.) 

DAMIANISTI. Eretici, ramo di 
aoefiili severìani. Presero il nome 
da un certo Damiano vesoovo di 
Alessandria, il quale essendo pri- 
ma del partito di Severo ereti- 
co fescovo di Antiodiia, si divi- 
se poi andie dalla sua scuola, e 
si formò una setta particolare. I 
Damianisti, seguendo 1' errcM« di Sa- 
bellio, ammettevano in Dio una so- 
la natura, ma senza distinzione di 
persone, insegnando, dm i nomi Pa- 
dre, Figliuolo, Spirito santo, non 
sono altro che diverse denomina- 
zioni ddla stessa persona. 

DAMIANO (s.). Era questi fia- 
tello a s. Cosma, ed ambedue ara- 
bi di nasdta. Si applicarono in Si- 
ria allo studio della mediana, e 
riuscirono medici sì per l'arte che 
per la pietà fiimigerati. Profisssan- 
do essi la rehgione cristiana, ani- 
mati da questa, assistevano gli in- 
fermi con quella carità , eh' essa 
ispira, non curando per nulla l'in- 
teresse venale, anzi rigettando qua- 
lunque compenso. In Ege dttà del- 
la Glicia vivevano essi, ed erano 
onorati assai da que' dttadini, ado- 
pei*andosi ancoi^ di fere nuovi pi*o- 
seliti alla religione cristiana. L' im- 



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DAM 
peratore Diodeziano, perseguitando 
la idigione di Cristo, ordinò a Li-* 
sia, goTematore della Cilicia, di non 
risparmiare la morie a chi la pro- 
fetava. Facile ib al goveraatore di 
scoprire questi santi fratelli per ne-^ 
mici del suo padrone, e quindi or* 
dÌBÒ che fiissero presi, ed assog* 
gettati ai più crudeli tormenti , 
perchè obbedissero a Cesare, ma 
costanti essi nella loro fede , li 
fece perire sotto la scure. I loro 
corpi furono raccolti, portati ih 
Siria, e sepolti a Ciro. Questi ge- 
nerosi soldati di Crìsto furono assai 
onorati. Alcune delle loro reliquie 
vennero portate in Roma sotto il 
pontificato di s. Felice III deUo IV, 
ed attualmente riposano nella chiesa 
del loro nome, ch'é ancora diaconia 
cardinalizia. F'. Chiesa db' ss. Cos* 
HA, E Damiavo, non che ss. Cosma,' 
e Dameauo, ove si parla delle tre 
coppie di santi di egual nome. La 
Chiesa onora la loro memoria il 
d\ 27 settembre. 

DAMIANO, Cardinak. Questi 
viene annoverato dal solo Gaoconio 
tra i Cardinali diaoom, creati é^ 
Urbano II, Papa eletto nel 1 088. Gli 
altri scrittori non fanno di lui men«t 
zione, cosicché della sua vita non pos- 
siamo raooogiiero ulteriori notizie. 

DAMIATA o DAMIETTA. Cit- 
ta arcivescovile dell' Africa nel basn 
so Egitto, capoluogo di provinda^ 
sulla riva destra, e presso la foce 
del ramo orientale del Nilo, detto 
ramo di Damiata. £ eretta in tw* 
ma di luna crescente sulla stretta 
lingua di terra, che si trom fra il 
Nilo, e il lago Menzalch, sempre 
coperto di barche. Vi si Tedono tre 
grandi moschee, una delle quali ò 
un' antica chiesa cristiana, il cui in* 
temo è sostenuto da molte colonne 
di marmo. Iiji una di queste mot 



DAM 87 

sdiee si alimentano parecchie cen-^ 
tinaja di poveri, ciedii, ed impedi<« 
ti. Questa eittà, vantaggiosamente 
situata pel oommerdo, manca di 
porto; tuttavolta il suo commercio 
è animatissima coir Egitto e colla 
Siria, per cui tì risiedono Tari con* 
soli europei. I dintorni sono assai 
deiiziosi, e l' aria vi è sana. 

La presente città di Damiata fu 
&bbricata nel luogo stesso, e secon- 
do alcuni a poca distanza dalla 
antica Tamiathis, situata quasi in 
&ocia di Pelusio, che qualche volta 
si confuse con questa città, e che 
fu distrutta durante le crociate^ 
Damiata seguì il destino delle altre 
città, allorohè i saraceni si resero 
padroni di questo paese. AH' artico* 
lo Crodaia (f^edi)^ si parlò molto 
di Damiata, e dei Cardinali legati,> 
che tì spedirono i sommi Pont^^ 
ci, cogli eserciti de' crocesignati, pel 
conquisto di Palestina, e dei santi 
luoghi. I crocesignati la presero do» 
pò un lungo assedio nel 1318, o 
12 19: laonde Tafadino sultano ne 
morì di dolore per non poterla 
soccorrere. Il Papa Onorio III moU 
to si adoprò per conservare Damiata 
ai crociati, che vi edificarono diversa 
chiese; ma fu restituita al soldano di 
Egitto nel 131 lé II re s. Luigi IX^ 
avendo preso la croce, passò in E« 
gitto, e giunse nella rada di Da^ 
miata il 4 g>uguo 1 249> ^ ^^ ^^^^ 
ra la città dai saraceni abhando** 
nata. Df eli' anno seguente, quel ro 
di Frauda, essendo stato btto prin 
gioniero in un fetto d* arme sangui^* 
noso successo in un campo di bat« 
taglia, che si vede all' est della cit« 
tà, fu oostrotto, per ricuperare la 
propria libertà, di cedei*e di nuovo 
Damiata, aUora in potdre de'firan-r 
cesi, ai saraceni. Questi^ temendo 
non fosse per l'avvenire il motivo 



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88 



DàM 



di UBA guerra fetale al loro paese; 
distrussero Damiata. Dipoi, in sud 
luogo n' eressero una nuova, o, se* 
oondo alcuni, ripararono la Tecchia; 
É certo, che oggidì la foce del Ni- 
lo è più lontana, cioè a dire più 
setteotrìonale, che non era al tempo 
di s. Luigi IX. Questo prolunga- 
mento della costa ebbe egualmente 
luògo air imboccatura di Rosetta. 

Damiata divenne sede metropo- 
litana; ma né si conosce l'anno 
dèlia sua erezione, né se lo ' fosse 
dopo che fu presa dai crociati. Cer^ 
to é, che nel 1249 n'era ardvesco- 
▼o Egidio, a cui il re di Frància 
s. Luigi IX assegnò duecento li- 
re 'di* rendita dalla sua cassa par- 
ticolare, finché egli avesse qualche 
altro beneficio, che provvedesse al 
suo mantenimento. Al presente è 
oobupata dai maomettani, che vi tol- 
lerano alcuni cristiani copti, e pa- 
recchi greci, i quali vi hanno i loro 
vescovi. É arcivescovato inpartìbus^ 
ch& viene conferito dalla santa Sede, 
con tre vescovati pure inpardbus, 
cioè Ermopoli, Nilopoii, e Tanasia, 
alla sede di Damiata soggetti. At- 
tualmente è fregiato del titolo di 
arcivescovo di Damiata , monsi- 
gnor Giacchino Pecci nunzio apo,- 
stolico nel Belgio, e tale dichiarato 
dai Papa che r^na nel concistoro 
de' 27 gennaio anno corrente. Avanti 
di lui lo fu moQs.Giaoomo Sinìbaldi, 
fatto da Pio VII, e dal medesimo ai 
29 agosto 182 1 dichiarato vescovo 
assistente al pontificio soglio, quin- 
di da Gregorio XVI, nel mentovato 
suo concistoro, £itto patriarca di 
Costantinopoli. Prima di lui Pio Yf 
fece arcivescovo di Damiata, colla 
nunziatura apostolica di Colonia, 
monsignor Bartolommeo Pacca, ora 
Cardinal decano del sagi*o Col- 
legio. 



Dx\N 

DANABA {Danùben.y Sede ve- 
scovile della Fenicia marittima nel- 
r Asia, posta da Tolomeo nella Pai- 
mirena al sud ovest della città di 
Palmira. Il vescovato venne eretto 
nel secolo quinto, e sottoposto alla 
metropoli di Damasoo. Di questa 
cbiestt si trova menzione negli atti 
de' concili, ove pure sono ricordati 
due vescovi, cIm vi ebbero sede. Al 
presente è un vescovato in parti' 
bus, nella giurisdizione pure in par^ 
iibus di Damasco. Gli ultimi die 
ne portarono il titolo, sono monsi- 
gnor Giuseppe Scfauller de Ehren- 
tal, e monsignor Ignazio de Natale 
palermitano, de' DÒarchest di Monte- 
rosato, a ciò nominato dal Papa 
Leone XII nel concistoro ed 21 
maggio 1817. 

DANDINI Girolamo, Cardinale, 
Girolamo Dandini nobile cesenate 
di famiglia oriunda da Siena, uo- 
mo di grande spirito e di estese 
cogniùoni , fu dapprima scelto a 
segretario di Paolo III, e poscia, 
nell'anno r544» promosso al ve- 
scovato di Caserta, dal quale due 
anni dopo fece passaggio a 'quello 
d'Imola. Di questa chiesa ^i fu 
assai benemerito ; la fece ricoprire 
di una stabile volta, e la forni di 
preziose suppellettili. Ampliò anche 
il palazzo episcopale^ e diede luogo 
a' cappuccini di fabbricarsi una chie* 
sa e convento. Fatto assai destro 
nel maneggio de' pia difficili affari. 
Paolo ni lo spedì piii volte inter- 
nunzio in Francia presso France-' 
SCO I ed Enrico II suo successore; 
col quale trattò ancora intoi*no alla 
futura celebrazione di un concilio 
generale, eh' ebbe luogo dipoi nella 
città di Trento. I protestanti face» 
vano allora grandi pt*ogretei, e peiv 
seguitavano a tutto potere i catto- 
lici : e si fu appunto per reprimet*e 



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DAN 
la forsennata loro prepotenza, che il 
Dandini \enne insignito del carattere 
di nanzio ordinario nella corte del* 
l'anzidetto Enrico. Dipoi Giulio IH, 
successo nel i55o a Paolo III, lo 
ridiiamò presso di sé in qualità di 
segretario, e quindi gli diede la 
commissione di recarsi come inter- 
nunzio presso Carlo V per istabili- 
re la continuazione del tridentino 
concilio, e per ottenere soccorso 
sella guerra di Parma e della Mi- 
randola, di cui fu dichiarato presi- 
dente col titolo di commissario ge- 
nerale dell'esercito Pontificio. Così 
bene riuscì il Dandini in tutte le 
cose affidategli, che il Pontefice i 
nel i55i, lo creò prete Cardinale 
assente, e poscia gK conferi il tito- 
lo di s. Matteo in Merulana, e la 
qualifica di l^to a latere di Carlo 
V per trattare la pace col re cri- 
stianissimo. Nelle Fiandre accolse il 
Commendone, che gli fece la confi** 
denza di quanto avea stabilito colla 
r^ina Maria d'Inghilterra per ri- 
stabilire in quel regno la religione 
cattolica, ed anzi ritenne il Com- 
mendone presso di se in qualità 
di datario della sua legazione. Ma ri- 
chiamato dipoi dal Papa Giulio HI, 
perchè s'era mostrato favorevole 
soverdiiamente ai disegni di Carlo 
y, fii investito dell'abbazia di s. 
Bartolommeo nel Bosco in Ferra- 
ra. U Dandini con beneplacito apo- 
stolico rassegnò la chiesa d'Imo- 
la, cui non avea mai rinunzia- 
to , a suo nipote Anastasio li- 
berto, ma per la morte di questo, 
riprese poscia il governo ddla dio- 
cesi. Intervenne ai conclavi di- Mar- 
cello II, e di Paolo lY; ma fu 
appunto in quest' ultimo conclave, 
che un'improvvisa malattia lo as- 
safi con tal furore, ch'ali lasciò 
di vivere in età d' anni So. La 



DAN 89 

sua morte accadde a' 3 dicembre 
iSSg, ed d>be il sepolcro nella 
chiesa di s. Marcello presso l'al- 
tare della Beata Vergine addoloi^ 
ta; sul pilastro si vede il suo ri- 
tratto, che credesi dipinto da Pel- 
legrino da Modena. Il Pallavicini 
nella storia del concilio di Trento fa 
pia volte menzione onorata di que- 
sto dotto, e chiarissimo porporato. 
DANDINI Girolamo, nato a Ce- 
sena, della frmiglia del Cardinale di 
questo nome, entrò nella compagnia 
de' gesuiti, in cui si distinse per la 
sua pietà e dottrina. Fu il primo 
del suo Ordine, che in Parigi inse- 
gnasse la filosofia. Dopo di avere 
sostenuto a meraviglia i gradi di 
rettore e di prorinciale, fu man- 
dato da Clemente Vili nel i5q6 
nunzio a' maroniti di monte Libano 
per riconoscere i loro riti, e la lo- 
ro credenza massime intomo all'Eu- 
caristia. Diede quindi alla luce una 
i*elazicnie esatta dei suoi viaggi, e 
di piti un trattato di Ethica Sa^ 
era, cui Riccardo Simon, che pub- 
blicò la relazione da lui tradotta 
in francese, con alcune note inte- 
ressanti, alFerma essere un' opera ec- 
cellente. Mori poscia in Forlì pieno 
di meriti, e di virtit, nel. i634 
d'anni ottantatre. 

DANDINI EacoiE, Cardinale. 
Ercole Dandini-nacque in Roma da 
nobile &miglia dei conti di tal no- 
me, e della marchesa Gualtieri di 
Orvieto ai aS luglio i75g. Fece i 
suoi studi nel collegio Nazareno dei 
pp.' delle scuole pie, tei*mioati i 
quali, e dichiaranda la sua voca- 
zione ecclesiastica. Pio VI lo fece 
<»meriere d'onore, e lo nominò* ab- 
legato a portare in Viterbo la ber^ 
retta cardinalizia' al Cardinal Giu- 
seppe Doria venuto ivi dalla nun- 
ziatura di Francia. Ebbe in dono 



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9Ó DAN 

una tabacchiera d'oro smaltata ootr 
entro una cedola di mille scudi; 
al di lui segretario il Cardinale 
donò una mosti-a o orologio d'òro^ 
ed ai domestici tranta scudi. Pio 
VI lo fece quindi canonico di san 
Pietro, e Pio VII prelato, ed eco* 
nomo della congregazione della &b- 
brìca di s. Pietro, cui è pur unita la 
quali&ca di segretario di tal congre^ 
gazione. Nel 1 8 1 6, Pio VII il promos- 
se alla canea di ooromendatoro di s. 
Spìiito, poscia, nel concistoro de' t o 
marzo i8a3, lo eneo Cardinale del- 
l' ordine de' preti, conferendogli il 
titolo di s. Balbina, ma il vescoTa- 
to di Osimo e Cingoli, a cui lo 
aveva destinato, Tenne poscia da 
lui rinunziato. Leone XII Io fece 
prefetto della congregazione del buon' 
governo, ed a motivo delle dispo- 
sizioni di quel Pontefice, che tras- 
portò nel palazzo della cancelleria 
la lesidenea del prefetto, e degli 
uf&zi di detta congregazione, il Car- 
dinal fu il primo prefetto che vi 
abitò. Pio Vili lo nominò visitato- 
re apostolico dell* arcispedale, e del 
pio istituto di s. Spirito in Sassia, 
che da prelato, come dicemmo, avea 
governato con diligenza, e lode, 
colla qualifica di commendatore; 
Limosiniero, pacifico, e pio, cele« 
brò la messa dopo nove anni dac- 
ché apparteneva all'ordine dei Car- 
dinali preti. Intel* venne ai con<<' 
clavi per l'elezione di Leone XII, 
Pio VlIIj e Gregorio XVL Que- 
st' ultimo, per la stima particola» 
re che ne faceva, nella sua ulti*- 
ma infermità avea divisato di visi^ 
tarlo, ma il tempo ne impedì la 
effettuazione. 11 Cardinale dovette 
soccombere ad una lunga e peno- 
sa malattia da lui tollerata con 
quella rassegnazione alla volontà 
di Dio, la quale avea sì gran fon- 



DAlt 
daménto nelk sua esemplarìssima 
religione, e mori a' 21 luglio i84o- 
Le esequie si celebrarono nella ckùe-' 
sa di s. Marcello^ ove cantò la 
messa il Cardinal Pedicini, come 
camerlengo del sagro Collegio, ed 
ivi rimase sepolto neHa gentilizia 
sepoltura, in cui era stato pur tumu> 
lato il oeld>re Cardinal Girolamo 
Dandini. Appartenne alle congrega* 
zioni de' vescovi e regolari, del con^ 
cilio, della rev. fabbrica di s. Pie- 
tro, delle acque, dell' economia , 
degli studi, e del censo, e fu pro- 
tettore deir ai*cioonfratei*nita di s. 
Caterina da Siena a strada Giulia^ 
DANES Pietro, nato a Parigi, 
fu nominato da Francesco I alla 
cattedra di professore di lingua gre- 
ca. Enrieo II lo elesse a precet- 
tore del delfino che fu poi il re 
Francesco II. Pochi anni prima 
Francesco I lo inviò in qualità di 
ambasciatore al concilio di Tren^ 
to, dove recitò un lungo e dotto 
ragionamento, per esaltare 1' at<* 
taccamento de' re di Frància al^ 
la cattolica religione, ed alla santa 
Sede. Entrò nel particolare de'be-* 
nefici, che la Chiesa Romana avea 
iricevuti dalla Francia, e spedal- 
mente da Pipino, e da Carlomagno. 
Provò, che i Papi perseguitati non 
aveano mai trovato asilo più. sicu* 
ro che in quel regno. Questo ra- 
gionamento proferito nel i546 fìi 
stampato dopo in Lovanto cogli 
atti del condiio. Fu quindi il Da- 
nes Innalzato alla sede vescovile di 
Lavaur nel i556 , e presiedè a 
quell'augusta assemblea, che vi si 
tenne, distinguendosi pel suo fervore 
verso il nome fi*ancese.' Mori questo 
dotto vescovo a Parìgi nel 1577 
d'anni ottanta. Abbiamo di lui al« 
cuni opuscoli, e lettere latine rac« 
colte» e stampate con un oompen* 



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DAS 
dìo della sua TÌta a Parigi nd 
1731. Procura l'editore di prova^ 
re oontro il signor, Dupin^ die non 
il presidente Duranti, ma Pietro 
Danes compilò la grande opera de 
ritiòus EceUsiae CathoUcae, otto*- 
ro contribuì per lo meno più die 
altri a oomporla; ma tali proTe 
presso i critid furono di poco ^m» 
lore, ntientre l'endono giustizia alla 
di luì profonda erudizione. 

DANIELE (8.X martire. K s. 
Elia, e compigiu mastibl 

DAMELE (s.), prete e martire. 
Due anni dopo il martirio di 0. 
Milles nella provinda dei Rancem 
in Persia per ordine di quel go» 
vematore fìi arrestato questo sana- 
to unitamente alla vergine s. Ver» 
da. Questi furono assoggettati a' più 
duri tormenti, perdiè abjurassero 
la religione di Cristo; ma indai*no : 
il perclié inasprito il tiranno per la 
loro costanza, ordinò pur anche die i 
loro piedi fossero f<»aochiati, e posti 
per dnque giorni continui in un 
bagno d'acqua gelata. Inutile riu- 
scito andbe questo tentativo, furono 
per ultimo condannati alla mor^ 
te, die seguì in fotti il dì 3 1 feb* 
braio del 344* ^' Marubiò in lingua 
siriaca estese i loro atti, e Stefonò 
Assemanì 14 rese pubblid in Acia 
Mariyrum Orientai. 

DANIELE SmiTA (s.). Nacque 
Daniele nella dttà di Murata, pres- 
so Samosata. In età di dodici an- 
ni, abbandonò ir mondo, e, ritira** 
tosi iu un mcmistero, si applicò con 
fervore alla vita contemplativa. Al- 
lorché il superiore del convento si 
i^ob in Antìodiia, Daniele fu ad esso 
ooiapagno, e visitarono nel passaggio 
il rinomato s. Simeone Stilita sopra 
la sua colonna^ Veduto da Simeone 
Daniele, il diiamò a sé, e data^ 
gii la benedizione, lo avvei*tV ancora 



DAN 9r 

die molto avrebbe sofferto per amo- 
re di Gesù. Da fi a non molto 
essendo morto l'abbate del suo mcK 
nistero^ i monad volevano Daniel 
le a successore, ma egli presa la 
fuga, si ricoverò presso <s. Simeone. 
Vi rimase quattordici giorni, do- 
po i quali intraprese il viaggio 
per Terra salita, ma per istrada 
avendo avuto una visione dal sana- 
to, cambiò partito, e si rifugiò à 
Costantinopoli, e poi ritirossi in un 
tempietto abbandonato, volendo oo<- 
n imitare il santo anaoDi*eta. Dop6 
la morte di s. Simeone, successa 
l'anno 4^9» scelse Daniele una mon- 
tagna presso il Ponto Eussino per 
suo soggiorno» Uno de' suoi amid 
vi fece fobbrìcare due colonne, che 
unite con ispranghe di forro appa- 
iivano una sola, ed ivi salito egli 
vi foce continua dimora. A piedi dì 
quella colonna fìi ordinato sacerdo« 
te da Gennadio vescovo di Gostan«> 
tinopoli, e sopra quella celebrò 
la santa messa, ed amministrò po« 
scia il pane degli angeli a va« 
rie persone . Visse un età assai 
lunga, sempre istruendo, e con 
l'esempio, e con la voce, quanti 
a lui ricoiTevano . La foma di 
questo straordinario uomo si diffuse 
per ogni dove, e venivano in gran 
numero portati gl'infermi a piedi 
di questa colonna, perchè volesse 
egli procurare da Iddio ki libera- 
zione dei loro mali, e tutti ne pai^ 
tivano risanati. Tre gioiiii innanzi 
alla sua morte o&rse il santo sa- 
grifido alla mezzanotte, e fu con- 
solato con una visione degli ange- 
li. Il patriarca Eufomio lo assi* 
stette, e lo vide spirare sopra la 
sua colonna drca l'anno /^^o, li 
1 1 dicembre, nel quale giorno vie- 
ne celebrata la sua festa nei calen- 
dari greci, e latini. 



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9« DAN 

DANIELE (s.), TetooTO nà pée- 
M di Galles. Questo santo era te^ 
nuto in aitìssima \enet*azione nella 
chiesa della Gran^firettagna. Fion 
in sul piinoipìo del secolo sesto^ 
fondò un monistero» presso il c»- 
nale del mare che divide l' isola di 
Anglesey dal paese di Galles. 11 ve 
Afailgo edificò l'anno 5i6 incirca 
una città in questo luogo medesir 
mo detta, secondo Usserio, Bancor, 
o Bangotj ed il nostro santo vi fu 
eletto a pùmo vescovo^ ricevuta 
avendo la conseawone da s. Du- 
brizio. Dopo una lunga vita di &* 
tiche e di meriti, morì nel 54^, 
ed ebbe la sepoltura nelFisola di 
Bardsey. La cattedrale di Bangor i 
anlitolata dal suo nome. F'. Bahgob. 

DANlMARCA,OANiiAACK(Z>anta). 
Begno della parte settentrionale del- 
l'Europa, il. più antico dei tre regni 
del nord, situato al sud ovest del* 
la. Svezia, e al nord dell' Alemagna. 
Attualmente si compone i.*" di una 
.piccola porzione del continente , 
ix>nfinante al sud col gran ducato 
di Meklenburgo-Schvrerin, coi ter- 
ritori delle città libere di Am- 
burgQ, e Lubecca, e col regno di 
Annover, da cui è separato dall'El- 
ba; all'est col Baltico, il picco- 
lo Belt, ed il Cattegat, al nord 
col SkagerracL, ed all'ovest, col 
mare del nord; a/ di molte isole 
situate nel Baltico, e fra queste 
è il Cattegat La penisola di Jut- 
land, ed i ducati di Sleswig, di 
Holstein, ^ di Lavenburgo, formal- 
ine la parte continentale di questo 
regno. Fra le isole si distinguono 
particolarmente quelle di Seeland, 
. Fionia, Laaland , Falster , ]\f oeen^ 
Langeland, Alsen, Fehmern,e Born- 
hoim. La Danimarca possiede inol- 
tre le isole Faeroe, e la Islanda; 
ma questi possedimenti della Da- 



DAN 
himarca propriamente detta' sono 
assai lontani. Si calcola la superfi- 
cie di questo regno a duemila ot- 
tocento venti leghe, delie quali sei- 
cento dnquantadue toccano alle iso- 
le, . ed il restante al continente. 
Là estensione delle ooste é dì cir- 
ca mille seioento leghe. Fra il gran 
numero degli stretti, che interseca- 
no questo regno interamente ma- 
rittimo, nomineremo il Sund, od 
Oeresund, che. separa Seeland dal- 
la Svezia, il gran Belt che si tro- 
va fia Seeland, e Fionia, il piccolo 
Belt, che si prolunga fia Fionia ed 
il continente, ed il Guldborgsund, 
rinchiuso fi» -Falscter e Laaland. 
Una . moltitudine di pioooli fiumi, 
indicati in danese col nome di 
Aaèr^ ne intersecano il suolo. La 
posizione marittima della Dani- 
marca è estremamente fìivorevole 
alla navigazione. Non vi è luogo 
in questo paese, die sia a più di 
venti leghe lontano dal mare • 
Compresi i laghi, e le paludi j le 
acque formano la sedicesima • parte 
delia superficie di questo r^no. 
Quantunque situata nella parte la 
più settentrionale della zona tem- 
perata boreale, la Danimarca ha 
un clima meno fi'eddo di quel- 
lo sembri esigerlo la sua latitudi- 
ne. L'umidità dell'atmosfera fiivo- 
nsoe la vegetazione, ma il clima 
non è nocevole ai danesi. 

Il regno di Dai^arca dvìlmen- 
■te può dividersi • in tre sezioni^ i."* 
la Danimarca propria, che t com- 
prende l'Arcipdago dsmese suddi- 
viso ndle tre stifter, o > diocesi di 
Seeland, Fionia, e Laaland; la Jut- 
landia settentrionale ripartita nelle 
quattro diocesi di Aarhuus, Aalborg, 
Wiborg, .e Bipen ; e la Jutlandia 
meridionde, o ducato di Sleswig; 
2." i ducati di Qoktiein, Lauembui*^ 



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DAN 
go, i qfiali fanno parte della con- 
federazione. Germanica; 3.** L' isola 
d' Irlanda colle alti-e> che ne di* 
pendono^ e le colonie . di > oltremare, 
cioè; nell'Asia i teiTÌtori e città. di 
Tranquebar^e Frederiknagor nella 
costa di GoromandeL Sventola pu- 
re lo stendardo danese in un pic- 
colo forte mantenuto nell' isola 
Nankuryy sull'Arcipelago delle isole 
Nicobar» che verso la metà dello 
scorso secolo aveva la Danimarca 
interamente occupato; in Africa il 
forte di Cristianborg . nella costa 
della Guinea; nell' America setten- 
trionale , oltre i . vari ed incerti 
stabilimenti della Groenlandia, le 
ìsole Antille di. s. Tommaso, di s. 
Giovanni, e di s. Croce. Le sud- 
dette diocesi, o sdfter, in numero 
di sette, si suddividono in diciotto 
amleryO baliaggi. Sotto il rapporto 
militare, la Danimarca comprende 
tre divisioni. La milizia é -riparti- 
ta in nove distretti , che si chiama- 
no commissarìati militari di terra. 
Per la marinai si divide il regno 
in sette distretti; finalmente i bo* 
schi sono, divisi' in cinque divisioni 
forestali. La popolazione del regno 
dì Danimarca, comprese le isole del 
mare Baltico, e del mare del noid^ 
supera la cifra di- un milione, due- 
cento quattromila, quattrocento ses- 
santa abitanti ; quella del d'Hol- 
Stein, e signorie dipendenti, ascende 
a più di trecento sessanta due mila, e 
quelle dell'Islanda, - ed altre colonie, 
a centosessantamila. La Danimarca 
ha poche città grandi , e la . mag- 
gior parte della popolazione è se- 
minata nelle piccole città, nei vil- 
laggi,, ed in gran numero nei ca- 
sali. 

La lingua danese non^ è diflè- 
rente da quella della Norvegia, e 
delta Svezia, che pel dialetto. Gli 



DAN 93 

abitanti di questi tre regni, altre 
volte uniti, s'intendono fra loix>. 
Dopo la lingua danese, più di tut- 
to si parla quella tedesca. La lin- 
gua danese è un miscuglio della 
antica lingua de'goti, dei frisi, dei 
germani, e degl' inglesi. La Da- 
nimarca fu un tempo monarchia 
elettiva, ma Umitata dai dirìtti de- 
gli stati rappresentativi. Nel 1661 
la gelosia di questi stati impegnò 
la corte a profittai*ne destramente, 
affine di assumere un potere assoluto 
sotto il re Federico ìli. In appres- 
so gli stati linunziarono ai loro 
dirìtti. Tal sagrifizio fu subito ac- 
cettato, e da queir epoca la mo- 
narchia danese e foivse la meno 
circoscrìtta di tutte le altre di 
Europa. Una legge reale, dettata 
solo in fiivore del potere monar- 
chico, è custodita fra le gioje del- 
la corona. E dichiarato in essa, che 
il re non abbia altro giudice che 
Dio; che possa fare e distruggere 
le leggi e dispensatile chi a lui 
piace ; ch'egli sia il padrone di tut- 
ti gli affiirì civili, ed ecclesiastici, 
purché sia egli della confessione 
augustana (Vedi), L'Holstein pei'ò 
conserva la sua antica costituzione 
rappresentativa, nella quale domi- 
na la nobiltà, ed è garantita dal- 
la dieta Germanica, in cui il- re di 
Danimarca ha una voce pe'suot 
dominìi di Alemagna. La manna 
danese, sino dai tempi rìmoti, è 
prìndpalmente sotto Cristiano V, 
Cristiano VI, e Federico IV, per 
la sua possanza e valore fu in ci*e- 
dito della più rispettabile del nord, 
ma daiprìmordi del corrente secolo 
il suo armamento è di molto dimi- 
nuito. 

Il numerò degli uomini lettera- 
ti in Danimarca è in proporzione 
della sua estenàone, non essendo* 



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94 DAN 

pupto minore a quello di qualan* 
que altro paese di Europa» in cui 
iBorisooiio le KÌeate e le arti. Ha 
università, aocademie^ molle sodelk 
ideDti6clie, e numerose scuole che 
dappertutto fioriscono. Meritano es- 
sere ricordati fiti i suoi uomini ce- 
lebri, Ticho Brabè, per la mato- 
natica; Arnas Man^eus, Langebek, 
Seboeningy e Sulm per le patrie 
storie; Holberg scrittore erudito; 
Oeder, e MuUer distinti botanici; 
I^iehubr intelligente viaggiatore ; 
Alalte-Brun, celebre geogi*afo, e let* 
terato, e molti altri. Tra gli artbti 
prìm^gia il vivente commendatore 
Tordwalsen, al cui genio per la sool- 
tura tributa profonda e meritati en« 
comi il secolo ammiratore, e le sue 
opere ne perpetueranno la fiima. I 
caratteri dei danesi sono runia\ e 
si credono anteriori alle invenzioni 
del ppiro, delle tavolette incerata 
e delle membrane. Il pincipale or* 
dine cavalleresoo della Danimarca 
è quello éàt Elefante (Fedi), quin- 
di é più distinto quello di Danne- 
borg, al quale é da aggiungersi un 
terzo, chiamato àeìUi pórfetta unio' 
ne, ovvero della fedeUày creato dal- 
la r^ina Sofia Maddakna, il 7 
agosto 1733» per fregiarne le 
dame^ 

Il nome di Danimarca si pre- 
tende che derivi da imo de'primi ca- 
pi di questa nazione nominato Datié 
Dei danesi viene &tta menzione sino 
dal sesto secolo nelle notizie isto* 
riche di lomandes, allorché s'inco- 
minciò gettare una qualche luce 
nella storia della Scandinavia. Sem- 
bra, che i primi abitanti della Da- 
nimarca, e principalmente della 
sua porzione continentale, sieno sta- 
ti i cimbri, o Celti, i più antichi 
abitatori conosciuti, cioè gli ante- 
nati dei welsci, die stavano spedal- 



DAN 
mente nd Chersoneso dmbriòo, ed 
occuparono posda probabiloaente an- 
che le grandi isole adiacenti, remota 
sede della danese monarchia. Questi 
fiwono in progresso scacciati dai go- 
ti, che sembrano discesi dalla Scan- 
dinavia. È certo, che la Danimar- 
ca era divisa in molte piooole so- 
vranità, che quasi dascun' isola a- 
veva il suo re, mohi coatandone 
il Jutland. Leira era la residenza 
del più possente di questi piccoli 
principi, che si dedicavano, come 
tutti i popoli del nord, alla pirate- 
ria. I danesi fecero un gran nu- 
mero di spedizioni contro la gran 
Brettagna, e la Francia , soggioga- 
rono una parte deiringhtlterra, for- 
mandone piccoli regni, e sacdieg- 
giarono, e fecero orribili guasti in 
Francia. Erano assai intrepidi, e 
molto abituati a vivere sul mare. 
Avevano un culto rozzo bensì, ma 
accompagnato da una certa gran- 
dezza virile. Motto si disse di essi, 
e de'loro primi re, ma la storia 
n'è fiivolosa assai ed incerta sino 
idl'auno 5oo, o al r^;no di Aroido 
I. Basterà nomioiu'e fra quegli an- 
tichi monardbi della Danimarca 
quello Siold, il quale acquistò tan- 
ta riputazione, che per lungo tempo 
i re di Danimarca potarono il no- 
me di ShoUunger, cioè successori 
di Skiold. Olaf II, re di Svezia, 
conquistò la Danimarca nell'anpo 
900, e dall'epoca del regno di Gorm, 
o (ioi^mone, che s'impadixmi dei- 
la sovranità nel 910, e regnò sopra 
una gran parte di quel paese, og* 
gi formante la Danimai*ca, la sua 
storia incomincia a presentare mag- 
gior chiarezza, a verità. La Scania 
era una delle sue provinde, ma 
lo Slesvrig fu occupato dagP impe- 
ratori di Alemagna , ed eretto in 
margraviato. Da un altro lato, Sve- 



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DAN 
no, minor figlio di Goimon» con- 
quistò ringhilterra y e suo figlio 
Caouto poi aggiungeDdovi ìa Nor« 
▼egìa, si videro i tre scettri uniti 
nelle nàani di questo re, detto per- 
ciò il grande. Sotto il suo regna 
gli abitanti della Danimarca, ces* 
sando di £ire i pirati, incominciaro- 
no allora a &re i. primi passi ver- 
so Tindustria, e la civiliizazione. 

L'Inghiltenra per alti*o, dall'anno 
1043, ebbe di nuovo, sovrani par* 
tioolari, e cinque anni dopo anche 
la Norvegia fu perduta per la Da- 
nimarca, già stracciata da intestile 
guerre crudeli, ed indebolita dalla 
feudalità. Sotto Waldemaro I, det- 
to pui*e il gi'ande, riguardato co- 
me il padre della danese legislazio- 
ne, che prese il titolo di re dei 
vandaJi, salito al trono nel 1 157, 
la Danimarca brìllò di un qualche 
splendore per aver debellato anche 
i Weudes, popoli delle meridionali 
rive del Baltico,, non clic per la 
conquista dell'isola di Bugen. Ma 
il di lui nipote Waldemaro II, che 
con una flotta formidabile sottomi- 
se una parte della Ljvonia, e del- 
l'Estonia, nel i!223, ebbe un'infeli* 
ce posterità. La figlia di Waldema- 
ro III, Margherita, avendo sposato 
Hakone Vili re di Norvegia, fece 
nascere la memorabile unione sulla 
sua testa delle tre corone del nord^ 
mentre prima fu dichiarata reggen- 
te, poscia alia morte del suo pic- 
colo figlio, sali sul trono della Da- 
nimarca, e della Norvegia nel 1887, 
indi, nel 1897, su quello della già 
conquistata Svezia, nel qual anno 
s'era consolidata la suddetta . unio- 
ne dì questi tre i^gni,' mediante il 
famoso trattato di Colmar. I suc- 
cessori di Margherita non godet- 
tero per mollo tempo di questa 
fortunata riunione, mentre la &ve- 



DAN 95 

zia scosse il giogo danese nd i448i 
essendo prima morto il deposto 
Enrico di Pomeriana, detto il IX, e 
morto essendo scimi prole il di lui 
successore dopo sei anni di monar^ 
chia» Cristoforo III di Baviera, que^ 
lo che trasportato avea la sede a 
Copenaghen, e che può dirsi la 
soiigente della fortuna di questa 
città.. L'anno 144^ ^ anche cele- 
bre, perché estintasì l'antica dina* 
stia dei re Skioldungery in esso in- 
cominciò a regnare la stirpe dei 
conti di Oldenburg, antica ed illu- 
stre casa sovrana di Vestfelia, nel- 
la persona di Gistienio o Cristiano 
I* Fu egli re di Danimarca, e Nor- 
v^ia, non che duca di Sleswig, e 
di Holstein, n» quest' ultimo du- 
cato clivenne poscia l'appannaggio 
di un altro ramo della fiuniglia, che 
lo conservò sino al secolo XVI lì, 
epoca in cui rientrò nei domini del 
re di Danimarca, mediante la cessio- 
ne del ducato di Oldenburgo. Gio- 
vanni, figlio di Cristiano I, compras- 
se la ribellione svedese, e venne 
coronato a Stockolm nel i497- 

Sotto il regno tirannico, e sgra- 
ziato di Cristierno II, detto il Nero- 
ne del tiordy che perdette il trono 
e la vita, la Svezia mediante le vit- 
torie^ e gli sforzi «x>ici di Gusta- 
vo Vasa, scacciando i danesi^ ricu- 
però nel i52i interamente la pri- 
stina libertà. L'abolizione della cat- 
tolica religione, eseguita sotto Fe- 
derico I nel i523 o iSsifi, ed il 
luteranismo introdotto da Cristiano 
III, nel i537, e quindi solenne* 
mente adottato, formano un'epoca 
lagrimevole, e considerabile della 
storia della Danimaix». Siccome Cri- 
stiano III continuava a porre tre 
corone sullo stemma reale danese 
pei tra regni . di Danimarca, Nor- 
vegia, e Svezia,, questa ultima gli. 



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96 DAN 

mosse gnerra. Ahi-n epoca memo- 
randa per la Danimarca è quan- 
to accadde nei secolo seguente, doè 
la gran politica ri&rma, di cui sì 
è parlato di sopra. Non sono di 
tanto interesse le Ticende dei re 
successori di Crìstiemo UI^ e per* 
ciò brevemente accenneremo le 
guerre sfortunate , che sostenne 
Cristiemo IV contro TAustiia, e la 
STctia, e quelle di Federico III 
pure contro la Svezia, che ter* 
minarono col trattato del marzo 
1660, in forza di cui fu costretto 
a cedere una delle più belle pro- 
vinde, ed altre ponioni, al sud del« 
la Scandinavia, come pure la fei> 
tile isola di Rugen. 

Nel comindare del secolo XVIII, 
la Danimarca ebbe a soffi*ire altro 
lostinato conflitto colla Svezia^ il qua- 
le non terminò che nel 1 720, goden- 
do pel restante del secolo una profon- 
da pace. Sarà poi sempre onorevole 
pel gabinetto danese, l'avere pel 
primo emanato il filantropico de- 
«"elo della tratta abolita de'negri 
fino dai 1793.. Nel secolo preceden- 
te, per merito dì Federico 111 ven- 
ne estirpato il barbaro uso, che i 
nobili potessero impunemente uc- 
ddere i paesani. Al prindpio del 
secolo XIX, e precisamente nel 
1 807, il re di Danimarca Ciistiemo 
VII, avendo rìfiutato di fiir cau- 
sa comune coHlnghilterra, contro 
il dominatore della Francia, che 
influiva allora sul resto del conti- 
nente, Copenaghen venne in pie- 
na pace bombardata dagl' inglesi, ed 

Olao III 809 

Emmìngo 810 

Sivardo Ringo ... 8ia 

Araldo V 817 

Sivardo II .... . 843 

Erico I 846 



DAN 
il governo si vide forcato di con- 
segnar loro tutta la sua flotta. Sic- 
come poi il governo danese conti- 
nuò ad essere ligio al governo im- 
periale francese, così le potenze al- 
leate coiringhilterra, alla pace del 
18149 ed in virtù del trattato di 
Kiel, tolsero alla Danimarca la 
Norvegia, per darla alla Svezia, ed 
accordarono a Federico VI, re di 
Danimarca, come una spede d'in- 
dennizcazione, il tedesco ducato di 
Lauenburgo, popolato da circa trea- 
tamila abitanti. Dopo lo sciogli- 
mento dell'impero germanico, la 
Danimarca, sopprimendo lacostitu- 
uone rappresentativa dell'Holstein, 
aveva sottomesso questo ducato al 
suo potere assoluto; ma alla erezio- 
ne della confederazione Germanica 
nel i8i5, l'Hoktein fu compreso 
in questa federazione» col diritto di 
una costituzione, che sembra in tal 
modo conservare la sua antica .co- 
stituzione feudale. 

Gli storid danesi • fanno risalire 
l'origine della loro monarchia ai 
tempi pih rimoti; ma la serie dei 
re di Danimarca, secondo la cro- 
nologia del dotto istorìografo Cesa- 
i*e Cantù, non è sicura che dal 
nono secolo. 11 Lenglet nelle sue 
tavolette cronologiche^ all'anno 714 
registra Gormo re di Danimarca, 
nel 764 Sigefredo, nel 765 Get- 
tico, e neirSog Olao III. Da que- 
sti il lodato Cesare Canti! inco- 
mincia la sua cranologia^ che d 
dà sino ai nostri gionii, ed è la 
seguente: 



810 
811 
817 
843 
846 
847 



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DAN 

Erico II 847 

Canuto I 863 

Fido. 873 

Gormo II 889 

Araldo VI 897 

Gormo III 919 

Araldo VII 930 

Svenone I, ed Aral- 
do VII 980 

S Tenone re di Nor- 
vegia 1000 

re d' Inghilterra . i o3 1 
Canuto li, il grande io34 
Canuto III, Ardica- 
nuto ....... io36 

Magno io4i 

Svenone II Jo44 

Araldo VIII .... 1074 
Canuto IV, il santo 1080 

Olao IV 1086 

Erico III ..... . 1095 

Nicola: ^ . 1 106 

Erico IV ii34 

Erico V 1137 

Svenone Ili ... . 1 1 47 
Canuto V, 1/ santo 1 1 47 
Valdemaro ly ilgran" 

de ii57 

Canuto VI 1182 

Valdemaro II . . . iao2 
Valdemai*o III, cor- 

reggente 1219 

Eneo VI ii4i 

AI>ele i25o 

Cristoibro I . . . . i252 

Erico VII i^^9 

Erico Vili 1286 

Ci'istoforo II ... . i32o 
Valdemaro IV. . . i34o 

Olao VI 1376 

Margherita regina 
di Danimarca , 
Norvegia e Svezia 1 387 

Erico IX i4i2 

Cristoforo III .. . i44o 
Cristiano , o Crì- 
stierno l. . . • . i44^ 

VOI. XIX. 



DAN 

863 
873 
889 

897 

9'9 
930 

980 
1014 



io36 

io4i 
1044 
1074 
io8o 
1086 
1095 
iio5 

II23 

1137 
ii47 
1147 
ii57 

1182 
1202 
1241 

I23l 
I25o 
1252 
1259 
1286 
l320 

i34o 
1375 
i387 



97 



dep. 



i4i2 

1439 m. i4^9 

1448 
1481 



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98 



PAN 


DAN 


GioTanni i48t. • • 


. . i5i3 


Cristierno II , . . . i5i3 . d^. . iSaS m. 


Federico I . <. . . . iSii . . 


. . i533 


Cristierno III . . . .i534 . . 


. . i588 


Federico II ... . iSSg . , 


Cristienio IV . . • i588 . , 


. . 1648 


Federico III ,. . . . 1648 . 


. . 1670 


Cristierno V. . . . 1670 . 


. . 1699 


Federico IV ... . 1699 . 


. . . 1730 


Cristierno VI . .'• 1780 . . 


. . 1746 


Federico V . . . . 1746 • 


. . 1766 


Cristierno VII . . . 1766 . 


. . . i8o8 


Federico VI ... . .1808 . . 


. . 1839 


Cristierno Vili 3 dicembre 18 


39. . 



iSSg 



Nei tempi del gentilesimo i da- 
nesi adorarono particolarmente gli 
dei Freyer, Freya^ Tkor^ Thyr^ 
ed OcUrty essendo questo ultimo il 
principale. Neil' %i2 Ebbone, vesco- 
vo di Reims, predicò il vangelo ip 
Danimarca, e TAroldo, essendosi 
rifugiato presso Y imperatore Lo- 
dovico l, // Pio, si fece battezzare 
netr826 da alcuni monaci^ che vi 
fondarono varie comunità religiose. 
Aelnot dice, che i primi missiona- 
ri di Danimarca, della Svezia, e ^i 
Norveg̣| furono preti inglesi; che 
1 popoli di Danimarca abbraccia- 
rono il cristianesimo con molto 
ardore, che queUi di Svezia non i\e 
imitarono l'esempio, anzi^ misero 
a morte un inglese nominato Eskìji- 
lo, dbe predicava la fede in certe 
barbare contrade. I principali tra 
questi missionari inglesi, che pre- 
dicarono la fede in Isvezia, furono 
Ansgero, Sigfrido, Q.oduaIdp, Ricol- 
fo, Odoardo, Eskillo, Davide, ed 
Enrico. V. il discorso dì Stiermann 
sopra Io stato delle scienze, ti*a gli 
antichi svedesi. Nell'anno 1027 si 
recò a Roma Canuto II, re di Da- 
nimarca, ed Inghilterra,, ciò che gli 
storici assegnano ad altri anni, co- 
me al io3o per l'aittorità di.una 



lettera scritta da Canuto li agli 
arcivescovi, al. clero, ed al popolo 
.inglese nel. suo ritorno da Roma, 
e riportata da Ignulfo p. 28, e 
nella quale s' intitolò Camm ra 
totìus Danemarchiae, et Som&^h 
et partis sves^orum , dimosti-andosi 
non competergli questo titolo pri- 
ma del io3o, poiché la Iforvegia 
non fu da lui occupala che nel 
ioaS; e della Svezia non giunse 
a possedere veruna parte pnflJa 
dell'anno io3o. JVfa il B^nio, il 
Pagi, ed altri gravi autori sono di 
sentimento, che Canuto II, »^f^"" 
de, si recasse in Roma nelUnno 
1027, in cui governava la Chiesa 
il Pontefice Giovanni XIX, detto 
XX. Sono memorabiU le espressio- 
ni, usate dallo stesso monarca pe»a 
mentovata lettera scritta agi jnf ' 
si, e conservatasi dal JVIatoesbunen- 
se, lib, II, e, H: ^ Notifico ^obj 
H noviter me ii$se Romajn, oralu 
» prò redemptiopepeocatorum n»e<^ 
« rum .:..,. Et ideo hoc "j; 
» xime patravi , quia a »P'^°' 
« bus didici, s. Petrum apostolum 
« magnam potestatem accep^^^ ,. 
.» Domino liga^di, atquc solvenj^» 
»> clavigerumque esse r^\ ^^ 
H stis;.e4 ideo spedalitcì* qus P* 



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DAN 
»> trodtiium &pud Deum etpetei*e» 
M valde utile duii *\ Tornato che 
fu ne'suoi stati. Canuto II per di- 
mosti-ai*e al sommo Pontefice la 
sua riconoscenza , comandò a'suoi 
sudditi dì pagare le decime, e di 
spedii^e a Roma il soldo che gl'In* 
glesi solevano annualmente man* 
dare al prìncipe degli apostoli^ e 
che perciò chiamavasi denaro di s, 
Pì'elro (Fedi). 

Nel medesimo secolo fiotì s. Oi* 
nuto IV re di Danimarca, figlio 
di Svenone II, di eminente pietà, 
e Tirtù. Morto il pacare nel 1074» 
nlolti Tolevano esaltarlo al trono 
come quello che oltre le dette c(ua- 
lità era un eroe in guerra, avendo 
purgato i morì dai corsari, e re- 
pressi i Ticini, che desolavano la Da- 
nimarca. Tutlavolta prevalse il fra- 
tello Araldo Vili, detto il Dappo- 
co^ e colla sua morte, nel 1000, 
fu effettivamente eletto re Canuto 
IV. Sembrò, che la divina Provvi* 
deuza lo avesse prescelto per con- 
don*e a termine la conversione dei 
danesi. Inoltre fece portare la luce 
della fede nelle provincie di Cnr- 
landia, di Samogizia, e di Livonia. 
Tutto intento a rendere' felici i 
suoi sudditi, con vittorie conquise i 
nemici senza insuperbirsene, tol$e 
gli abusi> amministrò con rigore 
la giustizia, diede mirabili esempi 
di pietà, e penitenza, fondò' parec* 
Ghie chiese con reale munificenza, 
ed a quella di Roschild in Zelanda 
sua capitale, e luogo di residenza^ 
donò una bellissima corona, che 
soleva portare, essendo che in quel- 
la chiesa seppellivansi i re di Da- 
nimarca, né ancora s'era fabbrica- 
ta Copenaghen. Sebbene nell'anno 
1066 fi)sse l'Inghilterra passata sot- 
to il dominio di Guglielmo i7 Con- 
qiiisiàioPejdncsL di Normandia, Ca- 



DAN 99 

nuto IV spedì colà truppe pei* iscac- 
ciare i normanni, e ricuperarne 
il dominio; e siccome vide con- 
ti^rìata la sua discesa in quel rea* 
me con poderosa armata, volle con 
rigore adoperarsi alto stabtlìm^to 
delle decime ecclesiastiche ad on- 
ta della costante ripugnanza de'da-^ 
neri, onde perì vittima del suo ze- 
lo, per k ribellione di molti dei 
suoi sudditi, nella chiesa di s. Al- 
bano dì Odensee a' io luglio 1086* 
Dio vendicò questo martirio afflig- 
gendo la Danimarca con molte ca- 
lamità, massime con una crudele 
carestia. F". i Bollandisti ai io lu* 
glio ; ma la sua festa è Celebrata ai 
19 gennaio, perché Erico III, die» 
nel 109.?, era successo ad Olao IV 
filatelie del santo, ottenne per mez- 
so degli ambasciatori, che spedi in 
Roma al sommo Pontefice, l'auto* 
rizzazione del culto a s. Canuto IV» 
col titolo di primo, e prindpals 
martire della Danimarca. 

Mentre governava la Chiesa il 
Papa Urbano II, il re Erico III 
principe di gran pietà, essendo mo- 
lestato dal vescovo Hamburgense^ 
il qual^ per alcuni leggeri e fiJsi 
sospetti dÌEi lui presi, lo voleva sco- 
municare, prevenne il giudizio di 
lui appellando alla santa Sede. Si 
recò a Roma ove esaminata eoa 
diligenza la causa, fu il re dichia- 
rato innocente. Indi, tonato una 
seconda volta in Roma, ottenne da 
Urbano II, che la Danimarca non 
fosse più soggetta all'arcivescovo 
Hambmgense. Allora il Papa spedì 
un legato in Danimarca, ove con- 
siderando le dttà della medesima, 
prescelse a meti'opoli Lundia o 
Lunden, essendone in quel tempo 
vescovo Asoeno di eccellenti costu- 
ùii, e gU sottopose nella spirituale 
gìurisdizioiie la Svezia, e la Nor- 



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loo dah 

vegia, come narra il Rinaldi all*an- 
no 1092, num. i3 e i4* Tale se- 
parazione era già stata intavolata 
dal re Svenone, e da s. Gregorio 
VH» perchè Liemaro» arcivescoTO 
Hamburgense, era divenuto uno dei 
capi degli scismatici partigiani di 
Enrico lY imperatore. 

L'altro santo re, di cui gloriasi 

Juesto regno, è Y altro s. Ginuto V, 
glio di Elico il Suono^ re di Da- 
nimarca, il quale mei*itò tal titolo 
perchè visse tra' suoi popoli come 
un padre. Fece un viaggio a terra 
santa, e fondò in Lucca un ospe- 
dale pei pellegrini danesi. Canuto 
y fu coronato re degli obotriti, o 
slavi occidentali, dalle mani dell'im- 
peratore Lotario II. Canuto V fu 
assassinato dai danesi, a' 7 gennaio 
ì 1 3o, che presi di gelosia avevano 
mosso le armi contro di lui. La- 
sciò un figlio, il quale divenne duca 
di Sleswig, e re di Danimarca nel 
1157, ^ ^^^ II 58. Questi fu Val- 
demaro I, detto il grande, per le 
sue virtù, e per le sue gloriose ge- 
ste. Il Pontefice Alessandro III, per 
le istanze di questo Valdemaro I, 
solennemente canonizzò s. Canuto 
V, martirizzato da Magno figliuolo 
del re JNioolò. /^« i Bollandisti ai 
7 gennaio, giorno in cui se ne ce- 
lebra la festa. Il Lambertini, De ca- 
non, ss. lib. I, cap. 9, num. 3, cap. 
29, num. 6 dice, che la canonizza* 
zione segui nel 11 64, ed altri so- 
no di parere che siasi fatta nell'anno 
1 168. Il Pontefice Eugenio III, do- 
po aver creato nel 1 146 Cardina- 
le l'inglese Nicolò Brdskpeare, lo 
inviò legalo apostolico io Danimar- 
ca, e nelle vicine regioni, per con- 
fermare nella cattolica fede quelle 
nazioni, e poscia il Cardinale, nel 
Il 54, fu eletto Papa col nome di 
Adriano IV. 



DAN 

Onorio III, nel 1124» caiionifi^zò 
t. Gaglielmo abbate di Rosc^hild 
nell'isola di Zelanda, morto nel 
i2oa. Questo Pontefice, nel 1220, 
a richiesta del re di Danimarca, 
inviò in questa r^one il Cardinal 
Gregorio Crescenzio diacono di san 
Teodoro per reprimere l'ambizione 
de' prìncipi, e fiilminare le censure 
a dkì volesse usurpare i diritti del 
re danese, essendo il regno trìbu- 
tario della Sede apostolica. Dall'an- 
nalista Rinaldi all'anno 1228, num. 
23 e 24} si ha che sotto il mede- 
simo Onorio III, i prelati, e i prìn- 
cipi di Danimarca accusarono alla 
santa Sede reo di lesa maestà, £r- 
rigo conte di Zwerìn, il quale era 
stato ardito di ferìt*e a tradimento, 
e d' imprigionare il re Waldemaro 
II suo signore insieme al figlio di 
lui. Laonde commosso il Pontefice 
per tal misfatto, e perchè il re era 
censuarìo, ossia tiibutarìo della Ro- 
mana Chiesa, e ad essa di voto e 
riverente, pose ogni studio, e pote- 
re per liberarlo dal malvagio con- 
te, scrivendo pressantissime lettere, 
principalmente all' arcivescovo di 
Golocza. 

II re di Danimarca Eneo Vili, 
per vendicare la morte del suo ge- 
nitore Erico VII, dopo aver Ùlììo 
. morire l'assassino, eh' era nipote del 
vescovo di Lunden, fece porre in 
prigione anche quel prelato. Ma il 
Papa Bonifòdo Vili ne prese le di- 
fese, scomunicò il re, lo condannò al 
pagamento di quarantanove mila 
marche d'argento a favore del ve- 
scovo, eh' era riuscito di fuggire, e 
pose r interdetto al regno. Nel me- 
desimo secolo, e mentile i Papi ri- 
siedevano in Avignone, si rec^ in 
questa città Valdemaro IV, re di 
Danimarca, col quale, e con altri 
sovmni, Papa Urbano V trattò sul- 



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DAN 

la crociata di Terra santa, ed àìin 
importanti affari. Il re ebbe tanta 
venerazione per Urbano V, che pre* 
gò il fiucoessore di lui Gi^gorio XI 
a ¥oler1o canonizzai^. Va qui ram« 
mentato, che per le crociate della 
Palestina, altre volte dai porti della 
Svezia, della Norvegia, e della Da- 
nimarca erano salpati da sessanta 
legni per la sagra guerra, con die- 
ci mila guerrieri guidati dal prode 
Sigurt, e perciò i daniesi, i norve- 
gi, e gli svedesi più volte eransi 
baUuti co' saraceni, e col loro va- 
lore, e zelo religioso cooperarono 
alla presa di Sidone. 

Succedendo a Gregorio Xi il 
Pontefice Urbano VI, insorse nel 
iSyS il funestissimo e lungo scisma, 
che sostenuto dall'antipapa Cle- 
mente VII, e dai . falsi suoi succes- 
sori sino al ]4i^7> tenne i fedeli 
divisi nell'ubbidienza; ma la Da- 
nimarca seguì le parti del legittimo 
Urbano \I, e de' suoi successori. 
Dai registri vaticani, Archiv, je- 
cret, t. IV, p. 75, risulta, che 
anche nel i4B3 durava l'amiche* 
voie corrispondenza della Danimar- 
ca colla santa Sede, dappoiché ai 
9 giugno di qpello stesso anno, 
monsignor Bartolommeo Maraschi, 
.vescovo di città di Castello, venne 
dichiarato da Sisto IV nunzio, con 
facoltà di legato a làtere in Ger- 
mania, e nella Danimarca. 
. Nel medesimo pontificato di Si- 
ito IV, e nell'anno i474» ^^ ^^^5 
in Roma il re Cristiano I, pio so- 
vrano di Danimarca e JNorvegla, 
duca di Alsazia, successore dei re 
Cristoforo III de' principi di Ba- 
viera, con magnifico, accompagna- 
mento, affine di soddis&re ad un 
suo voto, dopo averne prevenuto il 
Papa, che gli fece rispondere dal 
celebre Cai*din.al . Ammanati detto 



DAN loi 

il Papiénse. Due volte nella basili- 
ca vaticana fu fatta al re l' osten- 
sione delle reliquie, coli' immagine 
del volto santo, e partì a' io set* 
tembre accompagnato da cento ca« 
valieri. Egli si guadagnò l'amore 
de' suoi sudditi per la singoiar pro- 
dezza, dolcezza e liberalità verso i 
bisognosi, cui soccorse con tanta 
profusione, che giunse talvolta a 
spropriarsi fino del necessario. Do- 
po sì begli esempi di attaccamento 
alla Sede Apostolica^ e di religioso 
zelo, sucoesse l' infausta epoca della 
nuova riforma, che tolse dai grem- 
bo della Chiesa cattolica la Dani- 
marca. La riforma venne accolta 
da Cristiano II, dilatata da Fede- 
rico I, e stabilita da Cristiano, o 
Cristierno III, e contemporaneamen- 
te s' introdusse nei due regni di 
Svezia, e Norvegia. Lorenzo, ed 
Olao Petri, discepoli dell'apostata 
Martin Lutero, vi propagarono 
con energia l' errore, che fu segui- 
to, ^vorito, e predicato da tutti 
i giovani svedesi reduci in patria, 
e che recavansi pegli studii in di- 
versi stati della Germania, ove la 
luterana riforma era insegnata, ed 
abbracciata con sommo ardore. Il 
Bernini, mM* Istoria delle eresie^ 
p. 634, aggiunge, che Giovanni Bu- 
genajo di Pomeriana nella Danimar- 
ca, per autorità datagli da Lutero, 
quivi consagrò sette vescovi. Laon- 
de si può dire, che, dopo la rifor- 
ma del secolo XVI, la Danimarca 
professa la religione luterana,- ac- 
cordando però l'esercizio libero a 
qualunque altro culto, e comunio- 
ne. Si contano nel regno tanti ve- 
scovi, quante sono le diocesi civili, 
e questi vescovi si dividono, in pre- 
postati. 

Nell'anno 1708, Roma doveva 
rivedere un alti*o re di Danimai'ca^ 



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103 DAN 

giacdiè il i-e Fedcrioo IV aveva 
divìsalo dì recarvisi. Clemente XI 
radunò a' i5 aprile i Cardinali in 
concistoro, in cui annunziò al sa- 
gro Collegio tal venuta» e che spe- 
diva per ricevere il re i suoi ni- 
poti CarlOy ed Alessandro poi Car* 
dìnale, per accompagnarlo nello 
stato ecclesiastico, essendosi sparsa 
voce, che volevasi fare cattolico. 
Ed a tal efifetto fu preparato il 
palazzo, ora de' Corsini, alla Lun* 
gara, con tanta splendidezza, che 
lo stesso Papa andò a vederlo. Si 
vuole quindi, che i cortigiani, te- 
mendo che realmente il re rìtor- 
tiasse al grembo della vei*a Chiesa, 
}o dislogliessero dal condursi a 
Roma. Egli mostrossì per alti<o gra- 
tissimo alle attenzioni fattegli da 
Clemente XI, ed ai regali die in 
suo nome gli presentarono i nipo- 
ti: il perchè ritornando nel suo 
regno colmò i cattolici di benefizi, 
e privilegi. Francesco Cancellieri ci 
ha dato, Notizia della venuta in 
Roma di Canuto II, di Cristian 
no I, e di Federico IT re di Dct 
nimarca ce., Roma iSao. Lettera 
al eh. Salvatore Betti sopra la 
permanenza di Federico IV re di 
Danimarca in Firenze, ed in Bo- 
logna, Roma 1821. In queste due 
opere vi sono preziose nozioni, che 
riguardano la Danimarca, ed i da- 
nesi. Al presente le missioni set- 
tentrionali cattoliche di Danimarca 
sono tre, e dipendono dalla sagra 
congregazione di Propaganda y^e ; 
i."" Frìdericia nel baliaggio di Ri- 
be, penisob del Jutland ; i."" Fri- 
cleiickstadt nel ducato di Schleswig, 
nel Jutland meridionale; S,"" Nord- 
strandt, ora detta Palwom, isola 
del mar germanico sulla costa del 
ducato di Schleswig, In Copena- 
^n(Vedt^, capitale del regno, vi 



DABf 
è la eappella dell' ambasciatore au- 
striaco, ma da non guari tempo co- 
me si dice a queir articolo, va edifi- 
candosi una chiesa cattolica. Il nu- 
mero de' cattolici è di circa ciò- 
queoento. Che fra i r^ni tributa- 
ri deUa santa Sede vi fosse la Da- 
nimarca, lo afferma eziandio il Gret- 
sero, de munificenza principum in 
sedem apostolicam. 

In questa città fh tenuto nel- 
l'anno 1257 un concilio pei ve« 
•covi del regno, ed é conosciuto 
sotto il nome di Danicum. Vi n 
ftoero quattro canoni contro le fio* 
lenze, che i signori bcevano ai ve-> 
scovi. Questi canoni vennero con- 
fermati dal Pontefice Alessandro 
IV ai 3 ottobre del medesiino an- 
no. Dizionario de* Conciliij p. i4^) 
Lenglet tomo II, p. 346, Labb^ 
tomo Xìi Arduino tomo \ll 

DANNEBROCH, o DANEBROY. 
Ordine equestre di Danimarca. Fu 
istituito da Waldemaro U, re di 
Danimarca, il giorno di s. Ifif^ 
deli' anno 1219, in occasione di un 
Tessillo, che gli sembrò eomf^ 
dal cielo, in quello stesso di nel 
quale doveva dar battaglia ai li^o* 
nesi. Questo tcssìUo fii appellato 
Dandforg o Dannebroch, vale a di« 
re il Forte o la Fortezza dd Da^ 
nesi. I successori di lui ne trascu- 
rarono in seguito il progresso, aU' 
dò in decadenza, e rimase eslinto 
per lo spazio di piò secpli. Ma 
Cristiano, o Cristierno V, per co- 
Gitai*e lo spirito di emulazione nel- 
la nobiltà, stimò bene di ristebihr- 
io. A tale effetto, nell'anno 167 »; 
o 1672, scelse il giorno «uo ono- 
mastico, o, oome altri vogliono, 
quello del battesimo del suo real 
prìmogenito Cristiano - Guglielo»») 
il quale regnò dopo di lui col no- 
me di Federico IV^ e fu riowova- 



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DAN 
to ooD molta solennità, e magnifi* 
cenza^ Ne furono decorati i prìncio 
pi, e magnati della sua corte; e 
decretò che ni uno per V avveniro 
potesse rìoevere l'ordine deir£&- 
fame {Fedi),^he è il piii consi- 
derabile del regno, se prima non 
fosse stato ammesso in questo. Nel* 
le grandi solennità^ i cavalieri por* 
tano una catena, i cui anelli altro 
non sonO) che le lettere W. G. 
V. intrecciate. La prima di queste 
nota Waldemaro fondatore dell'Or^ 
dine; e le altre due Cristiano V, 
ristauratcH*e del medesimo. Per in- 
segna della loro dignità , i decora- 
ti portano sul petto una croce dì 
oi'o, smaltata d' argento, con bordi 
Termìgìi, ornata con undici dia- 
manti, pendente da un gran cor- 
done bianco, bordato di rosso, e 
dal lato destro, una stella bordata 
di argento, con una croce di ar- 
gento bordata di vermiglio con le 
due lettere G. V. e V agjgiunta 
RESTITUTOR, Si vuote inolti-e, 
ohe sui loro mantelli, i cavalieri 
portassero in ricamo le parole pie^ 
tate et Justitìa in una corona di 
alloro, ma poscia tal' epigrafe fu 
tolta. Altre notizie su questo Ordi- 
ne, suir insegne, ed abito de' cava- 
lierì, si leggono nel Catalogo del 
p. Bonanni pag. XXXIII del coi^a* 
liere di Danimarca^ del quale ci 
dà la figura. Tommaso Bartolini 
scrisse. De origine equestrìs ordinis 
DaneborgicL V. il p. Helyot, Hut 
des ordres monast tomo Vili. 

DANSARA o DAUSARA, Dan- 
seren. Sede episcopale dell' Asia, 
nella Mesopotamia, nel patriarcato 
di Antiochia, nella provincia di 
O^oena, sotto la metropoli di Edes- 
sa. Gommanvìlle dice, che questa 
•sede fu civetta nel sesto secolo. Al 
presente è un vescovato in pard* 



DAP loS 

bus^ sottoposto all'arcivescovato di 
Edessa, egualmente titolare injMnv 
tìbus^ 

DANZATORI. Fanatici, di' eb- 
bero origine nel secolo dectqioquar- 
to. Essi fei*maronsi in Aix la Gha- 
pelle, donde si diffusero nel paese 
di Liegi, nell'Haynaut^e nella Fian«> 
dra. In alcuni tempi, tanto uomi«* 
ni come donne, si mettevano a 
ballare, tenendosi per mano, e così 
fortemente si agitavano che il piti 
delle volte andavano a terra senza 
Ispiro. In quella straordinaria a- 
gitazione pretendevano di ricevere 
le divine ispirazioni e di essere 
ricreati di celesti visioni, die dipoi 
sognando si raccontavano a vicen- 
da. Giravano di città in dttà ac- 
cattando elemosina per vivere senza 
fatica, e si credevano fyre una bel- 
r opera quando si davano con tut- 
ta forza a perseguitare il clero e 
dispregiare la Ghiesa cattolica. 

DAONIA, sen DAONIUM. Se* 
de episcopale ddla provinda di 
Europa, nell' esarcato di Trada, 
dipendente dalla metropoli di Era» 
dea. Fu eretta nel nono secolo» 
e due vescovi vi ebbero sede. 

DAPHNUDIN, Castrum Da- 
phnudin^ Sede vescovile ddla Me- 
sopotamia, sotto il patriarcato di 
Antiochia^ e la metit>poli di Ami- 
da. 

DAPHNUDIUM. Sede vescovile 
dell'esarcato d'Asia della prima Fri- 
gia Salutare, sotto la metropoli di 
Sinoada. Fu eretta nel secolo no» 
no, ed un vescovo vi ebbe sede. . 

DAPHNUSIA. Sede vescovile del- 
la prima Bitinia nell'esarcato di Pon- 
to, dipendente dalla metropoli di 
Nicomedia. La sua erezione rimon* 
ta al quinto secolo. Leone, uno del 
tre vescovi, che vi fecero residenza, 
assistette all' VIII condlio generale^ 



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io4 DAP 

ed Antonio a quello di EV>zto. Vi 
è stata anche la sede di Daphnu' 
slum deir Ellesponto, neir esarcato 
d'Asia soggetta alla- metropoli di 
Gzico, e Condata nel nono se- 
colo. 

DAPIFERI. Sono quegFindivi- 
dui di civile, e nobile condizione ec- 
clesiastici, o secolari, ed anche fa- 
migliari de'Gardinali, che portano lo* 
ro con formalità le vivande in con- 
clave . Il Macri nella Notizia dei 
vocaboli ecclesiastici dice, che Dapi" 
fer è l'officio del portatore delle vi- 
vande. Dapifer àbbaUs Prumiae^ 
Caesar I. 5. Mst, e. 29. In un al- 
tro senso intese, ed alluse Pietro 
Blesense, Dapifer mensae Christi^ 
serm.47* Quando esisteva il collegio 
degli elettori del sagro romano im- 
pero , il palatina del Reno era 
chiamato Dapifer^ ed Arcidapifero. 
}1 Muratori parla dei Dapiferi nel 
tomo I delie Dissert. sopra le an^ 
tichità italiane^ dissert. lY. Cita un 
diploma riguardante la venuta in 
Roma di Carlo.// Grosso, per rice- 
vervi la corona imperiale, ove sono 
€[ueste parole: singuli vero princi" 
pes suos habeant qfficionarios spe- 
ciales, marescakum , dapiferum , 
pincernanij et camerarium. Dei da* 
piferi portanti le vivande alla men- 
sa reale, e sopraintendenti ad essa, 
si fa menzione in un diploma del 
re Carlomanno, dove si trova: Egi- 
nolfum Dapiferum nostrum. 

I dapiferi pel conclave sono scelti 
dai Cardinali a questo onorifico offi- 
zio fra quelle nobili e civili persone, 
che concorrono a questa onorificenza, 
e rappresentanza, ovvero dalla pro- 
pria anticamera nobile. Se i dapiferi 
sono secolari, vestono l'abito nero di 
QÌttà, con ispada, in tutto come 
i gentiluomini dei Cardinali; se poi 
sopo ecdesiastii^i, vestoup di sotta- 



DAP 
na, e ferraiuolone nero. Tale rap- 
presentanza nell'esercizio dell'uffìzio 
è superiore ad ogni altro della cor- 
te del Cardinale racchiuso in con- 
clave, per cui in carrozza, il dapi- 
fero siede dalla parte delle rote, 
mentre i maestri di camera, e i 
gentiluomini, sebbene fossero supe- 
rìorì alla persona del dapifero (se 
questo è, della corte deC Cfu*dioa- 
le è di grado inferiore aV loro), 
debbono sedere dalla parte de' ca- 
valli. Siccome i dapiferi godbno dei 
privilegi che diremo, acciò ne pos- 
sano fruire, i Cardinali debbono 
nominarli prima di entrare in con- 
clave , consegnandone la nomina 
dell'individuo, che hanno destina- 
to, al prelato segretario del sagro 
Collegio. Riportiamo qui appresso 
due formole di tali nomine per 
norma. 

w Nos Emmanuel ti tuli sancti 
*• Alexii S. R, E. presbyter Car- 
M dinalis de Gregorio, archimandii- 
M ta Messanen. etc. 

«• EUgimus, et deputamus domi- 
M num Camillum Contini nostrum 
j» . cubiculi praefectum in nostrum 
>» dapiferum in comitiis pi*o electio- 
w ne summi Ponlificis habendis. . 

M In quorum fidem etc. Datum 
H Romae ex aedibus bac die ^2 
H februarii 1829, 

9» Loco ^ signi. 

£. Cardinalis de Gregorio. 

w Nos N. tituli N. Sanclae Ro- 
» manae ecclesiae presbyter Cardi- 
»9 dinalis N. sacrae congregationis 
H N. praefectus. 

M Eiigimus et deputamus Do^ 
» mi num N. in nostrum dapife- 
»» rum, in proximis apostolicis comi- 
f9 ^is prò electione summi Ponti' 



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DAP 

» 'fìcis habendis. In qaofuiti fidern 
'' has Hteras expedìii oiandaTÌ- 
» mus* 

9» Datum Romae etc. 

Ordì nari amen te al mezzodì i da* 
piferi partono dai rispettivi palazzi 
V dei Cardinali colie vivande nel se* 
gaente modo. Va però notato, che 
uel pnmo giorno del conclave, in 
tulli i giovedì, ed in ogni festa il 
treno si compone di due carrozze, 
mentre negli altri giorni il treno 
è di una sola carrozza, alle cui 
portiere incedono i soli servitori. 
Per lo piti i dapiferi sempre ad 
Ogni giorno adempiono il loro uf- 
ficio, e in loro mancanza supplisce 
un individuo dell'anticamera del 
Cardinale, e col consueto corteggio 
che andiamo a descrivere. 

Primieramente è da sapersi, che 
le vivande si collocano in canestrì 
o casse di latta con istufa per te* 
nerle calde. Tanto i canestri, che 
le casse di latta, contenenti le vi- 
vande in analoghi recipienti, so- 
no coperti .di saia, o pelle con 
Cangie di seta, o cotone del colo* 
ve verde pei Cardinali non crea- 
ti dal defonto Pontefice, e del co* 
l0i*e paonazzo pei Cardinali creati 
dal de£}nto Papa, che perciò dicon- 
si sue creature. Sopra ad ogni ca- 
nestro, o cassa di latta, avvi lo 
jitemma cardinalizio, e tanto il ca- 
nestro, che la cassa, sono chiusi con 
lucchetti , e chiavi, le quali sono 
nelle mani del famigliare decano, 
^ del cameriere conclavista. Prece* 
dono due servitori con livrea, con 
bastoni, aiti circa otto palmi, segui* 
ti dairultìmo servitore, e dal gar- 
zone di scuderia, pure in livrea, i 
quali portano con due bastoni o 
pit!Cole stanghe la canestra, o cassa 
di latta colle vivande; tanto i ha- 



DAP io5 

stoni dè'servilorì, che precedono, 
quanto quelli che sorreggono il ca* 
nestro, o cassa di latta colle vivan* 
de, sono dipinti di paonazzo se il 
Cardinale fu elevato alla porpora 
dal Papa defònto, è di color ver- 
de se lo fu da altri, e tutti cogli 
stemmi Cardinal izii. Indi segue la 
prima carrozza coi ciuffi rossi alle 
testiere de'fi ni menti de'ca valli, con 
entro il dapifero dalla parte delle ro- 
te, e di contro un individuo dellan- 
ticamera del Cardinale , come il 
maestro di camera, o il gentiluomo 
ec, vestiti con abiti neh di città 
con ispada se secolari, e di sottana 
e ferraiuolone se ecclesiastici. Alla 
portiera destra incede il decano a 
piedi vestito con abito nero di cit- 
tà, detto di collare, mentre all'altra 
portiera procede un servitore con' 
livrea. Nella seconda carrozza, i cui 
cavalli non hanno ciuffi rossi, pren* 
dono luogo due cappe nere, od in- 
dividui dell'anticamera, come il cau- 
datario, il cappellano, e il secondo 
cameriere, i primi vestiti di sotta« 
na^ e ferraiuolone nero, l'ultimo 
con abito nero dì ferraiuolone. Giun- 
to con lento passo il treno alle 
rote del conclave, il dapifero apre 
la canestra, o cassa, e da quel- 
li, che fanno la custodia alle rote» 
viene osservato se vi sieno carte o 
scritture , ed allora il cameriere 
conclavista, che ivi si trova pronto, 
riceve in consegna le vivande, le 
quali col servitore del Cardinale 
che sta in conclave, si portano al- 
la rispettiva cella. Uscite le carroz- 
ze dal palazzo apostolico ove si fa 
il conclave, il decano ascende nella 
seconda carrozza, ed i servitori mon» 
tano addietro tanto a questa che 
alla prima, restituendosi il treno 
al palazzo del Cardinale, da dove 
il dapifero in carrozza è riportato 



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io6 DAP 

alla propria abilaxione, ov'era sta- 
lo dalla medesima preso. Sul pran- 
fo, che ricevono i Cardinali in 
Gonclave, sull'antico rigoi*e della fru- 
galità, sulle rote ove s'introducono 
le vitande in conclave, e sull'esa- 
roe che ne fanno i prelati, ed altri 
custodi delle rate, si tratta al vo« 
lume XY pag. 263, 296, 297, e 
3o5 del Dizionario. Al termine del 
conclave, sogliono i Cardinali fare 
un donativo al dapifero, ed una re- 
galia agli altri famigliari. Urbano 
YIII cominciò a compartire a que- 
sti dapiferi diversi privilegi, in parte 
eguali a quelli dei conclavisti {Ve'* 
di)^ che inoltre hanno altri com- 
pensi, I privilegi concessi da Ur- 
bano VII! si possono leggere nel- 
la costituzione Romanus Pontìfex^ 
emanata nel principio del suo pon- 
tificato, e riportata nel Bull. Rom, 
t V, par. V, p. 178. I Papi suc- 
cessori di Urbano Vili ne imitaro- 
no l'esempio. Ecco i privilegi , che 
al presente però non sono tutti in 
vigore, siccome noteremo. 

I. Sono notarì della santa Sede 
senza pregiudizio de' pai*tecipanti , 
conti del sagro palazzo, e dell'aula 
lateranense, nobili di Roma, e di 
qualunque città dello stato eccle- 
siastico, godendo i medesimi privi- 
legi d^K stessi originari. 
' 2. Sono commensali, e Simiglia* 
ri del Papa, benché portino l'abito 
ft rocchetto de'notarì, onde godo- 
no di tutti gl'indulti, grazie, e prero- 
gative, solite darsi a'notari nobili 
iàmigliari» e commensali del Pon- 
tefice* 

3. Sono esenti dappertutto di 
pagare le decime ecclesiastiche, per 
qualunque necessità imposte, anche 
ad istanza di qualunque principe, 
o repubblica. 

4. Spno condonati ne'frutti ma( 



DAP 
percepiti dalle pensioni, e benefici 
ecclesiastici. 

5. Sono dispensati suIK inabilità 
in qualunque maniera contratta , 
anche dall'avere celebrato messa le- 
gati colle censure, e possono prò* 
moversi agli ordini sagri, non ostan- 
dovi qualunque impedimento. 

6. Sono legittimati nel difetto 
de' natali, tanto per parte del pa- 
dre, che della madre. 

7. Così legittimati possono suc- 
cedere, insieme co'firatelli nati le- 
gittimi, a' beni patemi, senza pre- 
giudizio però di que'che vengono 
ab intestato^ o da' fideicommissi. 

8. Possono promoversi alla di- 
gnità, agli onori, e a' benefizi con 
cura, e senza cura, ai canonicati 
delle chiese metropolitane, e catte- 
drali, e collegiate. 

g. Tutte le grazie, provvisioni, 
commende, lettere apostoliche, an- 
cora in forma di breve, sono ad 
essi spedite gratis, tanto pel pos«> 
. sesso, come in fiivore delle lettere 
apostoliche. 

10. Possono trasferire le pensio- 
ni di qualunque benefizio, che pos- 
seggono, fino alla somma di cento 
ducati d'oro di camera. 

1 1 . Avendo questa facoltà da 
qualche Pontefice, resta loro con- 
fermata. 

12. Sono dispensati nel portare 
l'abito clericale e tonsura, e con 
tutto ciò possono aver pensioni fi- 
no alla somma di duecento scudi. 

i3. Sono esenti dagli spogli, non 
ostai^te che sieno ascritti ad alcuna 
milizia, anche a quella di s. Gio- 
vanni Gerosolimitano. 

i4* Godono dell'effetto di questa 
bolla, benché non sia presentata in 
camera. 

i5. Non si possono loro rivocare 
questi privilegi, / 



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DAP 

i6. Questa bolb ancora A deve 
loro spedire gratis, 

A' nostri giorai però tanto i prì- 
TÌlegì dei conclavisti, come quelli 
dei dapiferi, in gran parte fìirono 
diminuiti; ed è perciò, che ai da* 
pi feri dai Pontefici novelli ordina* 
riamente viene concesso il titolo di 
notarì, la cittadinanza di qualche 
città dello stato ecclesiastico, la 
qualifica di fiimigliari, e commensali 
del Papa^ la condonazione de' frutti 
di benefici mal percepiti, la spedizione 
gratis delle lettere apostoliche, com* 
presa quella della bolla de' privile- 
gi ; la &eoltà di ti'iisfenre pensioni 
ecclesiastiche, e se la godevano vie- 
ne loro confermata; la dispensa 
dell'abito clericale, coli' indulto di 
goder pensioni; e l'esenzione dello 
spoglio ,ea I detti privilegi si pos- 
sono meglio vedere nel moto prò* 
prio in forma di breve di Pio Vili, 
Nos volentes, dato sexto kalendas 
jjulii 1829; e nel moto proprio, 
pure in forma di breve, del re- 
gnante Gregorio XVI: Ifos s^olen- 
tes dilectos filios noftros etc,^ ac 
yeneràbiUum fratrum nostrorum 
S, R, E. cardinalium dapiferos, 
4fui concUM fۓc,^ emanato nel i83i 
decimo kalendas januarii. Questi bre- 
vi, i quali hanno il titolo di Privile^ 
già exemptioms ei indulta^ riporta- 
no la nota de' Cardinoli che inter- 
vennero a) conclave, e le qualifi- 
che, il nome, cognome, e la patria 
di quelli, ch'essi prescelsero a dapi- 
feri, notati per ordine collegiale dì 
vescovi suburbioarìi, preti, e diaco- 
ni, e per primo il dapifero dell' e- 
letto Pontefice. E siccome nel con- 
clave del 1823, il dotto Francesco 
Cancellieri fu dichiarato per suo 
dapifei'o dal Cardinal Rusconi, cosi 
il Cancellieri nelle sue Notizie dei 
iuoghi ove furono cekòrati i con^ 



DAR 107 

ch^, ci dice a pag. 100, che die* 
de al suo Cai*dinale varie notizie 
sugli antichi dapiferi, con l'auto* 
rità del Ciacconio, del Bulenget*o, 
del Ferrari, ec, ed essendo egli 
uno di que' dapiferi , che soltanto 
nelle feste esercitavano tale u/Hzio, 
in ognuna ofirì al Cardinal Rusco-r 
ni un analogo epigramma latino, 
che in numero di quattro riporta 
a pag, 100, K il Gattico Acta 
Caerenwnialia, pag, 238, sSg. In- 
torno poi alla spedizione dei prì« 
vilegi, i dapiferi debbono tenere lo 
stesso metodo, che per tal conse- 
guimento fanno i conclavisti, lo 
che si descrive nel volume XVI, 
p. a3 del Dizionario, 

DAR ABARA. Sede vescovile della 
diocesi di Caldea, nella Persi a, edificata 
da uno de' suoi re chiamato Darabo, 

DARAS, Sede episcopale della 
Mesopotamia, nel patriarcato di An-p 
tiochia, sottoposta ad Amida, ed 
eretta nel nono secolo , secondo 
Commanville. Per onore dell' impe- 
rator Anastasio, suo gran benefat- 
tora, pi*ese il nome di Anastasio- 
poli. Giustiniano I la fortificò, ma 
sotto Giustino II soggiacque al do- 
minio di Cosi*oe, 

DARDANA, seu Dardanus. Sede 
vescovile dell'Ellesponto, nell'esar- 
cato d'Asia, sotto la metropoli di 
Cizìco, la cui erezione rimonta al 
quinto secolo, 11 suo luogo oggidì 
chiamasi Dardanelli, ma la sua se« 
de è titolare in partìhus ^ e viene 
conferita dalla santa Sede. £ di- 
pendente dall'arcivescovato di Cizì- 
co, anch'esso in partibus. Ebbe cin- 
que vescovi residenziali. 

DARDANIDE o DARNIS, Cit- 
tà vescovile, e metropoli della Li- 
bia inferiore, oMnrmarica, sotto il 
patriarcato di Alessandria. Nei quin- 
to secolo fo eretta in vescovato, e 



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io8 



DAR 



poi in arcivescoitato, con sette tè- 
di vescovili per suifi'aganee , cioè: 
Paretonìiim ossia Aibeiton , Za« 
gelisy Antipirgo, Antipra, Marma- 
rica, Zigri , ed Ammoniaca. Sì 
conoscono quattro vescovi di Dar- 
* danide. 

DARIA e CRISANTO (ss.), mar- 
tiri. Questi due castissimi coniugi 
venuti dall'oriente a Roma si a- 
veano acquistato la stima univer- 
sale de' buoni per la integrità dei 
loro costumi e per lo zelo ammi- 
l'abile nella professione del cristia- 
nesimo. Non andò molto tempo, che 
vennero in odio agl'idolatri, perchè 
adoratori di Gesù Cristo, e furono 
presi e posti in una carcere» di do- 
ve condotti dinanzi al giudice , 
dopo varie maniere di tormenti, 
dovettero sostenere la pena di mor- 
te, che incontrarono con animo se- 
reno, e con invitta costanza sotto 
il regno di Valeriano Fanno 287. 
Tratti dall'esempio di loro non po- 
chi tra gi' infedeli professarono 
pubblicamente la fede di Cristo , 
e gì' imitarono pure nella gloria 
del martirio. I corpi di questi san- 
ti furono seppelliti nella via Sa- 
laria, e del nome loro fu per mol- 
to tempo intitolata questa parie 
delle catacombe. L'anno 84^ le 
reliquie di s. Crisanto e di s. Da- 
ria furono trasferite nell'abbazia 
di Prum, diocesi di Treveri, e due. 
anni appresso in, quella di s. Avo- 
Io, o JVavoro, nella diocesi di Metz. 
I greci ne onorano la memoria ai 
d\ 19 di marzo, e 17 di ottobre, 
ma i latini a' di 25 di quest'ulti- 
mo mese. 

DARON. F. Tabow. 

DARON, REGEON DARON. 
Sede vescovile della prima Palesti- 
na, n'el patriarcato di Gerusalem- 
me, sotto la metropoli di Cesarea. 



DAT 
Coiìintanville dice, che fu eretta nel 
secolo decimo secondo. 

DASCILIO, DascyUum. Sede e- 
piscopale della prima Bitinia, nel- 
l'esarcato di Ponto, dipendente dal 
metropolitano di Nicomedia. L'ere- 
zione di questa sede rimonta al no- 
no secolo, e vi risiedettero tre ve- 
scovi. 

DATA, cifra. Indicazione del 
giorno, dell'anno, e del luogo in 
cui un'azione é stata fatta; quan- 
do, e dove un atto è stato conve- 
nuto, e stipulato. Questa parola de- 
riva dall'uso, che avevasi di porre 
sino dai tempi antichi in calce ad 
una lettera, diploma, bolla, breve, 
chirografo, ec, od altro atto, da-' 
tuniy o data tali loco^ tali die, non 
che dalle diverse maniere di co- 
minciar l'anno in Italici, li Mabil- 
lon, de re diphm, lib. II, cap. 26, 
n. IO, osservò essere diversa cosa 
negli antichi diplomi V Actum, e il 
Datum: quello significa il tempo 
della concessione éitta^ e questo il 
tempo della spedizione del diploma. 
E perciò .può accadere, che tal- 
volta V Actum preceda di qualche 
tempo il Datum, Dice il Macri, 
che Datarium Calendarii si chia- 
mò il martirologio ; e che i' ufficio 
di datiirìo apostolico derivò tal 
nome dell'apporre nelle suppliche 
la data: Datum Romae apudy etc. 
Sui diversi sistemi usati dai Papi di 
apporre la data dei giorno e del- 
l'anno nelle bolle, diplomi, lettere 
apostoliche ec, va consultata la dis- 
sertazione del eh. monsignor Mari- 
no Marini, intitolata: Diplomatica 
Pontificia y contenente preziose, e 
dotte erudizieni, massime a pag. 
43 e SQ^, V. Ainro, Bolle, Bbbvi, 
Calendabio, Calende, Chuioobafo, 
cowsagrazione de* poktbficr, data- 
RIA APOSTOLICA, e gli altri relativi 



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DAT 
articoli. AI citato articolo Dataria 
si park della data grande, Ib della 
data piccola^ e dell'uffiziale prefetto 
delle date. 

Il Parisi, Istnmoniy ec. per la 
Segretariay parlando della data del- 
le lettere^ e biglietti, dice che nel- 
la data, oltre il luogo, il giorno, il 
mese, e Tanno, si pongono talvol- 
ta anche altre circostanze, come 
l'ora, e la partenza del corriere. 
Svetonio, al cap. 5, narra dì Au- 
gusto : Ad epistolas omnes korarum 
quoque momenta^ nec diei modo, 
sed et noctisy quihus datae sìgnifi- 
carentur, addebat. E Cicerone, epist. 
4 ad Brutum : Tuas (literas) ac' 
cepi Dyrrachio datas, vesperL Se- 
condo il cerimoniale epistolare sciù- 
Tesi la data in fine della lettera, 
o nella stessa riga, in cui si è per 
r ultima volta ripetuto il titolo, 
come di Vostra Signoria, Roma 
I.** gennaio i843, o una riga piìi 
sotto; ed ora a destra, e talvolta 
a sinistra. Ognuno però segue Tuso 
della corte, e óéì luoghi in cui scri- 
ve. A quelli poi, ai quali non si 
dà alcun tìtolo, la data si pone in 
cima, ed alcuni anche la pongono 
in fine; ma nelle lettere coniiden* 
ziati si pone la data, o in cima 
ovvero in fine come piii piace. Nei 
biglietti la data ponesi nella colon- 
na sinistra del foglio, per esempio : 
Di casa 22 agosto iS^^i j Dalle 
stanze del Vaticano; Dalle stanze 
del Quirinale; Dalle stanze di 
Montecitorio; Dalla segretaria di 
Consulta; Dal palazzo reale, ec. 
Alcuni pongono la data incontro 
alla seconda o terza riga dello scrit- 
to, altri più in basso del foglio 
per usare, come dice monsignor 
Fontaoini nell' Elog, Ital.^ più con- 
venienza alle persone ^uali, o su-- 
periori.. L'usanza del luogo, in cui 



DAT 109 

si scrìve, determina il sito più o 
meno conveniente. 

DATARIA Apostolica. Trìlxi-i 
naie, che, sebbene sia il più nobi- 
le, ed il più cospicuo della santa 
Sede, e della città di Roma, pura 
è posto per terzo nell'ordine gerar-' 
chìco, dopo quello della penitenzie- 
rìa, e cancelleria apostolica, forse 
perchè di un principio, ed origine 
meno antica. Viene chiamata la 
Curia graziosa, dappoiché nel tri- 
bunale medesimo precisamente si 
tratta di grazie, le quali principal- 
mente consistono in collazioni di 
benefizi, rìserve di pensioni, di de- 
stinazioni di coadìutorie per la fu- 
tura successione, di concessione di 
abiti ed insegne prelatizie, come 
di cappa magna ec, di dispense di 
irregolarità, nonché di assoluzioni, 
dispense matrimoniali, ed altre si- 
mili materìe di vari generi. Col con- 
ferimento delle provvisioni ecclesia- 
stiche, si rimunerano, e gratificano 
coloro, che sono benemeriti, e che 
hanno prestato servigi alla Sede 
apostoUca, ed ai romani Pontefici, 
non che servono a provvedere i 
poveri, e meritevoli chiérici. La fa- 
coltà, e giurisdizione della datarìa 
si estendono per tutto dove il Pa-. 
pa è venerato per capo della Chie^ 
sa cattolica. ' 

La dataria si mostra benefica e 
generosa, siccome organo del Papa, 
il quale per suo mezzo comparle 
le mentovate provvisioni, dispense, 
assoluzioni, ed altre cose proprie 
di SI impoitante, ed antichissimo 
tribunale ecclesiastico; I suoi nu- 
merosi, e distinti officiali sono chia- 
mati oracoli della voce, e mente 
del Papa, come ne insegna il Cor- 
rado, in Pra;^, Bene/ic., lib. I, cap..- 
I, num.. 9. Quindi é, che ai detti 
offiziali si deve prestare piena fede,/ 



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IO 



DAT 



non solo perché provano, ma eziaii« 
<^io pei'chè prevaigouo a qual&iaia 
altra prova aache di testimoni, 
conforme è stato piU volte dichia« 
rato dalla sagra rota, e specialmen* 
te avanti Buratto ' nella decisione 
888; il perchè contro le rìsoluzio* 
ni di sì supramo tribunale non si 
ammettono appellaùoni. Per quan- 
to TAmidenio, ed altri canonisti 
abbiano tentalo dì pubblicar noti* 
zie sulla prassi della dataria, non 
ostante questo precipuo ecclesiastico 
dicasteit) è rimasto sempre in cer* 
to modo ascoso nelle sue fonda* 
mentali teorie, e nella prassi per 
la moltiplicità delle materie, che 
sono di sua pertinenza: il perahè 
sciìvendo Ottaviano Vestrìo a Gia- 
como Pelleo, gli diceva: m Io credo 
n inaccessibile la prassi della così 
» detta curia graziosa*, e così furo- 
ri no meco acerbi, ed inumani 
M quei seniori, che non solo non mi 
» esternarono i prindpìi, ma giam* 
M mai li hanno pubblicati ritenen- 
M do sempi*e ascosi colali tesori *\ 
A ciò si aggiunga, che Pamfilo 
Persico «oleva dire nel suo ti*atta« 
to del Segretario: » L'arte di agi- 
»p re in datarìa, e cancelleria, è 
A» fondata per così dii*e sopra una 
«» scienza tradizionale". K Cah- 
cELLEAiA Apostolica. 

Origine, aiUibuuom^ e noiaie deU 
la Dataria Apostolica, e delle 
diverse segnature^ che fa il Papa 
alle suppliche^ cui riceve per or- 
gano della medesima Dataria, e 
altro riguardante questo dica" 
stero. 

Il preciso tempo dellMstituzione 
della dataria è assolutamente inoei*-* 
to» come sembt*a probabile, che la 
datai'ia, e la cancelleria apostolica 



DAT 
formassero anticamente n»^ sólo di- 
castero; ma coU andar del tempO| 
e con l'aumento d^li affiuri, ai di- 
visero i due distinti tribunali. Il 
tribunale della dataria può chia- 
marsi il tribunale della grazia 
concessa,. e quello della cancelleria 
il tiibunale della grazia spedita, 
come sai*ebbe il deci^eto, che nasce 
nel recinto del tribunale di data- 
ria, e la spedizione che si otlieae 
a diligenza delle parti in cancelle- 
ria, come qui piii chiaramente di- 
ramo. Anche l'autore dell'opera, 
Caeremomae, oc mores religiosi 
omnium populorum orbis, eum ex* 
planatioaibus historicis^ et aliquibus 
dissertationibus^ voi. 21, supplem. pi 
17 a, dimosti*a che la dataria, « 
cancelleria erano in principio una 
medesima cosa; ma in progresso 
di tempo la moltitudine ed affinai- 
za d^li a£brì, e negozi produsse 
la separazione dei due dicasteri. 
Laonde venne stabilito, che per 
l'organo della dataria s'implorasse- 
ro, e ricevessero le concessioni, men- 
tre per quello della cancelleria se 
ne effettuerebbe la legale spedizio- 
ne; quindi la dataria prese la sua 
etimologia dalla data, che appone 
sulla concessione il piii cospicuo e 
piincipale suo ministro, che perciò 
chiamasi Datario (Vedi), non che 
dall'annotamento, e registro degli 
atti. La cancelleria poi,^ oltre quan- 
to si disse all'articolo, prese la sua 
denominazione dalla custodia, e spe- 
dizione delle concessioni. Tali eti- 
mologie sono analoghe all'officio 
de'notari, e cancellieri. Al citato 
artìcolo Datario si tratta ancora 
della dataria, e del datario della no- 
bilissima fiimiglia Colonna, e del- 
la dataria, e del datario dei Car- 
dinali a latere, della dataria, del 
datario, e del pi*o-datario della le* 



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DAT 
gazione apostolica di Avignone, e 
dei datario della sagra penitenzie- 
ria apostolica. V. il Du Fresne, 
Giosi, laiinitads^ alla parola Data-» 
/w^^'/Henricourt de legiòus eccks, 
Franciae cap* 8; il Cardinal de. 
Luca, RdaU Rom, Curiae, diss. 9, 
e r Amort» de jure canonico j toL 
3, par. 6 de Dataria, 

Sebbene non si possa determi- 
nare l'origine della dataria, ossia 
la divisione di questa parte della 
cancelleria . apostolica, é certo che 
esisteva a tempo di Papa Onorio 
III, che fu assunto al pontificato 
nell'anno iai6, come riporta TA- 
midenio al capo II de origine ei 
antiquitale muneris datarli, ove pu- 
re notifica, che l'ufiìzio della data- 
ria era nel palazzo, o patriarchio 
presso la patriarcale basilica late* 
ranense, quale residenza de'Ponte* 
fici. £ siccome per questo tribuna- 
le somma predilezione nutrirono tut- 
ti i Papi, pei*ciò ha avuto sempre 
residenza presso i medesimi, ad on« 
ta che questi o per elezione, o co- 
stretti dalle fazioni, siensi altrove 
recati. Bene Io provano le parole 
del nominato Amidenio, al citato 
cap. II, in cui leggesi: >» ante tem- 
m pora tamen Bonifacii octavi (elet« 
H to nell'anna 1 394) illud extitisse 
M prò oomperto habetur, eo quod 
H e regione palatii lateranensis in 
M. hortis marchionis Justiniani vi- 
». situr Xystus quidem pervetu- 
M stus, quem dicunt fuisse partem 
» datariae usque de tempore Ho- 
»k noni tertii i quod ipsum prò ve- 
»» i*a traditione receptum est, et 
» non aUìorret a vero, cum tunc 
« Pontifices apud lateranum age« 
*• rent ". . 

Le istorie confermano, che da 
Clemente V sino a Gregorio XI la 
datarìa apostolica fu sempre nella 



DAT lii 

Provenza, massimamente in Avigno- 
ne. Sebbene l'alma Roma sia l'or* 
dinaria i*esidenza del sommo Pon- 
tefice, e la propria, e vei*a sua sede; 
pure, pegli avvenimenti che la sto- 
ria ci ha tramandati, è noto quanti 
Pontefici la facessero fiiori di Ro- 
ma, massime nel secolo XIV, in 
cui sette Papi risiedettero in Avi* 
gnone, incominciando dal nomi- 
nato Clemente Y. Laonde la data- 
ria apostolica sempre risiedette net 
luoghi ove dimorarono i Pontefici. 
Partito nel 1876 Gregorio XI da 
Avignone, pei* ristabilire nellanno 
seguente la residenza pontificia in 
Roma, in uno alla dataria, alla sua 
morte insorse il lagrime vole scisma^ 
che lungamente fu sostenuto iu 
Avignone dagli antipapi Clemente 
VII, e Benedetto XIII ec. Questi 
pseudo-Pontefici ebbei*o la loro da- 
taria in Avignone, ove già era 
stata quella di legittimi Papi, per 
le nazioni, che loro ubbidivano, fi- 
letto poi nel conciliabolo di Basi- 
lea l'antipapa Felice V, nel 14^9, 
tenne la sua dataria a Ginevra, e 
le sue bolle in numero di circa tre 
mila, raccolte in otto volumi in 
foglio, furano donate dalla i*epub- 
blica di Ginevra al re di Sardegna 
Carlo Emmanuele III. 

Inoltre dallo stesso Amidenio si 
narra, che Innocenzo VIII, Cibo^ e» 
letto nel 14B4» 1^ quale da pre- 
lato era stato datano » datariam 
M extruxit in Vaticano, ingeos sa- 
M ne et magnificum aedificium, ne 
M dum datario, ejusque offidalibus 
M ministris sed negotiantibus per 
M commodum etc. " Ma dipoi, a- 
vendo Paolo V fatto demolire l'edifi- 
ùo, che . serviva alla dataria, ed ai 
suoi ministiì, per erìgere avanti la 
basilica vaticana il sontuoso portico 
che ammiriamo, quindi alla stessa 



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Ila DAT 

dataiia, e suoi ministri nel contiguo 
palazzo apostolico vaticano assegnò 
luogo, e conveniente abitazione. 
II Chattard, Nuova descrizione del 
Valicano alle p. 70, 71, e 108 
1 1 i,e 112 del t II9 descrive i luo- 
ghi degli uffizi della dataria, e le 
abitazioni del Cardinale pro«da- 
tario, di monsignor sotto-datario; 
ed a pag. 107, dice che dirimpetto 
alla quinta arcata del cortile di s. 
Damaso, si vede la porta principa- 
le che introduce nella dataria, sul 
cui architrave di marmo bianco è 
inciso il nome di Gregorio XII L 
Sopra detta cornice poi evvi una 
isci*izione latina, entro un riquadro 
scorniciato, dalla quale si rileva, 
che Urbano Vili stabilì in questo 
luogo nell'anno i633 la datarìa, 
già dal palazzo d'Innocenzo Vili 
trasferita altrove da Paolo V, con 
arme sopra del medesimo Pontefi- 
ce similmente di maimo. 



DAT 
Ritornando a Paolo Y, aggiun- 
giamo, che siccome egli magaifìca- 
mente ampliò il palazzo apostolico, 
del quirinale per abitazione dei 
Papi,massime nell'estiva stagione, a 
comodo poi e per residenza degli 
uffizi della dataria, del datario, del 
sotto datario, e di qualche altro 
uffiziale, nel r6i5, eresse presso il 
medesimo, a sinistra dell'antico cli- 
vo della salute, o clivo salutare (co- 
sì detto perchè portava al tempio 
della salute, la cui via egli rese 
pii:i agevole) il palazzo che ora è 
congiunto per un arco con passet- 
to copei'to, a quello nel secolo de- 
corso innalzato da Clemente XI li 
per la ^miglia pontificia, ed atti- 
guo a quello apostolico. Sopra la 
porta principale del palazzo della 
dataria, la cui corte è decorata di 
bella fontana, sovrasta V arme di 
travertino di Paolo V colla seguen- 
te iscrizione scolpita in marmo. 



PAULVS . y . p. . M. 

DATARIAM . APOSTOIICABf 

CVBIALIVM . COMMODITATI 

IN . Bis . AEDUVS . COLLOGAVIT 

AjnrO . SALVT. . mDCXV . font. . ANNO . X 



Talvolta i Pontefici ne' loro 
viaggi condussero seco il datario, 
ed alcuno degli uffiziali di dataria 
pegli affiiri propri di questo tribù* 
naie. Tanto è notato nel Rotalo 
della famiglia pontificia, che segui 
nel i56i Pio IV a Perugia: do- 
cumento, che é nell'archivio del 
palazzo apostolico. £ non sarà inu- 
tile qui notare, che gli officiali 
della datai*ia sono considerati fami- 
gliari del P&pa, il Cardinal pro-da- 
tano e Cardinal palatino, monsi- 
gnor sotto-datario è prelato pala- 
tino^ e sino al termine del passa- 
to secolo , gli officiali di dataria^ 



come famigliari del Papa, ebbero 
la così detta parte del palazzo con- 
sistente nella distribuzione di pane 
e vino , come si può vedere all'arti- 
colo Famiglia Pontificia, dove rì* 
portansi alcuni ruoli. Gli oflBziali 
di dataria godono il privilegio di 
spedir gratis non solamente le pen- 
sioni, che si danno loro dal Papa, 
e le proviste per ohitum^ e le ras- 
segne, ma. anche nell'acquisto de- 
gli- uffizi vacabili hanno il gratis 
della componenda. Li confidentiarii 
delle pensioni, volgarmente detti 
testa di ferro, spedivano gratis non 
solo le pensioni, che si conferii 



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DAT 

vano loro dal Pontefice, ma anche 
le provviste per obitum^ non già 
le rassegne. 

La dataria apostolica, siccome 
ernia pontificia, ed una delle piii 
ragguardevoli parti della curia ix>- 
mana, fu sempre sommamente a 
cuore de'Pontefid. Pure nominere- 
mo quelli, che presero su di essa 
speciali provvidenze, oltre quelle 
che noteremo in seguito. Vaiie e 
moltiplici sono le grazie, che per 
organo della dataria concede il 
sommo Pontefice, come si può ve- 
dere nel paragrafo di questo artico- 
lo, il quale tratta degli officiali dì 
essa. 0\\xe quanto si dice agli ar- 
ticoli Beneficio ecclesiastico (Vedi)^ 
e Pensioni ecclesiastiche ( Vediì)^ 
che sono due delle principali ma- 
terie della datarìa, sembra, che 
dai primi anni del secolo XV ab- 
bia cominciato a vedei*$i Torigine 
de'benefizi ecclesiastici nel concilio 
Agatense, tenuto nel 5o6; per cui il 
Papa s.Simmaco ordinò, che i chierici 
ai quali pei loro meliti si concedono 
beni di chiesa, o le sue rendite, 
haec ipsa non perpetuo sed tem* 
poraliler (cioè ad arbitrio del ve- 
scovo) perfruantùr. Nel nono, e nel 
decimo secolo si stabili finalmente 
la nuova disciplina de' benefizi col- 
la divisione dei Beni di Chiesa 
(Fedi), Dipoi nel i335, Benedet- 
to XII in Avignone condannò l'u- 
so inti'odotto da Clemente V, e 
Giovanni XXII, suoi immediati pre- 
decessori, di dare in Commenda 
(Vedi) i benefizi!, lasciandoli go- 
dei*e ai Cardinali che li avevano, 
e ai pati-iarchi titolari delle chiese 
di Oliente. Alti*esì soppresse T altra 
introdotta consuetudine delle espet- 
tati ve, di cui erano piene, e inon- 
date la Francia, e V Inghìlteira, so- 
prattutto la Germania. Con queste 
voi. }^ix» 



DAT 



ii3 



espettative si conferivano dal Papa 
i benefizi non ancor vacati, alle 
persone ecclesiastiche, che perciò a- 
spettavano la morte di quelli, che 
li possedevano. Per meglio spiegar- 
si, le espettative erano un 'certo 
privilegio, che dai Papi, dai Car- 
dinali, e dai vescovi si concedeva 
a pei'sone ecclesiastiche, col quale 
venivano abilitate alla successione 
de' benefizi, dopo la morte de'pro- 
prìetarii, che frattanto aspettava- 
no, come appunto ora sono le Coa- 
diutorie (Fedi), e tra' secolari le 
sopravvivenze. Assunto al pontifica- 
to nel i522 Addano VI', mentre 
ti'ovavasi nella Spagna, a'25 aprile 
in Saragozza rivocò tutte le espejt- 
tative de' benefizi, e giunto in Ro- 
ma, pubblicò tal revoca colla mag- 
gior solennità a' 9 dicembre. 

Gioverà qui fiir ossei*vai*e, non 
doversi confondere con le grazie 
aspettative, le nominate odierne 
coadiutorie, giacché quelle si conce- 
devano dal Pontefice molu proprio , 
e senza domandai'e il consenso del- 
l' ordinario coUatore, che anzi ven- 
nei*o concesse il più delle volte, 
ad onta del loro dissenso ; ora 
le coadiutorie si accordano ordi- 
nariamente , non solo con con- 
senso, ma ad istanza del bene- 
ficiato, e con la piena annuenza 
dell'ordinario collatore, e per^ le 
giuste cause, esprasse nella testimo- 
niale dell'ordinario medesimo, per 
ciui non tanto si debbono chiama- 
re grazie quanto concessioni fette 
per necessità di recar sollievo a co- 
lui, in cui sussidio si decretano. 

Il suddetto Benedetto XII riformò 
con nuove leggi la cancelleria, e sic- 
come nella provvista de' benefizi. e- 
raosi falsificate alcune suppliche, 
ordinò. che &i registrassero tutte con 
le concessioni accordate, e se ne 
'8 



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ii4 DAT 

conservassero gli originali, onde 
ebbe origine il r^istix) delle sup- 
pliche. Nel i835y nell'archivio del- 
la dataria vaticana, fu nuovamen- 
te ordinato lo stato de'registrì del- 
le suppliche da Martino V a Pio 
VII inclusive, senza interruzione, e 
si ti*ovò che i tomi, i quali le con- 
tengono, ascendono a seimila seicen* 
to novanta, essendo mancati per le 
note vicende, trecento sessantaset 
tomi. Ci siamo permessi questa pic- 
cola digressione sulle espettati ve, 
e ce ne permettiamo un' altra sulle 
Annate^ perchè a quegli articoli 
dicemmo di riservarci a parlarne 
in questo. Tanto qui poniamo le 
Annate perché io dicemmo ali' ar- 
ticolo, ma esse sono più proprie 
dell'articolo Vacabili, o Vacabili- 
sTi, siccome tasse ad essi spettanti. 
Al dire del Platina, Vite de* Poh- 
^fich pog* 386, temendo la cre- 
scente potenza de' Visconti signori 
di Milano, ovvero per accrescere 
le rendite del tesoro della Chiesa 
Romana, affine di accorrere ai bi- 
sogni di essa, e della Chiesa uni- 
versale, istituì r uso delle Annate 
ne' bencBzi, cioè stabili che coloro, i 
quali avessero ottenuto un benefi- 
zio, dovessero pagai*e alla camera 
apostolica i frutti di mezzo anno. 
Tutti accettarono questa legge fuo- 
ri die gl'inglesi, i quali però si 
contentarono, che si eseguisse nei 
vescovati, non negli altri benefizi. 
Ma il Bercastel, Storia del Cri- 
stianesimo, voi. XV, p. iSg della 
ediz. dell' Antonelli, dice in vece, 
che Odoardo II re d' InghilteiTa 
domandò al Pontefice Clemente V, 
ed ottenne per due anni, sotto 
pretesto del servigio di terra san« 
ta, le Decime {Fedi) delle rendite 
ecclesiastiche del suo regno, le qua- 
li poi furono impiegate in uso as« 



DAT 

sai diverso. I vescovi d'Inghilterra 
domandarono dal canto loro, per 
un anno il godimento dei beni 
delle chiese, che vacassero le prime 
nelle diocesi; ma la loro richiesta 
cadde in proprio pregiudizio, poi- 
ché il Papa formò su di ciò il pia- 
no delle annate. Ed è per questo, 
che sino d'allora si appropriò le 
rendite del primo anno in tutte le 
chiese, che di là a due anni vache- 
rebbono in Inghilterra, come ve- 
scovati, abbazie, priorati, prebende, 
pari'occhie, e persino i piii piccoli 
benefizi. 

Il Novaes dice a pag. 262 del 
tomo IV, File de' Fónte/, che Bo- 
nifacio IX istituì le Annate ordi- 
nando nel 1392, che tutti i bene^ 
fizi elettivi, e non elettivi, di sua 
collazione, e che fossero conferili 
per la santa Sede, dovessero paga- 
re al fisco pontificio per le neces- 
sità della Chiesa, la metà delle ren- 
dite del primo anno ; indi egli ag- 
giunge, coir autoiìtà dell' Extrav, 
11, de Praebendis infer Communes, 
che tale istituzione si debba piut- 
tosto attinbuii-e a Giovanni XXII 
che, nel i3i6, successela Clemen- 
te V. Ma siccome Giovanni XXII 
non le liserbò, che dai benefizi, i 
quali venissero a vacai^e nel cri- 
stianesimo non elettivi, e eh' erano 
inferiori ai vescovati, ed abbazie, 
e ciò solamente per tre anni, così 
a Boni&cio IX dee ascriversi que- 
sta assoluta, e perpetua istituzione. 
Sii di che possono consultarsi il Van* 
Espen, Jur. Eccles» Uniw par. IF, 
Ut. 24 cap. 4* §• iS; Natale Ales- 
sandro Hist. eccles, saec. XV, e 

XVI, Diss&t. Ili, tom. Vili, p. 
564; e il Tomassino, De veier, et 
nov. Eccles. DiscipL par. Ili, lib. 
II, cap. 58. Il citato Bercastel, voL 

XVII, p. 175, nel desaiverc il 



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DAT 
concilio di Basilea, nel suo stato 
pacifico, dice che nella XXI sessio- 
ne tenuta nel mese di giugno, con- 
tilo le rimostranze de' legati di Eu- 
genio lY, ed il sentimento di mol- 
ti padrì di considerazione, furono 
abolite le annate^ e i primi frutti, 
e senza alcuna eccezione, tutti i li- 
Telli che andavano al Papa, o ai 
prelati inferiori, sotto il titolo di 
collazione, conferma, investitura, 
spedizione in materia dei benefizi, 
di dignità ecclesiastiche, e di ordi- 
ni sagri. Da questo decreto ognun 
vede, che il concilio andava a can- 
giarsi in conciliabolo, siccome in 
effetto divenne. 

Alcuni pretesero, che le ArmcUe 
sieno infette di simonia. Fra essi 
e' è Febronio , contro del quale 
veggasi quanto in tale proposito 
scrìsse il dotto Zaccaria nAV Ami- 
fehroido vindicatus^ tom. Ili, diss. 
VII, cap. VI. Pompeo Sarnelli, 
LetL EccL tom. IX, p. 58, & os- 
servare, che i vescovi esigevano le 
annate dai beneficiati, prima che la 
sede apostolica le attribuisse al fi- 
sco o camera apostolica, e che vi sono 
anche oggidì vescovi, i quali per prì- 
vilegio pontificio esigono le mezze 
annate de' benefizi che conferiscono, 
da aìpplicarsi però alla fàbbrica 
della chiesa, come si pràtica nella 
metropoli di Benevento, onde in 
sostanza Tannata è còme la deci- 
ma, die dalle loro decime pagava- 
no ì leviti al sommo sacerdote, 
come si legge nel libro de Numeri 
cap. 16, presso Gelane t. I, p. 

917- 

Benedetto XIII, colla bolla Pius 
de' 22 aprile 1725, Bull. Rom, t. 
XI, par. II, p. 397, prescrisse, che 
tutti i pt^vvisti nelT Italia di be- 
nefizi ecclesiastici non afietti, e ri- 
servati alla santa Sede, fossero ob- 



DAT ,,5 

bligati a pagare mezza annata dei 
frutti, per la fabbrica delle rispet- 
tive chiese. Inoltre fa riflettere l'e- 
rudito Sarnelli, a quelli che do- 
mandano, perchè i vescovi hanno 
da pagare prima l'annata; e poi 
ricevere le bolle, essere avvenuto 
che taluno sia morto prima del 
possesso del vescovato, per cui Enea 
Silvio a somiglianti querele dei te- 
deschi fattegli da un dottore suo 
eccellente amico, solea rispondere, 
che il Papa era stato posto in que- 
ste angustie dai beneficiari medesi- 
mi, imperocché dapprima solevano 
concedersi le bolle solo che avesse- 
ro prom^so di pdgare, ma sicco- 
me avute le bolle non pensavano 
piti a compiere le loro obbligazioni, 
bisognava costrìngerli colle censu- 
i*e. Ridotta la curia romana a tali 
necessità, fu costretta a non dare le 
bolle, se non riceveva prima i con- 
sueti emolumenti. Attualmente, qua- 
lora un vescovo premuora ad una 
epoca congrua, e tale da potersi 
rilevare, che non abbia percepito 
le rendite del vescovato, suole la 
santa Sede restituire agli eredi le 
tasse pagate per le Annate, ed al- 
tri titoli di cancelleria. 

Sono adunque le Annate dovu- 
te al sommo Pontefice, lo che in 
oriente si pratica ancora co'patriar- 
chi greci, i quali ricevono le anna- 
te dai loro sudditi, siccome narra 
il Rinaldi alT anno i456, num. 
4. Senza di che, osserva il Palla- 
vicino neir Hìst, CondL lib. 2, e. 
8, ricevendole di fatto il Papa dai 
soli occidentali, basterebbe a giu- 
stificarle eziandio il solo patriarca 
dell' oriente, al quale pel canone VI 
del concilio Niceno le voleva re- 
stinngere il rìformatore Lutero. E 
quanto una tal' esazione sia mino- 
re delle decime, che si pagavano 



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ii6 DAT 

ogni annOy ciascuno Io vede, non 
solo perchè le nuove collazioni 
hanno luogo piìi di rado, che ogni 
quinto anno, come si richiederebbe 
acciocché la mezza annata riscossa 
in quelle eguagliasse la decima di 
ciascun anno; ma perchè non si 
ti'aggono da moltissimi beni eccle- 
siastici, che passano a mani morte, 
né da quei benefizi, che secondo 
l'antica tassa non superano venti- 
quattro ducati, benché veramente 
sieno di maggior valoi*e, e dagli 
aitici si riscuotono pur secondo la 
tassa vecchia, la quale è di molto 
inferìora alla vera rendita. Tutto- 
ciò viene più chiaramente spiegato 
da Fagnano al cap. Praetereay ne 
praelali vices suas etc, quaest. 3, il 
quale dichiara, che cosa è Annata, 
che cosa siano servizi comuni y mi- 
nuti seiviziy e la quintadecima. La 
annata si paga per tutti i benefizi, 
eccettuati i vescovati, e le badie 
concistoriali, e costa della mezza 
parte delle rendite annuali di be- 
nefizi, riservata ad uso del Papa, 
e si chiama Bonifaciana, perchè 
Bonifacio IX la temperò come oggi 
sta, mentre prima i Pontefici si ri- 
servavano tutti i fi*utti di un anno 
di qualsivoglia benefizio, da pagar- 
si in un ti'iennìo, cioè con pagare 
la tei*za parte ogni anno; ma Bo- 
nifacio IX, come si è detto, rila- 
sciò la metà di quella, colla con- 
dizione, che la mezza annata si pa- 
gasse prima di ricevere le bolle 
spedite. V, Bolla. 

Le annate dividonsi in quattro 
sorte, e primieramente i/i ispecie , 
che richieggono la metà de' frutti , 
i quali devono pagarsi alla camera 
apostolica per quei benefizi che 
Tengono conceduti dal Papa fuo- 
ri del concistoro , purché però 
la loro annua rendita superi la 



DAT 
somma di ducati ventiquattro di 
camera, come si è detto: devesi 
però notare, che tale regola ha 
delle eccezioni nei canonicati della 
Germania, e di Spagna. I canonica- 
ti di Germania, e le cinquantadue 
dignità di Spagna, riservate al- 
la santa Sede, pagano la mezza 
annata, qualora la cifira del reddito 
certo superi i ventiquattro ducati 
d'oro di camera. La seconda spe^ 
eie di annate chiamasi servida mi- 
nuta, che consiste in cinque picco- 
le porzioni, le quali vengono di- 
stribuite tra gli ufficiali del Papa. 
Queste cinque tasse minori sono 
accomodate alle 'tasse de' vescovati 
e delle badie, e perchè si divideva 
no in rimunerazione de'piccoli sei*- 
vigi, che si prestavano da alcuni 
famigliari inferiori della corte Pon- 
tificia, si chiamano servigi minuti. 
La terza è il (juindenniOy eh e la 
metà de'frutti di un .anno, . e che 
si paga sulla rendita di que'bene- 
fizi, i quali per concessione aposto- 
lica si applicano perpetuamente a 
qualche seminario, orfanotrofio, ca- 
pitolo ec. , lo che viene contiibuito 
alla camera ogni quindici anni per 
la detta unione di benefizi, o per 
una speciale sottrazione alla comu- 
ne riserva. Il quindennio chiamasi 
anche quintadecima. 

Per maggior chiarezza, ripeteremo 
che quando si provvedono i benefizi 
ecclesiastici vacanti, le persone prov- 
viste debbono pagare alla camera a- 
postolica , prima della spedizione 
delle bolle, le rispettive annate dei 
medesimi benefizi, cioè la metà dei 
frutti di un anno. Essendo poi 
molti di questi benefizi uniti a'mo- 
nisterì, e luoghi pii, siccome que- 
sti non muoiono, cosi non vacano 
mai i benefizi ad. essi uniti. Per 
non defraudare dunque la camera 



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DAT 

apostolica dì queste annate, fu con- 
tenuto che ì luoghi pii le pagasse- 
ro ogni quindici anni, onde ebbero 
il nome di quindennì^ computando- 
si, cbe per lo più ogni quindici 
anni sarebbero i benefizi vacati, se 
fossero provvisti di ecclesiastici se- 
colari, i quali pagherebbero le an- 
nate nel loro possesso. All'articolo 
Portogallo (Fedi) ^ si riporta una 
contesa nata nel pontificato di 
Clemente XI sui quindenni, che 
quel reame costantemente avea pa- 
gato sino da quello di Paolo II, e 
in dataria avvi, come dii^mo per 
ultimo con analoghe notizie , il 
succollettore generale de'quindenni. 
L'ultima sorte di annate è detta 
Commune servitium^ e consiste o nei 
frutti del primo anno, od in una 
certa somma di denaro fissato dalla 
tassa de'libri della camera apostolica^ 
e che deve contarsi alla medesima 
camera da que'prelati, che per mez- 
zo denoti de' Cardinali ottengono 
in concistoro taluna prelatura, co- 
me i vescovati, e le badie conci- 
storiali, la qual somma poi si di- 
vide ad eguali porzioni tra il Pa-' 
})a e i Cardinali, e perciò dicesi di 
servigi comuni. 

Divenuto nel i55o Pontefice 
Giulio III, con grande studio si 
applicò alla riforma della datarìa, 
ed a tal effetto elesse sei Cardinali 
in consultori perchè gli dessero in 
iscritto il loro parere, massime per 
ciò che apparteneva alla collazione 
de' benefizi , ed avesse bisogno di 
coiTezione. 

Sisto V istituì in vacabili Tuffi- 
zìo di tesoriere della dataria, col-. 
lo sborso di trentaquattromila scu- 
di, assegnandogli in premio il cin- 
que per cento, appannaggio che a- 
busivamente si dividevano i mi- 
nistri delle spedizioni. E siccome 



DAT I17 

Pio IV, e s.Pio V avevano condan- 
nate le confidenze benefiziali, e de- 
legati in giudici i vescovi, ed altri 
prelati, Sisto V credette meglio di 
creare un uditore delle confidenze 
beneficiali, qual giudice perpetuo, 
conferendogli facoltà^ privilegi, ed 
emolumenti, dichiarando però va- 
cabile luffizio, colla bolla Divina 
Dei providentìa^ data il primo no- 
vembre i586, Bull, Rom. tom. 
IV, par. IV, pag. 270, col prezzo 
di duemila ducati d'oi*o equivalen- 
ti a tremila trecento scudi romani. 
Nella dataria già esistevano altii 
uffizi vacabili, e Sisto IV, Leone 
X, e Paolo III, ne avevano anzi 
stabilite le regole, e le tasse non 
solo per la rassegna , ma anche 
pei medesimi Pontefici^ i quali as- 
segnarono una porzione de' vacabili 
per appannaggio del Cardinale vice- 
cancelliere. 

Non solo Sisto V si occupò gran- 
demente dei Placabili e Vacabilisti 
(Vedi), ma anche dei Luoghi dei 
Monti (Vedi), fia' ijuali eràvi il 
Monte Datario y da lui ampliato. 
Vedendo poi, che l'uffizio del teso- 
rierato di dataria, per lui istituito, 
era dovizioso pegli emolumenti 
che ritraeva, smembrò dai suo uf- 
fizio cinque scudi d'oro per qua- 
lunque spedizione beneficiale di 
minor grazia, ed assegnolli pel pa- 
gamento de'frutti del Monte Data^ 
riatOy che stabilì in seicento luoghi 
al valore del capitale di scudi ses- 
santamila ^ a ragione di dieci pei* 
cento, coll'assegnamento sopraddetto. 
Nel 1590 successe a Sisto V Pa- 
pa Urbano VII, il quale subito or- 
dinò la riforma della datarìa apo- 
stolica, affidandone l'incarico ai ce- 
lebri Cardinali Paleotto^ Lancellotti, 
Facchinetti, che nel iSgi divenne 
Papa col nome d' Innocenzo IX, 



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i8 



DAT 



ed Aldobrandinì^ che a questo suc- 
cesse nel 1593 col nome di Cle- 
mente Vili, dopo essere stato da* 
tario di Sisto V. 

Il gran Benedetto XIV, fra le 
molteplici, e saggie sue pravvidenze, 
prese peculiar cura del tribunale 
della datarìa, cui rÌYolgonsi tutte 
le' nazioni, pei diversi negozi che 
tratta e risolve. Primieramente ai 
3o marzo 1742 diresse al Cai*di« 
nal Pompeo Aldrovandi suo pro« 
datario, un chirografo, sulla clau- 
sola del pericolo di vita per le di- 
spense matrimoniali nei gradi pros- 
simiori, dal quale risulta, ch'essen- 
dosi egli riservato nella costituzio- 
ne, ad apostòlica^ savitutìs nostrae 
mìnisterium^ data a' a 5 febbraio 
del medesimo anno, di piìi chia- 
ramente esporre e dilucidare alcu- 
ne cose praticale fino allora nelle 
lettere apostoliche delle dispense 
matrìmonialj, si venne a conoscere 
che la clausola del pericolo di vita 
ha avuto origine dalFuso, e pra- 
tica della dataria, non già da tal 
Papa, il quale Tha modificata, ri- 
stretta, e resa più mite, anzi ha 
dichiarato col chirografo, che pre- 
via la relazione al sommo Pontefi- 
ce, si possa omettere in alcuni ca- 
si particolari. Quindi,'agli 8 dicem- 
bre 174^, colla diffusa costituzione 
Gramssimum Ecclesiae Unii^rsae, 
che si legge nel BuU. Benedici, XIF 
tom. I pag. 5gi, divise le materie 
e le grazie apostoliche, che debbonr 
si spedire per la datarìa, per la se- 
gretaria de'brevi, e per la sagra pe- 
nitenzieria, determinando che tutte 
le concessioni, per le quali si dove- 
va soddisfare la tassa della cancel- 
leria, o la composizione di dataria, 
appaitenessero alla dataria mede- 
sima. 

Finalmente Benedetto XIV, che 



DAT 

appena divenuto Papa nel 1740 j 
aveva regolato le sportule, ed e- 
molumenti che si pagavano alla 
dataria, e per morte del Cardinal 
Millo pro-datario, avvenuta a' 16 
novembre 1757, al sotto datario 
monsignor Nicolò Riganti da Mof- 
fetta prelato domestico compartì la 
facoltìi di datario, benché tal cospi- 
cua carica da gran tempo si eser- 
citasse da uno de'più degni Cardi' 
nati. Ciò si legge nelle Noùùe à 
Roma per Tanno 1758, a pag. 
309, ed il dotto prelato Riganti 
esercitò tali fiicoltà sino alla morte 
di Benedetto XIV, che accadde ai 
3 maggio di detto anno 1758. 

Quando poi il Pontefice Pio 
VI fu ti*asportato in Francia dai 
repubblicani francesi, il giorno pre- 
cedente alla sua partenza da Ro' 
ma, cioè a' 19 febbraio 1798, di- 
resse al Cardinal Roverella, soo 
pro-datario, il moto proprio: es- 
sendoci nelle attuali circostanze^ 
col quale gli comunicò le opportu- 
ne facoltà durante la sua assena 
da Roma, di concedere e segnare 
di special mandato pontificio, tut- 
te le grazie che si spediscono dal- 
la dataria apostolica. 

Sui diversi modi, coi quali il 
Papa fa la segnatura alle supplicbe 
di grazia per la datarìa apostoli^, 
ci permetteremo la seguente di- 
gressione. 

Non avvi dubbio, che al sow 
romano Pontefice compete il *""f 
di conferire i benefizi ecclesiastici, 
ed accoixlare ogni specie di gra^* 
spirituali, e scaltri, sebbene costi- 
tuiti in dignità, ciò fanno, è in ^"^ 
tò di facoltà implorate, e concesse 
dal Papa. Però non tulle ìe &'^' 
zie, che dai Pontefici si acooidano, 
procedono col medesimo ordina 
Esse sono diverse, oome varie ne 



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DAT 

eotio le formole, essendo triplice il 
modo di firmarle che usa il Pon- 
tefice per la dataria, cioè Fiat ut 
petitur: Fiat fhotu proprio: Placet 
Antichissimo è Tuso del firmare dai 
ronoani Pontefici le grazie col Fiat. 
Alcuni ciò spiegano, ch'essendo essi 
investiti della sublime dignità di 
vicari di Cristo in terra, sembra 
ch'essi vogliano usai*e della stessa 
parola, già pronunziata da Dio crea- 
tore. Vuoisi pertanto, che Giulio 
IH sia stato il primo , che al Fiat 
aggiunse Vut petitur. Sopra questa 
forinola antica, e poi resa consueta 
nelle sottoscrizioni dei Papi, abbia- 
mo un curioso distico del secreta- 
no apostolico Giacomo Gherardi 
da Volterra, diretto a Paolo II del 
i464i che il Marini trovò in un 
codice deli'ai*cbÌTÌo vaticano, conte- 
nente le minute di dette lettere 
scritte pel Cardinale Papiense suo 
padrone, e da lui prodotto nel t. I, 
p. 235, a 36 degli Archiatri Potu 
tìficii, insieme ai tetrastico del me- 
desimo Gheraixliy il cui secondo di- 
stico mutò nel seguente: 

TaeJia dot doctis paupertas più- 

rima. ToUe 
Taedia nostra. Pater j per Fiat 

ut petitur. 

Bairaver usato il Gherardi tal for- 
inola, sembra potersi congetturare, 
che non solo già si usava il FUtì, 
ma anche Vut petitur. 

Chiunque brama conseguire una 
grazia, ùl d'uopo che ne avaifzl sup- 
plica al Pontefice, analoga e distin- 
ta de styh curiae^ in due parti. 
li Papa l'accorda segnando a piedi 
della prima, che chiamasi narrati- 
va, Fiat ut petitur^ ed ai margine 
della seconda, ch'è nel kito destro 
dd foglio, il MAoFiat, aggiungendo 



DAT 119 

in ambo i luoghi la lettera im'zìàle 
del suo nome di battesimo, e se é 
stato religioso quello preso nella 
professione. Per esempio Pio YIII, 
prima di essere creato Papa, chia- 
mavasi col nome di battesimo Fran- 
cesco Saverio, laonde nelle sotto- 
scrizioni, essendo in idioma latino, 
poneva le iniziali F. X. Il regnan* 
te Gregorio XVI poi, cui nel bat- 
tesimo fu imposto il nome di Bar- 
tolommeo Alberto, e nella profes- 
sione monastica prese quello di 
Mauro, si segna coli' iniziale M. 
Niuna ragione adequata, secondo 
alcuni, addurre si sapreUe di tal 
diversità di firma, purché dir non 
vogliasi, che si metta dal Papa Vut 
petitur in ptima parte, perchè trat- 
tasi della determinata concessione 
della grazia domandata, e che in 
seconda parte basti il Fiai^ non 
riguardando questa che lo stile di 
cancelleria, e le formole da seguir- 
si nella spedizione delle relative let- 
tere apostoliche. D'altronde sembra, 
die pur troppo vi sia ragione ade- 
quata, perchè la prima parte della 
supplica contiene la vera petizione, 
onde sta bene che vi sia ut petitur. 
La seconda parte non determina 
che il modo, e le clausole con le 
quali debbasi spedire la grazia su- 
periormente implorata, per cui il 
solo Fiat basta. Egualmente rimon- 
ta ai tempi più rimoti l'uso di sot- 
toscriversi i Papi in dette suppliche, 
colla sola lettera iniziale dei nome 
battesimale, o di quello assunto 
nella professione religiosa. All'arti- 
colo Nome de* Papi {Vedi), si di- 
rà quanto analogamente riguaida 
questo, e quando incominciarono a 
cambiarselo nell'esaltazione al su- 
premo pontificato. Noteremo qui, 
che commettendo il Papa molte 
volte la propria sottoscrii^one al 



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120 DAT 

prefetto della segnatura, cpiesti la 
fa colle parole: Concessum ut pe^ 
litury in praesenda D, N, Papae, 
aggiungendovi te lettera iniziali del 
proprio nome ed impiego. 

Molti eruditi hanno procurato 
investigare l'origine di questo siste- 
ma. Chi ha preteso distinguere ne(« 
la persona del Papa duplice perso- 
na, privata l'una, pubblica l'altra, 
e segnare egli le grazie con la pri- 
ma, e le bolle con la seconda su- 
blime qualità. Altri ne hanno fatto 
derivare la cagione dall'avere il Pa- 
pa due nomi, uno naturale, indut- 
tivo, ed accidentale Talti'O, perchè, 
come dicemmo, assunto nella sua 
elezione, onde appone il primo al- 
■lorchè segna di proprio pugno, ed 
il secondo nelle bolle, ch'egli di 
stile non firma. Ma né queste, né 
altre ragioni immaginate possono 
stabilire il vero significato, dappoi- 
ché frustranea si porge la differen- 
za di persona privata, e pubblica 
nel Papa, ed il duplice nome non 
induce varietà nella essenza, con- 
cedendo il Pontefice le grazie in 
virtìi solo del suo supremo carat- 
tere di capo della Chiesa. Se non 
che, potrebbe forse ciò attribuirsi 
alla umiltà sempre praticata dai 
successori di s. Pieti'o, che in dis- 
pregio delle umane grandezze, nel- 
l'apice del potere, anche quando 
usano del nome assunto nel ponti- 
. ficato, soggiungono : Servus Servo- 
rum Deij nella qual maniera s' in- 
titolò per prìmo s. Gregorio I, il 
Magno, eletto nell'anno 5go. Su 
sif&tte sottoscrizioni possono con- 
sultarsi il Vettori : il fiorino (Toro 
illustrato, pag. 5o5; l'Amìdenio 
de styloDatariae, lib. I, cap. XXXII, 
dove mostra la formola di queste 
soscrizioni,e rescritti, ragionando di 
alcune ai num. 7 e 8; e Pietro Cor- 



DAT 

rado nel libro primo, della pratica 
delle dispense apostoliche, ai cap. 
II, e IV. 

Bene spesso la virtìi, od il me- 
rito facendosi strada sino al ponti- 
ficio soglio, spingono la sovrana mu- 
nificenza a spandersi, senza esserne 
richiesta, coi benemeriti della san- 
ta Sede. É allora, che le grazie si 
dicono concesse Mota proprio; il 
perchè nella schedula relativa si se- 
gna il Papa con la seconda (br- 
mola : Fiat Mota proprio. Quando 
finalmente nelle collazioni de' ve- 
scovati, o di qualsiasi altro bene- 
ficio, il Papa riserva sulle rendite 
di questo una pensione per perso- 
na da nominarsi, e viene ia segui- 
to con separate schedule a desi- 
gnarsi qualche soggetto, si vale delle 
parole Placet, ed in ciascuna di 
queste due ultime formole neppu- 
re omette di aggiugnere le lettere 
iniziali del suo nome di battesimo, 
ovvero quelle della professione re- 
ligiosa. Altri dicono , che il Papa 
sottoscrive le grazie col FuU irf 
petitur; Fiat; Placet; Fiat Motti 
proprio, aggiugnendo ad ognuna di 
tah formole il nome che aveva 
avanti il pontificato per abilitare 
la spedizione delle bolle, giacche se 
il Papa vi ponesse la soscrizione 
del nome pontificio, non sarebbe 
necessaria la spedizione delle bolle. 
Siccome però i sommi Pontefici 
non potevano i-eggere soli al gra^^ 
incarico imposto lavo dal duplice 
augusto ministero, così fino dai re- 
moti tempi usarono delegare i Car- 
dinaU nipoti, acciò accordassero al- 
cune grazie, le quali si «^^'^^ 
ottenute per concessum, dal ©odo 
con cui erano da tal delegato sot- 
toscritte, con questa formola: WB- 
cessitm in praesentia Domina J^^ 
strì Papae N., come si disse del 



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DAT 

Cardinal prefetto della segnatura. 
In progresso essendo insorti degli 
inconvenienti, per l'abuso di tanta 
fiicoltày nel conclave del 1670, in 
cui si elesse il Pontefice Clemente 
X, fu questi supplicato dai Car* 
dinati di togliere siffatta consuetu- 
dine. Quindi Innocenzo XII ordi- 
nò, che invalida si riputasse simile 
segnatura non fetta da un Cardi- 
naie, assistito da altri due innanzi 
ai Papa. Ora però è invalso Tuso 
di scegliersi dal Pontefice un pisc- 
iato, ^ e talvolta un suo cubiculario, 
il quale ha là facoltà di accordare 
le grazie per concessum. Negli es- 
posti modi adunque, e non altri- 
menti, giusta gli adottati stili, si 
segnano le suppliche dal Papa , e 
se non si potè stabilirne la vera 
origine , si concluda , che non di 
tutte le cose stabilite dai nostri 
maggiori, può assegnarsi adequata 
legione, siccome in lege non omnium 
Jf. de legibus, A\V artìcolo Breve A- 
posTOLico, olti-e di ciò che ha re- 
lazione colla dataria, si parla delle 
date, e delle sottoscrizioni de' bre- 
vi, le quali si fìinno dal Cardinal 
segretario de' brevi, o dal sostituto, 
come delle sottoscrizioni delle mi- 
nute originali fatte di pugno del 
Papa colle formole. Placet, e la 
lettera iniziale del nome che avea 
nel cardinalato, soscrivendo le ce- 
dole concistoriali, colla formola: Ita 
est. Gregoriu.9 XVI. V, Reschitti 
Pontificii. Di altre sottoscrizioni 
dei Papi si tratta agli articoli Bol- 
le, Cristo, ec. 

In quanto alle rendite della da- 
taria, esse non* sono copiose come 
anticamente, ma tenui a cagione dei 
ooncoi*dati, e delle concessioni fatte 
dai romani Pontefici. Per ciascuna 
grazia pagansi in datarìa delle tasse, 
che passano come in mano di un ele- 



DAT 121 

mosiniere, il quale, tolte le spese per 
i suoi uffiziali ed impiegali subal- 
terni , ne versa il rì manente per 
soddisfare le cose che diremo. Esse 
servono a soddisfare le pensioni , 
che ì Papi assegnarono a religiose 
corporazioni d'ambo i sessi, alle 
penitenzierìe lateranense e vatica- 
na, ad alcuni collegi ed utili isti- 
tuti, ad alcuni sagri tribunali, 
e congregazioni cardinalizie, ad al- 
cuni ministri della santa Sede, 
ad ecclesiastici orientali , a diver- 
se pie oblazioni, ed altre limo- 
sine ordinarie e straordinarie. Inol- 
tre la dataria paga alcune giubila- 
zioni alle famiglie bisognose degli 
uffiziali della medesima defontì, non 
che somministra graziosi assegni 
alle famiglie povere degli spedizione- 
ri apostolici; supplisce alle spese 
per le cave ed estrazioni dei corpi 
santi ne' cimiteri, e catacombe di 
Roma, ed altro. La dataria paga 
altresì diverse pensioni, come a luo- 
ghi pii, a vescovi, prelati, ed eccle- 
siastici bisognosi, e benemeriti del- 
la Chiesa ; somministra ì fondi per 
r elemosineria apostolica, e per al- 
cune pensioni che paga- il palazzo 
apostolico, allo straordinario sov- 
veni mento de* poveri, non che per 
supplire alle disposizioni benefiche 
dei Pontefici sempre per cause pie, 
ed al mantenimento della sagra per- 
sona del medesimo Papa, che, per 
antichissima disposizione, consiste 
nella mite somministrazione d'an- 
nui scudi sei mila, giacché si ha 
che Paolo IV, il quale fu eletto nel 
i555, dai sei mila scudi, che ogni 
mese gli pagava la datarìa, faceva 
copiose limosine alle famiglie pove- 
re, e virtuose, ciò che fa grande 
onore alla moderazione dei Papi, 
sebbene la cassa della dataria sia in- 
teramente a loro disposizione. 



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123 DAT 

• In oltre la dataria ha la cassa 
dei capitali, detta del compento. 
Proviene questa cassa dai fondi, che 
acquistò la dataria col denaro , 
' che sotto Benedetto XIV, e nel 
datariato del Cardinal Millo ritras- 
se dalla Spagna pel concordato 
fatto sulla provvista dei benefizi. 
Con detto denaro la dataria acqui* 
sto molti offici vacabili, il palazzo 
Madama, oggi del governatore di 
Roma e suo tribunale, perchè ivi 
divisava trasferire la sua residenza 
ed uffici, essendo in proporzione 
angusto quello erettole da Paolo 
y ; in fine il locale dove è oggi il 
conservatorio Pio. Ma avendo la 
camera apostolica acquistato il pa* 
lazzo Madama per istabilirvi il pre- 
lato governatore ed il suo tribuna- 
le, somministrò alla datarìa annui 
scudi quindicimila. Dopo l'epoca 
della repubblica francese, in vece 
di tale annualità, la camera aposto- 
lica assegno in compenso alla data- 
ria de' mentovati capitali, il men- 
MJe prodotto dell' oflScio de' brevi 
che si spediscono per la stessa da- 
taria ; laonde le rendite della cassa 
dei compenso consistono nel frutta* 
to dei vacabili, per altro incerto 
ed eventuale, come lo è quello 
cleir officio de' brevi. Tale cassa fu 
stabilita per soddisfare ai pesi del* 
l'andamento degli uffizi della da- 
taria, al pagamento degli uffiziali 
e ministri della medesima, e per 
la manutenzione del palazzo ove 
risiede la dataria, e case annesse 
di sua proprietà, che servono per 
abitazione eziandìo oltre di quelli 
sum mentovati , dei famigliari del 
Cardinale pro-datario. L'ammini- 
stratore di questa cassa è sempre 
stato il detto Cardinal pro-datario, 
il quale accorda con essa quelle 
ricognizioni, che crede meritsa*e 



DAT 

straordinariamente, per particolari 
circostanze, anche i benemeriti uf- 
fiziali della dataria. Siccome però 
all' in&usta occasione della sede va- 
cante rimane in una pei*fetta ina- 
zione la curia graziosa, ossia la 
dataria apostolica, e tutti gli ad- 
detti alla medesima nulla percepi- 
scono degl' incerti, che pure forma- 
no un oggetto e parte integrale 
dei loro mensili profitti, così in 
detta circostanza, a norma del chi- 
rografo segnato da Benedetto XIV 
li i3 giugno 1755, gli ufHziali e 
ministri della dataria godono la 
distribuzione di un'annata intera, 
cioè un semestre alla morte del 
Papa, ed altra simile distribuzione 
nell'elezione del nuovo Pontefice, 
il quale con la casni del tesoro 
pontificio, ossia della camera apo- 
stolica, & distribuii*e per mezzo 
della dataria^l i consueti quindici- 
mila scudi, che per tal fiiusta cir- 
costanza concede ai Conclavisti (f^cr 

di). 

Oltre gli autori succitati , e 
quelli che in appresso si citeranno, 
gli scrittori piìi noti, e famigerati 
sulla cancelleria e dataria apostoli- 
ca, sono l'avvocato Riganti Com* 
meniaria Regulae Cancei, ec. voi. 
3, edizione di Roma: migliore pe- 
rò è quella in quattro volumi a- 
pud fraires de Toumes, Còloniae 
ijSi. In quanto alla dataria, ab- 
biamo dall'altro celebre avvocato 
della Romana curia, Teodoi*o A- 
midenio: Tractatus de officio, et 
furisdictione DatarU^ et de stylo 
Datariae, dedicato ad Innocenzo 
X, e stampato in Venezia nel i654. 
Compendiosamente ne scrissero, il 
cav. Lunadòro, Relaz, della Corte 
di Roma tom. II, p. 199, e seg; 
l'abbate Tosi, Del sommo Ponte- 
Jice^ e dtUa corte Romana tomo 



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IT, cap. XXV j l' autore della Pra^ 
tica della Curia Bomana j tomo 11^ 
cap. XVIII Della Dataria Apo^ 
stolica ; e l' abbate Costanzì, Uos" 
serbatore di Roma tomo I, p. 33 
e seg. della Dataria, Mancando un 
vero, é chiaro dettaglio sulla teo«> 
rìca, sulla pratica, e suU' eserduo 
e storia di ciascun offizio di data* 
ria, ne soddisfiicendo interamente 
ai dotti di queste materie il citato 
Amìdenio, nel secolo passato com^ 
parve finalmente un uomo sommo, 
foi*nito d'immensi lumi ed erudi- 
zione, che viveva nel pontificato di 
Clemente XIII. Egli intraprese un 
lavoro gigantesco, mediante una 
grande opera intitolata, De Data" 
riae apostob'cae jure universo^ di 
cui fu pubblicato il tomo I, lib. 
I, e. 4> sino al § i3 in foglio 
grande. Non si può abbastanza 
lodare l'ordine, la chiarezza, e la 
dottrina dell' autore. V ' ha in prin- 
cipio il prospetto di tutta l'opera 
che promette di compiere in cin- 
que tomi, fìicendo il dettaglio del- 
le materie che avrebbe trattato, 
né lasciando nulla a desiderare in 
SI grave argomento, pei* quanto ri- 
guarda gli stili, e gli officiali del- 
la dataria, e delie moltissime cose, 
che ad essa appartengono. Ma in- 
felicemente questa opera non si vi- 
de proseguita per morte dell'auto- 
re, o per altra contingenza, dap- 
poiché non fu pubblicato per inte- 
ro che il prospetto, e sole 126 
pagine del primo tomo, e le aitile 
non sembrano inedite ma soppres- 
se, o altrimenti sospese, perché la 
ultima pagina in fine indica la 
chiamata delle successive, laonde 
la parte pubblicata è rarissima. Ivi 
si dà l'elenco storico de' datari, e 
pro-datari, incominciandosi da Mar* 
tino V sino a Clemente XIII in- 



DAT ia3 

elusive^ che sì dice felicemente re- 
gnante, e dei sotto-datari da Paolo 
IV fino allo stesso Clemente XIII. 
Per diverse congetture questo au^ 
tore anonimo sembra che sia Ni- 
cola Riganti sotto-datario di Bene» 
detto Xiy, immediato predecesso- 
re di Clemente XIII, e di tanto 
credito presso il medesimo, che in 
una sua malattia quél gran Papa 
gli accordò il Concessum, e tutte 
le sue &coltà con raro esempio, 
come di sopra facemmo dell'uno^ . 
e delle altra menzione. 

Non riuscirà discaro finalmente, 
prima di parlare dei ministri ed 
uffiziali della dataria, e dello stile 
delia medesima, che si dia in com- 
plesso un cenno, per comprendeiie 
meglio le tante materie che si do^ 
vranno trattare, sebbene compen- 
diosamente, e de' molti ministri di 
questo grandioso e rispettabile tri- 
bunale, cui nelle contingenze si ri- 
volge il mondo cattolico, dovendo* 
si per necessità ripetere cose già 
accennate, e delle quali poi si do- 
vrà di nuovo parlare. 

La dataria apostolica adunque è 
un cospicuo tribunale grazioso, il 
terzo della santa Sede per oixline 
gei'archico, dopo i tribunali della 
sagra penitenzieria apostolica, e 
della cancellerìa apostolica, come 
si legge nelle annuali Notizie di 
Roma. La dataria pi^ede alla 
collazione de' benefizi, cure, badie, 
ed altre prebende ecclesiastiche, le 
quali conferisce alternativamente 
cogli Ordinari de' luoghi; conferen- 
dole cioè sei mesi l'Ordinario, e 
sei meà la dataria, se dai vescovi 
è stata spedita questa alternativa 
da rinnovarsi con la rinnovazione 
del pontificato ; altrimenti otto me- 
si sono della dataria, e quattro 
de' vescovi. Se poi i vescovi sono 



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124 DAT 

Cardinali, conferiscono essi in tutti 
i mesi, purché nelle vacanze di 
mese aposlolìoo vengano i prowi* 
6ti a spedire la conferma in data- 
ria^ quando il beneficio conferito 
ecceda tra certi ed incerti jenti* 
quattro ducati. Nel volume V, p. 
86, del Dizionario, si riportano 
alcune nozioni %u\Y AUernaUva^ cioè 
nel § X AUemadva nel nomina^ 
re ai benefizi. Quando però i be- 
nefizi, o le prebende si possiedono 
da chi sia stato, ovvero sia fami*- 
gliare del Papa, o de' Cardinali, 
compresi i conclavisti, .e dapiferi 
de' Cardinali medesimi, allora si 
chiamano affetti alla santa ^ede, e 
si conferiscono sempre dalia data- 
ria, di consenso però di quel Car- 
dinale , di cui era famigliare il 
defonto. Vi sono altre affezioni, e 
riserve, che insieme ad una succo- 
sa notizia della materia benefiziale, 
possono vedersi nel Ferraris, Bi^ 
blioihec, leg. verbo Beneficium et 
Beneficia. Quei benefizi, che so- 
no di jus patronato laicale, si con- 
feriscono dall'Ordinario ar nomina 
de' padroni, fuorché nel caso, che 
il beneficiato muoia in curia, men- 
tre allora il jus di conferire é del- 
la dataria jure praevendonis. La 
medesima dataria ammette pure le 
coadiutorie, o rassegne de' benefizi, 
canonicati^ ed alti*e prebende eccle- 
siastiche. 

Il capo del tribunale prima era 
un prelato, ed ora è un Cardina- 
le, che perciò chiamasi pro-data- 
rio. Vi ha un prelato sotto-data- 
rio, il per'ohitumy ed altri che di- 
remo. 11 sotto-datario presiede alla 
collazione de' benefizi vacanti per 
morte de' provvisti, come sono, ras- 
segne; coadiutorie, e simili. Il per- 
ohiium è il prefetto delle vacanze 
beneficiali per morte sia naturale, 



DAT 
o dvile, chiamato perciò peroK- 
tum. li sotto-datario, e il per^bi- 
tum, s' ingeriscono, o insieme^ o se- 
paratamente, in tutto' ciò die ven- 
ga loro commesso dal datano, non 
essendovi in questo caso alcuna li- 
mitazione nel loro dipartimento. Il 
datario, col sotto-datario, e ìlper- 
obitum costituiscono la congregazio- 
ne della dataria, la quale si raduna 
nel proprio palazzo ogni mattina 
nelle stanze del datario; ed in 
questa congregazione il datario, col 
voto consultivo del sotto-datario, e 
del per-obitum, risolve tutte le ma- 
terie del dipartimento degli stessi 
sotto-datario, e per-obitum, come di 
tutti i ministri della dataria, e giu- 
dica tutte quelle questioni, che na- 
scono in materia di collazioni, ras- 
segne, e dispense matrimoniali, e, 
quando le crede di qualche rilicTO, 
suol rimetterle alle rispettive sagre 
congregazioni de' vescovi e regolari^ 
de' riti {Fedi), o al tribunale del- 
la Rota (Fedi) pro-voto^ e poi le 
giudica secondo il voto di queste. 
Talvolta le fa giudicare dalla stes- 
sa congregazione della dataria, ed 
accorda anche gli aggiunti nelle 
persone di piit prelati, e tutti al- 
lora, compreso il sotto-datario, ed 
il per-obituìn, hanno il voto deci- 
sivo. 

Di questo tribunale il notaro è 
uno de'segretari e cancellieri della 
reverenda camera apostolica. Le 
citazioni, che si fenno avanti que- 
sto tribunale, non contengono or- 
dinariamente altra istanza , che 
quella di rilasciare, o ritenere le 
suppliche. Per esempio, allorquan- 
do giunga a notizia di un preten- 
. dente a qualche benefizio , che il 
datario abbia segnata la grazia per 
conferirlo ad un altro, allora potrà 
il pretendente recarsi in dalaùa 



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DAT 

dairuffiziale, tìeWoSaìo del quale 
si trovi la supplica, e porre il Nìhil 
transeaty il quale però tratterrà il 
Gorso alle suppliche, se sarà stato 
sottoscritto, ed ammesso dal sotto- 
datario, ovrero dal per-obitum. 
Quegli poi, che troverà impedita 
la spedizione della grazia incammi- 
nata, già ottenuta, dotrà citare 
avanti il datario : Lacerari nihil 
Iranseat exso positura et relaxari 
sìippUcationem favore instantis signa" 
tum : ed il datario, uditi nella sud- 
detta congregazione in contraddito- 
rio i procuratori dell'una e dell'al- 
tra parte, farà quel decreto che 
crederà ragionevole, ordinando o 
che debba restar fermo il Nihìl 
transeat, o che si tolga di mezzo, 
affinchè si rilasci la supplica. Dai 
decreti, e provvedimenti del data- 
rio, siccome egli rappresenta im- 
mediatamente la persona del Pa- 
pa» così non si dà appellazione, né 
ricorso ad altro tribunale. 

Ministri^ ed officiali della dataria 
apostolica j serie dei datari e prò' 
datariy e prassi che si osserva 
da cadauno dei detti ministri 
ed offiziali nell'esercizio delle lo- 
ro distinte incumbenze, ed altri' 
bumni. 

Del datario. 

Quantunque non si conosca l'ori- 
gine di questo rispettabile ministro, e 
s'ignori eziandio quella della data- 
fia^ secondo si è detto al principio 
di questo articolo , però è certo 
cVegU è antichissimo. Infatti si può 
ritenere, che i sommi Pontefici 
non appena principiarono a fare 
diplomi per concessioni graziose, 
^n egual tempo avessero deputato 
qualche ministro, per le mani del qua- 



DaT 



1^5 



le dovessero passare^ e che quindi 
le pubblicasse, e vi ponesse la data, 
sebbene ancora tal ministro non a- 
vesse il nome di datario. F". TAmi- 
denio de Slylo datariae, lib. i , e. 2; 
Il dotto Saccaridi nelle note che fece 
al Lunadoro, nella Relaz, della cor' 
te di Roma^ parlando del datario, 
dice, che questo impiego anticamen- 
te era sostenuto da uno àe Proto- 
notari apostolici [Fedi)^ chiamato 
Primicerio (Fedi), ì\ quale era il 
capo delle dignità palatine del sagro 
palazzo lateranense, antica residenza 
de'Pontefici, lo che raccogliesi, al 
dire dello stesso Zaccaria, dalle 
costituzioni di Martino, o Marino 
li eletto neir882, e di Stefano li 
detto III, eletto in tempo anterio- 
re, cioè nell'anno 7 Sa, citando il 
Corrado, Prax. ben^c, lib. 3, e. 8. 
Sebbene sia ignoto il principio 
del datario, tutti però sanno la 
cospicua dignità, e grande autori- 
tà di lui, imperocché nelle materie 
de'benefizi ed altro rappresenta l'i- 
stesso Papa, e pei* di lui mezzo 
si concedono sopra i benefizi, e le 
altre materie di giurisdizione della 
dataria, tutte le grazie; e tuttociò 
che da esso viene fatto, ha quel 
medesimo vigore che avrebbe -se 
fosse fatto dal medesimo Pontefice. 
Peixiò i Papi sono stati soliti di 
eleggere a tale dignità, o gli udi- 
tori del sagro e celeben*imo tri- 
bunale della rota , o i prìmi pre- 
lati della curia romana , dotati 
di somma integrità, e dottrina, e 
poscia, come si vedrà dalla serie, 
i più degni Caixlinali , massime 
quelli ch'ebbero l'esclusiva al pon- 
tificato, e per esso ebbero gran 
numero di voti, come si noterà nella 
detta serie cronologica. Il Bernini 
nella storia che ci diede del tribu- 
nale della rota, pubblicata nel 171 7, 



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ì.a6 



DAT 



i%gish*a nove uditori di rota stati 
datari, cioè Aldobratidini, poi Pa- 
pa Clemente Vili, Amgoni, Sa- 
crati, Merlioi, Cavalieri, Cecchini, 
Corrado, Ottoboni, poi Papa Ales- 
fiandio yill,e Carpegna. 

Il nome di datario è derivato non 
solo dal porre la Data (Predi') ad 
alcune suppliche, grazie, e dispense 
concesse dal Papa^ cioè col se- 
carvi la data del giorno, mese 
ed anno del regnante Pontefice, il 
che era Tunico, e pix>prio uffizio 
del datano ne'più lontani tempi, 
ma anche dal Dare» £ benché sia 
verissimo, che il Papa, e non il 
datario sia quello che fa le grazie, 
accorda le dispense, e dà i benefizi, 
nondimeno perchè il datario è in 
certo modo relatore di tutte le 
grazie che & il Papa per Porgano 
della dataria, specialmente intorno 
ai benefizi, ed ha gran parte in darli ; 
perciò la di lui denominazione non 
solo è presa dal datare le suppli- 
che, grazie, e dispense, ma anche 
dal dare i benefizi. Essendo sua 
principale incumbenza il rappresen- 
iùve al Pontefice, chi ^ieno fra i 
concorrenti ai benefizi, i più degni e 
meritevoli di conseguirli, dipende per- 
do da esso il risuìtamento del bene- 
placito pontificio. In fatti il suliodato 
anonimo, spiegando l'etimologia del 
nome Datario^ dice, eh' esso non 
già nasce dal dare o concede- 
re, ma solo dal datare la grazia, 
perché il solo sommo Pontefice é 
il concedente^ il che prova con 
giuste, e convincenti ragioni. Ag- 
giungiamo col Lunadoro, che il 
datario ha tal nome tanto pel da- 
tare le grazie pontificie, quanto 
pel conferire ch'egli fa di propria 
autorità concessagli dai Pontefici, 
alcuni tenui benefizi per concesswn^ 
còme dicesi in curia , ed anche 



DAT 
perché è auton zzato dai itiedesinii 
Papi a rilasciare parte di quel de- 
naro, che secondo le tasse di da- 
taria dovrebbe pagarsi dal rìcor 
i*ente, per la concessione dell'otte- 
nuta grazia. Va però notato che 
sebbene non partecipi al Papa i 
benefizi concessi , deve però sotto- 
mettere la supplica alla di lui se- 
gnatura. Che la dataria apostolica 
esistesse a' tempi di Onorio III del 
1216, ehe esistano diplomi colla 
soscrizione di Datàrìus prima di Bo- 
nifacio Vili del 1294» lo dicemmo 
superiormente. 

La giurisdizione del pro-datario 
si estende sopra tutti i ooliti va- 
cabilisti, la maggior parte de' qnali 
ha luogo nelle cancellerie, essendo 
in facoltà il datario stesso di ac- 
cordare le diminuzioni delle tasse, 
che si percepiscono dai vacabilisti 
medesimi, per cui al Cardinale pro- 
datario per siffatte diminuzioni, fu 
dato- da ultimo il titolo di Difen- 
sore perpetuo de* Vacabili, Dal 
medesimo Cardinal prodatàrìò di- 
pende il conferire impieghi dei va- 
cabilisti nello stesso tribunale, Y am- 
mettere o rigettare bolle, l'ammet- 
tere o rigettare diminuzioni di tas- 
se, T ordinare, e pubblicare editti 
che concernono cose di cancelie- 
ria,ec.^ come rilevasi dall'editto e- 
manato dal Cardinal Corrado, pro- 
datario di Alessandro VII ai 3o 
dicembre i655, col quale editto 
depositato originalmente nell' offizio 
de ATissiSj si davano diversi ordi- 
ni al connettore delle contraddette, 
al custode dell'aix^hivio de' brevi, ai 
maesti*o de' brevi, all' abbi'eviatòrc 
di curia, al sommista, al pro-cu« 
stode della cancelleria , e al prò- 
sigillatore della penitenzierìa. Dal 
medesimo datario dipendono^ e so- 
no ammessi, e puniti gli spedizio- 



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DAT 
perì apostolici, de' quali si parlerà 
in fioe, qualora abbiano commesso 
qualche fraude nelle bolle, e spe- 
dizioDÌ. ' 

Il Cardimll pro-datario , chiar 
mato per la nobiltà della sua ca- 
rica ocidus Papacy ebbe sempre 
summo mane T udienza del santo 
Padre, il quale per costume apriva 
la giornata col segnare una grazia, 
sia l'elativa a materia benefiziaria, 
sia a dispense matrimoniali. Un ta- 
le mirabile sistema si tenne in pra- 
tica fino ai tempi di Pio VI. Quin- 
di il Cardinale prò- datario ebbe la 
sua ordina ria udienza nella mal li- 
na del martedì, e venerdì. Adun- 
que nella mattina del martedì, e 
venerdì il Cardinal pro-datario, in 
compagnia di monsignor solto-da- 
taiio, si reca all'udienza del Papa 
in abito cardinalìzio, eccettuati i 
gioiiii di vacanza, ed il prelato in- 
cede in abito prelatizio , portando 
una saccoccia di damasco paonazzo, 
rosso secondo i tempi, trinata 
con galloni d'oro e fiocchi, con en- 
tro le suppliche matrimoniali dal 
primo grado al secoudo inclusive, 
e tutte le alti*e che Concernono le 
materie benefìciali. Dopo che il 
Pontefice ha segnato le dette sup- 
pliche, esce il prelato, e resta al- 
l' udienza il Cardinale a conferire 
tt)l Papa sulla provvista de' bene- 
ozi) ed a leggergli de' memoriali 
per k) piii di materie straordina- 
rie alle consuetudini della dataria, 
e alle facoltà del pro-datario, !Non 
<lei^e occultarsi, che il Cardinal De 
Luca nel disc. 9. Relat Roman. 
w. D. 21 dice, che anticamente 
all'udienza del datario si trovava 
presente anco il sotto-datario, e ne 
rjporla le ragioni. Dopo Y udienza 
pontificia, alla quale può intervenire 
straordinariamente secondo le oc- 



DAT ia7 

con'enze, il Cardinale si reca in da* 
taria, e nelle sue stanze dà udien- 
.za per qualche tempo ai ministri, 
spedizioneri della datarìa, ed altri^ 
e poscia fa avvisare il sotto-dat»- 
rio, e il per-obùitm^ per la consueta 
congregazione per trattare diverse 
materie; ùl leggere i sommari del- 
le suppliche al per-obiluntj e po- 
scia riceve l'amministratore delle 
componende. Questi gli rassegna al- 
cuni libri e suppliche del suo uf> 
fìzio, e vi & apporre dal datario 
la data, e la soscrizione, e la data 
grande alle suppliche dae hanno 
pagata la componenda, come gli fa 
sottoscrivere i bollettini di peniten- 
ze, di quelli che recansi a Boma 
per dispense matrimoniali. Uscito 
l'amministratore delle componende, 
il sostituto del sotto-datario legge 
al pro-datario i sommari delle sup- 
pliche, che passano per l'uffizio dei 
sotto-datario; alcune il Cardinale 
le rimette a qualche congregazione 
cardinalizia, altre le manda all'uf- 
fizio del concessum. Dopo tal let- 
tura, l'uffiziale delle date entra dal 
Cardinale per apporre la data grande 
a diverse materie, che hanno pagato 
la cojnponenda , V amministratore 
delle quali le avea già mandate ai 
detto sostituto, e da questi erano sta- 
te rimesse all'uffizio delle date. Queste 
suppliche sono di coadiutorie, pen- 
sioni sine causa^ dispense, indulti 
di ritener pensioni , etiam si quis 
matrimonwm conlrahat, aut in ali- 
qua Telinone profiteatury proprie 
dell' uffizio delle date. In fine V uf^ 
fiziale delle date riferisce diverse 
forme graziose, che si domandano 
dagli spedizioneri senza attestazione 
d'idoneità dell'Ordinario, sulle quali 
il datai'io dà i suoi ordini. 

Dopo viene dal Cardinale ammes- 
so alla sua presenza l'uffiziale dellQ 



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ii8 DAT 

matrimoniali, che gli riferisoe le ana- 
loghe suppliche, colle fedi degli Or- 
dinari, per quelli che sono nobili^ 
o che dimandano la dispensa sine 
causa^ oppure non sono aflbtto po- 
veri, ma posseggono qualche cosa, 
e il datario prescrive la compo- 
nenda, che debbono pagare. - Indi, 
uscito il detto offiziale, il notaro 
di camera suole leggere le citazio- 
ni sopra le laoei*azioni de' nihU 
transente che sono stati posti a di- 
verse suppliche, e fattasi l'istanza 
dai procuratori, e spedizìoneri , il 
datano, col parere del sotto-data- 
rìo, e del per obùum, fa quel de- 
creto , che crede conveniente , ed 
aitile volte rimette Y istanza alla sa- 
gra rota, o simplicitery ovvero prò 
voto. Finalmente, tanto nel sabba- 
to, quanto in altri giorni, il data- 
rio sottoscrive i trasunti, i quali si 
mandano dall' o£Sziale, che ha in- 
combenza di collazionarli colle bol- 
le e brevi, e similmente si spedi- 
scono nell'uffizio del maestro dei 
brevi. Queste sonò le attribuzioni 
principali del datario^ olti^e alle men- 
tovate di sopra, e a quelle che si di- 
ranno in appi^esso. Benedetto XIII, 
con suo chirografo de' 22 febbraio 
1726, pubblicato nel seguente a- 
prile, condesse a' Cardinali pro-da- 
tari la piena potestà è giurisdizio- 
ne, col mero e misto impero in 
tutte le cause criminali, contro qua- 
lunque delinquente in materia ap- 
partenente alla dataria apostolica. 
Il Cardinal pro-datario, uno dei 
primi magistrati della santa Sede, 
se non é promosso ad altra carica, 
funge il suo ministero in tutto il 
pontificato del Papa, che lo ha e- 
ietto. Alla morte di questo cessa 
r esercizio della sua carica, e le 
suppliche e grazie, quantunque se- 
gnate colla datai nella prima con- 



DAT 

gregazione generale, che i Cardi- 
nali tengono in sede vacante^ sono 
ad essi in una cassetta pi*esentate 
dal sotto-datario, e sigillata viene 
affidata alla custodia- di due pre- 
lati chierici di camera. In sede va- 
cante non si conferiscono benefizi, 
ed al futuro Pontefioe sono riser- 
vate le collazioni di quelli vacati, 
in virtiì delia costituzione di Pio 
IV, In eUgendis. Eletto il nuovo Pa- 
pa, da lui si elegge il nuovo pro-data- 
rio, ma il presente, ch'è il Gai'dioal 
Pacca, meritò che Pio Vili, e il re- 
gnante Gregorio XVI lo confermas- 
sero nel posto, conferitogli da Leone 
XII. F. il Gattico, Acia sdecta 
caeremonialia datarius sede vacane 
te quae cardinalibus tradaly pag. 
457, 4^3. Il Cardinal pro-datai'io 
è Cardinale palatino, e perciò frui- 
sce di tutte quelle prerogative pro- 
prie de' Cardinali ' palatini» come i 
suoi fiimigliari ne godono gli ana- 
loghi emolumenti. Tanto egli, che 
i famigliari, godono l'abitazione nel 
palazzo della dataria, dalla quale 
il Cardinale ha annui scudi due 
mila quattrocento cinquanta. 

Fino al 1802, il Cardinal pro- 
datario, nella mattina dell'Epifa- 
nia, presentava al Papa il collegio 
degli sci'iltori apostolici, coli'ofi'er- 
ta, di cui si parla al voi. IV pag. 
280 del Dizionario, cioè all'arti- 
colo Befana. 11 Cardinal pro-data- 
rio a' 2 luglio, festa della visita- 
zione della b. Vergine, celebra la 
messa nella cappella Borghese del- 
la basilica liberiana , e comunica 
tutti i ministri, uffiziali, e spedizio- 
neri della dataria apostolica, dispen- 
sando loro medaglie d'argento be- 
nedette dal Papa^ colie immagini 
del Salvatore, e della beata Ver- 
gine. Per sua impotenza, supplisce 
monsignor sotto-datario. Questa di- 



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Ì)AT 

vozìone ebbe origine nella penul- 
tima pestilenza, che afflisse Roma, 
Scendo grandi stragi. Tal contagio 
fu nel i656 nei pontificato di A- 
lessandro VII. Nella generale deso« 
lazione, i ministri, offiziali, e spe* 
dìzionei'ì della datai-ia apostolica, 
si rinchiusero tutti con opportuni 
cancelli nei palazzi della dataria, 
e della cancelleria, e pieni di fidu- 
cia in Dio, e nella b. Vergine, in- 
nalzarono fèrvide preghiere per la 
cessazione del flagello. Ninno di essi, 
né delle rispettive fòmiglie ne morì. 
Allora per gratitudine fecero il vo- 
to, che per cento anni sarebbero 
andati ogni anno nel giorno sagro 
alla visita, che Maria santissima fe- 
ce alla sua cognata s. Elisabetta, 
nella suddetta cappella, a rinnova* 
re i loro ringraziamenti, ed a fere 
la santa comunione, lo che costan- 
temente praticarono, come si l^ge 
ne' Diari di Roma. £ siccome il 
voto andava a scioglietesi nel lySG, 
piamente lo rinnovarono per un 
altro secolo. 

Dell'autorità e giurisdizione del 
datario trattano parecchi scrit- 
toti, oltre i mentovati. Il Lunado- 
ro ne parla a pag. 82 e seg. della 
Relaz. della corte di Roma delFe- 
dizione del 1646, e nel tomo II 
pag. aoo e seg. dell'edizione del 
1774; dòsi il citato Tosi a pagina 
120 e seg. del t. II. Oltre a ciò 
si possono consultare il Cardinal 
de Luca Rdal. Cur. Rom. Forens. 
disc. 18 n. 7, ed il G>hellio NotU 
tia Cardinalatus , cap. XXXV li, 
de datano Papae» Monsignor Gio- 
vanni Guidiocioni diede una bel- 
lissima istruzione a monsignor Bar- 
tolommeo Guidiocioni, datario di 
Paolo III, e che fu poi Cardinale, in- 
torno alla maniera di esetxitare la 
carica di datario. Questa lettei-a 

VCL. XIX. 



DAT ng 

degna di essere letta, sta ti*a quel- 
le de' XII uomini illustri, e tra le 
altre di diversi eccellentissimi uo- 
mini, raccolte dal Dolce, e stam- 
pate in Venezia dal Giolito nel 
1554. 

Serie dei Datari^ e Cardinali 
pro-Datari. 

11 vero titolare del datarìato de- 
ve essere un prelato, per cui un Car- 
dinale, dove sia investito di questa ri- 
levante carica , é- soltanto diiamato 
pro-datario alla guisa di altre simili 
cariche proprie della prelatura-, ed 
occupate e disimpegnate dai Cardi- 
nali. ProTa il lodato autore anonimo, 
de Datariae apostoUcae fare universo^ 
chela gerarchia della curia romana è 
così ben fondata, che ammette vari 
gradi sommamente distinti prima di 
passare all'eccelsa dignità cardinalizia. 
Il datario, il tesoriere, il governatore 
di Roma, ed altri consimiU ministri 
di alta sfera, giunsero appunto in 
quei gl'adi, dappoiché n' eÙ>ero per- 
corsi alcuni altri, dopo de'quali non 
v'ha per ultimo che il Cardinalato, la 
quale dignità comporta cariche di 
maggiore sfera, ma non più cariche 
prelatizie. Quindi un Cardinale per 
occupare il principale ministero 
della dataria apostolica non può 
essere che prò- datario , cioè con 
provvisorio i^gimento fino alla 
nomina del titolare prelato , ciò 
che per altiY), come si vedrà, per 
inveterata consuetudine sembra non 
potersi piìi verificare. Sebbene del- 
la dataria e dei datati, il ripetia- 
mo ancor qui, si abbiano notizie 
nel secolo decimoterzo massime nei 
pontificati di Onorio ITI, e di Bo- 
nifacio Vili, per cagione delle cir- 
costanze de'tempi che precedettero, 
accompagnarono , e seguirono il 

9 



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i3o DAT 

trasferimento della residenza ponti- 
ficia in Avignone, la certa serie dei 
datari non incomincia che dal ponti- 
ficato di Martino V, eletto nel con- 
cilio di Costanza nel i4i7» il qua- 
le, pacificata Tltalia, estinto il lun- 
go e deplorabile scisma, consolò 
P afflitta Roma col fissarrisi a' 28 
settembre i4^o. Più diffuse noti- 
zie dei Cardinali stati datari, o pro- 
datari sono riportate in questo Di» 
zionario alle loro biografie. 

Paolo Ferrante di Meldola fii 
fatto datario dal Pontefice Martino 
V, e TesooTo di Cesena a.' 27 
febbraio del 1 4^6, e morì nel 1 43 r . 

Matteo Veggio di Lodi, celebra 
poeta ed oratora^ canonico della 
basilica vaticana da Martino V fii 
fetto datario nel i43i, e quindi 
Eugenio IV lo fece nuovamente 
datario nel 1444) posto che gli 
confermò il successore Nicolò V. 
Morì nel i4^9- L'anonimo di- 
fende con molta critica il datariato 
di Matteo Veggio, provando, che 
quando successe a Paolo Ferrante 
nel i43i, aveva solo venticinque 
anni, e che di anni sedici aveva 
già pubblicato diversi opuscoli, es- 
sendo di pi^ecoce e mirabile inge- 
gno. 

Cosimo di Monferrato^ vescovo 
Gennelense ( veramente dovrebbe 
forse dire Gerundense), datario di 
Calisto III. Il Marini, Archiatri 
Pontificii tom. II, pag. 146, dice 
che a Michele Ferrari, segretario 
apostolico, a'3o giugno dell'anno 
1 458, fu conferito l'amplissimo prio- 
rato di Saragozza, lasciato dall'elet- 
to véscovo di Gironne, Cosimo 
dì Monferrato, datario (i7 Riganti 
ad regalas canceL t I noi conob- 
be), e confessore di Calisto IH. 

Angelo Gerardini di Amelia, 
vescovo Suessano, daUrìo di Pio 



DAT 
II, della qual femiglia il Cancel- 
lieri dà erudite notizie nelle sue 
Dissert BibUografiche^ 

Giovanni Battista Miliini roma- 
no, di sette anni da Giovanni XX IH 
era stato fetto canonico della basi- 
lica lateranense, abbreviatore apo- 
stolico, coiTettore delle lettere pon^- 
tificie, uditore, e nel 1468, datario 
di Paolo II, il quale inoltre lo 
fece vescovo di Urbino colla riten> 
zione di dette cariche. Dipoi Sisto 
IV, nel 1476, lo creò Cardinale, 
per cui è il primo Cardinale di 
questa serie. Morì nella sua villa 
di Monte Mario nel 147B pieno 
di meriti. 

Lorenzo Roverelia , datario e le- 
gato apostolico in diverse Provin- 
cie di Paolo II. Sembra che que» 
sto prelato si volesse sc^colarìzzare, 
perchè Sisto IV lo voleva (are se- 
natore di Roma, ma egli dipoi mo- 
rì nel 1474* 1' citato Marini tra i 
medici di JNicolò V parla di Lo- 
renzo Roverella, celebre arcivescovo 
di Ravenna, che avea Pien di teolo- 
gia la mente e il petto. Egli però lo 
esclude tra i medici di IVicolò V, ne 
celebra tuttavolta la dottrina , e 
le cariche cospicue da lui sostenu- 
te, dicendolo abbreviatore del par- 
co maggiore, canonico di Liegi, e 
datario di Pio II, e de' suoi suc- 
cessori finché visse. Avverte ancoi'a 
che il Riganti ad Regulas Canceli. 
t I, p. 17, lo dice datario solar- 
mente di Paolo II. Quindi soggiun* 
ge, che Sisto IV dopo la sua mor- 
te, a' a 3 luglio i474» nominò al 
posto di datario il celebra tissimo 
vescovo di Coria Francesco di To- 
ledOf maestro in teologia, e proto- 
notario apostolico, nunzio di Pio II, 
ed ambasciatore in varie paiti. 

Francesco di Toledo^ mentre Lo- 
renzo era stato lontano da Roma 



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DAT 
r avea supplito nella dataria, e mo- 
rì ai 9 febbraio i479 come si leg- 
ge nel bello elogio, che sì .trova 
oella chiesa di s. Giacomo degli 
Spagnuoli. Di questo Francesco di 
Toledo datario di Sisto IV, V. il 
paragrafo precedente. 

Giovanni Battista Cibo fu fiitto 
▼escovo di Molfetta nel 1472 da Sisto 
IV, il quale lo nominò suo datario, 
come si legge inNoraes, e Cardel- 
la. £ siccome Sisto IV nel 147^ 
lo creò Cardinale, così lanonìmo 
lo chiama pro-datario, che in tal 
modo sarebbe il primo con tal qua- 
lifica. Il Cardinal Cibo pe'suoi ra- 
ri meriti nel i4B4 successe a Si- 
sto IV, col nome d* Innocenzo Vili. 
Sisto IV5 ed Innocenzo Vili, come 
meglio dicemmo altrove, istituirono 
cinquanta due ufiiziali vacabili, piom- 
batori di bolle. 

Giovanni di Moniemirabile, re- 
ferendai*io, ed abbreviàtore aposto- 
lico, venne nel i473 da Sisto IV 
fatto vescovo di Vaison, e poi suo 
datario. Il Fantoni, Istoria di A- 
vignone t. II, p. 368, ci dà le sue 
notizie, e dice che visse per lo più 
in Roma, e morì a' 3 giugno dell'an- 
no 1479. 

Ardicino della Porla, che altri 
chiamano Arduino, di Novara, e 
detto il Juniore, per distinguerlo 
dallo zio Ardicino della Porta , 
Cardinale dì Martino V^ che morì 
nell'anno i444' ^^ nostro Ardicino 
venne da Sisto IV promosso a ve- 
scovo di Aleria nell'anno i47^> ^ 
datario; quindi, dopo alcune nun- 
ziature^ riprese l'impiego di data- 
rio, e fu da Innocenzo Vili fatto 
Cardinale nel 14^9» dignità che 
posda rinunziò per la cocolla oli- 
vetana , ma che per obbedienza 
dovette riprendere. Innocenzo Vili 
lo dichiarò Cardinal pro-datario. 



DAT i3i 

Morì in Roma santamente nel i493. 

Francesco Ispano, oriundo ebieo 
convertito, fu famigliare di Pio II, 
e decano della chiesa di Toledo. 
Sisto IV lo fece datario, e quindi 
lo spedì a Genova per sedare una 
rivolta. Sarebbe stato innalzato al 
cardinalato, se non moriva di an- 
ni cinquantacinque. 

Antonio, o Antoniotio Gentile 
Pallavicini, genovese, dopo aver 
governato varie diocesi, da Innocen- 
zo VIII nel 1489 fìi creato Cardi- 
nale, e &tto pro-datario. Alessandro 
VI egualmente lo nominò suo pro- 
datario; e quando recossi ad Or- 
vieto, lo dichiarò legato di Roma, 
e morì nel i5o7. Il Novaes dice, 
che il Pallavicini fu fatto datario da 
Innocenzo Vili, e pro-datario da 
Alessandro VI, dopo però il seguen- 
te Sacco. 

Giovanni Sacco, cittadino, e ve- 
scovo d' Ancona, fu datario sotto 
Innocenzo VIIL Poscia Alessandro 
VI fece pro-datario il suddetto Pal- 
lavicini, dopo il quale il Sacco tor^ 
nò a presiedere alla dataria. 

Gaspare Biondo, datario di In» 
nocenzo Vili e di Alessandro Vlj 
morì ai 25 dicembre i493, secon-^ 
do il Marini, Archiatri PonL tom^ 
I, p. 278, nota a. 

Già, Battista Ferrari, o Ferre* 
ti, modenese. Cardinale ed arcive- 
scovo di Capua, fu pro-da tai*io di 
Alessandro VI. Ma il Novaes, ed 
il Cardella dicono, che da abbre- 
viàtore apostolico, venne da Alesr 
Sandro VI fiitto datario, e reggen^ 
te della cancelleria, dopo averlo 
chiamato al palazzo apostolico, co^ 
me fu assunto al pontificato. Di- 
cono ancora che sostenne con de* 
coro le cariche, sebbene con taccia 
di avaro per aumentare gl'interes- 
si del tesoro papale, e che nel i5oo 



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133 



DAT 



fu creato Cardinale, e poi fatto 
arcivesooTO di Capua. 

Giovanni HortegOy abbreviatore 
apostolico, fu datario di Alessan* 
dro VI. Di questo riparleremo. 

Giovanni Lopez, spagnuolo, ab- 
bi*eTÌatore del parco minore, fu fat- 
to da Alessandro VI canonico di 
s. Pietro, e datario, e poscia Car» 
dinaie nel 1496, dicendoci l'ano- 
nimo che fu vescovo di Perugia^ 
ed anche pro-datano. Dal Marini, 
Archiatri^ t. I, pag. 278, appren- 
diamo, che il Lopez fu conclavista 
di Alessandro VI nel conclave in 
cui fu eletto Papa, e che nel da- 
tai*iato successe a Gaspare Biondo. 
Il Lopez morì nel i5oi. 

Ottavio Fornarij vescovo Ma- 
rianense, fatto datai^io da Alessan- 
dro VI , morii d' anni ti*entasei. 
Il Marini, a pag. 274, e 275, fa 
paróla dei due datari di Alessan- 
dro VI, Ottaviano (cosi egli lo 
chiama, non convenendo coIl'Ughel- 
li, e col Riganti nel suo datariato) 
Fornari vescovo di Mariana, e 
Giovanni Ortega, vescovo di Poten- 
za (che morì ai 26 agosto i5o3), 
e segretarìo apostolico. Negli ele- 
ganti elogi funebri, che si hanno 
in Roma ne'chiostii di s. Agostino, 
e di s. Maria del Popolo, si di- 
cono il primo a supplic, Ubellis 
referendis, ed il secondo praefeclus 
supplicibus UbdUs ; e siccome al* 
Fautore di questo venne fbi-se in 
sospetto, che alcuno non potesse 
abbastanza intendere un tal parla- 
re, soggiunse tra due parentesi 
(Datarium vocant). Però ripre- 
se il medesimo autore é una gof- 
faggine il dire A supplic. Ubellis 
datarium^ come fece chi compose 
l'epitaffio di Baldassai*e Turini , 
datario di Leone X. La stessa cau- 
tela adoperò il Giraldi, che in un 



DAT 
suo dialogo I de poetis sui temp., 
ricordando Maffeo, o Matteo V^- 
gio, datario di Eugenio IV, e Ni- 
colò V, lo disse, SuppUcum tibei- 
lorwn magistrum, cjuem smlgo da- 
tarium appellart consutvimus, 

Ottaviano Capocci, intimo fii mi- 
liare, e già cameriere dì Pio III, 
quando era Cardinale, siooome uo- 
mo colto ed istruito, fu nominato 
datario ai 23 settembre i5o3. 

Antonio Ferreri o Ferrari, nato 
da poverì genitoii in Savona, fu 
vescovo di Gubbio, e datario di 
Giulio II che, nel i5o5, lo creò 
Cai*dinale, e, secondo Novaes, poi il 
fece pro-datario. 

' Fabio o Fazio Santorio da Vi- 
terbo, fu fieitto vescovo di Ceseoa, 
e datario da Giulio II, che nel i5o5 

10 promosse alla porpora cardina- 
lizia. Avverte il Marini, tom. I, 
p. 273, che nel dataiiato deve es- 
sere succeduto ad Ottaviano Ca- 
pocci. 

Gasparo Torretta ^ medico di 
Alessandro VI, da Giulio II fu 
fetto chieiico dì camera, vescovo 
di Massa, scrittore, segretario, te- 
soriere, e sagrista apostolico, ed ai 
6 dicembre i5o5 datario, carica 
vacata per la promozione del San- 
torìo al cardinalato. Inoltre Giulio 

11 lo arricchì di benefizi, che de- 
scrive il Marini a pag. 273, dicen- 
doci che il Papa nominò cavaliei*e 
aurato il padre di lui, e che il Tor- 
rella manca nel catalogo de' datari 
stampato dal Riganti. Il Bembo, 
in una lettera lo chiama »^mnii 
Pontificis a Ubellis dandis, il che 
vuol sicuramente significare data- 
rio. Il medesimo Marini cita le ope- 
re di questo dotto datario, e ne 
descrive le geste. 

Francesco Argentini, figlio di un 
povero tedesco, fatto da Giulio II, 



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DAT 
suo antico padrone, Tesooto di 
Concordia, quindi suo datario, e 
nel i5ii Caixlinale. Moki de'pre- 
ce<lenti datari, che poi furona Car^ 
dinali, erano stati familiari de' Pa- 
pi nel cardinalato, oome dioesi alle 
loro biografie. 

Ltorcnzo Pucci, fiorentino, ab- 
brevìatore, chierico di camera, e 
datario di Giulio II. Leone X, che 
gli successe, nel i5i3, fece il Puc- 
ci nuoTamente datario, e pel primo 
lo créb Cardinale. Si narra, che tanta 
fìi l'integrità di Leone X nella 
collazione de' benefizi, che si racco- 
mandaTa spesso a questo suo pro- 
dalarìo, e penitenziere maggiore , 
acciò non gli facesse concedere gra- 
zia di cui dovesse pentirsi. 

Matteo Gibati^ vescovo di Ve- 
rona, e gran letterato, fu fiitto da- 
tario da Leone X. Altri lo chia- 
mano Gio. Matteo, e siccome caro 
a Clemente VII fu uno degli ostag- 
gi da lui dati agli spagnuoli nel 
i527, dopo il sacco di Roma. In 
esso corse pericolo di vita, né scam- 
pò che uscendo dalla cappa . del 
cammino del palazzo della cancel- 
leria. 

Silvio Passerini di Cortona, fo fatto 
datario da Leone X, e nel i5i7 
Cardinale. Il Novaes lo dice suo 
prò- datario. 

Luigi Rossi, fiorentino, fu nipo- 
te di Leone X, che il creò Cardi- 
nale nel i5i7, colla carica di pro- 
datario, anzi Bominoilo col titolo 
di prefetto della datarìa. Morì nel 
i5i9 <l'aQoi 4^- 

Latino Bonassd, nominato data- 
rio da Leone X. Egli soleva fir-' 
marsi : Fidi^ LATimra Databius. 

Baldassare Reseda , sun'ogato 
nella dataria da Leone X al pre- 
cedente. .Egli pure si sottoscriveva : 
Vidi, BALTSASSAa Dàtarius. .V^^- 



DAT 



i33 



n)ente vi e stato un Baldassare Tu- 
rini da Pesda, datario di Leone X, 
che nominammo di sopra. 

Guglielmo EhganonUo, o Echen-- 
voer d'Uti-eoht, agente in Roma 
del Cardinal Florenzi, che divenu- 
to Papa, nel i522, col nome di 
Adriano VI, lo fece suo datario, 
e nel iSaS creoUo Cardinale, re- 
stando pro-datario anche di Cle- 
mente VII. 

Gio, Matteo Giberti, già datario 
di Leone X, dal cugino di questo 
Pontefice, Clemente VII, fii richia- 
mato all'ufficio, ed allora fu fatto 
vescovo di Verona. Per la sua gran- 
de umiltà non volle* accettare il 
cardinalato, offertogli da diversi 
Pontefici, come riferìsce Gio. Batti- 
sta Biancolini nel lib. I, p. 219, 
delle notèàe storiche delie chiese di 
Verona, Carico di gloria e di lo- 
devoli geste, terminò di vivere ai 
27 dicembre i543, in gran con- 
cetto di santità. 

Gio, Battista Boncianni, fioren- 
tino, vescovo di Caserta, dataiùo 
di Clemente VII. 

Pietro Accolti di Arezzo, arci ve- 
scovo di Ravenna, e datario di 
Clemente VII, che lo fece Cardi- 
nale nel i5a7, colla prosecuzione 
della carica, e nell' assenza del Pa- 
pa da Roma, ne fece le veci. 

Tommaso Cortesi di Prato in 
Toscana, fu prima avvocato, ed 
ammogliato-, quindi referendario 
della segnatura, vescovo Vestano, e 
datario di Clemente VII. Morì e- 
serdtando quest'ultimo ufficio. 

Ascamo Parisani di Tolentino, 
scrittore de' brevi, vescovo di Ri- 
mini, da Qemente VII venne fetto 
datario, e poi maggiordomo, Ma 
qual carica disimpegnò sotto Pao- 
lo III che, avendolo promosso a 
tesoriere generale, nel i539, il 



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i34 DAT 

creò Giitlinale. Dopo il Jacovacci^ 
di cui parleremo, Paolo III lo fece 
prò- datario. 

Giovanni Jngen tVinkel fii da- 
tario di Clemente VII, e poscia di 
Paolo III. Morì aeir esercizio del- 
l' uffizio. 

Crìsiqfòro Jaeovacci, romano, ca« 
nonico di 5. Pietro, e uditore di 
rota, nominato datario da Paolo 
III, e nel i536 Cardinale. 

Bariolommeo Guidiccioniài Luc- 
ca, vicario generale del Cardinal 
Farnese, che divenuto Papa col 
nome dì Paolo III, lo fece vescoTo 
di Teramo, datario, e nel i539 
Cardinale, ritenendo la dataria. 

Nicola Ardin^lUy fiorentino, 
da segretario del nipote di Paolo 
III, lo divenne del Papa medesimo, 
che lo nominò nunzio in Francia, 
t datario, e nel 1 544 ^^ <^^*^ ^^ 
dinaie. 

Girolamo Capodiferro Recena- 
ti, romano, nunzio in Portogal- 
lo, e in Francia, quindi tesoriere. 
Paolo III prima lo nominò datario, 
e poi nel i544 Cardinale. 

Pietro Durante^ di Brescia, refe^ 
rendario di segnatura, vescovo Ter- 
mulano, e datano di Paolo 111, 
die nel i544 ^reò Cardinale Du- 
rante Duranti parente di luì. 

Vincenzo Durante^ per volere di 
Paolo III successe allo zio nel ve- 
scovato, e nell'officio di datario, 
ed intervenne al concilio di Trento. 

Nicola Venceyusy arcidiacono di 
Metz, e datario prima di Paolo III, 
poi di Giulio Ili col vescovato di 
Bagnorea. 
^ Sebastiano Pighini, della diocesi 
di Reggio di Modena, dopò varie 
cariche, e T uditorato di rota, da 
. Giulio III nel i552 ^ fatto Car- 
dinale, e pro-datario. 

Giiilio Cananij ferrcuxse, fu se^^ 



DAT 
gretario del Cardinal del Monte, 
che, divenuto Giulio III, sebbene 
giovane, lo fece segretario, con am- 
pia &coUà di sottoscrivere le sup- 
pliche pontificie, e lo fregiò della 
caiica di datario. Gregorio XIII, 
nel i583, lo creò Cardinale. Qui 
va notato, che nel breve pontifica- 
to di Marcello II, successore di 
Giulio III, non si rinviene dii ne 
fosse il datario. 

Gio, Battista Osio, antico fami- 
gliare di Paolo IV, fu i&tto da lui 
datario, quindi venne carcerato in 
Castel s. Angelo per quattro anni, 
ad onta degl' impegni di un prìn- 
cipe. Dopo la sua detenzione si e- 
numera tra i vescovi di Rieti, e 
mori nella città, ove celebra vasi il 
concilio di Trento, a cui era inter- 
venuto nel i563. 

Francesco Bacodio^y escovo Geh-' \ 
benense, da Paolo IV fu prima di- ! 
chiarato datario, poscia nunzio alla 
corte di Torino. j 

Ludosnco Sinumetta^ milanese, 
vescovo di Pesaro, datario di Pio 
IV suo concittadino, che nel i56i 
il creò Cardinale. 

Francesco Alciati, milanese, pa- 
rente di Pio IV, e da questo &ttQ 
datario ; indi per le istanze di s. 
Carlo Borromeo nipote del Papa, 
eh' era stato discepolo dell' Alciati, 
nel i565 venne creato Cardinale, 
e pro-datario. 

Galeotto Gegald, canonico di s. 
Pietro, e referendario di segnatura, 
fu da Pio IV fatto datario, e ve- 
scovo di Bagnorea, chiesa che ri- 
nunziò nel 1 563. . 

Antonio Marchesani^ di città di 
Castello, e datario di s. Pio V, pub- 
blicò la lega fatta dal Papa contilo 
i turchi, e fatto vescovo di sua 
patria, ivi morì nel i582, 

Marc* Antonio Maffeij romano, 



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DAT 

nunzio in Polonia, dataiio di s. 
Pio V, e da lui nel 157O9 fatto 
Cardinale, e pi'o-datarìo. 

Matteo ContareUiy francese, già 
famigliare del Cardinal Boncompa- 
giio, che divenuto nel iSys Papa 
col nome di Gr^orio XIII, subito 
io fece datario, perchè si crede, che 
precedentemente fosse impiegato in 
dataria in ofBzio superiore ; indi 
nel i583, lo ci*eò Cardinale pro- 
datario. 

Ippolito Aldùhrandini, jQorenti* 
no, uditola di rota, fu fatto da 
Sisto V nel i585 datario, e Car- 
dinale, indi pro-datario, e peniten- 
ziere maggiore, e nel iSgti divenne 
Papa Clemente Vili. 

Gìo. Bauista Palhtta di Mace- 
rata, già fiimigliai'e di Sisto Y, che 
lo fece suo favoritissimo datario, e 
nel 1587 Cardinale, e pro-datario* 
Imcìo SlassOf napoletano, reggen- 
te della penitenzieria, fu fatto nel 
iSgo datario da Urbano Yll, al- 
lorquando ordinò la forma della 
dataria. Gregorìo XIV lo confermò 
neir impiego, come fècero Innocen- 
zo IX, e Clemente Vili. Quest'ul- 
timo nel i5qZ creoUo Cardinale, 
e pro-datario, come firmavasi nel 
1594. Morì nel i6o4* 

Bernardino Paolina sotto-data- 
rio, snoces&e al Cardinal Sasso nel- 
r ofBzio di datario, e fu infaticabi- 
le al pari di lui. Si loda la sua 
afiàbilità con la curia, dappoiché 
appoggiato al muro, si prestava ad 
udire le istanze di qualunque per- 
sona. 

Ottavio Parravicini o Pallavici» 
niy romano, creato Cardinale da 
Gregorio XIV, per morte del pre- 
cedente I^olini, fu da Clemente 
Vili fatto pro'datario. 

Pompeo ArrìgorUf milanese, udi- 
tore di rota, e Cardinale di Cle- 



DAT i35 

mente Vili. Nell'aprUe dd i6o5, 
da Leone XI, appena eletto Papa, 
fu dichiarato pi*o-datario, confer- 
mandolo nel seguente maggio il 
nuovo Pontefice Paolo V , nel cui 
conclave poco mancò che non fosse 
innalzato al triregno. Ma, essendo 
decaduto dalla grazia di Paolo V, fu 
mandato ara vescovo a Benevento* 

Michelangelo Tonti di Rimini, 
fu Cardinale di Paolo V nel 1608, 
e datario per mi solo mese, perché 
avendogli V invidia fatto perdere il 
sommo favore, che godeva presso 
il Papa, si vide costretto a ritirar- 
si nel suo vescovato di Cesena. Sì 
crede, che il Tonti esercitasse la 
dataria, prìma del cardinalato, e 
quando era vescovo di Nazaret in 
Sicilia. Tuttavolta da una sottoscri- 
zione del maggio 1609 si rileva, 
che fosse poi pro-datario, ma che 
indi cadesse in disgrazia. 

Aurelio Maraldi di Cesena, pri- 
ma curiale di collegio^ poi avvoca* 
to, indi sotto-datario, finalmente 
fatto da Paolo V datario, e segre* 
tario de' brevi. 

Francesco Sacrati^ ferrarese, e pri- 
mo uditore di rota di tal città, 
fu fatto datario da Gregorio XV 
dodici giorni dopo la sua elezione, 
cioè a'^ì febbraio 1621, ed a' 19 
aprile del medesimo anno venne 
creato Cardinale, e pro-datario. Mo- 
rì in Roma nel 1623. 

Ulpiano Folpif vescovo di No- 
vara, da Gregorio XV venne fatto 
segretario de' brevi, e datario. Ma 
caduto in disgrazia, fu privato di 
ambedue le cariche, e rimandato 
alla sua chiesa. Nel punto che par* 
ti va da Roma a' 6 agosto 1623, 
successe Urbano Vili a Gregorio 
XV, che gli riconfermò i due of* 
fizi. 

demente UerUm di Forl>^ da 



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i36 



DAT 



Gregorio XV Tenne fatto datario 
in luogo del precedente. 

Giacomo Cavalieri^ ramano, era 
uditore di rota, e da Urbano Vili 
dopo la morte del Oirdinal Cava- 
lieri Tenne fatto datarb sl'S set- 
tembre 1623, cioè aS giorni dopa 
la sua esaltazione al pontificato. 
Cosi il Novaes. Nel 1626 Urbano 
Vili lo fece Cardinale, e pro^da- 
tario. Mori nel 1629, assai com- 
pianto dalla curia, di cui era il 
cuore, per la giustizia, e per la 
afly^ilità colla quale trattava tutti. 

Egidio Orsini de Fivarìis^ di Lo» 
di, da Urbano Vili dopo la morte 
del Cardinal CaTalieri venne fetto 
datario, ed ebbe da lui lo speciale 
indulto di delegare T uffizio di da- 
tare, a qualsivoglia ministro della 
datai'ia. 

Fabio di Lagonissa^ patriarca 
d' Antiochia in pardbus, fu datano 
di Urbano Vili, e poi nunzio nel 
Belgio. 

Domenico Cecchini^ romano, u- 
ditore di. rota, fu. fatto datario nel 
1644 da Innocenzo X appena e- 
letto, indi nel medesimo anno ven- 
ne a^eato Cardinale, e pubblicato 
nel seguente colla carica di pro- 
datario. Ad onta che godesse tutto 
il fisivore del Pontefice, ebbe a sof- 
frire amare vicende per cagione 
delle iniquità del fiaimoso falsario 
sotto - datario Mascabruni, giusta- 
mente decapitato. Il Cardinale, che 
si credette involto nelle fro4i del- 
l' infedele prelato, fu rimosso dalla 
dataria, cadde dalla grazia del Pa- 
pa, e morì nel i656. Siccome tan- 
to si è detto, e parlato del Ma- 
scabruni, favorito d'Innocenzo X^ 
e suo confidente, ' non riuscirà di- 
scara una verace narrazione del 
medesimo . 

FranóQESco Canonia» , uomo vi- 



DAT 
le nato in Apiix) terra. deUa Mar- 
ea, avendo servito in qoaUtà di 
domestico, e poi nello studio, a 
Giovanni Camillo Mascabruni, insi* 
gne avvocato concistoriale di Be- 
nevento, alla sua morte divenne 
erede della sua libreria, e del suo 
cognome. Il Canonici pei*tanto col 
nome di Mascabruni, nei primi 
giorni, del pontificato d'Innocenzo 
X, potè conseguire la prelatura col 
posto di sotto-data l'io, e presto ne 
guadagnò il favore, a segno che 
per certo sarebbe divenuto Cardi- 
nale di grande autorità presso di 
lui, se prima non l'avesse rovina* 
to la sua perfidia. Il sedicente Ma- 
scabruni, abusando della fiducia di 
Innocenzo X (dopo aver fatto cade- 
re in disgra;pia il nipote di lui 
Camillo Pamphily, già Cardinale, 
colla principessa di Rossano, la co- 
gnata d. Olimpia Maidalchini, il 
nuovo adottato nipote Cardinal A- 
stalli, il Calcinai segretario di sta- 
to Panciroli, ohe in avanti merita- 
inente godeva T affetto del Papa, e 
diversi primari della coite pontifi- ! 
da, ed altri ch'erano stati l'ori- 
gine dell'ascendente da lui preso 
sull'animo del Pontefice), giunse a 
dominarlo interamente, non rispaiv 
' miando inganni di veruna sorte. 

Nei prìmi giorni del pontificato, 
come si disse, da Innocenzo X fu 
affidata la direzione della dataria 
al Cecchini, allora prelato uditore 
di volai ma il Mascabruni presto 
divenne il vei*o datano, e. l' arbitro 
di questo tribunale, ch'ali intera- 
mente profanò colla vendita delle 
grazie pia disdicevoli, a segno, che 
in due anni di questo ministei-o 
in cui la sua carica non fi'uttava 
di provvista che da sei in. settecento 
scudi, egli si era fetto un capitale 
di oentottanta mila scudi, oltre alia 



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DAT 

i^ndita di altri ottomila annui in 
tanti benefizi semplici. Il maggior suo 
I)oltìno fu quando Innocenzo X, nei^ 
r autunno del j65i patì per molte 
settimane il male di podagra, nel 
qual tempo non si recava a visi tar- 
lò che monsignor Mascabruni. Que* 
sti Tolendo ottenere una grazia, 
che il Papa per V indiscretezza e 
per rinammissibilità della domanda 
aTrebbe negata, la stendeva in un 
foglio grande lasciando nel princi- 
pio un campo largo in bianco, in 
modo, che tra la scrittura della 
supplica, ed il sommario restasse 
carta bianca. Il Papa, che spesso 
leggeva il solo titolo, sottoscriveva 
la supplica colle suddesciìtte formole, 
e così sottosciitta ne venivano dipoi 
dal Mascabruni tagliati il titolo e 
sommario falsi, ponendovi quello 
proprio della supplica da lui volu- 
ta, la quale eosì segnata da Inno- 
cenzo X, passava senza impedimen- 
to alla spedizione per tutti gli uf- 
fìzi, e senza ingerire sospetto. Se 
poi qualche volta il Papa comincia- 
va a leggere per avventura il te- 
nore della supplica, egli francamen- 
te gliela levava dalle mani, dicen- 
do, essere occói*so uno sbaglio nel 
prender quella non ancora matura- 
ta. Di queste suppliche sottoscritte 
dal Papa gliene furono trovate più 
di settanta , perchè non le dava 
fuorì se' non cavava il denaro, cbe 
gli era stato promesso per ottener- 
le. Quella poi, che lo scuoprì, fu 
una bolla pei regno di Porto- 
gallo. 

Avevano i sommi Pontefici di- 
chiarato, che il peccato nefando 
Fosse in quel reame dalla sola in- 
quisizione processato. Una persona 
di alta portata n'era stata denun- 
ziata, onde il delinquente con una 
ragguardevole somma d' 01*0, cioè 



DAT 137 

dodid mila doppie, ricorse al Ma- 
scabruni per ottenergli la cognizio- 
ne del suo reato da un giudice 
laico. Il sotto datario l'ottenne coi 
frodolenti modi descintti, ma la 
bolla non partì da Eoma prima 
che il p. Brandano gesuita assisten- 
te di Portogallo, andasse dal Papa 
a reclamare contro questa grazia, 
di'egli credeva estorta con visita. 
Il Pontefice, che non esa difficile 
ad accordare le grazie, non vi pre- 
stò fede; ma monsignor Mendoza 
prelato portoghese, per le istanze 
fette ad Innocenzo X, determinò 
a commettere al, Girdinal Cecchi- 
ni dataiMO questa causa, la quale 
dopo molte diligenze si trovò, che 
era passata non per la dataria, ma 
per r uffizio delie oonti*addette in 
cancelleria, per mezzo di Giuseppe 
Brignardelli genovese, e Nicolò Go- 
uz, ministrì di tale uffizio. Essen- 
dosi scoperto die la bolla era in 
casa di d. Diego di Souza, canoni- 
co portoghese, il quale poi fu con- 
dannato per dieci anni alla galera, 
il Papa vi trovò, e riconobbe senza 
dubitare la sua soscrìzione, che il 
Mascabruni sosteneva ostinatamente 
falsificata, come pure la propria. 
Questi ebbe inoltre l'audacia di 
assumere le parti di fiscale per 
trovarne i rei. Fu prima carcerato 
suo nipote Guido Canonici, che 
poscia venne condannato alla gale- 
ra per cinque anni; indi suo fra- 
tdlo d. Ottavio, canonico di s. Eu- 
stachio, che non aveva talento da 
essere apprezzato dal furbo fratello, 
e dopo due giorni lo stesso Masca- 
bruni, il quale non aveva intesi 
i segni datigli da Innocenzo X, 
perchè se ne fuggisse. Il sotto datano 
fu quindi preso dal bargello nelle 
sue 'camere nel palazzo della data- 
ria» e quijadi tiasportato alle carceri 



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r38 DAT 

dì Tordinona. Convinto della sua 
iniquità, fu dopo tre mesi sentenzia- 
to alia forca. Innocenzo X gli oom- 
inutò tal sentenza col taglio della 
testa, locché venne eseguito ai 1 5 
aprile nel cortile di Tordinona. Il reo 
fu assistito dal p. Caravita gesuita, 
e la testa di lui si vide esposta nella 
piazza del vicino ponte s. Angelo. 
Il suo sostituto Giovanni Gouz preso 
a Milano, e il Brignardelli arrestato 
nel genovesato, furono impiccati sul* 
]a piazza di detto ponte s. Angelo, 
e poi abbruciati. 

Girolamo Bertucci^ da semplice 
curiale, fu da Innocenzo X fat- 
to sotto-datario, e poscia datario^ 
per cui TAmidenio grintitólò il suo 
trattato de datano, et de stylo data* 
riae, cbe por aveva dedicato al 
Pontefice, come si legge nelle let- 
tere dedicatorie poste in fronte a 
tal' opera, che pubblicò nel 1754, 
colle stampe del Turrini in Venezia, 
come si notò di Sopra. 

Giacomo Corradi, o Corrado, 
ferrarese, Cardinale d'Innocenzo X, 
nel i655, fu fatto prodatario dal 
successore Alessandro VII appena 
eletto, e mon nel 1666. 

Pietro Ottohoniy veneziano, udi- 
tore di i*ota, era Cardinale d'Inno- 
cenzo X. Quindi all'esaltazione di 
Clemente IX, nel 1667, fu creato 
])ro-datano. A cagione di sua età, 
il Papa gli diede in aiuto, o coadiu- 
tore. Armando Ricci, « funse que- 
sti l'uffizio dì sotto datario ne' pon- 
tificati di Alessandro VII e Cle- 
mente IX, cioè finche visse, Dipoi 
nel 1689, il Cardinal Ottoboni 
venne creato Papa col nome di A- 
lessandro VIII, sebbene avesse set- 
tantanove anni di età, e fu il ter? 
zo Papa, ch'era stato datario. 

Gaspare Carpegna, romano, già 
uditore di rota nel 1670, appena 



DAT 
eletto Clemente X suo paraste, 
venne da lui nominato datario, non 
confermando TOttoboni, che ama- 
va ritenere la carica. Indi, nel me- 
desimo anno, lo creò Cardinale, e 
pro-datario, divenendo anche vica- 
rio di Roma. Questo Cardinale di 
sommi meriti fu poco amato, per- 
chè a tutte le suppliche subito di- 
ceva non potetesi accordare la ri- 
chiesta grazia^ sebbene poi tutto 
concedesse. 

Stefano agostini, forlivese, già 
segretario de' memoriali prima di 
Clemente IX, e poi di Clemente 
X, dopo l'elezione d'Innocenzo XJ^ 
mentre era arcivescovo di Eraclea 
in partibun, a'^S settembre 1676 
fu fatto datario, e nel 1681 quel 
Pontefice lo esaltò alla poi^poi-a, 
dichiarandolo pro-datario : morì do- 
po diciotto mesi. 

Francesco Liberati di Ronciglio- 
ne, dopo la morte del precedente 
accaduta a'a i marzo 1 683, da In* 
nocenzo XI fu nominato datario, 
la qual carica esercitò sino alla 
morte del Papa. Era stato anche 
pro-datario. 

Bernardino Panciatici fiorentino 
di Pistoja dopo essere stato segre- 
tarìo de' vescovi, e regolari, da Ales- 
sandro Vili (eletto ai 6 ottobre 
dell'anno 1689) venne fiitto subito 
datario, e patriarca di Gerusalem* 
me in partibus. Indi, nel 1690, 
lo stesso Pontefice Io creò Cardi- 
nale, colla carica di pro-datario, 
nella quale nel 1691 Io confermò il 
nuovo Papa Innocenzo XII. Questi 
però siccome fiicile nell' assolvere, 
o diminuire le tasse per le bolle 
ed altre materie di dataria, noo 
era in accordo col Cai'dinale, che 
procurava sostenere lo stile io ^^' 
Tuttavolta nmase pro-datario ia 
tutto il pontificato di lui cou lode 



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DAT 
di sommo legale, generoso, ma in« 
flessibile ed austero. 

Giuseppe Sacripanti di Nami, fti 
sotto^datano d'Innocenzo XI, e di 
Alessandro YIII. Quindi da Innocenp 
zo XII -venne incarioato di riforma* 
re i tribunali delk curia romana, 
e fu fatto da lui segretario de'me* 
moriali, conservandogli il detto po- 
sto in dataria, e poscia nel 169$ 
il creò Caixiinale. Clemente XI, ai* 
la sua elezione, nel 1700, lo fece 
pro-datario, nel qual impiego si 
occupò per anni ventuno, cioè du- 
rante il i*egnò di quel Papa. Va 
qui rammentato , che Clemente 
XI, nel 1701, con editti del Car* 
dinal vicario, e dì questo Cardinal 
pro-datario, che riportansi nei BuU. 
Magli, t. Vili p. ^4) ^90» ^ 4^^» 
ordinò che tutti quelli, i quali go* 
de vano benefizi con residenza, dea* 
tit) di un mese vi ritornassero, qua* 
loia ne Ibssero assenti, sotto pena 
di perderli senz' altra sentenza. Per 
essere di ciò più sicuro. Clemente 
XI comandò, che fra- ottanta gior- 
ni, tutti i benefiziati di tal catego- 
ria riportassero alla datarìa un au* 
tentico attestato de' rispettivi ve- 
scovi. V, CoNGBSGAZlOErB I>ELI.À RB- 

siDEHzi, ea 

Pietro Marcellino Corradini di 
Sezze, oriundo di Cori, Cardinale 
di Clemente XI, e prefetto del con* 
cilio, airelezione d'Innocenzo XIII, 
nel 17 21, fu da lui fatto pro-da- 
tario. Nel conclave per reiezione 
di Benedetto XIII, ebbe gran nu- 
mero di voti pel pontificato, di cui 
era degno per la vasta sua dottri* 
na, per lo zelo, e pei costami. 
Laonde subito il nuovo Papa lo 
confermò nel prò» da tarlato, e nel- 
l'anno seguente 170^5 concesse a 
lui ed a' suoi successori la giuris- 
dizione mista sugli addetti alla da<< 



DAT i39 

tana apostolica, al modo che si 
disse di sopra. Nel conclave, per 
morte di Benedétto XIII, cioè nel 
1780, r esclusiva della Spagna im- 
pedì al Cardinale, che il sagro 
Collegio conchìudesse la sua esal- 
tazione alla cattedra apostolica, ciò 
che fece per Clemente XII, il qua-r 
le confermò il Cardinal Corradini 
in prò- datario, carica che poscia 
rinunziò essendo incompatibile coi 
molti e gravi a&rì, che gli veni* 
vano addossati. 

Francesco Piatenti di Trevi, udi- 
tore di rota, fu prescelto a datario 
dà Clemente XII. Questo pillato 
fu il primo, che dimise T udì torà* 
to rotale, esponendo al Papa, che 
non conveniva esentare a un tem« 
pò i' due impieghi, 

Saverio Gentili, romano , era 
oriundo camerinese, ove il suo ge- 
nitore era cameriere del vescovo, 
che divenuto Papa assunse il no* 
me dì Clemente X. Divenne arci- 
vescovo dì Petra in partibusy e se- 
gi*etario del condlio, e deNesoovi 
e regolari. Mentre esercitava que- 
ste due carìche. Clemente XII di* 
ohiarollo datario, lo che dimostra 
quanto la carica fosse cospicua. 
Oltre a ciò il Papa lo fece dopo 
quattro mesi Cardinale, e pro-data* 
rio, nella qual carica durò sino al 
1740, epoca della morte di Cle^ 
mente XII, 

Pompeo Aldoìfrandi, bolognese, 
era stato uditore di rota, e Cardina- 
le dr Clemente XII, al quale poco 
mancò che non succedesse, siccome 
costantemente voleva la maggior 
parte del sagro Collegio, per cui 
notabilmente si prolungò il concla- 
ve. Eletto invece nel 1740 il con- 
cittadino Benedetto XIV, compen- 
sò il Cardinale col pi*o*datarìato, 
offizÌQ che esercitò per tre anni. 



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i4o DAT 

essendo stato mandato legato a 

Ravenna. 

Giacomo Millo del Piemonte, era 
vicario genei*ale di Ancona, e poi di 
Bologna del vescovo Cardinal Lam- 
bertini, il quale divenuto Benedet- 
to XIV, lo chiamò in Roma, lo fece 
suo uditore, e nel 1743 datario, e 
suo gran favorito. Indi, nel lySS, 

10 creò Cardinale, pro datario, e 
prefetto del concilio. Morì nel 1757» 
poco compianto, perocché i ministri 
favoriti sono sempre bersaglio al- 
l' invidia. 

JVicola Riganti da Molfetta, pre- 
lato domestico, e sotto datario di 
Benedetto XIV. Questo Papa alla 
morte del Cardinal Millo, o, seoon* 
do altri, fino da quando lo dichia- 
rò legato di Romagna, concesse al 
Riganti le stesse facoltà solite ad 
accordarsi ai datari, come già si 
disse. Questo rìspettabile perso- 
naggio si crede autore dell'opera 
-sulla datarìa apostolica, già da noi 
encomiata. 

Alberto Guidobono CavalchirU 
del Piemonte, già canonista, e cor- 
rettore della penitenzierìa, fu fetto 
Cardinale da Benedetto XIV. Gli 
sarebbe succeduto nel soglio pon- 
tificio, se la Francia non avesse 
pronunziata la sua disappravacione 
colla così detta Esclusiva (Fedi). 
In premio della sua viituosa ras- 
segnazione. Clemente XIII, appena 
eletto in sua vece nel 1758, lo 
voile a suo datario per tutto il 
pontificato, ch'ebbe fine nel 1769. 

11 Cardinal morì d' anni novanta, 
decano del sagro Collegio, nel 1774» 
e fu pro-datario anche di Clemen- 
te XIV. 

Vincenzo Mahezzì^ bolognese. 
Cardinale di Benedetto XIV, ed ar- 
civescovo della comune patria Bo- 
logna, da dove Ckoiiente XiV, nel 



DAT 

1774, Io diiamò in Roma al pro- 
datariato, vacato per morte del 
Cardinal Cavald|ini. Ma essendo 
morto il Papa nel settembre di 
detto anno, poco esercitò tal ca- 
rica. 

Andrea Negroni, romano, oriun- 
do di Bergamo, fatto Cardinale da 
Clemente XIII. Nel conclave, in 
cui fu eletto Pio VI, la Spagna, 
e la Francia lo bramavano Papa. 
Laonde nel febbraio 177^^, il det- 
to Papa lo nominò pnvdatario. 
Morì nel 1789. 

Filippo Campanelli di Matelica, 
da avvocato della curia romana, 
fu fetto da Pio VI prima uditore, 
e fiivorito, Cardinale e prodatario 
nel 1789. Morì ai 18 febbraio 
1795, con minor fiducia nell ani- 
mo del Pontefice. 

Aurelio Roverella, ferrarese, raa 
nato in Cesena, venne fatto udito- 
re di rota da Pio VI, e nel 1 794 
Cardinale, e per morte del prece- 
dente pro-datario. Indi, allorché nel 
1798 dai francesi fu trasportato il 
Papa lungi da- Roma, conferì al 
Cardinale le facoltà, di cui si -fece 
già menzione. Anzi il Novaes, tom. 
XVII, p. 86, aggiunge, che nel 1797, 
non potendo Pio VI pe'suoi inco^ 
modi attendere talvolta agli afl&ci, 
diede le opportune fiicoltà al Car- 
dinal Braschi, Segretario de' brevi, 
e al Cardinal Roverella pro-data- 
rio, affinchè gli affari di loro per- 
tinenza non soffrissero ritardo.. Pio 
VII nel 1800 confermò a questo 
Cardinale il pro-datariato, che eser- 
citò sino alla deportazione del Pon- 
tefice da Roma nel luglio 1809, 
ed essendo stato ancora il Cardi- 
nale deportato, morì in Francia ai 
5 settembre 18 12. 

Alessandro Mattei, romano. Car- 
dinale di Pio VI, decano del sagro 



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DAT 
Coflegìo, fu fiitto prefetto dèlia ce- 
rimoDÌaie, e prodatarìo da Pio VII 
dopo che nel 1814 ritornò glorio- 
samente in Roma. Mori nell'anno 
i8ao. 

Giulio Gabrio, romano, Car- 
dinale di Pio VII 9 dal medesimo 
venne (atto pro-datario alla morte 
del precedente, che cessò di mere 
ai ao aprile i8ao. 

Antonio Gabrielli Severoli j di 
Faenza, Cardinale di Pio VII, cui 
forse sarebbe successo nel 1828, se 
non avesse avuto l'esclusiva ; il pei^- 
che a premio de'suoi meriti, eletto 
in vece, nel fine di settembre Leone 
XII nominollo pro-datario. Moiì 
agli 8 settembre 1834* 

Bartolommeo Pacca di Beneven- 
to, Cai*dinale di Pio VII, ed attual- 
mente decano del sagro Collegio, 
per la morte del Cardinal Sevei*oli, 
fu da Leone XII nel 1824 fetto 
pro-datario: canea che con singoiar 
esempio tuttora esercita, essendo 
slato in essa confermato pei noti 
suoi grandi meriti nel 1829 da Pio 
Vili, e nel i83i dal regnante Gre- 
gorio XVI. 

Del prelato sottO'datano, 

L' offizio del sotto- datario si fun- 
ge da un prelato domestico pala- 
tino, e consiste principalmente nel 
coadiuvare il Cardinal prò- datario, 
e supplire in sua vece anche alle 
udienze del Papa. Sottoscrive i bre- 
vi, e ti*asunti, e fk tuttociò, che 
dal Cardinale gli viene prescritto 
relativamente agrimpiegati della da- 
Uiria. Abita nel palazzo di questa; 
ha il primo posto dopo il Cardi- 
nale nella congregazione di data- 
ria ; ha voto consultivo in tutte le 
materie, che passano pel di hii of- 
ficio ; osserva le citazioni dei cu- 



DAT i4c 

riali; rimette alcune suppliche con 
la clausola ad on^naria, cioè che 
manda al concessimi^ come sareb- 
bero indulgenze, extra tempora ; ed 
alle suppliche benefiziali, che non 
pagano oomponende , pone la data 
gi*ande, secondo il luogo ove ri- 
siede il Papa, mentre nelle suppli- 
che delle coadiutorie, oltre la data, 
appone la clausola extendatur con- 
sensus. Inoltre le materie, le quali 
passano pel suo officio, sono quelle 
medesime, che si noteranno parlan- 
do del sostituto di lui. Del preiato 
sotto-datario, delle facoltà ricevute 
talvolta dai Pontefici, di molti che 
diventarono datari. Cardinali, e pro- 
datari, e di altre cose, che lo ri- 
guardano, si parlò di sopra in vari 
luoghi. 

Antichissimo è l'officio di sotto- 
datario, e r anonimo autore de Da- 
tariae ApostoUcae jure universo» ce 
ne dà l'elenco, incominciando da 
Paola IV, eletto nell'anno i555, 
sino a Clemente XIII del 17 58. 
Ordinariamente i monsignori sotto- 
datarì sono canonici di alcuna del- 
le basìliche patriarcali di Boma. 
Prima questo prelato era segreta- 
rio della congregazione cardinalizia 
d'Avignone, come si può vedere 
al voi. XVI, pag. 145 del Divio* 
nario; e tuttora lo è della congre- 
gazione cardinalizia Lauretana, co- 
me si dice al voi. citato, pag. 240, 
ritenendo presso di sé la custodia 
dell' archivio , non che quello del- 
l'antica congi*egazione d'Avignone. 
L'annuo onorario, che il sotto- da- 
tario ritrae dalla dataria, è di scu- 
di mille quatti*ocento quattro. 

DdV offizio del Per-Obitum. 

Nel secolo passato soleva esal- 
tarsi a questo officio un altro offi** 



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i4a DAT 

xiale della dataria, e talvolta il so- 
stituto di moosigoor sotto-datai*io , 
e r ultimo fu celio Isidoro Nuart, 
dopo il quale, e verso la metà di 
detto secolo, s'incominciò ad eleg- 
gere per per-Obituni uno de' piU 
abili curiali di collegio, osnano Pn>* 
curatori di Collegio {Fedi), che 
hanno luogo nella cappella ponti» 
ficia, e godono molti privilegi, e 
prerogative. 11 primo fu Innocenzo 
Meola, poi monsignor Meola vo- 
tante di segnatura. Il secondo fu 
Silvio de Cavalieri, commissario 
delia camera apostolica ; ed il ter- 
zo. Gaspare Turchi, uno de' primi 
cunali di collegio. Il per obitum è 
propriamente il legale del tiùbuna* 
le della dataria apostolica, ed al 
medesimo si commettono i voti neU 
le materie di questo tribunale, che 
richiedono un sentimento legale; 
Interviene a tutte le congregazioni 
della dataria, ove in tutte le ma- 
terie dà il suo voto consultivo. De- 
ve riferire in congregazione tutti i 
memoriali, che dagli spedizioneii 
apostolici si portano al suo officio 
per ottenere grazie di provviste, di 
benefici ecclesiastici, che abbisogna- 
no di deroghe, o dispense aposto- 
liche^ escluse le provviste, che sor- 
tono pei* lista. Deve mettere per 
extensum tutte le date nelle sup^ 
pliche delle dispense matrimoniali, 
meno che in quelle, le quali sono 
segnate dai pugno del Papa, manu 
SanctissimL Deve sottoscrivere tutti 
i sommari delle grazie, che passa- 
no pel suo officio, dopo che sieno 
stati osservati, e confrontati colla 
matrice delie grazie (che sono li- 
ste, o rescrilti ) dal sostituto del 
medesimo officio , il quale ricono- 
sce se sono in regola. In tutte le 
provviste de' canonicati, parrocchie, 
o benefizi ecclesiastici, comprese le 



DAT 
ooadiutorie, e rassegne de' medesi- 
mi, che sono soggetti alla riserva 
di una pensione palatina, deve co- 
noscere qual sia la somma di pen- 
sione, di CUI sono state solite gra- 
vaci, riferirle in congregazione, ed 
a seconda dei particolari casi rìoe* 
vere dal Cardinale pi*o-datario l'or- 
dine di qual pensione questi si deb- 
bano gravare, e quindi imporre in 
dette grazie, quella pensione, die 
sarà destinata. In caso di questio- 
ne sui frutti de' benefici eoclesiasti- 
d, se si debbano questi assoggetta- 
re al pagamento della mezza an* 
nata, o esimerneli, esaminati li do- 
cumenti, che gli si esibiscono, e co- 
nosciuti gli stati precedenti, dovrà 
fissarne il fruttato. 

Moltissime sono le suppUcfae, che 
passano pei* l'offizio del per^obitum. 
I titoli però delle materie piò. im- 
portanti, e più JQrequenti sono i 
seguenti : 

Adhuc per obitum. . 

Adhuc ut prius. 

Adhuc per resignationem*, 

A primaeva erectione. 

Cassatio pensionis. 

Certo modo. 

Commenda. 

Devolutum. 

Juxta constituiionem s, PU V, 

Juxta decretum. 

Mandatum, 

Monetatio ad pensionem. 

No\^a provisio» 

Per astequutionem. 

Per coniractum matrimonii. 

Perinde valere. 

Per obitum apud sedem. 

Per obitum extra curiam. 

Per obitum extra curiam prò pu-^ 

tato. 
Per obitum extra curiam prò pu* 

tato cum pensione* 



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DAT 

Per obititm extra curiam cum pen* 

siane, 
Reformatio. . 
Si Nattri. 
Si NuUi. 
Si AUeri* 
Subrogado. 

V^ rAmidenìo de styìo datarìae» 
Il per-obìtum gode T abitazione nel 
palazzo della dataria. Del suo of- 
fizìo si è trattato anche superior- 
mente, ed il suo titolo è quello di 
prefetto deW uffizio per-obitum * 
L'onorario annuo, die questo of- 
ziale ritrae dalla datarìa^ è di scu* 
di noTecentù trentadue. 

DtHt offmo del Concessum* 

L'origine del prefetto dell' of- 
fizio del Concessum si vuole che 
rimonti ad Alessandro VII , del 
1 655, che si dice istitutore del me- 
desimo. Anticamente i Pontefici se- 
gnavano tutte le dispense matri« 
monìali, e siccome il loro numero era 
divenuto assai rilevante, venne stabi- 
lito un officiale prefetto, il quale leg- 
geva al Papa le petizioni, e faceva 
il rescrìtto alla presenza di lui, nei 
seguenti termini: Concessum ut pe- 
titur in praesentia SS, D, N. PP. 
N, N. Poi in margine della petizio- 
ne si scriveva : Concessum^ e sotto 
la firma: N. N, In progresso di 
tempo non furono più riferite^ al 
Papa le suppliche, perchè venne 
stabilita una classificazione sui gra- 
di delle dispense matrìmoniali, e 
quelle sole, chiamate de minoribus, 
appartengono alla segnatura del 
prefetto del Concessum, Questo of- 
ficio, come si è detto di sopn^ fu 
esercitato per la sua importanza, 
dai Cardinali nipoti, con maggiori 
iaookà. Quindi si conferì ai cubi- 



DAT t43 

cukri, o intimi Simigliali del Pa- 
pa, sebbene alcune volte venisse 
dato a soggetti non addetti al ser« 
vigio del Pontefice. Il grado della 
canea in questo tribunale è dopo 
il sotto-datario, sebbene gli odierni 
Aknanacchi, o Nothie annuali di 
Roma, pongano prima il per-ob^- 
tum, come pui% abbiamo ^tto noi, 
perchè seguiamo l'ordine di tali 
Notizie, siccome approvate dal su- 
periore governo, e dai rispettivi 
dicasteri. Se, si consultino le ante- 
riori Notizie annuali di Roma, si 
troverà confermata la nostra asser- 
zione. 

Gli emolumenti destinati a que* 
sto ofHcio del concessum erano pri- 
ma generosi. Dal palazzo apostoli- 
co aveva la zuppa, ossia la parte 
o distribuzione di pane e vino, ed 
un onorario dalla datarìa. Per le 
note ultime vicende delle straniere 
invasioni, cessò la parte di palaz- 
zo, ed in vece gli furono assegna- 
ti dal palazzo scudi quattoixiici meu'* 
sili, e dieci dalla datarìa. Meno 
questo ministro, e i tre preceden- 
ti, non riporteremo gli onorai*! de- 
gli altri offìzi di dataria. Il mag* 
giore di questi secondi è T ammi- 
nistratore generale delle componen- 
de, il quale riceve dalla medesima 
annui scudi ottocento settantotto. 
JNoi~ riportei*emo solo il novero dei 
ministi'i della dataria, che dal pa- 
lazzo apostolico ricevono mensil- 
mente un particolare assegno, ben- 
ché è da avvertirsi, che alcuni sono 
offici vacabili. Ricevono pertanto as- 
segno dal palazzo apostolico il prefet- 
to del concessum j Tarn ministra tore 
generale delle componende; il pre- 
sidente del piombo; il custode del- 
Tofficio de missis j il prefetto delle 
date; i mazzieri di guardia; i cu- 
stodi di prima e seconda catena; 



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i44 DAT 

il custode della porta feri*ea, ì cur« 
sori di guardia, i maestri uscierì 
virga rubea. I nominati sono regi- 
strati ne'raoli del palazzo aposto* 
lioOy nella categoria di officiali di 
dataria. Di alcuni di essi si parla 
in appresso. Del custode del con- 
cistoro, ossia extra omnes^ si trat- 
ta nel voi. XV, pag. 237, del Di" 
zionariOy nel quale hanno articoli 
i Mazzieri, i Gubsobi, e i Maestbi 
osTiARi virga rubea ec. Gli ultimi 
prefetti del concessum palatini, so- 
no monsignor Raffaeli di Cingoli, 
monsignor Nicola Bonomi coadiu- 
tore del precedente, e poi effetti- 
▼o, cappellano s^*eto, e caudata- 
rio di Pio VII> e l'attuale mon- 
signor Giuseppe Arpi, cappellano 
segreto, e caudatario del Papa che 
regna. 

Delf qfficio deW amministratore 
generale delle Componende, 

Questo officio si crede istituito 
da Alessandro VI del 149^9 quin- 
di da s. Pio V, del i566, fu eret- 
to in officio vacabile; ma da In- 
nocenzo X del 1644» venne sop- 
presso, e conferito ad un ministro 
amovibile. L'amministratore delie 
componende ha l'incumbenza di so* 
praintendere alla vendita degli offizi 
vacabili, e ciò non solo quando que- 
sta vendita si fa dalla dataria, ma 
anche quando si & da altri fuori 
della medesima. Appartiene a que- 
sto offiziale ricevere tutte le tasse 
di componenda, che si pagano non 
solo per le dispense matrimoniali, 
ma anche per altre materie. Nelle 
congregazioni della dataria fa sot- 
toscrivei*e al Cardinal pro-datario 
alcuni libri risguardanti diversi pa- 
gamenti. Ogni mese deve deposita- 
re quello, che ha incassato, con 



DAT 

questa distinzione, che quanto La 
incassato di tasse di componenda 
risguardante dispense matrimonia U, 
si deposita al Monie di pietà (Fc- 
^/), e quello che ha incassato ris- 
guardante materie beneficiarie, o 
altre grazie, si deposita nella depo- 
siteria della camera apostolica. Fi- 
nalmente ogni mese deve render 
conto della sua amministi*azione al- 
la congregazione della dataria. £ 
necessarìo però, che questo officia- 
le sia perito in tutte le noaterìe 4i 
dataria, e sappia su quali cose può 
cadere il pagamento della tassa del- 
la componenda, e quali cose ne va- 
dano esenti; di piti essendo neces- 
sario, che conosca tutte le divei-se 
tasse, rìchiedesi moltissima pratica, 
ed analoghe cognizioni. Inoltre Del- 
l' ioffizio delle componende ci sono 
due altri oifiziali di dataria, cioè 
il sostituto dell'amministratore ge- 
nerale, ed il cassiere delle mede- 
sime componende. Di questo si par- 
lerà dopo il computista. 

Dell' f^io del prefetto delle Dole. 

Sono diverse le incumbenze, che 
ha il pi*efetto delle date: la prin- 
cipale però è di mettere la Data 
(Fedi) piccola, parva data^ a di- 
verse suppliche, cioè a tutte le be- 
neficiali, e a quelle suppliche ma- 
trimoniali, che sono segnate dal- 
l'officiale chiamato del concesswn. 
Queste suppliche, rivedute che sie- 
no dagli offiziali che ne hanno la 
incumbenza, devono essera datate 
colla data piccola dall' offiziale del- 
le date. Alle suppliche delle com- 
missioni si pone la data del giorno 
nel quale sono giunte all' officio 
delie date. Le suppliche matrimo- 
niali non si datano di quel giorno, 
che arrivano all' offizio, ma con 



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DAT 

questa fi>t*niola a tenore deile pras- 
si : kakmUs, nonis, idihus ec. Le 
suppliche benefidali» eccettuate quel- 
le che devono avere la data, o 
della presentazione, o del pagamen- 
to della componenda, o del giorno 
ili cui si presta il consenso, si da- 
tano sotto quel giorno, nel quale 
arrivano ali'offizio delle date. Per* 
tanto deve il prefetto investigare 
secondo le prassi quale data com- 
peta alle diverse suppliche, ch'egli 
deve datare, e nei casi dubbi deve 
interpellare il Cardinal pro-datario 
per rìportarne le opportune facol- 
tà. Deve anche portare in congre* 
gazione quelle suppliche, da essere 
segnate dipoi colla data grande dal 
Cardinal pro-datario. Oltre V in- 
cumbenza, che ha l' officio del pre- 
fetto delle date^ di mettere la data 
alle suppliche accennate^ pone la 
forma graziosa a tutte le suppliche 
per le quali viene presentata la 
testimoniale deirOi-dinario, ovvero 
la mette senza la detta attestazio- 
ne, come sarebbe in una supplica 
di un beneficio semplice, a favore 
di un sacerdote, o di un dottore, 
e in altri casi, in cui richiedesi la 
delta forma graziosa, riportandone 
la facoltà dal Cardinal pro-datano* 
Commette inoltre la professione di 
fede nelle suppliche delle prime di- 
gnità delle cattedrali, non che delle 
dignità principali di collegiate, di 
nionisterì, e d'altre simili materie. 
£ quando i provvisti di questi sìe* 
no presenti, e debbano &i*e la det- 
ta : professione in mano del Cardi- 
nal pro-datano, esso deve assister* 
vi, ed incaricarsi delle necessarie 
sottoscrizioni, rilasciandone le op- 
portune fedi, quando vengano ri- 
cercate. Ideile suppliche delle prov- 
viste delle pannocchie, che si con- 
feriscono in foi-za deU'cfiibita deU 
VOL. iix. 



DAT 145 

l'attestato rilasciato dal viescovo, 
senza &re rapporto al Papa, egli 
viene ad esaminare l'attestato, e 
trovatolo regolare, pone a pie di 
detta supplica, da segnarsi, la clau- 
sola: Fidem dedii^ in forza della 
quale il sostituto del per-ohifum 
mette la detta supplica in corso 
fra le altre, che debbono segnarsi 
dal Papa. Destina anche nelle sup* 
pliche, ove richiedesi, il soggetto al 
quale debba essere diretta la com- 
missione delle rispettive bolle,e,quan- 
do questa non possa essere secondo 
le solite forme e regole^ deve ri- 
portarne dal Cardinal pro-datario 
le opportune fiiooltà. Entra ogni 
mattina in congregazione, quando 
ve n'abbia il bisogno, o per far 
mettere la data grande in quelle 
suppliche ove richieggasi quella del 
Cardinal pro*datario, ovvero per 
riportare le facoltà sopra le forme 
graziose, e le commissioni, che me- 
ritano una grazia particolare, come 
si è detto di sopra* 

DeW officio dd revisore delle 
dispense matrimomali. 

Il citato Amidenio, nel cap. V 
de datariae ministrìs, et datarìae 
officialibus al n.^ io, pone per ot* 
tavo officiale del tribunale, il re- 
visore delle dispense matrimoniali, 
soggiungendo : res est non parvi ;te- 
gqtii. Le incumbenze di questo of- 
ficiale sono: i.*" di rivedere le sup- 
pliche delle dispense oi*dinarie, le 
quali non esigono né un partico- 
lare rescrìtto, né la preventiva re^ 
bzìone al Papa, e di fiirle segnare 
dall'officiale dd concessum j a.*" di 
esaminare le istanze per le altre 
dispense ne' gradi maggiori, cioè di 
secondo, primo e secondo, e primo 
gi*adO| noa che di cognazione spi- 

IO 



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i46 DAT 

rituale irUer levaniem, et kvaliuu. 
Per le prime, vale a dire per quel* 
le di secondò grado, deve esami- 
nare i documenti^ steDderne i re- 
scritti, riprendere dagli spedizione- 
ri le suppliche in forma signandì, 
rivederle, sommariarle, e passarle 
quindi al sostituto di monsignor 
sotto-datario, cui si appartiene far- 
ne il ristretto, perchè vengano se- 
gnate dal Pontefice. Riguardo alle 
matrimoniali in primo grado, spet- 
ta air officiale medesimo il forma- 
re le minute delle suppliche, a nor- 
ma degli analoghi rescritti, dicen- 
dole anche stendere in officio. Di 
queste però, come anche di quelle 
in primo, e secondo grado di con- 
sanguinità, o affinità, e di cogna- 
2(ìone spirituale, ricevutene dagli 
spediaùoneri le istanze munite dei 
documenti, deve esaminarle, forma- 
re di ciascuna il ristretto, e passar- 
le nelle mani del Cardinal pro-da- 
tario perchè ne fàccia la relazione al 
Papa; e quindi riceverae dogli 
spedizioneri le suppliche, rivederle 
e sominariarle prima che vengano 
segnate manu Sancdssinù; e que- 
ste segnate, deve apporvi il conU*as- 
segno di lui, e la piccola data, co- 
me pure a quelle di secondo gra« 
do. Prima delle note vicende, che 
resero infelice il termine del secolo 
decorso, e il principio del corren- 
te, spettava all'ufficiale delle ma- 
trimoniali il riferire al Caixiioale 
pro-datario le istanze per la ridu- 
zione di tasse sulle dispense matri- 
moniali ne' gl'adi maggiori, ed an- 
che minori, dappoiché si riduceva- 
no a piccolo numero. Aumentatosi 
poi in progresso di tempo a dismi*» 
sm'a il numero di queste, rimase 
air officiale delle matrimoniali il so- 
lo carico di apporre sulle dette i- 
slauze le tasse, e V ammioisti'atoi'e 



DAT 

delle oompouende assunse l'altro di 
riferire, e conaetare coi Cardinal 
pro-datario le minorazioni da ac- 
cordarsi, e quindi stenderne i re- 
sci*itti, i quali firmati dal Cardinal 
ptx)-datario , tornano poscia nelle 
mani dello stesso officiale per ap- 
porre sulle suppUche le tasse, a 
norma del rescritto di riduzione. 
Spetta finalmente a questo officia- 
le il conservai'e gelosamente nel 
suo officio, tutti i i*esci*itti tanto 
relativi alle grazie per dispense nei 
gradi maggiori, quanto gli altri ris- 
guardanli le riduzioni di tasse, ed 
altresì i memoriali di quelle di- 
spense, che al Papa non piaccia di 
concedere. F. Matrimovio, e Di- 
spense. 

Dell officio del secondo revisore 
delle SuppUche. 

Sebbene questo officiale abbia il 
nome di. secondo, pure 'è più degno 
del seguentCì che chiamasi primo. 
Le incumbenze del secondo revisoi-e 
sono di rivedere le schedole, o sup- 
pliche di nomine a pensioni, che 
provengono dagli offici di monsi- 
gnor sotto-datario, e del per^bkum 
dopo che le ha segnate il Papa^ ed 
inoltre di rivedere tutte le altre 
schedole, o suppliche già rivedu- 
te dal primo revisore , potendo 
riformare, cassare, ed aggiungere j 
quanto ha segnato il primo revi- | 
sore, non che correggere di pix>prio ' 
carattere, e dopo corretto, porvi 
il segno dell' eseguita revisione, che 
è la prima lettera del propino no*- 
me, col segno ancora della compo- 
neoda, cioè colla iniziale lettera 
C; se sia materia soggetta alla me- 
desima. Prima però di rilasciare j 
dette suppliche, le deve &r notare 
dal proprio giovane^ iu uu libru. 



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DAT 
che sì tiene visibile nell' officio dei 
rcvisoii, e spedii^e le suppliche stes- 
se al sostituto di monùgnor sotto- 
dalario. 

DdV officio del primo revison deUe 
Suppliche, 

Olti'e il descritto officio del se- 
condo revisore, avvi in dataria que* 
sto del piioio revisore, così detto, 
perché rivede pel primo le suppli- 
che beneficiali, dopo segnate dal 
Papa, ed occoiYendo può correg- 
gere le suppliche beneficiali di pro- 
prio carattere, ed aggiungere, o to- 
gliere qudlo che giudica convenire, 
o disconvenire sia nella petizione, 
sia nella dai^ola, o deci^ti da ap- 
porvi, secondo la qualità delle gra- 
zie. Mette inoltre per segno della 
revisione la prima lettei'a iniziale 
C a quelle materie^ che debbono 
pagare la componenda, e vi appo* 
ne la lettera iniziale del suo nome, 
come &L il secondo, col segno della 
seguita revisione, in quelle conces- 
sioni die vanno soggette a tal tas> 
sa. Ha un altro libro per la nota 
delle dette suppliche ; quindi man« 
da il mazzo delle suppliche, che 
ha reviBtej al sostituto del sotto* 
dataria 



Deir officio deW officiale de Missis. 

U offidale de Missis é così chia- 
mato dalla parola niiuendo^ perché 
la sua prindpale incumbenza é di 
mandare le suppliche al registro 
ec.; ed il libro ove si registrano é 
pure chiamato col vocabolo Missis, 
L'offiziale de Missis deve nelle di- 
spense matrimoniali separare le sup> 
pliche, che vanno al pubblico re- 
^iatro. E quuulo alle prime, le pas- 



DAT i47 

sa senza alcuna operazione al cas- 
siere del registro, il quale va ad esi- 
gere dai rispettivi spedizioneri il do- 
vuto pagamento. Riguardo alle se-* 
oonde, se sono forma pauperum^ ne 
registra in rubricella i nomi, grado, 
diocesi, olti*e alla competente tassa, 
passandole quindi nelle mani del detH 
to cassiere. Se poi sono ex hone*- 
sdsy appone in ciascuna supplica la 
tassa appartenente alla cassa del 
registra, e presenta T emolumento 
ddl'eserdzio, che spetta al i*egi- 
stratoi-e, notando nella stetea ni-* 
bricella quanto sopra, ed aggiun- 
gendovi io spedizionere, da cui é 
attergata. In questa rubiicella ha 
pur luogo r annotazione di tutte le 
dispense, che si spediscono a gratis 
de ordine, ovvero ex officio. Ndlo 
provviste de' benefizi, rassegne, eoa- 
diutorìe, pensioni, permde valere^ 
per indulto, dispense d' irregolari- 
tà, assoluzioni, ed altra grazie, sot- 
to qualunque titolo, appartiene al- 
l' officiale di distinguere quelle, die 
si debbono li'ascrivere nd registro 
pubblico, sulle quali dopo di aver* 
ne fatta nota in rubrioella, non ha 
altra ingei*enza,che respingerle al cas- 
siere dd regbtro, a cui resta di esi- 
gere la tassa. Nelle altre materie 
poi, che di loro natuiti richieggo- 
uo il registro segreto, l' offidale 
deve esaminare attentamente il som- 
mai*io delle supplidie per conosce- 
re se vi abbia alcuna dispensa, o 
alti*a condizione importante, che ri* 
chiegga l'aumento delia tassa del 
registro, e così determinare il pa- 
gamento, da farsi nella cassa del 
suddetto registi-o, aecennandolo nella 
conti-apposta parte della supplica, 
e pi'efiggendone altresì con pari an<* 
notazione a prudente arbitiio Te-» 
uìolumento appartenente all' eserci- 
zio. Deve iuoltre far noto nella 



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i48 DAT 

mbrìcella Faffiuv, di coi si trat- 
ta, in tutto ocMne sopra. 

Circa poi la sopraddetta tassa del 
registro sulle benefiziali, giunta che 
sìa ai tre ducati, dcTC questa re» 
golarsi a norma delle ottenute ridu- 
zioni delie spese riducibili, mediana 
te i COSI detti mandati, die si esi- 
gono in ciascuna supplica, benefi- 
ciale (purché la spesa non abbia 
luogo per intero), e di questi man- 
dati, compresi pur anco quelli di 
riduzione nei ^esooTati, viene qui 
registrato il contenuto unitamen- 
te al registro in separato cartello. 
La distribuzione de'quioterni oTe 
sogliono registrarsi le suppliche tut- 
te, allorché giungono al registro, 
incombe egualmente a questo offi- 
cio, che ne consona all'opportuni- 
tà i quinterni, notando in cima 
di essi il nome del rispettivo regi- 
stratore a cui viene rimesso, ed il 
numero progressivo della pagina. 
Riportar ne dee in vacchetta il ri- 
cordo per quindi cancellarlo quando 
dal medesimo registratore si renda 
come sia compito, ed in tal guisa 
si pratica tanto riguardo alle sup- 
pliche del registro pubblico, quan- 
to del segreto. Gli accennati quin- 
terni poi si conservano in archivio 
dell'officio. Le suppliche delle no» 
mine alle pensioni riservate moto- 
proprio^ ed altre sopra monisteri, 
abbazie, canonicati ec., si registrano 
separatamente in questo oflkio. Fi- 
nahnoite in un altro Tolume ven- 
gono re(^strati gli editti, chirografi, 
decreti, rescrìtti, ed altre cose no- 
tabili, che hanno rapporto al tri- 
bunale della dataria, ed agi' indi- 
^ tiduì, che la compongono, il qua- 
le volume suole ritenersi presso l'of- 
ficiale pnhtemporc de mùsis» 



DAT 

Deff affido dei sottùuta dì monsi* 
gnor wtUhdaiario. 

Essendo la congregazione della 
dataria composta dal Cardinal pro- 
datario, da monsignor sotto-data- 
rio, e dal prefetto delle racance, doé 
perHfbùumy come si disse di sopra, 
le materie che passano per l'officio 
di monsignor sotto- datario vengono 
riferite in congregazione dal di lui 
sostituto, il quale vi é chiaunato, 
dopo che r amministratore delle 
componende ha fiitto la sua relazio- 
ne. L'incumbeuza del sostituto si é di 
ricevere dagli spedizioneri li memo- 
riali delle infrasaitte materie, di esa- 
minarli, e vedere se vi sia qualdie 
avvertenza al contrario, o qualche 
nikil traaseat nei due libri, die a 
questo oggetto si ritengono in offido, 
e trovatili in regola, £aime quindi 
una concisa, ma esatta relazione io 
congregazione ; ove, inteso il parere 
di monsignor sotto-datario, e del* 
Toffidale per ohituniy il Cardinale 
pro-datario, o vi (k il rescritto, lat- 
tandosi di materie ordinarie, o ne 
ritiene presso di sé il ristretto per 
fiime relazione al Papa , quando 
sieno mateiie di qualche cons^uen- 
za. In seguito di ciò si estendono 
le suppliche dagli spedizioneri per 
fiu*le segnare dal Papa, e il sostitu- 
to ne'gionii destinati ne 6 un fo- 
glio di ristretto, al quale unisce an- 
che le suppliche per le dispense 
matrimoniali che riceve da queliW- 
fiziale , e, fattone un pi^o , lo 
manda al Cardinal pro - datario, 
perchè o Io porti, o lo mandi al 
Papa per mezzo di chi crede, per 
la segnatura.. Quello destinato dal 
Cardinale a fiir giungere al Pon- 
tefice tali suppliche, sigillate le spe- 
disce al cameriere segreto pai^ted- 



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DAT 
pante segretario d' ambasciata, ot- 
Tero al primo aiutante di camera 
dello stesso Papa, secondo il bene- 
placito suo. 

È da aTTertirsi, che il detto 
foglio di ristretto, ha T intesta- 
zione a seconda delle suppliche, co- 
me Beneficiales^ Matrtmonmles ec. 
quindi viene notato quali segnatu- 
re debba farvi il Papa, Fiat ut 
petitur N. Fiat JV. o Fìat Mota 
proprio N, ovvero Placet N, se- 
condo le materie. Poscia con nume- 
ro d'ordine seguono i ristretti. 
Quelli 'delle beneficiali consìstono 
nel nome latino ed italiano delle 
diocesi, cui appartiene il beneficia- 
to, segue il suo nome, cognome, 
qualità del beneficio, o pensione, 
ovvero dell'offizio se di tale fosse la 
supplica, ed a piedi d' ogni ristret- 
to il nome dello spedizionere apo- 
stolico. Alcuni di questi risti^etti 
sono intitolati : provisio ex rescri- 
pto^ ex listaj ex epistoUo ec. ec. In 
oltre vi sono le clausole a seconda 
delle circostanze, se ottenuto il be- 
neficio per concorso, se approvato 
il provvisto con esame an<^e pri- 
vato, e perciò si usano le parole: 
examine approbato, ab episcopo et 
ordinario commendato j cum dùpen» 
satione a concursus cum derogatione 
Constit. ec. Così viene indicato se 
presbytero in theologia magistro, a 
patronis praesentato ec I ristretti 
poi delle matrimoniali consistono, 
che nel foglio, oltre il numero di 
ordine, col nome latino ed italiano 
della diocesi, alla quale appartiene 
l'implorata dispensa, evvi la qua- 
lità del grado d'impedimento, e 
il titolo di esso, come ex honc' 
stis; ac cognatio specialis ex ìuh 
nestis; ab aetaleni prò pauperibus 
ec; il nome e cognome dell' uomo, 
il nome della donna, e da un lato 



DAT i49 

fl cognome dello spedizionere apo- 
stohco che le spedisce. 

Tornate le suppliche segnate dal 
Pontefice, per meaco di uno dei 
due nominati, all'officiale che gliele 
aveva spedite, questi le ritoma al 
sostituto, il quale vi & chiudere il 
sommario dal prelato sotto-datario, 
oppure le rimette secondo l'oppor- 
tunità all'officiale ispettore delle 
mezze annate, per verificame il 
fruttato, e quindi le manda al pri- 
mo revisore per essere disbrigate. 
È anche incumbenza del sostituto 
di far poiTe la così detta data 
grande da monsignor sotto-datario 
alle suppliche che hanno la data 
piccola posta anteriormente dall'of- 
ficiale delle date, dopo di che le 
manda all'officio de missis, affinchè 
abbiano il loro corso. Fa anche 
rimettei*e ad esso sotto-datario, ad 
ordihariam, le suppliche dell'in- 
dulgenze, ed extra tempora, per- 
chè dall'officiale delle matrimonia- 
li sieno mandate a segnarsi dallof- 
ficiale del concessum. Deve il sosti- 
tuto in casa, in officio, ed ovun- 
que porre la data con la clausola 
praesentata, del giorno in cui gli 
fu esibita la procura, pei* le ras- 
segne, coadiutorie, permute, ed al- 
tre materie di consenso, per tras- 
portarle poi nelle suppliche segna- 
te. Deve finalmente il sostituto del 
sotto-datario invigilare che le sup- 
pliche allorché vengono nelle di lui 
mani, abbiano fòtto il corso rego- 
lare, e sieno passate per tutti gli 
offizi che debbono. 

Nota delle materie che passano 
per l'officio di monsignor sotto- 
datario. 



Affectio. 

Ampliatio 

AppUcatio, 



\oms. 



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i5Ò DAT 

Ahsoìudo, 

Coadjutoria^ 

Commutalo voti, 

Confirmatio cpncordiae. 

Confirmatìo statuiorum. 

Creado in canonicum, 

Dispensatio, 

Dismembratio. 

Erectio. 

Extra tempora, 

Facultas, 

' Jndulgentia* 

InduUum, 

Licentia si in evidentem. 

Mandatum, 

Mutatio Judicis, 

Nominatio ad pensionem super 
mensa, 

Pensio. 

Perinde valere, 

Permutatio, 

Prorogatio, 

Restitutio, 

Beprixtinatio, 
Retrocessio. 

Reformatio, 

Resignatio simplex, 

Resignatio cum pensione, 
Resignatio cum praestatione ali» 

mentorum, 
Suppressio. 

Unio, ed altre materie, che non 
provengono da Tacansa, tanto 
perpetue, che temporanee, f^, 
i'Amidenio De Styìo Datariae, 

DeW officio del sostituto 
del per'Obitum. 

Questo sostituto deve ricevere 
tutti i memoriaH, che nell'officio del 
per-obitum si esibiscono dagli spedi* 
zionerì per ottenere grazie, meno 
quelle che sogliono sortire per 
lista: deve esaminarli, e, non tro* 
▼andoTi difficoltà, passarli al per* 
obitum, affinché sieno dal medesimo 



DAT 
riferiti in congi^egazione. Deve ri- 
cevere tutte le suppliche, che al me- 
desimo officio si portano per esse- 
re segnate dal Papa; esaminare i 
sommarli, se sono analoghi alla ma- 
trice delle grazie, che sono i rescrit- 
ti o liste; far riscontrare i fruttati 
dei benefizi, canonicati, o paiToc- 
chie, che in esse si richiedono, dal- 
l' ispettore delle mezze annate, e 
trovati in regola porli nei ft^li di 
s^;natura, che dovrà far avei-e o al 
Cardinal pro-datario, o a monsignor 
sotto*datario , per presentarsi al 
Papa. Tornati simili fogli in da- 
tarìa, dopo averli segnati il Ponte- 
fice, deve farli registrare dal suo 
giovane nei libri a questo oggetto 
destinati, fame sottoscrivere i som- 
marìi dal per' obitum, riscontrare 
se vi sieno nihil transeai, e quindi 
rilasciare tali suppliche per passarle 
al primo revisore. 11 sostituto deve 
tenere un libro, ove sieno registra- 
ti i nihil transeatj ed Advertatur, 
che dovrà con ogni diligenza os- 
servare prima di rilasciare le sup- 
pliche segnate manu Sanctissimi. 
Deve stendere grazie di alternativa, 
allorché dai vescovi, o arcivescovi 
si richiedono, non che fare fèdi 
autentiche di ciò che esiste in det- 
to officio, previo però il permesso 
del Cai*dinal pro-datario. Deve re- 
gistrare in altro libro a questo ef- 
fetto destinato tutte le grazie di 
alternative, che ai vescovi, ed arci- 
vescovi si concedono. Se in qualun- 
que provvista di benefizi, canoni- 
cati, parrocchie ec. si sìa imposta 
dal Cardinal pro-datario una qual- 
che pensione palatina, dovrà que- 
sta registrarsi in altro libro a que- 
sto effetto de8tinslto.>Deve invigilare 
con esattezza affinchè sieno registrate 
tutte le dispense matrimoniali, che 
da altro giovane del medesimo of- 



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DAT 
ficio si registrano in altro libro, 
le quali dispense tutte devoAo passare 
per questo officio. Deve conservare 
con esattezza, ed ordine l'archivio 
ili tutti li rescritti appartenenti al 
detto officio, non che i fogli di* se- 
gnatura, e le liste di collazioni de'be- 
nefìzi ecclesiastici, ed altre carte 
appaitenenti a detto officio. 

DeW officio dtW officiale de brevi, 

Qu^to offiziale^in virtili dì sup- 
pliche rivedute dai rispettivi reviso- 
ri, sieno matrimoniali, sieno bene- 
ficiali (segnate manu Sanctissimi) , 
forma le corrispondenti minute dei 
brevi, che vengono ritirate dagli 
spedizioneri, ai quali appartengono, 
e passate a quello degli scrittori ap- 
provati, che più piace per la esten- 
sione de' brevi in pergamena, si ri- 
mettono all'officio ne' due giorni 
della settimana, cioè nel lunedì, e 
nei giovedì. L'officiale li sottoscri- 
ve, e nelle gioraate di martedì, e 
venerdì, entro una cassetta chiusa 
con le rispettive minute ed un fo- 
glietto filmato dal medesimo, dal 
quale nsulta il numero dei brevi 
l'acchiusi, l'indicazione degli spedizio- 
neri , a' quali spettano , la diocesi, 
ed il nome de' postulanti di ciascun 
breve, li spinge in dataria per la 
sottoscrìzione al Cardinal pro-data- 
rio, ed al prelato sotto- datario, i 
quali devono ritenere un'egual chia- 
ve per aprire e richiudere la detta 
cassetta» dopo avervi apposta la lo- 
1*0 firma, quindi l'officiale manda 
a ritirare la cassetta. Nei giorni poi 
destinati, gli spedizioneri si recano, o 
mandano in offido con le accennate 
suppliche segnate manu Sanctbsimi^ 
ed ultimate ne' diversi uffizi della 
dataria, a prendere i brevi segnati, i 



DAT i5;t 

quali dall'officiale si collazionano, e 
si datano in correspettiva delle det- 
te suppliche, e ne ri lira il corri- 
spondente denara, o di tassa intie- 
ra, o minorata, secondo il ristretto 
che presentano firmato dal Cardi- 
nal pro-datario, e consegnato cia- 
scun breve, resta nell'officio in po« 
sizione la minuta sottoscritta dal 
pro-datario con entro la supplica 
e rescritto di minorazione, donde 
apparisce il pagamento ricevuto. 
Alla fine d'ogni mese l'officiale de- 
ve formare una lista di tutti i bre- 
vi segnati corrispondenti ai foglietti 
suddetti rimessi nella menzionata 
cassetta in ciascun giorno di se- 
gnatura, che ogni volta viene ri- 
tenuto dall' amministratore delle 
componende, e ne deve portare in 
colonna le rispettive tasse ritirate, 
e formai*e la somma totale incassa- 
ta. Unita a questa lista deve fW- 
re altro foglio separato dimostrante 
l'introito, e l'esito, cioè l'ammon- 
tare della somma delle scritture, 
che sopra ciascun breve di tassa 
si percepisce dagli scrittori, del con- 
to dell' importo delle pergamene, 
che si passano ai suddetti, come il 
tutto apparisce dal foglio medesimo, 
ed il ristretto della somma netta 
che ne risulta. Tanto la lista che 
il foglio, quanto le fedi dei depo- 
siti eseguiti, dall'officiale si devono 
passare all'amministratore delle coni^ 
ponende, il quale, dopo di avere tutto 
esaminato, le passa al computista della 
dataria apostolica perchè ne prenda 
l'appunto, e ne conservi i docu- 
menti, e l'officiale ne ritira fca cor- 
rispondente ricevuta. In fine l'of- 
ficiale de' brevi tiene un registro 
delle sopraddette liste, il quale vie- 
ne di tempo in tempo firmato dai 
Cardinal pro-datai-io. 



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i5a DAT 

DtWc^B^nSb dèi revisore de^cond 
ddk spedizioni, 

he attribunonì, che nella datarìa 
ha l'officiale reTÌsore de'oontìy con- 
sistoDO nel formare le rispettive 
tasse spettanti ai diversi collegi 
vacabilisti, sopra qualunque mate- 
ria beneficiale , nell' approvare i 
conti delle ultimate spedizioni, tan* 
to per le tasse summentovate, quan- 
to per le tasse così chiamate di 
esercìzi, che si esibiscono dagli spe- 
dizioneri per rimetterli autentici 
alle parti nel compilare i conti 
delle chiese vescovili, le quali si 
propongpno in concistoro, e nel 
fare in seguito la riduzione di 
questi a seconda del i*escritto, che 
dagli spedtzioneri si ritira nella 
segretaria della congregazione con- 
cistoriale, e si passa allo stesso re- 
visore, il quale deve conservare nel 
suo archivio i duplicati di tutti i 
suddetti conti* 

DelT officio delt officiale scrittore 
delle bolle in via segreta. 

Fra gli scrittori apostolici ne vie- 
ne uno prescelto per istendere tut- 
te le bolle, che vanno per via se* 
greta^ o per via di curia. Simile scrit- 
tore viene anche annoverato tra gli 
oftìcìali di dataria, ed è sempre 
persona distinta per la integrità 
e probità, dappoiché deve esso 
conservare il segreto ove la mate- 
ria Io esiga, fino a che la bolla 
non viene pubblicata. All' artico- 
lo Cancelibbia apostolica si tratta 
delle spedizioni delle bolle per 
via della curia y e per via se- 
greta. 

Oltre quanto si è detto al vo- 
lume V, pag. 182, e ì83, non che 



DAT 

al volume VII, pag. 277, e 1280 
del Dizionario sugli scrittori delle 
bolle, e sulla materia, ove furono 
scritte, come dei diversi caratteri 
per esse usati, coll'autorìtà del dot- 
to trattato Diplomatica Pontificia 
stdle bolle de' Papiy del eh. mon- 
signor Marino Marini, prefetto de- 
gli archivi vaticani, a*ediamo op- 
portuno aggiungere le seguenti in- 
teressanti nozioni. 

Le antiche bolle erano in papi- 
ro, e cosi scritte se ne trovano an- 
che nell'undedmo secolo, come pu- 
re si dice all'articolo Diplomi pon^ 
tìjicii (Fedi). Pei'ò dal secolo deci- 
mo in poi sono quasi tutte in per- 
gamena: così fu de' registri, i quali 
prima si scrissero in papiro, poi in 
membrana, in -carta bombacina e 
lintea. Ne' primi secoli, ed anche nel 
nono, e decimo scrivevansi le bol- 
le col carattere corsivo romano, la 
quale scrittura difficilmente si leg- 
geva ne' secoli seguenti, come si 
espresse Papa Onorio III eletto nel 
12 16, neirepist. 33o, scritta nel- 
l'anno nono del suo pontificato, 
parlando di un privilegio di Ales- 
sandro II concesso al cenobio di 
s. Pietro Malliacense: non facile le- 
gi potestf utpote figuris antiquiori- 
bus scriptum. Quindi si fecero con 
iscrittura minuscola quadrata; e 
così fiirono scritte le bolle di Gio- 
vanni V, e di s. Sergio I nel de- 
clinare del settimo secolo, come si 
legge nella diplomatica di Mabil* 
lon. Poscia sì usò la così detta scrit- 
tura gotica; e nel pontificato di 
Adriano VI, eletto nel 1 522, sene 
introdusse nella dataria apostolica 
una assai più deforme della gotica, 
e dovettero le bolle questo loro de- 
turpamento a Utrecht patria del 
Papa, siccome da gente di colà 
v^auta sQL'ivevawsij e tale SQrìttui'a 



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DAT 

fu appellatfi bollal^ica, liegese^ e let- 
tera di 8. Pietro. 

Questi diversi caratteri, se pure 
diversi, e non piuttosto modificati 
possano dirsi, non che tutte ie eu- 
ropee scritture, le quali tutte dei'i- 
vano dal romano carattere, che che 
ne abbia altrimenti opinato Mabil- 
lon, il di cui sistema fu vittoriosa- 
mente impugnato da Scipione Maf- 
fei, hanno tali calligrafe note così 
proprie, che danno idea del capric- 
cio del secolo, dell'epoca del loro 
nascere, del loro decadimento; co- 
sicché mentre le divei^se nazioni più 
o meno incivilite, diversi cangia- 
menti an*ecavano alla scrittura ro- 
mana alterando le forme; i nuovi 
caratteri, che ne emergevano, com- 
parvero più o meno eleganti, e 
tratti più o meno manierati furono 
pi*oprìi de' loro ai&beticì elementi, 
per cui ili volgare credenza confer- 
mata dal Mabillon, e da Papebro- 
cfaio, che cinque generi di antichi 
caratteri esistessero, cioè: romano, 
gotico, longobardo, sassonico, e fran- 
cogallico. Ma il citato Maffei scrive: 
9» So non conformarmi a tale dot- 
»% trina, mentre sono per dimostra- 
M re nel proseguimento, come non 
M ci fu carattere gotico, non lon- 
M gobardo, non sassonico, non fran- 
M cogallico, e son per dimostrai*^ 
«9 lo sì chiaramente, che ì princi- 
9* pii geometrici non saran più evi- 
M denti «. Laonde, conchiude il lo- 
dato Marini, impropriamente furo- 
no detti cai*atteri di quelle nazioni, 
che tali non erano, ma li fecero 
credere le diverse modificazioni, cui 
ciascuna di quelle nazioni ad essi 
arrecò. 

DeWofficio deir officiale giudice 
criminale. 

In . seguito di quanto abbiamo 



DAT i53 

detto, sul mero e misto impero ac- 
cordato ai Cardinali pro*datari prò» 
tempore^ per punire le mancanze 
de'suoi dipendenti ha esso un giu- 
dice criminale che istituisce i pro- 
cessi, e ne fa rapporto al Girdìnal 
pro-datario, dando nel medesimo 
tempo il suo Toto consultivo. 

Ddt officio deirqffieiale custode 
delle suppliche. 

Il sommo Pontefice Alessandro 
VII ordinò, che uno de'più probi 
spedizioneri apostolici fosse deputa- 
to alla custodia delle suppliche che 
si registrano in dataria, il quale 
inolti^ confrontasse in cancelleria 
se la sostanza della grazia espressa 
e contenuta nella bolla sia confor- 
me alla supplica, e che quindi le 
conservasse in apposito archivio. Di 
più aggiunge il Lunadoro, eh' eranvì 
pure altri venti vacabili, uffizi occupa- 
ti dai registratori delle suppliche, ai 
quali incumbeva di registrare, e de- 
scrivere dette suppliche sottoscritte 
dal Pontefice, ed a tal effetto ogni 
mese venivano estratti a sorte due di 
essi , perchè riportassero nel più 
segreto registro le determinate ma- 
terie. Sopraintendevano poi alla 
revisione de' registri quattro mae- 
stri, i quali riscontravano, e con- 
frontavano accuratamente le sup- 
pliche coi registri; indi vi segna- 
vano a tergo R, cioè a dire Regi- 
stratOy e solevano aggiungervi pa- 
rimenti il proprio nome. 

Dtlt officio ddt officiale custode del 
registro deUe bolle. 

Il custode deve conservare un ai^ 
ohivio di registri di tutte le materie 
beneficiali, e matrimoniali, che ven- 
gono spedite per cancelieria^ a for- 



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ij4 DAT 

mare i quali rostri vi é un numero 
d' impiegati chiamati registratori , 
il cui officio proveniva da quelli 
vacabili; essi sono destinati alla 
registrazione di ciascuna bolla in 
appositi quinterni, che vengono lo- 
ro al bisogno dal custode distri- 
buiti. Da tali registri quando sono 
compiti, deve il custode formare u- 
na rubrìcelia, indicando in questa 
la qualità della provvista beneficia- 
le, la diocesi ov'è eretto il benefi- 
cio, ed il soggetto che ne fii rive- 
stito, e così deve potersi prestare 
più fìicilmente alle ricerche, che gli 
venisseix) fittte. È inoltre ispezione 
del custode del registro di iar ap- 
porre il corrige ai quinterni, che 
per qualche equivoco occorso nel- 
la bolla fosse d'uopo corr^gere, 
e questa correzione deve farsi dal 
Cardinal prò -datario. li medesi- 
mo custode ha il diritto di ri- 
lasciare il sunto autentico di cia- 
scuna beneficiale e matrimoniale, 
che gli venisse richiesta, esistendo 
nei detti i^egìstri, il qual sunto firma- 
to da lui, e dal decano dei mae- 
stri del registro, e appostovi il suo 
sigillo d'ufficio, tiene luogo di ori- 
ginale documento. ^ 

Per le perquisizioni poi , ed i 
sunti , il custode percepisce un 
emolumento proporzionato alla ma- 
teria , e stabilito con norma tan- 
to a proprio vantaggio, quanto 
ad utile del decano de' maestrì 
del registro; come pure esìge una 
tassa a prò della dataria, della quale 
deve render conto mensilmente, e de- 
positarne il prodotto presso il cassie- 
1^. La spedizione dei sunti è rara, 
mentre mancando l'archivio, per le 
invasioni straniei*e di Roma, della 
magjgior parte de'protocolli, le per- 
quisizioni rimangono senza effetto, 
e le parti non possono ottenere il 



DAT 
documento che desiderano. Prima 
eravi l'officiale prefetto dell'archivio 
segreto della dataria apostolica. Il 
Lunadoro, Bclaz. della corte di 
Roma, nel dare la notizia degli uf- 
fizialt, e ministri di dataria, dice 
che prìma eranvi dodid chierici del 
registro, posti vacabili, e che faceva- 
no la distribuzione delle suppliche 
da r^trì. 

Dell* officio dell'officiale per la col- 
lazione de trasund delle bolle, 
e d£ brevi. 

L'officio de' trasunti è destina- 
to per la revisione dei medesimi, 
affine di collazionarli con le rispetti- 
ve bolle, e lM*evi, e vedere se perfet- 
tamente corrispondano. Questo of- 
ficio SI tiene per solito due volte 
la settimana, cioè ne' due giorni 
susseguenti a quelli in cui vi è stata 
la cancellerìa, dove viene ultimata 
la spedizione delle bolle. Per la re- 
visione di questi trasunti vi sono 
due commessi, uno sostituto, ed uno 
officiale, il quale in fine di ogni 
trasunto riveduto pone il concor- 
dai y con la sua firma. Vi è an- 
che nel detto officio un notaro a- 
postolico, che dopo la firma del- 
l'officiale, e del Cardinal pro-da- 
tario, vi pone la sua mano con il 
sigillo notarile, legalizzando così le 
firme suddette. Il prodotto di que- 
sti trasunti -si ritira dall'officiale, 
il quale ogni mese, detratta prìma 
la porzione che spetta ai Cardina- 
le, versa il rimanente della somma 
nella cassa di dataria. 

Del notaro de processi de* promo* 
vendi alle chiese cattedrali. 

fT. il volume XV del Diziona- 
rio, pag. i33 e seg. Del notaro 
del concistoro y e de* processi. 



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DAT 

Del computista della dataria 

apostolica, 

DeTe il computista tenere conto 
di tutti gì' introiti ordinari e straor- 
dinari, che pervengono al trìbutiar 
le per qualunque titolo. Deve ton- 
nare conto di tutte le spese sì ordi- 
narie, che straordinarie» le quali si 
fanno dal tribunale, e trarre gli 
ordini di pagamento. Inolti*e incom- 
be al computista di tenere conto 
e scrittura a parte di tutte le ren- 
dite, e fruttati, che si rìferìscono 
al conto dei capitali del compenso, 
di cui si parlò più sopra. Deve an- 
che invigilare perché ogni officiale 
faccia ì suoi regolari depositi. 

DeìT officio del cassiere. 

Il cassiere della datarìa aposto- 
lica riceve giornalmente per la 
componenda, tutti i pagamenti del- 
le tasse tanto intere che ridotte, a 
norma delle grazie di riduzione de- 
gli affiiri, che si spediscono, tanto 
mati*imonialì, che benefìciali. Il cas- 
siere eseguisce ogni mese tutti i 
pagamenti tanto dei ruoli mensili, 
che straordinari, e delle gratifìca- 
7Ìoni, ed elemosine, che si fanno da 
detta cassa. Fatti debitamente i 
conti, la i depositi al banco del 
monte di pietà, a nome dell' am- 
ministratcHre generale delle compo- 
nende. 

Inoltre la dataria apostolica ha 
il Notaro cancelliere della reveren- 
da camera apostolica^ il succollet- 
tore generale delle annate, e quin- 
denni, ufficio della cancelleria apo- 
stolica, di cui si parlerà, e diversi 
impiegati di secondo ordine. Ad 
essa sono addetti ti*e teologi esa- 
minatori de' concorsi alle parroc- 
chie di Roma, a' quali talvolta si 



DAT i5J 

aggiungono de' soprannumeri. Avvi 
puro un dicastero a parte per le 
spedizioni dette per via di curia, 
il quale dicastero è composto ,dei 
Cardinal pro-datario, del prelato 
Ahhresdatore di Curia (Fedi)^ che 
ha un sostituto (questo secondo of- 
ficio era prima inerente al sostituto 
della segretaria della concistoriale): 
ed avvi pure uno scrittore di cjuesti. 
Il Vettori, nel Fiorino d'oro Ulti" 
strato^ dice, che, fra gli uffiziali del 
palazzo apostolico, vi sono gli ab» 
breviatorì detti de Parco ma/ori, 
ed altri de Parco minori. De' pri- 
mi ha scritto una dissertazione sto- 
rica monsignor Giovanni Ciampini, 
aggiuntavi una notizia cronologica 
di quei prelati, che sono stati ascrit- 
ti in quel collegio, con varie sue 
illustrazioni. Dagli Ahbreviatori di 
Parco maggiore (Fedi) solevano i 
sommi Pontefici sceglierne uno, e 
questo si diceva Abbreviaiore de 
Curiay ed anche de Palath: oggi 
però nel conferire questo officio i 
Papi si valgono della loro autorità, 
e lo dispensano a loro beneplacito, 
benché il soggetto che lo riceve 
non sia di quel collegio. Egli ha 
la cura di minutare, e di stendere 
le bolle, che si spediscono dalla s. 
Sede, fuori di quelle che riguarda- 
no la provvista de' benefizi , e le 
dispense matrimoniali, cioè le ma- 
terie della dataria. L' abbrevia tore 
di curia suol mettere tanto nella 
minuta delle bolle, quanto nella 
pergamena, il suo nome a pie' del- 
le bolle, indicandolo solamente col- 
la prima lettera di esso, cui aggiun- 
ge il cognome, con questa formola: 
f^isa A, Barbolani Breviator Cu* 
rìae (che è il presente abbrevia- 
tore di curia per nome Alberto); e 
scrive cosi acciò sia noto, ch'essa è 
scritta secondo lo stile della corte 



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i56 



DAT 



ponlifida, e non tì é cosa oontra* 
ria al medesimo. Dell'abbreviatola 
di curia ha scritto il lodato Ciam- 
pini una Compendiaria nodtìa^ stam- 
pata in Roma nel 1696, e dedi- 
cata ad Innocenzo XII, il quale nel- 
r anno precedente a' 24 dicembre 
gli aTea conferito questo posto ono- 
revole. Il Ciampini incomincia il 
catalogo degli abbrevìatori dì ca- 
ria dal i382, dal pontificato di 
Urbano VI. Oltre l'articolo Abbre- 
viATOBE DI Curia, abbiamo parla- 
to di questo officio nel Dizionario 
ai seguenti volumi. Nel volume 
Vili, pag. 202, si dice della lettura 
che fa della bolla per la prima 
promulgazione dell'anno santo, spet- 
tando la seconda lettura agli udi- 
tori di rota. Al voi. VII, pag. 819 
si dice della spedizione che fa delle 
bolle di canonizzazione; ed al voi. 
V, pag. 280, delle bolle per via di 
curiaj che sì spediscono da questo 
abbreviatoi^e. 

Di sopra parlammo delle anna- 
te, e dei quindenni. Ci sia permesso 
qui una breve notizia sulle attri- 
buzioni del succollettore generale 
delle une, e degli altri, della can- 
celleria apostolica. Le attribuzioni 
di questo ministro consistono nel- 
l'esigere le tasse chiamate di mezza 
annata, le quali si pagano nella 
cancelleria apostolica, nelle spedi- 
zioni di bolle di que' benefizi, par- 
rocchie, e pensioni eccedenti l'an- 
nua rendita di ducati ventiquattro 
d'oro di camera. Di simili tasse, 
le quali pel passato si pagavano 
interamente, dal Papa venne po- 
scia accordata la minorazione per 
organo del Cardinal pro-datario co- 
me superiore di tutti i collegi va- 
cabili, ed è perciò che questo Car- 
dinale accorda, e fissa con analo- 
ghi resmtti la somma da pagarsi, 



DAT 
ed il succollettore deve ritirare tali 
rescritti, ed apporre la firma sulle 
bolle medesime in seguito del pa- 
gamento già fiitto, e Tersalo nella 
cassa del depositario; cioè i.* nel 
ripartire V introito di queste tas- 
se ai diversi partecipanti annatisti: | 
i cappellani segretari de' mede»mi 
00' loro particolari registri confron- 
tano prima col succollettore , e I 
quindi col depositario l'atnmon- 
tare dell'introito medesimo; 2."* nel 1 
raccogliere alle scadenze i paga- 
menti dei quindenni^ che dai cor- 
pi morali si fanno per essere sta- 
te a loro vantaggio applicate ren- 
dite di benefizi ecclesiastici sop- 
pressi con apostolica autorità. Que- 
sta esigenza ancora, come tutte le 
akre, si versa nella cassa del de- 
positario facendosene il medesimo 
riparto dal succollettore, come delie 
mezze annate. Degli introiti, e dei 
riparti di queste due esigenze deb- 
bono dal succollettore fiairsene ogni 
anno due copie, l'una delle quali 
deve esibirsi alla computisterìa del- 
la datarìa, e l'altra alla deposita- 
ria. Nelle spedizioni finalmente tan- 
to delle materie concistoriali, per 
le quali è solito concedersi dal Pa- 
pa per mezzo di monsignor segre- 
tario della concistoriale, e del sa- 
gro Collegio, la minorazione delle 
spese, con una determinata somma, 
quanto per le altre non concisto- 
riali , ma di qualche entità, sulle 
quali il Cardinal pro-datario fissa 
la somma da distribuirsi fra tutti 
e sìngoli i partecipanti della data- 
ria e cancelleria apostolica, al suc- 
collettore spetta eseguìine la divi- 
sione, la quale poi approva e sot- 
toscrive il detto Cardinale. Ad A- 
lessandro VII ricorse il sagro Col- 
legio circa i monisteri, che si spe- 
discono per supplica dalla dataria, 



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DAT 
e i cpiìndennì per le unioni ec. Il 
Papa rescrisse alla supplica: Al 
Cardinal pro-datario che ne parli, 
ed il Cardinale fece il seguente de- 
dito. M Sanctìssimus Dominus No- 
»» ster nullas in posterum supplica- 
>> tiones super monasterìis consi- 
»» storialibus in libris camerae a> 
» postolicae taxatis, Tel aliis gra* 
«» tiis coDcernentibus interesse sacri 
»9 Ck>llegii praesentari Sanctitati suae 
»» signanda, nisi exhibitis prìus in 
M dataria attestationibus authenti- 
M cìs offidaiium èjusdem sacii Col- 
M legii^ seu oedulis satisfactionis ". 
Inoltre è addetto alla dataria^ e 
dipendente dal Cardinal pro-data- 
rio, il Depositario generale de'Va- 
cabiUy sebbene, sia un officiale del- 
la cancelleria^ e perciò figuri fra 
quelli di questo primario tiibuna- 
le, anche nelle Notizie annuaU di 
Roma. Anticamente V eleggevano, o 
proponevano gli stessi collegi vaca- 
bìUsti; ma essendo fallito nel 1790 
Francesco Antonio Tartaglia, depo- 
sitario della maggior parte del col- 
legio de' vacabilisti, per ovviare al 
disordine accaduto in altre simili 
antecedenti occasioni, nelle quali 
per fallimento dei rispettivi depo- 
sitari era rimasto alcuni mesi so- 
speso il pagamento de' vacabili, 
l'amministratore delle componende 
si diede il pensiei*o di mettere su- 
bito le cose in r^ola, e di conti- 
nuare a pagare senza veruna in- 
terruzione le mensili rendite a 
tutti i vacabilistì. L'amministrato- 
re delle componende era allora lo 
abbate Tommaso Ghignardi, che a- 
vendo tutto posto in corrente, ed 
in piena regola^ invitò il Cardinal 
pro>datario Campanelli a £irne re- 
lazione al Pontefice Pio VI, po- 
tendosi quindi notificare ai collegi 
de' vacabilisti, che iutimasseix) le 



DAT i57 

loro generali congregazioni, per 
pl^Nsedere ciascuno alla nuova ele- 
zione del rispettivo depositario. A 
tal relazione Pio VI, che ben cono* 
sceva la storia dei precedenti de- 
positari de' vacabilisti quasi tutti 
falliti, commise a d^tto Cardinale 
d'incaricare il nominato ammini- 
stratore delle componende, di con- 
tinuare a ritenere la qualifica di 
depositario, siccome uomo di cre^ 
dito, di timorata cosdenza, dotato 
delle necessarie cognizioni, ed atto 
ad essere responsabile di tutto il 
denaro, che. si esigeva pei vacabili- 
sti, e che quindi si pagava, dovendo 
però antistare del proprio a qualun- 
que mancanza, in tal guisa Pio 
VI istituì neir amministratore delle 
componende l'uffizio di Depositario 
generale di tutti i vacabilistij ì 
quali se ne mostrarono ben conten- 
ti, vedendo posti in sicuro i loro 
interessi. Nel medesimo . pontificato 
di Pio VI, per morte dell' abbate 
Ghignardi, il suo coadiutore abbat- 
te Domenico Sala non solo gli suc- 
cesse nella prefettura delle compo- 
nende^ ma vinche neli'offizio di de- 
positario de' vacabili, cui poi sì ag- 
giunsero a lui le cariche di succoì- 
lettore generale delle annate, e dei 
quindennii, non che di sostituto del- 
l' abbreviatore delle spedizioni per 
via di cuiìa. Questo rispettabile 
personaggio, per lunga serie di an- 
ni, e sotto cinque pontificati, fu l'a- 
nima della dataria apostolica per 
le sue estese cognizioni, somma o- 
nestà, attività, e diligenza, con cui 
disimpegnò sino alla morte, acpa- 
duta in gennaio i83a, i quattro 
rilevanti officii, ed ebbe a degno 
fratello l'amplissimo Cardinale Giu- 
seppe Antonio Sala, ora defonto, 
chiamato pe'suoi vasti lumi l'ar- 
chivio ambulante della santa Sede. 



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i58 DAT 

Dopo la morte del benemeiito ab* 
bate Sala, piacque al regnante 
Papa Gregorio XVI di Dominare 
UDO speciale depositario generale dei 
vacabili, staccando ¥ officio dall'am- 
mÌDÌstratoi'e delle oompouende, al 
quale nominò Y integerrimo ed one- 
stissimo abbate Odoardo Landuzzì, 
e volendo affidarne il geloso offi- 
zio a persona intelligente^ e di spe- 
rimentata probità, colle necessarie 
cauzioni, per mezzo del Cardinal 
Pacca pro-datario, vi nominò il 
cav. Agostino Rempicci. Qui note- 
remo, cbe tutti i ministri ed offi- 
ciali di dataria vengono nominati 
dal Papa per biglietto del Cardi- 
nal pro-datario, che poi munisce 
tutti di sua patente. Però il pre- 
lato sotto- datario è dal Papa nomi- 
nato per mezzo di biglietto del 
Cardinal segretario per gli affari 
di stato interni, cui segue la spe- 
dizione del pontificio breve. 

Finalmente &i*emo menzione 
degli Spediùonerì ÀpostoUd (Fé* 
di) della dataria,* e cancelleria a- 
postolica, cbe altra volta in Fran- 
cia erano chiamati Banchieri spc" 
dizionari (Fedi), Oltre le provvi- 
denze su di essi emanate da di- 
vem datari, e Cardinali pro-da- 
tari, sulla loro ammissione, eserci- 
zio ec., abbiamo l'editto del data- 
rio monsignor Millo, poi Caixlinale 
pro-datario, pubblicato a' 25 gen- 
naio 174S, da] quale rilevasi, che 
gli spedizioneri della dataria, e 
cancelleria apostolica erano cento; 
come ancora T editto dell' attuale 
Cardinal prò- datario Bartolommeo 
Pacca, pubblicato, previo l'oracolo 
del Papa, a* 3 settembre i833; 
col quale in dieci paragrafì, emanò 
saggi provvedimenti sui medesimi, 
e sui giovani dei loi*o studi, i qua- 
li non potranno essere ammessi 



DAT 
nell'elenco degli spedizioneri^ che 
dopo un lodevole esercizio in tali 
studi di dieci anni, dovendo esibi- 
re i relativi documenti all'offizia- 
le per^óbitum. Quindi lo stesso 
Cardinale, nel i835, pubblicò Te- 
lenoo dei signori spedizioneri ap- 
provati dalla dataria apostolica, se- 
condo l'ordine alfiibetioo del loro 
cognome, in numero di quaranta- 
quattro. Non è poi permesso a chi 
non é spedizionere apostolico, né 
direttamente, né per intei'posta per- 
sona esei'citarne l'offizio, come ri- 
levasi dal citato editto di monsi- 
gnor Millo. In quanto agli spedi- 
zioneri apostoliet, che fenno parte 
della Curia Romana (Fedi), devo- 
no eseguire strettamente le prescri- 
zioni ed istruzioni, (kn^ sono loro 
comunicate dagli agenti, e commit- 
tenti ; possedere una cognizione suf- 
ficiente della pratica del loro eser- 
cìzio; incorrottamente eseixùtare il 
loro offizio, ed aver ragione alla 
occorrenza di tutte le cause, e re- 
lative formole, che sogliono appor- 
si nelle suppliche ; usar la massima 
fedeltà ed esattezza in quei ti*a- 
sunti di bolle, die sogliono fare, 
ed ai quali resta annessa la fede 
pubblica. Egli é perciò necessario, 
che lo spedizionere apostolico abbia 
peixoi^so una carriera pratica, per 
ben conoscere in ispecie la sostan- 
za ed il valore delle r^ole di can- 
celleria, et ad cognoscendas notas, 
vale a dire, breviandis Jbmudìs, 
che diede l'etimologia agli antichi 
notari, e che può darla anche agli 
spedizioneri, come notari apostoli- 
ci, dappoiché rabtH*eviazione delle 
formole si richiede per lo disbrigo 
dell' immenso numero delle suppli- 
che, die si (anno alla santa Sede. 
Sulle pene delle supposte largizioni 
agli spedizioneri, abbiamo la co- 



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DAT 
stituzione di Gregorio XIII de da- 
tis et pronUssis prò justitia et grò- 
tia oblinendis. Gli spedìùoneri ape» 
stolicì sono persone che uniscono 
alla cogniaùone degli affiiri, la dìli* 
genza, e la probità, per ciù il loro 
ordine nella romana curia è oospi-* 
cuo e distinto. 

DATARIO. (Datarius). Così 
chiamasi il primo ministi'o della 
jyataria ApostoUca {Vedi)^ se è 
prelato, mentre se è Cardinale di- 
cesi pro-datario. Dicesi datario dal* 
r olÉciOy e dal luogo oire lo eserci- 
ta, e perchè smve la data del 
giorno, in cui il Papa comparte 
i benefizi, le * dispense e le altre 
grazie proprie della dataria apo* 
stolica, poiché il datare era anti* 
camente il suo principale ofìScio; 
ofQcìo che poi si fece eseguire dal- 
l' offìziale di dataiia, chiamato il 
prefetto delle date, cioè dal Cardi- 
nal Arrigoni prò- datario di Paolo 
V in poi, come si legge nella 
Relaz. della corte di Roma del 
Lunadoro a pag. 82, dell' edizione 
del 1646. La giurisdizione del Car- 
dinal prò- datario è estesissima, dap- 
poiché nella curia pontificia della 
datarìa giudica le cause di sua per- 
tinenza, definitivamente, e senza 
appello. Ma del datario, e del Car- 
dinal prò- datario, della loro origi- 
ne, e prerogative, e della loro se- 
rie da Martino V sino ad oggi, 
abbiamo parlato nell' antecedente 
articolo. 

Anche i Cardinali Legati apo- 
stohcij e legati a latere (Vedi) a- 
vedano il datario. Rappresentando 
il Cardinal legato a latere lo stes- 
so sommo Pontefice, estesissime e* 
rano le facoltà dei Cardinali le- 
gati a latere, di cui al presente 
sono rari gli esempi. Avevano il 
tribunale della dataria col data- 



DAT 109 

rio, che soleva essei« un uditore 
di rota, pei* mezzo del quale eser- 
citavano la loro giurisdizione nella 
collazione de' benefizi ec. F. il de 
Luca Del Cardinale pratico ^ p. 
180. Il Cardinal Girolamo Veral- 

10 legato in Francia ebbe per udi^ 
tore e datario monsignor Giam- 
battista Castagna, che poi divenne 
Cardinale, e nel i5go fu creato 
Papa col nome di Urbano VII. 
Mentii monsignor Giambattista 
Pamphily ei*a nunzio di Napoli, 
Urbano Vili lo chiamò in Roma 
per darlo compagno, colla carica 
di datario, al suo nipote Cardina- 
le Francesco Barberini, nella lega- 
zione alla Francia, ed alla Spagna. 

11 Pamphily era stato uditore di 
rota. Si racconta, ch'essendo egli 
assai ciiicospetto nel fare grazie al- 
l' improvviso» in queste due lega- 
zioni, e nell'esercizio del dataria- 
to, sì acquistò il nome di monsi- 
gnore non si può, perché spesso 
rispondeva ai ricorrenti: non si può. 
Urbano Vili lo a*eò Cardinale, ed 
alla sua movie gli successe nel 
i644) ^ nome d'Innocenzo X. 
Siccome il Cardinal legato d' Avi- 
gnone, già dominio della Sede apo- 
stolica, aveva maggiore autorità, e 
giurisdizione degli altri Caixlinali . 
legati a latere^ sia nella collazio- 
ne de' benefìzi, che in altro, cosi 
aveva il datario, e la dataria, 
per cui ce ne permetteremo un 
cenno, coli' autorità del p. Seba- 
stiano Fantoni Castrucci, autoi^ 
dell' Istoria della città d'Avignone, 

e del contado Fenesino, stati del- 
la Sede apostolica nella GalUa. 

L'uffizio del datario della legazio- 
ne di Avignone, ancorché questi 
non esercifasse in vigore di sua ca- 
rica alcuna giurisdizione, tutta volta 
era mollo cospicuo. Dappoiché re- 



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i6o 



DAT 



gola^a sotto il vioe-l^to la can- 
celleria, di cui erano ministri infe* 
riori il segretario della legazione, il 
custode del sigillo, il i*egistraiore, 
e il correttore delle bolle. Per mez* 
20 della dataria passavano ancora 
tutte le grazie temporali che si 
concedevano in Avignone, e nel 
contado Venaissino. Quindi nelle 
pubbliche udienze il datario assi- 
steva il vice-legato alla destra. Ei-a 
prei-ogativa di questo datario, rice- 
vere in appello le cause che gli 
rimetteva il TÌce-legato, le quali 
erano prima passale sotto il giu- 
dizio deir uditore generale, e della 
ruta. V, AviGiioNE. L' officio di 
datario si conferiva dal Cardinal 
legato, a suo beneplacito ed a tem* 
pò limitato. Tuttavia si sa che 
Bartolommeo Guidotti, dottore bo- 
lognese, fu datario in vita, per 
breve del suo concittadino Grego- 
rio XY, dato in Roma a'29 apri- 
le 1623. Non ostante che si faces- 
se in Roma la provvisione di que- 
sta carica, quando era vacata per 
promozione, per morte, o per al- 
tra circostanza, T hanno conferita 
anche i vice-legati per interim col 
titolo ora di datario , ed ora di 
pro-datario. Fu deputato datario 
Ludovico Guion, da monsignor 
Corsi a' 4 Qiai*zo 1626, da monsi- 
gnor di Burdesia prò- vice- legato ai 
25 ottobre 1642, e dal Cardinale 
Sforza pro-legato a' 4 aprile del 
1645. Monsignor Lascaris deputò 
datario Ludovico Arrigo Guion . 
Per breve tempo fu pro-datario 
sotto monsignor Dolci vice-legato, 
un religioso dell'Ordine de' pi-edi- 
catori sottoscritto ne' registri della 
cancelleria. Monsignor Mattei vice- 
legato, per tre mesi, e coi titolo 
di pro-datario, ne fece esei*citai*e 1' 
oilizio allo stesso istorico p. Fai^- 



DAT 
toni, dell'Ordine carmelitano, li 
quale per un' urgenza che lo diia- 
mò altrove, i-assegno il pi'o-data- 
riato nelle mani di monsignor A- 
riosto ai*civescovo, e vice-legato di 
Avignone, che ne provvide collo 
stesso titolo di pro-datario il cano- 
nico Tache sino all' arrivo del nuo- 
vo datario da Roma. Del resto i 
datari dei CardinaU legati a laìm 
furono soggetti dotti, e pieni di 
esperienza, per cui molti vennero 
poscia innalzati alla dignità cardi- 
nalizia. 

La nobilissima famiglia Coloni' 
na {F'edi)^ romana, siccome do- 
viziosa di benefizi di jus-patronùtoy 
ha la sua dataria, e il suo Ì0/a- 
rio, e dell' una, e dell' altro per 
ultimo ci permettei-emo un cen- 
no. Il terao ofHziale del tribu- 
nale della sagra penitenzieria apo- 
stolica è il datario, carica che si 
conferisce ad un dotto prelato. ^ 
lui si appartiene di scrivere nelle 
suppliche la data del giorno, del 
mese, e dell'anno del Papa re* 
gnante, o della sede vacante, si- 
gnificando il palazzo ove il Ponte- 
fice risiede, ed aggiugneudovi il 
proprio nome, e cognome. V*^^' 

NITENZiBEIA APOSTOLICA. 

In quanto al datario, ed alla data- 
ria della nobilissima famiglia Colon- 
na, è a sapei-si, che il principe Colon- 
na, trovandosi al possesso di tanti 
feudi, ne' quali le provviste, per 
la maggior parte, o tutte erano di 
suo Jus patronato, molto tempo pri- 
ma della estinzione dei diritti ba- 
ronali, deputava pei*sona ecclesia- 
stica, denominata Datario, in q"«* 
luoghi medesimi le cui incumben- 
ze non consistevano in altro, se 
non che nell'avere corrispondentf 
diretta coi vescovi, nelle cui dioce- 
si erano i feudi, per prcadere esat- 



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DAT 

ta inforaiazione sulla qualità, e sui 
inenti dei concoiTenti alle suddet- 
te provviste vacanti, e su di esse 
riferire al principe patrono, perchè 
la scelta potesse cadere in soggetti 
idonei. A formai^sene uii'idea, non 
deve tacersi, che il principe, sul 
finire del passato secolo aveva set- 
tanta feudi nel regno di Napoli, 
dieci in Sicilia, e ventisette nello 
stato pontificio. Le provviste eccle- 
siastiche di suo patronato in que- 
sti luoghi erano oltre il numero 
di seicento, consistenti in dignità 
principali curate, in prepositure, e 
arcipreture, ed abbadie, una delle 
quali è distinta col titolo di abba- 
zia mitrata, o in canonicati, in bene- 
fizi residenziali, e semplici, ed in 
cappellanie. Succeduta nel pontifi- 
cato di Pio VII, l'estinzione dei 
diritti baronali nello stato pontifi- 
cio, e la libera rinuncia emessa dal 
principe e contestabile d. Filippo, 
non che estinti i diritti baronali 
nei feudi di Napoli e Sicilia, il ca- 
po della casa Colonna tuttavolta 
conserva di presente T onorifico 
diritto ne' soli ex feudi dello stato 
pontificio, le cui provviste supera- 
no il numero di trecento, e nelle 
vacanze di esse presenta con ri- 
spetrive nomine i soggetti da sé 
provveduti ai due Cardinali vesco- 
vi suburbicarii di Albano, e Pale- 
strina, ai vescovi di Ferentino A- 
nagni, Yeroli, Alatici, e Terracina. 
£ se questi ecclesiastici, i quali go- 
dano simili prebende, per alcuna 
circostanza muojano in Roma, ben- 
ché in tal caso dovrebbero di re- 
gola generale andar soggette alla 
a£Eezione della dataria apostolica, 
non ostante il principe Colonna & 
la sua solita nomina al nuovo prov- 
visto, a forma di commendatizia 
diretta al sommo Pontefice, o al suo 

VOL. XIX. 



DAT i6i 

Cardinal pro-datarìo, il quale fa 
spedire le opportune bolle a favore 
del presentato. In fine il principe 
gode il diritto di patronato d'una 
cappellanìa nella basilica lateranen« 
se, non che de' così detti posti, e 
mezzi posti di alunno nel colle- 
gio Capranica di Roma, e net se- 
minari vescovili di Palestrina, Fé* 
reatino, Veroli, ed Anagni. Attuai- 
mente è datario della casa Colon- 
na d. Ilario Quadrini, abbate mi- 
tràto di Marino, dignità appunto, 
alla quale nomina il principe Co- 
lonna. 

DATI GiovANifi, Cardinale. Gio- 
vanni Dati, Cardinal prete de' santi 
Sergio e Bacco, fu a*eato da Euge- 
nio Il nell'anno 825. 
- DATI Leonabjdo, Cardinale. Leo- 
nardo Dati nacque in Firenze. Ab- 
bracciò ne'primi anni l'istituto dei 
predicatori nel convento di s. Ma- 
ria Novella, e in poco tempo rice- 
vette la carica d'ióquisitore in Bo- 
logna, e le pili cospicue magistra- 
ture del suo Ordine. Uomo di 
eccellente ingegno, ed illustre per 
dottrina, per costume, e per altre 
doti, si procacciò da tutti stima, 
e venerazione. In s^[uito fu elet- 
to maestro del sagra palazzo, e poi 
generale della sua religione. Cosi 
egli era amato da' padri del con- 
cilio di Costanza, al quale come 
oratore de'fiorentini, dovette interve- 
nire, che l'onorarono col voto elet- 
tivo per la nazione italiana ne' co- 
mizi di Martino V. Fa prova 
eziandio della stima ch'ali godeva, 
l'essere stato destinato da'padri stessi 
a censore ^ della falsa dottrina di 
Giovanni Hus. Anche a Mai*tino 
V fu carissimo, e ricevette da lui 
r incarico d'intimare a' vescovi di 
Spalatro, e di Candia il concilio da 
tenersi a Piacenza. V'ha quislione 



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i6i 



DAU 



tra gli eruditi I come riporta il 
Cardella ne' Cardinali di Martino 
Vy s'egli veramente sia stato prò» 
mosso alla sagra porpora. Alcuni 
io vogliono morto pochi moroen* 
ti dopo k sua promoùone; al- 
tri lo credono promosso, ma non 
decorato delle Cardinalizie insegne; 
rOi*solinì però lo annovera tra i 
Caixiinali fiorentini. Quest' uomo 
morì in Firenze l'anno i4^5, ed 
ebbe il sepolcro nella chiesa del suo 
Ordine. 

DATIVA (s.), martire. Nel V 
secolo, tempo in cui. Unerico re 
dei vandali infieriva contro i ai* 
stianì, sofirì questa santa gloriosa* 
mente il martirio in unione a s» 
Boni&do, e vari altri generosi cam- 
pioni. Il martirologio romano ac« 
cenna la loro festa il dì 6 dicem- 
bre. 

DATIVO (s.), martire. F. Satch- 
ifiiio deirAfrica. 

DAUFERIO GioviNNt^ CardinOr 
le. Giovanni Dauferìo, nato di no- 
bile famiglia in Salerno, fu pro- 
mosso alla dignità Cardinalizia , 
colla diaconia di s. Nicolò in car- 
cera da Calisto II Tanno mi. 
Aderì per qualche tempo all'anti- 
papa Anacleto, die lo trasferì al- 
l'ordine d^li anticardinall preti, col 
titolo di 8. Pudenziana, ma poscia 
ravvedutosi , spirò nel bacìo del Si- 
gnore Tanno ii35, sotto il pon« 
lifìcato di Innocenzo II. Il di lui 
nome è scritto anche in una bol- 
la dà Innocenzo II medesimo spe- 
dita nel II 33 a favore della chie- 
sa di Pistoia. 

DAULIA {DauUan.). Sede ve- 
scovile della prima provincia d'A^ 
chea nell'esarcato di Macedonia , 
presso Delfo, sottoposta alla metro- 
poli d'Alene, ed eretta nel nono 
secolo, di cui si conoscono sei ve- 



DAV 
scovi. Al presente é un vescovato 
in partibus^ che viene conferito dal 
la santa Sede, ed é pur soggetto 
all'arcivescovo di Atene egualmenlf 
In partibus. 

DAUSARA o DAUZàRà. Sede 
episcopale della provincia OsroenB, 
nel patriarcato di Alessandria, dì 
pendente dalla metropoli di Ed» 
sa. Commanville asserisce, che fu 
eretta in vescovato nel sesto seco- 
lo, e Pit>oopio dice che in origine 
fu un castello fortificato dairimpe 
nitore Giustiniano I. 

DAVIA GiARNANTomo, Cariimà. 
Giannantonio Davia, bolognese di 
patria, ricco di Simiglia, assai chia- 
ro per talenti, studiò ne'priini m 
anni la giurisprudenza, nella qua- 
le ebbe laurea di dottore. Poscia 
aiTuolatosi alla milizia, nel t68i{, 
marciò colle truppe venete contro 
i turchi, e trovossi anche air assedio 
di s. Maw^. Quindi intrapreso un 
viaggio alla volta delle pia colte 
città d'Italia, giunse in Roma, e per 
consìglio d' Innocenzo XI fece ri- 
nunzia alla spada per dedicarsi al 
ministero degli altari. lonoceszo 

XI, conosciuto il di lui singolare 
ingegno, volle spedirlo a Brusselies 
in qualità d'internunzio. Da di là 
venne trasferito sotto Alessandro 
YIII alla nunziatura di ColoDia, 
e da questa, per volere d'Inflocen» 

XII, a quella di Polonia; W ^^ 
vò presente alla elezione di Augu- 
sto^ duca di Sassonia : ma ateodo 
spiegata particolar adesione al par| 
tilo di questo principe, i francesi 
lo costrinsero a ritirarsi dal ««o 
uffizio, e trovar nella Slesia «n 
ricovero dalle lom persecuzioni 
Senonchè la di lui innocenza fat- ^ 
tasi in breve tempo palese, ^n«^' 
cenzo XII non solo gli <J*'edc a 
conferma nel suo posto , ^ ^ 



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DAV 
{>roi]iosse beù Maoo al Tescovàto di 
BimÌDi. Continua ad esercitarsi nel» 
]a nu&mtura, e poficia dalla córte di 
Polonia fu ti^asferito a quella di 
Vienna; ma ritiratosi p(M da que*- 
sta nel 1 705» perdiè non volle ri* 
conoscere l'arciduca Carlo in te di 
Spagna, prese la pasloral dii-ezione 
della sua chiesa , e sett' anni do* 
pò da Clemente XI^ cioè a' 1 8* mag- 
gio 1 7 1 3, fu ci^eato prete Cardinale 
di s. Calisto, nonché legato prima 
della Romagna^ e quindi di Ur- 
bino. Nel 1726 rinunziò il go- 
y/erne di quella diocesi per mo- 
tivi dì salute, e ritornato in &o- 
ma, fece parte delie congregazioni 
del 8. offizio, de' vescovi e regolari, 
della immunità, della propaganda, ed 
altra cui era stato ascritto, essendo 
prefetto di quella dell'indice. Non 
tralasciò per alti*o di occuparsi anche 
degli affini deiringhilt«n*a, e della 
Polonia, e sempre con quell'avve- 
dutezza e prudenza^ che l'avevano 
cosi distinto anche pei* lo passa- 
to. Divenuto primo prete, cangiò 
il suo titolo con quello di s. Lo* 
renzo in Lucikià. Tanto era egli ac- 
cetto al sagro Collegio, che nel con- 
clave di Benedetto XIII ricevè tina 
gran parte de' voti a suo &vore. 
Morì in Roma nel 1 740, in età 
di ottani' anni , ed ehhe sepolcro 
nella chiesa del suo titolo nella cap- 
pella di s. Francesco Caracciolo^ e 
poi fu trasfeiito in quella detta del 
Purgatorio. Benedetto XIV, di lui 
grande amico e concittadino, gli 
pose sotto il marmoreo busto 
una isorizione, che sarà il testi- 
monio delle virbò, le quali fecero 
risplendere il Cardinale Davia. 

DAVID (s.). Città vescovile del 
regno d'Inghilterra, nel pi'indpato 
di Galles, nella punta più occiden- 
tale di questo paese, -e perciò vici- 



DAV 



i63 



no all'Irlanda precisiftmente nella 
contea di Pembroke, presso il ca- 
nale di s. Gioiigio poco lutigi dal 
mare. Fu cìttìi oonsidei^abile, chia- 
inata Menevia^ Davidis^ e Fanìon 
Sancd Davidis. Venne edificata su 
di un promontorio, ed ha una sor- 
gente minerale assai fi*equentata. 
Commanvìlle dice, che s. Germano 
di Auxerre vi fondò un vescovato 
verso l'anno ^goy e che s^ David, 
il quale ne fu il secondo vescovo^ 
vi avesse la dignità metropolitana 
sopra tutti i vescovi del principato 
di Galles; il perdiè i successori 
di lui per lungo tempo la conte- 
sero agli arcivescovi di Cantorbery< 
Setnbra, che il Pontefice Eugenio 
III, del 1 1 4$, confermasse in qual- 
che modo la dignità metropoUtanà 
dei vescovi di s. David, i quali, in 
progresso di tempo, poco a poco 
si sottomisero a Cantorbei7. Altri 
dicono, che il vescovo nel nono se- 
colo divenisse arcivescovo, e che 
nel decimo toniasse ad essere ve* 
scovo. La cattedrale, il cui campa- 
nile ha 307 (Medi di altezza^ è un 
bello edifizio, che sembra essere 
opera di molti secoli addietro. 

DAVIDE (s.). Nacque nell'hlan- 
da da un prìncipe cristiano, e quin- 
di educato e cresciuto nella religio- 
ne di Gesù Cristo, si consaa'ò al 
Signore, e divenuto sacerdote seco- 
lare, sì litirò nell'isola di Vigth, 
vivendo in quel luogo sotto la di- 
sciplina del pio e dotto Paohno, 
che fu discepolo di s. Germano di 
Auxerre. Quivi egli talmente avan- 
zò nell'esercizio delle cristiane virtù, 
che Iddio volle per premio antici- 
pato conferirgli ancom vivente il 
dono de' miracoli. Si apparecchiò in 
<]uella solitudine al ministero della 
divina parola, a guisa del Battista, 
e quando si conobbe bene fondato, 



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i64 DAV 

usò da qadh spurgtodo fra'brela- 
lii Tevangetica leinente. klitoi nu 
ri momsterì, e nella Tallata di Ross 
ne fondò il priocipaley dai quali 
tatti ebbe la Chiesa di Dio molti tanti, 
e non pochi pastori di anime Rigi* 
distima fu la regola, che prescrisse 
a'tuoi mooad ; il lavoro delle terre, 
il silenzio, una continna oratione, 
tutto questo veniva praticato nel gior- 
no. La notte poi rientrati i monaci 
nel monisterOy attendevano alla let* 
tura. Di solo pane e radici si ci- 
bavano, e la bevanda era semplice 
acqua mista con latte. Lungo non 
era il sonno, e vestivano panni 
grossi fatti di pelli di animali. Su- 
scitatoti per la seconda volta il pe- 
lagianismo in que'luogbi, nd 5i2 
o 519, molti vescovi si raccolsero 
affine di respingerlo, e fu invita- 
to andie Davide, il quale con la 
forza del suo sapere, dell'eloquen- 
za, e, quel ch'è più, de' miracoli, 
confose gli eretici, e li disperse. 
Tanta fu la fiima coi si acquistò 
egli in questa occasione, che l'arci- 
"vescovo di derleon s. Dubrizio 
volle cedergli il governo della sua 
chiesa, e nulla giovando la sua op- 
posizione, si sottomise alla fine per 
obbedienza ai padri del concilio, 
che così avevano approdato,. e co> 
mandato. Addossatosi il nuovo inca- 
rico, si diede tosto con zelo sempre 
più ardente al ben essere del suo gi^- 
gè, e tale egli si mantenne sino al- 
la morte, che avvenne Tanno 544» 
contando un'età molto avanzata. Il 
tuo corpo ebbe sepoltura nella 
chiesa di s. Andrea, ora di s. Da- 
vide. Viene onorato il di i mai*zo. 
DAVIDE (s.), martire. F. Ro- 

MAWO (s.). 

DAVIDICI o DAVIDGEOR. 
.GIANI. Ei-etici discepoli di Da- 
vid Giorgio, nato in Gand nella 



DAV 
Randra. Era oostoi di professione 
pittore da vetri, e di lède anabat- 
tista. Verso l'anno i5a5, teducen- 
do alconi oomini semplici, ai fece 
a predicare una nuova dottrina, e 
fermotti una setta particolare. Di- 
ceva, ch'egli era il terso David fi* 
gliodiDio,nott già sèbondo la car- 
ne, ma giusta io spirito, mandata 
per salvare gK nomini per hiczzo 
della grazia, e non per maso dd- 
ia morte. N^va la risorresioDe 
de morti, bendiè ì^gli promettesse 
a'suoi discepoli di risuscitare tre 
giorni dopo che l'anima di lui sa- 
rebbe passata ad altra vita; nega- 
va la necessità del battesimo, la 
indissolubilità del matrimonio, la 
comunione dei santi, la esistenza 
degli angeli, e il dovere di dar la 
vita piuttostochè rinunziare alla fe- 
de. Uscito della città di Gand per 
timore di venir condannato, e pre- 
so il nome di Giovanni Bruch, si 
avviò alla Tolta di Basilea, dove 
mori. Il senato di quella dttà lo 
volle dissotterrato, e ne fece ai-dei*e 
le ossa. 

DAVIDI». Erotici di poca du- 
rata, -discepoli di un certo David 
Dinaut, con appdlato dal luogo 
della sua nascita. Avea costui adot- 
tati i {wìndpii di Almerico suo 
maestro, e scrisse per difèndei*- 
li. Cohreva allora il secolo deci- 
moterzo, ed ancora esisteva in Fran- 
cia un rimasuglio d^li antichi cat- 
tati, eratici i quali negavano l'au- 
torità della Chiesa, i sagramentì, 
ed altre verità. Questi credettero 
di trovare n^li sci*itti di David le 
prove delle loro falsità, e ne fece- 
ro un nuovo impasto assai poco 
dìssomigliante dall'antico loro si- 
stema. Dicevano, che Dio padre* si 
era incarnato in Abramo, e Dio 
Figliuolo in Gesù Critto. Asserì va- 



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DEA 
' Jio poi che alloi*a era gìmito 11 
' regno dello Spirito Santo^ e che la 
' religione si doveva riduri^e ad un 
culto tutto interiore, al quale nien- 
' le dovessero nuocere le esteriori ope- 
razioni, qualunque esse si fossero. 
Non è meraviglia pertanto che si 
facessero leciti gli eccessi più turpi 
^ e discendessero alle più abbomine- 
t voli neffandita. Un certo Gugliel- 
mo, oi*efice, era. il capo di questi 
deliranti ; egli predicava che dentro 
cinque anni da queirepoca, il mon- 
do era per essere colpito da quat- 
tro flagelli: la fame, la guerra, il 
tremuoto, e il fuoco dal cielo. Quat- 
tordici di questi fanatici furono ar* 
restati e condotti al concilio, che si 
teneva in Parigi; vennero ammae- 
strati, ma inutilmente. Fu quindi 
pronunciata la condanna di morte, 
e dieci di loro furono abbruciati 
nel dicembre del laio. Vennei*o 
eziandio condannati e bruciati gli 
scritti di Almerico e di David ; co- 
sa che diede il crollo alla nuova 
setta, la quale in brevissimo tem- 
po iinì. 

DA VILA Fbancssco, domenicano 
spagnuolo , fioriva verso T anno 
i6o3. Abbiamo di lui un trattato 
della confessione, e dell'assoluzione, 
ed un^ altro della grazia, Oggidì 
peraltro quasi sconosciuti. 
DAZI. r. GABtoiE. 
DEABOLT. Sede vescovile della 
prima provincia di Macedonia, chia- 
mata ancora Ldosphro, o Diavoli. 
Questo vescovato della diocesi del- 
l' llliria, suffi*aganeo della metropo- 
litana di Tessalonica, ebbe due ve- 
scovi residenti. 

DE-ANGELIS Jacopo, Cardino- 
le, Jacopo De-Angelis fu nobile di 
Pisa, e nacque a' i6 giugno 1611. 
Innocenzo X lo creò governatore 
di Narni, di Fabriano e d'Jesi; e 



DEC 



i65 



Alessandro VII, succeduto ad Inno- 
cenzo nel i655, lo trasferì al po- 
sto di ponente del buon governo , 
votante di segnatura. Quindi, nel 
1 669, fu creato am vescovo d' Ur- 
bino; ma volendo quivi adoperarsi 
al ristabilimento della disciplina e 
della morale con modi piuttosto 
forti e severi, n'ebbe dispiaceri per 
modo che, rinunziata quella chiesa, 
fu costituito da Innocenzo X segre- 
tario de' vescovi e regolari. Ma di 
quest'u£5zio neppur prese possesso; 
che il Pontefice lo destinò a segre- 
tario della visita apostolica, e po- 
scia vicegerente del Girdinal vica- 
rio. Innocenzo XI poi, creato nel 
(676, volle mostrare quanta buo- 
na stima nutiùsse pel De-Ange- 
lis, e quindi lo assunse alla dignità 
cardinalizia col titolo di s. Maria 
in Araceli. Morì in età d'anni 84> 
e la sua tomba fu in Barga nella 
Garfàgnana. Quanto egli fosse de- 
gno di alta riputazione, lo si può 
argomentare dall' aver egli avuti 
parecchi voti Ael conclave per la 
suprema autorità Pontificia. 

DEBELTUS, o DE VELTUS, seu 
Zagorùt, Sede episcopale nella pro- 
vincia d'Emimonte, nell'esarcato di 
Tracia^ sotto la metropoli di Adria- 
nopoli, ed eretta nel secolo quarto. 
Essendo stata data la città ai bul- 
gari dopo che si convertirono al 
cristianesimo, divenne la loix» sede 
metropolitana, allorquando furono 
cacciati dall'imperatore Basilio. Laon- 
de in seguito il Papa . Innocenzo 
III trasferì i suoi diritti metropo- 
litici a Ternobia. Nel quinto se- 
colo, il vescovo di Debeltus lo era 
pure di Sozopoli, e sei vescovi qui- 
vi ebbero sede. 

DECALOGO, r*. COMANDAMEITTI 

DI Dio. 
DECANO o DECANATO, De. 



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i66 DEC 

canusy DeeatuUuB. Prima, o leoon- 
daria dignità in parecchie chiese cat- 
tedrali, e collegiate, taWoItpi deco- 
rata d'insegne, e prÌTÌlegi particola- 
ri. Le persone addette al coro non 
hanno ordinariamente un superìo* 
re assoluto, fiiori dell'ordinario. La 
qualità di decano, preposto, priore, 
arcidiacono, arciprete, e simili, so- 
no per odierno sistema qualità di 
preeminenoa, di dignità, e di ono- 
re, piuttosto che di giurisdizione 
presso i Capitoli (Vedi). Su questo 
argomento si possono consultare 
il Nardi^ dei Parrochi C. I. pag. 
398, e seg., opera che fu stampa- 
la in Pesaro nel 1829, il Frances 
de eccksiis caàiedralibus cap. I e 
i4 t L dell'edizione veneta del 
1698, nonché i inalivi articoli di 
questo Dizionario . Anticamente 
l'arcidiacono, o l'arciprete, nelle 
cattedrah erano vicari nati del ve- 
scovo, ed avevano privilegi inerenti 
alla loro personale dignità, come si 
può vedere nei cap. I, et cap. ad 
f^^^^ 7> § archidiaconus vers. secun» 
dura vero de offic. archid, e. I, pers, 
H in episcopi absentia C, ministe- 
rium a, § i, episcopus, C. offi* 
cium 3. in princip. de offii\ archi- 
presbyteri et distinct. %S cap. i § 
archipresbyteri, vers, et quando. 

Nelle cUese maggiori, nelle quali 
ordinariamente atinvi dieci preti, un 
prebendato o canonico a suo cari- 
co, chiamossi decano. I preti, che 
avevano ispezione sopra dieci chie- 
rici, o dieci parrocchie, pure ebbero 
il nome di decani. Quando i decani 
sono la prima dignità nelle chiese 
cattedrali, sempre se ne 1k menzio- 
ne negli articoli dei Dizionario, ed 
in alcuni la si fa pure quando so- 
no dignità secondarie. Il Macri al 
vocabolo decanusy dice ch'era di- 
gnità monacale, che aveva la cura 



DEC 
di died nionaci; e che oggidì si- 
gnificn ancora una dignità canoni- 
cale, chiamata in molte cattedrali 
Praepositusy ancorché realmente non 
ibsie capo di dieci. La similitudi^ 
ne si prende dall'ordine militare, 
che peràò il decano fu anche de- | 
nominato Decano, come scrisse 
Valfrìdo: decuriones, t«/ decani, qui 
ndf ipsis ifioariis (delle ville) quae^ 
dam minora Judida exercent, mino- 
ribus presbyterii tiiulorum possunl ' 
coniparariy cioè ai preti e rettori 
di qualche chiesa non batterimale. 
Centenamiy qui eicenturiones^ et vi- 
carUy qui per pagos statuii sani, 
presbyteris plAium (oggidì pievani 
o piovani), qui baptisnutles eccler \ 
sias tenenty et minoribus presbyteris 
ppaèsunt, confimi queunt. De reh. 
eccL cap. 3. Aggiunge il medesimo 
Macri, che in Costantinopoli erano 
chiamati decani coloro, i quali aveva-' 
no cura di seppelliro ì morti : anzi il 
carnefice stesso ersi in detta città 
denominato decano. In quanto ai 
decani vespilloni, ft>rse presero il 
nome di decani perché divisi gli 
abitanti per decine, ciascuna ave- 
va un cataletto, ed una lettiera per 
trasportare i corpi. La parola de- 
cano deriva anche dal Decanus, che 
presso i romani era colui, il qua- 
le presiedeva a dieci soldati, o di ^ 
giudice di una decina. I decani dei 
romani si dissero anche decurioni, 
e dec&ni o decurioni si chiamarono 
alcuni bassi officiali delia corte di 
Costantinopoli, che avevano i} co- 
mando sopre^ altri nove. 

Il Muratori, nelle Dissert. so* 
pra le antichità Italiane, dissert. 
X, parlò de' ministri minori della 
giustizia, cioè giudici, scabini, scul- 
dasci, decani, gastaldi ec. Primieru- 
lìiente e a sapersi, che spesso si fa 
memoria nelle leggi longobardicbe, 



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DEC 
g e negli antichi documenti degli flcul- 
^ dasci, o giudici delle terre o ca- 
^ slella» poste nei contadi. Sotto gli 
,^, souldasci stavano i decani, e i sal- 
^ tari, giacché l'ordine era in questo 
I modo. Il giudice era il primo, co- 
^ me rettore della città, che i franchi 
chiamarono conte, poi venivano 
gli sculdasci giudici nelle castella 
di quel contado, e finalmente, i 
decani, e saltarì, sotto gli sculda- 
sci; i saltari sul principio furono 
custodi dei boschi, poi dei confini 
della loro giudiciaria. In un dect*eto 
del 747 del re Rachis, si nomina-^ 
no i decani, e i centenari, i qua- 
li esercitarono qualche giurisdizione 
i pnmi sopra dieci, i secondi so- 
pra cento &miglie,per quanto si può 
congettui*ai*e . Dal passo giàripor«- 
tato di Yalfrido S trabone si scorge, 
che il popolo delle ville fu diviso in 
centene, o centurie di fkmiglie, e che 
le deoena, o deourie, o decanie, si for- 
mavano di dieci famiglie ; a quelle 
comandava un centenario, a queste 
un decano» dotano II, ve de'fitin<- 
chi circa l'anno 59.5, sembra essere 
stato il primo, che dividesse il ter- 
ritorio di una città in centene, e 
decanie. Nellarchivio de'oanonici di 
Modena si conserva un'autentica 
concessione di livello, fetta nel- 
l'anno 8i3 dal vescovo Deusdedit, 
dove si l^ge: decanta quondam Ru- 
sticiani^ decania Gausperd^ deech 
ma Lupuniy decania Lumper etc. 
V'ha tuttora nel distretto di Mo- 
dena un certo luogo appellato la 
Degagna^ che il lodato Muratori 
dice derivare da Decania, Il deca- 
no degli antichi monisteri era un 
superiore costituito sotto l'abbate, 
perché avesse cura di dieci mona- 
ci. In alcuni luoghi il decano era 
benedetto dal vescovo, o dagli ab- 
bati, e ne' n^onisteri di monache 



DEC 167 

eranvi pure le decane^ o decanarie, 
che invigilavano sulle religiose. 
In Roma i collegi prelatizi hanno 
il decano come piti anàano nella 
ammissione al ceto, e quelli dei 
tribunali, della rota, e della came- 
ra, ordinariamente sono creati Car^ 
dinaU. Dei decani di questi due 
tribunali, dei decani degU altri col- 
legi prelatizi, come di quello dei 
votanti della segnatura» degli av-* 
vocati concistoriali età , si tratta 
a'iispettivi articoli, insieme alle 
prerogative che godkmo. Il più an- 
tico Cardinale vescovo suburbicarìo 
è il Decano del sagro Collegio 
(Vedi)^ ed il piti antico, ovvero 
il pHmo de'servitori di sala de'Car-* 
dinali, prelati ec. non che quello 
il quale nella sala pontificia pre- 
siede, e regola il servióo de'para- 
frenieri, e sediari del Papa, si chia- 
ma egualmente decano; del qua- 
k, ufficio e delle cui attribuzioni, ol- 
tt*e quanto sì dice ai luoghi che lo 
riguardano, si tratta alParticolo Fa- 
miglia Poniificiay Ca r dinal h ia ec. 
(Fedi). 

Ritornando al decanato, e deca- 
no, dignità eodenastìca, aggiungere- 
mo, die decanato era pure una 
suddivisione de^ arddiaconati di 
qualche diocesi: un aroidiaoonato 
poteva avere tre, quattro, cinque, 
e più decanati. Un decanato, che 
non avesse cura d'anime, poteva 
essere posseduto da un duerico in 
età di ventidue anni, ma quando 
aveva «ura d*anime, bisognava che 
fosse sacerdote, ed avesse ventiquat- 
tro anni. In quanto ai decani, eran- 
vi due sorta di decani nella chiesa; 
quelli delle cattedrali, e collegiate 
summentovate, e quelli dei curati 
che si chiamano decani rurali. Seb« 
bene i decani fossero la prima di« 
gaità nella maggior parte de'capito* 



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i6a 



DEC 



li, ciò non apparteneva loro per 
diritto comune, ma per l'uso che 
r^olava la loro giurisdizione, e 
tutte le loro funzioni, come si av- 
Tertì, e come si può vedere nella 
Glossa sulla Pramm. quo tempore 
ec. §. Super hisy verbo deaanus. 
A seconda del diritto comune, il 
decano di un capitolo doveva esse- 
te preso de gremio capituli, secon- 
do la nota massima s unus de gre» 
mio tarUum poiesi elìgi et pronto^ 
peri ad decanatus dignJtatem. Re- 
golarmente parlando, ì decani pre- 
siedevano al capitolo, pronunziava- 
no le conclusiont capitolari a plu- 
ralità de' voti, celebravano Tufficio 
nelle feste solenni, in assenza, od 
impotenza deVescovi, avevano ispe- 
zione sul coro, sui costumi de'ca- 
nonici, sulla disciplina, e sul rego- 
lamento della chiesa ; tuttavolta 
erano soggetti alla giurisdizione e- 
piscopale, meno che non vi fosse 
titolo, o privilegio in contrario. 
Quando poi le funzioni curiali era- 
^o unite alla loro dignità, non po- 
tevano esercitarla validamente , e 
lecitamente senza l'espressa licenza 
del vescovo diocesano, e del sommo 
Pontefice. Narra il Rinaldi, all'an- 
no iioo num. 2 2, ohe nel conci- 
lio di Poitiers, fatto celebrare da 
Pasquale II, fu decretato, che gii 
abbati, e decani, non essendo pre- 
ti, vi si facciano, o perdano le lo- 
ro prelature. 

. Finalmente noteremo , che i de- 
cani rurali successero ai Corepi' 
scopi (Fedì)^ ufficio dei quali era 
fra le altre cose il vegliare sulle cure 
parrocchiali di campagna ; ma non 
avevano altre funzioni da quelle, che 
sono regolate dagli statuti diocesa- 
ni, e dalle loro commissioni. Secon- 
do queste funzioni più comuni in- 
combeva loro avvertire il vescovo 



DEC 
di ciò, che avveniva nel decanato, 
SI per lo spirituale che pel tempora- 
le delle chiese, non che invigilare 
sui curati, sulla distribuzione del- 
l'olio santo, e far loro tenere i bandi 
e tutte le ordinazioni de' propri vesco- 
vi, significare le conferenze ecclesiasti- 
che, approvare al bisogno preti per 
la confessione, visitare i parrochi 
infermi, amministrare ad essi i sa- 
gramenti, in una parola, general- 
mente parlando, far tutte le fun« 
zioni de^\i jércipreti (P^edi\ dai qua- 
li secondo i canonisti non differì* 
vano, ohe nel nome. 

DECANO DBL SAGRO Collegio. 
Il Cardinale più anziano neil' esal- 
tazione al cardinalato presente in 
curia, il più d^no de' 5;ei Cardina- 
li suburbicari, ed ordinariamente 
vescovo d' Ostia e Veli etri, è il 
Cardinal decano del sagro Collegio 
de' Cardinali di santa Romana 
Chiesa, rappresentante in certo mo- 
do il sagro- Collegio medesimo. E- 
gli è l'anziano tra i Cardinali del- 
la Sede Apostolica, il più cospicuo 
tra i vescovi del cristianesimo, il 
primario tra gli ordini tutti della 
gerarchia ecclesiastica, la maggior 
dignità della Chiesa di Dìo, dopo 
il Papa, come sì espresse il Ponte- 
fice Alessandro IV, al riferire del 
Giacovaccio. Egli è il primo inter- 
prete degli oracoli della santa Se- 
de, il primo a riconoscere nel con- 
clave il romano Pontefice, il primo 
a livellare nei concistori, e a dare 
il suo voto nelle congregazioni car- 
dinalìzie, rappresentando il primo 
consigliere del capo augusto della 
Chiesa univei*sale. Il Cassaneo, in 
cathal.^riae rmindiy par. 4» ^"' 
sid. 8, dice che il Cardinal vesco- 
vo d'Ostia e Velletri, è chiamata 
per titolo di anzianità decano del 
sagro Collegio, non per piivilegia 



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DEC 

solamente, ma anche per inerito : 
Ille enim^ die' egli , reputandus , 
et honorabìUor est dicendiiSy qui 
prooàmior est Domino, ut episcopus 
ostiensis Pontifici j toccando al 
Cardinal yescovo di Ostia consagra- 
re il sommo Pontefice. V, il Co» 
hellìoy Notiti a Cardinalatus^ cap. 
LXI.I, De sacri CoUegii Cardina* 
lium decano ; il Cardinal de Luca, 
il Cardinale della S, R. Chiesa 
pratico, e gli articoli Cabdinali, e 
$AGRQ C011.EG10, doTe si tratta di 
tuttociò^ che riguarda il senato 
apostolico, e quando s' incominciò 
a chiamai'e^ e prendere la forma 
di collegio. 

Parlando il de Luca delle solite 
>episGOpalì chiese, che suole ottene- 
re il Cardinal decano del sagro 
Collegio, dice, che tra le sei diie- 
se vescovili e suburbicarìe, non 
vi è ordine di maggioranza, giac- 
ché sebbene in fatto, per quan- 
to porta la pratica più frequen- 
te, quella di Òstia e Velletri ven- 
ga riputata la prima, come soli- 
ta ad ottani e ritenersi dal Car- 
dinal decano, e quella di Porto la 
seconda, solita ritenersi dal Cardi- 
nal sotto-decano ; tuttavolta ciò se- 
gue perchè queste sono nella ren- 
dita, e nelle altre prerogative piii 
qualificate, che però non se ne suo- 
le tralasciare Tozione dai più an- 
ziani Cardinali, ma non perciò si 
possono dire fisse col decano, e 
solto-.decanato, potendo verificarsi, 
che un Cardinale meno anziano, 
purché sia dell'ordine de' Cardinali 
vescovi subui'bicari, e che si trovi 
in curia, ove risiede il Papa, alla 
morte del Cardinal decano, secon- 
do la bolla di Paolo IV, divenga 
tale; e che alfalti'o Cardinale più 
anziano allora assente, e che poscia 
si trovi presente nel primo concì- 



DEC 169 

storo , appartenga di ottare alla 
chiesa di Òstia; ovvero che il più 
anziano Cardinale, benché pi'esente 
in curia, non si curi di ottare a 
veruna di queste chiese, sebbene 
stimate primarie. In fatti accadde, 
che il Cardinal Antonio Barberini 
divenne per l' anzianità sotto deca- 
no, e nondimeno fu contento di 
riténei^si la chiesa di Palestrina, 
non curandosi di ottare quella di 
Porto, la quale fu ottata dal Car- 
dinal Brancaccio. E quindi segue, 
che a questi effètti, e particolar- 
mente a quello del decanato, la 
anzianità si disse piuttosto civile, 
che naturale, imperciocché alle vol- 
te avviene, che un Cardinale più 
anziano rimane per suo beneplacito 
addietro nell' ordine presbiterale, 
perché passa all'ordine de' vescovi il 
meno anziano. Questa cosa suole 
avvenire o per ispontanea volontà, o 
per impotenza, o per difetto della 
presenza in concistoro, la quale é 
necessaria per Tozione, allorché dal 
Papa per grazia speciale non vi si 
dispensi. In questo ultimo caso si 
fa Tozione per provvisione specia- 
le, ovvero per elezione, e volontà, 
perché non la cura il Cardinale 
cui toccherebbe passare alF ordine 
de' vescovi, per non lasciare il tito-^ 
lo di prìmo prete, o di priino dia- 
cono, avendo ambedue la preroga- 
tiva di essere capo d'ordine. Il 
Cardinal Capponi non volle passa- 
re da primo prete a vescovo sub- 
urbicario, e morì fregiato di que- 
sta canea, ed a cagione di sua lun- 
ga vita vide più Cardinali meno 
anziani di lui giungere al decana- 
to. Fin qui il de Luca, che pub- 
blicò la citata opera nel 1680. Ma 
siccome dopo di lui ebbero luogo 
in argomento varie provvidenze, 
così riporteremo anche queste. 



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170 DEC 

Fu stabilito prìmieramenle da 
Paolo IV, nella sua bolla, Quam 
iffnerabiles^ data il primo settem- 
bre delFanno i555, BuU, Rom. to- 
mo IV, par. I, pag. 3a3, ohe l'o- 
lone fosse concessa ai soli Cardi- 
nali dimoranti in Roma, o al più 
entro il distretto. di due diete, e 
die Decanalum Callegii Cardino* 
liuni ad antitfuioirm spedare de* 
cemit Questa disposizione di Pao- 
lo IV, che il decanato si avesse dal 
Cardinal vesooTO suburbicario piii 
antico dimorante in Homa quando 
quello vacava, oppui*e era assente 
per servigio pubblico della santa 
Sede, già erasi verificata nel me* 
desimo anno , all' assunzione al 
pontificato del medesimo Paolo IV, 
che era Cardinale vescovo d'Ostia 
e Velletri, e decano del sagro Col- 
legio. Allora divenne decano e ve* 
scovo di dette chiese il Cardinal 
Beilay, vescovo di Porto, presente 
in Roma, non ostante che fosserq 
più antichi di lui il Cardinal Luigi 
di Borbone vescovo di Palestrina, e 
il Cardinal Francesco di Toumon 
vescovo dì Sabina, allora assenti da 
Roma. Nota il Piazza a pag. 9 
della Gerarchia Cardinalitiay^ che 
pubblicò nel 1703, essersi sino al- 
lora inviolabilmente osservata la 
costituzione di Paolo IV, avverten- 
do, che quand'anche alcuni Car- 
dinali nella morte del decano si 
trovassero in viaggio per venire a 
Roma, ovvero ne fossero poco di- 
scosti, si preferirebbe al decanato 
il più anziano Cardinale pi*esente 
in curia, come afferma il Cherubi* 
ni, con molti esempi dei secoli 
precedenti da lui allegati. 

Essendo morto nel 1 7 1 9 il Car- 
dinal Accia juoU, decano del sagro 
Collegio, il Cardinal Oi^sini, poi 
Papa Benedetto XIII, allora resi- 



DEG 
dente nel suo arcivescovato di Be- 
nevento, come vescovo suburbicario 
di Porto, e sotto-decano, poteva 
ottare al decanato. Ma in vece, con 
lettera de' 37 marzo, supplicò Cle- 
mente XI, die senza porre ad esa« 
me i suoi diritti, i quali altritnen- 
te vedrebbe lesi, conferisse al Car- 
dinal Astalli la dignità di decano, 
e i vescovati annessi di Ostia e 
Velletri. Il Papa lodò sommannente 
la moderazione del Cardinal Giri- 
ni, e dichiarò, che per tale istanza, 
e da quanto ne seguirebbe, niuq 
pregiudizio dovesse provenire. ai di^ 
ritti, che in caso di vacanza del 
decanato competessero ai Cardina- 
li residenti fuori di Roma, ossi^ 
nella curia, dimorando nelle loro 
cattedrali, come si legge nel t. li, 
lì. 70 5, E^ist et Brev. Clem. XI. 
Tuttavolta il Pontefice volle dare 
in esame questo punto ad una oon- 
gragazione di sette dotti prelati, cioè 
Petra, segretario de' vescovi r^ola- 
ri; Marefoschi, uditore santissimo} 
Lancellotti, deoano della rota; An» 
sidei, assessore del s. offizio ; Lam- 
bertini, segretario del concilio, poi 
Papa Benedetto XIV; Herrera, e 
Cerri, uditori di i*ota. Quindi col 
parere della medesima a* 7 maì-zo 
1 72 1 decretò che il decanato del 
sagro Collegio, in vigore della bolla 
di Paolo IV, dovesse spettare al 
Cardinal vescovo suburbicario pit^ 
antico presente in Roma, nel tem- 
po ch'esso vacava, esclusi i piii 
antichi, che allora si trovassero 
fuori di Roma, se non lo sono per 
comando del sommo Pontefice; e 
che se il Cardinal vescovo seniore 
volesse cedere al suo diritto, do- 
vesse passare in sua vece al deca- 
nato, il Caixlinal più antico dopo 
lui. ^ la costituzione Consulen- 
dum esse presso il tom. VII, pag. 



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DEC 
386 del Bull. Rom., emanata al- 
' lorchè divenne decano il Cai*dina| 
Sebastiano Antonio Tanara, per 
morte del Cardinal Astalli. Ma, nel 
1724» divenuto Papa col nome di 
Benedetto XIII il mentovato Cardi* 
nal Orsini, polla bolla Romani Ponti' 
ficìs^ dei 7 settembre, e pubblicata 
ai t6, BuU, Rom. t XI, par. Il, p. 
341, dichiarò io vece, cbe il de« 
canato del sagix) Collegio apparte«> 
nere dovesse al Cardinale vescovo 
suburbicario più antico, benché di'" 
morasse fuori di Roma nel proprio 
vescovato. Finalmente il successore 
Clemente XII, coli' autorità della 
costituzione Pastorale Offlcium , 
data a' IO gennaio 1^3 r, Bull. 
Rom, t. XIII, p, 162, dichiarò che 
il decanato del sagro Collegio, se- 
cicmào la costituzione dì Paolo lY, 
confermata anche da Clemente XI, 
dovesse appartenere al Cardinal 
vescovo suburbicario piti antico, 
che fosse in Roma nel tempo, in 
cui vacasse, ovvero che si trovasse 
assente dalla curia per causa pub- 
blica, e comando soltanto del Pa- 
pp, non dovendosi attendere il tem- 
po delia promozione al Cardinala- 
to, ma dell'anzianità nell'ordine 
de' vescovi suburbicari, eh' è com- 
posto di sei. y. il citalo Cohellio, 
a ppg. 335, e T articolo . Oi^ioite, 

Talvolta i Cardinali decani non 
sono stati vescovi d* Ostia, ed il 
Cardinal Giorgio Fieschi, creato da 
Eugenio IV, nel i433, da Nicolò 
V fu fatto vescovo d'Ostia, senza 
essere decano del sagi*o Collegio. Il 
Cardii^^l decano Pignattelli non voU 
|e passare al vescovato di Ostia e 
Velletri, «juandp divenne decano: 
altrettanto nel secolo passato fece 
il Cardinal Gio. Francesco Albani, 
il quale amò rimanere col vesco- 
Ylitp d> Poito, nel passare a deca« 



DEC 171 

no del sagro Collegio. Anzi il Car. 
dinal Camillo Paoluod Merlini, fòtto 
Cardinale nel 1743 da Benedetto 
XIV, dipoi nel 1762, venne assun- 
to al vescovato suburbicario di Por- 
to, da cui per le sue abituali in- 
disposizioni, ricusò di passara tanto 
al decanato, quanto al vescovato 
d' Osda e Felktri (Fedi), A questi 
articoli poi si riportano molle no- 
tizie, che riguardano i Cardinali 
decani del sagro Collegio, fra i quag- 
li appartengono molti di quei Can- 
dinali, che noi registrammo al voi. 
XV del Di^^onario a pag. 291, e 
8^., trioè al 5 IV, Elenco de'Car^ 
dinali che vissero assat\ ed intera 
vennero a molti Conciassi. l| Piaz* 
W nella sua Gerarchia Eccksta-^ 
stica, ed Alessandro Borgia, nel- 
V Istoria della chiesa, e città di Fel" 
letri, nel riportare il catalogo dei 
vescovi di Ostia, dei vescovi di Vel* 
letri, e dei vescovi di Ostia e Vel- 
letri, notano quelli, che furono asr 
sunti al pontificato, ciò che puro 
si vedrà nei due succitati articoli. 
Qui però faremo osservare, ch'esat^ 
tamente calcolando, tre soli Cardi- 
nali decani divennera Papi, e sono 
i seguenti; Lucio III, AUucingqU, òì 
trucca, che essendo decano dei sagro 
Collegio, e vescovo di Ostia eVel- 
leti*i, in questa seconda città fit' 
assunto al pontificato nel ii8r. 
Paolo III, Farnese, romano, vesco- 
vo di Ostia e Velletri, e decano 
del sagro Collegio, fu eletto Papa 
nel i534; e Paolo IV, Caraffa^ 
napolitano, decano del sagro Colle-^ 
gio, e vescovo di Ostia e Velletri; 
il quale nell'età di anni 79, nel iSS.'), 
fu sublimato al trii*egno. Alessandro 
Vili, Ottoboni, e Benedetto XII 1, 
Orsini j erano vescovi di Porto {Ve-* 
di), e sotto decani del sagro Colle- 
gio quando vennero eletti Papa, il 



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172 DEC 

primo Bell'età di settantanoTe, e il 
secondo di settantasei anni. Sem- 
bra opportuno qui ricordai^, che 
Gregorio XII, rinunziando nel i4i5 
spontaneamente al pontificato per 
la cessazione dei lungo e lagrime* 
vole scisma, in premio fu fatto dal 
concilio di Costanza, e dai tre col- 
legi cardi na liei, che in esso trova- 
vansi (cioè di Gregorio Xll, dì Gio- 
Tanni XXIII, e dell'antipapa Bene- 
detto XIII, tutti viventi contem- 
poraneamente), vescovo suburbica- 
rio di Porto, legato perpetuo della 
Marca, e decano del sagro Collegio. 
Quindi Giovanni XXIII, competito- 
re del precedente, prima nel me- 
desimo concilio rinunziò, poi fuggì, 
e pei*ciò venne deposto; ma in se- 
guito, essendosi gettato a' piedi di 
Martino Y eletto con unanime 
consenso nel i4 ''7» 'o <:r^ in appres- 
so vescovo suburbicario di Frascati, e 
decano del sagro Collegio accordan- 
dogli sedia più eminente degli ai- 
tri Cardinali. Rinunziando poi nel 
i449 Felice V 1 antipapato, il le- 
gittimo Pontefice Nicolò V lo di- 
chiarò decano del sagro Collegio, 
vescovo suburbicario di Sabina , 
coll'uso di alcune insegne ponti- 
ficie. 

Lungo sarebbe parlare delle pre- 
rogative, delle preeminenze appar- 
tenenti al Cardinal decano del sa- 
gro Collegio dei Cardinali della S.R. 
C, delle quali si tratta nei rispet- 
tivi ed analoghi articoli, e luoghi 
del Dizionario^ laonde qui ci li- 
miteremo ad accennarne le princi- 
pali. Il Cardinal decano è sempre 
il prefetto della cardinalizia Cori" 
gregazione della Cerimoniale {Fc" 
di)^ e non solo viene interpellato, 
e consultato sugli afiari della Chie- 
sa, e delio stato, perchè fa parte 
del maggior numero delle sagre 



DEC 

<9ongregazioni cardinalizie; Aia vie- 
ne sempre consaltato sopra tutte 
4e questioni, e diflferenze di qualun- 
que genere di etichetta, di distin- 
zione, di onorificenza, e di tratta- 
mento dovuto al sagro Collegio. 
Ordinaiiamente occupa alcune del- 
le primarie cariche della santa Se- 
de, ed è arciprete per solito di 
qualche basilica patriarcale, solendo 
n^li antichi tempi il Cardinal ver 
scovo d'Ostia fare il servizio eb- 
domadario, cogh altri vescovi sub- 
urbicari {Vedi), celebrando sull'al- 
tare pontificio della patriarcale ba- 
silica lateranense, come il princi- 
pale, e come il più vicino in tutte 
le funzioni pubbliche alla sagra 
persona del romano Pontefice, per 
l'antichità del suo trono episcopa- 
le, per le celebri memorie de' mar- 
tiri, e prerogative insigni di sì il- 
lustre chiesa. Inoltre il Cardinal 
decano prò tempore è il protettore 
di varie istituzioni, e più legati, co- 
inè dì quello del Chllegio Crivelli 
{Fedi\ di che si parla pure al 
voi. XVIII, pag. 323 del Diziona- 
rio, Il Ci-escimbeni, iSloria di san 
Giovanni avanti porta latina^ pag. 
338, nel narrare le munificenze di 
Sisto IV fette alla basilica latera- 
nense, dice, che con bolla de' i8 
giugno 174^9 affidò al Cardinal 
decano prò tempore, la cura della 
fabbrica della basilica, coli' interven- 
to di un canonico, e di un depu- 
tato del popolo romano. Per lo più 
il Cardinal decano è protettore del- 
l' ^rcìcon^^iterni/a {U s, Anna dei 
parqfrenieri(Fedi), capo della qua- 
le dopo il primicero è un oonfra- 
te chiamato il decano generale. 
Della processione di tal sodalizio, 
che passa avanti al palazzo di det- 
to Cardinale, si fa menzione al ci- 
tato articolo. Essendo il trattamen- 



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DEC 

io fra i Cardinali nello scrìTei*si 
r Emineniissimo , e ReverenéUssù 
mo , signor mio Osservandissimo 
{Fedi)y i Cai*dÌDali scrìvendo al 
Cardinal decano , invece dell' Os^ 
sefvandissimo, gli danno il Colen* 
dissimo (Fedi), All' articolo Carroz* 
ze, e Cavalli (Fedi) si è detto, 
che tutti i Cardinali prìncipi possono 
nelle seterie ed ornamenti delle 
pi*oprie carrozze, e cavalli intar- 
siare loro; ciò si usa, ed é per- 
messo al Cardinal decano sebbei- 
ne non sia nato principe, e per- 
do, come i principi Cardinali, al 
suo treno porta una carezza di 
più di quelle, che portano gli altri 
Cardinali. Sino al secolo decorso, 
i Cardinali decani nella pompa 
funebre, furono onorati al modo 
che si dice all' articolo Cavalcata 
pel trasporlo dei cadas^eri dei Car* 
dinaU decano^ vice- cancelliere, ec, 
nel volume X pag. 3o4 del Dizio- 
nario. 

Se il Cardinal decanp, come per 
lo più avviene, ha assunto i vesco- 
vati di Ostia e Yelletri, per dispo- 
sizione del regnante Papa Gregorio 
XVI, è anche legato apostolico di 
Yelletri e sua provìncia , mentre 
prima era soltanto govei^natore per- 
petuo di FeUetri (come meglio si 
dij*à a quell' articolo )j e tiene in 
quella città un prelato vice-legato. 
Fu Paolo III, che, con bolla del 
1 536, dichiarò il decano del sagro 
Collegio, vescovo di Ostia e Yel- 
letri, governatore nato e perpetuo 
anche nel temporale, con mero, e 
misto impero, non che protettore 
in tutto il territorio delle due cit- 
tà e diocesi, con facoltà in prima, 
e seconda istanza privativamente, 
quanto ad ogni alti*o giudice . dei 
tribunali di Roma, tanto in civile 
quanto . in ciùminale , eccettuati i 



DEC lyS 

casi atroci, facoltà perb aggiuntavi 
da s. Pio Y, ad istanza del cele- 
bre Cardinale Giovanni Moroni de- 
cano del sagro Collegio, e vescovo 
di Ostia e Yelletrì. Inoltre il Pa- 
pa nella sua bolla, Decet Roma- 
TUimde'sS luglio iSyo, minaccia- 
va scomunica a chi ardisse di tur- 
bare tal gimnsdizione. Ma avendo 
Sisto Y con sua bolla tolta tale 
facoltà, e prerogativa di dominio 
temporale, Gregorio XI Y colla bol- 
la- Si de restituendis, data a' 23 
mai*zo iSgi, rivooò quella di Sisto 
V, e ad istanza del Cardinale Ge^ 
sualdo, allora vescovo e decano, gli 
confeiTuò tutti gli antichi privilegi, 
concessioni, e grazie godute dai 
Cardinali suoi predecessori. Le me- 
desime vennero altresì confermate 
ad istanza del Caixlinal Gallo, ve- 
scovo e decano, da Paolo Y me- 
diante la bolla Nobis nuper, data 
a' 19 settembre 161 5. Altrettanto 
confermò ampiamente Urbano YIII, 
con bolla spedita in Roma a' 12 
novembre 1623 ad istanza del Car- 
dinal decano e vescovo. Al mede- 
simo autorevole indulto il Ponte- 
fice Innocenzo X, col disposto del- 
la bollar JVe de Jurisdictione ema- 
nata a' 2 ottobre i652, diede ul- 
teriore vigore, e fermezza, con am- 
pliazione di clausole , e ciò ad istan- 
za del Cardinal Carlo de' Medici, 
vescovo e decano. 

Se il Cardinal decano é vescovo 
di Ostia e Yelletri, pel privilegio 
che da Papa s. Marco gode la 
prima di dette chiese, dell'onore 
del pallio, egli consagra nella ba- 
silica vaticana il Pontefice i*omano, 
se allorquando è eletto non è ve- 
scovo. Quando nel 147" divenne 
Papa Sisto lY, lo consagrò il Car- 
dinal. d'Estoutevi ile, vescovo di O- 
slia e Yelletn, sebbene non fos- 



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174 ^^^ 

fé decano del sagro Coll^;io. Al- 
l' articolo CoHSAGRAZioire db' som- 
mi Poimnci sì tratta dì questo 
punto, e sì riportano esempi dei 
Cardinali 80tto*decani , che consa* 
grarono i Papi per impoteoza dei 
Cardinali decani. 11 pallio Tiene im- 
posto al Cardinal decano Tescovo 
di Ostia e Velletri dallo stesso som- 
mo Pontefice 9 al modo che dioest 
a PaUio Pontificio (Fedi), I paliti 
sono benedetti formalmente dal Pa- 
pa nella basilica vaticana , dopo il 
primo vespera pontificale della fe- 
sta dei ss. Pietro e Paolo. Sì leg- 
ge poi nel numeit) 7647 del Dia^ 
rio di Roma del 1766, che non 
essendo intervenuto al detto vespe- 
vo Clemente XIII, noq solo il Car- 
dinal Cavalchini decano intuonò il 
vesperO) ma &ce la solenne bene- 
dizione dei palili. Col pallio adun- 
que il Cardinal decano vescovo di 
Ostia oonsagra ed unge col sagro 
ciìsma il Papa» e col pallio ungeva 
gì' imperatori quando furono coro- 
nati dai sommi Pontefici, al modo 
che dicesi all'artioolo Coronazione 
degP imperatori {Fedij, ove notam- 
mo che quando Nicolò V coronò 
Fedéiioo IH, fece Y unzione del sa* 
%vo olio il Cardinal Condulmero 
vescovo di Porto, essendo assente 
il Cai*dinal Cervantes, vescovo o- 
stiense. F. Marcelli, Sacr. caere- 
moniarum. De caerem, in die coro* 
nationù imp. servandis. Ecco quan- 
to racconta il Cohellio, JVoL Car- 
dinalatusy sulla coronazione di Car- 
lo V^ a pag. 325: *» Tertia est 
*> praerogativa, quod si celduanda 
M sit coiH)natio imperatoris prout 
» pluries celebratam fuis^ demon- 
•» strani faistorici , et ultimo loco 
M Carolus V anno salutis i53o 
** Bononiae a Clemente Papa VII 
M impei*ialemobtinuitcoiX)nam,quo 



DEC 
M cBsu imperator in solium a la^ 
M tere dextero Pontificis recipitur, 
M Cardinalis vei-o decanus a sini- 
M stris sedet, ita ut summus Pon- 
« tifex in medio consistat, ex Fla- 
«• vio Cherubino, in compend. bull, 
» a8 Clem. FII schoL antequam 
M vero coronetur sedet electus Cae- 
#* sar post Caixlinalem decanum, 
M et si quis rex adsil, hic sedet 
M post primum presbyteruai Car- 
»> dinalem, cum vero Caesar oott)- 
» natus erit, tunc sedebìt in sede 
M sibi parata inter Papam, et pri- 
M mum episcopum Cattiinalem, post 
9» quem locum habebit rex: ita in 
#* Caeremoniali romano, &'^. i, secL 
w 5, cap, 3, vers, etc., notandiàm, 
»> legitur; quae verì>a videntur oon- 
9» traria iis, quae l^untur in buUa 
M Clementìs VII ibi; quibus rite 
M peractisy ille in soiium imperiale 
M dexleio lateri nostro (Papa lo- 
M quitui*) pene contigutwi sese re- 
M cepity ec. Sed haec bulla loqui- 
M tur, quando imperator est in so- j 
» lio, caeremoniale vero antequam 
M ad solium acoedat , et in coetu 
M cardlnalium Pontifici adstantium 
$% sedei ". Il de Luca parlando a 
pag. 86 delle prerogative del Car- 
dinal decano, dice, ch'egli pi^cede 
quei principi, e pei^naggi, i quali 
precedono gli altrì Cardinali, e sie- 
dono sopra di loro in cappella, nei 
condstorì ec, ma sotto il Caixiinal 
decano per la ragione che questi 
rappresenta tutto il corpo. Neiran- 
no 1495, Carlo Vili re di Fran- 
cia assistette nella basilica vatica- 
na al pontificale celebrato da A- 
lessandro VI, sedendo però dopo 
il Cardinal decano primo dell' oi*di- 
ne de' vescovi. 

In tutti i luoghi il Cardinal de- 
cano prende dopo il Papa il pii- 
mo luogo, ed in cappella pontificia 



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DEC 
siede nel primo stallo. Iti tocca a 
lui nel gioTedì santo cantare la 
luessai ed in luogo del Papa egli 
dete fare la lavanda ai pellegrini, 
avendo allora un astuccio con due 
medaglie d'oro, e due di argento, 
eguali a quelle che si danno a' me- 
desimi pellegrini rappi*esentanti gli 
apostoli. Al Cardinal decano inol- 
tre incombe dare al Papa la can- 
dela^ e la palma l^enedette nel dì 
della loro funzione; ùkre da Teseo* 
To assistente in tutti i pontificali 
die i:elebra il Papa, sedendo allora 
in un fiildìstorìo sul piano del so* 
glìo pontificio; oelebivre ì pontifi* 
cali nelle feste di Pasqua, de' ss. 
Pietro e Paolo, e dì Natale ; into- 
nare i Tcsperì delle ultime due, 
cioè quando il Papa non celebri, 
o solo vi assista ; ed allora. Tale a 
dire nelle solennità di Pasqua, e di 
Natale, a lui spetta distribuire la 
comunione ai Cardinali diaconi ec. ; 
felicitare il Pontefice nelle dette 
feste di Pasqua e Natale dopo le 
cappelle dell' annÌTersario dell'eie- 
zione, e coronazione del Pontefice 
che regna, nella camera de' para- 
menti, in nome del sagro Collegio; 
altrettanto &r dopo la coronazione 
del nuoTo Papa, ed ogni anno do* 
pò le cappelle di Pasqua, e Nata- 
le. Per la prima però suole il 
Papa dispensare. 

A tutti questi omaggi e felicita- 
zioni il Pontefice risponde benigna- 
mente invitando il Cardinal deca- 
no a rìcambiarii al sagi'o Colico, 
e ad assicurarlo del suo gradimen- 
to. Ogni Tolta che ha luogo il can- 
to del Te Deum, il Cardinal de- 
cano Ta a recitarlo col Papa, e se 
il Papa in qualche chiesa dà la 
benedizione colla ss. Eucaristia, il 
Cardinal decano gli pi*esenta il tu- 
ribolo, e r incensiere: ma nelFul- 



DEC 175 

timo giorno dell' anno il Te Deuni 
nella chiesa del Gesù , Tiene in- 
tuonato dal Cardinal decano, che 
poi comparte la benedizione col 
Santissimo. Tutti gli uffizi sum- 
mentoTati, quelli che diremo, ed 
altri, si descrivono ai relativi arti- 
coli ne' modi debiti , con tuttociò 
che riguarda il Cardinal decano» 
Così Ta notato, che per impotenza, 
od assenza del Cardinal decano, 
supplisce nei detti u£Szi, ed altro 
il sotto-decano, ed in mancanza 
anche di questo^ il Cardinal più 
degno dell' ordine de' Tescovi. 

Tutte le schedule, che « stam- 
pano in sede Tacante per inritare 
i Cardinali alle congregazioni ge- 
nerali, alle funzioni proprie di quel 
tempo, e alle esequie novendiali, 
ai stampano in nome del Cardinal 
decano, de mandato Card, decani. 
Dalla prima sera del giorno in cui 
è morto il Papa, sino a quella 
precedente all' entrata de' Cardinali 
in oondaTC, in casa del Cardinal 
decano, si tengono le congregazioni 
de' capi d' ordini , al modo che ai 
descrÌTe al Tolume XVI, p. 290 
del Dizionario. Nelle congregazioni 
generali, che si praticano dai Car- 
dinali ogm giorno, dopo le esequie 
noTcndiali, il Cardinal decano ris- 
ponde a tutti que' personaggi co- 
me magistrato romano, ambascia- 
tori, mìnistt*i- esteri ec., e in nome 
del sagro Collegio, accetta le con- 
doglianze, che pel Papa defonto ec. 
si fanno ad esso. Nella mattina del 
giorno dell'ingresso de' Cardinali in 
Conclave (Fedi)^ il Cardinal decano 
canta la messa dello Spìrito santo. 

A tale articolo si dice tuttociò, 
che il Caixlinal decano fa in coo- 
claTc, delle sue pvei*ogatÌTe esercitate 
in tal tempo, e delle distinzioni che 
ivi riceve. Ed ecco un cenno delle 



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176 DEC 

cose prìncipali intorno a questo ar- 
gomento. AU'ingi-esso in concia ve, 
al fianco del Cardinal decano in- 
cede monsignor governatore di Ro- 
ma. Giunti i Cardinali in cappella, 
il Cai*dinal decano recita le con- 
suete orazioni, ed esorta i oolleghi 
ad una santa e solledla elezione 
del nuoTO Papa. Nella detta cap- 
pella il Cardinal decano, nella se- 
guente mattina all' ingt^esso , cele- 
bra la messa, e comunica tutti i 
Cardinali. Negli scrutini suona il 
campanello alle occorrenze. All'ar- 
rivo di qualche Caixlinale forestie- 
re, va poi a visitarlo in cella con ' 
formalità. Se alcuna delle corti, che 
godono il prìvilegio dell'esclusiva, 
la dà a qualche Cardinale , suol 
farla partecipare dal Cardinal de- 
cano. Appena eletto il Papa, è il 
Cardinal decano che gli domanda 
il consenso, il nome che vuole as- 
sumere, e pel prìmo gli presta que- 
gli atti di venerazione, che diia- 
miamo adorazione. Molte volte quel 
Cardinale, che è esaltato al ponti- 
ficato, suol dare il suo voto al Cai<^ 
dinal decano, per onorarne ì me- 
riti, e l'anzianità. Sino al 1700 
era pratica costante; siccome però 
Clemente XI lo diede in vece al 
Cardinal Pandatici, il Cardinal Bu-* 
glione, vescovo di Porto, e sotto- 
decano, ma che &ceva le veci del 
decano essendo questi morto, se ne 
mostrò sorpreso; ma il Papa si 
contentò semplicemente di rispon- 
depgli, che la sua coscienza era su- 
pei*iore a qualunque consuetudine. 
Se il conclave si celebra al Qui- 
rinale, e dovendosi fere la seconda 
adorazione nella cappella Sistina 
del Vaticano, e la terza nella con- 
tigua . basilica, il Papa vi si i*eca 
avendo in carrozza i Cardinali de- 
cano, e sotto decano. Appena il 



DEC 
Cardinal decano ha resa al nuovo 
Pontefice la terza adorazione a cor^ 
nu epùiolae deli' altara papale del- 
la basilica vaticana, intuona il Te 
Deum: e terminato questo inno, 
recita le solite orazioni. Nel gionio 
poi dell' incoronazione del novello 
Pontefice, e dopo la fìinzione, nella 
camera de' paramenti, il Cardinal 
decano in nome del sagro Collegio 
dirìge al Papa un' allocuzione, col- 
la quale lodando le sublimi doti, 
che lo esaltarono al maggiore dei 
troni, fìi voti per un lungo e fé- 
lioe pontificato, ed oft'e la coopc- 
razione del medesimo sagro CoUe- 
gio. Il Papa lisponde con altra a- 
naloga allocuzione, dimostra a' Car- 
dinali 'la sua riconoscenza, prega 
Dio di dargli lume e forza a sos- 
tenere il grave peso, e Cavita il 
sagro Collegio ad aiutarlo col con- 
siglio, e colle opere. Furono cosi 
belle, piene di unzione, e di aurei 
concetti le allocuzioni, che in tal 
fiiusta circostanza fecero affettuosa- 
mente il Papa regnante Gregorio 
XVI, e il Cardinal Bartcrfommeo 
Pacca attuai decano,, eprincipal de- 
coro dell'odierno sagro Collegio, che 
il dotto prof. d. Paolo Bainola le 
rivolse in soavissimi versi italiani, • i 
quali non si possono leggere, sen- 
za provare una religiosa commo- 
zione, con accrescimento di vene- 
razione pel Pontefice, e di estima- 
zione pel Caixlinale. 

Allorché il medesimo Papa si 
reca a prendere il possesso nella 
basilica lateranénse, prende seco in 
carrozza i Cài*dìnali decano, e sot- 
to-decano. V, il p. Gattico, Acta 
caeremonialia, pag. 490, verbo De- 
caaus CardinaUum, ec. Quando poi 
il nuovo Papa nel primo concisto- 
ro, che aduna dopo la sua elezio- 
ne, pronuncia un'allocuzione per 



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DEC 
ringraziare delia sua elezione il sa* 
grò Collegio, il Cardinale decano» 
eomsponde con analogo discorso , 
siccome interprete dei sentimenti 
de' suoi oncnrevolì colleghi. Si legge 
nel numero a 2 del Diario, di Ro' 
ma del 1775, che in simile cir- 
costanza, e in assenza del Cardinal 
Albani decano, rispose airallocuzio» 
ne di Pio VI il Cardinal di Yorck 
sotto decano. Inoltre il Cardinal 
decano, se non è arciprete delle ha- 
siliche lateranense , o lihei'lana neU 
lanno santo, allora viene creato dal 
Papa legato a latere^ per aprii'e , e 
chiudere la porta santa, nel detto 
anno deli'unÌTersale giubileo. IlPon- 
tefìce suole dichiararlo legato per la 
apertura, e chiusura della porta santa 
della basilica patriarcale di s. Paolo, 
intomo a che va letto quanto si di« 
ce al voi. XII pag. 201, e 302 del 
Dizionario. 11 Piazza, nella Gerar- 
chia Cardinalizia^ pag. 8 dice, che 
il Cardinal decano era abbate del* 
la basilica di s. Paolo, per cui nel- 
Tanno santo apriva, e chiudeva la 
porta santa. AI.toI. II, pag. i3i 
del Dizionario^ dicemmo, ch'essen- 
do impotente Innocenzo XII di a- 
prire la porta santa nella basilica 
vaticana, vi delegò il Cardinal de 
la Tour di Buglione, sotta decano, 
essendo infermo il Cardinal Cibo 
decano, il quale avrebbe dovuto 
eseguire le veci del Papa. Dell' a- 
pi-ire e chiudere la porta santa 
della basilica ostiense, per opera 
del Cardinal decano, tratta anche 
il Cohellio a pag. 323 e 324» o^^ 
inoltre dice: m in sacro Cardinalium 
M collegio tres assignantur decani: 
M inter dìaconos prior reoeptionei 
M inter presbyteros , . qui prior in 
- eum ordinem cooptatus est; ter- 
M tius decanus senior est inter epi« 
»* soopos. Cardinales *\ 
voi. itx. 



DEC 177 

Per conto delle cappeUe, e ve* 
speri cardinalizi, cioè die si cele- 
brano coir intervento ed assistenza 
dei Cardinali, in mancanza dei ri- 
spettivi superiori de' luoghi in cui 
si fiinno , r invito ai Cardinali si 
fii dal Cardinal decano del sagro 
Collegio, come si è avvertito. Quan- 
do i vescovati de' Cardinali subur- 
bicari venivano proposti in conci- 
storo dai Cardinali, da uno di que- 
sti facevasi anche la proposizione di 
quello di Ostia, e Yelletri, ma pe- 
rò il Papa avea già fatta un'ora- 
zione od allocuzione su tale eie*- 
zione, e sul decanato del sagro 
Collegio, come praticò Gemente 
XI nel 17199 e si legge nel nu- 
mero 282^ p. 9 del Diario di 
Roma di tale anno. Al voi. XV, 
p. 226 del Dizionario y si è notato 
che i nuovi vescovi presenti in 
Roma, in mancanza dell'uditore dei 
Papa, debbono fare la professione 
di fede al Cardinal decano. Questi, 
allorché i Papi creano in concistoro 
i loro parenti in Cardinali, in no- 
me del sagro Collegio li supplicano 
a conferire ad essi nel medesimo con- 
cistoro, per distinzione la berretta 
cardinalizia, senza attendere le ore 
pomeridiane. Dopo che i novelli 
Cardinali hanno ricevuto nel con- 
cistoro pubblico il cappello cardi- 
nalizio dal Papa, coi Cardinali an- 
tichi si recano nella cappella Pon- 
tificia, ivi a pie dell' altare si pro- 
strano i nuovi, e terminato il can« 
to del Te Deumy il Cardinal de- 
cano si reca al medesimo altare, e 
stando dalla parte dell'epistola, re- 
cita sopra di loro le consuete pre- 
ci, ed orazioni. Nelle ore pomeri-^ 
diane i novelli Cardinali, con treno 
nobile, si recano nella basilica va- 
ticana, e poscia vanno a visitare il 
Cardinal decano al suo palazzo. Ivi 
ta 



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178 DEC 

granii sonò inoontrati, ed ossequia- 
ti, appena si è fermata b carrozza 
neH'atrìOj dai gentiluomini, e cap- 
pellani del Cardinale decano, il 
coppiere od altro gentiloomo del 
quale nel salire le scale leva la 
niantelletta ad ogni Cardinale, re* 
stando così col rocchetto scoperto, 
mentre il caudatario^ ed altri cap« 
pellai» del medesimo Cardinal de- 
cano. Tanno a sostenere la coda 
della sottana d'ogni Cardinale. Si 
suol praticare ancora, che al solo 
Cardinale nuovo piii degno si fii la 
cerimonia della scoperta dd roc- 
chetto, e del son«ggere il lembo 
dell'abito cardinalizio da due fa- 
migliari del Cardinal decano. Agli 
altri poi levano la mantelletta i 
propri maestri di camera, con- 
tinuando i loro caudatari a sos* 
tenere la coda. Nel partire, al 
medesimo sito ove fu scoperto il 
ix>echetto^ ognuno riprende la man- 
telletta presentandola il gentiluomo 
del Cardinal decano, il caudatario 
del quale allora lascia il lembo del- 
la veste, che sosteneva al Cardina- 
le nuovo. Il Cardinal decano suol 
trattare ì Cardinali nuovi di rinfre- 
sco. Altrettanto fimuo i Cardinali 
nuovi al Cardinal decano quando 
individualmente restituisce loro con 
formalità tal visita, praticandosi vi- 
ceversa dai gentiluomo o coppiere 
del Cardinale novello più degno, an- 
che con luì lo scuoprimento, e ricuo« 
primento del rocchetto nel luogo 
indicato. Nel 1794 Pio VI dispen- 
sò i Cardinali nuovi dal recarsi 
nelle ore pomeridiane nella basilica 
▼aticate, permettendo. loro in vece 
ebe ìat visitassero subito dopo il 
concistoro in cui avea dato ad essi 
il cappello cardinaliaio ; ma la tìsi^ 
ta al Cardinal decano Albani si e^ 
fektuò giusta il consueto nelle ore 



DEC 
pomeridiane. Inoltre il Cardinal 
decano riceve le prime visite di 
formalità degli ambasciatmi e mi- 
nistri de' sovrani presso la santa 
Sede ; e restituisce il primo ai me- 
desimi la stessa visita di formalità, 
dopo aver ricevuto l'avviso che tutto 
il sagro Collegio è stato visitata 

Trattando il de Luca, a pag. 86, 
del Cardinal pratico, come i re 
ed i principi siedono tra* Cardinali^ 
ecco quanto dice : m I novelli Car» 
w dinali, dopo aver preso il cappel- 
li lo cardinalirio, visitano in primo 
M luogo la chiesa di s. Pietro, in 
w secondo luogo il decano del Col- 
M 1^0^ ed in terso luogo qualdie 
M i-e, o principe grande, il quale 
M si ritrovi nella corte; lasciando 
m il SUO luogo alla verità, se ciò 
M cammina nella persona dell' im- 
M peratore, ovvero de' re. E s^- 
M bene appresso il mondo di fatto 
M si dà una certa distinzione ti-a i 
M Cai*dinali principi, e i Cardi oalt 
M di privata condizione, con la qua- 
M le camminano alcuni saittoii, e 
» particolarmente l'Albergato, non- 
M dimeno, conforme si è detto di 
w sopra in proposito de' titoli, que- 
M sta distinzione non è giuridica; 
» ma è volontaria, e di fatto, ov- 
w vero di opinione ; sicché tra*Car- 
M dinaii non si dà altra pi^etY>gati- 
» va che quella, la quale è pi*o- 
» dotta dall'ordine, ovvero dalia 
» anzianità, ciocché sia ne' figli, o 
» fratelli di qualche gran re, il 
M quale goda la prerogativa di mo- 
» narca, > nel quale si lascia il suo 
» luogo alla Terità". Sebbene al 
voi; IX, p. 1 76 del Dizionario di- 
cemmo^ che i novelli Cardinali, do- 
po che hanno ricevuto dal Papa 
la berretta cardinalizia, irtsitano 
cfue' sovrani che fossero allora in 
Roma, locchà fecero a' 1 3 fnarzo 



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DEC 
iSaG^ i Cardinali Micara, e Cap- 
pellai-i ora regnante Pontefice, colla 
i^^na vedova di Sardegna Maria 
Teresa; tuttavolta sembra, che tal 
vìsita convenga meglio dopo che i 
Cardinali novelli hanno visitato il 
Cardinal decano, rappresentante lo 
intero sagro Collegio, anche perchè 
allora i Cardinali hanno ricevuto 
il eappello caixiinalizio, ed hanno 
ricevuto altre insegne, o indumen- 
ti loro propri. Alle precedenze, che 
gode il Cardinal decano, oltre Tin- 
Titai« il lettore a leggere nel voi. 
X, p. i3 il § ly Precedenza nel 
sagro CoUegiOj aggiungeremo quan- 
to si descrive in un mss. veridico, 
sul battesimo solennemente dato 
nella basilica vaticana ad alcuni 
ebrei da Clemente XI, a' la mar- 
zo 1704. Dispose il Papa, che il 
Cardinal decano di Buglione, e la 
r^ina vedova di Giovanni III So- 
bieski re di Polonia, tenessero al 
sagro fonte la donna ebrea. In que- 
sta funzione, secondo il consueto, 
ebbe sulla regina la pt*ecedenza il 
Cardinal decano. Di fatti Clemen^' 
te XI, nell'ingresso nella basilica, 
asperse coli' acqua benedetta prima 
il Cardinal decano, poi la regina, 
ed avente a sìnìsti^a la regina, s'av- 
viò al battisterìo, ove ebbe il primo 
luogo il Cardinal decano, e il se* 
condo la regina. Gio. Fed. Mayer 
scnsse la Dissertatio de Cardinali 
decano^ Kilonii, 1700. 

DECAPOLL Paese della Pale- 
stina, così chiamata perché com- 
prendeva dieci città principali tut- 
te grandi) e forti, situate altre 
di qua, altre di là dal Giorda- 
no. La più importante è Scitopoli. 
In questo cantone della Palestina, 
che foceva parte dell' Itui^ea, pae- 
se della ti'ibii di Dan nella Gali- 
lea, Geèù Cristo spesso Ita predir 



D£C 179 

cato. U Einahli parla della Decapo- 
li all'anno 3i num. 54, dicendo 
che la provincia detta Decapoli era 
nella Galilea, una delle quali era 
Cafarnao; ed aggiunge che Plinio 
scrìve come in ognuna delle dieci 
città eravi una teti*archia a guisa 
di regno, e che per regno solevasi 
conferire. La città di Cafaiiiao era 
assai commerciale, e popolata, ed é 
celebre sopi^attutto per essera stata 
visitata da Gesù Cristo nostro Signo- 
ra, come leggesi nei santi evangeli. 
DECIME Ecclesulsticbb. La de« 
cima, o decime, Decima^ Decimae, 
o DecimOy significa una medesima 
cosa, secondo la forza della paro- 
la, ma nell'uso però ha un si* 
gnifioato di&rente. Decima, secoH« 
do propriamente la forza della pa* 
rok, significa la decima parte di 
una cosa; secondo l'uso significa 
una porzione approssimativa della 
decima^ come la dodicesima^ la tra- 
dicesima ec. La decima general- 
mente parlando era una porzicme 
de' prodotti, ch'era dovuta ai de- 
ci ma tori, e la sua orìgine è anti- 
chissima. Àbramo diede al sommo 
sacerdote Melchisedecoo la decima 
del bottino da lui raccolto sui quat- 
tro ra, che aveva vinti. Giacobbe 
ofii*i al Signora le decime dì tutto 
quello^ che avrebbe acquistato in 
Mesopotamia. Dall'Esodo, dal Le- 
vitico^ e dal Deuteronomio, appren* 
diamo che Mosè obbligò gl'israeliti 
a parecchie sorta di decima; e di 
dare ai sacerdoti e leviti, la decima 
parte di tutti i loro beni. Divide* 
vano gr israeliti le ^edme in tre 
parti, una era pei leviti come mi- 
nistri delle cose sante; la seconda 
per comperara i sagrifià pacifici; 
la terza pei poveri, pei forestieri, 
per le vedove e pegli or&ni. Si 
pagavano esse ai leviti^ e si racco* 



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i8o 



DEC 



glie^no in ogni anno. Da tuttocìò 
può dedussi essere le decime di di- 
ritto divino perchè prescritte da 
Dio a Mosè. Nella Chiesa cattolica 
i chierici non vissero ne'primi se- 
coli che delie pie oblazioni volon- 
tarie de' fedeli, e da queste stesse 
oblazioni Tolontarie ebbero orìgine 
le decime ecclesiastiche* La péi-ce- 
zìone delle decime, primizie, e ob* 
lazioni, è di diritto parrocchiale, e 
spetta ai rettoli delle parrocchie per 
la cura che debbono avere delle ani- 
me, e per eseguire le ecclesiastiche 
finzioni, pel culto di Dio, della Ver- 
gine Maria, e de' santi. Gli effetti 
ed il fine per cui debbono pagar- 
si le decime, sono la salute del cor- 
po, Tabbondauza de' frutti, la sal- 
vezza dell- anima, e l'acquisto dei 
premi celesti. Se la decima non si 
paga, competè a chi si deve l'azio- 
ne confessorìa per esigerla. Di più 
contro chi si rifiutasse, ^i può colla 
sentenza di scomunica obbligarlo, 
come provano i canonisti. V. Fran- 
cesco Bérlendi, Ddle oblazióni 
all' altare, antiche ^ e moderne. Se- 
condo Gesii Cristo medesimo, il la- 
voratore evangelico merita la sua 
ricompensa; anzi i pagani sempre 
somministrarono le cose necessarie 
ai miùistiì della loro religione, co- 
me si ha dal cap. 47 della Gene- 
si, e da molti altri esempli nièn- 
ti d$i Bouchel, dotto giurisconsulto 
del secolo XVII alla parola Deci* 
me, cap. I, nom. 6. F, Beneficio, 
e Bbni di Chiesa. In pi*ogi*esso di 
tempo, i principi, ed i prelati con- 
cordemente fecero delle decime una 
legge, obbligando di dai*e agli ec- 
clesiastici le decime de' frutti che 
si racooglhevano. Il primo concilio, 
che le ordinò, fu il seconda di 
Tours nell'anno 567 ;. ed il primo,- 
che aggiunse a quella prescrizione 



DEC 
la pena della scomunica contro i 
refi-attaii, fu il secondo concilio di 
Macon dell'anno 585. Ma dm ca- 
noni formati sulle decime ecelesia- 
stiche dai concili, e dei decreti e 
provvidenze de' sommi Pontefici per 
quanto riguarda le decimei tratte- 
remo dappoi 

Adunque il vocabolo decime si- 
gnifica quello, che somministrava- 
no i fedeli ai ministii della Chie- 
sa per loro necessario mantenimen- 
to, mentre decima, o decimo dena- 
ro, significa la decima parbe dei 
redditi, che il re pigliava dal suo 
popolo, chiamata anche prediali. 
Decime altresì si prende in sigui* 
ficato di quello, che gli eoclesiasti- 
ci davano al re de'loi*o beni di 
chiesa, pe' bisogni deUo stato. Ve^ 
ramente le decime in principio non 
furono accordate, che per un tem- 
po limitato, , e piiX tardi vennem 
domandate per le sagre guerre 
contro gì' infedeli, eretici, ed altri 
invasori de' beni di Chiesa. 

All'articolo Costantinopoli {Ve^ 
di) si parla al paragrafò relativo, 
delle decime concesse dai Papi ai 
sovrani, pei' la guerra contro i 
maomettani, e in difesa del cri- 
stianesimo, con le analoghe istru- 
zioni, e Isolamenti per la perce- 
zione delle medesime ec La prima 
decima, che ci ricorda la storia di. 
Francia, e quella che fu accordata a 
Carlo Martello maggiordomo del re-, 
gno di Francia, v^rso la metà del- 
l' ottavo secolo per la difesa del Pon-^ 
tefice s. Gregorio III conti*o i potenti 
longobardi, dominatori d'Italia. La 
seconda, chiamata Saladina^ fu . ac- 
cordata a Filippo II Augusto per. 
la guerra contro Saladino i*e dui 
saraceni della Soria, quando prese 
Gerusalemme 88 anni dopo che il. 
pio GoSi^do di Buglione vi aveva 



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ÓEC 

fondato '*uii nuovo regtio. A Tendo 
perdo il • Pontefice Clemente III 
fatta predkaire la Crociata {Fedì), 
nei diversi slati della cristianità, 
per interessare i principi, e le na- 
zioni per la difesa de' santi luoghi, 
e per la deplorabile sorte dei lati- 
ni orientali, i re di Francia, e di 
Inghilterra 2 tralasciando di guerreg- 
giai^ fì'a loro, non pensarono che & 
vendicare la prapria religione, e pre- 
sero la croce de' crocesignati. Quel- 
li, che non presei-o la croce, furo- 
no obbligati a pagare. Tanno 1 1 88, 
la decinia parte di tutte le loro 
rendite, e persino de loro mobili. 
Furono quindi assoggettati all'ana» 
tema coloro, che si rendessero re- 
frattari; e per meglio ancora assi- 
curarne la percezione, venneix) sta- 
biliti alcuni possenti e vigilanti 
comroissaii, fra i quali un tempia- / 
re, un ospitaliere, un offiziale del 
re, ed uno del vescovo. Chierici, 
e laici, secolari^ e regolari, in una 
parola, le persone d' ogni stato e 
condizione venneix) assoggettate a 
tale imposta, ad eccezione però de- 
gli ospedali pei lebbrosi, dei certOl^^ 
sini, dei cistcrciensi ec. Tale fu la 
famosa imposizione, che venne, chia- 
mata Decima Saladina, Sotto il re^ 
gno di s. Luigi IX nel 1267, si 
raccolsero altre decime, per la li- 
l)erazione della Palestina. Già il 
concilio generale lateranense tenuto 
da Innocenzo III, e quello gene- 
rale di Lione, ordinarono decime 
pei medesimo fine; ed in seguito 
vennero accordate ai sovrani con 
tanta frequenza, ohe divennero loro 
im ordinario ajuto, per cui il con- 
cilio dr Costanza le volle abolite, ordi- 
nando che per l'avvenire s'impones-. 
*%ro soltanto per motivi rilevanti fon- 
dati- sul bene della Chiesa universale, 
e «ul generale oonsenso dei prelati. 



DEC «Si 

lid decima, che si rinnovava o- 
gni dieci anni^ venne chiamata de- 
cima ordinaria^ o antica decima; 
ed anche decima di conthzttoj le 
altre chiamaronsi decime straordi- 
nancy e ve n'ebbero di due ma- 
niere, le une ch'erano pure annue 
imposizioni al modo stesso 4elle 
decime ordinarie, sebbene di diver- 
sa origine; le altre erano doni gra- 
tuiti, che il clero pagava al re ad 
ogni cinque anni, ed altre sovven- 
zioni straordinarie, che pagava di 
tempo in tempo a norma de'bìso'' 
gni dello stato. Le decime inoltre 
sf dividevano in reali, personali, e 
miste. Le decime reali, o prediali, e- 
rano quelle che si riscuotevano sui 
prodotti della teiTa, come biade, vi- 
no, legna, e legumi. Le personali e- 
rano quelle, che provenivano in par- 
te dalla natura, ed in parte dal la- 
voro, e dairindustrìa delle persone. 
Così pure v'erano le decime miste, 
le decime reali, le decime antiche 
e novali, e finalmente le decime di- 
videvansi in ecclesiastiche ed erano 
quelle che si riscuotevano dagli eé- 
desi astici a motivo del loro mini- 
stero spirituale, e senza alcun cari- 
co di feudo; le decime profane, o 
temporali, od infeudate erano quel- 
le, che venivano possedute a tito- 
lo di feudo, a condizione di fede 
ed omaggio, e di altri doveri si- 
gnorili. Eravi eziandio un'altra spe- 
cie di decima appellata decima di 
seguito o di sequela consìstente nel 
riscuotere, che fiiceva un curato, 
la decima del teri^eno di un'altra 
parrocchia, che . veniva coltivata da 
un suo parrocchiano. Ma delle de- 
cime trasferite dai vescovi ne'cano- 
nici secolari, delle decime che era- 
no tenuti a pagare anche i mona- 
ci, non per le novali, ec. ci per- 
mettiamo un cenno, che desumia- 



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iSa BEC 

iDO dalla dissertazione XXXVI del 

Muratori, de /!iW///, deHk precarie^ 

e deìlt decime de*laici nef secoli di 

mezzo, 

Ne'ross. di Pellegrino Prisoano 
sono riferiti due strumenti, Tuno 
de' quali appartiene all'anno 969. 
In esso l'abbate monisierii s, Mariae 
iu jéula Reff'a della diocesi di Co- 
macchio dà a livello ad un Boni- 
.sone prete la chiesa di s. Michele 
arcangelo, posta nel borgo di Fer- 
rara, con obbligo di ben trattare 
i messi del monistero, e di pagai*e 
ad essi la metà delie oblazioni . 
L'alti*a è foi-se del 97!», dove il 
medesimo abbate conferma la sud- 
detta chiesa al mentovato Bonizone, 
colla giunta di un casale. Da un 
documento dell'archivio del capito- 
lo di Reggio si ha la conferma 
latta da Gandolfo, vescovo di tal 
città nel 1066, della chiesa di 8. 
Maria di Castel Nuovo, già livella- 
ta da Tenzone vescovo ad Ingone, 
e a' suoi posteri, con pagare ogni 
anno due denari di moneta pave- 
se. Sembra che siffiitti livelli non 
fossero punto da biasimare, perchè 
forse chi riceveva quelle chiese, o 
le aveva febbricate, o risai-cite. Per 
questa ragione il gius del patrona- 
to, anche oggidì, si conferìsoe a 
somiglianti benefattori delle chiese. 
Ma non mancarono ecclesiastici 
una volta, i quali anche senza 
questo titolo davano a livello ì sa- 
gri templi, e ciò particolarmente si 
praticò delle decime ch'essi pasto- 
ri vendevano, donavano, o permu- 
tavano, del quale argomento trat- 
tò diffusamente il p. Tomassini 
nel tomo III de beneficiis, MoIte< 
notizie ci somministrano sulle deci- 
me le leggi loogobaixliche, e i ca- 
pitolai dei franchi. Ora solamente 
si ha a dii^, come queste decime 



DEC 
si trasferissero dai prelati e parro- 
chi, benché fossero beni destinati 
al loro alimento, in monaci, canoni- 
ci, ed anche in persone secolari. 

L'istituzione de'oanonid, come si 
disse altrove, specialmente si dilatò 
e crdAie sotto gl'imperatori Carlo 
magno» e Lodovico I. Tanto prima 
avevano i monaci propagato il sa- 
gro loro istituto per tutti i paesi 
cristiani, con aver fondati innumC'' 
rabili monisteri, celle e pviorati. I 
vescovi adunque, che per lodevole 
motivo e zelo di religione, pren- 
devano a fondare, o ad arricchire 
qualche monistero, o colico di 
canonici, usarono talvolta di dona- 
re loro una porzione delle decime 
dovute alla mensa episcopale, tras- 
ferendo in essi monaci o canonici 
il gius di esigerle. Anche il gius 
di decimare ritrovasi tra le mona- 
che, certamente per dono ad esse 
fiitto dai vescovi. In una bolla del 
1187 di Urbano IH confermatrice 
di tutti i beni e privilegi delle 
sagre vergini di s. Eufemia, si leg- 
gono registrate, decimas Molendìni 
episcopi, tfìwd est in Porla CiUanxh 
va : et decimas et redditus in Sor- 
baria, et decimas quas a quadra* 
ginta annis ecclesia vestra rationa- 
biliter, et paci/ice tenuit Finalmen- 
te furono le decime trasferite una 
volta da'vescovi negli stessi secolari, 
del che si portano esempi dallo stes- 
so Muratori. Di quali cose poi in 
molti luoghi si pagasse una volta 
la decima, si può comprendere da 
una carta sanese del 1 1 18, che il 
medesimo pi^MÌuce, osservando che 
tali decime erano state concedute 
da pie persone prò suorum remis- 
sione peccatorum. 

Tanto oltre poi si stese il traffico 
delle decime, ch'esse si vendevano, 
donavano, e permutavano, a guisa dei 



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DEC 
r beni altòdiali^ e di qui avrerise, che 
t anche a' nostri tempi presso alcuni 
t nobili laici si conserva questo diritto^ 
Oltre alle decime si trovano antica- 
i mente nominate leiVone. Fra le leg- 
[ gi longobardiche, par. II del t I 
; Rer. liaLy la sessantesima dì Carlo 
( Magno contiene queste parole: Prae- 
cipimus^ ut quicumque de rebus ec- 
\ clesiaslicis hdbet^ pleniter secundum 
I morem regionis nonas^ et deci- 
mas ecdesiis donet Qualsivoglia 
F terra posta nella diocesi , paga- 
Ta al vescovo, oppure al parroco 
nella sua parrocchia secondo la 
diversità de'paesi, la decima di tut- 
ti i finitti. Ma chi riceveva ter- 
re proprie della chiesa a colti- 
Tare, si crede, che dtre alla decima 
comune pagasse la nona parte di 
quella rendita alla chiesa diretta 
padrona. P^rò col nome di quarte 
s'intese altra specie di decime, e 
forse per la stessa ragione sì deve 
intendere la quarta parte de'frutti. 
Essendo t monaci costi*etti a pa- 
gar la decima dei loro poderi al 
vescoTO, ovvero alle chiese parroc- 
chiali, per lo più i prelati, per mo* 
tivo di religione, ed acciocché i 
monaci fossero più diq)osti ad eser- 
citare l'ospitalità Terso i pellegrini, 
e poveri, la sdevano rimettere ad 
essi. Ma alcuni vescovi, e parrochi, 
riscuotendo con rigore le decime 
dai monaci, mossero i Romani Pon- 
tefici nel privilegiare i monisteri a 
confermare l'esenzione dalle decime 
concedute dai vescovi. Nulla di me- 
no nel secolo XII s'introdusse il 
costume, che se i monaci riduce* 
vano a coltura qualche terra inpoU 
ta, e la lavoravano colle proprie 
mani, questa doveva andare esente 
dalla gravezza delle decime. Natalia 
si dìiamavano simili terreni. A la« 
vorac tali terre si adoperavano i 



DEC i83 

conversi (Fedi)^ e molti perciò ne 
dovevano avere allora i moni- 
steiì. 

A regolare le decime, a togliere 
gli abusi, ad imporle, ed a difen- 
derle, in ogni tempo accorsero i 
concili, e i Papi, e con santissime 
leggi vi presero provvedimento. A 
volerne registrare le principali, ci 
limiteremo ai seguenti canoni e de- 
creti, parlandosi dell'argomento an- 
che a' rispettivi luoghi, come negli 
articoli di stati e regni. Il conci- 
lio di Macon celebrato nell'anno 
585, col canone quinto prescrisse 
il pagamento delle decime a'mini- 
sti*i della Chiesa, secondo il costu- 
me immemorabile de'cristiani, sot- 
to pena di scomunica. Il concilio di 
Francfort sul Meno, tenuto l'anno 
594, col canone 2 5 ordinò, che 
ognuno dovesse pagare la decim» 
del suo proprio, oltre i censi do- 
vuti alla chiesa pei benefizi, vale 
a dire, delle terre di cui essa ac- 
cordava il godimento a' privati. 
Nel concilio di Chalons sulla Sen- 
na dell' 81 3, col canone dedmo, 
s'impose alle famiglie di pagare la 
decima alla chiesa dove ascolteranno 
la messa in tutto l'anno, e dov^ 
facessero battezzare i loro figli. Nel 
909 in Trosle presso Soissons ebbe 
luogo un concilio, e nel canone 
nono si dice, che la decima deve 
essere pagata di tutti i beni anche 
di traffico, e d'industria. Nel cano- 
ne sesto poi viene prescrìtto, che 
le decime, le primizie, e le obla- 
zioni sieno esenti da ogni diritto 
fiscde, signorile, e per essere ammi- 
nistrate dai preti, e sotto la dire- 
zione dei vescovi. Noi però, dice- 
vano que'padri, non pretendiamo, 
che i vescovi sieno padroni asso- 
luti dì questi beni con pregiudizio 
de'signori; eglino non ne hanno che 



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i84 DEC 

il goTerno, e noi prescrivlama ai 
nostri pvetìy di rendere a quelli, 
nella signoria de'quali sono le chie- 
se, il dovuto rispetto, senza aver 
arroganza, né contrasto; devono 
senza pregiudizio del ministero ren- 
dersi accetti al lóro signore, e ai 
loro pari*occhianì colle cui obla- 
Eioni sussistono, e render loro colla 
dovuta umiltà i servizi spirituali, i 
quali devono rendere gratuitamen- 
te, quando anche non ne riceves- 
sero nessun sussidio temporale. 

Nel concilio tenuto in Roma 
nel 1099, ^^ canone decimoquin- 
to fii proibito agli abbati ed altri 
superiori di chiese di ricevere dal- 
le mani dei laici, decime, e altri 
diritti ecclesiastici, senza il consen- 
so de' vescovi. Nel concilio genera- 
le lateranense tenuto nel 1 1 89 
dal Pontéfice Innocenzo II, median- 
te il canone decimo, venne proibi- 
to a'iaid di possedere le decime ec- 
clesiastiche , ossia che le abbiano 
ricevute dai vescovi, dai re, ovvero 
da qualunque altra persona: inoltre 
jI concilio dichiarò , che se * non 
le restituissero alla chiesa, sarebbero 
incorsi nel delitto di sacrilegio, col 
pericolo di eterna dannazione. La 
medésima proibizione fu fatta dal 
concilio di Reims nel 11 43. Col 
canone ferzo del concilio di Tours 
dell'anno 1 1 63, si proibì a'vescovi, 
ed altri prelati di dare a nessun 
laico ne chiese, né decime, né oh- 
lazione. Decretò nel 1172 il con- 
cilio di Avranches, col nono canone, 
che quelli, i quali posseggono decime 
per diritto ereditario, possano dar- 
le ad un chierico, con patto, che 
dopo la sua morte rìtornino alla 
chiesa. Nel canone 14 del concilio 
generale lateranense celebrato nel 
1179 da Alessandro III, si proibì 
ai laici di trasferire ad altri laici 



DEC 
le dedme che posseggono, con pe- 
ricolo delle anime loro. Per que- 
sta ragione si conservarono ai laici 
le decime, delle quali si giudica 
che fossero in possesso al tempo di 
questo concilio, e si chiamavano 
decime infeudate. I padrì del conci- 
lio lateranense, convocato dai Papa 
Innocenzo III nel I3i5, ecco come 
si espressero nel canone 33: *• noi 
M comandiamo che la decima sia le- 
M vata prima dei censi, e di tutte le 
M rendite, come un segno del domi- 
M nio universale di Dio ". Si l^ge 
nei canone a idei concilio tenuto a 
Bordeaux, nel i256, che quan- 
tunque le decime appartengano al- 
le volte ad alti*e chiese, si lasce- 
ranno sempre i novali (doé le de- 
cime che riscuotevansi sulle terre 
poste in coltivazione da poco tem- 
po) alle parrocchie dove crescono. 
Nel canone poi i3 é comandato 
a tutti i laici, che tengono decime, 
di lasciarle alle chiese sotto pena di 
non essere ammessi ai sagramenti 
del naatrimonio, o dell' eucaristia, 
né alla sepoltura ecclesiastica in- 
sieme alle loro mogli, ed ai fi« 
gliuoli. 

Vedendo il Pontefice Bonifacio 
Vili, che il clero ero dai principi 
molto gravato, e volendo provve- 
dere alla immunità, che ai chiei*ici 
conveniva, colla bolla Clericis Lai- 
cos 3, de immun, EccL in 6, pub- 
blicata ad Anagni a' ai settembre 
1296, e da lui fatta inserire nel 
sesto libro delle decretali, con- .au- 
torità apostolica decretò, che i re, 
o i principi per qualunque prete- 
sto, senza il consenso del sommo 
Pontefice, non potessero esigere dai 
chierici le decime, sotto pena di 
scomunica, non meno ai prindpi 
medesimi, che ai chierici ancora, se 
in ciò ubbidissero. Tuttavoita» vo- 



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DEC 
lendo oonserTarsi amico il re di 
Francia Filippo IV il Bello, e per 
le suppliche dei prelati di quel rea- 
me, a' 19 febbraio 1297^ interpre- 
tò la mentovata costituzione , e 
prescrisse che la proibizione non si 
estendesse ai volontari donativi, ri- 
chiesti per la difesa del regno, o 
al riscatto ^del re, o de' suoi figliuoli. 
Da ciò non ostante ebbero origine le 
limose vertenze ' fra Bonifìicio Yllf, 
e j] detto re di Francia. Clemente 
y, dopo avere stabilito la residenza 
pontificia in Avignone, nel i3o6, 
ri VOGÒ la bolla di Bonifapio Vili, 
e per conto delle decime, mediante 
In costituzione Meruii, Extravag, 
ife prisnkg. nel Labbé Conc, tom^ 
XI, didiiarò, e stabilì, doversi os- 
servare tutto quello, che i suoi pre- 
decessori avevano ordinato nei con- 
cili generali lateranensi, e negli 
altri concili generali, contro i laici 
che esigessero indebitamente dalle 
chiese e dagli ecclesiastici, tributi, 
decime, o imposizioni di qualunque 
maniera si fossero, ovvero dessero 
perciò consiglio, ajuto, o favoi*e. Di 
questo grave argomento, il ripetia- 
mo, in ogni articolo di stato, o re- 
gno, si riportano le decime accora 
date parzialmente dai romani Pon- 
tefici ai rispettivi sovrani, massime 
per le guerre contro i turchi, ed 
eretici, non che pei bisogni impe- 
riosi degli stati, e dei sudditi. 

Nell'anno i326 si celebrò in 
Mamiac, diocesi d'Auch, un con- 
cilio^ il quale col canone XXVIII 
deci^etò: che le decime sono do- 
vute per gius divino, e pronunziò 
molte pene contro coloro, che non 
le pagano fedelmente, e prima di 
ogni ailro aggravio, o che distol- 
gono altri dal pagarle, che le u- 
surpano, o le trattengono. Eletto 
Martino M^ nel concìlio di Costan- 



DEC i85 

za nel ì^i^, presiedette alle quat- 
tro ultime sessioni del i4iB, nelle 
quali ti*a le altre cose venne de- 
terminato, che nessuno imponesse 
decime, fuorché »! Papa col consi- 
glio dei Cardinali, e dei prelati. 
Indi, essendo stata presa nel i453 
Costantinopoli da Maometto II, ne 
pianse la perdita il. zelante Ponte- 
fice Nicolò V e con essa l'estinzio- 
ne dell'impero orientale, passato 
per tal maniera nelle mani degli 
infedeli. Egli pensò pertanto al 
modo di tentarne la ricupera. A 
tale effistto pubblicò una bolla ai 3o 
settembre, colla quale eccitò i fedeli 
tutti ad unirsi per fare la guerra 
ai turchi, nemici del nome cristia- 
no, e concedette indulgenza plena- 
ria a chi o in un modo, o nell'alp 
tro vi concorreste. A quest'opem 
il buon Pontefice assegnò tutti i 
proventi, che dai benefizi proveni- 
vano all'erario pontificio, e la de- 
cima di quelli, che provenivano 
dallo stato del dominio temporale 
della Chiesa romana. Ad essa asse- 
gnò ancora le decime di tutti i be- 
nefizi ed offici della romana curia; 
le decime di tutti gli uffizi ed im- 
pieghi dello stato ecclesiastico ; e le 
decime de' benefizi ecclesiastici per 
lutto il mondo cattolico, e nominò 
molti soggetti per collettori di que- 
ste decime. Succedendo nel 1455, 
a Nicolò V, il Papa Calisto III, non 
si mostrò meno impegnato per re- 
primere la crescente potenza otto- 
mana. Pieno di eguali sentimenti 
fu Pio II, che gli successe nel 
i458> Subito adunò egli in Manto- 
va un generale congresso, per ista- 
bilire i mezzi atti a formare una 
crociata, e spedirla contro il comu- 
ne nemico.. Ivi fu deliberato, che 
di tutte le nazioni, per questa sa- 
gra guerra collegate, pagassero per 



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ib6 D£G 

tre anni i chierici la decima, i 
laici, e gli ebi-ei la Tigesima. A 
questi soccorsi promisero di aggiun- 
gerne ben altri maggiori i fioren- 
tini, i sanesi, i ragusei, i genoTesi, 
ì rodiani, e i bolognesi. Quindi 
Pio II, con bolla de' i5 gennaio 
1460, pubblicò a tutto il mondo 
cattolico quanto in questo congres- 
so area oonchiuso. Dipoi Giulio III 
nel iSSSy assolvette l'imperatore 
Carlo V dalle censure, nelle quali 
potesse essere incorso, secondo le 
leggi stabilite da Leone X nel con- 
cìlio lateranense V, per le decime 
esatte nel regno di Sicilia, e che 
dall'imperatore vennero procurate 
per sussidio della guerra nell'Africa. 

Ecco poi quanto il sagrosanto 
concilio di Trento nella sess. i5, 
can. 7, decretò sulle decime : m Non 
ff» bisogna tollerare senza castigo, 
M coloro, che procurano con di- 
»» versi artifizi di sottrarre le deci- 
M me, che devono tornare alle chie* 
j» se. — 11 pagamento delle decime 
«> è un debito, che devesi a Dio, 
» e quelli che ricusano di pagar» 
M le, o che impediscono gli altri dal 
P9 farlo, rubano la roba altrui". 
Il santo concilio impone pertanto 
a chiunque è tenuto al pagamento 
delle decime, di qualunque stato, 
e condizione egli sia, che debba 
pagare in avvenire quelle, dovute 
per gius tanto alla cattedrale, co* 
me ad altre chiese, o a qualsivo- 
glia persona, alla quale sono legit- 
timamente dovute; che colóro i 
quali le sottraggono, o impedisco* 
no che non vengano pagate, sieno 
scomunicati, e non abbiano l' asso- 
luzione, se non dopo averne fetta 
restituzione. 

Nel 1571, s. Pio V, a motivo 
deir alleanza che fece colla Spagna 
e colla repubblica di Venezia con- 



DEC 
tro Selim II imperatore de'turchi, 
e per le spese dell' armamento na- 
vate pontificio, composto di dodici 
galere, con mille e cinquecento uo- 
mini, impose le decime sopra gH 
ecclesiastici d' Italia ; quindi gli fu- 
rono esibiti quaranta mila scudi 
d' oro all'anno dalle dodici congre- 
gazioni monastiche d'Italia, cioè 
cassinesi, certosini, lateranesi, Olive- 
tani, camaldolesi, del ss. Salvatore, 
vallombrosani, di s. Giorgio d'Al- 
ga, cistereiensi, girolamini, crocife- 
ri, e celestini. Durò questo peso 
alle dette congi*egazioni sino a Be- 
nedetto XIV. Il medesimo s. Pio 
V confermò al re di Spagna Fi- 
lippo II, l'indulto concessogli dal 
predecessore Pio IV pel manteni- 
mento delle galere destinate alla 
guardia delle piazze marittime di 
Italia. Alla repubblica veneta per 
l'armamento s. Pio V accordò la 
fecoltà di esigere per cinque anni 
dal clero . duecentomila scudi. 

La strepitosa vittoria, riportata 
dai cristiani nel golfo di Lepanto, 
premiò tanto zelo, e tanti sagrifi- 
zi. Inoltre s. Pio V aggiunse dipoi 
alla bolla in Coena Domini, la 
disposizione, che niun principe, o 
sovrano, potesse imporre nuovi tri- 
buti ai ministri della Chiesa suoi 
sudditi sotto pena dì scomunica, 
senza eccettuare alcun monarca, per 
cui se ne gravò inutilmente lo 
stesso Filippo II, suo alleato. Ram- 
menteremo per ultimo, che Inno- 
cenzo XI, per k liberazione di 
Vienna, nella Germania, ed in Po- 
lonia, impose la decima parte dei 
beni eeclesiastiei, e tre decime so- 
pra il clero d' Italia, ed isole ad- 
iacenti mediante la costituzione 
i3i, Cam ab ipso de' 37 settem- 
bra i683, BM. Rom, tom. Vili, 
p. 286. Nella costituzione dei^aS 



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DEC 

novembre 1688, prorogò lo stesso 
decreto. Simili dedme n trovano 
ordinate nella costituzione di Urba* 
no Vili, a' 19 gennaio iGSi, di 
Alessandro VII, a ^4 marzo 1660, 
e di Clemente X a' la mai*zo 1674* 
Oltre gli analoghi articoli del Di* 
zionarioj si possono consultare^ il 
Durando di Maiiìane^ Dizionario 
di diritto con, alle parole Decime^ 
ed Ufficio j Van. Espen Jiis «Vi* 
le univers. tom. I, part. 2, cap. 3, 
fol. 85i , La Combe, alla parola 
Decime^ il trattato sulle decime 
di Duned ; quello di Duperray; ed 
altri, non che il Dizionario di Pon- 
tas, alla parola Decime, Che le de- 
cime si pagassero dai gentili, col- 
Toffiiie le loro primizie agl'idoli, 
cui adoravano, ne tratta il Rinal- 
di all'anno 44» num. 88: delle of- 
ferte poi, e decime de' primitivi 
cristiani, egli ne parla alPanno 5*/^ 
num 80. 

Sì tratta inoltre delle decime, pri- 
mizie, ed oblazioni nel sesto cap. del- 
le Clementiney e nelle Estravaganti 
comuni. Nell'anno 184^ in Orvieto 
pei tipi del Pompei, un minorità 
conventuale, che vuoisi essere il 
vescovo odieiiio di Bagnorea, Giot 
Ferrini, ha pubblicato un dotto Cal- 
colo ragionato sulle ricchezze del eie- 
ro cattolicoi Quest' opuscolo Gon*> 
tiene due disquisizioni, nella prima 
delle quali dimostrasi la ricchezza 
della tribù di Levi paragonata a 
quella di ciascuna delle tribù israe» 
litiche, e delle dodici prese com- 
plessivamente. Nella seconda si caU 
cola qual sia stato approssimativa- 
mente per ciascun ecclesiastico cat- 
tolico r annuo reddito de'beni del- 
la Chiesa nell'epoca più florida, 
fatto eguale ripai*to. Quindi ne de* 
riva il gran divario fra le ricchez- 
ze del sacerdozio dell* antica, e del- 



DEC 187 

la nuovd legge ; e si notano vari 
articoli relativi ai prìvilegi, ed e- 
senzioni accordate da Dio alla tri» 
bù di Levi, e la foi*ma del gover- 
no di tutto quel popolo. Eguale 
mente si (a parola di alquante 
imputazioni maligne contix) il clero 
cattolico, e sì ribattono; nonché si 
parla dei vantaggi apportati dal 
medesimo alla società. Finalmente 
viene riprodotto un breve articolo 
sul denaro straniero, che si per* 
cepiva in Roma per tasse, impo- 
azioni ec. sui beni ecclesiastid prima 
dei noti sconvogli menti di Europa* 
DECLINO (s.) fu il primo ve- 
scovo di Ardmore, nell'Irlanda, 
sede ora unita a quella di Lismo- 
re. Poco prima di s. Patrìzio pre- 
dicò egli la fede agl'irlandesi, e 
morì nel sesto secolo. Era con gran 
divozione onorato da quei popoli. 
La sua festa ricordasi ai a4 luglio. 
DECOLLAZIONE ni s. Gio. 
Battista. Questa festa ricorre nel 
giorno 29 di agosto; Per non di- 
videre la storta della sua morte da 
quella della penitente sua vita, cre- 
diamo opportuna cosa il rimettere 
i nosti4 lettori all'articolo Giovanm 
Battista. Fedi. 

DECORIANA. Sede episcopale 
della provincia Bisacena, nell'Afri- 
ca occidentale, sotto la metropoli 
di Adramito. Pascasto, suo vescovo, 
intervenne al concilio latei*anense, 
celebrato da s. Martino I romana 
Pontefice. 

DECRETALI. Epistolae decre^ 
tales. Rescritti, decreti, o lettere a« 
postoliche de' sommi Pontefici, che 
compongono il secondo volume del 
Diritto canonico* Sì chiamano de- 
cretali perché stabiliscono quello 
che bisognò fare, o pensare nel- 
le diverse circostanze. Le decre- 
tali attribuite ai primi Papi, a- 



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]88 BEC 

Tanti il Pontefice s. Sirìcio, sono 
supposte ed apociìfe, secondo il pa* 
rare de' critici. Ck>l nome di decre- 
tali s' intendono quelle raccolte sot- 
to il pontificato di Gregorio IX, 
quelle raccolte da Bonifacio Vili, 
quelle chiamate Clementine e le £r- 
travaganti comuni, e quelle di Gio- 
vanni XXII. Queste decretali, dice 
Van-Espen ne' suoi prolegomeni § 
V, sono da riceversi per/uj commu^ 
ne, e per tali furono ritenute da 
tutta la Chiesa. Pertanto eguale es- 
sendo la giurisdizione di qualun- 
que romano Pontefice, perchè egua- 
le è in tutti il divino primato, an- 
che le posteriori decretali, e le fu- 
ture universali, o pel comando, o 
per la natura della materia, sa- 
ranno certamente costitutive del 
comune diritto canonico. 

Le dea*etali adunque de' sommi 
Pontefici, prima di s. Siricio, che 
fu elevato alla cattedra di s. Pie- 
tro nell'anno 385, sono apocrife, 
fuorché quelle che nomineremo di 
cinque Pontefici de' primi ti*e secoli 
della Chiesa, cioè una di s. Cle- 
mente à' Corinti; tre di s. Corne- 
lio a s. Cipriano, e a Fabio ve- 
scovi d' Antiochia coi frammenti di 
quelle ; due di s. Stefano I, una di 
s. Dionisio, ed altra di s. Felice 
I. Nel secolo IV ne abbiamo due 
di san Giulio I, dodici di san 
Liberio; ed otto di san Dama- 
lo I; tutte indicate da monsignor 
Bortoli, Jur. Con, Instit. cap. i6, 
il quale ancora al capo seguente 
addita le novantasette decretali 
apocrife inventate da Isidoro Mer- 
catore, ed attribuite ai Papi, che 
pi*ecedettei*o s. Gregorio I, elet- 
to neir anno 5go, Ed è perciò, 
che non si ammettono quelle attri- 
buite a s. Anacleto Papa del fo3, 
al quale si attribuirono tre lettere 



DEC 
decretali, là prima indirizzata a tu^ 
ti i vescovi e fedeli; la seconda ai 
vescovi d' Italia ; la tei*za a tutti i 
vescovi. Gli eraditi però non le am- 
mettono oome dettate da hii. E 
valga il Tero, il ripetiamo, quasi 
tutte le lettere attribuite a' Ponte- 
fici -sino a 8. Siricio, sono respon- 
sive ad altre scritte a questi da ve- 
scovi, arcivescovi, e concrli, non che 
a' fedeli per ricevere le istruzioni, 
e gl'insegnamenti ne* loro bisogni. 
Come dunque sarà da credersi, che 
sieno conservate le lettere respon- 
sive^ quando ni una si è ritrovata 
finora delle missive? F'» Lettere 
Apostoliche. 

Le due decretali, che corrono 
sotto il nome di s. Evarìsto Papa 
del 112, ed immediato suoossore 
di 8. Anacleto, una a tutti i ve- 
scovi dell'Africa, l'altra a tutti i 
fedeli dell'Egitto, sono dai critici 
egualmente dichiarate apocrife. Le 
due lettei*e decretali, attribuite a 
Sisto 1 del i33, una a tutti i fe- 
deli, r altra a tutte le chiese, sono 
dai moderni poste nel numero del- 
le suppositizie. La lettera decretale 
del successore s. Telesforo, diretta 
a tutti i fedeli, ed a lui attribuita, 
porta seco il caiattera di apocrife. 
Due lettere si accordano da alcuni 
ai Pontefice s. Iginio, una a tutti 
gli ortodossi, r altra a' suoi compa- 
triotti ateniesi, le quali dai più dei 
critici non sono ricevute. Cinque de- 
creti ancora voglionsi dire di s, I- 
ginio, e li riporta Graziano, ma 
non sono da tutti ammessi. Quat- 
tro lettere si riferiscono a s. Pio J, 
che, nell'anno i58, successe a s. Igi- 
nio; la prima a tutti i fedeli; la 
seconda a' fratelli d' Italia ; la terza 
e la quarta a Giusto vescovo di 
Vienna. Tutte sono stimate apocri- 
fe dai. moderni, quantunque da 



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DEC 

monsignor Godeau (la due ultime 
prindpalmente) sieno tenute per au« 
tentiche» La lettera di s. Aniceto 
del 167 a' vescovi della Francta» 
intorno la coosagrazione de'vesco* 
vi, non è ricevuta dai dotti. Dioe- 
si, che s. Sotero, fatto Papa V an-' 
no 175, abbia scrìtto una lettera 
a s. Dionisio di CorìntO|. ma essa 
non e^ste più. Si citano altre due 
sue lettere, che fanno parte delle 
decretali apocrife. Gli viene ancora 
attribuito un . libro contro gli erro* 
ri di Montano, nel quale si con- 
dannano i Tertullianisti , ma il p. 
GeilUer, benedettino, nel t II, cap^ 
7, dell' Hisl, ginér^ des auieurs 
ecctes. ediz. di Parigi 1127, & 
vedere, che un tale libro é suppo- 
sto.. Lo stesso p. Ceillier, al cap. 
17, dice inoltre, cbe a s. Vittore 
I, il quale morì nell'anno ao3, si. 
attribuiscono alcune opere, non 
degne di lui, quali appunto sono 
le quattro segnate col suo nome, 
due. delle quali furono inserite nel- 
1q decretali apocrife. Di queste 
<{uattro lettere, la prìma è diretta 
a Teofiio vescovo di Cesarea, la 
seconda agli afrìcani, la terza a 
Desiderio vescovo di Vienna, la 
quarta ad un certo vescovo per no* 
me Paracoda. S. Girolamo, de 
viris iUustribuSy cap. .34» dice che 
s. Vittore I Sdisse alcuni opuscoli 
sopra la controversia della Pasqua, 
e sopra altre materìe; ma il p* 
Ceillier citato assicura, nulla esiste- 
re degli sa-ìtti di questo Pontefi- 
ce. Le due lettere, cbe si attrìbui- 
scono a s. Zeffirìno del 2o3, una 
a tutti i vescovi della Sicilia, e l'altra 
a tutti i vescovi dell'Egitto, non 
sono credute genuine. Due lettere 
col nome di s. Calisto I, una ad 
un vescovo chiamato Benedetto, 
r alliba a tutti i vescovi delle Gal- 



DEG idg 

lie, non si credono sciatte da que- 
sto Pontefice, benché ripiene di ot-** 
timi sentimenti. 

Non è legittima la lettera di s. 
Urbano I, che gli successe nellan- 
no aa6, e diretta a tutti i cristia- 
ni, come non lo sono le due del 
suceessore s. Ponziano, una scrìtta 
ad un tal Felice Succibuono, e l'al- 
tra a tutti i huoni servi di Dio; 
e neppure quella, che si crede scrìt- 
ta dal Papa s. Àntero ai vescovi 
della provincia Betica, e Toletana, 
non. essendo allora Toledo che un 
piccolo borgo. Le lettere scritte da 
s. Cornelio deKa54 a s. Gpriano, 
e ad altrì, non sono tutte genuine. 
Le due lettere attribuite al succes- 
sore s. Lucio I, una a s. Cipria- 
no, laltia a' vescovi della Francia, 
e della Spagna, nella quale si or- 
dina, che i vescovi vengano accom- 
pagnati dagli ecclesiastici, sonò spu- 
rie. Tuttarolta, che s. Lucio I abbia 
sci*itto lettere decretali, si ha dal 
mentovato s. Cipriano nell'epist. 67 j 
ma queste sono perite. A & Ste&> 
no I del a57, oltre la lettera saet- 
ta- a 8. Cipriano , della quale si è 
perduto l'autografo, se ne rìferì- 
scono altre due, cioè, una ad Ila- 
no vescovo, l'alh'a a tutti i vesco^ 
vi, ma ambedue oggi sono rifiuta- 
te come spurìe. Però st conservano 
due lettere di questo Papa, Tuna 
riferita da s. Dionisio Alessandrino, 
presso Eusebio lib. VII, cap. 5, 
l'altra appresso s. Cipriano nell'e- 
pist. 74» ricavata dalla lettera di 
s. Stemmo I al medesimo s. Cipria- 
no. A s. Sisto II vengono attri- 
buite due lettere, la prìma diratta 
ad un vescovo appellato Grato, e 
r altra a' fedeli delle Spagne : am- 
bedue sono stimate spurie. Nel a6i. 
gli successe Papa s. Dionisio, le cui 
due. lettere scritte ad Urbano pi-e- 



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igo DEC 

fetto, e a Severo vescovo di Cor* 
dova, sono rigettale dai critici. Vi 
è peii> un fi-ammento di una sua 
kttera scrìtta a'sabeUiani» riferita 
da 8. Atanasio, Ep. de decrei, ni- 
cenae synoiìi Della lettera di s. 
Felice I a Massimo, vescovo di A- 
lessandria, colla quale confuta le 
eresie contro la divinità di Gesù 
Cristo, non si ha che un piccolo 
frammento, lodato fra i testimoni 
dei SS. PP. nell'azione prima del 
concilio generale di Efeso. Le al- 
tre tre lettere decretali, che han- 
no il nome di s. Felice I, la pri- 
ma a Paterno vescovo, la seconda 
a' vescovi delle Gallie» la terza a 
Benigno vescovo, sono tenute apo- 
crife dai critici. Non sono neppure 
ammesse le due lettere del Ponte- 
fice s. Eutichiano, una diretta ai 
vescovi della provincia Betica, l'al- 
tra a' vescovi della Sicilia. Lo stesso 
dicasi di quella di s. Cajo Papa 
del a83, che vuobi scritta a Fé- 
lice vescovo. Due lettere, che si 
ascrivono a s. Marcellino, la pri- 
ma a Salomone vescovo, la seconda 
a' vescovi orientali, hanno la me- 
desima critica delle precedenti. S. 
Marcello I, che nel 3o4 gli suc- 
cesse, scrisse una lettera a' vescovi 
di Antiochia, ed un'altra a Mas- 
senzio, le quali sono rifiutate dai 
critici. Finalmente le tre lettere at* 
tribuite a s. Eusebio, la prima a 
tutti i vescovi della Francia, la se- 
conda ai fedeli d'Alessandria e del- 
l' Egitto, la terza a' vescovi della 
Toscana, e Campagna, |qo& si ten- 
gono per genuine dai aìtid. Le 
decitali adunque de' primi Pon* 
tefid romani «no al ppntlficato di 
s. Silicio, sono riputate apocrife 
dagli eruditi, cioè dai critici mo- 
deini, sebbene sino alla metà cu*ca 
del secolo XVII sieno state citate 



DEC 
dagli autori come genuine^ e come 
veri monumenti de' primi tempi, 
principalmente nel decreto di Giu- 
liano. V. mons. Bortoli, InstiL Jur. 
Canon., dove eruditamente trattò 
questo punto, lo die fece dopo lui 
anche il p. Zaccaria nel suo Jnfi- 
fAronio, tom. I, dissert 3, cap. S, 
pag. 283, e seg. della prima edi- 
zione del 1767. 

La prima decretale, che si am- 
mette senza contttuto, e che dai 
critid è stimata legittima, è quella 
scritta dal sopraddetto Papa s. Si- 
ricio, e diretta ad Imerio vescovo 
di Tan-agona, colla quale si per- 
mette a' monaci l'oi^ne presbite- 
rale. F, Pietro Constant, Epist, 
Rom. PP. t. I, ep. I, p. 624 >^ 
Sirie, S. Innocenzo I ne fece una 
contro i bigami; s. Ormisda del 
5 18, saisse una deoretale a' ve- 
scovi di Spagna per V osservan- 
za della disdplina ecdesiastica, ec. 
ec 

Oltre quanto si disse al volume 
VII, p. 221 del Dizionario sulla 
collezione dei canoni , e di alcune 
epistole, e decretali de' Pontefici, 
aggiungemmo altre nozioni. V. \\ 
Bercastei, «fiorui del Cristianesimo, 
sugli errori delle false decretali di 
Isidoro Mercatoi^, o Peccatore V(J. 
XIII, p. 6. Questo Isidoro, di cai 
s* ignora la patria, da alcuni cre^ 
duto s. Isidoro di Siviglia, pel so- 
prannome di Peccatore che talvol- 
ta s' imposero i vescovi, foi mò una 
collezione di decretali Pontificie, e 
si congettura, che l'abbia compila- 
ta ndla Francia germanica, più o 
meno drca l'ottavo secolo. La qual 
compilazione si reputa foimata con 
altre preesistenti collezioni di ca- 
noni, e di epistole de' ix>maiù Pon- 
tefici, cui queir autore altre ne ag- 
giunse^ per lo che ve ne hanno al- 



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DEC 

eune comunemente riputate false 
dagli eruditi. Dalie imputezioni da- 
te ad Isidoro Mercatore dai nemici 
della santa Sede lo difende il Ber* 
gier, nel suo Diz. enciclopedico al- 
la parola Decretali d^ Isidoro Mer» 
calore, facendo l'apologia delle De* 
cretaU a tale articolo. Questa col* 
lezione- contiene le false decretali 
di più di sessanta Pontefici, che il 
Bortoli citato dice essere novanta- 
sette, da 8. Clemente I a s. Siricio, 
ed i canoni dei concilii celebrati 
sino all'anno 683. L'arcivescoTo di 
Magonza Ridolfo' portò questa col- 
lezione dalla Spagna in Francia. 
In seguito alti*e collezioni si fecero, 
e sono quelle dei Canoni peniten» 
ziali (f^edi), le collezioni di Aegi- 
none, di Burcai^o di Vormazia, di 
Anselmo da Lucca , d' Ivo Carno- 
tense, al quale si attribuisce pure 
quella chiamata Poìtnormia, ed al- 
tre dell' antica giuiispmdenza. A 
queste collezioni alti*e ne successero, 
die costituirono il diritto canonico 
più recente, cioè il decreto di Gra- 
ziano, la collezione di Bernardo 
Circa, di Gilberto Dismani, di Gio- 
vanni Galense; le decretali d'In- 
nocenzo III, di Onorio III, di Gre- 
gorio IX ; la collezione di Bonifa- 
zio Vili, che chiamasi il sesto li- 
bro delle decretali; le Clementine 
raccolte da Clemente Y, e le Estra- 
vaganti di Giovanni XXII, così 
dette perchè sono fuori del corpo 
del gius i^nonico, che colle Cle- 
mentine ^ crede chiuso. Quindi vi 
sono le Estravaganti comuni^ che 
comprendono le costituzioni di più 
Pontefici, 

Abbiamo il gius canonico novis- 
simo, che è composto del settimo 
libro delle decretali, delle bolle, dei 
brevi , delle regole di cancellei-ia , 
del GoneiUo di Treqto^ e delie di- 



D£G igi 

chiarazioni e decreti delle sagre 
congi-egazìom de' Cardinali , di die 
si tratta ai rispettivi ai*ticoli. Il Di- 
dich, nel suo Dizionàrio sacro li- 
tuìgico, all'articolo Decreti della 
sagra congregazione de* rid , nel 
dire che i decreti, ossiano le di- 
chiarazioni tutte delle sagre con- 
gregazioni di Roma, che vengono 
fette consulto SanctissimOy hanno 
forza di legge, riporta gli autori, 
che dò sostengono. 01ti*e a dò può 
consultarsi il Bergier, ali' articolo 
Decreti delle sagre congregazioni 
di Roma. A voler parlare delle 
principali collezioni delle deoretaii, 
ci permetteremo i seguenti cenni. 
F, Costituzioni. 

Trasportata in Costantinopoli la 
sede dell'impero, diviso questo in 
orientale ed occidentale, si forma- 
rono le tante monai*chie, che per 
la maggior parte tuttora sussistono. 
Pieni i popoli di venerazione per 
la cristiana religione, non curate le 
leggi romane, ubbidirono alle or- 
dinazioni dd vescovi, e dei sommi 
Pontefid. Tanta si fu la venerazio- 
ne, che i prindpi, e le nazioni a- 
vevano a' sagri canoni de' concilii, 
ai decreti ed alle costituzioni pontifi- 
cie {Fedi) ^ ai detti, ed alle sentenze 
de' santi padri, che interamente le 
adottarono, e come pi-oprie leggi 
di buon grado le osservavano. Al- 
l' insorgere di qualche di£&coltà si 
ricorse al romano Pontefice, il qua- 
le, a similitudine degli antichi im- 
peratori, rescriveva, e tali deter- 
minazioni si dissero Rescritti^ e De- 
cretali Epistole f che ebbeix> forza 
di legge. Verso l'anno ii47> ^^^ 
pontificato di Eugenio III, Grazia- 
no di Chiusi, celebre monaco be- 
nedettino di Bologna, pubblicò un'o- 
pera, che gli acquistò fama immor- 
tale, intitolala Concordia discor* 



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iga D£G 

dantium eanonum, la quale dipoi 
▼ènne appeikta Decreto di Grazia^ 
no. Altri stabiliscono tal pubUica* 
ùone airanno ii5i. In esso Gra- 
ùano principalmente procurò non 
solo di riferire i canoni, ma di con« 
ciliare, e concordai^ i discordanti, 
e quelli fra loro contrari. Sotto 
tal nome vuoisi, che Eugenio III 
non solo approvasse l'opera, ma 
che ne oi*dinasse T insegnamento 
nelle università, come si pratica al 
presente, giacché prima Pio IV , e 
poscia s. Pio V, deputarono uo- 
mini dottissimi, acciò emendassero 
il Decreto di Gnuianoj operazione, 
che venne approvata da Gregorio 
XIII, in un agli altri libri canonici. 
Questa collezione si divide in tre 
parti ; la prìma tratta delle persone^ e 
contiene loi distinzioni; la seoon« 
da parla dei giudici , ed è divisa 
in 36 cause; la tei*za, che appar* 
tiene alle cose, comprende un trat- 
tato della consagrazione, diviso in 
cinque distinzioni. Si forma il De- 
creto di Graziano con lunghi estrat* 
ti della sagra Saittura, dei cano- 
ni apostolici, dai concili generali, e 
pai*Uoolari, delle decretali de' som* 
mi Pontefici, dalle opere dei santi 
padri, e scrittoti ecclesiastici, dai 
libri del diritto civile dei romani, 
dai capitolari dei re francesi, dai 
rescritti imperiali, e iBnalmente dal- 
ristoria ecclesiastica, e dalle dispo- 
sizioni pontificie. Questa importan- 
tissima opera non va esente da er- 
lx>ri, ed equivoci significati; laon- 
de fu commentata da Dido Cuva- 
ruvia , da Antonio Conti , e da 
Antonio Agostini, chiamati corret- 
tori romani del diritto di Grazia-- 
no, siccome a ciò deputati dai 
menzionati Pontefici. Il commento 
si pubblicò col titolo: Emendatio 
Graziaiii, Inserì ancora Graziano 



DEC 
nel suo Decreto, de\ìe leggi civili, 
delle rubriche, e molte sue opi- 
nioni, per cui tra i dottori é con- 
troversa l'autorità di queste» essen- . 
do Graziano un uomo privalo, senza I 
autorità di promulgar leggi. Che 
il decreto di Graziano contenga 
molti errori, il rilevò anche il dotto 
vescovo Sarnelli nel tom. V delle 
Leu. Eccl. lettera XXIK, Se i 
detti di Graziano possano chiamarsi 
canoni. Tuttavolta sull'autorità del- , 
la collezione di Graziano è a con- | 
sul tarsi il p. Mamachi, che ne trat- | 
ta eruditamente nella sua opera: 
Degli acquisti delle mani morte 
lib. a, par. 2, cap. 3, pag. 38. 

Dopo Graziano la priaia colle- 
zione delle dea'etali fu fòtta dal 
preposto Bernardo Circa Papiense 
sotto Alessandro III , e conteneva 
le costituzioni emanate dai concili, 
e dai padri, tralasciate da Grazia- 
no. Altri dicono, che i corpi delle 
decratali fossero formati dal detto 
preposto di Pavia, indi vescovo di 
Faenza» verso l'anno 1190. Altra 
collezione né fu fatta da Giovanni 
Gallese, o Vallese di Volterra, che 
nella sua opera riunì le decretali 
piecedentemente raccolte dall'ab- 
bate Gilberto, e da Alano vescovo 
di Auxerre. Altra venne compilata 
da Bernardo, arcidiacono di Com- 
postella, nei primi anni d'Innocenzo 
III, la qual collezione ebbe corso 
per alcun tempo sotto il titolo di 
Romana compilaiio. Però tutte le 
mentovate collezioni furono fatte 
di privata autorità. Ma nel mede- 
simo pontificato d' Innocenzo III 
Pietro Beneventano, della nobile 
famiglia Collevaccino , cappellano, 
e notaro pontificio» formò un corpo 
di lettere decretali. Questa opera, 
nella quale il diligente collettore 
raccolse in cinque libri le decretali 



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DEC 
à\ quel gran Papa sino all'anno 
XII del suo glorioso pontificato, 
con saé lettere Tenne indirizzata 
all'università di Bologna, e. dal lo- 
dato Antonio Agostini in praéfat 
Collect, andq. decret. e da altri è 
rìoonosduta per la prima collezione 
fatta con pubblica autorità. Avvi 
un'altra collezione eseguita sotto il 
medesimo Innocenzo III, in cui si 
raccolsero i canoni del concilio ge- 
nerale lateranense IV> e le costi- 
tuzioni di quel Papa. Abbiamo pu- 
re la collezione diiamata Quinta 
compilazione di Onorio JII, che 
però non venne puU>licata. Laonde, 
essendosi rinvenuta manoscritta; fu 
da ultimo data alla luce da Inno-, 
cenzo Cironio, cancelliere dell'acca- 
demia di Tolosa, che la corredò di 
dottissimi commenti. 

Il Pontefice Gregorio IX, sper- 
tissimo nella scienza del dirìtto ca- 
nonico, incaricò s. Raimondo di. 
Pennafort dell'Ordine de' predica- 
tori^ suo confessore e cappellano, 
di raccogliere i decreti dei Papi, e 
de' concili dopo l'anno 1 1 5o ^ ove 
finiva la compilazione di Graziano. 
Il santo v'impiegò tre anni, e di- 
vise la collezione in cinque libri. 
Gregorio IX la pubblicò còl nome 
di Decretaìi uA i234> ed ordinò 
che fosse seguita in tutte le scuole, 
e tribunali, vietando qualunque al- 
tra raccolta, senza l'autorità della 
santa Sede. Questa collezione, uno 
de' più bei monumenti della legis- 
lazione a'istiana, della quale i som- 
nii Pontefici sono i soli ed unici 
autori, è la paiate più compiuta di 
tutto il corpo del diritto canonico, ed 
è quella suUa quale ordinariamente 
hanno lavorato tutti i commentatori 
di esso. Tuttavolta i critici ossei*vano 
intomo a questa sesta collezione di 
Gregorio IX (in ciyd poi Nicolò IV 
voi. Xllf* 



DEC igJ 

inserì la. ingoia di s. Francesco), 
che essendo state tòlte alcune cose 
ùtili dalle precedenti collezioni, ed 
aggiuntevi delle dubbie, conveniva 
ricorrere alle stesse precedenti col- 
lezioni, a togliere qualunque dub- 
biezza, ed oscurità. Perciò Bònifa- 
do VIII determinossi ad ordinare 
altra collezione delle decretali, che 
chiamò Sesto libro delle decretali, 
perchè i& seguito alle decretali di 
Gregorio IX. Ne diede rincarico a 
Guglidmo Mandagot, a Berenga- 
rio Fredol, ed a Riccardo Petroni, 
che poscia creò Cardinali, meno il 
priino che venne o-eato da Cle- 
mente V, ed in cinque Ubri pub- 
blicò la collezione nel 1297,0 1298. 
Questa celebre collezione special- 
mente comprende le costituzioni, ed 
ì decreti di Gregorio IX, d'Inno- 
cenzo IV, di Alessandro IV, di 
Urbano IV, di Gr^orio X, di 
Nicolò III, e dello stesso Boni- 
fiido Vili, il quale vietò pure 
di ricevere altre decretali de' suoi 
predecessori, che non fossero con- 
tenute in ' questo sesto libro, di cui 
mandò una copia, all' università di 
Bologna. Si dice , che Bonifacio 
Vili, nella formazione della raccol- 
ta, fece scegliere da tutte le costi- 
tuzioni quelle che sembrarono utili 
per essere seguite nei giudizi, ed 
insegnate eziandio nelle scuole, co- 
me ne fece togliere, e cambiare 
alcune, siccome profondo giurecon- 
sulto. Tutto si legge nella bolla 
posta in' principio di questa rino- 
mata collezione, e diretta a Bolo- 
gna, a Padova, a Parigi, e ad Or- 
leans. Questo sesto libro venne pub- 
blicato a' 3 marzo 1299, e talmen- 
te riuscì gradito, che molte costi- 
tuzioni in esso contenute, furono 
nominatamente accettate nel con- 
cilio tenuto a Melun nel i3oo. 
i3 



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)94 ^^^ 

In appresso Clemente V tooooke 
le sue costitukioni, ed i cancmi del 
ooncilìD generale di Vienna da lui 
celebrato nel i3i i, la qual raoool* 
ta dal suo nome chiamò Ckmeniina, 
ed iosei^ nel libro settimo delie de* 
cretali. Ma ncoome egli moti a' no 
aprile del l3i4> il suo successore 
Giovanni XXII la pubblicò nel 
i3i7y col nome di Cle/neniina, che 
contiene cento e sei costituzioni, ec« 
Inoltre questo Papa ne prescrisse Tos- 
servanza in forza di legge, con una 
bolla indirizzata» ncm già airuni« 
Tersità di Bologna^ come falsamente 
yenne asserito, ma sì airuniveraità 
di ÀTignone, ove Clemente. V avea 
stabilita |a residenza Pontificia , e 
come si vede dall^ originale di detta 
bolla. Nel suo pontificato Giovanni 
XXII pubblicò pure le Estrava* 
gantì\ e le Comuni decretali eoa 
chiamate perchè, come si accennò, 
sono fuori delle altre compilazioni, 
e comuni al medesimo Giovanni 
XXII» e ad altri Pontefici^ ma han* 
no la medesima autorità di legge 
come le altre decretali. Laonde i 
libri, che presentemente compone 
gono il diritto canonico, e che si 
usano nel foro, e^ spiegano nelle 
scuole, sono il Decreto Ju Grazia-» 
noy le Decretali^ il Sesio di fioni« 
fiicio Vili, le Clementine^ le Estra* 
vaganti^ e le Comuni. Questi libri 
sono abbondantemente corredati di 
commentari, ossìano Glosse, le quali 
hanno anche queste una qualche 
autorità riguardo alla spiegazione 
ed interpretazione delle leggi. De^ 
cretalista chiamasi il professoi-e in- 
caricato in una scuola di diritto, 
della cura di spiegare il decreto di 
Graziano, come ctiiamasi canonista 
chiunque sia versato nella scienza 
dei canoni. Il Macri appella deere*- 
tista, il dottore in sagrì canoni. 



DED 
DECRETO DI GRAZIANO. /^ 

DBCBBtAU. 

DECURIONE (DecttHo). Offi- 
ciale, che comandava a died uo- 
mini. Eranvi decurioni à presso gli 
ebrei, che presso J romani. Mosè 
stabilì dei capi di mille, di cento, 
di.dnquanta, e di diec» uomini^ Si 
chiamarono egualmente decurioni, 
i senatori delle città municipali, e 
delle colonie. S. Marco chiamò Giu- 
seppe d'Ari roatea nobile decurione» 
ehe nel testo è nominato colle qua- 
lifiche di ricco consigliere, o ricco 
senatore. Fra i ri^ttabili magn 
strati delle città romane, .l'ardine 
de' decurioni venne appellato come 
lo stesso senato di Roma, oriio san- 
ctissimuSj et splendidis&imus. Ai 
tempi dell' impero romano solevano 
le Città (Vedi), avere i loro cura- | 
tori. Questi o si eleggevano dai 
decurioni, o si davano dal prìncipe 
.1 curatori vigilavano ai beni del 
pubUico, ne procuravano il rego- I 
lare impiego, come ne soddisfoce* 
vano i debiti. F, Bahobuesi. Il Ne* 
rini, de tempio et caenobio ss. Bo* 
nif,^ et AUàc. pag. 4<>> parla dei | 
decurioni istituiti in Roma nel me- 
dio evo s « ex plebe vero decurione!^ 
» qui in consiiiisi et deliberationì- 
M bus senatus vices- gerereot , ut 
» prae aliis kgere est apud Fla- 
n vium Blondum^ histor. lib. a, de« 
n cade 3. Postmodum vero decu- 
» rionum loco restituti sunt tribù* 
** ni plebis, qui cnm Urbis prae* 
M focto, et consulibus medio aevo 
« Urbem rexisse fernntur apud Si^ 
» gonium, ad annum Domini- 938 ". 

DEDICAZIONE. Coiisagrarione 
di un tempio, di un altare, di un 
luogo ee., e più oomunemente ce* 
rimonia sagra colla quale si dedi* 
ca, e consagra un tempio àn onore 
di Dio. l pagani ebbei*o le dedica^ 



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DEC 
zìooi d6i Iprp templi^ come gli 
ebrei, ed i mstianì. Salomone fece 
solennemente la dedicazione dello 
splendidissimo tempio da lui eretto, 
e gli ebrei ne celebravano Tanni- 
versano ogni anno per otto interi 
giorni. Anche i cristiani celebra- 
no in tutti gli anni la lèsta della 
dedicazione delle loro diiese, nel 
giorno anniversario della loro con- 
sagrazione.' Eusebio & derivare l'o- 
rìgine della dedicazione delle diie- 
se dal IV secolo sotto l'impero di 
Costantino il grande, in cui per 
maggior pompa religiosa, e maestà 
£Kx:le$iastica, si riuniva a celebrar- 
la un gran numero di vescovi. U 
Bernini/ nella Storia delle eresie p. 
173, parlando di s. Felice IV ro- 
mano Pontefice, il quale fionnd pri- 
mi anni del sesto secolo, dice che 
ordinò, che la messa non si celebras- 
se se non in luoghi sagrì; se pure 
per urgente causa non si dovesse 
fare diversamente, e che per otto 
giórni) dedicado colatur eceteiùZ' 
rum. V^ gli articoli AmrtvzBSABio, 
CoHSAGJRAZfOHB, « Ghibsa, prìndpat- 
niente al § VI in cui trattasi del* 
ì[ anniversario y e dedicazione del* 
le chiese^ F, il Bergier Diziona^ 
rio enciclopedico^ alk parola JDe- 
dicazione. 

I fedeli, ad esempio degli stesa 
gentili, celebravano solennemente, e 
<»n particolari cerimonie la dedi- 
cazione dei sagri templi, e soleva- 
no fkre anche dei conviti detti aga- 
pe. Solennissìraa fu la dedicazione 
della chiesa di Gerusalemme edifi- 
cata da Costantino, come narra il 
Rinaldi all'anno 335 num. 4^ ^ 
4^2. Sì solevano fare le dedicazioni .in 
tempo deUa celebrauone di concìli, 
e di sinodi per accrescere maestà 
alle medesime, decorata dalla pre- 
senza dei padri conciUaFÌ. Abtica- 



DEF ìg? 

mente non si facevano dai vescovi 
dedicazioni di chiese, senza licenza 
del Papa. Anche molto solenne fu 
la dedicazione della chiesa di Mon-^ 
te Cassino {Vedi), All'anno 85a 
tium. I. il Rinaldi riporta la dedi- 
cazione della Città Leonina (Vedi) 
di Roma, &tta dal Pontefice s. Leo- 
ne IV. 

DEFINITORE {Definiior), Grado 
di alcuni Ordini religiosi, cioè l'as- 
sessore, ovvero il consigliere del 
superiore maggiore. Però in alcuni 
Ordini regolari , i definitori non 
sono ammessi che durante la con- 
gregazione del capitolo generale, ò 
provinciale, ed altri durante tutto 
l'intervallo da un Capitolo (Vedi) 
all'altro. Definitorio, defìnitoriunt, si 
chiama il luogo in cui convengono 
i definitori, come anche l'assemblea 
stessa dei definitori. 

DEFONTI. Morti, così chiama- 
ti, per aver terminato di vivere. 
htìL santa Chiesa, madre pietosa, si- 
no dal suo principio, con particolari 
orazioni ha sempre fatto memoria 
dei fedeli defonti. Né contenta del- 
le quotidiane preghiere della me^ 
sa, di quelle delle ore canoiiiche, 
in cui sempre nel termine si ùl 
menzione di loro, in ciascun prin- ^ 
cipio del mese recita l'offizio^ e la 
messa pei defonti, secondo l'anti- 
chissimo pio costume rammentato 
da Alenino, de div. ^ Nella chie- 
sa di Lione tutte le ore canoniche 
si terminano oA De profundis, 
(Fedi)y e colla colletta pei morti. 
Nella metropolitana di Praga in 
Boenòia, oltre la messa conventuale^ 
si canta quotidianamente, anche nei 
giorni più solenni, un'altra messa 
pei morti. Inoltre la Chiesa fii par- 
ticolare memoria dei defonti nella 
iena seconda, forse perchè in tal 
giorno fosse creato il cielo, dove 



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igfi DEF 

preghiaiiio ftcno traiferite le ani- 
me del porgatorìo, oTvero perdiè 
avendo oddbrata la domenica dedi- 
cala alla rìsorrenone dd Signore, 
n ricorda nel giorno tegnente del- 
le porere anime tormentate dal 
fuoco. Ma delTanticliità delle pre- 
ghiere della Chiesa, e de'fedeli, pei 
cristiani defonti, si tratta all'artico- 
lo Comniemorazùme defeddi de* 
find (Fedi). 

Suole andie la Chiesa frr me- 
moria del defooto, nel terzo gior- 
no dopo la sua deposizione in ono- 
re della medesima risurrezione di 
Gesii Cristo, aTvenula dopo il ter- 
zo giorno, di'era stato sepolto. Tan- 
to fra gli altri osserrò s. Isidoro 
ejHsL 1 14* Di più anche nel settimo, 
come simbolo deiretemo riposo: ma 
s. Agostino non appro.va la memo- 
ria del nono giorno, che per altro si 
fii pei Romani Pontefici nelle ese- 
quie novendiali. Finalmente si fii 
nel trigesimo, perché la morte di 
Aronne fu pianta dal popolo per 
trenta giorni, e s. Gregorio I fece 
pregare per l'anima del monaco 
Giusto, per trenta giorni continui 
mediante il sagrìfizio della messa. I 
greci sogliono celebrare la memo- 
ria dei defonti, nel terzo, nono, e 
quarantesimo giorno della deposi- 
zione dei medesimi, mentra Tanni- 
Tersario venne praticato sì dalla chie- 
sa greca, che dalla latina. Si deve 
avvertire, che ne' giorni festivi di 
precetto, essendo presente il corpo 
del defonto, si potrà celebrare una 
sóla. messa de' morti, conforme al 
decreto de'sagrì riti de'23 maggio 
i6o3. Il rituale, riformato da Pao- 
lo V, proibisce l'esequie, e il por« 
tare pubblicamente i cadaveri {Fe- 
di) nel giorno di Pasqua. La pra- 
tica della basilica vaticana è di 
cdebiare gli anniver^rì, ne'giorni 



DEF 



in coi cadono, sdibene m officio 
doppio, puidiè non oada in do- 
menica, o in altra festa di precet- 
to. Si ecoettnano le ottave, che esclu- 
dono il doppia La medesima regola 
si deve osservare nei giorni, terzo 
settimo, e trigesimo. ìiorendo al- 
cuno lontano^ subito die se ne a* 
vrà la notizia, si potrà dire la mes- 
sa in <& obitus, ma oolforazione 
del teneo giorno, lasciando la paro- 
la tertium. I riti appartenenti a'de- 
fonti, e le cerimonie della messa, 
sono sparse in diversi articoli del 
Dizionario. 

Celebrando il vescovo pontifical- 
mente la messa de' morti, non si 
deve mettere sull'altare il terzo can- 
delliere in mezzo, come si pratica 
negli altri pontificali. Così decretò 
la congr^azione de'riti a' 19 mag- 
gio 1607. L'offizio de'defenti viene 
detto Agenda da Valfiìdo; ed 
Exeqtdae da s. Agostina Si spar- 
ge l'acqua benedetta ai cadave- 
ri, e tumuli, e catafaldii funebri, 
e si santificano con incenso |>rìma 
benedetto dal sacerdote, per testi- 
ficare con queste ceiimonie, che quei 
corpi corrotti devono risorgere. E 
degna di osservazione la cerimonia 
praticata nei primi secoli dai cri- 
stiani i quali ponevano sotto il ca- , 
pò del morto allorché lo seppelliva- | 
no, alcune foglie verdi per deno- 
tare la certa speranza della futura ' 
risurrezione , adoperando perciò \ 
l'edera, e l'alloro, siccome ' foglie 
che si mantengono sempre veixleg- 
gianti. Il Berlendi, deUe oblazioni 
a pag. 56, dice quali fossero anti- | 
camente i casi, per cui i defonti era- 
no esclusi dai suffragi. 

L'antica Roma, quantunque ido- 
latra, fu premurosissima di racco- 
gliere le ceneri, e le ossa de' defon- 
ti, che lavate con latte, o vino 



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DEF 
; viBchiudéva in un'umìi di tercft, 
^ riguardando come religioso il luo- 
{ go dove venis8eì*o seppelliti i ' tra- 
t passati* Il Guasco diffusamente trat- 
( ta di ciò ne' rUi fwiebri di Boma 
r pagana, ove tra le alti*e cose os- 
serva, che i romani ponevano un 
cipresso, o un ramo di esso avanti 
{ la casa del defbnto, per denotare, 
I che siccome questo albero dopo che 
I è reciso piìl non rigermoglia, così la 
vita nostra una volta perduta più non 
, si nacquista in questa terra. A pag. 
■i35 e seg. riporta molte erudi^ioni 
perché si ofGerissero ai morti le 
fave sui loro sepolcri dai romani , 
, che il fecero seguendo rasempìo dei 
greci. La Chiesa nega soltanto la 
[ pompa funebre e la sepoltura a 
queiÙ non rigenerati dalla grazia 
, del battesimo, agli eretici, ed agli 
soomunici|ti -vitandi. E tumulati 
die questi sieno, o per incuria, o 
per dispresÈzo delle sue leggi, ne 
prescrive Timmediàto disotterramen- 
to. Sull'cmorevole sepoltura, che a 
tutti incombe di dare ai morti, e 
su altre cose riguardanti ì defon- 
ti, da ultimo nel i84i il eh. sa- 
cerdote Giovanni Belli patrizio di 
Anagoi, pubblicò in Roma un eru- 
dito opuscolo, intitolato: Le glorio^ 
se, e fortunate epoche delle spoglie 
dei defonii. 

Tale operetta, ricca di note in» 
teressanti, non manca di destare, e 
di accendere il desiderio di legger- 
la tutta. Dappoiché il benemerito 
autore, dopo avere attamente in- 
veito contro grindegni oltraggiatori 
delle spoglie de'defpnti^ riporta mol- 
te leggi, riti, e costumanze, non 
che la premura e la diligenza dei 
popoli nel seppellire i trapassati, 
maa tralasciando in pari tempo di 
rammentare /Specialmente la cura 
degli antichi romanL Quindi dà un 



DEF 197 

rapido oeAtto delle péne $ànzionate 
dai legislatori contro i trasgressori 
del rispetto dovuto aiUa memoria 
de' defonti. Finalmente » dopo la 
oonfutazione di alcune obbiezioni, 
tebe si riscontrano in vari generi di 
ìDose, opportunamente inserite, ram- 
menta per ultimo, con patetico 
sermone, il fetto egregio di Resfii 
nelle sagre pagine noordato, nel li- 
bro II. Aie* Re al capo ai. 

Si deve finalmente notare, come 
appresso Tertulliano, che il noiìie 
di defonto spesso denota colui, il 
quale ha dato principio a qualche 
operazione, perché ragionando del- 
la parabola del Vangelo, di oolui 
che ha incominciata la fabbrica 
della torre, e per mancanza del 
denaro non lia potuto pei*fezionarla, 
dice così : Qui prius sumptus operis 
cum viribìAs suis supputat, ne ubi 
coeperit defimctus^ postea erubescai. 
De Jdol. cap. 12. Presso il mede- 
simo scrittore inoltre si legge que- 
sto vocabolo in senso sostantiva); 
Quo congressui^ et suspectui et da- 
Junctui ingratis suhjaceret^ lib. ad- 
-vers. Valent. F, Dìclich, Diz, sacro 
Ulurgico, all'articolo DEfvtm pei 
diversi riti, commemorazione, uffi- 
zio e messe. E siccome nel parlare 
e nello scrivere si tratta sempre 
con rispetto de'defonti, su questo 
proposito il Parisi^ Istruz* per la 
segretaria t. Ili p. 118, racconta 
che Yalentiniano imperatore nomi- 
nando Fabiano Papa, vi aggiunse, 
di venerabile ricordazione, di beata 
memoria. Parlando de'Pontefìci de- 
fonti, si dice di santa memoria; 
degl'imperatori, la gloriosissima me- 
moria j dei Cardinali, la chiara 
memoria ; dei duchi ed altri signori, 
di gloriosa, o di felice ricordanza^ 
e volgarmente, la buona memoria^ 
b benedetta memoria^ la benedetta 



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rgS DEG 

anima di Tino, di Cajo, deibn- 

ti, e& 

Air articolo Diitici (Fedi) n 
parla de' morti ivi registrati, come 
pare della commemorasnone, e deK 
le preghiere die bcevansi per essi 
nella messa, de' libri, e registri, dei 
morti chiamati I^ecrohgi o Obi* 
tuarìy con altre analoghe notizie, 
come di quelli, ch'erano esclusi da 
tali sagri registri. 

DEGRADAZIONE {Degrada^ 
Ab). Il Macri dice, che il degradare 
è una sorte di pena data dalla 
Chiesa ai suoi ministri, quando per 
enormi delitti vengono deposti dal 
loro grado. Non è della specie del- 
le censure, perché non si può as* 
solvere, né vi é luogo di pentimen* 
to, che però fu chiamata da Na- 
Tarro: vincìdum indissolubile. Spes- 
so si fa menzione di questa pena 
nei concili e sagrì canoni. Il Ri- 
naldi all' anno 57 num. 2 a nel 
parlare della sospensione, della de- 
posizione, e della degradazione, 
chiama questa exauctoractio, ripor- 
tandone i primi esempli. La de- 
gradazione pertanto é una pena, 
per la quale un chierico viene pri« 
vato per sempre di ogni uffizio, 
benefizio, e privilegio clericale. Si 
distinguono due specie di degrada- 
zione; la verbale e attuale, reale 
o solenne. La degradazione verba- 
le é la stessa cosa delia deposizio- 
ne, ma la degradazione reale ag* 
giunge alla deposizione diverse ce- 
rimonie infamanti, che si possono 
tedere nel libro sesto delle decre- 
tali e. li de poeniSf e nel Pontifi" 
cale Romano. Ia deposizione si può 
fere dal vicario del vescovo, e la 
degradazione soltanto dal vescovo^ 
Aiiticamente il vescovo degradava 
un prate in presenza di altri cin- 
que vescovi, e di due, se il degras 



DEI 
dato era diacono. Talvolta i ro* 
mani Pontefici dispensarono per 
giuste cause dalle cerimonie della 
degradazione, o soonsagrazione, e 
vi supplirono con autcnrità aposto- 
lica, a mezzo di un decreto for- 
malmente partecipato al dehnquen» 
te diierico degradator. 

La degradazione e la depo* 
sizione diffisrisoono essenzialmente 
dalla sospensione, in quanto che 
esse privano assolutamente, e per 
sempre il colpevole de' «uoi uffi- 
zi, benefizi^ e privilegi; mentile 
la sospensione non fii che interdir* 
gii per un tempo l'uso di qudle 
cose. Un eoclesiastioo degradato, o 
deposto, non é esente dal Toto di 
castità, né da quello della redta 
dei breviario. F. DnHJSisioirB , e 
Obbihi sagbi. Del modo come si 
debba premettei*e la degradazione 
alla esecuzióne delle sentenze capi« 
tali a forma de' sagri canoni, si può 
vedei^ il voi. V, p. 3o6, della 
Raccolta delle leggi dello stato Pon* 
t^do. Oltre a ciò, si possono con* 
sultare Du Gange alla voce Degras 
datio; Jo, Gotif. Krause d^fure de* 
gradalionis canonicae^ ty'usqae usu, 
Lipsiae 1727; Ern. Frid, Sdut>e* 
terii, dissertatio de degradatione ^ 
Jenae 1672; Job. d'Avezan, de 
depositione j degradatione ^ et sus* 
penatone. £zt. in ejusdem lib. De 
censur, Eccles. quem Meermannas 
inseruit t. IV Ilies^ Juris, num. 
4; e Georgio ad Stinivii DisserL 
de degradatione^ et suspensione. 
Ext. in CoUect. disputa gus crimin. 
n. i4* 

DEICOLO (s.) nato in Irlanda 
passò in Francia in compagnia di 
8. Colombano' suo maesti^o, e con 
lui visse non pochi anni nelk au- 
sterità della pia rigida penitenza. 
<2osti*etto Sv, Colombano ad àbbau< 



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DEI 
donare la Francia nell'anno 6 io, 
il dUoepolo si ritirò a Luthre, og- 
gkfi Lure, nella Franca Contea, e 
quin Clotario li avendo fondato 
un monistero per assecondare, le 
premure di Deioolo, Deioolo stesso 
ne iìi primo abbate. Egli, e per la 
santità del costume, e per la ope-* 
razione dei miracoli, venne in al-< 
lissima stima appresso ciascuno^ e 
(a onorato della pi^otesione dei 
principi. Oppresso il nostro santo 
dalla i|iolttpli(»tà delle cure nelgo* 
verno del suo monistero, e bene 
innanzi cogli cuini, desiderò di tor« 
si dall' ufficio di abbate, eleggendo 
s. Colombano in sua vece, e fìittasi 
costruire una appartata cellette, in 
vicinanza ad una cappella intitola* 
ta alla ss. Tnnitàj ivi aspettò nel- 
la contemplazione e nella pregbieia 
r estremo giorno della sua vita, che 
fu il i8 gennaio dell'anno 625. 
Il suo iiome è ricordato in mol- 
ti martirologi in giunti^ al ro« 
mano. 

DEISTI. Appellazione di tutti 
coloro, che ammettono la esistensa 
di un essere supremo principio de- 
gli altri, ma che non riconoscono 
altra cosa in fatto di religione, se 
non àò cbe la sola ragione insegna, 
e può da sé discoprire. Vi sono 
due sorte di Deisti : gli uni sosten- 
gono, che Dio solo è immortale, e 
che le creature tutte saranno an- 
nichilate, quindi ohe anche l'ani- 
ma umana deve finii*e, e ch'^ una 
favda l'idea della vita avvenire. 
Dietro di questo prìncipio distrug- 
gono ogni dovere della creatura 
ragionevole verso il Creatore, e di- 
cono chimera la distinzione del vi- 
zio e della viitù. Gli altri poi, in 
qualche cosa pìU ragionevoli, con- 
fessano il debito di onorare Iddio, 
sebbene non istabiliscano in qual 



DEL 199 

maniera; 1' obbligo di vivere secon^ 
do la retta ragione, e la esistenza 
della vita awaiira, quantunque ne- 
ghino la eternità del supplizio p^ 
reprobi. Questi stolti, che appellano 
crudeltà il credere che Iddio voglia 
punire eternamente il peccato, non 
riflettono che anche secondo la stes- 
sa regione, essendo la colpa una 
offesa &lta a un Dio infinito, si 
merita un castigo infinito. Questo 
poi non polcindosi sostenere tale 
nella sua intensità, attesoché la crea- 
tura è finita^ deve essere sostenuto 
infinito nella estensione della dui*a-» 
ta, cosa di cui la creatura è capace, 
e proverà, quando non assoggetti 
l'intelletto ai lumi della rÌYelazione 
soprannaturale, e la volontà alla 
voce del suo Creatore, e di chi 
parla a suo nome, 

DELGI Uberto, CanBnale. 0- 
berte Delci nacque in Siena da no« 
bile e ricca famiglia. Fu ct^ato 
diacono Cardinale di s. Eustachio 
dal Papa Urbano IV, l'anno ia6i. 
Assistè ai sagri comizi per le ele- 
zioni di Clemente IV, Gi^oiia 
X, e Innocenzo V, nel cui pon- 
tificato cessò di vivere, cioè nel 
1376. 

DELCI ScinoiTB, Cardinale. Sci- 
pione de' conti Deki, detti andò 
Pannochieschi, patrizio senese, da 
Urbano VIII fu creato governato- 
re di Spoleto, di Ancona, e di 
Fermo, e nel i63i» venne pro- 
mosso al vescovato di Pienza, dai 
quale sei ^noi dopo fu trasferito 
air arcivescovato di Pisa. Quindi 
Innocenzo X lo elesse nunzio pres- 
so il veneto senato, e poscia col 
medesimo carattere lo mandò pres- 
so la corte di Vienna. Occupatosi 
per ventìdue anni in qud ministe- 
ro, Alessandro VII, mentre il Del- 
ci era segretario de' vescovi e re* 



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aoo DE L 

golari, a* 39 aprile i658, Io deoo* 
rò della sagra porpora col titolo- 
di 8. Sabina, e lo costituì legato 
prìma di Urbino, e poi della Ro» 
magna. In seguito fece rinunzia 
della sua chiesa, che avea gover- 
nata per alcuni anni con un zelo 
corri^ndente alle sue eminenti 
virtù , e morì nell* anno 1670. 
Il suo sepolcro esiste nella diiesa 
di 8. Sabina, dove si legge un'iscrì- 
«ione, che serberà alla memoria da 
posteri qual fiMse il candor dei co* 
«turni, e la illibatezza dell' animo 
di questo Cardinale. Nel conclave 
di Clemente IX Cu prossimo ad 
essere esaltato al pontificato, ma 
ciò non successe attesa l'esclusiva, 
che pronunziò aontA*o di lui la 
Fi»ncia.. 

DELCI Ranibro, Cardinaie. Ra- 
niero Deld, della illustre famiglia 
danese, de' mai'chesi di Montidano 
/conti d' £ld , nacque a Firenze. 
Ebbe la istituzione in gioventù sotto 
Ja condotta di ^uo zio Francesco 
Deld, ardvescovo di Pisa, ed avuta 
la laurea dottorale nell'una e nell'al- 
tra legge, si trasfen a Roma, dove 
si eserdtò per qualche tempo nella 
avvocatura. Ma Innocenzo XII, con- 
43epita di lui altissima stima, nel 
1700, Io ammise al novero dei 
prelati. Un anno dopo. Clemente 
XI lo spedì vice-legato della Ro- 
magna; posda lo elesse ponente 
nella congregazione della consulta, 
fi quindi governatore di Fano e di 
Loreto. Nel 171 1, gli fu affidata 
la inquisizione di Malta, che sosten- 
ne con impegno non minore allo 
^lo ed all4 destrezza, che avea 
sempre spiegato negli impieghi a lui 
affidati. In seguito venne ammesso 
ti*a i chierici di camera, e. nel 1719 
destinato vice-legato di Avignone, 
«iella qual città si adopej^ò con e- 



DEL 
semplare carità al soccorso d^li 
appestati. Clemente XII lo creò ar- 
dvescovo di Rodi, e gli diede la 
nunziatura di Francia. Richiamato 
a Roma, nel 1737, a' 20 dicem- 
bre, fu promosso air ardvescovato 
di Ferrara, e alla dignità di Cardi- 
nale col titolo di s« Sabina. Que- 
sta dignità però fu pubblieata a'aS 
giugno 17 38, colle congregazioni dd 
vescovi e regolari, della immunità, 
della consulta, ed altre. Nel mini- 
stero di pastore fu sua prima cura 
l'educazione de' giovani eoclesiasti- 
d, la dottrina de' sacerdoti, il buon 
ordine della disciplina. Era poi tut- 
to occupato nella riforma del costu- 
me, e nel togliere quegli abusi che 
coirandare del tempo si sogliono alle 
Tolte introdurre nel pc^lo, ad on- 
ta delle vigili prestazioni de' pre- 
lati. Rinunziata però quella chiesa 
nelle mani di Benedetto XIV, ri- 
cevette la Inazióne della provinda. 
Feri-ara a lui dovette la erezione 
delle cattedre di teologia e anato- 
mia nella sua università, così pure 
la istituzione delle scuole pie a fii- 
vore de' poveri fanciulli, per le qua- 
li lasciò aache un assono. Com- 
piuto queir uffizio, venne eletto pre- 
fetto della congnegazione della im- 
munità; pósda avendo rinunziato 
l'ardveseovatoì prese possesso del 
vescovato di Sabina,- ed in seguito 
passò a quelb di Porto. Fece rì- 
febbricare la collegiata di Castel- 
nuovo, alla quale contribuì molto 
del proprio, e fece assq;nare per lo 
spazio di venti anni una rendita 
sopra il suo vescovato. Nel 1756 
poi, colla dignità di decano del sa- 
gro Collegio, sotto Gemente X|lf, 
fu assunto alla sede di Ostia e 
Yelletii. Quanto ivi fosse caro ai 
suoi, e quali meriti procaodati si a- 
Tesse , lo attesta la iscridon/e, .che 



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DEL 
gli TÌeiine tDoalzata nel palaszo deU 
la Bagìone. Nonagenario movi in 
Roma, Tanno 1761, e fii sepolto 
nella chiesa di s. Sabina*, 

DELCI Fbangesgo» Cardinak. 
Francesco Delcì, nobile sanese, nac- 
que a' 6 ottobre 1707 nella città 
di Siena. Applicato agli studi, tì 
riuscì con lòde» ed abbracciato lo 
stato ecclesiastico, si pose quindi 
in prelatura, ove percorse varie ca« 
ricfae onorevoli, sinché meritò di 
essere promosso alla cospicua cari» 
ca di uditore generale della reve- 
renda camera apostolica. Clemente 
XIV, kiella duodecima ed ultima 
sua promozione cardinalizia, nel 
concistoro de' a6 aprile 1778, lo 
creò Cardinale dell'ordine de'diap 
coni. Poscia gli oonfen per dìacoF 
nia la chiesa di s. Angelo in Pe- 
scheria, e lo annoverò alle congre- 
gazioni cardinalizie delle indulgenr 
ze e sagre relìquie, delT immunità, 
della cerimoniale, e della sagia 
consulta. Alla morte di Clemente 
XIV intervenne al conclave in cm 
fju eletto Pontefice Pio VI, il qua- 
le lo ammise tra i Cardinali della 
congregazione de' vescovi e regolari. 
Fa protettore della città di Mate- 
lica, del monistero delle Filippine 
di Boma, dellsi diiesa e nazione 
sanese, e dell'università de'fornari 
italiani. Compianto per le sue qua- 
lità, morì in Roma a' 4 aprile 1787, 
indi gli fiirono celebrate le esequie 
nella chiesa di s. Marcello, e dipoi 
venne il suo cadavere trasportato 
nella chiesa di s. Sabina sui mon- 
te Aventino, dove fu tumulato nel<- 
la tomba gentilizia* esistente neii- 
}a cappella di sua pobile Simi- 
glia. 

DELCOS, seu DEBCON, o 
DELCON. Città episcopale della 
Xurcl)LÌ^ Usi^tipa^ peli» BpoWMa^ 



DEL 201 

posta sopra un lago formato dal 
fiume dello stesso nome, a quattro 
leghe circa dal mare Nero. Questa 
sede episcopale della provincia di 
Europa, nell'esarcato di Tracia, in 
Urbanta regione, di cui si & men» 
zìone ne' libri de'concilii, fu eret* 
ta nel secolo nono sotto la metro- 
poli di Eraclea. Ai presente è un 
vescovato in partìbuB, die conferisce 
la santa Sede, anche sottoposto ad 
Eraclea, arcivescovato in parti'^ 
bus. Gli ultimi due vescovi sono 
monsignor Michele Mdzewski de« 
fonte, e monsignor Giovanni Cy- 
winski della diocesi di Vilna, fatto 
vescovo di Delcos dal regnante 
Gregorio XVI, nel concistoro dei 
1 7 dicembre 1 840, ed insieme suf- 
fraganeo del vescovo di Vilna, de- 
putato ad esercitare i pontificali nel 
palatinato di Troju. 

DEIJSGATO (Delegatus). É 
una persona alla quale è stato 
commesso il giudizio di una causa, 
ovvei*o la esecuzione di un giudi- 
zio già pronunziato. Si distinguono, 
due sorte di giurisdizioni: rordi- 
naina, e la delegata. Questa è data, 
dicòno i canonisti, dall' uomo, o dal 
diritto; ah homine, velajure. Ah 
homne trihuitur per UUeras delega^ 
torias, a jure vero per ìegen$, I 
delegati dall' uoomi, vale a dire, per 
lettere commissarie, si possono dif 
videre in due sorta; i delegati nel- 
la giurisdizione volontaria, ed i de- 
legati nella giurisdizione contenziosa. 
I vicari de' vescovi sono delega- 
ti nella giurisdizione volontaria. 
GU uffiziali de' vescovi, i giudici 
commessi dal Papa per informare 
o per giudicare, sono delegati nella 
giurisdizione contenziosa. Bispetto 
ai delegati di diritto, a fare, sono 
quelli a' quali i canoni hanno dato, 
qualdie potere, come i delegati 



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2o^ DEL 

della santa Sede, ed il concilio di 
Ti'ento ne fornisce diversi esempli. 
Sili delegati, che il Papa nomina 
per giudicare le cause, delie qua« 
li é stato interposto l'appello alla 
«Sede iq^tolica, si vegga l'articolo 
CoMMissioNB o G)MMissiQai. Talvol- 
ta i sommi Pontefici spedirono 
presso qualche sovrana o repubbli- 
ca un prelato per nunzio, col titolo 
di delegato apostolico^ ed il regnan* 
le Gregorio XVI spedì alla repub- 
)>lica della nuova Granata nell' Ame- 
rica meridionale, monsignor Gae» 
tano Galuffi di Ancona vescovo di 
Bagnorea, e al presente ardvesco- 
vo di Camerino, colla fticolla^ a ti- 
tolo d'intemuntio e delegato apo- 
stolico. Il novero de' delegati apo- 
stolici della santa Sede stabiliti in 
ogni parte del mondo, sotto la di- 
rezione della Si^ra contrazione 
di Propaganda fide (l^edi)^ si ri- 
porta a tale articolo ; e c[i4ello drì 
prelati delegati apostolici destinati 
dal Papa al governo di quindici 
praviiicie de' dominii pontificii, che 
si chiamano Delegazioni apostoli" 
che {Fedi), si legge in questo ar^ 
ticolo. E quando Pio VII ritorna 
gloriosamente ne' suoi stati, inviò 
prima in Roma colla qualifica di 
delegato apostolico, monsignor Ago* 
«tino Rivarola, per ripristinarvi il 
governo pontificio, per cui agli t i 
maggio 18 1 4 cenò il provvisorio 
del re di Napoli Gioacdiino Ma- 
rat 

DELEGAZIONI e Lbgaziqki a- 

rOSTOIICHE DELLO STATO PONTiFICIO. 

La sovranità de' romani Pontefici, 
nei dominii temporali della santa 
Sede, nel declinare del secolo de* 
corso, e sotto il pontificato di Pio 
"VI, consisteva in tredici fertili pro- 
vincie, situate sulla parte pih fe* 
conda, più amena e più nobile 



DEL 
dell'Italia, oltre la atta dì Avi- 
gnone, ed il contado Yenaissino in 
Provenza,- e la citt% e territorio di 
Benevento nel regno di Napoli. Le 
tredici pr9VÌnGÌa d'Italia si calcola 
che abbiano più di trecento ncii- 
glia di lunghezza, e paù di cento 
miglia di larghezza, estendendosi 
da un mare all' altro, cioè 4^1 por- 
to di Civitavecchia sul mare Medi- 
terraneo, a quello di Ancona suU 
Y Adriatico ; e dalle bocdie de| fiu<^ 
me Po ai seni di Terracina e Net- 
tuno o sia Anzo. f^ Sov^mTA* 
m'aoMANi PoNTBrici. 

La prima provincia era la cam-^ 1 
pagna di Roma, che comprendeva 
l'alma capitale dello stalo pontifì- , 
ciò e del cristianesimo, e le città ! 
4i Ostia, di Yelletri, il cui go* 
vernatore perpetuo era il Cardinal ! 
decano del sagro Coll^io, di Al-^ 
bano, di Frascati, di Tivoli, di A^ 
nagni, di Veroli, di Terracina, di 
Prosinone ove risiedeva il prelato 
governatore della provincia chia- 
mata di Marittima e Campagnay 
€ diverse altre città, terre, e ca- 
stelli, alcuni de' quali spettanti a 
diversi signori con titoli feudali di 
principati, ducati, mardiesati, e 
contee, olti*e i feudi del senato e 
popolo romano. La seconda era 
detta Patrimonio di s. Pietro^ con 
residenza del prelato governatore 
in Viterbo. Oltre questa dttà, era- 
no comprese: Civitavecchia con por- 
to di mare ove il Papa teneva le 
galere, Cometo, Poito, Nepi, Sutri, 
Civita Castellana, Orte, e Monte'fia- 
scone. La terza era l' Umbria, ossia 
ducato di Spoleto, la qual città 
n' era la capitale, e residenza d'un 
prelato governatore. Aveva poi Ter- 
ni, Nami, Rieti, Todi, Amelia, Be- | 
vagna^ Assisi, Foligno, Spello, No- 
cera, e Camerino. La ^piarta òem- 



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DEL 
[ prendeva il ducato di Castro, e la 
contea dì Ronciglione, coi castello 
di Capi*arola. La quinta era quella 
di On^ieto, essendo questa città là 
capitale, con residenza d'un pre- 
lato gOTematòi*e; appaitenendo alla 
provincia Bolsena, Acquapendente, 
e Bagnorea. La sesta provìncia era 
di Sabina, paese fertilissimo, con 
città e luoghi baronali, con prelato 
per governatore. La settima consi<< 
steva nella contea di Perugia, la 
qua} città n'era capitale, e insieme 
residenza del prelato governatore^ 
L'ottava era di Ciuà dì Castello 
sul Tevere con prelato governato- 
re. La nona componevasi della 
Mixrea di Awsona con pillati go- 
vernatori, ove, oltre Ancona città 
e porto di mare, noveravansi Loi*e« 
to, Recanatì, Fermo, Ascoli, Ma- 
cerata, Tolentino, Sanseverino, Cin- 
goli, Fabriano, Jesi, Osimo, e Mon- 
talto. La decima costituì vasi del 
dueeUo di Urbino^ ed oltre Urbino, 
con residenza di prelato presidente, 
e di altrow prelato vice-presidente, 
aveva Cagli, Sinigaglia, Fano, Pe- 
saro, Fossombrone, San Leo, Ca- 
stel Durante, Urbania, e %* Angelo 
in Vado. L' undecima compi^endeva 
la Romagna, con Ravenna, ove ri- 
siedevano il Cardinal legato, e il pre- 
lato vice-legato, Sarsina, Rimini, 
Cesena, Bei^tinoro, Cervia, Forlì, 
Imola, Faenza, Savignano, Roversa- 
no. La duodecima era di Ferrara, 
occupante 41 ferrarese, con Ferram 
per capitale, e Comacchio. In Fer« 
rara risiedeva il Cardinal legato, e 
il prelato vice-legato; La decima 
tenea del Boloffiese^ abbracciava 
questo, con Bologna per capitale, 
considerata la prima dopo Roma 
nel dominio della santa Sede, e vi 
f isiedevano il Cardinal legato, e il 
pi*elato vice-legato» 



DEL !»o3 

I governi di dette provincie, e 
città principali si affidavano a* pre- 
lati : i- minori govciiii si davano ai 
dottori in jus, che venivano rimes- 
si e trasferiti da uno ad altro go- 
verno secondo le circostanze, i loro 
portamenti, e i bisogni. Così dicasi 
de* prelati, governatori, vice- legati, 
è vice- presidente di Urbino. £coo. 
il novero de' prelati che risiedeva- 
no in qualità de' governatori in 
Roma, e nelle città dello stato ec- 
clesiastico per ordine alfabetico; Si 
intende, che in Roma risiedeva il 
prelato governatore, posto che por- 
ta al cardinalato, con suo tribuna- 
le. Le città erano Ancona, Ascoli, 
Camerino, Città di Castello, Civi- 
tavecchia, Fabriano, Fano, Fermo, 
Fi*osinone, Jesi, Loreto, cioè della 
città e della s. Casa, Macerata, Mon- 
talto, che veramente era presidaio, 
Nami, NcMnoia, con titolo di prefettu* 
ra, Orvieto, Perugia, Rieti, Sabina, 
Sanseverino, Spoleto, Todi, Viter- 
bo, TernL'c Tivoli. 

In Uroino, come dicemmo, era- 
vi un prelato presidente, posto 
cardinali^, con altro prelato vice^ 
pt^idente; anzi talvolta i Pontefii- 
ci nel creare Cardinali i presidenti 
di 4Jrbino, dopo il concistoro, per 
mezzo del Cardinal segretario di 
stato gliene parteciparono la no- 
tizia, che ad essi recava un corriere 
pontificio insieme al berrettino ros- 
so, e quindi per un ablegato pon? 
tificio rimettevano loro la berretta 
cardinalizia, recandosi poi in Roma 
tali presidenti fiitti Cardinali. Al- 
trettanto dicasi del presidente in A-r 
vignone, e contado Yenaissino, che, 
come diremo, era successo agli an- 
tidii legati. Di fatti il numero 148 
del Diario cfi Roma del 1776, 
riporta, che al presidente Durini 
da Pio VI creato ' Cardinale, fu 



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so4 BEL 

ìfiviata la berretta cardinallda dal 
roarcheae Francesco Brìvio, fatto 
perciò dal Papa cameriere di odo* 
re in abito paonazzo. Ma intorno 
ad Urbino aggiungeremo, die tal* 
volta fìi andie legatione, giaoché 
abbiamo efae il Cardinal Giuseppe 
Doria Pamfiiy innalzato alia por« 
pora nel 178$ da Pio VI, da que- 
sto Papa venne folto legato di Ur« 
bino. Altra volta in Urbino vi ave- 
va anche un pro-presidente della 
legazione « tale fu Pasquale Aqua- 
viva «otto Clemente XIV, e Pio VI. 
I governi poi dei dottori, che 
si conferivano per apostolico bre* 
ve, sono i seguenti. Va però notato 
che la Congregazione di Con- 
suka (P^edi), al modo che à dice 
in quell'articolo, nominava i gover- 
natori di breve di diversi luoghi 
dello stato pontificio, e si occupa- 
va dell' amministrativo, del civile, 
e del criminale di molte provincie, 
la qual giurisdizione in gran parte 
si è compenetrata prima nella se* 
gretaria di «tato, cioè nel i83i, 
poscia, nel i833, nella segreta- 
rìa degli affiiri di stato intemi, co- 
me meglio dicesi al citato artìcolo. 
Va letto ancora l'articolo Congre* 
gazione del Buon governo (Vedi)^ 
essendo stata molto affine la sua 
giurisdizione a quella della consul- 
ta, massime sullo stato civile ed 
economico delle comuni dello sta- 
to, eccettuate quelle di Roma, e 
delle città, e luoghi amministrati 
dai Cardinali legati. F. gli artico- 
li Citta', Cobcuhita', ed altri ana- 
loghi. I governatori pertanto, che 
nominava la sagra consulta, cioè 
il di lei Cardinal prefetto e segre- 
tario prelato^ con brevi e patenti, 
erano pei seguenti luoghi e città : 
Anagni, Assisi, Cascia, Cesena, 
Città della Pieve, Civita Castell»- 



DEL 
na, CòmaecUo, Faenza, Foligno, 
Forlì, Imola, Matetica, Monte s. 
Giovanni, Rimini, Terradua, Va* 
tentano, Veroli, Vetralla, e Visse. 

A Benevento si spediva per go« 
vematore un prelato^ ed in Avìgno* 
ne, e contado Vehaissino, ov'enmo 
le città di Carpentrasso, Vaison, e 
Cavailion, prima un legato, poi un 
vice-legato, da ultimo un presidente. 
Sul governo di Avignone, di Fermo, 
e di Loreto, vanno consultati i tre 
articoli, Congregazione di A^^igno* 
ne. Congregazione Fermana^ e Con* 
gregasuone Laurtiana. I ministri 
della santa Sede nello stato di 
Avignone (Fedi), e contado- Fenais.' 
sino (Fedi)y oltre quanto dicesì a 
questi articoli, negli ultimi tempi, é 
finché fu tolto dalla Francia alla 
Chiesa Romana, si componevano del 
prelato vice-legato della citta d*Avi* 
gnone e contado Venaissìno, dell' u- 
ditore generale d' Avignone , del 
datario d'Avignone > del fiscale, e 
procuratore generale d'Avignone, 
del tesoriere della reverenda ca-* 
mera, e depositario generale, del- 
l'archivista, e segretario di stato, 
del rettore di Carpentrasso capitale 
del contado Venaissino, del presi- 
dente della reverenda camera di 
Carpentrasso, del tesoriere della re- 
verenda camera nel contado Ve* 
naissino, dell'avvocato generale, e 
del tesoriere della provincia. A' ri- 
spettivi articoli delle principali me* 
morate città, si dice delle forme di 
governo secondo i tempi, e la qua- 
lità dei governatori, e persino dei^" 
l'epoche delle straniere invasioni. 

Mentre i dominii della santa Sede 
pacificamente e soavemente erano 
governati per mezzo de'suddetli le* 
gati, ed altii ministri del paterno 
zelo de'Romani Pontefici, la Francia 
fu rivoluzionata. I possedimenti, che 



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DEL 
in es$a ayetra la Chiesa Romana^ 
cioè Avignone, e il contado Yenaìs- 
sinOy allora furono incorporati a 
quel reame. G>stituita8Ì la rivolu- 
zione in repubblica, i francesi oolle 
loro armate si diedero ad invadere 
gli stati altrui, ed a democratizzarli. 
Ben presto i dominii ecclesiastici 
ne provarono anche in Italia le 
conseguenze. A' 19 gennaio 1796, i 
francesi entrarono nella provincia 
di Bologna, e T occuparono tutta 
insieme al ferrarese, ed alla città 
di Faenza. Pio YI, per arrestare 
le armi vittoriose de' loro eserciti, 
si trovò, costretto a convenire nel- 
r armistizio oonchiuso in Bologna 
a' 23 giugno di detto anno, ad im- 
mensi sagrifizi , a cedere al più 
forte le legazioni di Bologna e 
Ferrara, e la città di Faenza. Ma 
avendo decretato i repubblicani fran- 
cesi l'intera occupazione dello stato 
della Chiesa, con; nuovi pretesti nel 
gennaio 1797 fecero avanzare le 
loro truppe, ed iropadonirsi della 
provincia di Romagna, proseguiro- 
no i conquisti sino ad Ancona, e 
Macerata, laonde al Papa non ri- 
manevano che le Provincie di Sabina, 
del Patrimonio, e di Marittima e 
Campagna, oltre il ducato di Be- 
nevento, col timore ben fondato di 
perdere anco tali dominii. I Cardi- 
nali -legati, i prelati vice*legati, il 
pisciato presidente di Urbino, e gli 
altri prelati governatori, o furono 
minacciati, o imprigionati, o esiliati, 
o mandati altrove dal nemico. Ob- 
bligato Pio YI a sagrìfizi maggiori, 
a' 19 febbraio 1797, convenne alla 
pace di Tolentino, in cui dovette ce- 
dere ai suoi sovrani diritti sopra Avi- 
gnone, sopra il contado Yenaissino, 
e sulle tre legazioni apostoliche di 
Bologna, F'errara, e Romagna, e ri* 
cevere una guarnigione francese ia 



DEL lo* 

Ancona. Finalmente gl\ emissari 
francesi incominciarono d rivohi^io^ 
nare la legazione di Urbino, impa* 
dronendosi di quella città, come di 
Fano, di Sioigaglia, di Pesaro, di 
s. Leo ec. e quindi di Gubbio, e 
di tutta la Marca: in una parola 
occuparono successivamente tutti i 
dominii della Chiesa, e la stess» 
Roma, da dove a'20 feltraio 179$ 
portarono via prigioniero Pio YI, 
che morì in Francia a' 29 agosto 
1 799, e poco dopo quasi tutta l'I* 
talia restò libera dal francese do- 
minio. ^ 

Eletto in Yenezia nel marzo 1800 
Pio YII, si recò in Roma, e vi ri- 
pristinò il govemamento, cioè in 
quella parte dei dominii non ce- 
duti alla pace di Tolentino. Istituì 
le delegazioni apostoliche di Yìterbo, 
di Spoleto, di Perugia, di Cameri- 
no, di Macerata j di Ancona e di . 
Urbino, alle quali prepose altrer- 
tanti prelati apostolid con giurisdi- 
zione sulle dette città e dipendenze 
delegatizie. 

Ecco poi il novero dei prelati go- 
vernatori, cioè delle città ov'essi 
risiedevano. Oltre Roma, nomine- 
remo Ascoli, Benevento, Città di 
Castello, Civitavecchia, Fabriano, 
Fermo, Frosinone ossia Marittima 
e Campagna, Iesi, Loreto, Montalto 
presidato, Narni, Pforcia prefettura. 
Orvieto, Rieti, Sabina, Sanseverino, 
e Todi. Nelle città di secondo or- 
dine fui*ono posti per governatori 
provvisorii alcuni dottori, finche a 
tutte fu dato successivamente un 
prelato. Alcune città ebbero a go- 
vernatori dei dottori, col titolo di 
vicegerenti, t talvolta l'ebbero Nar- 
ni, Terni, Todi, Tivoli ec. Per ri- 
guardo ai luoghi e governi , i 
cui governatori dottori venivano 
nominati per breve, ecco il nome 



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no6 



DEL 



delle dttà loro assegnate: Anagni, 
Assisi, Caspa, Cingoli, Città della 
Pieve, e Civita Castellana, Corneto, 
Fei'entino, Foligno, Mateìica, Mon^ 
te s. Giovanni, Nooera, Osimo, Ter- 
FBcina, Valentano, Veroli, Vetralla, e 
Vìsso. Ma divenuto imperatore dei 
francesi Bonaparte, naeditò nuova* 
mente l'intera occupazione dello sta- 
lo pontificio, che effettuò nel i8og, 
fiiceodo imprigionare Pio VII, e 
quindi trasportarlo altrove a' 6 lu- 
glio 1809. 

La divina ProTvidenza avendo 
annientato il tit>no dell'imperato* 
re de' francesi, Pio VII ritornò 
trionfante in Roma nel iBi^ e 
non andò guari che potè ricupei*a- 
re gl'interi dominii pontificii, meno 
Avignone e il contado Venaissino, 
pei quali emise quelle proteste di 
cui parlammo altrove: laonde nel 
18 15 alle Provincie ricuperate nel 
1814 si aggiunsero quelle delle 
man^ di Ancona, di Macerata, e 
di Fermo, il ducato di Camerino, 
il ducato di Benevento, e di Pon« 
te Corvo, e le provincia di Roma- 
gna, Bologna, e Ferrara conosciute 
sotto il nome di legazioni, ecoet* 
tuata la parte della legazione di 
Ferrara, posta sulla riva sinistra 
del Po, che restò all'Austria. Quin- 
di col moto proprio dei 6 loglio 
18 16, Pio VII pubblicò la classi^ 
ficaziòne delle delegazioni apostoli* 
che coi rispettivi governi distrettua* 
IL Roma ed il suo distretto si com« 
posero di tal capitale, de'Iuoghi sub^ 
urbicarì, e de'governi di Tivoli, e 
Subiaoo. Qui noteremo che, aven- 
do Pio VII concesso fiicoltà ai ba« 
roni di rinunziare i feudi che pos* 
sedevano, quasi tutti Io feoei*o ad 
eccezione di pochi, come dei feudi 
del senato e popolo romano, di Brac* 
ciano, Soriano ec ec. Lo stato fu di- 



DEL 
viso in undici provinde, cioè Romn* 
gna, Bologna, Feri*ara, Urbino, Ma- 
rittima, e Campagna, Sabina, Patri- 
monio, IJmbria, Camerino, Marca, 
e Benevento. Furono didiiarate 
delegazioni apostoliche di prima 
classe le provinde di Romagna, 
Bologna e Ferrara; di seconda clas^ 
se Marittima e Campagna, il Pa- 
trimonio, doè Viterbo, penile Ci- 
vitavecchia fu annoverata fra qud- 
le della terza, 1' Umbria, le Mar- 
che, meno Ascoli che fu pesta in 
terza classe; ed a questa apparten- 
nero le provinde di Sabina, di Ca- 
merino, e di Benevento. Finalmen« 
te le legazioni si divisero in quat<> 
ti*o con altrettanti Cardinali legati 
e prelati Tice-legati con residenza 
nelle rispettive capitali, doé Bolo- 
gna, Ferrara, Foru, e Ravenna. Le 
delegazioni si fissarono a quattordi^ 
ci, e sono Urbino e Pesaro, Anco* 
na. Fermo, Fresinone, Macerata, 
Perugia, Spoleto, Viterbo, Ascoli, 
Benevento, Camerino, QvìtaTecchia, 
' Rieti, e Comarca di Roma. Di ogni 
delegazione fu dato il govei*na« 
mento ad un delegato apostolico 
prelato, ad eccezione della Comarca, 
la quale componendosi in prind- 
pÌQ dd distretti di Tivoli, e Su- 
biaco, ognuno ebbe un dottore a 
governatore. 

Appena esaltato al trono ponti- 
ficio Leone Xlf, senti il bisogno di 
un nuovo, e più regolare riparto 
dello stato ecclesiastico, per cui al- 
cune delle piccole delegazioni apo- 
stoliche furono da lui riunite ad 
altre, e posda col moto-proprio dei 
3T dicembre 1837, pubblicò le a- 
naloghe provvidenze, le principali 
di cui sono del seguente tenore. 
Lo stato ecclesiastico è diviso in 
tredici delegazioni, oltre la Comar- 
ca di Roma. Le delegazioni, ov*è 



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DEL 

I destinato un Cardinale, prendono 
il nome di legazioai, ed il Cardi- 
nale ha il titolo^ e tutti, gli onori 
di legato con quelle speciali prero- 
gatìve, che gli vengono attribuite 
con lettere in forma di brete I 
nomi delle attuali, legazioni sono i 
seguenti: Bologna, Ferrara, Forti, 
Bavenna; e quelli delle delegazioni, 
sono Pesaro e Urbino, Ancona» 
Fermo, ed Ascoli, Prosinone eoa 
Ponteconro, Macerata e Camerino, 
Perugia, Spoleto, Rieti, Viterbo e 
Civitavecchia, Benevento. 

Le delegazioni, riunite di Pesaro 
e Urbino, Fermo ed Ascoli, Mace- 
rata e Camerino, Spoleto e Rieti, 
Viterbo e Civitavecchia, saranno sem- 
pre contraddistinte con ambedue i 
nomi. 

• In uno dei due capiluogfai del- 
le del^azioni riunite èira residen- 
za il delegato, e nellaltro, in cui 
non lasderà di dimorare per quel 
tempo che crederà alla circostanza 
più oppoi*tuttO, Ti sarà stabilmente 
un luogotenente jcoile attribuzioni 
che gli saranno fissate. 

La Comarca di Roma, in quan- 
to airamministrativo , sarà regolata 
oome le del^azioni, ed il prelato 
destinato al regime della medesima, 
assumei*à il titolo ^i presidente. 

Le legazioni, delazioni , e la 
Comarca saranno ripartiti in pode* 
«terie, 

I legati, delegati, e presidenti 
della Comarca eserciteranno sotto 
1^ dipendenza de'dicasteri superìo- 
^ per tutto dò, ch'é conservato nel* 
le rispettive loro attribuzioni, la 
giurisdizione in tutti gli atti di go- 
verno, e di pubblica amministra* 
«one, eccettuati tutti gli a&ri, che 
per nigion di materia spettano alle 
podestà ecclesiastiche , que'che. ri- 
guardiano l'ordine giudiziario cibile, 



DEL &07 

quecfaè appartengono ali- ammini- 
strazione del pubblico erario , t 
quei che nella provincie di Bolo^ 
gna, di Ferrara, Ravenna, e Forlì 
fi)ssero attribuiti a speciali com- 
missioni pel regolamento delle acque. 

I luogotenenti de'capoluoghi del- 
le quattro delegazioni riunite di* 
penderanno assolutamente dal prela^' 
to delegato. I^e' casi di assoluta ur- 
genza potranno pi*endere una mi- 
sura provvisoria, dandone parte al 
delegato per la definitiva decisione. 

Presso ogni legato e delegato sa- 
ranno due assessori pel disbrigo 
degli afiarì, uno per i civili, l'altro 
per i criminali. I medesimi dovran- 
no dipendere dal legato, o delegato. 

Sotto gli ordini di ciascun- lega- 
to, delegato,- e .dd presidente del- 
la Comarca, vi sarà un segretario 
generale, il quale avrà un numero 
'di subalterni proporzionato ai bi? 
sogno. 

I governatori di primo e secon* 
do ordine dipenderanno direttamen- 
te dai l^ati, delegati, e presidente 
della camera nelleserdzio delle loro 
funzioni, eccettuati i casi di urgen* 
za, ed eccettuate quelle attribuzioni, 
che riguardano IWdine giudiziario, 
civile e criminale, che saranno di 
loro conapetenza. 

I delegati dovranno esset*e pre? 
lati, come ancora il presidente della 
Comarca. 

I legati, ddegati, il presidente 
della Comarca, i luogotenenti ,• gli 
assessori, i governatori di primo e 
secondo ordine, ed i segretari gè* 
nerali, saranno tutti nominati .dal 
sovrano. Per i legati, delegati , il 
presidente della Comarca, i luogo- 
tenenti> gli assessori , e i governa- 
tori di primo ordine, si spedirà il 
breve : per gli altri si spediranno le 
lettere patenti. 



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io8 



DEL 



I goTernatorì de' pochi luoghi 
baronali tuttora esistenti, non pò* 
Iranno inoominciare Peserctzio del 
loro ufficio , se non procederà lap* 
provazione della segretaria di stato. 
Essi saranno obbligati, come tutti 
gli altri goTernatori di secondo or- 
dine, ad eseguire quanto loro ven*à 
prescrìtto dai dicasteri superiori di 
Boma, dai delegati, presidente del- 
ia Comarca, e governatori di primo 
ordine;. Le comunità, ove non risiede 
un governatore, potranno avere un 
podestà dipendente dal governatore 
assegnato ad esse nel riparto territo- 
riale. Più comunità potranno essera 
riunite in una sola podesteria. I po- 
destà saranno a carico delle comu- 
nità, e la loro nomina è riservata 
ai legali, delegati, e al presidente 
della G)marca, con approvazione 
del Cardinal prefetto della sagra 
consulta, sulle teme che formeran- 
no i consigli comunitativi. I legati, 
delegati, e presideute della G>marca 
potranno ordinare la rinnovazione 
delle teme, tutte le volte che lo 
gìudidieranno necessario. I podestà 
potranno essere sospesi dalle con- 
gregazioni della sagra consulta, e 
del buon governo, dai legati, de- 
legati, e dal pi^esidente della G)- 
marca, deputando un interino a 
rappresentarli, con intelligenza del 
Cardinal segretario di stato, cui Spet- 
terà decidere della loro sorte. 

La giurisdizione del Cardinal de- 
cano ia Ostia e Velletri, rimane 
nella sua integrità. Parimenti resta 
conservata la giurisdizione del mag- 
giordomo prefetto de'sagri palazzi a- 
postolici in CasteloGandolfa, come 
governatore perpetuo di tali luoghi. 
Avrà ancora una particolare giurisdi- 
zione il prelato commissario della san- 
ta casa di Loreto in tutta la esten- 
sione di quel territorio, con quelle 



DEL 
attribuzioni e feooltà, che vengono 
al medesimo concesse nel contem- 
poraneo breve. 

S^;uono nel titolo secondo le 
disposizioni per i giudizi civili, nel 
tei'zo quelle per i giudizi crimi- 
nali, nel quarto le disposizioni le- 
gislative, nel quinto le comuni tati- 
ve, ed altri regolamenti, col lìparto 
territoriale. Questo è il celebre 
moto proprio di Leone XII sulla 
amministrazione pubblica. 

Assunto alla cattedra di s. Pie- 
tro il regnante Gregorio XYI, con 
editto emanato dal Cardinal Ber- 
netti suo pro-segrelai'io di stato ai^ 
5 luglio i83i, fece pubblicare un 
ordinamento amministrativo sulle 
comunità, e sulle provincie dello 
stato ecclesiasticp. Confermò il ri- 
parto di questo in delegazioni, ol- 
tre i luoghi soggetti alla capitale, 
che prendono il nome di Comarca 
di Roma; confermò la classifica- 
zione delle delegazioni in tre gradi, 
distinte con trattamenti, ed onori- 
ficenze particolari. Dichiarò i .** che 
destinandosi al governo di qualcu- 
na delle delegazioni di prima classe 
un Cardinale, la delegazione assu- 
me il titolo di legazione (come si 
verificò quando dipoi mandò ad 
Urbino e Pesaro un Caidinale per 
l^ato), ed il Cardinale prenderà 
il titolo di legato con quelle spe- 
ciaU prerogative, che gii saranno 
attribuite con lèttere in fi>rma di 
breve; 3.^ che ogni delegazione sia 
suddivisa in govei*ni di primo, e 
secondo oidine in quanto all'am- 
ministrativo. 

Ristabilì le delegazioni di Ca- 
merino, di Ascoli, di Rieti, di Ci- 
vitavecchia, e ne istituì una nuo- 
va, di cui Orvieto fosse il capoluo- 
go ; come istituì la legazione di Vel- 
letri, destinandone legato perpetuo. 



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DEL 
il Cardinal decano del sagro Colle- 
gio pro-tempore. Siccome tal Car- 
dinale risiede in Roma, Tenne quivi 
stabilito un assessoi^e speciale della 
legauone, mentile l'ufficio di Velie- 
tri si compone di un prelato vice- 
legato, con quattro consiglieri della 
coDgi^egazione governativa, dal Pon- 
tefice istituiti in tutte le delega- 
zioni, dovendosi comporre il consi- 
glio di quattro individui. Nel ri- 
parto territoriale, che il medesimo 
Gregoi*io XVI fece pubblicare nel 
i833, e nelle aitile provvidenze go- 
vernative che prese sulle delegazio- 
ni, risulta quanto segue, oltre la le- 
gazione di Velletri, che per la pri- 
ma viene nominata nelle Notìzie 
annuali di Roma, Noi però segui- 
remo l'ordine del mentovato ri- 
paito territoriale, riportando colle 
sue cifre il novero degli abitanti 
d'ogni delegazione apostolica.. 

Va primieramente avvertito, che 
nei capo-luoghi di provincia, oltre 
il segretario generale, colla segre- 
taria, minutanti ec., vi è anche un 
ufficio di polizia dipendente dai le- 
gato, o delegato, e presieduto ove 
da ui^ direttore, ove da un segre- 
tario di polizia. Vi è inoltre un uf- 
fizio di conservatore delle ipoteche ; 
altro di preposto al bollo, e regi- 
stro, ed altro di cancelliere del 
censo. Vi è pure un amministra- 
tore camerale, incaricato all'esazio- 
ne della dativa, e delle tasse ca- 
merali, non che al pagamento delle 
spese governative, occorrenti nella 
provincia. Vi è in ultimo una com- 
missione amministrativa provincia- 
le, che presiede agli interessi della 
provincia, eseguendo le cose decre- 
^te dal consiglio provinciale, che 
^i riunisce ogni anno presso il le- 
gato, o delegato. 

Comarca di Roma, Un prelato 

VOL. XIX. 



DEL 109 

presidente, e residente in Roma, con 
consiglio amministrativo composto 
di quattro individui. Le comuni di 
residenza de' governatori sono di- 
vise nei distretti di Roma, di Ti- 
voli, e di Subiaco. Del primo dì- 
stretto i luoghi residenziali de' go- 
vernatori sono: Albano, Campa- 
gnano, Castel-nuovo di Porto, Fra- 
scati, Genzamo, Marino (dal Papa 
regnante dichiarata città), Braccia- 
no (luogo baronale della famiglia 
Torlonia), e Castel Gandolfo, go- 
verno del prelato prefetto de' ss. 
palazzi apostolici, che vi tiene un 
luogotenente. Del secondo distretto 
i luoghi sono : Tivoli, Arsoli, Ge- 
nazzano, Palestrìna, Palombara, e 
Gallicano (luogo baronale della Si- 
miglia Rospigliosi). Del terzo di- 
stretto i luoghi sono: Subiaco, e 
8. Vito. Nel i833 il totale della 
popolazione .della Comarca di Ro" 
ma (Pedi), compresa la città dì 
Roma capitale di centocinquanta- 
mila abitanti, era di 283,456 indi- 
vidui. 

Bologna, Un Cardinal legato re- 
sidente in Bologna, con la congre- 
gazione governativa composta di 
quattro consiglieri, e tre trìbunali, 
d'appello, di prima istanza, e di, 
commercio con presidenti. Le co- 
muni di residenza de' governatori, 
divise nei distretto di Bologna, so- 
no: Bologna, sede del legato, Baz« 
zano, Budrìo, Castel Maggiore, Ca- 
stel s. Pietro, Castiglione, Lojano, 
Medicina, Poggio Renatico, Porret- 
tà, s. Giovanni in Persiceto (dal 
regnante Pontefice dichiarata città), 
e Vergato. La popolazione della le- 
gazione di Bologna {Vedi) ascen- 
deva a detta epoca a 332,2a8 a- 
bitanti. 

Ferrara. Un Cardinale legato , 
con la congregazione governativa , 
14 



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1 IO 



DEL 



composta di quattro consiglieri, e 
due tribunali» di prima istanza e di 
commercio, con pi*esìdenti. Le on« 
munì di residenza de' govematorì 
sono divise in due distretti, di Fer- 
rara, e di Lugo. Sotto quello di 
Fei*rara, residenza del Cardinal le- 
gatOj le comuni residenziali sono: 
Argenta, Bondeno, Cento, Codigo- 
ro, Comacchio, Copparo, e Porto 
maggiore. Sotto il distretto di Lu- 
go le comuni residenziali sono; 
Lugo, Bagnacavallo, e Massa Lom- 
barda. La popolazione della lega- 
zione di Ferrara {Vedt^ ascendeva 
a 210,883 abitanti. 

Forti, Un Cardinale legato, con 
la congregazione governativa com- 
posta di quattro consiglieri, e tri* 
bunale di prima istanza con presi- 
dente. Le comuni di residenza dei 
governatori sono divise in tre di- 
stretti , di ForR , di Cesena , e di 
Rimini. Sotto quello di Forlì, re- 
sidenza del Cardinal legato, le co- 
muni residenziali sono: Bertinoro 
e Civitelia. Sotto il distretto di Ce- 
sena^ sono: Cesena, Sarsina, Savi- 
gnano, e Sogliano, Sotto il distretto 
di Rimini, sono: Rimtni, Coriano, 
8. Arcangelo, e Saludeodo. In Ri- 
mini avvi il tribunale di coouner- 
cio. La popolazione della legazione 
ài Forti (Fe£&) ascendeva a 194399 
abitanti. 

Ravenna. Un, Cardinale I«g9to 
con la congregazione governativa 
composta di quattro consiglieri, e 
tribunale di prima istanza, con pi*e- 
sidente. Le comuni di residenza dei 
goTcì^aatori sono divise in tre di- 
stretti, di Ravenna, Imola, e Faen- 
za. Sotto quello di Ravenna, i*esi- 
denza del Cardinal legato , le co- 
muni residenziali sono Alfonsine, e 
Cervia. Sotto il distretto. d'Imola, 
sono: Imola, Cosola-Valsenio, e Ca- 



DEL 
stel Bolognese. Sotto il distretto di 
Faenza, sono; Faenza, Brìsighelk, e 
Russi. La popolazione della lega- 
zione di Ravenna (Vedi) ascende- 
va a 156,532 abitanti. 

Urbino, e Pesaro. Un Cardinal 
legato, residente alternativamente in 
Urbino, e in Pesaro. In ambedue 
i luoghi vi sono le congregazioni 
governative, composte ognuna di 
quattro consiglieri , e i tribunali di 
prima istanza coi rispettivi presi- 
denti. In Pesaro avvi ancora un 
tribunale di commercio con presi- 
dente. Le comuni residenziali dei 
goTematori della delegazione di Ur- 
bino, sono divise in due distretti, 
di Urbino, e di Gubbio. Sotto quel- 
la di Urbino^ residenza legatizia, le 
comuni residenziali sono: Fossom- 
brone. Macerata, Feltria, Penna- 
billi, 8. Agata, s. Leo, ed Urbania. 
Sotto il distretto di Gubbio, sono: 
Gubbio, Cagli, e Pergola. Le co- 
muni i*esidenzialì dei governaton 
della delegazione di Pesaro, sono 
divise in tre distretti, di Pesaro, 
residenza legatizia, di Fano, e di 
Senigallia. Sotto il distretto di Fa- 
no le comuni sono: Fano e Mon- 
dolfo. Sotto il distretto di Sene- 
gallia, Senegallia, e Mondavio. La 
popolasione della legazione di Z7r- 
bino,9 Ptf«an9> ascendeva a 225,806 
abitanti. 

VeUetri. Un Cardinal legato nel- 
la persona del Cardinal decano pro- 
tempore del sagro Collegio dei Car- 
dinali, residente in Roma, ove ha 
r uffizio kgatizio, diretto dall'asses- 
sore speciale della legazione. L' uf- 
ficio di Velletri si compone del 
prelato yioe-legato, con la congre- 
gazione governativa composta di 
quattro consiglieri, e trìbunale di 
prima istanza con presidente. Le 
comuni di residenza de' governato- 



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DEL 

' ri, sono divise nel distretto di Vel- 

' letrì, residenza di monsignot* vice- 
legato, di Segni) di Sezze, di Val- 
montone, di Terracina, e di G)ri 
(luogo baronaie del senato, e po- 
polo romano). La popolazione del- 
la legazione di VeUetri (Fedi), a- 
soendeva a 56,53o abitanti. 

Ancona, Un prelato delegato , 
con la congregazione governativa, 
composta di quattro consiglieri é 
due tribunali, di prima istanza, e 
di commercio con pi^sidenti. Le 
comuni di residenza de' governatori 
sono divise in tre distretti, di An- 
cona, di Jesi, e di Osimo. Sotto 
quello di Ancona, residenza di mon- 
signor delegato, le comuni residen- 
ziali sonò Ancona, e Monte Mar- 
ciano. Sotto il distretto di Jesi, so- 
no Jesi^ Arcevia, Corinaldo, Monte 
Albodo, e Monte Carotto. Il dì- 
stiletto di Osimò ba il solo governo 
di Osimo. La popolazione della de- 

' legazione d! Ancona (Fedi) ascén- 
deva a 1 58,1 59 abitanti. 

Macerata. Un prelato delegato 
con la congregazione governativa 
composta di quattro consiglieri, con 
tiibunali d'appello, e di prìma 
istanza con presidenti. Le comuni 
residenziali de' governatori sono di-» 
vise in quattro distretti, non com- 
putando quello di Loreto, che ora 
è un commissariato a parte della 
santa casa di Loreto. I distretti 
sono: Macerata, Fabriano, Eecana- 
ti, e Sanseverino. Sotto quello di 
Macerata, residenza di monsignor 
delegato, le comuni i*esidenziali so- 
no: Cingoli, Ci vitanova,Mont'01mo, 
Tolentino, e Treja. Sotto il distretto 
di Fabriano, sono: Fabriano, Sasso- 
ferrato, e Mantelicà. Sotto il di« 
stretto di Becanati, le comuni sono: 
decanati, Filottrano, e Montesanto. 

' Sotto il distietto di Sanseverino, 



DEL 211 

sono: Sanseverino, s. Gìnesio, e Sar* 
nano. La popolazione della dele- 
gazione di Macerata {Fedi), com- 
pi-esa quella del governo di Lore- 
to, ascendeva a 220,i3o abitanti. 

Loreto, Un prelato commissario 
apostolico della santa Casa , con 
la congregazione governativa, com- 
posta di due consiglieri, con tribu- 
nale di prima istanza e presidente. 
In Loreto (Fedi) risiede monsignor 
commissario, ch'é il governatore del 
distretto, la cui popolazione ascen- 
deva ad 8,069 abitanti. 

Camerino. Un pisciato delegato, 
con la congregazione governativa 
composta di tre consiglieri, e tii- 
bunale di prìma istanza con pre- 
sidente. Le comuni di residenza 
de' governatori sono divìse nel di- 
stretto di Camerino, i*esidenza di 
monsignor delegato, e di Caldaro- 
la. La popolazione della delegazio- 
ne di Camerino (Fedi) ascendeva 
a 36,592 abitanti. 

Fermo. Un prelato delegato, con 
la congregazione governativa com*» 
posta di quattro consiglieri, e tri- 
bunale di prima istanza con presi- 
dente. Le comuni di residenza sono 
divise nel distretto di Fermo (re- 
sidenza di monsignor delegato), nel- 
le comuni di Grottamare, Monte 
Giorgio j Monte Rubbiano, Ripa- 
ti*ànsone, s. Elpidio a mare, e di s. 
Vittoria. La popolazione della de- 
legazione di Fermo (Fedi) ascen- 
deva a 89,404 abitanti. 

Ascoli. Un prelato delegato, con 
la congregazione governativa, com- 
posta di quattro consiglieri, e tri- 
bunale di prìma istanza con presi- 
dente. Le comuni di residenza dei 
governatori sono divise in due di- 
strettì, di Ascoli, e di Montalto. 
^tto quello di Ascoli, i^denza di 
monsiguor delegato, le comuni ré- 



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aia 



DEL 



sìdenzìali sono : Amandola, ed Ar- 
quata. Sotto quello di MontaltOi 
sono: Montalto, Offida, e s. Bene- 
detto. La popolazione della delega* 
zione di Ascoli {Vedi) ascendeva 
a 78,946 abitanti. 

Perugia. Un pi*elato delegato, 
con la congr^zìone gOTernatÌTa, 
con quattro consiglieri, e due tri- 
bunali' di prima istanza con presi* 
denti. Un tribunale ha sede in Pe- 
rugia, l'altro in Foligno. Le comuni 
di residenza de' goTei*natorì sono 
divise in quattro distretti, di Pe- 
rugia, di Città di Castello, di Fo- 
ligno, e di Todi. Sotto quello di 
Perugia, residenza di monsignor de- 
legato, le comuni residenziali sono: 
Castiglione del lago, Città della Pie- 
Te, e Magione. Sotto il distretto 
di Città di Castello, sono: Città di 
Castello, e Fratta. Sotto il distret- 
to di Foligno, Assisi, Gualdo Ta- 
dino dichiarata città dal Papa re* 
gnante, Nocera, e Spello. In Foligno 
vi è pure un tribunale di commer- 
cio. 11 distretto di Todi non ha 
che il goverao di tal città. La po- 
polazione della delegazione di Pe* 
rugia (Fedi) ascendeva a 202,660 
abitanti. 

Spoleto, Un prelato delegato, con 
la congregazione governativa , con 
quattro consiglieri, e il tribunale 
di prima istanza con presidente. Le 
comuni di residenza de' governato- 
ri sono divise in tre distretti, Spo- 
leto, Norcia, e Terni. Sotto quello 
di Spoleto, residenza di monsignor 
delegato, le comuni residenziali so- 
no: Bevagna, Montefàlco, e Travi. 
Sotto il distretto di Norcia, sono: 
Norcia, Cascia, e Yisso. Sotto quel* 
lo di Terni, sono: Terni, Amelia, 
e Nami. La popolazione della de- 
legazione di Spoleto {Vedi) ascen- 
deva a ii6,7Dg abitanti. 



DEL 

Rieti. Un prelato delegato, con 
la congregazione governativa , con 
quattro consiglieri, e il tribunale 
di prima istanza con presidente. Le 
comuni di residenza de' governato- 
ri sono divise in due distretti, di 
Rieti, e Poggio Mirteto. Sotto quel- 
lo di Rieti, residenza di monsignor 
delegato, le comuni residenziali so- 
no: Cane Afoi*to, e Rocca Sinibal- 
da. Sotto il distretto di Poggio- 
Mirteto, eretto dal Pontefice regnan- 
te in sede vescovile, Fara, e il go- 
verno baronale di Magliano, dei 
senato, e popolo romano. La po- 
polazione della delegazione di Rieti 
(Vedi) ascendeva a 09,394 abitanti. 

Viterbo. Un prelato delegato, con 
la congregazione governativa com- 
posta di quattro consiglieri, e tri- 
bunale di prima istanza con presi- 
dente. Le comuni residenziali dei 
governatori sono divise nel distretto | 
di Viterbo, residenza di monsignor j 
delegato, e nei luoghi baronali. 
Sotto il distretto di Viterbo le co- 
muni sono : Acquapendente, Bagno- 
rea, Civita Castellana, Monte Fia- 
scone, Orte, Ronciglione, Sutri, To- 
scanella, Vaientano, e Vetralla. I 
luoghi baronali sono: Barbarano, 
e Vitorchiano, feudi del senato e 
popolo romano , e Soriano , feudo 
della Simiglia Albani. La popola- 
zione della* delegazione di Viterbo 
(Vedi) ascéndeva a 1 1 3,o4 1 abitanti. 

Orvieto. Un prelato delegato, con 
la congregazione governativa, com- 
posta di due consiglieri, e tribunale 
di prima istanza con presidente. Le ^ 
comuni residenziali dèi governatori 
consistono: nel distretto di Orvie- 
to i*esidenza di monsignor delegato, 
ed in Fienile. La popolazione della 
delegazione di Orvieto (Vedi) a- 
soendeva a 24,877 abitanti. 

Civitavecchia. Un prelato dele- 



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DEL 

gato, ooQ la congregazione gover- 
nativa, composta di quattro consi- 
glieriy con due tribunali di prima 
istanza, e di commercio con presi* 
denti. Le comuni residenziali dei 
governa tori consistono nei distretto 
di GivitaTecchia, residenza di mon- 
signor delegato, ed in Gometo, e 
luoghi baronali di Alanziana, e 
monte Romano, ambedue feudi 
dell'ospedale di s. Spirito in Sassia 
di Roma. La popolazione della de- 
legazione di Civitavecchia (Fedi) 
ascendeva a 19,601 abitanti. 

Prosinone, Un prelato delegato, 
con la congregazione governativa, 
composta di quattro consiglieri, e 
tribunale di prima istanza con pre- 
sidente. Le comuni residenziali dei 
governatori sono divise in due di- 
stretti, di Prosinone, e di Ponte 
Corvo. Sotto Prosinone residenza 
di monsignor delegato, sono : le co- 
muni di Alatri, Anagnì, Geccano, 
Ceprano^ Ferentino, Guarcino, Mon- 
te 8. Giovanni, da città ducale &tta 
pontifìcia dai Papa i*egnante, Pa- 
liano, Pipemo, Yallecorsa, e Vero- 
li. Sotto il distretto di Ponte Corvo, 
non avvi che Ponte Corvo. La 
popolazione della delegazione di 
Prosinone ( Vedi ) ascendeva a 
189,979 abitanti. 

Beiievenio. Un prelato delegato, 
€00 la congregazione governativa 
composta di quattro consiglieri, e 
tribunale di prima istanza con pre- 
adente. Benevento è residenza 
di monsignor delegato, e dei di- 
stretto dei suo nome. La popola- 
zione della detrazione di Bene* 
vento (Fedi)y situata nel regno del- 
le due Sicilie, ascendeva a 28,040 
abitanti. 

11 totale poi degli abitanti di 
Roma e sua Comai'ca, delle lega- 
ùonij e delle delegazioni apostoli- 



DEL ii3 

che, cioè de' sudditi dello stato pon- 
tificio, nel detto riparto del i833, 
ascendeva a due milioni, trecento 
ventiquattro mila^ quattrocento tren- 
tasei individui, che progressivamen- 
te si è aumentato. L'ordine ge- 
rarchico poi delle delegazioni apo- 
stoliche, viene riportato nelle NoUf 
zie annuali di Roma, al modo se* 
guente ; 

Legazioiti 
VeUetri. 
Bologna. 
Perrara. 
Porti 
Ravenna. 
Urbino e Pesaro, 
Comarca di Roma, 

Delegazioiti 

Macerata, 

Commissariato della santa Casa 

di Loreto, 
Ancona, 
Permo, 
Perugia, 
Spoleto. 
Rieti. 
Viterbo. 
Prosinone. 
Ascoli. 
Camerino. 
. Civitavecchia, 
Orvieto. 
Benevento. 

Le altre principali disposizioni 
del succitato editto de' 5 luglio 
i83i, riguardante le delegazioni 
apostoliche, sono come andiamo 
ad accennare. Il delegato in ciascu- 
na provincia eserciterò, sotto la di- 
pendenza dei dicasteri superiori 
della capitale , per tuttodò eh' è 
conservato nelle rispettive sue at- 
tribuzioni, la giurisdizione in tut- 
ti gli atti di governo I e di pub- 
bfica ammmisti*azione, eccettuati gli 



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ii4 BEL 

affari, che per ragione di materia 
appartengono alla podestà ecclesìa* 
stica, quelli che spettano alla dire- 
zione del pubblico erario, e quelli 
die, nelle quattro provìnde di Bo- 
logna» Ferrara, Ravenna, e Forlì, 
potessero o in tutto, o in parte, 
essere attribuiti a qualche deputa- 
EÌone speciale, pel regolamento del- 
le acque, e quelli che per ragione 
di materia appartengono al giudi- 
ziario. Per altro il del^to, se e 
quando il voglia, potrà, dopo la 
attivazione del nuovo regolamento 
giudiziario, presiedere alle sedu* 
te de' tribunali, che giudicano in 
cause criminali, ma senza emettere 
il voto. Presso ogni delegato vi sa- 
rà un assessore legale, di cui si 
prevaiTà il delegato medesimo pel 
disbrigo degli a6bri, ne' quali l'o* 
pera, e le cognizioni di lui possano 
essergli utili. Presso ogni delegato 
esisterà una congregazione gover- 
nativa composta di quattro consi- 
glieri, de' quali non più di due po- 
tranno essere del capoluogo; il ri- 
manente dee spettare al resto della 
provincia j eccettuata Bologna che 
potrà averli dell' istessa città. L'o- 
norario di tali consiglieri sarà mag- 
gioi'e;o minore, secondo Fordine della 
rispettiva delegazione. I consiglieri, 
come gli assessori, sono di nomina so- 
vrana. Avranno, come il delegato, il 
voto deliberativo in tuttociò, che con- 
cerne rendimento di conti, ed esame 
di preventivi e consuntivi sì delle 
comunità, che delle provincie. In 
tutto il resto, il loro voto sarà con<^ 
«ultivo, e la risoluzione definitiva 
dipenderà dal delegato. Ogni tre 
anni si rinnoveranno i membri del- 
la congregazione governativa. In as- 
senza, o impotenza del delegato, 
supplirà il consigliere. Vi sarà in- 
oltre sotto gli ordini dei delega- 



DEL 
ti, ed a scelta del sovrano, un se- 
gretario genei'ale della delegazione. 
I governatori di primo e secondo 
ordine dipenderanno interamente 
dal delegato. I podestà restano sop- 
pressi. I presidi di ogni legazione^ 
o delegazione, ed i govei*natori sa- 
ranno tutti nominati dal sovi^no, i 
primi per via di breve apostolico, 
ed i secondi per via di lettere pa- 
tenti della segreteria di stato rila- 
sciate gratuitamente, essendo tolte 
tali nomine alla sagra consulta. 
Qui noteremo, che essendosi divisa 
la segreteria di stato, in segreteria di 
staio propriamente detta, e in se- 
greteria per gli affari di stato in- 
terni^ sotto la direzione ognuna di 
un Cardinale segretario, quello del- 
la prima in nome del Papa sorive 
i biglietti di nomina ai Cai*dinali 
legati ea, e quello della seconda 
scrìve i biglietti di nomina ai pre- 
lati delegati, ed altri impiegati sì 
del civile, che dell'amministrativo, 
e del giudiziario, compresi i consi- 
glieri, i presidenti, i governatori, i 
segretari generali ec. 

Ogni provvista di vacante gover- 
no sarà fatta sulla proposizione che 
i delegati faranno di piti soggetti 
alla segreteria di stato. I delegati 
porranno la massima cura a pre- 
ferire in tali proposizioni i nomi 
degl'impiegati in riforma scevri di 
eccezioni dai lati di probità, d'ido- 
neità, e di fedeltà al governo, e 
quelli degl'impiegati benemeriti in 
attualità di servizio, ai quali venga 
a darsi promozione e premio, se 
sieno prescelti. Gol medesimo editto 
finalmente furono meglio organiz- 
sate le comunità dello stato pon- 
tificio, e loro consigli comunitativi, 
non che le amministrazioni provin- 
ciali, le quali dovendosi ogni anno 
riunire nel capo luogo della prò- 



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DEL 

▼inda, vengono presiedute dal de- 
legato» o da queir indivìduo dì' egli 
sceglie a rappresentarlo. Ma quan- 
to riguarda la giurisdizione dei le^ 
gatì, e delegati, gli affini comuni- 
tativi, e quelli pi*ovinciali, che si 
portano innanzi ai consigli delle 
delegazioni, e legazioni apostoliche, 
si può ampiamente vederlo nella 
Roccia delle leggi^ e disposizioni 
di pubblica amministrazione^ pub- 
blicata dalla stamperia della R. C. 
Apostolica, iieir odierno pontificato. 
Sulla destinazione dei pillati pit>- 
legati, e pro-delegati in sede vacan- 
te, per supplire ai Cardinali che si 
recano al conclave, va letto quan- 
to relativamente si è detto al vola* 
me XVI, p. 291 del Dizionario, 
In sostanza i Cardinali legati e i 
prelati del^ati nelle loro delega- 
zioni rappi^esentano il sovrano, ed 
a loro ubbidiscono le autorità mi- 
litari, civili, amministrative, e giu- 
diziarie nei limiti delle prescritte 
giurisdizioni. Il governo ordinario 
de Caixlioali legati è di tre anni, 
ma talvolta sono confermati ad 
altro triennio. Quello dei prdati 
delegati è indeterminato. Da una 
delegazione talora sono promodn ad 
altra maggiore, e talora ad altre 
cariche prelatìzie in Roma, dalle 
quali progressivamente giungono al 
cardinalato, secondo il beneplacito 
de' Pontefici, e le loro beneme- 
renze. F. Prelati, é Legati. Nel 
Tolume XV, pag. a4o del Di- 
tknarìo^ si disse , die talvolta i 
sommi Pontefici <kstinai*ono i Car- 
dinali legati a governai^ le provin- 
ce in concistoro, pronunziando una 
analoga allocuzione. 
DELFINA (s.). r. EiEAZAHo (s.). 
DELFINO (s.). Di questo santo, 
prìma del suo esaltamento alla cat- 
tedra vescovile di Bordeaux^ nulla 



DEL 



.2l5 



d è dato sapere. S. Febadio, ve* 
scovo di Agen, fii suo intimo ami- 
co. S. Ambrogio in una sua lette- 
m fii loro i più grandi elogi pel 
fititto copioso, che ne veniva alla 
Chiesa di Dio per la loro unione. 
Neiranno 38o Delfino intervenne 
al concilio di Saragozza, nel quale 
fiirono condannati i prisdllianisti. 
Questi appellarono al Pontefice Da- 
maso, e recandosi a Roma, spar- 
sero per r Aquitanìa i loro errori, 
ma il santo vescovo Delfino con 
zelo apostolico li ribattè, e in alti*o 
condilo convocato in Bordeaux, fu* 
ixmo di bel nuovo questi eretid 
condannati. L'anno 388 ammini- 
sti*ò il battesimo a s. Paolino, e 
tanto lo innamorò di poi di nostra 
santa religi<Hie, e dell' evangelica 
perfezione, che lo stesso s. Paolino 
riconoscente agi' impulsi ricevuti ; 
contestò col fatto, e con varì scritti, 
che egli lo riconosceva qual padre, 
e maestro. Nel dicembre dell'anno 
4o3, pieno di meriti, morì il gior- 
no 34) ^ ^' martirologio in tal dì 
ne assegna la festività. 

DELFINO Zaccaria, Cardinale, 
Zaccaria Delfino, patrizio veneto, 
studiò prima in Padova e quin- 
di si trasferì a Roma. Colà gli 
furono affidati alcuni delicatissimi 
af&ri; ed egli li trattò così egre- 
giamente, che Giulio III volle rimu- 
nerarlo coli' ascriverlo al numero dei 
prelaU. Dipoi Paolo IV lo incaricò 
della nunziatura presso Ferdinando 
li re di Sidlia; e Pio IV poscia 
lo spedì nunzio straordinario in A- 
lemagna, per oonchiudere alcune 
vertenze sopra alcuni punti di re- 
ligione. Molto d adoperò in quel* 
l'uffizio per indurre i vescovi del- 
la Germania alla prosecuzione fi^ 
naie del generale oondlio, e per- 
chè lo divulgassero nelle loro dio- 



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ii6 DEL 

cesi quando fu compiuto. In qua- 
lità di nuntìo egualmente ti troTÒ 
all'assemblea di Naumburgo, do- 
Te trattò con tìvo impegno gli 
interessi della santa Sede. Pio lY 
però, sentendosi molto riconoscente 
alle tanto zelanti di lui prestazio- 
ni, a' 13 marzo i565 lo creò prete 
Cardinale assente, indi ebbe in ti- 
tolo la diaconia di santa Marìa 
in Acquiro; e s. Pio V poi, nell'an- 
no i566, gli diede in amministra- 
zione la chiesa dì Giavarino. Fatto 
ritomo in Roma, vi s' impiegò ne- 
gli afiarì della Chiesa con tale de* 
strezza ed accorgimento, da richia- 
mare V ammirazione de' suoi con* 
temporanei. Ma poco sopravvìsse 
a' novelli suoi impieghi, che im- 
matura morte lo colse, nelletà di 
'cinquantasette anni, alle comuni 
speranze. Morì nel i583, e fu se- 
polto nella chiesa di s. Maria in 
Trastevere. 

DELFINO GiovAHifi, Cardinale. 
Mobile veneziano, ebbe i natali nel 
1 545. Fu ambasciatore della repub- 
blica presso la s. Sede; e quindi, 
spirata la sua carica^ procuratore di 
s. Marco. Clemente Vili, nel i6o3, 
lo promosse al vescovato di Vicen- 
za, quindi chiamatolo a Roma, nel 
concistoro de' 6 giugno 1604 lo 
creò prete Cardinale del titolo di 
san Matteo in Merulana, che po- 
scia cangiò con quello di s. Mar- 
oso. Era uomo di vastissimo in- 
gegno. Esperto e saggio nel ma- 
neggio degli affiuri, andie i più im- 
barazzanti, trattò con somma pru- 
denza le contese insorte tra la re- 
pubblica e Pàolo V. Ritiratosi poi 
a Venezia, dopo aver rinunziato il 
•vescovato, morì nel 1622, ed ebbe 
sepc^cro nella chiesa di s. Michele 
*di Murano, dove Nicolò Delfino 
-suo nipote, pose un'iscrizione. 



DEL 
DELFINO Giovauni, Cardinale, 
Giovanni Delfino, della patrizia fó- 
miglia veneta, nacque nel 161 7^ 
Era pronipote dell'altro Cardinale 
Giovanni Delfino. Servì da princi- 
pio la repubblica col più soddisfa- 
cente zelo; ma poscia oonsegratosi 
alla Chiesa, Alessandro VII nel 
i656, lo destinò ooadjutore del pa- 
triarca di Aquileja, al qualie suc- 
cesse due anni dopo. Celebrò in 
quella diocesi due sinodi, nel 1 660 
e nel 1669, dandosi in&ticabilmen- 
te a ristabilire i costumi ne'fedeli, 
e lo studio negli ecclesiastici. Il 
Pontefice dietro le istanze delkr re- 
pubblica, che assai vedea di buon 
occhio quel patriarca, agli 8 mar- 
zo dell'anno 1667, lo creò prete 
Cardinale di san Salvatore in Lau- 
ro, e poscia de' ss. Vito e Mode- 
sto. Scoppiato il contagio nella sua 
diocesi, sì diede con tutta pre- 
mw*a al soocoi^so degli ammalati, 
prestandosi colla persona, e col de- 
naro al sollievo de'^miserì afflitti; 
che anzi allora stimossi felice, quando 
potea di sé stesso rendere sm^vigio 
a' suoi figli. Pe' suoi rari meriti per 
morte di Clemente IX forse sareb- 
be stato eletto a succedergli, se gli 
spagnuoli non vi si fosseit) opposti 
a cagione di sua patria, e de' suoi 
nipoti. Visse ottantadue anni, e spirò 
in Udine nel 1699. Trasportata poi 
a Venezia la salma, fu riposta nell'a- 
vello della famiglia nella chiesa di s. 
Michele di Murano. Lasciò parecchie 
opere, riportate dal p. de Rossi, 
domenicano, nella Storia del pa*- 
triarcato di Aquileja, Fra le aitile 
abbiamo anche alcune tragedie. 

DELFINO Daniello Marco, Car- 
dinale: Daniello. Marco Delfino, ni- 
pote e pronipote dei Cardinali Gio- 
vanni ì sorti i natali nel 1 654- Reca- 
tosi in compagnia di suo zio al concla- 



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DEL 

n Té di Innocenzo XI i,oUenne la qua- 
rj litica di cameriere segreto. Fu quindi 
spedito in Francia qual vice-lega- 
r io di Avignone ; e nel 1 696 venne 
; creato nunzio pi*e$so la corte di 
s Luigi XIV. In quell'officio diede 
(f grandi prove di uno spirito acuto 
j e profondo, essendo eccellente nella 
3 poesia italiana di cui lasciò due 
fe volumi. Protesse molto gli uomini 
r di lettere, e non cessò di esser lo- 
! ro amplissimo mecenate. Innocen- 
i zQ XII, nel 1698, lo promosse alla 
sede vescovile di Brescia, e nell'an- 
r no seguente, a' 1 4 gennaio, lo deco- 
t rò della sagra porpora col titolo di 
s. Susanna; fu quipdi ascritto alle 
congregazioni de' vescovi e regolari, 
del concilio, e de' riti. Assai bene- 
rnerìto della sua chiesa, e lodato 
per la sua singoiar pietà, morì in 
età d'anni cinquanta, nel 1704» 
ed ebbe sepolcro nella cattedrale. - 
DELFINO Daniello, Cardinale. 
Daniello Delfino, della patrizia fa- 
miglia veneta, nacque nel 1688. 
Corse gli studi in Parma, e fu poi 
ooadjutore di suo zio patriarca di 
Aquileja, al quale successe con uni- 
Tersale contentamento. Pio, zelante, 
affiibìle non meno del defouto suo 
zio, applicossi indefessamente alle 
cure tutte del commessogli gregge, 
a vantaggio del quale celebrò an- 
che un sinodo nell' anno 174<>* 
Questo sinodo poi si pubblicò col- 
le stampe, ed è tenuto per uno dei 
piU perfetti e compiti. Il senato 
di Venezia scrisse a Benedetto XIV 
in (kvore di questo patriarca, e co- 
sì ne restò l'animo di quel Pon- 
tefice peneti^ato,. che, a' io aprile 
1747» lo creò prete Cardinale di 
s. Maria sopra Minerva. Trasferito 
poscia in Udine, di cui fu fatto 
primo arcivescovo, per la divisione 
dell' aquilèjense patriarcatO| assun- 



DEL 217 

se il governo di quella chiesa con 
pari solerzia ed amore. Ritenne sin- 
ché visse le insegne, e gli onori 
della rinunziata e soppressa di^ 
gnità patriarcale. Predicava sovente 
al popolo, e vivea quasi sempre ri- 
tirato nel suo palazzo. Era cosa che 
stavagli sommamente a cuore la 
educazione de' suoi chierici, e la di- 
sciplina del dero. Edificò a sue 
spese nella dttà il monistero di s» 
Caterina, e nella diocesi tre chiese; 
Cangiò un teatro in luogo di spi* 
rituale isti*uzione per le ragazze, 
ed assegnò un fondo per la dote 
delle più diligenti, che volessero poi 
maritarsi. Inb*odusse in Udine i sa- 
cerdoti della Missione; accrebbe il 
palazzo arcivescovile; rìoixiinò la 
cancelleria, V archìvio, e la .biblio- 
teca. Quanto era con se stesso se- 
vero, altrettanto era magnifico nel- 
le opere, e liberale nelle limo- 
sine. Una vita così preziosa venne 
mietuta nel 1762, in mezzo alle 
lagrime di tutta la città. Lasciò le 
rendite della sua entrata a soccor- 
so delle famiglie povere di Udine, 
e in tal modo volle continuata 
anche dopo morte quella sua cari- 
tà^ che in vita lo avea sì vivamente 
animato. La sua tomba esiste nella 
chiesa di s. Filippo Neri; avvi poi 
una bella iscrizione a di lui lode 
nella sagrestia dì quella cattedrale. 
DELFINO. Titolo del signore 
di un principato di questo nome 
in Francia, che sino al i83o si 
diede coli' altro titolo di Motisei» 
gtieur^ al primogenito del re di Fran- 
cia, o al prasuntivo ei*ede di quel 
regno. 11 Delfi nato è una delle più 
considerabili provineie della Fran- 
cia, confinante col fiume Rodano, 
colla Provenza, colla Savoja, e colle 
Alpi. Dividevasi in alto e bas^ 
Delfinato, e Grenoble n'era la ca- 



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ai8 DEL 

pitale. Ora ferma il dipartimento 
della Drome, delle alte Alpi, e del- 
l' Isero. Verso V anno 634, il Delfio 
nato fu conquistato dai re franchi, 
indi passò ai Carlotringi. Dopo va* 
rie politiche vicende^ e dopo aver 
fiitto parte del regno di Borgogna, 
passò nel dominio, dei conti, di Al* 
bon, di Grenoble, e di Vienna. 
Successivamente Guido IV, uno di 
questi^ ricevette il nome di Delfino, 
die portarono poscia tutti i suoi 
successori, e die divenne titolo di* 
stinti vo di dignità j e infine diede 
il nome a tutta la provinda. 

Beatrice, sorella di Guido X uU 
timo delfino, nd 1 184 portò in do- 
te il Delfinato ad Ugone III duca 
di Borgogna. Andrea, secondo fi- 
glio di tal maritaggio , come prin- 
opale erede della madre, prese il 
nome di Guido XI nella qualifica 
di delfino, e dimise quindi il no- 
me, e le armi di Borgogna. Gui- 
do XII suo figlio non ebbe in suc- 
cessore die Anna Delfina, la quale 
portò questi stati ad Umberto I si- 
gnore de la Tour-du-Pin. Umberto 
H, ultimo principe di questa fami- 
glia, essendo' senza figli, cedette nel 
1343 i suoi dominìi al principe 
Filippo duca di Meaux, figlio mi- 
nore del re di Francia Filippo 
VI di Valois, a condizione che i 
figli maggiorì dei re di Francia 
portassero il nome di Delfino^ e 
gli stemmi relativi, inquartando- 
li nelle armi di Francia e del Del- 
finato. Filippo, avendo rinunziato 
aUe sue pretensioni sul Delfinato, 
il re suo padre nominò Delfino nel 
1 349 il suo minor figlio Carlo, che 
divenne posda re di Franda, e 
questi dipoi diedero sempre il no- 
me di Delfino ai loro figli mino- 
ri, eredi presuntivi della corona. 

Il Delfinato conteneva due sedi 



DEL 

ardvescovili, e cinque vescovili, che 
il Mirco, Notiiia episcop. orbis 
christiani^ dice consistere ndle me- 
tropoli di Vienna, e di Ambnin, e 
ndle sedi vescovili di Valenza, Diez» 
Grenoble^ s. Pàolo, e Gap. Vuoisi 
che in questo paese non si esten- 
dessero le libertà ddla chiesa Gal- 
licana F*. Memoires du Clerge, t 
II, p. 1677, e seg. 

Altri dicono che i Guidi ^ chia- 
marono Gigo, e che il primo prin- 
dpe del Viennese, che pigliato ab- 
bia il tìtolo di Ddfino, sia stato Gi- 
go IV, morto nel 1 14^ ; e che Gi- 
go VII, il quale morì nel 1270, 
fu il primo ad adottare per suo stem« 
ma un delfino. £ nccome molto si 
scrisse su questo titolo di Delfino, 
si vuole inoltre, che essendo negli 
accennati tempi &*equente T adozione 
di nome di animali per farne lo stem- 
ma, e il nome d* una ^miglia e di 
dignità, sia stato assunto dai signori 
del succennato paese. Si racconta 
inoltre, die i Delfini dell' Alvergna, 
signori del Delfinato di questo no- 
me (pìccola contrada della Franda 
nella bassa Alvei*gna lungo il fiu- 
me Allier, il cui capoluogo era 
Vaudables), non pigliavano il titolo 
di delfino se non se dopo i Delfi- 
ni del Viennese, e dicesi ancora 
che da essi lo ricevessero. L' usur- 
pazione di quella contea, fetta da 
Guglielmo VIII a pregiudizio di un 
suo nipote, fu la cagione dello sta- 
bilimento anche del titolo di Delfi- 
no neir Alvergna. Tal nipote era 
Roberto, il quale non avendo con- 
servato che una piccola parte del- 
la sua signoria, diede al suo figlio 
il nome di Delfino, a cagione, o 
ad imitazione di Gigo Vili, delfi* 
no del Viennese, del quale aveva 
sposato la figliuola Beatrice. Dopo 
di esso i successori di lui, che pos* 



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DEL 
sedevano quella parte dell' Alvergna, 
sì qualificarono come delfini di quel 
paese, ed essi pure collocarono nel 
loro stemma un delfino. 

Dicesi ancora, che Filippo II 
acquistasse da Umberto II il Delfi- 
nato Viennese mediante il paga- 
mento di quarantamila scudi, e coi 
Titalizio d'annui fiorini dieci mila, 
sotto la condizione che i re di Fran- 
cia non potessero alienare tal pro- 
vincia, e che i loro primogeniti al- 
l' atto del nascimento piglierebbero 
il nome e titolo di delfino. Hena- 
ult racconta, che nel 1426 il re 
Carla VII cedette la provincia del 
Delfinato al delfino suo figliuolo, 
benché avesse allora soltanto tre 
anni; ma che dopo non furono 
fatte dagli altri re di Francia si- 
mili concessioni, essendosi contentati 
di far portare a' loro primogeniti il 
titolo di delfini, ed alle mogli di 
essi quello di delfine. Il Vettori, 
nel suo Fiorino d^ oro^ coli' autori- 
tà di vari scrittoi'i, parla delle di- 
verse epoche, in cui venne da lim- 
bello II ceduto il Delfinato, dell'ar 
bito donoenicano dal medesimo as- 
sunto, del suo patriarcato ec. , e 
ti*atta di alcune monete de*ra di 
Francia collo stemma e nome di 
delfino, e persino collo stemma del- 
la famiglia della Torre, de la Tour 
du-Pin, nella quale era passata la 
sovranità del Delfinato. Il Cancellie- 
ri nella sua Lettera sull'origine 
ad titolo di Dofìy dice che il del- 
fino di Francia aveva anco il di- 
stintivo del titolo di Monseigneur^ 
col quale veniva chiamato da tutti 
i principL Anche il Parisi, Istruz. 
per la segreteria, tom. Ili, p. IH, p. 
3 II, nel narrare la cessione d'Um- 
l>erto li, ch'egli chiama re di Pro* 
venza, dice che 8Ci*ivendo8Ì dalla 
corte Romana al delfino, s'intito- 



DEL 219 

lava: A Monseigneur le Dauphin. 

DELGADO Fravcesoo Saverio, 
Cardinale. Francesco Savei-ìo Del- 
gado nobile spagnuolo, nacque ai 
18 dicembre 1714$ in Villanova de 
Ariscal nuUius, del priorato di s. 
Giacomo della Spada, nella pro- 
vincia Betica. Dopo una educazio- 
ne conveniente a' suoi illustri na- 
tali, avendo abbracciato lo stato 
ecclesiastico, fu fatto vescovo di 
Canarie nelle isole Filippine, ai 3 5 
maggio 1761 dal Pontefice Cle- 
mente XIII, il quale, nel concistoro 
de' 19 dicembre 1769, lo traslatò 
al vescovato di Siguenza nella Spa- 
gna. Pio VI prima, ai ao maggio 
1776, lo promosse all'arcivescovato 
di Siviglia, poscia, ai 3o marzo 
1778, al patriarcato delle Indie 
occidentali, colla ritenzione dell'ar- 
civescovato, fiochi pei suoi singola- 
ri meriti, nel concistoro del primo 
giugno di detto anno, lo creò Car- 
dinale dell' ordine de' preti, e . gli 
mandò la berretta cardinalizia per 
r abitato monsignor Fabri-Gaoga* 
nelli, nipote per parte di sorella del 
suo predecessore Clemente XIV. 
Non essendosi recato in Roma^ non 
ebbe né il titolo, né il cappello 
cardinalizio, e moi^ in Madrìd ai 
IO dicembre 1781, eneomiato per 
le virtù, ed egregie doti, di cui an- 
dava adomo. 

DELO o DELpS. Isola dell'Ar- 
cipelago nel dipartimento greco 
delle Cicladi settentrionali, ora più 
conosciuta sotto il nome di Sdili 
piccola, Delo anticamente fu la 
prima delle Gcladi, e tra i diversi 
nomi con cui fu chiamata, più co- 
muni sono quelli di Cyndìia^ Or* 
tigia, Asteria, PurpHe^ e Deliis. La 
favola vi fece partoiire Diana da 
Latona, in un ad Apollo, il perché 
fu qui a lui eretto il rinomato 



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3ao BEL 

«empio, die divenne fiimoM> per 
gli oracoli. Dice Aristotile, che sul 
tempio eravi questa iscrizione: Fra 
tutte le cose la pih bella è la giù» 
$d%ia^ la più utile la sanità i la 
più grata^ il possedimento di ciò 
che si ama. Questa isola fu gran- 
demente celebrata dai poeti, e da- 
gli storici. Delo fu dominata da- 
gli ateniesi, dai fenicii, che furono 
cacdati da Minosse re di Greta. 
Delo direnne il deposito del tesoro 
delle nazioni. Diana, Nettuno ed 
Ercole tì arevano pure magnifici 
templi; ma col tempo tutto sparì. 
G>mmanville dice, che a Delo nel 
quinto secolo, fu eretta una sede 
vescovile, della prima proTÌncia ec- 
clesiastica delle Cicladi, nell'esarcato 
d'Asia, sotto la metropoli di Rodi. 
DELUGA GiAMBATTisTi, Cardi- 
nale. Giambattista Deluca, nato in 
Venosa, nel 1614» da poreri ed onesti 
parenti, corsi gii studii prima in Sa- 
lerno, e poscia in Napoli, si dedicò sul 
principio alla giurisprudenza. Assiduo 
nello studiare indebolì la sua salu- 
te per modo, che, disperandosi della 
sua vita, si ricondusse alla patria. Ivi, 
mancato essendo il vescovo, di co- 
mune consenso Tenne eletto a Tica- 
rio capitolare, quantunque non fos- 
se ancora sacerdote. Ripristinatosi 
poi nella vigoria delle membra, si 
recò egli in Roma, nell'anno i645, 
ed ivi si fece ad esercitare T eccle- 
siastica giurisprudenza. Divemie ri- 
puta tissimo avvocato della romana 
curia, ed uditore della principesca 
casa Ludovisi. In quel!' officio si 
acquistò un'altissima fama. Volen- 
do poi vivere più davvicino al 
Signore, chiese di essere ordina- 
to sacerdote, e intraprese una vi- 
ta devota. Allora Innocenzo XI, 
che avea di lui grande stima, lo 
nominò suo uditore e segretario 



DEL 
de' memoriali: quindi, nel prìaio 
settembre dell'anno 1 68 1 , Io assunse 
alla dignità di Cardinale col titolo 
di s. Girolamo degli SchiaTont. Ma 
poco tempo dopo, brevissima ma- 
lattia, passati appena diciassette me- 
si di cardinalato, lo tolse alle spe- 
ranze comuni, nel i683. lEhhe se- 
polcro nella chiesa dello Spirito san- 
.to de' Napoletani, dove gli fu eretto 
magnifico mausoleo al manco lato 
dell' altare maggiore. Alcuni dissero 
che il Papa gli rimproverò di aver fa- 
Torite le i*egalie pretese dalla Francia. 
Forse uno spirito un po' troppo seve^ 
ro, e la persuasione, che ogni suo det- 
to fosse preso per un princifHo di leg- 
ge, acquistò al Deluca un qualche 
avversario; però morto eh' ^ fu, 
ciascheduno si accorse d'un gran 
vuoto, e tutti genei'almente lo pian- 
sero. Non solo ebbe questo Car- 
dinale lode di grande illibatezza di 
costumi, ma fu applaudito per la 
eminente dottrina che si ravvisa nel- 
le sue opere, le quali in parte so- 
no le seguenti: Tnactatus de off!- 
ciis venalibus romanae curiae, cm 
accedit alter tractatus ejusdem au- 
ctoris, de locis Montium non vacO" 
biìibus, Romae i68a; // CardÈna- 
le della santa romana Chiesa prò- 
tlcoy con alcuni sffuard della corte 
circa le congregazioni, e le cariche 
cardinalhie, Roma 1680; Adnoia* 
tiones ad conciUum Tridentinumi 
Relatio Curiae Romanae, Coloniac 
168 3; Relazióne della Curia ro^ 
mana Forense^ non già deUa Cor- 
te. Exstat nel lib. XV, del Dot- 
tor P^olgare^ ove tratta di mol- 
te materie di diritto; Theatrum 
veritatis et Justìtìae, qua^ttordici vo- 
lumi in fogho. Di queste, e di al- 
tre opere tesse il catalogo L'Advo- 
cat nel suo Dizionario ^portatile 
air aiuticelo Luca. 



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DEL 
DELUGO GioviNNi, Cardinale. 
Giovanni Delugo, di nobile fami» 
glia spagnuola, nacque in Madrid 
nel i563, e pi^ofessò nella compa- 
gnia di Gesù. Fra'' suoi confratelli 
ottenne la cattedra di filosofia e 
telogta prima in Ispagna, poscia a 
Roma, dove si esercitò anche nella 
predicazione, con singolare applau- 
so de' più felici ingegni. Era egli 
profondo nell' ecclesiastiche disci- 
pline, e dotato di un intelletto as- 
sai acutOy nonché d'una singolare 
destrezza nel maneggio degli af&- 
ri ; che anzi Filippo IV di Spagna, 
oltre a spiegargli tutta la sua con- 
fidenza, avea dato espresso coman- 
do a' suoi ambasciatori in Roma di 
ri Togliersi a lui nei più importanti 
negozi. Urbano Vili volle innal- 
zare ài merito di un uomo così 
caldere coli' esaltarlo alla porpora; 
ma il virtuoso gesuita non lasciò 
intentato ogni mezzo per sottrarsi 
a dignità sì cospicua. Però volen- 
dolo ad ogni modo il Pontefice, 
nel 1643, a* i3 luglio lo fregiò 
della porpora, quindi lo pubblicò 
a' i4 dicembre. Questo Cardinale 
poi dnl Papa ricevette il titolo di 
s. Stefano in Montecelio, e fu ascrit- 
to alle congregazioni del concilio, 
del s. offizio, ed altre. Egli nul- 
la mutò del primo ordine di vi- 
ta. Le sue stanze erano addobbate 
come piuttosto a semplice religio- 
so si conveniva, e il fasto sempre 
fu tenuto lungi da lui. Non avea 
diletto, che nel largheggiai*e co'po- 
veri, argomento il più tenero delle 
solerti sue cure. Lasciò alcune ren- 
dite per gK studenti di teologia 
nel seminario romano, impiegò al- 
cune migliaia di scudi nella fab- 
brica del collegio romano, e fece 
avere ben anco a' suoi confratelli 
un ameno luogo per villeggiare. 



DEM aoir 

Del Ugo Al il primo che dalla Spa-' 
gna introdusse in Italia l'uso della 
china, che perciò fu detta la pol- 
i^ere di Liigo; anzi iù memoria di 
tal benefizio fu collocato un dipinta 
sulla porta dell'ospitale di s. Spi- 
rito, nel quale vedevasi il Cardi- 
nale in atto di dare a'poven ia^ 
sua medicina. Desiderato da tutti^ 
chiamato da Luigi XIII, il Car^ 
dinal integerrimo^ e accompagnata 
dalle comuni lagrime, dopo assai 
hinga malattia , morì nell' anno 
1660, ed ebbe sepolcro nella chie- 
sa della sua compagnia, che lasciò 
erede di tutte le sue sostanze. Ab- 
biamo di lui molte opere teologi- 
che, ma la più degna di menzione 
è il trattato sul sagramento della 
penitenza. Le dette sue opei*e fu« 
rono stampate in Lione in otta 
gran volumi in foglio. 

DEMETRIAS oDEMETRTADE. 
Città vescovile dell'esarcato di Ma-' 
cedonia, secondo alcuni nella dio- 
cesi dell' Illiria orientale, sotto la 
metropoli di Larissa, ma meglio 
nella prima provincia di Tessaglia. 
Commanville dice sorgere questa 
città verso il golfo di Zeiton , e 
che la sede vescovile vi fu fondata 
nel quinto secolo. Dieci vescovi greci, 
ed otto di rito latino vi ebbero sede. 
' DEMETRIO, C^r^Wflfc.Demetria 
era ungaro di nazione, e vescovo sue-' 
cessi vamén te delle città di Sirmio» 
Giavarino, Zagabria, e Strigonia. 
Sostenne la carica di ambasciatore 
del re Lodovico I presso il Ponte- 
fice Urbano VI. Questi, conosciuta 
la integerrima virtù e il profondo 
sapere del Demetrio, lo decorò del- 
la sagra porpora nel 1379 col tin- 
tolo pi>esbiterìale de'ss. Quattro Co- 
ronati. Ma sett'anni dopo, cioè 
nel i386, quell'illustre personag- 
gio cessò di vivere, e lasciò le 



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aaa DEM 

sue spoglie nella òtta di Strigo- 

nia. 

DEMONIO. Spirito, genio, intel- 
ligenza, è nome greoo, da un va*- 
bo, che significa conoscere ^ o sa* 
pere. Per questa parola s'intende 
un ente dotato di cognixione, per 
cui essa non ha niente di odio- 
so nella sua orìgine. Per alti*e eti- 
mologie si può consultare il The^ 
saur. Pair. Graecor. di Suioero. 
Gli ebrei hanno espresso il nome 
di demonio, con quelli di serpen- 
te, di satana o tentatore, di di- 
struttore, od altri simili. Tanto in 
greco che in latino si dà inolU*e 
il nome di demoni ai buoni, ed 
ai cattivi angeli, il perché ne par- 
lammo airarticolo Coro Agli An* 
geli (Fedi), Tuttavolta il nome di 
demoni si dà più comunemente ai 
cattivi spiriti. La credenza de'buoni 
e cattivi angeli, ovvero de'buoni, e 
cattivi spiriti o geni, é comunis* 
sinu nella teologia dei pagani. Es- 
si intendevano con ciò degli S{»rì- 
ti infeiiorì agli dei, ma superiori 
agli uomini, e si ci'ede che questa 
cognizione venisse portata dalla 
Caldea in Grecia. Tutti gli angeli 
furono adorni della grazia nella lo- 
1*0 creazione: gli uni rimasei*o fe- 
deli, e ne meritarono la conferma, 
e la beatitudine: gli altri, che noi 
chiamiamo demoni, la perdettero 
per la colpa. L'<M'goglio, e la vana 
cx»mpiacenza nelle loro perfezioni, 
il rifiuto di sottomettei*8Ì all'onni- 
potente Dio loro a*eatore, Tambi* 
zióne di a'edeni a lui eguali, l'in- 
vidia ed altre imperfezioni furono 
causa della caduta di questi ulti- 
mi, che fiirono da Dio precipitati 
dal cielo nell'inferno. I demoni ci 
possono ^tare in molti modi, ma 
però Iddio non permette ad essi , 
che ci tentino oltre le nostre forze. 



DEN 

Questa èia loro occupazione contì- 
nua siccome nemici dell'uonou). La 
parala diavolo, che in ebraico signifi- 
ca J&iiit^rui,^^co^ scintìUe^ carhoni 
ardenti^ ed in greco caiunwuUore^ 
accusatore^ ndla sagra Scrìtturà si 
prende per demonio, per un accusa- 
tore, per uno avversario, per un cat- 
ti vo che non ha ni fede, né le^e, per 
un figlio di Belial, cioè del demonio. 
y, il p. Agostino Calmet, Disser- 
tazione sui buoni e sui catinai aa- 
geb\ Chiamasi poi Demonomania^ 
la conoscenza de'demonii, cioè il 
trattato delta loro natura, potere, 
ed eflfettì, di cui sono la causa. 
Giovanni Bodin compose un Ubro 
sulla Demonomania, che è fiunoso : 
de Magorum Daemonomania, ma 
che fu posto neir indice de'Ubri 
proibiti con decreto del primo set- 
tembre 1594. Il p. Menochio nel- 
le Stuore^ e monsignor Samelli nel- 
le sue Lettere ecclesiastiche^ molte 
erudizioni riportano sul demonio, 
che lungo sarebbe a riferire. 

DENARO, DENAJO, o Danaro, 
Denarìus. Vocabolo, che in genera- 
le si piglia per Moneta (Fedi)^ pei* 
una moneta, per una somma di 
monete, non che per una specie 
di moneta particolare di valore di- 
verso, secondo i luoghi e i tempi, ed 
anche per una sòrta di peso, conte- 
nente la vigesima parte deironcia. 
Su di che avverte il Vettori, i/^/fi)- 
rino d'oro antico illustrato a pagina 
a 33, che essendo da per tutto com- 
posta la libbra di oncie dodici, e 
l'oncia di ventiquattro denari, ognu- 
no dei quali è composto di venti- 
quattro grani ; tali grani sono nel 
piin o meno del peso difièrenti se- 
condo la divei*sità de'paesi, come suc- 
cede nei ducati di minore, o mag- 
gióre peso, alcuni de' quali valuta- 
ronsi nel 1 295 ventiquattro denari e 



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DEN 
(due quarti, e, nel 1343, denari 
(Cinquantadue. 

I rooiaDi serrironsi per lungo 
tempo di moneta dì rame, o di 
, bronzo, che chiamarono assi, forse 
Jnvece dì aes, oppure Hbra o pori' 
do, perchè quella moneta pesava 
una libbra. INon si cominciò in Bo- 
,ma a battere moneta d'argento^ se 
[non che nell'anno 4^5 dalla sua 
fondazione, e la prìma moneta, che 
si vide di quel metallo, fu il detut" 
roy che nel conio portava la lette- 
ra X, perchè valeva dieci assi. Quel» 
la moneta, o quel denaro, si nomi- 
nò consolare, per disUngua'Io da 
quello che si battè in appresso sot- 
to gl'imperatori, e che per conse- 
guenza venne appellato imperiale» 
Il Tillemont osserva, che il denaro 
ne'templ antichi di Roma bastava 
al mantenimento giornaliero con- 
venevole di una persona, e suppone 
che il denaro romano equivalesse 
alla moneta di dodici soldi dì Fran- 
cia, il quale calcolo però natural- 
mente ha incontrato grandi oppo- 
sizioni. Tuttavolta gioverà notare^ 
che il RoUin, con molti altri scrit- 
tori, ci*ede il denaro romano equi- 
valente a soldi dieci tornesi , mentile 
il Nienpoort, che dottamente scrìs- 
se sulle Antichità Romane, porta 
quella moneta al valore di sedici 
soldi di Francia» Il danaro consolare 
portava per impronta da un lato 
una testa alata, o galeata di Roma, 
dallaltra un carro tratto da due 
quattro cavalli. In appi^esso si po- 
sero nel rovesdo Castore, e Pollu- 
ce, e talvolta vi sì collocò una vit« 
toria parimenti sopra una biga, o su 
di un carro tirato da tre o da quat- 
tro cavalli. Sovente ancora si varia- 
«•ono le rappresentazioni di que'ro- 
^acì, e talvolta vi si collocarono 
gli stenuni, o U insegne delle &mi^ 



DEN a^a 

glie, alle quali I consoli appartene- 
vano. Così vedesì la porpora, o il 
murice, nel denaio^de'Purpunioni. 

I francesi pretendono, che il no- 
me di denaro sìa stato dato alla 
loro moneta, ad imitazione dei ro- 
mani, i quali dato lo avevano ad 
alcune loi*o monete. Questo dai 
numismati sembra ammettersi ; ma 
rimane il dubbio se essi parlino 
del nome di denaro dato general- 
mente a qualunque sorte dì mone- 
ta, o del denaro che ne indica 
una specie particolare. Certo è, che 
in Francia sotto i re della prima 
dinastia vi avevano denari, di argen- 
to fino, die pesavano circa ventu- 
no grani. Questi denari divennero 
sotto la seconda dinastia di un pe- 
so a^i maggiore. I mìnorì erano 
del peso dì grani ventotto, e se 
ne fecero persino di trentadue. Ugo 
Capeto, ed alcuni de' suoi successori 
ne ridussero il pesò asoli ventitré, 
o ventiquattro grani. Yei^so il fine 
del regno di Filippo I, si cominciò 
a porre in quei denari del rame; 
sotto s. Luigi IX essi non erano 
più che una moneta erosa, o, co- 
me i francesi dicono, dì biglione, 
né contenevano che sei grani e 
mezzo di argento, o di fino. Il ti- 
tolo si alterò ancora in appres- 
so, cosicché sotto Enrico III vi ave- 
vano denari di solo rame. In ultimo 
il denaro non diventò, come avvenne 
anche in Italia, se non una moneta 
di conto, o sìa l'indicazione della 
duodecima parte dì un soldo tornese. 

Ei*uditìssima è la dissertazione 
XXVIII del celebre Muratoli, del- 
le varie sorte di denari, che anti- 
camenie furono in uso in Italia^ 
dalla quale prenderemo il più essen- 
ziale, unendovi analoghe notizie di 
altri scrittori, e numismati, massi- 
me delle monete dei secoli chiama- 



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ti volgarmente barbari. Gmie pres- 
so i romani, così sotto ì re goti, 
longobardi y franchi, e tedeschi, ii 
pubblico commercio si faceva con 
tre sorte di moneta, cioè d'oro, di 
argento, e di rame. Nelle iscrizioni 
romane si trovano. le seguenti let- 
tere applicate a qualche magùttrato 
cioè A. A. A. F. F. le quali sono 
interpretate dagl' intendenti Auro, 
Argento f Aere^ Piando, Feriundo, 
Cassiodoro nel lib. VII, Variar, 
num. 3a, sotto il nome di Teodo* 
rìco re de' goti in Italia, espone la 
formola, qua moneta commUiitur^ cioè 
si commette ad alcuno la cura della 
Zecca (Fedi)i Auri fiamma nulla 
injuria permixtionis albescat, Ar^ 
genti color gratia candoris arrideat, 
Aeris rubor in nativa qualitate 
permaneat etc* Pondus quin etiam 
constitutum denariis praecipimus 
debere savari. 

Che vi fossero anche denari, oo^ 
me noi diciamo, erosi, cioè di ar- 
gento, e di rame mischiato, pare 
che non se ne possa dubitare, co- 
me vi debbono essere stati denari 
d*oro. dove entrasse qualche lega di 
argento. Anticamente non vi fu 
moneta più rinomata ed usata che 
i soldi, e forse i primi furono quel* 
li coniati solamente d'oro, avanti lo 
impero di Costantino il grande; 
poscia ve ne furono anche d'ar- 
gento. In più leggi di Teodosio 
viene fetta menzione di soldi d'oro, 
e chi allora nominava un soldo 
intendeva dire una moneta d'oro, 
di peso determinato dalle leggi. Mol- 
to tempo durò in Italia il nome 
e l'uso di soldi d'oro, e nel nono 
secolo ve n' erano nuovamente an- 
(^è di argento. In quanto al peso 
de'soldi d'oro, ventiquattro di essi 
formavano una libbra a' tempi di 
Costantino, e perciò l'oncia era coin- 



DEW 
posta di sette di essi; in ciò non con- 
viene il Gronovio. Certo è, che Valcn- 
tiniano seniore volle, che settantadue 
soldi d'oro costituissei*o la libbra, 
con accrescere ii valore estrinseco di 
quelle monete. Per un sol(k> d'oro 
occorrevano seimila denari di i*a- 
me. San Gregorio I lasciò detto 
che il soldo d'oro valeva venti ^i- 
Uque^ altra moneta di quei tempi. 
In progresso le valute variarono, 
laonde, prima con quaranta denari 
d'argento e poi con soli dodici si 
comprava un soldo d'oro, o più 
verosimilmente un soldo di argen- 
to. Sembra credibile, che a'tempi 
di Carlo Magno il soldo d'oro su- 
perasse di poco le nostre mezze 
doppie, chiamate anche scudi d'o- 
ro, o ducato di camera. Ma il va- 
lore de soldi, e dei denari non fu 
uniforme nei tempi, e nei luoghi 
diversi. Ogni zecca, come oggidì, 
anche anticamente tassava il valore 
delle sue monete. 

Siccome dopo l'anno mille nelle 
carte vecchie, e nei contratti si tro- 
va gran copia di monete di pe- 
si differenti, delle quali non si sa 
il valore, riporteremo una relazio- 
ne delle monete fatta cinquecento 
anni addietro da Giovanni Cabix>- 
spini, nunzio apostolico in Polonia, 
ed Ungheria, sul valore delle mo- 
nete allora correliti, e che si ti'O- 
vavano mentovate nei libri, o nei 
pubblici strumenti. Di non podie 
di esse si fa menzione nel trat- 
tato dei censi della Chiesa Romana, 
composto da Cencio Cardinale e 
camerlengo di essa nel 1 1 9 1 ^ e d^ noi 
agli articoli Censi e Tributi (Vedi). 

Nota delle antiche monete. 

\\ fiorino di debito censuale vale 
dieci soldi, e un denaro, di denari 
turpizii antichi. 



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BEN 

Un grosso vale dodici draari tur- 
pizii. 

La libbra JCoro vaie novantasei 
fiorini. 

La marca doro cinquantanoTe 
fiorini. 

JJ oncia d^oro in oro otto fio- 
rini. 

L^ oncia d'oro in argento cinque 
fiorìni. 

La marca d'oro Tale due parti 
d' una libbra d' oro. 
. La marca d^ argento Tale due 
parti di una libbra d'argento. 

La libbra d'argento vale settan- 
tacinque grossi. 

La marca d'argento per conTen- 
zione antica in lnghiltei*ra vale 
quattro fiorini. 

La marca d^argenlo in altre par- 
ti Tale quel prezzo, cbe comune* 
niente corre al tempo del paga- 
mento. 

La libbra d'argento puro ^ ossìa 
due marche d'argento, vale otto fio- 
rìni r 

La libbra d'argento d'Inghilter- 
ra quattro grossi; e della curia 
romana sette fiorini, died grossi, e 
mezzo. 

X La libbra d'argento di Aragona, 
Toscana y Sardegna^ e simili, Tale 
sette fiorìni, e mezzo. 

V oncia (X argento Tale sette gros- 
si, e mezzo. 

Il marabotino d^argento Tale un 
fiorìno meno dodici denari ter- 
sesi. 

Dodici Malguriensi valgono un 
grosso. 

Un obolo étoro Tale un fio- 
rìno. 

Un massatrazio d'oro vale due 
pai*ti di un fiorino. 

Dodici denari di Sipioni un ma- 
lachino. 

Un malachino vale otto grossi. 

TOL. XIX. 



DEN 2a5 

Un bisuntino vale quindici grosà, 
e mezzo. 

Un tuUeno otto soldi, e quattro 
denari vagliono un fiorino. 

Un mantesinOj e died soldi va- 
gliono un fiorino. 

Un mantesinoy nove soldi, e dn- 
que denari vagliono un fiorino. 

Un friguento e dodici denari va- 
gliono un grosso, e mezzo an- 
tico. 

Un marabizio d'oro vale venti- 
quattro marabizii d'argento, o pu- 
re un fiorino meno dodid de- 
nari. 

Nel regno di Sicilia, specialmen- 
te di qua dal Faro, P oncia vale 
sessanta carlini gigliati. 

Un tareno vale due carlini. 

// carlino vale dieci grani. . 

// grano vale sei denari. 

Le altre monete, come i fiorini, 
sono valutate al prezzo di questa 
moneta. 

La cosina, o salma del grano,' 
è di quattro tumoli. 

Parimenti nel regno di Castiglia, 
e Leone vi sono le monete usuali, 
cioè i coronati di valore di dnque 
oboli. 

Il marabizio, di dieci denari. E 
sei coronati vagliono un marabi- 
zio. E ti*entacìnque marabizii va- 
gliono una dobia di Maracco. E 
ventidue marabizii un sidliato vec- 
chio un montone, una cat- 

tedi^ E venticinque marabizii va- 
gliono un agnello. E vent'otto ma- 
rabizii vagliono un reale. E tren- 
taquattro marabizii vagliono una 
dobla dì Castiglia. E parimenti 
trenta doble vagliono una dobla 
grande, e larga de' saraceni. 

Egli è da sapere, che la marca 
di grossi di argento di Boemia va- 
le comunemente quarantotto grossi 
di Praga, o ventiquattix) scoti. 
i5 



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aa6 DEN 

In oltre in qualsista marca sono 
quattro fertoni. 

E s^ì scoii vagliono un fertone. 

E uno scoto vale due grossi di 
Praga. 

E un grosso di Praga vale se- 
dici denaii. 

Parimenti é da sapere, che nella 
prodetta marca vi sono dodici lo- 
toni. E un ìotone v^le uno scu- 
do e mezzo, o sia ti*e grossi , ch'é 
lo stesso. 

Qualsivoglia fertone costa di 
quattro lotoni. 

Un bisanzio, o sia bisante^ vale 
due parti dì un fiorino d'oro. 

Medesimamente lo stesso valore 
sì trova, e pratica nel massamu-^ 
tino, 

Yale il marabotino un fiorino 
d'oro, meno dieci denari. 

Un malachino costa otto grossi 
darg^nto. 

Fin qui il nunzio Cabix>8pìno. 
Furono alcune di queste monete 
d'oro, ed alti*e di argento. E pri- 
mieramente per quel che concerne 
i msrabotinij già battuti in Ispa« 
gn9, e monete di gran oredito> cer- 
to é ch'erano moneta d'oro. Negli 
antichi secoli l'oro si traeva dalle 
miniere di questo metallo in Ispa- 
gna; in seguito non si volle du- 
rare fatica a ricavarne, perchè uni- 
camente si attese alle miniere del- 
F America, tanto pia abbondanti 
che l'Europee. Il prezzo de'mara- 
botini una volta assai celebre, si ap- 
prende dal Rossi, Storia di Ras^n- 
na all'anno 1076; ve ne furono 
d'oro, e d'argento, e si chiamaro- 
no anche maravolino^ e maravc" 
dino. I marabitii erano diversi dai 
marabotini. I sciliati forse erano i 
UKatum^ i scyphatum, ovvero schi» 
jfatum. Il corso degli scìvfiui fu spe- 
cialmente nella ,Puglid| e. Calabiia, 



BEN 
Ehsi erano alquanto cavi nel fii«« 
zo, come le monete d'argento bat- 
tute in Milano, a' tempi di Ottoue 
I, il Grande. Il Du- Gange dice, 
che gli schifati erano denarì d'oix>. 
Rinomati furono gli augustali, nio« 
neta d'oro, che Federico II impe- 
ratore fece battere in Sicilia , sic- 
come pura nel regno di Napoli fu 
in gran uso. Vuoisi, che prendesse- 
ro tal nome da Cesare Augusto i?i 
effigiato. Nel rovescio eravi un'a- 
quila. Il valore loro era di un fio- 
rino, e quarto d'oro. In somma ri- 
putazione ed uso anticamente fu- 
rono anche i nummi chiamati hi- 
%anlii, o bysantii, moneta d'oro 
degl'imperatori greci di Costanlì- 
nopolì, e poco divei*sa dai ducali 
d'oro di Venezia, dagli uugari ed 
alti'i ducati d'oro della nazione ger- 
manica, e dai fiorini d'oro di Fi* 
renze. Nel XIV secolo i bisanti 
erano ancora in mollo credito, cq- 
me lo era stato il tomese, o turo- 
nensCy moneta battuta in Touts. 
Col tempo si videro bisanzi bian- 
chi, cioè d'argento, che valevano 
uno scudo romano da dieci giulii. 
Nelle vecchie carte sovente souo 
nominati i mancusi, o mancasi^ 
chiamati ora mancusi auri, ed 01-a 
mancasi argenti* Presso gl'inglesi 
la tt)ce mancusa significava marca, 
per cui per mancusi s' intese una 
maixa d'oro, o d'argento, non pa* 
V Italia. 

I folli, antichissima moneta dei 
latini, e de' greci, fu moneta bassa. 
Si vuole che il folle fosse Y obolo, e 
per lo più di materia erosa; ve ne 
furono talvolta d'argeuto. Il Guthe- 
rio li riconobbe per moneta d'oro. 
Parimenti fra la pecunia greca ia 
uso furono i michdaii, soldi bat- 
tuti da Michele imperatore di Co- 
slantùiopoli ^ e i lómanali^ a'quuli 



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DEN 
iìieàe il nome T imperatole tsomft- 
no. I greci inoltre ebbero i perpe- 
riy e due di essi valevano un du> 
calo d' oro veneto, jéspri ovvero 
jàlbi furono chiamati i nummi gre"» 

' ci d'argento, il cui valore si legge 
nel Du- Gange, nella Dissertazione 
Mie monete greche. Sembra che 

' fossero come i perperi nella valuta. 
I melachinij che valevano otto gros* 
si, o meiot/umoSy da chi si dicono 
moneta italiana, e da chi di orì- 
gine araba, còme battuti dai aai^a- 
ceni; tali ancora furono i mora-- 
botì'nù Nqgh Ordini Romani fi'e- 
quente è la menzione dei soldi^ 
maràbotini, è tntletfuini, dati dal 

i Papa insieme ad altri denaii nella 
distribuzione del Presbiterio {Fedi), 
Sa tali denari dati in simili occa- 

I sioni, si possono consultare il Mò* 

i retti, ile Presbiterio^ p. ai8j il 

1 Carli, nel t. Il, p. 108 Delle mo* 
nete d'ItaUaj e il Gai^mpi, iSì- 
gillo della Garfagnana/ p. yS.La. 
inoneta di Pavia ebbe gran corso 
in tutta r Italia. Da un documen- 
to del secolo IX, citato dal men*- 
tovato conte Carli- Rubbi, nel t. II 
delia sua dotta opei*a, p. 147» ab- 
biamo la valuta a quei tempi del 
denaro di Pavia: SoUdos duodecim 
quot sunt denarios grotsi et expen- 
divilis de moneta de Pipia^ et Me* 
diolanOj seu Lucana duodecim de^ 
narios ragionati per singulos soH* 
dos, 

I toreni. si fabbricavano in Na- 
poli, e in Sicilia, secondo Leone 
Ostiense, e vi erano pure i tareni 
africani. Nei secolo XII in Italia 
furono ì denari, o soldi imperiali , 
così chiamati o perchè battuti nel* 
l' imperiai zecca di Pavia , o per^ 
ckè inventati da Federico I, se pu- 

i re "non sono piin antichi. Quanto 
^ apprezzasse là libbra*, o lira im- 



periale, lo accenna il Paris all'an- 
no 1249, scrivendo: Octodecim 
mUlia Ubrarum de moneta impe- 
rìaliunt, quae tantum fere valete 
quantum Esteriingorum, dette og- 
gidì lire stjerUm. £ celebri eziandio 
già fingono i denari sterlittgi^ intomo 
ai quali va consultato il Du-Cange ci* 
tato^ l promini si ritiene fossero mo« 
nete diei duchi di Sciampagna, ma 
nei secoli XII e XIII in Roma erano 
assai in uso librae provisinorum se- 
natus, cìpé lire di denaii o soldi 
battuti in Roma per ordine del se- 
llato romano, iohe godeva il diritto 
della zecca. In conferma, che i Jprt^- 
visini fossero pecunia romana, alcuni 
dissero provenir tal nome dalle 
pros^isioni^ o rendite delle chiese. 
Della moneta provistna ha parlai 
to l'accurato Grimaldi^ beneficia- 
to della basilica vaticana, e la chia- 
ma libra provemens, con abbrevia* 
turd. S^incontrano ancora nelle cai** 
te antiche di Róma, librae qffbn- 
tiatorum, il etti prezzo ragguaglia*- 
to colla libra ktcensis monetae foi'SfS 
si rileverà da (Queste parole d' uno 
strumento del itSq: prò centuni 
quadraginta Ubris lucentium etquin^ 

que solidis prò centum li- 

bris qffbrtiatorum et quinque soli- 
dis. Che i denari papiensi fossero 
dati dai sommi Pontefici nella di- 
ìstrìbuzione che facevano dei pres- 
biterio^ si può vedere ai succitati 
luoghi. Nella vita d'Innocenzo IV 
si legge, che nel 1243 i mercanti 
romani domandarono loi*o in dono 
le sessanta mila marche date ad essi 
in prestito dal predecessore Grego- 
rio IX. 

Sui fiorini, moneta soprattutto 
cetebratissima in Italia, sembra che 
nel 1252 cominciasse il popolo fio 
rentino a battere questa pecunia 
d'orq, chiamata da essi fiorino^ e 



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228 DEN 

ducato et oro da altri, perchè da 
una parte era impresso un gi^lio^ 
e nelFaltra T immagine dì 8. Gio- 
Tanni Battista loro principale pa- 
trono. Il nome e il pregio di tali 
fiorini si dilatò sì attamente per 
tutta l'Europa, che quasi tutti gli 
altri principi a gara cominciarono 
a batterne » coli' istesso nome , e 
persino vietarono ad altri di co- 
niarli. In Avignone nel i3a2 il 
Papa Giovanni XXII fece battero 
una nuova moneta d'oro, del peso, 
lega, e conio di Firenze, senza al- 
tra insegna, che dalla parte del 
giglio le lettere dicevano il nome 
suo pontificio. Il Villani aggiunge: 
per ùitrasegna di costa a s, Gio- 
vanni vi aveva una mitra papaie, 
e dal lato del giglio diceano le lei" 
fere: sanctus Petrus^ sanctus Paulus, 
Scrìve inoltre, che Giovanni XXII 
minacciò le censure contro chiun* 
que battesse fiorìni d'oro ad imi- 
tazione de' fiorentini. Anche i re 
d» Francia, dopo i fiorentini, bat- 
terono fiorini d' oro. Non si hanno 
da confondere i fiorini coi giglia- 
ti y moneta d'oro di Carlo I d'An- 
giò re di Napoli, e Sicilia, e così 
' appellati perché anch'essi portava- 
no il gigUOy insegna dei re di Fran- 
cia, da cui quel principe derivava. 
Qual fosse il valore del fiorino, 
ragguagliato colla romana Ubra di 
provenietui, o provinnij si può ri- 
cavare dalle parole d'un codice 
mss. : octingentos sexaginta seufiore- 
nos, et duas partes unius floreni 
auri prò sexcentis quinffuaginta li" 
bris provisinorum (o provenientium) 
pagati dagli uomini di Frosinone. 
Otto fiorini della zecca fiorentina 
davano il peso di un'oncia d'oro, 
€ ciascuno di essi valeva venti sol- 
di. Ma del fiorino ampiamente 
ha trattato il dottissimo Francesco 



DEN 
Vettori, neiropera : // fiorino d^<h 
ro antico illustrato^ ch'egli indi* 
lizzò al celebre Antonio Francesco 
Gorì, e stampò in Firenze nell'an- 
no 1738. 

Noi però dei fiorini d'oro, dei 
ducati d'oro papali, dei ducati di 
camera, dei ducati papali, e di al- 
tri ducati d'oro ci permettei'emo 
in appresso una ulteriore digressio- 
ne, narrando prima altre erudizio* 
ni sui denari, che anticamente fu- 
rono in uso in Italia, con cose re- 
lative. 

Dopo essei*e stata conceduta alle 
città italiane dagl' imperatori tan- 
to la libertà, quanto ih gios di bat- 
tere moneta d'oro, e di argento 
( gius che accordarono anche i Papi 
a città, ed a principi), non poche 
città regolarono il corso della pro- 
pria moneta a tenore di soìdi 
denari, che le medesime febbrica- 
vano, di modo che non di rado 
altro era in una , e divei-so la al- 
tra l'ordine, e nome della pecu- 
nia. Vi furono soldi bolognesi, fer- 
raresi, e parmigiani, ed il nome di 
bolognini non solo in Bologna, ma 
anche in Modena, e in altri luoghi 
durò sino a' nostri tempi, ma eoa 
gran mutazione di moneta e vak)^ 
re. Nell'antichissimo codice degli 
statuti mss. di Ferrara, avvi un ti; 
tolo: de valore bagatinorum, aoe 
quod quilibet teneatur redpere (j^ 
tuor hagatinos prò tribus fefmn- 
nis: era moneta bassa. Pf**^ * 
pavesi due diverse libbre siusawno, 
scrivendo nel i33o il Oa*«[»' 
quando il Borino era il P^ ^^' 
bre fra i denari: Ex hoc posl^^ 
communitas Papiensis solvU a£cai 
et octo mille libras iUius grossoc 
monetae, cujus Ubra vakbatpre- 
num. In una cronaca 
legge : De moneta arci 



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DEN 

mediolanensìs casa. Prima moneta 
dicebatur marca aurij et vahbat 

I XIV florenos (cioè d'oro). Alia 
fuit marca argenti , quae vaimi 
quatuor Jlorenos cum dlmidio. Ter^ 
tia moneta dicebatur Augusta^ ha» 
bens imperatoris imaginem et su», 
perscriptìonem, et erat de argento 
pulissimo : decem solidos imperia- 
ks valebat unum florenum, Quin* 
ta moneta dicebatur tertioluSj quia 
ejus tertia pars erat tantum argen- 
tea, et XX solidos valebat unum 
florenum. Né si deve tralasciare la 
memoria degli zecchini veneti, chia- 
mati una volta ducati aurei veneti. 
AbbiaoQO da Marino Sanuto, nel- 
la Storia veneta, t. XXII Rer. ItaL, 
che questa moneta si cominciò a 
battere in Venea^a nell'anno 1 285. 
I ducati d'oro veneti furono dello 
stesso peso e forma, che i ducati 
d'oro germanici, ed ungarici, e de- 
gli antichi, e moderni fiorini. Nai'- 
ra il Ga rampi. Saggi sul valore 
delle antiche monete pontificie, a 
pag. 2, che l'esempio de' fiorentini 
seguitarono i veneziani, i quali nel 
dogado di Giovanni Dandolo, che 
ducatos aureos primitus fieri jussit, 
al dire del Garesino, nell'anno 1288 
stabilirono, quod debeat laborari. 
moneta auri commurns, videlicet 67 
prò marcha auri, tam bona et fi- 
na per aurum, vel melior, ut JlO' 
renus; e tanto si compiacquero di 
tale rìsoluzione, che ne eressero una 
lapide nella loro zecca, in cui 
espressero, che fuit prius quaedam 
faeta moneta auri, quae vocata 
est ducatus. Acquistò questa mo- 
neta il- nome di ducato, foiose per la 
figura, e pel nome del doge in essa 
impresso. Nel secolo precedente fii 
dal re Ruggero dato questo nome 

I ad una sua moneta da lui battuta 
net ii4oy nel ducato di Puglia, 



DEN 329 

cui ducatus nomen imposuit, ceto 
Romesinas valente, quae magis ma- 
gisque aurea quam argentea prò- 
bata tenebatur, al riferire di Fal- 
cone beneventano nel tomo V Rer. 
Ital. pag. i5i. 

Il lodato Garamp\ nella citata 
opera, in quattro capinoli, colla so- 
lita sua moltiplìce erudizione, trat- 
tò dei fiorini e ducati ci oro papali, 
del fiorino e ducato d'oro di ca- 
mera, degli scudi d' oro bat- 
tuti nelle zecche pontificie, e fi- 
nalmente della proporzione che l' o- 
ro, e l'argento hanno avuta succes- 
sivamente nella curia romana. Alla 
fine in ciascuno de' quattro capi- 
toli dell' opera, si ha l'indice o ta- 
vola tanto del valore intrìnseco del- 
le monete pontificie, quanto del 
numerario, con tutte le variazioni. 
Siccome nella cuna romana di fre- 
quente nelle tasse si fii menzione 
de' fiorini, e dei ducati, come del- 
lo scudo d' oro, ne sembra indis- 
pensabile riportare qui un estratto 
delle analoghe e dotte osservazioni 
fatte dal Garampi. 

Dicemmo già come la repubbli- 
ca fiorentina nel I252 incominciò 
a battere il suo fiorino d' oro , al 
fino di ventiquattro carati, e al 
peso di grani settantadue, colla fi- 
gura di s. Gio. Battista da una 
parte, e col giglio dall'altra. Di- 
cemmo pure come questa moneta 
divenne celebre, per cui in pochi 
anni oscurò la rìnomanza di tutte 
le precedenti, ed eccitò moltissimi 
altri prìncipi, e città sì d'Italia, che 
di oltremonte a batterne delle si- 
mili, lo che fecero non solo i ve- 
neziani sotto il nome del celebrato 
ducato, ma anche i re d'Ungheria, 
di Boemia, d' Aragona, e di Napo- 
ti, i duchi di Austrìa, e di Savoja 
i principi di Oranges , i conti di 



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a3o DE» 

Fiandra, i delfini, e gli arcivescovi 
di Magonfa, di Treveri, e di Ar* 
les, i qivili stamparono de' fiorini 
loro propri, e per lo più li fregia* 
rono colle indicate impronte del 
fiorentino con aggiunta di qualche 
piccolo distintivo. Più tardi fece 
altrettanto in Avignone il Papa 
Giovanni XXIT, con peso, e lega 
interamente simile al fiorentino, 
cioè al taglio di novantasei per 
libbra, ossia di sessantaquattro per 
marco, come allora battevasi nella 
zecca di Firenze, e colle medesime 
impronte già notate, meno la dis- 
tinzione d'un proprio marchio, e 
di quanto dicemmo superiormente. 
Siccome alcuni malvagi presume- 
vano di battere fiorini coli' impron- 
ta medesima de' fiorentini, ma d'in- 
feriore valore, i quali confusi coi 
buoni danneggiarono al commer- 
cio, il Papa non solo fece venire* 
la matrice da Firenze, per battere 
i fiorini papali, ma fulminò la sco- 
munica contro i falsificatori, e con- 
tro un misfatto sì dannoso al pub- 
blico bene. Egual conio e sistema 
tennero in Avignone i Papi Cle- 
mente Vr, Gregorio XI, Urbano 
yjj, e l'antipapa Clemente VII. 
> Dopo che fu ristabilita in Roma 
la residenza pontifica, sebbene i 
nomi di fiorino^ e ducato nel secolo 
XV sovente e promiscuamente à 
confondessero; al fiorino buono dei 
Pontefid fu appropriato il nome 
di ducalo papalcy perchè nella co^ 
mune estimazione il ducato veneto 
pi^evaleva ai già deteriorati fiori- 
ni di Firenze, e perciò i sommi 
Pontefici prescrissero che si doves- 
sero attere i fiorini d'oro, cioè i 
ducati, della lega di ventiquattro 
carati , secondo i ducati veneti, co- 
llie 81 legge negl' istromenli degli 
appalti delle zecche dal t4^^ «' 



DEN 
]5oo. Riguardo al peso, ed anche 
al pi^ezzo estrinseco, che i ducati pa^ 
pali aveano sempre conservato co* 
mune col buon fiorino, e col du- 
cato veneto, aocadde una leggiera 
variazione, dappoiché nel 146 3 fu- 
rono diminuiti di un sol punto, os- 
sia quarto di grano, e di un altro 
punto nell'anno seguente, in modo 
che si ridussero al peso di granì 
settantuno e mezzo per ogni pez- 
zo. Ed in tal guisa si continuò a 
coniarli fino al i Soo : epoca in -cui 
si rallentò simile coniatura, attesa 
l'introduzione degli scudi d'oro dì 
Francia) ed in sequela agli esem- 
pli di Venezia, e Firenze, fu poi àeV 
tutto tralasciata circa il 1 53 1 . Laon^ 
de qualora dopo questo tempo fu* 
prescritto nella secca pontificia il 
fino dei fiorini di camera, si espres- 
se, che doveva essere secondo la 
lega d'oro dei ducati papali^ e ve- 
neti, ovvero dei papali, portoghesi 
e genovesi, ma tutti antichi. Nel se-« 
colo decorso Benedetto XIII tentò 
di rimettere in piedi la buona mo- 
neta degli antichi fiorini, e ducati 
sotto il nome di zecchini^ come a-* 
veanli coniati i veneziani, ed i- 
fiorentini ; ma nessuna sorte di zec- 
chini conìspose agli antichi fiorini 
o ducati, e neppure il gigb'aio o m-* 
spo posteriore de'fiorentini stesa. 

I fiorini papali fino a tutto il seco* 
lo XIV furono espressi ooUaggiunte 
di camera, o del peso £ camera^ 
per distinguerli da alcuni fiorini 
stranieri difettosi, e per determina^ 
re il loro giusto e l^ittimo pesa 
nei pagamenti, che dovevano far^t 
alla camera apostolica. Erano del 
taglio di sessantaquattro per ogni 
marco di Firenze, come appunto 
Giovanni XX III avea fotto battere- 
i suoi. S'introdusse poi nella zecca 
di Avignone l'uso del marco di c«* 



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DEN 
rid, ch'era d'unsi setlaiitaquatli*e6Ìma 
prte più leggiera del fiorentitio^ per 
ogni marco di curia^ e perno il 
peso d'ognuno risultava eguale a 
quelli ch'eransi battuti al taglio di 
sessantaquattro , e furono coroune- 
mente detti Jloitni ponderis carne- 
rae^ floreni camerae. Sicché non 
è a mettersi in dubbio, che in tut^ 
to il secolo XI Y i fiorini di came- 
ra non fbsseix> i medesimi che i 
papali, e che tutte le tasse della 
cancelleria apostolica, già concepi- 
te a fiorini buoni di Firenze ossie- 
no papali, non fossero soddisfatte 
con altrettanti fiorini del peso fio- 
rentino, o romano. Che poi le ta»- 
se suddette d'altro fiorino intender 
non si debbano, che dei mentovati, 
si rileva chiaramente da tutti i li- 
bri delle obbligazioni, che facevano 
i nuovi provvisti delle chiese ve* 
scovili, e dei moniste», non che 
dei corrispondenti pagamenti delle 
somme da essi rispettivamente pa- 
gate pel comune servizio loro con- 
tingente. Delle tasse chiamate co- 
muni servizi, e mintiti iervizi, sì trat- 
ta nel principio ddl'articolo Data* 
ria apostolica^ ove si parla delle 
Annate^ e dei Quindennii. ^. l'ar- 
tioolo Tasse. Qui pei*5 noterem- 
mo, che le obbligazioni che fa- 
cevano i prelati nuovamente prov- 
visti di pagare il comune servizio^ 
erano pur dette Sommissioni^ per- 
chè si sottomettevano essi jurisdi" 
ctioni et coercilioni dominorum ca^ 
merariomm, cioè tanto del Ponte- 
fice, che di quello del sagro Col- 
legio. 

1 fiorini papali furono anche de- 
nominati Forti, pei*chè con questo 
titolo solevansi qualificare tutte le 
nionete, che rispetto ad altre erano 
l« migliori: perciò il fiorino pap- 
ié» riputato più prezioso divari 



DEN 23:1 

altri, èva òèito Jlorenus fortis. Dal 
134^ al i358, i fiorini forti vale*- 
vano in monete avignonesi soldi 
ventiquattro di piccioli: ma dac- 
ché il fiorino papale salì al préi!^ 
zo estrinseco di ventisei, vedtotto, e 
trenta soldi, rimase aflbtto Idealte 
il fiorino di ventiquattro soldi» Sic- 
come però aveva già preso nella 
piazza graù piede, Gregorio XI lo 
i^izzò di nuovo nel iSyi» bat^ 
tendo altri fiorini papali inferiori 
a quelli di camera, alla legge di 
carati ventitre e un quarto, e ài 
taglio di settantadue e mez^ per 
ogni marco di curia, cosicché pe- 
savano sessantatre grani. L'atitipa-^ 
pa Gemente VII residente in Àvi« 
gnone, per trattenerli nel prezzò 
di ventiquattro soldi rigaardo alla 
moneta allora corrente, li diittinui 
di nuovo nel i38a, rìducendoli ai 
peso di grani sessantadue, e al fi^ 
no di sessantauno, e furono detti 
floreni novi Clementini , ovvero 
Jloreni currentes Clemientini, Il me- 
desimo Clemente VII fece coniare 
nel i3q3 due sorla di fiorini, cioè 
il fiorino d'orO) chiamato fiorino 
papale di camera, a carati venti- 
tre e un quai*to, e al taglio di sessan-* 
tadue, per ogni marco di curia, e 
che valeva trenta soldi, ed il fiori- 
no di ctunera a carati ventiquàt^ 
tro, ed al taglio- di sessantatre. Il 
fino, e l'intrinseco però di questi 
due fiorini non differiva che di 
solo mezzo grano. Si contiuudrono 
a battere in Avignone altri fiorine, 
specialmente in tempo di Giovanni 
XXI H, ma di lega assai più bas*- 
sa, cioè a carati ventidue. Nel suc- 
cessivo pontificato di Martino V, 
due sorta di fiorini ivi parimenti 
correvano, dei quali si fa menzione 
in un codice mss. della Strozziatist 
di Firenze in questi termini: Fio-^ 



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a32 



DEir 



rtiti, che si usano o^ a Fignone 
con Farmi di Papa Martino^ sono 
di carlini ventuno e nove decimi, 
p^gio Funo ds' nuovi sol, due, den. 
due a fiorino, e de*vecchi di car. 
ventitré, pegffo Vuno soL uno, den» 
sei a fiorino. 

Anche la cecca di Avignone, come 
immediatamente soggetta alla aanta 
Sede, fu messa sullo atesso piede 
di quella di Roma. La camera a- 
postolica ordinò li i3 giugno i49^ 
a Gio. Antonio Grimaldi vescovo 
di Grassa, e goveruatore di Avi- 
gnone, che facesse battere i ducati 
papali alla legge e taglio di Roma, 
e che ogni anno se ne mandassero 
alcuni alla camera apostolica, per 
essere saggiati; anzi per maggior 
cautela gli s'inviò un peso della 
hbbra romana, ed un peso del du* 
cato, afBnchq il ducato della zecca 
di Avignone corrispondesse esatta- 
mente al pesQ. del papale romano. 
Finalmente i ducati papali furono 
detti anche ducati larghi, perché si 
tenevano in egual pregio dei nuovi 
fiorini d'oro, battuti dalla repub- 
blica fiorentina nel 14^2, di mag- 
gior peso e larghezza degli altri 
perciò chiamati larghi. I fiorini, o 
ducati papali, che conservaronsi sem- 
pre in tale celebrità, e al giusto lo- 
ro orìginario intrinseco, equivalgo- 
no in moneta ora corrente, a scu- 
di due e bajocchi undici, e secon- 
do essi furono . ragionate tutte le 
tasse della curia romana. Ma nel 
secolo XV s'introdusse una doppia, 
e diversa battitura di fiorini nel- 
le zecche pontificie. Quelli, che con- 
servarono r orìginario peso e fino 
de'grani settantadue, si appellarono 
ducati papali j quelli che furono al- 
leggeriti, ducati o fiorini di. ca- 
mera. 

Nel secolo XV e seguenti per 



DEN 
fiorino di cantera s'intese una ma^ 
neta di circa grani sessantanove, e 
dodici centesimi. I {lucati papati 
battevansi a ragione di pezzi no- 
vantasei per libbra, e i fiorini di 
camera a cento. L'impronta, che 
in queste due monete era stata, 
come anche il taglio, sempre divei*- 
sa, lo divenne maggiormente dac- 
ché Sisto IV cominciò ad impri- 
mere ne'fiorìni di camera la navi- 
cella di 8. Pietro, distintivo conser- 
vato costantemente nelle posteriori 
coniature de'fiorini di camera. Ri- 
guardo al ducato di camera, si 
legge in un bando di Pietro del 
Monte, vescovo di Brescia, e go- 
vernatore di Perugia, emanato il 
primo gennaio i^5^^ l'ordine che 
fossero ricevuti certi ducati che fa 
battere Nostro Signore, li quali si 
chiamano ducati di camera, nei 
quali ducati dà un canto ci sono 
scolpite le chiavi con lo compasso 
quattro^ con le lettere che si dico- 
no : SllfCTA ROMANA ECCLESIA. Dal- 

t altro canto è stampata la imma- 
gine della Santità sua in pontifi- 
cale, con ledere che dicono: Nico- 
LAus P. P. Quwnros, li quali va^ 
gliono due bagUocchi meno che li 
ducati Papaliy lo che quadra ap- 
punto colla proporzione, che ave- 
vano i fiorini di camera col ducato 
papale. I ducati di camera furo- 
no anche chiamati streltiy a diffe- 
renza dei ducati papali detti lar^ 
L'originario valore di questi duca- 
ti, o fiorini di camera, fu di gros- 
si, ossieno carlini dieci. Decaduti ta- 
li ducati, furono ripristinati da Giu- 
lio Il nel 1 5o4* Mantenutosi quindi 
il fiorino di camera fino verso Tan- 
no 1545 a giuli, ossiano carlini dieci, 
per la successiva deteriorazione nuo- 
vamente eseguita de'medesimi car- 
lini, non solo, ma sibbene degli 



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DEN 

stessi giulj, ci'ebbe a giulj dodici. Ma 
essendosi già introdotta nella Kec- 
ca pontificia la battitura degli scudi 
d'oro, ed intermessa quella de'du- 
cati di camera fino dai i539, ^''^ 
stato presciittOy che tutte le tasse 
dovessero pagarsi in iscudi d'oro al- 
la ragione di scudi centonove per 
ogni centinajo di ducati: sicché, 
giusta la valutazione vigente pres» 
so la dataria, e il sagro G)llegio, 
ogni scudo d'oro equivale a giulj 
sedici e mezzo, essendo ogni giù* 
lio o paolo del valore di dieci ba- 
iocchi; ed. ogni ducato di camera 
a giulj diciassette, baiocchi nove, ed 
ottantacinque centesimi. Il raggua* 
glio però conservato dai ministri 
della oancelleria, e camera aposto- 
lica è di giulj diciassette e mezzo 
per ogni ducato di camera. Se poi, 
lasciati i molli pi ici, e fallaci raggua- 
gli, si cercherà di ogni antico duca* 
to, o fiorino di camera il vero, 
ed intrinseco valore, si troverà che 
egli è di baiocchi duecentodue, e 
novantaquatti^o novantesimi. 

Ai fioriniy o ducati di Camera, 
successe, come si é accennato, la 
coniatura dello scudo d'oro nelle 
zecche pontifìcie, cominciata dal 
sommo Pontefice Clemente VII ver- 
so il i53i, alla miglior legge, che 
allora corresse. Tal moneta ebbe o«> 
rigine, e nomenclatura dalla Fran- 
cia, ov'era già stata coniata colla 
impronta guerriera dello scudo im- 
pressovi dell'arme di quei re. Se 
ne ha menzione fino dal secolo 
XIII, e divenne assai celebre per 
la battitura, che ne fece il re Fi- 
lippo V di Valois nel i336. Fu 
allora di 01*0 fino, ma in seguito 
deteriorò. Dicevasi denarius ad 
scutuniy e scudatuSy e fino dal 
1337 correva al prezzo di soldi 
^^enti di piccioli tornesi, de' quali 



DEN 233 

il fiorino d' oro fiorentino, ne vale- 
va tredici o quattordici ; sicché lo 
scudo a que' tempi era di un terzo 
meglio del fiorino suddetto, in 
progresso di tempo gli scudi di 
Francia calarono di pregio. Nel 
i535. Paolo III fece battere gli 
scudi d' oro al peso di grani ses- 
santanove, e dodici centesimi, colla 
immagine di s. Paolo, e li diiamò ^ 
paoUni d' oro. Circa il i568, due 
diverse valutazioni, e nomenclature 
cominciò ad avere lo scudo d'oro, 
cioè di scudo d'oro in oro di zecca, 
e di scudo ioro in oro di bolla, os- 
sia corrente; e questo inferiore al 
prezzo del primo, ora di due, ora 
di tre, quattro, ed anche sei soldi. 
Dopo successive diminuzioni e co- 
niature, nel 1595 furono prescelti 
tutti quegli scudi, che al peso della 
libbra romana insultavano del taglio 
di cento uno per libbra, cioè di granì 
sessantotto, e quarantaquattro cen- 
tunesimi, e ch'erano giustamente 
del fino di ventidue carati, e tro- 
vati in tal modo uniformi gli scu- 
di delle zecche di Francia dd sole, 
così detti per la loro impronta, di 
Spagna, di Napoli, di Venezia, di 
Genova, e di Firenze, fu loro ag- 
giunta anche la zecca di Roma, ed 
in appresso quella di Urbino. Così 
gli scudi uniformi di queste otto 
zecche furono chiamati per eccel- 
lenza gli scudi delle stampe, scudi 
ordinar/j o del peso vecchio; e con 
bando de' 3 gennaio iSgG, fu di- 
chiarato, che valevano il due e 
mezzo' per cento di piti degli scudi 
delle altre zecche, ossia centottan- 
taquattro bajocchi, ed un quattrino 
per ogni scudo, ragguagliato alla 
odiei^na moneta romana, e così si 
mantenne pel corso di cento ven- 
ticinque anni. Dietro qualche prov- 
vida, ma insufficiente variazione, 



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134 l>EN 

ìntrodutta da ClemeDle XI , e 
• U*alasciata dopo ii pontificata dì 
Qemealc XII, ne fu aSitto in- 
termessa la battitura. Aggiunge- 
remo però, che lo scudo d' 01*0 
papale, che ebbe anche la nomen« 
datura di ducato, dt scudo a mo" 
neta, di ducato da ^uulj dieci^ 
andò salendo di pregio fino al- 
. Tanno 1690 in cui per ordine di 
Alessandro Vili era stato fissato 
a giuij sedici, e nell'anno 1708 
a giulj sedici e mezzo. La ragio* 
ne poi perchè tanto T agio erasi 
avanzato, provenne dalla proporzio- 
ne fra ì due metalli^ oro, e argen- 
to, la quale si andava successiva- 
mente mutando, rincarendo sempi*e 
più l'oro^ e diminuendo al con- 
trario il prezzo dell'argento. Della 
proporzione, che hanno successiva- 
mente avuta r oro e l'argento nel- 
la curia romana, diffusamente si 
tratta dal citato Garampi, a pag. 84 
delle sue dotte OsservazionL Nel 
1819, sullo Scudo d* orOy il eh,' 
Marsuzi pubblicò in Roma un eru- 
dito opuscolo. Riguardo alle altre 
monete papali, come di grossi o 
carlini papali, detti poi giulj , e 
paoli ni eo. , sì parla agli arti* 

coli MOKETB PoiTTIFICIC, 6 ZeCCH 

PoNTmciA. Anche il Muratori nel- 
la mentovata dissertazione XXYII 
l'agiona della mutazione del valore 
della moneta, e delle cause, che la 
produssero, massime a cagióne del- 
l'insaziabile lusso. 

Mai poi sono mancati fabbrica- 
tori di denari falsi, e adulterati, 
come dei tosatori delia buona mo- 
neta. Nel codice Teodosiano si han- 
no molte leggi nel lib. IX^ titolo 
2, e seguenti, contro sì abbomine- 
vole razza di ladri. Anche l' impe- 
ratore Tacito, come avvertì Vopi- 
SCO, cavita ut si 4fuis argento pu-^ 



BEN 

bUce prii^alitiK/ue aes miscuisè€i\ 
si (fuls auro argenUun ; si quis ae- 
ri plumbum; capital essei cum 
boìiorum proscriptione. Anche nei 
tempi de' longobardi, e fi^anchi re- 
gnava questa iniquità, perciò il re 
Rotari pubblicò la legge 346: Si 
quis sine fussione regis aurum 
signaverity aut monetam cofìfinxt- 
rity manus ejas incideiur. Da qae* 
sta provvidenza si rileva eziandio, 
che già ì re longobardi battevano 
moneta ool loro nome. Carlo Ma- 
gno, acciocché i danan non si po- 
tessero falsificare, comandò che Ja 
sola sua zecca ne avesse da batte- 
re. Il suo figlio Lodovico I, ad 
esempio di Rotari, impose il taglio 
della mano ai falsificatori. Ma che 
anche nei secoli barbari, oltre ai 
soldi, e denari d' oro, e d' argen- 
to, si usassero nummi di rame, o 
d' argento mischiato col rame, si 
può con fondamento asserire. Nou- 
dimeno erano piii rari, che presso 
i romani, dai quali trovasi battuta 
in gran copia la moneta ài rame, 
laddove molto di rado si scuopre 
moneta erosa dopo la declinazione 
dell' impero romano ; ed essa qua- 
si tutta battuta sotto gì' imperatori 
germanici, e dalle città libere. Ne 
altrimenti si poteva fare, richie- 
dendolo la necessità del commercio 
umano. Però né il Muratori, né 
il Diane, nel suo trattato delle mo- 
nete di Francia, non poterono tro« 
vare moneta erosa ne' tempi dei 
longobardi, ed augusti frandii. L' 
Oresmio, de mutai, monetae, cap. 
3, sembra persuadersi, che in quei 
tempi vi fosse bassa pecunia. Nella 
Puglia, e Calabria nel secolo XII 
fu in uso la moneta RomesUid di 
bassa lega; e il re Ruggiero nel 
1 1 4o batté il ducato, che valeva 
otto Romesinns, Il Du Caogc trai- 



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DJEN 
ta di siffittta moneta. Si è detto 
disopra^ che ì Folli furono mone- 
ta bassa, e il medesimo Ruggiero 
battè Follares aereos, Eomesinam 
imam appreliatos. Questa mone- 
ta fu tanto cattiva, che accreb- 
be la calamità, e povertà di quel 
regno. 

Trattano del valore dei vecchi 
denari, e delle monete il p. Gio. 
Mariana neU' opuscolo de ponderib.y 
et mensurisy che si trova stampato 
in fine del suo trattato de rege, et 
regìs Instit; Antonio Sala in fondo 
al suo Commentano sopra i de* 
creti de* dncM di Savoja^ Torino 
1607; Antonio Gobio Mantovano 
nel Trattato de Monetis^ stampato 
nel . 1 699, fra i suoi trattati legali. 
Il p. Beverini trattò delle più an- 
tiche nel libro de ponderibus ec. 
li padre abbate Nerìni de tempio 
et coenobio ss. Bon. et AUx. , 
ci dà erudite notizie sui denarii, 
solidi argentei ^ et aurei , come 
sui floreni , lucensts , papareni j 
papienses j provisini. U anonimo 
delle Ossen^azìoni alla Zecca Pon- 
tjficia 9 Roma 1572, parla de' ife- 
nari Romaneschi della zecca dì 
Roma del IX secolo, e che sono 
diversi dai Romanati dell' impera- 
tola Romano Diogene ; nonché dei 
denari pontificii, e della moneta 
papalina detta Paparina^ ch'erro* 
neamente alcuni ci'edettero della fa- 
miglia Peperoni, da cui fiorì il 
Pontefice Innocenzo II. Benedetto 
Fioravanti, nel 1738, pubblicò in 
Koma r interessante opera , con 
molti denari, e monete incise, in- 
titolata : Antiqui Ronumorum Pon- 
tificum denariiy a Benedicto XI 
I ad Paulum IJI^ una cum num- 
I wiV S. P. Q. R. nomine signatis, 
I nunc primum prodeunt notis iliu- 
j sfrati, H p. Menochio, nel t. I, p. 



DEN a^5 

5o7 delle sue Stnòre^ parla deli'an* 
tlco costume di portare 1 danari 
nella cintola, o ad essa appesi in 
qualche borsa ; e nel t. II, p. 4B3, 
descrive quanto sia antico quel mo« 
do di dire, che il denaro è il se- 
condo sangue. Ma siccome nel me- 
desimo tom. I, pag. 553, dedi- 
ca il cap. XXYI sul valore dei 
trenta denari pei quaU Giuda tra* 
dì Gesù Cristo^ ne daremo un e- 
stratto. 

Fu d'opinione s. Ambrogio che 
ciascuna di quelle monete di ar*- 
gento, che furono prezzo dell'infa- 
me tj*adimento, fosse del peso di 
una dramma, quanto pesa un giù- 
lio romano, ed un reale di Spagna. 
Se questo fosse vero, i trenta de- 
nari sarebbero tre scudi di moneta 
romana, e perciò non sembrano 
bastanti all' acquisto del campo del 
vasajo fatto dal medesimo Giuda 
con tal somma. Il Baronio credet** 
te, che fosse una libbra d'argento, 
lo che sarebbe pari a scudi roma* 
ni cento quarantaquattro, valutan* 
dosi ogni oncia scudi dodici. Non 
pare, che tanta somma fosse data 
per azione sì vile, e di facile riu- 
scita ; laonde è pih probabile che- 
il triginta argenteos si debba intei^ 
pretare pel siclo, che valeva quat- 
tro giulii romani, o quatti*o reali 
di Spagna, e, seguendo questa opi- 
nione, i trenta denari formet*ebbe«> 
vo dodici scudi romani. Calcolando 
quindi sui due denari, già dati a 
Giuda, uno de' quali si conservava 
in Parigi, l'altro in Roma nella 
chiesa di s. Croce in Gerusalem- 
me, non formerebbero che sei scu" 
di romani. 

Dice in oltre l'autore che i cam- 
pi de'vasaj sono ineguali per la 
teiTa che vi cavano, e che siccome 
anticamente non si abbondava di 



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a36 



DEN 



denaro» con poca somma « oom- 
pi^va ciò che adesso ne richiede 
una assai maggiore. Di più Tuole 
5. Ambrogio, che Giuda nel rioeTe- 
re trenta denari, i^resse la decima 
parte di queir unguento, che la 
Maddalena sparse sul capo del di» 
yin Maestro in Betania. Tal un- 
guento, per testimonianza degli a- 
postoli, si poteva Tendera trecento 
denari; ma essendo il denaro la 
quarta parte del siclo , e Y ar- 
gento la metà del siclo, si cre- 
de che non ricevesse I9 ded- 
ma parte, ma piuttosto la quin- 
ta parte del costo di detto unguen- 
to. Conchiude il p. Menochio, con 
r osservazione fatta da altri, che ai 
trenta argentei corrispondano le 
trenta maledizioni, che si danno a 
Giuda nel salmo 108. Analoga- 
mente il Sarnelli nelle sue Lettere 
ecclesiastiche, tom. Ili, scrìsse la 
lettet*a XVI, Come co' trenta ar- 
gentei di Giuda si potesse compc' 
rare il campo di un vasa/o j e che 
dos^ è poco denaroj poco vale la 
roba. Quindi della forma e quali- 
tà del denaro di Giuda (che si 
conservava in s. Croce in Gerusa- 
lemme, e creduta una moneta di 
Rodi), ei tratta al tom. X, lettera 
XIX, num. 12. Ancora egli ritie- 
ne, che Giuda fosse pagato con 
sicli come pecunia pubblica. Altri 
dicono, che Gesù Cristo fu venduto 
per trenta denari, vale a dii-e per 
trenta sicli, che formavano qua- 
rantotto lire, dodici soldi , e sei 
denari, secondo il padre Calmet, 
e che in origine prasso ì roma- 
ni il denaro valeva dieci assi, o 
quattro sesterzi, ciascuno dei qua- 
li valeva due lire e mezzo, dal che 
proviene, ch'è stato detto denaro^ 
denarius. V. G. Schwartze, de pre- 
fio quo Salvator ùiaestìmabiUs aesti" 



DEN 
matus est, Viterbii 1778, et ra 
Thes. Theolog, Phil. tom. II; Sebi 
Schmidius de venditione Christi, Ar- 
gent. 1688; Jo. Fidalke ad valici' 
nium Zacharìacj de lem 3o or- 
genteis vendita sub Jeremiae nomi- 
ne a Matthaeo rite citatum 1729, 
Job. Frischmuth, de XXX argen-- 
teis vili pretto quo aestimatus est 
Messias, Jenae 1727, P^. voi. X, 
pag. 90 del Dizionario. 

Nel declinare del secolo passato, 
in Roma per colmo di sventui^a, e 
negli anni 1796, e 1797 vi fu la 
moneta così detta plateale o erosa 
fatta di argento, e rame; ma li 
falsificatori di quel tempo, in vece 
di mettere in detta moneta due 
terzi d' argento, ne posero uno, ed 
anche meno, ond' è che quelle mo- 
nete non ebbero più valore intrin- 
seco, né nominale. Pio VI fece 
coniara nella memoranda dissecca- 
zione delle Paludi Pontine (Fedi), 
il piccplo denaro di mistura, o pa- 
ludella, che valeva un baiocco. Ciò 
fece per non mandare alle paludi 
tanto peso di rame per gli operai. 
Questo denaro è del diametro ad 
mezzi grossi pontificii, che fiorii\>- 
no nel pontificato di Clemente XIII. 
Diceva il Cancellieri, che questa mo- 
neta andò in proveri)io, per deno- 
tare una cosa comodissima, dicen- 
dosi : è come il baiocchino delle 
Paludi 

Finalmente fu detto Denaro di 
s, Pietro (Fedi) quel tributo, che 
r Inghilterra prima dello scisma, 
pagava alla santa Sede; Denaro di 
DiOf la moneta che si dava nome 
per caparra dal compratore o lo- 
catore, al venditore o possessore 
dell' oggetto. Quella moneta serviva 
a provare T impegno, che il com- 
pratore assumeva di compiei*e il 
contratto. Altri però sost^igono» che 



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DEN 
il Denaro di Dìo derÌTÒ dalPan- 
Itco costume, di non dare al Ten- 
ditore in queir occasione, se non 
che un denaro, il quale destinato 
era ad essere convertito in limosi- 
na, al caso che per mancanza dei 
fatto, o del contratto successivo, 
quella moneta rimanesse al vendi- 
tore o al possessore. Qualche scrit- 
tore francese suppone, che il de» 
nier à I?ieu dei4vasse dalla parola 
denier denaro, iidieu, addìo, che si 
diceva dai contraenti nel separarsi, 
e nel consegnare quella moneta, 
giacche il mercato credevasi con- 
diiuso. Sì disse anche Denaro di 
Dio quello destinato a far li- 
mosine, o ad impiegaci in opere 
pie. 

All' articolo Crisma {Vedi) si è 
detto dei denarii chrismales^ con- 
tribuzione, che il clero pagava ai 
vescovi per fere il sagro crisma ; 
ed a Reims chiama vasi Denaro 
della Cristianiiàfìa somma, che pa- 
gavano alla fabbrica della chiesa 
metropolitana, i curati de' cinque 
decanati della diocesi, per assicu- 
i^rsi di far battezzare i loro par- 
rocchiani in quella chiesa. Inoltre 
Denaro^ o decimo denaro in gene- 
rale si dissero tutte le decime par- 
ti delle rendite, del prezzo delle 
mercanzie, o d' altre cose che si ri- 
scuotevano, come imposta, o che si 
pagavano come un diritto. 

Finalmente del denaro abbiamo 
menzione nei tempi apostolici, in 
s. Matteo al e. i8, e 20; in s. 
\ Marco, e. 6^ 12, 19; in s. Luca 
e. ^, ig, 20; in s. Giovanni, e. 
6, la; negli atti Apost. e. ig, e 
^ neir Apocalisse e. 6. Si possono in 
oltre consultare il Zanetti^ nel trat- 
^to della zecca e delle monete di 
Trew'gi; Adam, Antichità roma^ 
ne tradotte dal p. Monforte; Bor- 



DEN 237 

ghini , discórsi accadèmici ; Vigno- 
li, Anliqniores pontificuni Romano- 
ntm denarii^ Romaei709; Neew- 
porl. De ritibus romanorum; Re- 
posati, Zecca di Gubbio j Vermi- 
glioli, della zecca e delle monete 
perugine; Nummus aureus veterum 
Christianorum explicatus, con figu- 
re, Romae 1787; il Guasco de' riti 
funebri di Roma pagana^ pag. go 
e seg. ove parla del denaro, che 
seppeilivasi coi cadaveri nei sepol- 
cri, ed anche con grosse somme di 
oro, e di argento, ciò che poi saggia- 
mente vietarono i principi; e l'o- 
pera dei pp. Marchi, e Tessieri 
gesuiti ; UAes grave del museo Kir- 
ckeriafiOy che citeremo altrove, pub- 
blicata in Roma nel i83g con atlan- 
te, nella quale si dà ragione delle 
monete primitive. 

DENARO DI s. Pietro. OflFerta, 
e pio tributo, che diverse nazioni 
cristiane pagavano alla santa Sede, 
ed alla basilica vaticana. E siccome 
facevasi in particolare alla tomba, 
ed in onore del principe degli a- 
postoli, tali offerte e contribuzioni 
furono dette Denaro di s, Pietro, 
massime quella che l'Inghilterra fe- 
ceva ogni anno dai primi del seco- 
lo Vili sino ai primi del secolo 
XVI. Parleremo prima del Denaro 
di s, Pietro, che pagavano gì' in- 
glesi : poscia accenneremo quello 
contribuito da altri stati, e 1^ 
gni. 

// denaro di s. Pietro, che an- 
nualmente la nazione inglese som- 
ministrava alla santa Sede, oltre 
tale denominazione, ebbe pur quel- 
le di Romescoty Moneta d^ ogni fuo- 
co j ed eleemosyna s. Petri. l ro- 
mani chiamarono si fletta contribu- 
zione denaro di s. Pietro, secondo 
Ranolfo Castrense, hisL l. 5, cap. 
24, perchè l'offerta era diretta al 



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2Ì8 DEN 

santo apostolo; gì' inglesi 1' appel* 
laroDO » Romescoty idest nummus 
*> romanus, in legibus saxonicis 
j» Canuti, e. 9 ", et in Hennd I 
cap. 1 1 , et in canonib. saxonicis 
Edgari regis, e. 54> apud Brem^ 
ptomtniy ove si prescrìve: m omnis 
»i Heoi'epeni reddat ad festum s. 
•y Petri, et qui non persolverlt ad 
M termÌQUoi illum, deferat Romae; 
^ et in legibus Eduardi regis, e. 
*9 4> harthpenny ". Fu detto mo^ 
neta d' ogni fuoco, perchè ogni ca- 
«a lo doveva pagare qualora in es- 
sa vi fossero trenta denari proprii, 
ed ogni casa religiosa ancora, ec- 
cettuata soltanto la celebre badia 
di s. Albano. Finalmente si chia- 
mò limosina di s, Pietro, eleemo* 
syna s. Petri, come viene indicato 
nelle leggi di Odoardo e. io, ed 
anche in una carta di Pasquale p. 
apud Edinundiim^ 1. 5 hist nov. 
p. 1 1 3. 

Nell'anno 725, Ina West saxo- 
nuttì, re dei sassoni occidentali, si 
recò in Roma ad LiW/ia Aposto- 
lorum {F'edi)y ed a visitare il Pon- 
tefice s. Gregorìo II. Tornalo poi 
il re alla sua residenza, secondo 
il racconta di Seda, hist 1. 5, e. 
7, prima di rinunziare al suo 1^ 
gno, per abbracciare la professione 
monastica, volle renderlo tributario 
al romano Pontefice, obbligando sé 
medesimo, e i suoi successori di 
contribuire ogni anno alla chiesa 
di Roma, un denaro di argento^ 
da pagarsi da ciascuna casa del 
regno. Non deve occultarsi, che Po- 
lidoro Virgilio, hist AngL lib. 4> 
p. 118, dice, che Ina fece il suo 
regno tributario alla santa Sede 
circa Tanno 74^5 ^^ *n questo 
il re Ina ei^a morto, come vogliono 
alcuni) o almeno era certamente 
monaco. Tutta volta varie sono le 



DEN 
opinioni. Nelle Miscellànee del Ba« 
luzio tora. I, dell'ediz. di Lucca 
1761, in append, monuni. hist. 
card: Aragon.y ex tabuL liicens. p. 
44 1 » si riferisce in vece, che E tevolfo, 
o Etedulfo oEtebulfored'InghiKer- 
ra, condottosi a Roma nell'anno 847, 
si fece confermare dal Papa s. Leo- 
ne IV il titolo di re, essendosi ob- 
bligato di far continuare alla se- 
de apostolica l' introdotto tributo *. 
M tribù tum obtulit s. Petro de 
M unaquacumque domo argenteum 
>• nummum in anno, quod usquc 
M hodie in Anglia servatur". In al- 
tro luogo si ripete: » Postea Ro* 
n mam abiit, et contuli t Deo, et 
M b. Petro singulis aanis de qua- 
» libet domo totius Àngliae unum 
»* denarium, qui hodiè denarius s. 
»» Petri vulgariter appellatur, et 
M ipsemet oh devotioném, quam er- 
M ga Deum gesèserat, purum de- 
>f narium obtulit pura mente". 
Altri dicono, che Eteiulfo, nel làr 
tributario il suo regno alla Sede 
Apostolica, obbligasse ogni famiglia 
a pagare alla medesima un scelli- 
no per ciascun anno, e siccome 
questo credevasi offèrto ai ss. A- 
postoli, e specialmente a s. Pietro, 
chiamossi denaiOy o denaro di s. 
Pietro, 

Per altro questa legge generale 
sopra ogni casa fu poi limitata, e 
ristretta dalle leggi del re Odoaido 
e. IO, e di Guglielmo, il bastardo, 
e. 18, a quelli soltanto che ave- 
vano, come si disse, trenta denari di 
moneta vìva nella loro casa^ giusta 
le leggi chiamate daglHnglesi Da- 
nelaye, che si riportano nel regi- 
stro di Cencio Camerario, presso il 
Muratori, dissertazione LXIX an- 
tii/uit Italie, Ne fu esentata la sud- 
detta badia di s. Albano; perchè 
si nana nella vita di Offa II, 



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DEN 
ritorno alla medesima chiesa: » Quae 
> tanta liberalitate privilegiata re- 
»' fulget^ ut ab apostolica consue- 
» tudine, et i*edditU; qui Romescot 
»y dici tur atìglice, denarius sancii 
** Pcstri latine, quum neque fex, 
» ncque aixhiepiscopus, 'vel episco- 
>» pus, Tel prior, aut quilibet de re- 
» gno, ab illius solutione sit im- 
>» munis, ipsa quidem ecclesia, quae 
» basilica 6. Petrì dicitur, quieta 
y» est". La medesima generalità co- 
si Tiene confermata da Matteo West- 
monasterìense all'anno 704^ e dal 
Cbai-tular. S8. Trinitatis codemensìs 
fol. 56: »• Unusquisqùe, qui ha- 
» bet femìnam, debet dare unum 
» denarium s. Petij, et qui non 
» babet, unum obulum praeter 
» Francalenuo). 

Roberto da Monte ne dichiara 
autore Offii re di Mencia^ dicendo: 
>' Hic est Oflà rex, qui dedit \ica- 
>» rio b. Petri romanae Uibis Pon- 
» tifici reddilum statum, quod to- 
»> catur Romescot de singulis do- 
» minibus regni sui in aeternum. 
Abbiamo dal r^ovaes^ che Offa, re 
de*mei*ciori, intraprese a titolo di 
religione il viaggio di Roma, e vi 
giunse neir anno 798; che ren- 
dette omaggio al Papa Adirano 
1, confermò il suo regno tributario 
alla Chiesa Romana, ed acci^Lbe 
le rendite della scuola pei pellegri- 
ni inglesi, già fondata in Roma 
dal re Ina, la quale fu poi con- 
vellila nel celebre ospedale di s. 
Spirito in Saxia. Matteo Yestmo- 
i^asleriense, parlando dello stesso re 
Ofii all'anno 794, ecco quanto di- 
^: » Ex bis omnibus provinciis 
** dedit réx prae&tus denarium 
" b. Petri, ut praediclum est, quod 
^ " Romescot appellalur. Gò si con- 
felina da Matteo Paris, il (fua- 
»e narra; *» Hoc autiem scieudum 



DEN 339 

^ est quod Offii rex magnificus ten> 
» pore quo b. Petri yicario ix>- 
H manae Urbis Pontifici, redditum 
» statutum, idest Romescot de re- 
» gno concessit, spiegando cosi in 
che consistesse questo censo; «» Tan- 
H dem divina inspirante gratiaconsi- 
» lium invenit salubre, et in die 
M a-astina sdiolam anglorum^ quae 
M tunc Romae floruit, ingressus*, 
» dedit ibi ex regali munificentia 
M ad sustentationem gentis regni 
f sui illic Tenientis singulos argen- 
» teos de fàmiliis singulis, omnibus 
» in posterum diebus singulis annis. 
Ciò si ripete anche dal Brompton, 
il quale dice a p. 12 35: » Nam,' 
•9» ut dicitur communiter, illum cen- 
» sum, qui Rompei'ny sive Petros- 
» peny vocatur, Deo, et b. Petro 
m et d. Papae, qui tunc fuerat, et 
» snocessoribus suis, rex OSbl pri- 
M mo contulit . Ma in . foedere 
» Eduardi, et Gothurni regum e. 
M 1 6 in legibus Canuti regis e. 5, 
M et in legibus Henrici 1. e. 12, si 
M chiama Romfcah, ovTei*o Romfee 
M quasi nummus Romae dicatus, 
» Romae datus ". 

Nel pontificato di GioTanni XIX 
detto XX, Canuto re dìnghilten-a 
si recò in Roma ben accolto, e 
trattato dal Papa, laonde in grati- 
tudine comandò a'suoi sudditi di 
essere diligenti di trasmettere a 
tal città il consueto soldo all'apo- 
stolo s. Pietro. Anche Enrico Hun- 
tidonense> 1. 6. p. 164» narra che 
nel 1027, »rex TeroChanutus Ro- 
M mam splendide perrexit, et elee- 
M mosynam, quae vocatur Romescot, 
M quam antecessores sui dederunt 
n Écclesìae romanae , perenniter 
*» assignavit. Si aggiunge nel mo- 
nastico anglicano, lib. I, p. ao5, par- 
lando dello stesso re Canuto, che 
ad un tempo era pure vt di Da- 



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a4o DEW 

nimarca': » etiam Romae scholam 
M anglicani oonstituit, et ad foven- 
«» dum eam ex AngUa omni anno 
•» da ri oensura yoluit, quod angli- 
M oe dicitur Romescot 11 Novaes, 
nella vita d'Innocenzo III, dice che 
l'esenzione suddetta della badia di 
8. Albano dal pagar il denaro di s. 
Pietro, e che questo dovessero tut- 
ti gli altri contribuire, non solo 
era stato nuovamente stabilito dal 
re Canuto con legge, ma anche dai 
re Odoardo il confessore, il con- 
quistatore, ed altri. Ma che essendo 
stato Odoardo III il prìmo a proi- 
birlo, presto fu limesso in vigore, 
e che avendo il re Giovanni op- 
pressi i diritti degli ecclesiastici, 
fu minacciato nel 12 13 di puni- 
zione da Innocenzo III: laonde sot- 
topose il suo regno alla santa Se- 
de, collannuo censo di mille lire 
sterline, oltre il denara di s. Pie- 
tro. Fr. Paolo Sai^i parla di que- 
sta conti*ibuzione nel trattato delie 
materie beneficiarie^ e ragionando 
d'Innocenzo IV eletto nel i243» 
non potè fare a meno di confessa- 
re, che r Inghilterra piii di una 
volta si fece tributaria alla Chiesa 
Romana, col censo di cento mar- 
che d'oro, chiamato il denaro di 
s: Pietro, per isfuggire la guerra 
allora imminente de'franoesi, i qua- 
li si resero rispettosi d'invadere un 
feudo del Pontefice. Il collegio del- 
l'archivio della Curia Romana (Fe- 
di) era destinato ad esigere le an- 
nue coiTÌsposte del denaro di s. Pie- 
tro, alla ragione di centodue e mezzo 
per ogni centinaio di ducati. Se ne 
intimava il pagamento: summone- 
batur in festo Apostolorum Petri^ 
et Paoli, ed esigevasi infesto vincu- 
lorum s, Petri^ in memoria dell'in- 
venzione delle reliquie di s. Albano 
seguita in questo giorno, come rì- 



DEN 
cavasi dai canoni di Eklgaro e. 
54» in legibus Canuti e. 9; del re 
Odoardo e. io, e di Enrico I e 
II t nel concilio cunliamense an. 
1009 e II. Si trova però una 
diveraìtà dell'esazione, indicata in 
questo passo di un inventario mss. 
del i366j prodotto dal Muratori 
t. V. ann. Ital. col. 827 : »» salvo 
M per omnia denai^io b. Petrì, vi- 
M delicet mille marcas sterlingorum 
M annuatim percipiat ecclesia ro- 
99 mana, in festo b. Michaelis Y, 
M et in Pascha V, marchas VII 
M prò regno Angliae, el III prò 
regno Hiberniae. 

Divenuto questo antico tributo 
un censo del patrimonio della Chiesa, 
Romana, talvolta si sono adoperate 
le censure ecclesiastiche contro ì 
morosi, come rilevasi da Innocenzo 
III, nel lib. 16, epistola ijS in 
Chronico Aulae Regiae e. 9. Fu 
inoltre ridotto questo tributo al- 
l'annua somma di duecento lir^ e 
soldi ventisei da raccogliersi dai 
vescovi, come dimostrano il Prya- 
neo, in liberalitadbus eccles, Jngiù;, 
t III p. 5o, e 1171. Cna porzione 
del medesimo s'impiegava per uso 
del sommo Pontefice, e l'altra in 
vantaggio della Schola s. Mariae 
Anglorum^ come si legge ìkeWepìsto- 
la Alexandri II P. P. ad fTUiel- 
mum nothum apud Baronium an. 
1068; in Lan&'Sinco episL 7; in 01- 
derico Vitale, 1. 3, p. 4^^; ^'^^^ 
Spelman in Romescot; in Du Can- 
ge in Denarius s, Petrì; nel Macrì 
in Romescot; e nel Gradenigo nella 
forma de* piombi pontifi^ pag. 55. 
I romani Pont^ci solevano in- 
viare in Inghilterra per collettori, 
e ricevitori del denaro di s. Pietix), 
personaggi e prelati cospicui. Giu- 
lio II vi mandò Giampietro Ca* 
.raffittii quale fu creato Cardinale da 



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DER 
Paolo III, e Del i555 diTenne Papa 
col nome di Paolo IV. N'era rìoe- 
-vitoi*e generale pel Pontefice Cle- 
mente VII, il celebre Polidoro Vir- 
gilio, quando, nel iS3^ il i*e En- 
rico Vili avendo abrogata per 
tutta la monarchia Tautorità pon- 
tificia, e bandita la religione catto- 
lica, negò il pagamento del dena- 
ro di s. Pietro, perchè Clemente 
VII gli avea n^ato il divorzio con 
Caterina d'Aragona, e dì unirsi in 
matrìmoniò con Anna Bolena. Tut- 
tavolta fu rinnovato il pagamento 
nel pontificato di Giulio III, nel 
primo biennio del r^pao della regi- 
na Maria, figlia di Enrico Vili. Fu 
poi finito di pagare il denaro di 
6. Pietro, ed a£^tto soppressa la con*- 
tribuzione nel primo anno del re- 
gno di Elisabetta, cioè nel ]558. 

La pia religiosa contribuzione, 
chiamata denaro di s. Pietro^ non 
solo fu data dall' Inghilterra ; ma, 
come dicemmo, anche da altre na- 
zioni, non per alti*o al modo del 
nominato regno, per cui Olao re di 
Svezia, r imperatore Carlo Magno, 
ed altri principi imposero nei loix> 
stati simili tiibuti in favore della 
Chiesa Romana. Nondimeno essi non 
ehbei*o quella celebrità, e lunga 
durata del denaro di s. Pietro 
somministrato dagl' inglesi. Se ne 
stabilirono pure in Polonia, in Boe- 
mia, ed altrove^ siccome andiamo 
ad accennare. £ primieramente ab- 
biamo dal Duglosso il denai*o di 
s. Pietro, che nel io4i, sotto Pa- 
pa Benedetto IX, i polacchi si ob- 
bligarono di pagare a s. Pietro, 
consistente in una piccola moneta^ 
che ogni anno dovevano pagare, 
per tenere acceso un lume nella 
chiesa di s. Pietro di Roma. Atte- 
sta s.. Gregorio VII, 1. 8, Epist. 
ritìnta j deUa Francia: f> Dicendum 

VOI. XIX. 



DEN 24i 

M est autem omnibus gallis, et per 
M veram obedientiam prateipien- 
M dum , ut unaquaeque domus , 
M saltem unum denarium, annua- 
» tim solvat b. Pétro, si eum re- 
M oognoscunt pativm, et pastorem 
M suum more antiquo'' • Parlando- 
si della Boemia, nella vita di Car- 
lo IV iffiperatore, si dice: «• Pro- 
^9 cessi cuin ipso versus Avenio- 
*» nem ad pp. Benedictum XII ad 
M conocnrdandum cum eo de dena* 
9» rio s. Petri, qui datur in dioe- 
w cesi Wratislaviensi ". Il brano 
della seguente bolla di Alessandro 
IH, dell'anno 1 179, che si porta 
nei t. I, StobaL Hist geneal. dom* 
reg. Fortug.y p. 8^ ci manifesta, che 
pagavasi ancora dal Portogallo : 
*9 Ad indici um aiitem, quod praé* 
M sci*iptum i*egnum Portugalliae b. 
M Petri . juris existat, prò amplìoris 
>» reverentiae argumento^ statuisti 
M duas marchas auri, annis singu^ 
» lis, nobis, nostrisque successoribus 
M persolv^ndas. 

Ditmaro nel lib. 6 ^ e s. Grego- 
rio VII, 1. a, epist. 7, dimostrano 
essersi usato lo stesso censo nella 
mentovata Polonia. Se ne vrìleva la 
origine da questo passo dèi Chra* 
nic. Aulae regis^ e. 9^ anno i32o: 
V Lokotto dux Sandomeriae a sede 
» apostolica obtinuit coronam re- 
*» galem Poloniae .... incoepit- 
M que statum denarium s. Petri 
»i de unoquoque capite humano, 
M sedi apostolicae decimaliter sol- 
» vere, qui antea longo tempore 
M denegatus fuerat, et dicitur de 
» facto, non de jure, Verumtaten 
M quia duces Silesiae hunc dare 
H decimalem denarium denegant, a- 
M postolica ipsorum dominia usque 
*9 hodie stant sub ecclesiastico in* 
» terdicto". In una lettera del du- 
ca di Slesia, ei*ede del regno di 
16 



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a42 DEN 

Polonia, scritta a Gioyanni XX II 
nd i3i3y si dice: «• Denariuni ve' 
» ra s. Petrìy iicet modo uisolitD 
m exìgator, ipsum tainen ego, et 
» fratres m^, in signum obedien* 
M tiae, qua sacratissimae palernitati 
» Testrae, et apostolioae sedi, im- 
n mediate nos reoogooscimus esse 
M subìectos, in omnibus tennis, et 
M disti*icttbtts nostris solvi dudum 
M mandaiFimus''. Del denaro di s» 
Pietro si parla anche in un inven* 
tarìo prodotto dal Garpentier, t. II 
Glossar, p. a55, riguardante Cui* 
ma, e la provìncia di Pomeriana, 
colla data dell'anno i336. Fra 
questi pagamenti del denaro di s. 
Pietra, deve annoverarsi anche 
quello, che fìioevasi dalia provincia 
di Gnesna. Leone X ne accordò 
r esacione, e ti fruttato per un de- 
cennio al re Sigismondo I. Questa 
permissione fu proi*ogata ad altri 
due deeemiii da Clemente VII, e da 
Paolo in, riserbatane soltanto una 
risposta di ottanta ducati d' oro di 
camera. In un breve dello stesso 
Paolo IH de' 27 agosto i536, men- 
tre durava ancora il terzo deeennio 
accordato allo stesso Sigismondo I , 
si enuncia la valutazione del du- 
cato a ragione di valuta vecchia, 
M uno scuto aurì in anno, et duo- 
» bui bollendinis cum dimidio, 
» prò quolibet ducato de camera 
M computatis. 

Il Rinaldi, all'anno i3i7 num. 
48 e 49> parla del censo delle mil- 
le mardie pagate dal 1^ d'Inghil-» 
terra Odoardo II al Papa Giovan- 
ni XXII. Inoltre dice che questi 
ordinò a fi.ìgaudo camerlengo pa- 
pale, die riscuotesse il denaro di 
s. Pietro in Inghilterra, in Ib^r- 
nia, e in Vallia. Ed avendo Gio- 
vanni XXII ingiunto al vescovo 
eletto, ^ ed al capitolo d'Ypsala, che 



DEN 
nel r^no di SvesEÌa raocogliessero 
il denaix) di s. Pietre, pi*egò il re 
di non impedire agli svedesi il pa- 
gamento. Che tal Papa riscuotesse 
il denaro di s. Pietro in Inghilter* 
ra, in Isveùa, in Norvegia, in Da- 
nimarca, ed in Polonia, ne fiinno 
fede le lettere apostoliche scritte ai 
rispettivi rq, ed agli arcivescovi 
Lundese, Nidrosiese, e Gnesnese. 

Tanto del denaro di s. Pietro, 
cui pagavano gl'inglesi, che di quel- 
lo somministrato da altre nazioni, 
trattano i seguenti autori: Giovanni 
Spelman ad vitam Adfiidi; Mat- 
tia Ztmermanno, in FUniUffo, p. 
a88; il Muratori nella bellissima 
dissertazione de moneiis liaUae^ 
nel t I, p. Ili della raccolta del 
dotto Argelati, pubblicata in Mila- 
no nel 1750, intitolata: De mo- 
neiis Italiae variorum iilusùmn 
virorwn dUsertationes, Ivi osserva, 
che rilesio nel suo Tesoro dtUe 
lingue antìche, riporta una disser- 
tazione d' Andrea Fontaine di Oi- 
ibixl, sopra i denari volganneote 
detti di s. Pietro. Il p. Zaccaria^ 
nel tom. Ili della sua Storia Ut- 
teraria d' Italia, pag. 535, aggiun- 
ge, che nelle Amenità teologldie dì 
Gio. Fabricio, stampate ad £lm- 
stadt nel 1699, trovasi un'altra 
Dissertaùone à\ Andrea Arnoldo? 
Del denaio di s. Pietro che i romani 
chiamano tributo, e gtinglesi limo* 
Sina. Il Cancdlierì nelle Memorie 
isteriche delle sagre teste de' ss. Pie» 
troy e Patdop a pag. 47^ porla dei 
denari, e delle monete coniate eolle 
immagini di s. Pietro, e di s* Paolo, 
ed avverte non essor vero, die vi 
sieno stati denari, o monete ingle- 
si dette di s. Pietro. F"» Chiesa 
DI s. Pietro m Vaticano, e Stati 

TRIBUTABI ALLA SANTA SeDB, OVe SI 

tratta di analoghe offerte. 



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DEN 

I DENEBÀUD Jagofo, CanUnale. 

' Jacopo Denebàudj noUle fraooese 

'' di Neustrìa, nipote per lato mater- 

' no dei Cardinale le Veneur, fu da 

^ Clemente VII eletto Tesoovo di Ba* 

jonna^ nel i5a6« Cinque anni dopo 

' Tenne pi*omos80 dal medesimo Pa* 

' pa alla chiesa ài Parigi, e sucoessiva- 

< mente a quella di Lisieux, e di 

' Limoges. Ad istanza del re di Fran- 

I eia, Paolo IH, che aveagli conferito 

I gli ultimi due Tcscovati, nel concH 

storo de' 2 giugno 1544» Io esaltò 

alla sagra poi*pora col titolo di s. 

Bartolommeo all'Isola. Morì nella 

città di Rohan l'anno 1SS7. 

DENOFF GiovATOi CASiiimo, 
Cardinale, Giovanni Casimiro De* 
noflT de' conti polacchi di questo 
nome, nacque in Varsavia l'anno 
1648. Inclinato alla pietà sin da 
giovanetto, si dedicò agli studi sacri 
I in Parigi, dove ottenne un canoni^ 
cato. In seguito fu insignito dell' ar* 
ddiaconato nella sua patria, e dell'ab* 
bazia di Chiaratomba. Lo zdo ar*' 
dentissimo» eh' ei nudriva pel bene 
de'prossimi, ebbe un vastissimo cam« 
pò ad esei^ tarsi nel contagio di Var^ 
savia. In quella sventura ei spogKos» 
si d'ogni suo avere pel soccorso 
de' poverelli. Giovanni III, re di 
Polonia, che atea per hd un'altis- 
sima considerazione, lo inviò ad 
Innocenzo XI per muoverlo più 
efficacemente a prender parte nella 
lega contro i turchi $ ma il Ponte- 
fice così ebbe in grado la perso^ 
na di lui^ che lo volle seco trattene*^ 
re in Roma, e lo ascrisse al nove- 
ro de' prelati. In quella città non 
fece meno brillare la edificantissi" 
nia sua carità : visitava gli spedali, 
I e serviva gì' infermi. Innocenzo Xi 
pensò di non fòre a lui cosa più 
cara, che occuparlo appunto in una 
opera di carità : lo fece quindi 



DEO !^43 

commendatore dello spedale cele*» 
bratissimo di s. Spirito. Ma vdea 
il Papa esaltare un uomo, il quale^ 
quanto più era meritevole, altret* 
tanto era umile. Lo assunse pertan» 
to al vescovato di Carpentra^;e 
nel concistoro de* a settembre del 
1686, lo creò prete Cardinale di 
-9. Giovanni a Portalatina, trasfe* 
rendolo poi alla sede vescovile di 
Cesena. Ivi celebrò un sinodo, che 
fece anche di comune ragione, e 
vegliò accuratamente alla disciplina 
del clero, ed al costume del popolo* 
Ma tante fatidie logorarono beil 
presto una vita ch'era cosi pre** 
ziosa, ed immatura morte lo colse 
nell'anno 1697, l'anno quarantesimo 
nono di sua età. Le sue ossa giac* 
ctono nella chiesa di s. Carlo alle 
quattro Fontane^ giacché aifendo 
rinunziato ai vescovato per le sue 
abituali indisposizioni, avea fiitto 
ritorno in Roma. I suoi averi fu- 
rono da lui lasciati nelle mani dei 
poveri, e i suoi possedimenti d' I-' 
talia alla^ congregazione dell' òratO" 
rio in Cesena. Abbiamo di lui al* 
cune lettere pastorali e conferenze 
ecclesiastiche, che sono tenute in 
molta considerazione. 

DEODATO, Cardinale. Deóda- 
to, o sia Deusdedit, romano, figlio 
di Stefano suddiacono, da s. Gre- 
gorio I, del 5go, fu creato prete 
Cardinale de' ss. Gio. e Pàolo, di* 
gnità che alcuni gli contrastano, 
come riporta il Cardella, Mem, ist: 
de* Cardinali^ tomo I, par. I, pag: 
ao. Perle sue vii*tù neiranno6i5 
meritò dì essere sublimato al so- 
glio pontificio, ed è il Papa san 
Adeodato, o Deusdedit 1. Fedi. 

DEODATO Cardinale prete. K 
Adeodato I Papa. 

DEODATO Cardinak. Deoda- 
te, o . sia Deusdedit, fu assunto a 



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H4 DEO 

questa dignità nell' anno 1099, 
dal Pontefice Pasquale II, coi ti- 
tolo di 6. Lorenzo in Damaso. In- 
tervenne alla elesione di Gelasio 
II» nel 1 1 189 e di Onorio II, nel 
1 124. Il suo nome si legge soscrit- 
lo in una bolla di Gelasio a fìiTO- 
re della chiesa di Pisa, in un' al* 
tra, diretta ai canonici di s. Fre- 
diano di Lucca, così pure in altre 
due scritte agli ardresooTÌ di Pisa 
e RaTenna. Morì nel 1 1 26. 

DEODATO Canìinale. Deoàaìo 
à crede oomunemente tedesco del- 
la Germania ìaferìore. Per la sua 
perìzia nelle scienze ecdesiasticbe, da 
8. Gregorio VII del 1073 lìi crea* 
to prete Cardinale, col titolo di s. 
Pietro in Vincoli. Sciìsse un' opera 
drca i canoni della Chiiesa, studio nel 
quale era profondamente versato. 
Scrisse ancora un compendio di cano- 
ni, collo stesso metodo delle deot*eta- 
li di Gi*aziano, in cui inserì il calalo* 
go delle città e feudi della Cbiesa 
romana. Queste opera sono ripor- 
tate dal Borgia, i^ell'appendioe del 
libro: del dominio temporale dtUa 
santa Sede neUe due Sicilie, Si op- 
pose con molto vigore a Gemen- 
te III antipapa, e finì la «uà vita 
in Ispagna, r anno 1099, dove fun- 
gea l'ufficio di' legato apostolico 
della santa Sede. 

DEODATO, Cardinale. Alcuni 
autori, tra' quali V IJghelli e il Ma- 
roni, non acconsentono nell' ammet- 
tei*e questo pei'sonaggio fra il nu- 
mero .de' Cardinali, e pi*ovano sup- 
positizia la bolla di s. Leone IX, 
diretta al monistero di s. Grata in 
Bergamo, nella quale si trova la so- 
scrizione di Deodato. Il Caidella pe- 
rò lo colloca tra i Cardinali del 
pi*eIodato s. Leone, e lo nomina 
qual vescovo di Ostia e Velletri. 

DEO GRATIAS. Versetto, rin- 



DEO 
graziamento, e specie di saluto, in 
uso una volta solo tra' fedeli; ma 
oggidì non ad altri rimasto cbe ai 
religiosi, e nei divini uffizi-. Questo 
•aluto si usava dai monaci quando 
s'incontravano sino dai tempi di 
s. Agostino. Il Macrì, Notizia dei 
vocaboli ecdedastici, osserva, cbe 
difendendo il pio uso s. Agostino, 
contro i donatisti, che ne fecevano 
beffis, scrisse in questo modo: Hi 
w (Donatistae) insultare nobis au- 
M dent, quia fratres, cum vident 
M homines, Deo gratias dicunL 
M Quid est, inquiunt, Deo gratias? 
M Ita ne surdus es, ut nescias quid 
» sit Deo gratias? Qui dicit Deo 
« gratias, agit gratias Deo. Vide 
« si non debet frater Deo gratias 
M agere,quando videt fratrem suum, 
M non enim est locus ^ratulalìo- 
M nis, quando se invicem vident, 
M qui babitant in Cbiisto, et ta- 
« men tos Deo gratias nostrum 
» ' videtis " . In psalm. 1 3 2. Perno 
in obbrobrio di tali derisori fuix)- 
no poste nel prebzio della messa 
quelle parole: Gratias agamus Do^ 
mino Deo nostro, ed il coro, o il 
servente della messa risponde : Di- 
gnum et justum estj ripigliando 
poscia il sacerdote: Fere dignum 
et /ustum est, aet/uum et salutare 
Hos tibi semper, et ubique gratias 
agere , per denotare appunto, che 
in ogni luogo, ed occasione dob- 
biamo rendere grazie a Dio. Per 
questo motivo ancora molti catto- 
lici, massime dell'Africa, vollero 
essere chiamati Deo gratias^ ed il 
medesimo s. Agostino ne fa testi - 
mooianza. Deo gratias, diacono di 
Cartagine, ottenne che il detto san- 
to sa-ivesse il trattato De Cale* 
chiz, Rud. 

Pompeo Sarnelli, Leti, EccL t 
IV, p. ì8 dice, che a' tempi di s. 



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DEO 
Semardino, recitaTasi dal volgo 
per ringrazinmenlo a Dio, Giona 
in excelsìs Deo, e così prova che 
ab antico in tali contingenze di 
a negrezza si cantava questo inno 
angelico. Il p. maestro Avila, uo- 
mo apostolico delle Spagne, soleva 
ripeteFe, nei dolori, nelle angustie, 
nelle afflizioni, e nelle miserie, valer 
più un Deo graù'as, che sei mila 
nelle prosperità ; dovendosi sempre 
ringraziare fervorosamente Pio tan- 
to nelle cose prospere, quanto nel- 
le avverse, come &oeva il santo 
Giobbe, i cui dettami nei tanti no- 
ti suoi travagli erano questi t Z>o- 
minns dedil, Dominus abstuUt^ si" 
cut Domino plaadt ita factum est^ 
sii nonien Domini benedictum. Tan- 
to più, che, al dire di s. Bonaven- 
tura, de vita Chriiti e. 33, la ma- 
dra di Dio, Maria sempra Vergine, 
soleva continuamente npetere, Deo 
Gratias. Questo versetto nelle le- 
zioni dei divini uffizi è frequente, 
perché, come dice Ruperto lib. I, 
de divin. offic, cap. 1 4> Gratias a^ 
gìmu3 Deo, quod doctrinae suae 
panem nobis frangere dignatur. 

La Chiesa si serve di questa voce, 
cerimonia, versetto, ringraziamento, 
e saluto nella fine delle sagre le- 
zioni, per rendere grazie a Dio del 
pascolo spirìtuale in esse ricevuto. 
Sì tralascia nella quinta, o penul- 
tima lesione del sabbato delle quat- 
tro tempora di quaresima, e delle 
Pentecoste, per non interrompere 
il senso ; come anche si omette in 
segno di dolore, è mestizia dopo 
le lezioni dell' offizio de' motti, e 
nel triduo della settimana santa. 
Si dice sempre nell' ultimo vangelo 
della messa, per cui viene dinotata 
la predicazione degli apostoli spar- 
sa per tutto il mondo, [dappoiché 
il pnmo vangelo significa quella 



DEP 241? 

di Gesù Cristo. Anticamente, finita 
l'epistola della messa, non si ri- 
spondeva Deo gratias^ se la lezione 
era di qualche apostolo, md si di* 
ceva: Pax tecum, come dice s. 
Agostino epist. i63 ; lo che si pra« 
tica tuttora fi*a i greci, i quali 
sogliono sempre leggere nella mes- 
sa una lezione del nuovo testamen- 
to. Il Benedieamus Domino (Fedi) 
si dice sempre nella messa, quan- 
do non si dice Gloria in excelsis 
Deo (Fedi), mentre Vite missa est 
(Fedi) si dice ogni volta che sia 
stato detto il mentovato inno an- 
gelico. Ma tanto al Benedieamus 
Domino, che AV Ite missa esty il 
coro, o il servente risponde: Deo 
gratias. F. Miss. Rom. par. I, tit. 

i3, n. I ; e Merati, part I, tit 

i3, n. 3. 

DEPOSITERIA URBANA dei 
FEGNi DI Roma. Luogo, ed officio 
determinato pel deposito generale» 
e custodia de' pegni giudiziali, non 
che per eseguirvi le subaste, gl'in- 
canti, e le vendite degli oggetti op- 
pignorati, cioè de' medesimi pegni 
pretoriaii. In principio apparteneva 
alla reverenda camera apostolica, 
ed era un suo provento, indi fu 
applicata al luogo pio, ossia Con» 
servatorio di s. Éifemia {Fedi). 
L'origine, la storia, e il progresso 
della Deposiieria Urbana, con que- 
sto titolo fu descritta dall'erudito 
prelato it>mano Nicolò Maria Ni- 
colai, che la pubblicò in Roma colle 
stampe nel 1786, e che a' giorni 
nostri é morto essendo uditore ge- 
nerale della reverenda camera apo- 
stolica. 

Sebbene la depositeria generale 
de' pegni, chiamata comunemente 
Depositeria Urbana, dicasi, non 
senza fondamento, istituita da Ur^ 
bano yiU, Barberini, nondimeno 



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a46 DEP 

vi sono memorioy che qualdie for* 
IDA di depositeiÌB foiie già AQte- 
rionoente ttabilita daGragorioXIII» 
per impedire le frodi ed eslornoni 
degli esecutori de' pegni pretoriali» 
• giudiziali. In fatti abbiamo» die 
quel Pontefice, a' a5 maggio 1574» 
ereMe una pubblica depotileria per 
la custodia e yendita air incanto o 
aia subastaaione de' pegni, che per 
mandato di qoalunque giudice fos* 
acro stati presi, e ne commise Tam* 
ministrasione al rettore, proTTisorì, 
ed uffiziali del sagro Mante di Pie* 
tà di Bontà (Fedi), e la soprain* 
tendenia, ed anche la privatiTa glu- 
risdiiione ad un prelato diierioo 
di camera, da eleggersi ogni anno 
o dal sommo Pontefice, o dai pre- 
adenti e diierici della stessa ca* 
mera. Inoltre Gregorio Xlli ap- 
proTÒ alcuni statuti fiitti da una 
congregazione a ciò istituita, e com- 
posta de' Cardinali Morani, G>rna* 
ro, Maffei, Pio, Albani, e VastaviU 
lani di lui nipote, dal Papa depu» 
' tata a dare buon ordine alla isti*' 
tuzione, ed analogo regolamento. 
La foncbsione Gregoriana però sem* 
bra, che non fosse molto stabile , 
giaochò, ohre i capitali dai mento» 
vati Cardinali sottoscritti, ed esi-> 
stenti neir archivio segreto del sa- 
gro monte di pietà, furono pubbli* 
cati due editti, coerenti alle pre- 
cedenti ordinationi, e pel maggior 
vantaggio del pubblico, uno pro- 
mulgato da monsignor Andrea Spi- 
nola a* 5 dicembre iS^^, e l'altro 
da monsignor Bandini a' i8 luglio 
1578, ambedue chierici di camera, 
e sopraintendenti prò tempore della 
depositeria. Indi, per ordine di Pa- 
pa Paolo V, monsignor Benedetto 
Ala governatore di Roma pubblicò 
un editto, in cui venne ordinato 
a tutti i bargelli di Roma, di 4e* 



DEP 
putare, e ootisegnare in nota quei 
Birri (Fedi), che dovranno Aire le 
esecuzioni civili, e di dare per essi 
idonea sicurtà, e che gli stessi bar- 
gelli fossero tenuti a reintegrare 
neM' interesse le parti gravate, «so- 
me ancora che nessun alti*o, fuori 
dei birri» ardisse fiire alcuna ese- 
cuzione civile, sotto alcune pene de- 
terminate. 

Sì sa quindi, che in quel tem- 
po i pegni degli esecutori à oon- 
SQgnavano ai cursori, ed ai manda- 
tari delle rispettive curie, i quali 
dovevano esattamente registrarli, ed 
averne cura, come si raccoglie dalla 
costituzione dal medesimo Paolo 
V emanata nel 16 11 sopra la ri- 
forma dd foro^ al titolo ile Cw^ 
9oribuM, In occasione di questa ri- 
forma oi*dinò quel Papa, die per 
l'avvenire presso ciascun tinbunale 
vi fosse il suo deposilaiìo generale, 
come si l^ge nella stessa costitu- 
zione, sotto il titolo : de Baroncel- 
ìis. Siccome però questo provvedi- 
mento non riusdva sufficiente alla 
sicurezza e custodia de' pegni; così 
Urbano VIII, nei primi anni dd 
suo pontificato, fondò la Deposite- 
Ha generale, che dal suo nome 
pt^ese qudlo di Urbana^ deputan- 
done in prafetto il suo nipote Car- 
dinal Antonio Barberini. Questi, ai 
IO Iqglio 1629, puMolicò nuovi ca- 
pitoli, ed ordini, senza fiire in essi 
menzione ddla pi^eoedeate deposi- 
teria Gregoriana, ma dicendo ema- 
narsi per la depositeria erette ed 
istituite nuovamente dal Pontefice 
Urbano Vili. In detti capitoli, ol- 
tre di provvedere alla custodia, e 
alla vendita de' mobili, d^li ani- 
mali, e degli stabili, alla mercede, 
e compenso alla depositeria sopra 
la vendite de' pegni volonterì , ed 
alle i|icumt>enze d^li esecutori, veu« 



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DEP 
nero stdbiliU hi servigk) della me- 
desima un goveiiiatore^ due cu- 
stodi , due computisti, un ineanla- 
loie, un estimatore^ ed un cassiei^e 
colle debite sicui*tà^ e con altri op- 
portuot provvedimenti. 

Dal medesimo Cardinal Barberi- 
ni fu pubblicato un bando agli 8 
ottobre i63oy in occasione dell' af* 
fitto della depositeria degli anima» 
liy concesso, in viitù di chiixigrafo 
pontificio, ad un certo Pietro A» 
versa per tre anni; e DcHannose* 
guente con altro chirc^[rafo diretto 
a monsignor Fulvio Benigni, udito» 
re del Qirdinal Barberini, Urbano 
Vili provvide al piti sicuro man- 
tenimento de' ministri, agli emo* 
lumenti delle tasse , e ad altre 
cose relati va^ Nè|raono i634 poi 
monsignor Cesi, tesoriere geniale, 
con una notificazióne avverti il pub- 
blicò pel nuovo affitto da farsi del*^ 
la depositeria degli ammali, dalla 
qual notificazione si rileva, che sen-' 
za pregiudicare alla giurisdizione 
del Cardinal prefetto, la deposita» 
ria, a norma ddl' erezione Grego- 
goriana, ed Uii)ana, sino a queltem* 
pò fosse considerata com^ un prò-* 
vento propriamente camerale. Qual 
vantaggio poi ridondasse al pub- 
blico dalla istituzione di questa de- 
positeria, è fiicile congetturarlo ,^ 
quando si rifletta, die prima fre- 
quenti erano le estorsioni, e roda- 
mi, che perciò si fiioevano dai dan- 
neggiatij dipendendo una materia 
sì gelosa dalla sola fede degli ese« 
cutori, e dair ingordigia de'manda» 
tarì. JNon era prefisso alcun tempo, 
né agli esecutori per la delazione 
de' pegni, ne per le subaste, né per 
le delibere, e le tasse erano man- 
canti, e confiise. A questi ed altri 
disordini successe ne' debitori prò* 
prìetari de' pegni la tranquillità, e 



DEP %ir 

k sicui*ezza, avendo progressiva- 
mente i Pontefid, e gU altri, che 
hanno presieduto alla deposileria, 
emanato utilissime, e provvide or- 
dinazioni, e Isolamenti. Siccome 
poi Urbano Vili attribuì al pio 
Conservatorio di s. Eufonia (Fedi) 
gli emolumenti, che, detratte le 
necessarie spese, derivassero dalla 
depositeria, i quali emolumenti tut« 
torà appartengono al conservatorio^ 
oltre quanto si accennò sa talo 
conservatorio al dtato articok, d 
permetteremo aggiungere quakhe 
altra ulteriore nozione. 

Nel pontificato di Clemente Vili 
costrette molte povere zitelle a va- 
gare raminge, e disperse per le 
pubbliche strade di Roma, ed in 
conseguenza soggette a molti peri-, 
coli, Gio. Battista Bellobono par^ 
roco di s. Nicola in Carcere, e Pao- 
lo Godo, parroco di s. Leonardo 
presso piazza giudea, chiesa non piti, 
esistente, prendendo cura di esse, 
furono i primi benemeriti, che die- 
dero origine al conservatorio. Que- 
sti zelanti sacerdoti incomìndarono 
ad accogliere in una casa partico- 
lare posta nella regione di Traste- 
vere, le dette povere zitelle, doè 
quelle delie loro parrocchie, e, sot- 
to la custodia di provetta ed onesta 
donna, le fecero educare. Ma, non- 
essendo sufficiente tal casa, peix:hé 
Gio. Leonardo Ceruso, come di- 
cemmo parlando delle cappttcdne 
di s. Urbano, vi aveva riunito le 
zitelle da lui raccolte; tanto queste 
che le anteriori vennero da essi 
trasferite in un momstero allora 
chiamato s. Bernardino, già delle 
monache del terzo Online di san* 
Francesco, ch'erano state collocate, 
ove tuttora stanno, in quello pres- 
so monte Màgoanapoli, nel me-^ 
Sesimo pontificato di Clemente 



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»4S DEP 

VIIL Gò feoéro i due parrocbl 
con decreto del Cardinal Eusticao- 
d vicario di Roma, de' 3 novem*' 
fare deiraimo 15.96. Il Papa, volen- 
do rinnovare la memoria della Chie-" 
sa di s. Eufkmia {Fedi) già tìtolo 
cardinaliùo, che Sisto V avea de« 
molito per raddrizzale la strada , 
h quale conduce alla basilica di 
a. Maria Maggiore, fece dedicare 
quella di s. Bernardino data alle 
dette sitelle, a s. Eufemia, per cui 
poi prese il nome di conservatorio 
di 8. Eufemia. Pel monistero, e per 
la chiesa furono pagati duemila 
scudi, colle somministrauoni dei due 
panx)chi, ed altri bene&ttori. Con» 
correndo nel nuovo conservatorio 
le zitelle di altre parrocchie di Ro* 
ma, nel 1600, i medesimi parrochi 
acquistarono col pagamento dì quat- 
tro mille e seicento scudi, un pa« 
lazao contiguo, e coiTÌspondente 
alla pia£za di Colonna Trajana, di 
proprietà dì certi fratelli Taddei. 
Donna Silvia o Fulvia Conti, con- 
tessa di s. Fiora, fondatrice princi» 
pale del monistero delle cappucci- 
ne di s. Urbano, fu la prima pro- 
tettrice tanto di questo, monistero, 
che del conservatorio* di s. Eufe- 
mìa, ed in seguito le successero 
d. Cornelia Oi«ini Cesi duchessa 
di Cesi, la duchessa di Fieno, ma- 
dide del Cardinal Lodovico Ludo- 
visi. Contemporaneamente tanto il 
monistero, che il conservatorio, a- 
vevano un Cai*dinal per protettore, 
e talvolta pure un altro. Cardinale 
per comprotettore. Il primo protet- 
tore fu il Cardinal Baronio, il se- 
oondo il Caixlinal Alessandro Mpn-' 
tolto, che al conservatorio edi6cò 
il refettorio, e gli fece alti*i bene^ 
£cii. Il terzo fii il Cardinal Ludo- 
vico Ludoyisi, che migliorò lo , sta- 
to d^lb dhiesa di s, ^viS^vtw^ Quia* 



DEP 
di lo fu il Cardinal Antonio Bar^ 
berini, insieme al Cardinal Carte 
suo fratello come comprotettore. 
Essendo però le rendite scarse, e 
incerte, siccome dipendenti dalle H« 
mosine de'benefettori, il Cardinal 
Barberini suddetto ottenne da Ur- 
bano Vili un chirografo, dato ai 
12 settembre i634« col quale vo- 
lendo provvedere al sicuro sosten- 
tamento del conservatorio di s. Eu- 
femia, applicò in perpetuo a que- 
sto privativamente le rendite della 
depositeria urbana, sì delle deposi* 
terie de'p^ni, che degli animali, 
oogli analoghi emolumenti, che pri- 
ma spettavano alla camera aposto* 
lice. Del monistero poi delle cap- 
puccine, detto, di s. Urbano, fonda* 
to dalla duchessa Silvia o Fulvia 
Sforza, per le alunne di s. Eufe* 
mia, che fossero diiamate allo sta- 
to monacale, si tratta al volume 
1X9 pag. 3o3 e ao4 del DisiO' 
nario. 

' Aggiungeremo qui, che il ^ar. 
monsignor Moridiini, Degli istituti 
di pubblica carità, eo., parlando 
del conservatorio di s. Eij^emia, a 
p. 59 dice, che esso deve la sua 
prima origine a Gio. Leonardo 
Ceruso, morto nel iSgS, raccogli- 
tore per Roma dei fanciulli sparsi, 
de' quali si parla all' articolo Ospizio 
apostolico di g. Michele (Fedi)j e 
che sulla fine del secolo XVII il 
conservatorio avea duecento alunne, 
diverse industrie, e molte rendite. 
Ho letto poi in un autentico ma» 
noscritto del conservatorio, che le 
zitelle in. origine questuavano per 
Roma, e giunte in età capace di 
porsi al servigio di qualche nobile 
matrona in qualità di donzelle, vi 
andavano, per alleggerire i pesi al 
luogo pio. Pei^ chi amava la ri^ 
tinttosza, continuava fi risiedere nei 



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DEP 
oónsérralorio, e si fàcera monaoa 
cappuccina in s. Urbano. Ma la 
questua terminò, come Tufio di ac- 
comodarsi a servire, quando nel 
1667 il prìncipe d. Camillo Pam- 
fili donò al conserva tono quindici 
mila scudi. Inoltre in tal anno il 
principe fece restaurare la chiesa 
di s. Ui4>ano, e &tve il bel paTimen^ 
to di marmo bianco e nero; mi- 
gliorò Tedifizio del monistero, e gìi 
donò due case attigue. Prima di 
lui il Cardinal. del Monte, decano 
del sagro Collegio, aveva accresciu- 
ta la feblÌH'ica del monistero, e in 
morte Tolle essere sepolto in chie- 
sa, pei cui ristauri lasciò un ca- 
lice d'oro gioiellato^ colla yendìta 
del quale si effettuarono. Dipoi il 
protéttoi'e del conservatorio, e mo- 
nistei*o. Cardinale Annibale Albani» 
edificò al secondo il noviziato, e la 
casa del oonfessore, e de' serventi, 
rendendolo così isolato. £ l'altro 
protettore Cardinal Valenti abbel- 
lì la chiesa di s. Urbano, con ana- 
loghe pitture sagre, ed altre bene- 
ficenae. 

Inoltre Urbano Vili, unitamente 
alla congregazione del detto pio luo* 
go, affidò la principale soprainten- 
denza al medesimo Cardinale Bar- 
berini, allora protettore del conser- 
vatorio, e poscia camerlengo di s. 
Chiesa, ed in seguito restò a tutti 
i Cardinali camerlénghi prima per 
consuetudine, poi per legge di Be- 
nedetto XIV. StabiUtosi da Urba* 
no VIII, che il protettore prò tem» 
pore del oonserTatorìo fosse prefet- 
to della depositeria urbana, e da 
lui dovesse dipendere l' elezione dei 
ministri,' come ancora la diminu- 
zione, aumento, e rimozione di essi, 
^tahiPi pure la tassa pei pegni. 
Quindi la depositeria venne prov- 
I teduta d'un giudice, il quale con 



DEP a49 

piena giurisdizione dovesse sommà- 
riamente, ed economicamente decidi- 
dere le cause ad essa spettanti, con 
facoltà di poterle avo^re da ogni 
tribunale, rimosso qualunque ricop. 
so ed appellazione. Così la giuris- 
dizione del Cardinal prelètto della 
depositeria lion fu ordinaria, ma 
privativamente delegata. Perciò nel» 
le occorrenze, che dovevasi formare 
giudizio avanti il medesimo, con- 
veniva pori'e neir intestatura della 
citazione: Camerario judice a San» 
olissimo deputaiOy come protettóre 
del conservatorio, cui era annessa 
la prefettwa della depositeria, do>- 
vendo il prefetto insieme ai depu- 
tati, invigilare al buon regolamen- 
to di esso. 

In progresso di tempo , e a se* 
conda de' bisogni, non mancarono 
i prefetti della depositerìa dì ema- 
nare opportune leggi, come fece- 
ro il Cardinal Paiuzzo Altieri con 
editto de' IO dicembre 1674» e con 
bando de' 1 5 dicembre 1 697 ; Il 
Cardinale Spinola con editti del 
1698, e 1699; il Cardinale Anni- 
bale Albani nel 17 34 con due e- 
ditti ec. Benedetto XIV accomodò 
nel 1749 le di£ferenze insorte ti^ 
la depositeria, e la rev. fabbrica 
di s« Pietro, mentre quelle colla 
camera apostolica si concóinlarono 
nel 1774* Anche il Cardinal Co<» 
lonna nel 1761 , e il Cardinal Rez- 
zonioo nel 1768 pubbKcarono dis« 
posizioni per la depositeria urba* 
na, la quale a quellepoca già ave* 
va un governatore, cioè il primo 
custode. Non fài*emo menzione de« 
gli altri anteriori, e posteriori ban- 
di, ed ordinazioni de' Cardinali ca« 
merlenghi, protettori del conserva- 
torio di . s. Eufemia, e perciò pre^^ 
fetti della depositeria, tutti riporr 
tati nella lodata opera del pi^elal^ 



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35o 



DEP 



Miooial, «ve tono utilìtsIiM norme 
per tutto ciò ch'é relativo ai pe- 
gni, tubaste» e minutri della depo- 
siterìa ec. Questi, a seconda del 
§ 35 del bando pubblicato a' 20 
agosto 1768 dal nominato Cardi* 
nal Oeirlo BeuEonioOy dovrebbero 
abitare nella casa della depositeriai 
per attendere al buon governo di 
quella, e per maggior sicui^estay e 
oonservaùone delle robe, e pegni| 
che si trovano in essa* 

Al présente la depositeria ur* 
bana de' pubblici pegni di Roma, 
e sua Comait», ed annessi, risieda 
in via masdiera d'oro, nel palaESo 
de' marchesi Péntini, del quale dem- 
mo un cenno nel toI. XI, pag. 
i36 del Dizionario* Ultimamente 
la depositeria era prima in via s, 
Pantaleo, poi in vi» di Torre ar* 
genllna. A' tempi del Bernardini, 
de' Rioni di Roma, era situata nel 
palazzo deU'arciconfratemita delia 
ss. Annunziata a piazza Paganica. 
Tuttora alla depositeria sono an» 
nessi il conservatorio di s. Eufemia, 
il monistero di s. Urbano, e n' è pre^ 
fetio il Cardinal camerlengo di santa 
romana Chiesa, e V amminiHraiore 
generale, il prdaio uditore del ca* 
merlengato. Vi sono inoltre due de* 
putati ecclesiastici, uno de'quali at* 
tualmente è prelato, un deputato 
nobile secolare, il direttore, due cu* 
stodi, il computista, ed altri mini- 
stri. Il citato Monchini dice, ohe 
prima due avvocati, un ecclesiasti- 
co, ed otto cavalieri formavano la 
deputazione. 

In quanto alle nltìme l^gi e re- 
golamenti in vigore, queste si pos* 
sono leggere fteìiì Raccolta eleUe kg» 
gif e dispoiizioni di pubblica am* 
ministrazione^ che si vanno pubbli- 
eanda nell' odierno pontificato, la 
quale ha due indid al&betiao<*se4 



DEP 
mlanaUticL Nel piimo, all'articolo 
PiGHOBAMBim, sono indicate le re- 
gole di procedura pei pignoramen- 
ti, o vendita degli effetti, o dei 
fondi oppignorati; in quali deposite- 
rie debbano fiirsi gii atti d'incanto, 
e delibera dei beni esecutati, dispo- 
sizioni risguardanti le depositerie e< 
gli alberghi de'pubblict p^ni nella 
Comarca di Roma. Nel secondo in- 
dÌQ8 all'articolo Depositerie dei 

rEGHI E DEFOSrnSEIA UrBAITA, SOOO 

indicati: l'obbligo dei ministri del- 
le depositerie dì rappresentare i 
depositi giudiziali, previo il paga- 
mento d^i emolumenti; da quali 
autorità dipendano le depositerie 
de'pegni; tariffii degli emolumenti 
deUe depositerie, e dei pubblici de- 
positari di Roma, e delle provincia 
norme r^olatrici la depositeria di 
Roma, nominata Urbana, e le de- 
positerie della Comarca per la cu- 
stodia dei pubblici p^;ni regi^* 
mento dell'offido della depositeria 
urbana; luoghi, e tempi stabiliti 
per gl'incanti, e per le Tendite dei 
pegni della depositeria della Co- 
marca; deposizioni per gli offici 
delle depositerie della Comai'ca; pre- 
scrizioni relative agU albei^atori; 
determinazioni degli emolumenti, e 
delle spese di depositeria; disposi- 
zioni generali sulle depositerie; mo- 
dula del registro geaei*ale di depo- 
siteria ; idem del rostro ddle ven- 
dite ; del registro d^li emolumenti 
di depositeria; conferma del dirit- 
to delle depositerie^ e dei pubblici 
depositari di Roma, e delle pro- 
vinole, di procedere per officio alia 
vendita dei pegni giudiziali ; per 
quali pegni si> proceda alla vendita 
pél* officio; fot*me delie vendite dei 
pegni nelle depositerie, ed allt*e u- 
tili provvidenze. In Milano nel 
]8i I da Lepage, fu pubblicato il 



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DEP 
Traùato della vendita giudtziarìék 

DEPOSITARIA GSNBRiilE PEttÀ 
BEVEBBfOA CaMERA AIOSTOUCA. f^. 

Tesoro PonTiFiao. 

DEPOSIZIONE, {Deposito). La 
deposizione è una.pei^ inflitta dal* 
la Chiesa ad un ecclesiastico colpe- 
vole di qualche delitto, che lo pri- 
va della ^ua giurisdizione , e del 
suo uffizio, cioè della funzione dei 
suoi ordini per sempre: nel die 
la deposizione di£brì$oe dalla Sós^ 
pensione (Fedi), la quale è tem- 
poranea, e éà sua natura non è 
peipetua. Inoltre la deposizione di^ 
lèrisoe dalla Degmdauone (Fedi)^ 
per le seguenti ragioni M.^ perché 
la degradazione non può &rsi che 
in presenza del colpevole colle so- 
lennità volute, dalle quali solo può 
dispensare il Papa, mentre la depo* 
sizione si può effettuare con parole 
solamente, ed in assenza del colpe- 
vole; !K.A perché la degradazione 
non. può essere inflitta che pei 
delitti espressi nel diritto, ed il de- 
gradato può ristalnlii^ soltanto dal 
sommo Pontefice, quando invece il 
deposto può essere ristabilito dal 
vescovo, giacché la deposizione vie- 
ne inflitta per altri delitti. Final- 
mente diiEerisce la deposizione dal* 
la degradazione in quanto cbe la 
degradazione pone il chierico de- 
gradato a livdlo interamente dei 
laici, ad eccezione del carattere die 
è indelebile, ciocdié non fa la de- 
posizione. 

«* Se un vescovo deposto da |in 
concilio, o un pi«te^ o un diacono 
deposto dal suo vescovo, aidirà 
ingerirsi nd nnnislero servendo co- 
aae prima, non avrà più speranza 
di essere rimesso da un altro con* 
alio, né saranno pih ascoltate le 
sue difese". Tanto decretò nellanno 
34 1 col canone 4 U concilio di Au- 



DEP a5i 

tiochla. Anche col canone la di- 
spose quanto segue: «» Se un prete, o 
diacono deposto eia un concilio» 
aidisse d' importunare le oi-ecchìe 
dell'imperatore, invece di produrr 
in faccia d'un oondlio maggiore, 
sarà indino di peràono; non si 
ascoltei*à la sua difesa, e non avi*à 
spettanza di essere rimesso". 5u que- 
sto ai*gomento va letto il canone 
del concilio di Costantinopoli dd 
394, in questo Dizionai*Ìo; il Ri*- 
naldi agli anni 57 num. 33, ed 
861 num< 7; ed il Zaccaria, «SSfo- 
ria klteraria d^ ItaUa, tom. HI, 
Depaahuone da un gnddb che sup* 
ponga? lib. I, cap. 2, §^ XXX; 
Gio: Zdthop^ Dissertatio de de* 
positìone^ che pubblicò in Lipsia, 

DE PROFUNDIS. Salmo peni- 
tenziale 129, cioè il penultimo, 
mentre ndi' offizio de' morti é il 
quarto. Giovanni Vitali di Paler» 
mo, nella parafrasi del salmo De 
profundis, stampata in Bologna nel 
i553, presso Anselmo Giaccarello, 
e riportata nel Cinelli neUa BibL 
volante, tom. IV, pag. 363, così si 
espresse: 

Desidia^ invidia» ira, venus, fitmi, 

ardor habendi^ 
Et gidOy sunt lernae cuiUbet hy^ 

dra suae. 
Sterne lume virtwtis clava $ torre 

ignibus hydrami 
Amphytrioniades sic dbi virtus erit, 

11 p. Gaetano Magenis, chierico 
regolare teatino, nella vita di s; 
Gaetano Tiene, estratta da auten* 
tid documenti, compendiata e oor<> 
retta dal p. Bonaventura Hartmann 
ddla stessa congregazione, e slam* 
pata in Venezia nel 1776, nella 
parte II, cap. 4» § 4> «um, 4>^> di* 
ce, che verso Tanno i546 il mch 



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:i52 DEP 

desimo s. Gaetano ia ffapoK isti- 
tuì il pio uso di suonar» nelle 
.chiese le campane ad un'ora di 
potte, per invitare con tal suono i 
fedeli alla recita del salmo De prò- 
funài t in suffragio delle anime del 
purgatorio.. Questa dinota pratica 
volgarmente venne obiamata VAve 
Maria de morti y per l'antico pio 
costume di recitarsi V Angelus Da- 
mmi (Vedi) alle ore ventiquattro, 
aletta comunemente VAs^e Maria. 
Quindi sì lodevole uso vuoisi sta- 
bilito per tutto il cristianesimo con 
decreto del Pontefice Paolo V, do- 
po che l'aveva introdotto in Ro- 
ma per la prima volta nel 1609, 
-e nella chiesa di s. Marìa sopra 
Minerva, il servo di Dio fr. Am- 
brogio Brandi romano, deirOixline 
de' predicatori, priore allora di quel 
convento, e insieme provinciale, e 
già predicatore apostolico di Cle- 
mente VIH. Quindi abbiamo dal 
veridico, e contemporaneo diarista 
Giacinto Gigli, che nella tembìle 
pestilenza, là quale afflisse Roma 
.nel i656 sotto il pontificato di 
Alessandro VII, i morti erano tras- 
ieri ti con le barchette nel prato 
presso la basilica di s. Paolo , ove 
erano sepolti , e che in suffragio 
de' morti di peste fu ordinata la 
recita del De profimdis, ad un'ora 
di notte. Che sì pio costume fos- 
se in questo tempo introdotto in 
Roma, ovvero ristabilito, per invi* 
tare i ramani alla recita del sal- 
mo, io dice anche l'abbate Costan- 
ti, L'osservatore di Roma, t II, 
p. 4^ e 46 del supplimento del to» 
mo primo. 

Qualunque sia l'orìgine di una 
tal divozione, certo si é^ che nel 
detto secolo XVII costantemente si 
praticava, come si legge nel breve 
Unigenià Dei^FiUi, d'Innocenzo XI, 



DEP 

dato a' 28 gennaio 1688, sopra 
le indulgenze da lucrarsi da chi ha 
qualcuna delle croci, o corone, o 
i*osari, che abbiano toccato i luoghi 
santi, e le sagre reliquie di terra 
santa. Ad e^sitara per altro viep* 
più la pietà de' mstiani pei* suffra- 
gare le anime del purga toi*io. Cle- 
mente XII a' i4 agosto 1786 ema« 
nò il breve Ceelestes Ecciesiae tliC" 
saurosj col quale concesse V indul* 
genea perpetua di cento giorni, a 
tutti i fedeli ogni volta, che -al suo- 
no della campana ad un' ora di 
notte genuflessi, divota mente reci* 
teranno il salmo De profiui€ÌiSy col 
Requiem aetemam (Fedi) in fìne; 
ed a quelli, che per un anno inteix) 
avranno fetto sì pio esercizio alla 
indicata ora, concede per una volta 
all'anno l'indulgenza plenaria in 
un giorno ad arbitrio, confessati, e 
comunicati. Quelli poi, che non sa- 
pessero il De profundis, potranno 
lucrara le dette indulgenze, reGÌ« 
tando un Pater noster ^ ed Ave 
Maria, col Requiem aetemam. Di- 
chiarò inoltre Clemente XII, a' 1 2 
dicembre del 1736, che le sud* 
dette indulgenze si possono lucrare 
recitandosi il De profundis come 
sopra , benché secondo . la consue- 
tudine di qualche chiesa, e di qual- 
che luogo, o prima, o dopo l'ora 
di notte, si. dia il • ségno de' morti, 
come suol dirsi, col suono della cam* 
pana. Finalmente^ il Papa Pio VI, 
con rescritto de' 18 marzo 1781, 
concesse le nominate indulgenze a 
tutti i fedeli, se trovandosi, in luo- 
ghi dove manca il suono della -c«n* 
pana, reciteranno circa l'ora di not-» 
te '\\ De profundis, o, non sapen- 
dolo, diranno il Pater, età come 
sopra si è detto. Questo salmo con- 
tiene una fervotxìsa preghiera ed 
invocazione a* Dio, perché ci ascqlti 



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DEP 
ed esaudisca, spettando nella sua 
clemenza, e confidando nelle sut 
promesse, dappoiché: iSe tu bade* 
rat, o Signoréy alle iniquità^ chi, o 
Signore, sostenersi potrai 

DEPUTATO. Egli è colui, Ae 
con ispecial commissione è manda- 
to dal prìncipe, o da un corpo di 
persone, a trattare qualche neg||zio, 
a fare un complimento, e simili 
cose. Così il Dizionario . della /m- 
gua italiana^ che inoltre definisce 
la DeputatÀone, per la missione 
de' deputati con commissione spe* 
ciale per trattare, complimenta- 
re, ec. Si dice inoltre deputazione 
quella incarìcata dell'amministra- 
zione, e direzione di qualche luo- 
go, o per vegliare al buon anda- 
mento d'una cosa ; laonde deputa- 
ti si appellano i suoi membri. Le 
deputazioni, ed i deputati sono iù- 
numerabiii nel lorp genere , ed ì 
deputati spediti ad un principe, as- 
semblea, città, corporazione, ec, deb- 
hono essere muniti di legale pro- 
cura, e nomina di chi l'invia. Nei 
concilii intervennero i deputati dei 
vescovi, e .di altri, che non vi si 
potevano recare, intorno a che si 
osservavano i rispettivi regolamenti. 
Abbiamo dal Macri, che il De- 
putato nella chiesa di Costantino- 
poli, aveva l' incarico di accom- 
pagnare col lume acceso il van- 
gelo, e . i sagri doni del pane , e 
vino, quando erano portati pi*o- 
cessionalmente all'altare, la qual 
cerimonia veniva chiamata dai gre- 
ci Magnus. Vestiva il deputato un 
manto simile a quello del vescovo, 
ma senza le liste. L'imperatore, nel 
gioì no della sua coronazione , si 
vestiva al tempo della detta pro- 
cessione col manto sopra il pre- 
zioso, sacco , e facendo T officio 
del deputato piecedeva con la co- 



DEH a53 

rona in tèsta i sagrì doni, por- 
tando in una mano la croce, e 
nella sinistra la ferula. Antica'» 
ménte nella chiesa greca era il de« 
putato un ordine minore, cioè ac- 
colito, della cui ordinazione parla 
Simeone Tessalonicense nel dialo*» 
go, de myster, eccles. , e se ne fa 
menzione negli antichi rituali. Petr. 
Arcudio 1. 5 concord. cap. 9. Que- 
sto officio era anche laicale, e chi ne 
era investito negli eserciti aveva la 
cura di ristorare i deboli, e di aiu- 
tare L feriti, con rimeltere anche in 
sella i caduti , pel quale effetto por- 
tava seco una scaletta attaccata alla 
parte ministra della sua sella per li- 
berare con prontezza i soldati dai 
perìcoli, e prenderli in groppa ; il 
perchè negli éserdti eranvi molti 
deputati di tale specie. Il Chardon, 
Storia de" sagramenti, t. II, p. 24B, 
parla degli antichi deputati de' pe- 
nitenti , cioè di quelli che soprai h- 
tendevano ai penitenti rinchiusi, 
secondo l'antica disciplina di chiu- 
dere i penitenti né' monisteri. l 
deputati, che dovevano essere gli 
arcidiaconi, egli arcipreti, vigila* 
vano sui penitenti se digiunassero, 
vegliassero, ed orassero come do- 
vevano. 

DEKBE seti Dervase. Sede epi- 
scopale della Licaonìa, nell' esarca- 
to d' Asia , dipendente dalla me- 
tropoli d' Iconio. Secondo G)m man- 
ville, fu istituita nel quinto secolo, 
ma nel p. Le vQuien, Oriens Chri- 
stianusy^ si legge che già esisteva 
nell'anno 38 1, perchè il primo dei 
quattro suoi vescovi ch'egli regi-r 
stra, intervenne nell'anno 38 1 al 
concilio di Costantinopoli, e si sot- 
toscrìsse Daphnus Derbensis, S. Pao- 
lo vi predicò il vangelo. Secon- 
do Tolomeo, Derbe fu anche una 
piazjca forte dell' Isauria, attinente 



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ft54 DEA 

alla Gippadocia. La sante Sade eo» 
feiisoe il titolo in partibu» di qoe* 
sta sede sottoposta al patriarcato di 
Antiochia, egualmente in partibuM, 
DERRY {Derrien.). Città con re^ 
sidenza vescovile nell'lrbnda, oo* 
iMMciuta andbe sotto il più recente 
nome di Itondonderry, Roboretum, 
Questa dttà appartiene alla provin* 
eia di Uktei*, capoluogo delia con- 
tea di Londonderry, e di Libei*ty. 
Gode di una bella situazione sulla 
riva sinistra 9 ad una lega sopra 
rimboccatura de la Foyle nel lago 
dello stesso nome, che comunica 
all'Atlantico. 11 terreno, su cui è 
fiibbricata, è montuoso , le strade 
lungo l'acqua, le porte ed i sob- 
borghi occupano una superficie uni* 
ta. Si vede cinta da mura con bii- 
stiooi, in buono stato, costrutti nel 
i6i4' Fii i suoi principali edifici, 
oltre la cattedrale, tanno nominati 
F edificio del mercato, ove si tiene 
la corte di giustizia, la prigione, 
una delie piìt belle d'Irlanda, e 
V episcopio. Vi sono due chiese pres- 
biteriane, giacché TI risiede anche 
nn vescovo protestante, ed una chie- 
sa cattolica. Vi sono ancora un va- 
sto ospedale, una scuola gratuita, un 
piccolo teatro ec. La Foyle è aU 
traversata da un ponte di legno 
di curiosa costruzione, stato edifi- 
cato nel r7gi, e che ha più di 
mille piedi di lunghezza. Una stra- 
da cinge il suo porto pixyfendo,.. 
largo, e sicuro, ed è uno de' più 
comodi d' Irlanda. Ivi si fa un gran 
commercio colle Indie occidentali, 
e Goll'America. 

Questa antichissima' città, che 
prima si chiamò soltanto col nome 
di Derry^ prese quello di London* 
derry in occasione di una colonia 
inglese, che venne qnivi a stabilir- 
si da Londi*a nel 16 1 3, cioè Zon- 



DER 
dmaUrry. Si racconta, che fosse 
stata abbruciata dai danesi nelFan- 
no 783, insieme coll'abbazia ch'es- 
sa rinchiuderà. Quindi nei 1608 
un capitano irlandese la prese, ed 
incendiò di nuovo; ma i suoi ba- 
stioni furono ristabiliti dopo la pa- 
ce. Nelle guerre civili Tenne più 
Tol|p assediata, e presa; e gli soos- 
zesi, che sostenevano il partito, e le 
ragioni di Carlo I, furono obbliga- 
ti a levarne l'assedio. Sr i^ese cele- 
bre nella rivoluzione d'Inghilterra, 
che innalzò sul trono Guglielmo 
III, pel memorabile assedho, cui 
sostenne nell'anno i68g, e die durò 
sette mesi, malgi'ado le più erude^ 
li privazioni, e le ultime estremità 
defia fiime, resistendo contilo tutte 
le forse di Giacomo II, die le co- 
mandava in persona. In tale occa- 
sione, dopo la morte di qruast tut- 
ti gli uffiziall superiori, si scelse 
per capo e governatore il Tesoovo 
protestante Giorgio Walker, che 
secondato dal maggior Baker, fece 
prodigi di Talore, e si cuoprì di 
gloria colla più eroica resistenza, 
fino a che i soccorsi Tenuti dall' In- 
ghilterra, poterono obbligare il ne- 
Inico alla ritirata, liberaikdo in tal 
modo la piazza assediata. 

La sede tcscotìIc, secondo G>m- 
mftUTille, che la chiama Dcna^ e 
Londonderry, fu stabilita sotto la 
metropoli di Armagfa, prima in Ar- 
drag sul Dery, Terso l'anno 600, poi 
fu trasferita a Maguerre ndla contea 
di Ratlurig, e finalmente net ti5o 
in LondondeiTy. Aggiunge inolti*e, 
che questo Tcscorato si tt*OTa indi- 
cato sotto i nómi di Kencleogain, 
e di Tiròen, die sono nelle contee 
della sua diocesi. Certo si é, die 
nell'anno 435 s. Patrizio apostolo 
dell'Irlanda istituì tutti i TesooTa- 
ti di questo regno , ed è perciò, 



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DES 
I che da quell'epoca ebbe origine 
i questa sede vescovile^ la quale tut»> 
I torà è sufiraganea della metropoli^ 
tana di Armagh. L'attuale cattedrale 
I fu edificata nell'anno 1633, con 
I gotica architettura, e la sua torre 
I è ornata di bella guglia. Al Teseo* 
I vo, che governa questa diocesi, e 
i che risiede in Derry, il regnante 
I Pontefice . nell'anno 1 837 ha da« 
to in coadiutora il vescovo Ava* 
rense in partibus. Nella diocesi vi è 
il capitolo^ vi sono trentaquattro 
parrochi, e trentasei vicari, ed il 
numero de' cattolici supera i due* 
cento quattro mila. Le parrocchie 
sono trent^sette, olti*e molte cap* 
, pelle. Avvi un seminario con circa 
cinquanta alunni, un sufficiente nu- 
mero di scuole, e tre ospedali pei 
cattolici. Vi sono altresì due borse 
fondate per la diocesi di Derry 
nel collegio di Maynooth. Il dero 
è molto zelante, e vive colle pie 
oblazioni de' fedeli. Ultonia chia-^ 
masi nelle notìzie éoclesiasdche la 
provincia ove è questo vescovato. 

DESCAPES o DESCHAPES 
PiKTBO, Cardinale. Pietro Descha«* 
pes nacque nella diocesi di Ti^ojes. 
Fu dapprima cancelliere di Fiiip* 
pò y, poscia nel i3ao da Gio- 
vanni XXH fu fatto vescovo di 
Arras, e nel iSafi venne traslata* 
to alla sede di Chartres. Giovan« 
ni XXII, nel concistoro delle quat- 
tro tempora a'i8 dicembre 1327, 
io creò Cardinale prete di s. Mar* 
tino ai Monti. Morì nel i336, 
mentre si trovava in Avignone. 

DESIDERATO (s.). Ebbe que- 
sti per padre s. Yaningo, o Va- 
nengo, fondatore di Fecam, e be- 
nefattoi^e di Pontenelle, che lasciò 
di vivere nell'anno €88. San De- 
siderato, dopo aver menata una 
, vita viituosa , morì aU)ate di 



DES 



vlSÌ 



Fentenelle in Normandia, dóve ripo^ 
sano le sue spoglie, ed è onorato 
il dì iBdicembi'e. Vie pura opi^* 
nione, che nella SGon*eria che fé* 
cero i danesi in quelle contrade, 
le sue reliquie fosseix) trasportate 
a Gand, e dhe ivi ancora si con- 
servino. 

DESIDERATO (s.), vescovo di 
Bourges. Per comune opinione si 
crede che abbia sortito i natali 
nel territorio di Soissons . Non 
SI sa qual fosse la sua vita pri<» 
ma di essere sollevato all'episcopa* 
to. Successe ad Arcadio nella se- 
de di Boui^jes , ed assistette al 
quinto concilio di Orleans nel 
547, e nell'anno appresso al secon* 
do di Alvemia. In tutti e due questi 
concili furono condannati gii erro^ 
ri di Nestorio e di Eutiche , e 
riformata la disciplina ecclesiastica. 
Li otto maggio dell'anno 55o volò 
al cielo, ed in tal giorno la chiesa 
di Bourges celebra la di lui festa. 

DESIDERIO (s.) dì Langres. Que- 
sto santo è celebre, oltreché per lat 
innocenza dei costumi e per la pa- 
storale vigilanza, anche per un trat-* 
to di non ordinaria fortezza, che 
esei*citò allorquando i barbari, di 
religione pagana, aveano posto a 
sacco ì paesi delle Gallie, e Lan-^ 
gres, sua diocesi. Egli unitamente 
al suo clero si fece incontro a quei 
feroci, sperando ammansale il fu" 
rore ; fu inutile ogni sua prova per 
li vantaggi di questa terra, ma non 
infruttuoso tornò il suo zelo, se a 
cagione di questo, egli stesso, ed i 
suoi ebbero ai-gomento d'incontra- 
re il martirio per le mani di que- 
gli spietati. Tanto avvenne l'anno 
4 II, sotto 1* imperatoi*e Gallieno. 
E antichissimo il culto, che si pre- 
sta a questo santo così in Francia* 
che in Alemagna* 



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a56 DES 

DESIDERIO (s.), TeacoTo di VieOf 
na nel Delfinato. Talenti non or« 
dinari, e santità non comune Tal* 
sero ad innalzarlo alla sede episoo» 
{mie» di cui fu fregiato dal Ponte- 
fioe Gregoi'io magno. A fine di meglio 
oondun'e gli animi alle Terità i*eii- 
gioscy non isdegoava* quantun<{ue 
Tesoovo, d' insegnai le belle lettere, 
e per ciò fu accusato appresso il 
Pontefice di sostituire alla Scrittu- 
ra sacra, le favole del paganesimo, 
e in pari tempo cantare le lodi di 
Gesù Cristo, e. le glorie di Giove. 
Il Papa pei^, riconosciuta la visi- 
ta dell'accusa, rese la ben dovuta 
giustizia al santo vescovo calunnia- 
to. Lo zelo delle anime non gli 
permise di tacere in (accia ai dis- 
ordini del costume di Brunechilde, 
cbe govei*nava allora da sovrana 
a nome dei figli .Teodeberto i-e di 
Austrasia e Teodorico re di Bor- 
gogna. Spiacque alla principessa il 
rimprovero, e meditandone la ven- 
detta, commise a tre assassini che 
lo attendessero sulla strada per i- 
sgozzarlo. Il nostro santo morì di 
una. tal morte Tanno 612, e la 
sua memoria è onorata a' dì ^3 
maggio. 

DESIDERIO (s.), vescovo di Ca. 
hors. Nell'anno 58o nel territorio 
di Albi nacque Desiderio da una 
fiimiglia nobile delle Gallie, e fu 
allevato alla cortQ di Clotario II. 
Percorsi gli studi letterari, ed acqui- 
statasi molta fama, divenne teso- 
riere del regio erario. Yivea in 
(^rte come fosse in un chiostro, 
ed il tèmpo che non era occu- 
pato nelle cure dell'impiego, lo 
consagrava all'orazione, alla sagra 
lettura, ed alla meditazione della 
divina legge. Ebbe a fratello Ru- 
stico, il quale era vescovo di Ca- 
hors; morto questo, fu egli eletto 



DES 
a quel vescovato, onde si diede eoo 
tutta sollecitudine all'esercizio delie 
auguste funzioni, si adoperò del 
continuo a distruggere il Tizio, raf- 
fet*mai*e la pietà, ed assistere gl'in- 
felici. AiTicdiì molte chiese, ne co- 
strusse di nuove, e fondò moni- 
steri, che prima non v'erano. Tras- 
se col suo esempio gli abitanti ad 
imitarlo. Avanzato cogli anni» e per- 
cosso da malattie, intese esser pros- 
simo il suo fine, e con testamen- 
to provvide ai bisogni della sua 
chiesa e dei poveri, dividendo tut- 
ti i suoi beni fi:a questi e quel- 
la. Mori nel bacio del Signore il 
dì 1 5 . novembre 654 ^ territorio 
di Albi, ed.il suo corpo fu por- 
tato, e sepolto a Gahors nella chie- 
sa di s. Amando. Molti fiirono i 
miracoU operati alla sua tomba, 
ed esiste a Gahors una chiesa par- 
rocchiale che porta il suo nome. 

DESIDERIO (s.), eremita. Con- 
dotto il nostro santo dall'esempio 
di s. Baronzio, che erasi ritirato 
nel territorio di Pistoia fira due 
montagne per vivere nella solitu- 
dine, deliberò di sqj^irlo desideran- 
do di sempra piik progredire nella 
via della perfezione cristiana. Non 
molto dopo che questi due santi si 
erano uniti in vita . comune, . altri 
quattro pur domandarono di unirsi 
ad essi, ed accoltili di buona voglia, 
fu febbricata per opera di tutti una 
piccola chiesa, ove attendei*e al ser- 
vizio di Dio nella penitenza, e nella 
contemplazione. Dei due morì il 
primo san Baronzio, comechè non 
molto sopravvivesse san Desiderio. 
Ambidue lasciarono una santa me- 
moria, e furono da Dio onorati 
del dono dei miracoli. S. Deside- 
rio è venerato con sdenne ricor- 
danza dalla chiesa di Pist9Ìa a' dì 
27 di .marzo. 



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DES 

DESIDERIO di BeneTento, Cor- 
dinaie. V. Vittobb III Papa. 

DESIDERIO, Cardinal, Deside- 
rio prete Cardinale, r^istrato dal 
Cardellà tra ì CaitUnali di Nicolò 
II del io58, deve essere il prece- 
dente» il quale fiitto da s. Leone 
IX diacoDO Cardinale, fu passato 
allordine presbiterale da Nicolò IL 

DESIDERIO, OirJr/tafe. Deside- 
rio prete Cardinale è registrato dal 
Cardella fra i Cardinali di Urbano 
II, ma troyandosi sottoscritto ad 
una bolla nguardante Landolfo prìn- 
cipe di Benevento, emanata da Gre- 
gorio VII del 1073, ove trovasi 
sottosa-itto col tìtolo di s. Prasse- 
de, probabilmente sara stato fatto 
da lui Cardinale. 

DESIDERIO, Cardinale. Deside- 
rio del titolo di s. Prassede, creato 
da Pasquale II, Papa eletto nel 1099, 
soscrìsse una bolla dell'anzidetto Pon- 
tefice a favore dell'abbate di Leì- 
cteur nella Guascogna. Egualmen- 
te soscrisse una bolla spedita dal 
Laterano da Calisto II, a vantaggio 
de' Teseo vi della Corsica. Sebbene 
per qualche tempo abbia aderito 
allo scisma di Pierleone, ossia Ana- 
cleto li, antipapa, tuttavia ravve- 
dutosi, morì nei grembo della cat- 
tolica unità. È da notarsi che a- 
vendo questo Cardinale invitato Ge- 
lasio Il alla festa della sua titolare 
a' 2 1 luglio 1 1 1 8 per cantarvi so- 
lennemente la messa, fu allora che 
i fimosi seguaci del partito impe- 
riale, sacrilegamente maltrattarono 
il Papa, il quale si vide costretto 
a fuggire da Roma. 

DESPOTA, o DESPOTO. Di- 
gnità ragguardevole, principesca, 
e reale nell'imperial corte greca di 
Costantinopoli, e talvòlta signore di 
alcuna provincia del medesimo gre- 
co impero. Della dignità, e nome 

VOL. XIX. 



DES %ii I 

di despota ', abbiamo una notizia 
erudita ed esatta di Gìovanm La- 
scarìs, indirizzata al Calcinai di A- 
ragona, e riportata dal Macri, nel- 
la Notìzia dei vocàboli ecclesiasticiy 
alla voce Despotes, Sotto tale ap- 
pellazione anticamente era denota- 
to il padrone o signore. In segui- 
to venne nella Grecia significata 
una dignità ^uale alla r^a, e pros- 
sima alla imperiale, perdbè appena 
alcuno n'era investito, godeva di 
maggiori onorificenze dei grandi, e 
compariva in pubblico con apparato 
e corteggio tale, ch'era interdetto a 
tutti gli altri principi inferiori alla 
dignità dei despoti. Di tal nome e 
delle analoghe insegne solevano fre- 
giarsi i figli d'imperatori, e, secon- 
do il beneplacito imperiale, anche 
alcuni principi esteri, che avessero 
seco loro contratto alleanza, od af- 
finità, perchè gli altri principi ed 
inferiori nel pai*lai*e al despota u- 
savano una somma riverenza, è 
perano l'espressione quasi equiva- 
lente nel linguaggio osservato òo- 
grimpei*atori, e coi re, dicendo ah 
impero tuo, tuo regno ec. Alla mo- 
glie del despota da vasi un nome, 
die indicava la dignità imperiale,^ 
ed alla moglie dell'imperatore ,un 
altix) esprimente la dignità di des- 
pota. 

DESPREZ DEL PRATO, o DE 
PRETIS Pietro, Cardinale. Pie- 
tro Desprez nacque in Montpesat , 
diocesi di Cahors, fu prima vescovo 
di Riez, e poscia cuetto ard vescovo 
d' Aix , indi venne creato prete 
Cardinale di s. Pudenziana. La sua 
promozione fu fetta da Giovanni 
XKII, nel i3ao ai 30 dicembre. 
Mori decrepito di peste in Avigno- 
ne l'anno i36i. Sostenne la cari- 
ca di vice-cancelliere di saqta Chie- 
sa, nel i3a3 era stato fatto vesoo- 
17 



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9^8 



DES 



irò inburiNcario di Paleitriiia, ed 
incaricalo dal Papa di rìoeTere le 
aeoose oootro Bernardo di Artigia 
cantore della cfaìeia di Poiliers, 
die airca ootpirato contro la lagra 
persona di Giotannì XXIL Da 
Benedetto XII Tenne trasoeito con 
nitri Girdinali per assistefe alla for-- 
niaaone de' nuovi statuti pei frati 
minori; e da Innocenso VI fu Sàt- 
io ariiitro della lite tra gli abbati 
di Clugoy, e di «. Sequano. Nel 
i34^ iu inriato l^ato a Parigi col 
Cardinal di CeocanOy per la tr^ua 
tra la Francia» e l'Inghilterra. Fon* 
dò in Avignone un collegio, ed una 
diicaa con tuo chiostro in onore 
^i 8. Pietro, con rendite sufficienti 
per mantenerri un capitolo di ca- 
nonici, per la celebrazione de' divi* 
ni uffici. La collezione delle decre- 
tali di Gio. Ganfredi fìi a lui de- 
dicata. Questo esimio Cardinale la- 
edò in morte alcune sagre suppel- 
lettili alla sua antica chiesa di Riex. 
DESPUIG-Y-DAMETO Autokio, 
.Cardinale. Antonio Despuig*y-Dame- 
to nacque da nobile famiglia in 
Palma nell' isola Majorca, ai 3i 
marzo deU'anno 174^. Da giori- 
netto mostrò sempre inclinazione 
per lo stato eodesiastioo, per cui 
fisoe tutti gli analoghi studi con 
prospero successo, e fu autore di 
una carta geografica di tutta l'iso- 
la Balearica di Majorica, che pub* 
Uiob. Indi fece un viaggio in Mes- 
sina, ove molto si prestò a favore 
di alcuni danneggiati dal noto or- 
ribile terremoto, salvandoli anche 
da sicura morte. Recatosi in Ro- 
ma nel pontificato di Pio VI qua- 
le uditore di rota della Spagna, 
•fri (il promotore della causa di 
beatifioaiione delia beata Caterina 
Toma» majorichina, e ne volle por- 
lare il breve apostolico in patria, 



DES 
dove venne ricevuto con sommo 
giubila Nel 1791 venne fiitto vé- 
scovo d' Orihuela, ed ebbe lode di 
vigilante, ed amorevole pastore, e 
il titolo dì padre de'poveri, per la 
generosità con cui li soccorreva. 
Indi fu traslatato all'arcivescovato 
di Valenm, donde -nel 1795 passò 
a quello di Siviglia, che allora rea* 
deva quattrocentoraila scudi, col 
peso però del mantenimento si del 
seminario, che del l'ospedale de' vecchi 
e de'projetti, come anche di tenere no- 
vantacinque persone di servigio. Suc- 
cessivamente venne decorato di di- 
versi Oiniini illustii, cioè del toso- 
ne d'oix), e della ss. Concezione: 
fu pure consigliere di Carlo IH. 
In seguito vedendo, che T arcive- 
scovato dì Siviglia si voleva confe- 
rire all'infiinte di Spagna d. Lui- 
gi, venendogli assegnata sulla men- 
sa arcivescovile l'annua pensione 
di quaranta mila scudi, rinunziò 
la sede. Fu allora che ritornato in 
Roma, Pio VI lo fece pati iarca di An* 
tiochia in pardbus; ma invasa Ro- 
ma dai fi-ancesi, e portato Pio VI 
prigione, il Dameto ripatriò^ tras- 
mettendo al Pontefice nel suo esi- 
lio più migliaia di scudi mensili a 
. di lui soccorso, per cui dovette 
indebitar la fiimiglia, che in segui- 
to liberò col pagamento. Adunato- 
si per morte di Pio VI in Vene- 
zia il «agro Collegio per l'elezione 
del successore, il Dameto si recò 
al conclave in quella città qual 
ambasciatore di Spagna. Indi co- 
me patriarca , e come vcscoto assi- 
stente al soglio, assistette pel primo 
in Venezia alla solenne funzione della 
coronazione di Pio VII. Questi di 
poi^nel concistoro che tenne in Ro- 
ma agli II luglio i8o3, lo creò 
Cardinale dell'ordine dei preti, e 
quindi gli ooniei'i il titolo di & 



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DES 

Calisto. Successivamente lo annove- 
ro alle congregazioni cardinalizie dei 
vescovi, e regolari, del concilio^ del- 
la disciplina regolare, e dell'indice, 
come ancora lo fece suo provicario 
di Roma, ed arciprete della basilica 
di s. Maria Maggiore. Fu protei toi*e 
del sagro militare Ordine gerosolimi- 
tano, di Tari monisteri di monache, 
della congregazione del Bambin Ge- 
sU della città di Hieii, della ven. 
arciconfi*aternita di s. Maria della 
Neve di Roma , del iconservatoiio 
delle convertite di Foligno, della 
terra di Collescipoli ec. Nell'invasio- 
ne, che fecero gì' imperiali francesi 
dello stato Pontificio, soggiacque, 
come tutti gli altri membri del 
sagro Collegio, a penosa dep(»*tazio- 
ne, dopo essere stato rinchiuso con 
Pio VII ed altri Cai*diuali nel pa- 
lazzo Quirinale, ove eserdtavasi 
in pratiche di pietà nella chiesuola 
della guardia svizzera. Nella notte, 
in cui il palazzo fu scalato dai ne- 
mici, e da gente iniqua, riuscì al 
Cardinale di penetrare nelle stan- 
ze del Papa, il quale in vedei*lo 
gli disse : » Eminenza, ci siamo . 
»i Rispose il Cardinale: Vostra San- 
•> tità non ha bisogno che io le 
» ricordi che oggi è l'ottava dei 
M ss. apostoli Pietro e Paolo, e 
»> che tutto il mondo attende dalp 
>> la Santità Vostra un esempio 
» di coraggio e di pazienza; cui 
j» soggiunse Pio VII: Vostra Emi- 
^> nenza ha ragione ". Dipoi il ge- 
neral Radet, intimando al Pontefice 
la partenza , il Cardinale nell'ac- 
compagnar alla^ carrozza Pio VII 
col Cardinal Pacca, che dovea par- 
tire col Papa, domandò la ponti- 
ficia benedizione, assoluzione, e gra- 
zie spirituali ; atto che fu poi rap- 
presentato in rame. Per alcuni me- 
si il Cardinale Tenue lilegato nel 



DET 259 

collegio romano, donde nel dicem- 
bre fu deportato a Parigi nel 
più crudo inverno. Visse ivi rì- 
tirato, non intervenendo a corte 
che di rado alla messa dell' impe- 
ratore Napoleone, ove andavano 
tutti gli altri Cardinali rilegati ia 
quella capitale. Non assistè ai fa- 
moso concilio tenuto nella catte- 
drale, né al matrimonio dell' impe- 
ratore, e successivo battesimo del 
figlio. Finalmente, avendo ottenu- 
to dair imperatore a mezzo del 
Cardinal Fesch, di ritirarsi a Luc- 
ca pe'suoi incomodi ed epilessia, 
dopo pochi mesi die vi stava, 
giunto all'età di sessantànove anni 
circa, morì piamente in Lucca a'T2 
maggio 1 8 1 3, e con decorose esequie 
venne esposto e sepolto in qudta 
metropolitana con cassa di piom- 
bo avanti 1' altare del santissimo 
. Sagramento. I suoi precordi furono 
portati nella sua patria, eome egli 
avea disposto, cioè il suo cuore, 
che venne collocato nella propria 
cappella dedicata all' Immacolata 
Conceàone. I lucchesi flux>no testi- 
moni delle preclare virtii di que- 
sto Cardinale, come Io furono i 
romani, e tutti queUi che il conob- 
bero. Amante delle antichità, fece 
ubertosi scavi alla Riccia, dove ti*a 
le altre cose rinvenne un celebre 
busto di Giulio Cesare. La sua 
memoria rimarrà in benedizione, 
per le belle doti di cui andò a- 
dorno. 

DETI o DETO Giambattista, 
Cardinale, Giambattista Deti , o 
Deto, nacque nell' anno 1577 da 
famiglia patrìzia di Firenze, dalla 
quale era uscita la madre di Cle-. 
mente Vili per nome Lisa. Chia- 
mato a Roma da Clemente Vili, 
nella età d'anni diciassette soltan- 
to, nella quarta promozione fatta 



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26d 



DET 



da quel Pontefice a'3 mano iScjg fu 
ci*eato Girdinale, indi Tenne decorato 
del titolo diaconale Cardinaliuo di 
sant' Adiiano. Ma quelle speranze» die 
aveano detei*niinato il buon Papa a 
tale immatura promozione^ vennero 
ben tosto deluse dalia scostumata 
condotta del gioTine Cardinale. Ado- 
fvò ogni mezzo, è vero, il Pontefice 
per ridurlo al buon sentiero, ma 
lo fece sempre indamo; anzi non 
ebbero fine i di lui disordini, se 
non quando affievolite le membi:a 
da terrìbile malattia, divenne qua- 
si stupido ed incapace a sostenere 
gl'incarìchi del suo officio; pure 
successivamente nel 1 629, non sen- 
za rìpugnanza di Urbano Vili, fu 
promosso al vescovato di Ostia. In 
assenza del Cardinale Pietro Aldo- 
brandini, nipote di Clemente Vili, 
suppfi alla carica di camerlengo, 
ma poco di più ei visse. Nel i63o 
in età di dnquantabre anni morì, 
essendo anche divenuto decano del 
sagro Collegio dopo essere interve- 
nuto ^ai conclavi di quattro Ponte- 
fici. È sepolto nella chiesa di s. 
Maria sopra Minerva, nella sontuo- 
sa cappella Aldobrandini ove é un 
bel monumento' di Lisa Deti ; cap- 
pella che il Cardinale istituì erede 
delle sue facoltà, ma non si lasciò 
ivi alcuna funebre memoria. 

DETROIT (Deiroiten). Città con 
residenza vescovile nel Michigan, 
negli stati uniti di America, capo- 
luogo del territorio dì Michigan, e 
delia contea di Wayne, sulla riva 
destra del fiume del suo nome, 
presso i laghi di santa Chiara, e 
di Erié. Questa città dell'America 
•settentrionale è costrutta sopra un 
piano regolare; le strade sono lar- 
ghe, e dritte, ma le case pei* la 
maggior parte sono di legno, mentre 
quasi tutti gli edifizii pubblici so* 



DET 
no di mattoni, o di pieti^. Ha una 
chiesa principale cattolica, ed una 
protestante, una casa penitenziarìa, 
ed una casa di riunione: ha an- 
cora dei mercati, un arsenale mi- 
litare, un deposito di artiglieria, 
magazzini del governo, e nume- 
rose e belle caserme. Il forte Shel- 
by la difende. I pubblici stabili- 
menti sono: la banca del Michigan, 
un liceo, una società di agricol- 
tura, una di artigiani, una società 
biblica, ed una società detta delie 
scuole della domenica. Questa città, 
avendo una comunicazione diretta, 
mediante grandi laghi, col s. Lo- 
renzo, fa un commercio importante 
con gli stati di Ohio, di Penstl Va- 
nia, e di Nuova- Yorck, e coi pord 
militari stabiliti sul lago superiore. 

Detix>it occupa il luogo di un 
villaggio indiano, che fu visitato 
nel i6ao da* missionari francesi. 
Circa sessanta anni dopo vi fu in- • 
naizato il forte di Pontchartrain, 
ove gì' indiani del nòrd, e dello- 
vest venivano a cangiare le pellic- 
cerie contro artìcoli di fiibbrìche 
europee. Dopo la presa di Quebech, 
nel 1769, questa città cadde in 
potere degl'inglesi, che vi furono 
poscia assediati per un anno intero 
dagl'indiani confederati; però gli 
inglesi la conservarono sino al 1795, 
epoca in cui fu ceduta agli stati- 
uniti, è nel i8o5 un atto del con- 
gresso vi fissò la sede del governo 
del territorio in ciiì trovasi. Bidot- 
ta in cenere nell'istesso anno, rice- 
vette una seconda carta d'incor- 
poi*azione nel i8i5. 

La sede vescovile fu eretta in 
Detroit dal regnante Pontefice Gre- 
gorio XVI nell'anno i833, che la 
dichiarò suffraganea di Baltimore, 
ed agli 8 mai'zo di detto anno con 
decreto della sagra congregazióne 



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DEU 

di Propaganda fide^ vi nominò in 
primo -vescovo monsignor Federico 
Beze, nato nella diocesi di Hildes- 
heìm nel 1797 ; quindi lasciando 
a questo il titolo, diede Tammini- 
stra74one della diocesi, colla quali- 
fica di coadiutore, ed amministra- 
tore apostolico, a monsignor Pieti^o- 
Paolo Le Pevera, che inoltre a'otS 
luglio i84i fece yescovo di Zela, o 
Zelana ih partibus. Tutto lo stato 
deir Ohio, ed il territorio di Wis< 
consin od Ovisconsin formano que- 
sta diocesi , che ha tientasei fra 
chiese, cappelle, e Tenticinque sta- 
zioni. La cattedrale di Detix>it è 
dedicata a Dio, sotto TinTocazione 
di 8. Anna: i tedeschi ti hanno 
le chiese dedicate alla Ss. Trinità, 
ed air Assunzione di Maria Vergi- 
ne. Nel 1840 la diocesi contava 
dìcìannoTe preti, e le sue istituzioni 
noveraTansi come appresso. I. Uni- 
Tersità di 8. Filippo vicino a De- 
troit. II. Scuole esterae presso la 
cattedrale di Detroit pel francese, 
inglese, e tedesco, che sono, oltre le 
selvaggie, le lingue che si parlano 
nel paese. III. Scuole pei selvaggi, 
a 8. Giuseppe» Grande Riviere , 
Arbre Croche, Green Bay, e Lit- 
tle Shoot Cockalin. In sostanza so- 
no died le scuole in Taiie parti 
della diocesi, oltre cinque associa- 
zioni di carità. Al presente la po- 
polazione cattolica ammonta a più 
di duecento quarantati*e milaj tre- 
cento dodici abitanti. 

DEUSDEDIT. F. Adeodato. 
DEUSDEDIT (s.). Dal martire 
logio romano, nonché dal gi*an Pon- 
tefice s. Gr^oiio I del Sqo ci viene 
rìferìto, che questo santo dal solo la« 
Yoro della terra ritraeva il suo gior- 
naliero alimento. Una continua o- 
razione accompagnava tutte le sue 
azioni, ed uno spirito di peniten- 



DEU %ei 

za le corroborava. In capo alla set- 
timana egli divideva coi poveri 
quanto gli sopravvanzava, e tale si* 
stema di vita continuò fino alla 
sua morte. 

DEUS Iir ADJUTORHTM MEUM Ilff- 

TBNDB. Versetto, che dicesi innanzi 
ad ogni ora canonica, con cui si 
chiama Dio a venire in proprio soc- 
corso, dicendosi col responsorio. 
Domine ad ad/uvandum me fe$fir 
nay Signore affrettati a darmi aiu- 
to. V. Ore canoniche, Vesfero, ec« 
Bauldry, Manuale sacrarum cae» 
rem. p. quinta, ex secundo libro, 
de vesperis, ec, e Gavanto colle 
addizioni del Merati, Compendìo 
dette cerim, eccL^ massime la sezio- 
ne decima, delle cerimonie nella 
recita delle ore canoniche. Quan- 
do si dice il Deus in ad/utoriumj 
ec, si usa il segno della croce, se- 
gnandosi colla mano estesa la fron- 
te, il petto, la spalla sinistra, e la 
destra. Pompeo Sarnelli, Lettere ec- 
clesiastichey tomo IV, lettera VII, 
n. 7, spiega come appresso questo 
versetto. 11 Novaes, t. I, p. 288, di- 
ce che il Papa s. Gregorio I, nel 
VI secolo, introdusse nel princi- 
pio delle ore canoniche il Deus in 
ad/utorium, col Gloria Patri, etc 
(Vedi^, Nella vita di s. I^utugarda 
si legge, che bench'essa non in- 
tendesse r idioma latino, nondime-^ 
no si accorgeva, che nel recitare il 
versetto: Deus in adjutorium meum 
intende, fuggivano i demoni, e co- 
nosceva perciò quanto efficaci fos- 
seix) quelle divine parole, sebbene 
al dire del biografo, chi le pro- 
nunzia, forse non del tutto le inten- 
da. Ed è perciò, che la Chiesa le ha 
introdotte in princìpio di tutte le 
ore canoniche, meno in alcuni tem- 
pi, secondo i riti. Quindi l'abbate 
Isaac nella Collezione io di Cas- 



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96:^ 



DEU 



siano Cap. g, ecco come ciò «spie- 
ga: Hic nanufué s^rsienhis recìpii 
omnes affecius. Habet siquidem 
adversus discrimina universa invo* 
cationcm Dei: habet humilitatem piae 
confcssionis suae fragilitads i ha- 
bet soUicitudinisy ac timoris perpe- 
iui vigilandant : habet confidendant 
praesenlis semper, adstanlisque au' 
xilii: habet amoris, et charitatìs 
ardorem. G>Dchiude il dotto ve- 
scovo Sarnel li, che, essendo grande 
la nosti*a niiserìa, è tanto neoessa- 
rio l'aiuto delia grazia divina, che 
l'uomo non può avere da se né 
un desiderìo buono, né un pensie- 
ro a Dio grato; laonde non pos- 
siamo rettamente orare senza spe- 
ciale aiuto di Dio. Ed è perciò, che 
a lui domandiamo aiuto, affinché in 
dire le laudi che seguono, illumini 
r intelletto, accenda la volontà, ac- 
compagni la memorìa, sicché in tut- 
to il tempo di questa lode, si por- 
tino a lui le parole, i pensieri, gli 
difetti, e i desideri : Domine, labia 
mea aperies: Et os meum annun- 
tiahit laudem tuam. jiperij Dom> 
he, OS meum, etc. 

D'EUXO DEUCIO Bertrando, 
Cardiiude, Bertrando d'Euxo Déu- 
cio, nato in Blandiaco, diocesi di 
Uzes, uomo nobile di condizione, 
provato nel costume e profondo nel 
sapere, fu dapprima preposto, quindi 
da Giovanni XXII fu fatto arcive- 
scovo di Embrum. Sostenne la nun* 
statura presso Francesco Dandolo, 
doge di Venezia, e Roberto i*e di- Sici-» 
Ka, la quale avea per oggetto l'a- 
nimare que' principi contro i rapi- 
di progressi de' turchi. Si maneg« 
giò poscia col medesimo carattere 
per condurre i bolognesi alla de- 
vozione della Chiesa. In qualità di 
nunzio recossi ancora a Tarba nella 
Guascogna per comporro le quistioui 



DEU 

insorte tra Gastone conte di Foìx^ 
Giovanni con le di Armagnac, e Ge- 
raldo visconte di Fesensagnelli. Qr^ 
ca quel tempo intervenne ad un 
concilio celebrato nel monistero di 
s. Ruffi>, diocesi di Avignone, ove 
a' 18 dicembre i337 o i338 fu 
promosso da Benedetto XII al Car- 
dinalato , col titolo di s. Marco . 
Indi da Clemente VI ebbe l'uffi- 
do di vicecanoelliere della santa 
Romana Chiesa. Qui però non eb- 
bero fine le sue gloriose fatiche. 
Il Pontefice lo spedi all'università 
di Montpellier, dove ottenne di met- 
ter pace negli animi esacerbati, nel- 
la qual cosa non avea potuta riuscir 
per lo innanzi il Cat'dinal Curii. Cle- 
mente VI poi, nel 1343, conferi- 
togli il vescovado di Sabina, volle 
eh' egli fosse mediatoro tra il re di 
Aragona, e quello delle isole Ba*- 
lean, ì quali s'erano fortemente 
inimicati. Venuto a capo del sospi- 
rato fine, ebbe la nomina di vica- 
rio apostolico di tutto lo stato ec* 
clesiastico. Ciò fece Clemente VI 
nel 1346, per mantenere a mezzo 
di lui, e principalmente in Roma, 
i sudditi nel loro dovere verso 
il Papa dimorante in Avignone. 
Cominciato il nuovo suo ministe- 
ro, stabifi una confederazione di 
due anni tra i baroni ix>nnani, 
ch'erano tra lor discordanti per 
le azioni de' guelfi e ghibellini. 
Questa fu stipulata con grande so- 
lennità nella chiesa dì Araceli alla 
presenza del clero e popolo roma- 
no. Dovette ancora ingerirsi negli 
affari del re Andrea di Napoli, e 
istituire il processo contro a' &u- 
tori della morte dì quel sovrano; 
ma non avendo potuto veniro al 
meditato scopo, si ritirò in Bene- 
vento, e là pacificò Lodovico re di 
Ungheria, fieramente concitato coo- 



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DEV 
tro it r^^o di NapoH per ruocisip* 
ne del re , di cui era fratello; indi 
slabiFi nel 1 348 un inquisitore del- 
la fede nellanzidetta città. Nel i353, 
pubblicò alcune costituzioni per la 
lifoiToa delia disciplina nella chiesa 
di Rutena, di cui era stato depu- 
tato visitatore. Fu preposto della 
chiesa di Liegi; fondò in Avigno- 
ne la chiesa di s. Desiderio, e voi* 
le nel suo testamento che fossero 
divisi i suoi beni a' canonici, che 
si dovevano in quella istituire. Vi 
ei-esse pure un nionistero per li 
certosini. Ma fu in quella città, che 
la molte lo rapi al bene di molti, 
ed alla utilità delia Chiesa. Spillò 
nel i355, ed ebbe sepoici*o nella 
chiesa da lui fabbricata. 
DEVASE. V. Derbb. 
DE- VECCHIS Bernabdiko, Car- 
dinale. Bernardino De-Vecchis, no- 
bile di Siena, nacque nel dì 28 
giugno 1699. Abbracciato Io stato 
ecclesiastico, si condusse in Roma, 
ove dedicossi al servigio della san* 
la Sede. - Entrò in prelatura, e per 
le sue qualità fu degno di essere 
nominato a varie cariche prelati- 
zie, e per ultimo a chierico di ca- 
mera. Divenuto decano di si ris- 
pettabile collegio, colla carica di 
prefetto dell' annona, Pio VI nella 
prima promozione, che fece a' 24 
aprile 1775 di due soli Cardinali, 
lo creò Cardinale dell' ordine dei 
diaconi, e poscia gli conferì per 
diaconia la chiesa di s. Cesareo. 
Poco godette il cardinalato, dappoi- 
ché mòli in Roma a' 24 dicembre 
dello stesso anno 1775, avendo set- 
tantasette anni non compiti. U suo 
cadavere colle solite cerimonie fu 
esposto nella diiesa di s. Marcello 

I de' pp. serviti, ove gli furono cele-* 
hrate le esequie. Quindi la sua 

, baUua prìvatameulè fu portata a 



DEV a63 

seppellirsi nella chiesa di s. Cate- 
rina di Siena a strada Giulia, con<* 
forme egli medesimo avea disposto. 
DEVENTER. Gttà vescovile dei 
Paesi Bassi, della provincia di Over- 
Yssel, nel regno di Olanda. Deven* 
ter, o Devanter, Daventria, antica- 
mente fu chiamata Devonturum» 
£ capo luogo del circondario di 
Tivente, e di cantone, ed è po- 
sta sulla riva destra dell' Yssel, che 
si passa sopra un ponte volante, 
al confluente dello Schipbeek , il 
quale attraversa una parte della 
città. Questa é piuttosto grande, 
assai bene fortificata, e residenza 
d' un comandante di piazza di ter- 
za classe. Ha una corte di assise, 
un tribunale di pnma istanza, una 
società di agi*icoltura, una di pub- 
blica beneficenza, ed un ateneo ri- 
nomato. Sono degni di osservazio*^ 
ne il palazzo della città, la catte- 
drale, e la bella passeggiata, fian- 
cheggiata di tigli, che trovasi al di 
là dal fiume. Esteso e il suo com- 
mercio. Deventer si gloria di molti 
uomini illustri, e manda sette meni- 
bri agli stati della provincia. Fu 
patria di Gronovio, Deventei*, Ev- 
rardo Bi*on-chorstec. I suoidintor<» 
ni sono fèrtili, ed ameni , essen-* 
do le rive dell' Yssel fornite tutto 
di belle case di campagna. Deven- 
tei* fu anticamente città libera, im- 
periale, e della lega anseatica. Po- 
scia fece parte delle diciassette Pro- 
vincie unite, che dal dominio del 
regno di Borgogna passarono sotto 
quello di Massimiliano 1, e poi del 
suo figlio Cavlo V, dal quale l'e- 
reditò il figfìo di questo Filippo II, 
re di Spagna. Ribellatisi a lui i 
Paesi-Bassi, Deventer dipoi cadde 
per tradimento in potere degli spa- 
gnuoli nel 1589, ai quali però fu 
tolta dagli olandesi uel iSgi. la** 



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364 ^^^ 

di nel 167!! Al presa sema grande 
i^istenza dai francesi in fiivcnre del 
vescovo di Munster, le cui truppe 
la presidiarono sino all'anno 1674* 
Ifel i8i3 resistette ai russi, ed ai 
prussiani uniti. 

Il vangelo fu annunziato nella 
provincia di Over-Yssel> da s. Leb- 
uvino patrono di Deventer, insieme 
a Marcellino, discepolo di s. Villi- 
brordo. S. Lebwino oonverfì un 
gran numero d' idolatri, e fabbricò 
pna cappella sulla rìva occidentale 
del fiume a Hiulpe, una lega cir« 
ca lungi daDeventer, verso l'anno 
772. Assaliti dipoi i sassoni da dr^ 
lo Magno, inoominciaix>no a perse- 
guitare i cristiani, e giunti a De- 
▼enter, bruciarono la chiesa, che il 
santo aveva latto oostruiFe. Egli 
morì in sul finire dell'ottavo se« 
colo, e fu sepolto nella chiesa di 
Deventer. Bertulfo XX vescovo di 
Utrecht vi fondò una chiesa colle* 
giata in onore del medesimo. Nel 
i55g il Pontefice Paolo IV, per le 
istanze di Filippo li, eresse in De- 
venter la sede vescovile, dichiaran- 
dola sui&aganea della metropolita- 
na d' Uti*echt, nel territorio di ven- 
ticinque terre, per sessantadue mi- 
glia di lunghezza, e quarantasei di 
larghezza, as$egnandole tre mila 
ducati d' oro dalle decime, e mille 
e cinquecento dal medesimo sovra- 
no, a cui attribuì la nomina del 
vescovo. Ma dopo essersi i Paesi 
Bassi ribellati a Filippo II, nel pon- 
tificato di Gregorio XIV, e nel 
iSgi gli olandesi soppressero il 
vescovato, siccome ^guaci delle ri- 
forme di Calvino, e Lutero. Dello 
stato delle missioni cattoliche delle 
regioni olandesi, si tratta all' artico- 
lo Olanda {Fedi). 

DEZA PiETHo, Cardinale. Pieti-o 
DesEà nacque di principesca fami: 



DEZ 
glia ndla dttà di Toro ndk veo- 
chia Castiglia l'anno iS^o, e per' 
corsi gli studi! in Salamanca, fu 
creato vicario generale dell'arcive- 
scovo di G>mpostella. Carlo Y so- 
vrano di Spagna, conosciuto il som- 
mo ingegno e la singolare saviezza di 
lui, lo dtttìnò uditore del senato Pin- 
ciano in Yagliadolid. Compiuto que- 
sto incarico. Paolo lY lo fece arci- 
diacono di Calatrava nella chiesa di 
Toledo, uditore del supremo consi- 
glio dell'inquisizione, e commissario 
della ci*ociata. Filippo U lo elesse 
presidente del regno di Granata, nel 
quale difficilissimo offizio ed assai sca- 
broso per le insidie é rivolte dei 
mori potenti in quel paese, così glo- 
riosamente si condusse, che Gio- 
vanni d'Austria fratello naturale del 
re, ivi spedito per soccorrere i citta- 
dini contro de'morì,lo dichiarò vicario 
regio colla generale sopraìntendén- 
la dell'esercito, e tutti ad una voce 
i granatesi lo acclamarono padre 
delia religione. Filippo II, per com-< 
pensare tanti meriti, oltre al no- 
minarlo presidente del concilio di 
Yagliadolid, fece istanza alla santa 
Sede perchè fosse creato Cardinale. 
Ottenne quella dignità da Grego- 
rio XIII a' ai febbraio 1578, col 
titolo di s. Prisca. Recatosi quin- 
di a Roma, nel iSgo, incominciò la 
&bbrica di un magnifico palazzo, che 
poscia fu acquistato dal Papa Pao- 
lo Y per la famiglia Borghese, dal- 
la quale venne in seguito sontuo- 
mente condotto a tei*mine. Ge- 
mente YIII lo dichiarò protetto^re 
de'regni di Spagna presso la santa 
Sede, e lo ascrisse alla congregazio- 
ne del s. offizio. A Roma sembra 
che non siasi del tutto conciliata 
la stima del popolo, per una non 
lieve tenacità nello spendei*e; tut- 
tavia dicono gli storici, che egli fosse 



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DIA 
ììbei-aié co* poveri. Era devotissimo 
a Maria, ed ottenne da Sisto V il 
privil^io alla diocesi di Cuenca di 
celebrare annualmente la festa del 
ss. Nome della gran Vergine, so- 
lennità che Innocenzo XI estese a 
tutta la Chiesa. Compianto dai pò* 
yen, cessò di vivere in Roma neiretà 
di ottant'anni, a'37 agosto 1600, nel 
quale anno Clemente Vili lo avea 
creato vesoóvo suburbicario di Al- 
bano. Fu prima sepolto nella chie- 
sa di s. Lorenzo in Lucina, ma di«p 
poi la di lui salma fu trasferita in 
Ispagna. Da Francesco Cabrerà de 
Morale» si ha l'Orazione funebre 
del Cardinal Deta, fiitta al sagro 
Collegio, la quale fu stampata in 
latipo, e spagnuolo nello stesso an- 
no 1600. 

DIACONATO. Ordine ed uflSzio 
del Diacono (Fedi)^ ordine ecclesia- 
stico, il secondo degli ordini sagri 
maggiori. U df^ponat05 per cagione 
intrinseca ed estrinseca, è molto su- 
blime nella Chiesa, ed il nobile mini- 
stero de' diaconi è assai congiunto a 
quello de' sacerdoti, in modo da 
non dubitarsi essere questo un fregio 
dell'ordine gerarchico. Neirordina<7 
zione de' diaconi, che si & per la 
imposizione delle mani, si dà lo 
Spirito Santo, con quelle parole: 
Acdpe Spiritum Sanctum ; e nella 
orazione, la quale sopra di essi si 
recita, dicesi: EmiUe in eos^ quae* 
sunuis' DominCy Spiritum Sanctum^ 
quo in opus ministerii tuifideìiter 
exeqùendi septijbrmis graiiae tuae 
nuinere roborentur. Avendo la pre- 
dicazione del principe degli aposto- 
li s. Pietro aumentato grandemente 
il numero de' fedeli, gli apostoli stes- 
si scelsero sette uomini pieni dello 
spinto di Dìo, e fu dato loi^o il 
nome di diaconi, cioè ministri, per 
aver cura de' poveri, ed ajutarli 



DIA a65 

ndla predicazione. Quindi i sud- 
diaconi dicevano le collette, e i 
diaconi n'erano i depositari, e gli 
amministratori, sovvenendo ai bi- 
sogni dei fedeli, e degli ecclesia- 
stici. Ma dell'origine de' diaconi, 
della loro elezione, ed oi-dinazio- 
ne, si tratta all' articolo Diacono 
(Fedi). 

I protestanti pretesero ohe il dia- 
conato nella sua origioe fosse un 
ministero profano, dke si restrin- 
gesse a servire alle mense delle A» 
gapi (Fedi), e ad aver cura dei 
poveri, delle vedove, e della distri- 
buzione delle limosine. Molti liturgi- 
ci, ed i teologi cattolici però sosten- 
gono, che sìdo dalla sua origine il 
diaconato fu un sagramento. Il Pe- 
tavio, EccL Hierarc. Jib. 3, cap. 
I; ed il Cress. 1. I Mystag. cap. 
39, dicono ancor essi ohe non vi 
ha dubbio essere il diaconato un 
oi-dine sagi*o , istituito da Gesìi 
Cristo. La Scrittura sagra ^ e gli 
scrìtti dei discepoli, e degli apo- 
stoli non permettono di dubitare, 
che i diaconi non fossero stati isti- 
tuiti per assistere i preti nella 
consagrazione dell' Eucaristia. San- 
to Ignazio d* Antiochia chiamò sa- 
gri i diaconi per l'offizio, che a- 
vevano di ministrare il sangue di 
Cristo, e servire al sacerdote nei 
sagri ministeri t da ciò proviene che 
la continenza è ai diaconi ingiun- 
ta per maggior punta. L'età pel 
suddiaconato è prescrìtta dalla Chie- 
sa a ventuno anni finiti, a venti- 
due compiti pel diaconato, ed a ven- 
tiquattro anni pel sacerdozio. 

Egli é poi fuor di dubbio, essere 
il diaconato deli' ordine gerarchico, 
cosi suboi*dinato, e congiunto al 
ministrare il corpo di Cristo, non 
alle mense solamente, che, come si 
esprìme il Bellarmino, de Ckr. e. 



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366 



Dia 



1.I9 e i3, nelle funàoni litur* 
giche del sagrìOziOi egli é pura* 
mente necessario, essendovi ne'dia* 
coni il fondamento di tutte le fun* 
»oni sacerdotali, eccettuato il con- 
sagi*are il corpo di Cristo, come 
ricaTasi dal canone 38 del conci- 
lio di Cartagine. Quivi il diacono 
eziandio in presenza del sacerdote» 
dispensava l'Eucaiistia di propria 
autorità non delegata, e predicava il 
vangelo, come ministro a ciò destina- 
to, e con sagra lo. Per lo che quan* 
tunque pure il suddiaconato sia or^ 
dine sagro, con tutto ciò - é cosa 
chiara, che questo nel ministero è 
molto inferiore al diaconato, e da 
ciò deducono i teologi più cele- 
bri, la ragione perchè nel Coile<« 
gio de' Cardinali non si ritrovano 
suddiaconi. Presso i greci ai sacer* 
doti^ e diaconi si conferisce Tordi* 
ne, dentro il santuario, ed agli al- 
tri fuori di esso. Simone Tessalo- 
nicense, de sacr. Orditi. ^ chiama la 
ordinazione del sacerdote, e del 
diacono Eximiani ; ed il Cellozio, 
esaminando T epistola di s. Cipria- 
no, osserva nei diacono il ministero 
di riconciliare, e di liberare dalla 
scomunica. Cei*to è, che venerabile 
è stato sino dalla nascente Chiesa, 
questo nome di diacono ordine ec- 
clesiastico, del cui oflìzio, e prero- 
gative, e della diversa specie di dia- 
coni, si parla al citato articolo Dia" 
cono (Vedi), ed a Chierico^ e Clero. 
' In quanto al canone ecclesiastico, 
ohe proibisce al sacerdote di eserci- 
tola l'ordine del diacono: Non o- 
portei preshyterum in diaconi ordi-- 
nem venule, esso non fu fatto con- 
ti'o i sacerdoti i quali fanno T uf- 
ficio di diacono nella messa solen- 
ne, ma contro coloro, die allettati 
dalle prerogative, di cui godevano 
gli arcidiaconi anticamente^ abban- 



DIA 
donavano l'ordine sacerdotale senza 
esercitarlo per discendere all'officio 
di diacono, confondendo gli ordini 
ecclesiastici. Così è spiegato il ca- 
none da Enunanuele Caleca nel 
lib. 4> cap. ai , contro i moderni 
greci, i quali pretendono riprende- 
re i latini, perchè permettono che 
i sacerdoti éicciano l'offizio di dia- 
coni nella messa solenne. Imperoc- 
ché i sacerdoti latini, o prima o 
dopo cantano il vangelo, o l'epi- 
stola nella messa solenne, ciò che 
pur dicono nella messa piana. Co- 
sì un greco combattè la calunnia 
degli altri greci. 

JNella dissertazione storico-teolo- 
gica , delk oblazioni, del teatino 
Francesco Bcrlendi, a p. i5i, si 
spiega perchè si legga in alcun an- 
tico monumento essere i diaconi 
per lo piit stati ordinali in minor 
numero de'preti. Però egli è certo, 
die ne' primi secoli della Chiesa 
' essendovi un solo altare, per ce- 
lebrare il sagrifizio, così non «i 
oidi na va die un solo prete per 
celebrarlo . Tuttavolta osserva il 
lodato autore, che allora i diaco- 
ni fossero ordinati in maggior nu* 
mero di quello, che si registra nel 
libro Pontificale, e richiedevano i 
loro titoli, non potendosi in quei 
tempi del cristianesimo ordinare 
alcun prete, che non fosse stato 
prima diacono titolare. Siccome poi 
i preti ivi notati superavano per lo 
piii il numero de' diaconi, è neces- 
sario certamente dedurre, che que- 
sti fossero almeno di egual nume- 
ro a'preti, i quali sì ordinavano, e 
che intanto si i^egistrassero in mi- 
nor numero, essendo costumanza 
di notarsi per lo più quelli da 
cui restavano empiuti i titoli va- 
cati delle Diaconie (P^edi), che ia 
Roma erano ^tte non computan- 



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DIA 
dosi 1« altre eccedenti un tal nu- 
merO| doè ne' primi seeoli. La pra- 
tica poi di non ordinar prete al< 
cuno, che non avesse ]a propria 
chiesa anche ne' secoli più recen* 
ti, si trova comandata dal conci'* 
lio di Troisli adunato l' anno 909, 
la qual disciplina rigorosamente si 
osservava anche attempi di Urba- 
no II, elettd nel 1088. V. Ordine 
e Patrimonio ecclesiastico. 

DIACONESSA, Diaconissa. De- 
nominazione usata nella pn miti va 
Chiesa^ per significare quelle donne 
che avevano nella Chiesa un officio 
assai simile a quello de' Diaconi 
(Fedi)j facendo sempre voto di ca- 
stità perpetua. Erano le diaconesse 
quelle donne, alle quali la Chiesa 
affidava o de' pietosi offizi per sup- 
plire ai diaconi, o le destinava ad 
alcuni incarìchi in servizio del sa- 
grò tempio per ispiegam meglio. Il 
concilio Auralianense II, nel cano- 
ne 16 , «d il concilio cK Calcedo^ 
ma nel canone 14» scomunicano 
quelle diaconesse, che dopo la loro 
ordinazione, o benedizione, pren- 
devano manto. In sostanza il nome 
di diaconessa era aggiunto a certe 
donne divote, consegrate al servigio 
della Chiesa, e che servivano alle 
donne in ciò che i diaconi non po- 
tevano per decenza. S. Gr^orio 
]^azianzeno^ nel tom. I, p. ic35 
delle sue Operty dimostra che le 
mogli di quelli, ch^rano eletti ve- 
scovi o sacerdoti, si consacravano in 
appresso a Dio menando la vita 
casta, e servendo alla Chiesa nel 
ministero di diaconesse, le quali, 
come si ha dalle costituzioni apo- 
stoliche, tit. 6, e. 1 7, esser doveva- 
no Firgo pudica, seu minus sai' 
tewi vidua^ uni viro nupta. Il Piaz- 
za, parlando nella sua Gerarchia, 
^ pag* 716, delle diaconesse j e 



DIA 567 

suddiaconessCf dice, che le mogli 
di quelli, i quali erano stati fatti ve^ 
scovi, talvolta si appellarono Epi" 
scopae, o Fescove, come Fresbyle' 
me, o presbiteresse^ furono chiama* 
te qualche volta dagli autori eccle- 
siastici) le vecchie vedove in ri- 
guardo air età, come si ha dali'un- 
decimo canone del concilio laodi- 
ceno.. Però anch'esso aggiunge, che 
aitile donne prendevano questo no« 
me, perchè, essendo ordinati i ma- 
riti {M*eli, le mogli vivevano sepa- 
ratamente celibi, come facevano le 
mogli di quelli creati vescovi. Dice 
egli ancora, che delle diaconesse co- 
me delle suddiaconesse, si fece 
menzione nel secondo concilio di 
Toui*8, in quello Antisiodoi*ense, 
non che da s. Basilio, da s. Gre* 
gorio, e da altri. In sostanza quel- 
le donne, i mariti delle quali erano 
fotti vescovi, sacerdoti o diaconi, 
vivendo nel celibato, venivano o* 
norate del tìtolo della dignità dei 
loro mariti, senza però avere alcun 
posto nel clero^ e solo godevano là 
pi*erogativa, che potevano essere or* 
dinate vere diaconesse, se ne ave« 
vano il sola nome per essei*e state 
mogli di diaconi, purché il meri* 
tasseto colla gravità de' costumi. 

Delle presbitere, o pre&biteresse» 
che sono le mogli dei sacerdoti 
giteci, i quali tutti, eccettuati i mo- 
naci, ne prendono una soltanto, e 
vei'gine, prima di ricevere il dia- 
conato, fece menzione s. Gregorio 
I, Dialog, lib. 4» ^P- ^ 9 ragionan* 
do di Ursìcino sacerdote. Il Mura- 
tori, tom. V Med. aevi col. 28, 
avverte, che sorelle si dicevano le 
mogli dei sacerdoti, e dei diaconi , 
dicendosi propriamente germana la 
sorella di sangue, dappoiché non 
pili in qualità di mogli .conviveva - 
np con essi. Il Sarnelli^ trattando 



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a68 



DIA 



al tokBO IX delle tue £efl. eccL 
lettera XIII^ percìA il sesso firn* 
minile impedisce il ricevimento del 
sagramento delT ordine, duoorre «h 
me appi*esso. 

Per rìoeTere gli ordini si richie- 
de il seno virile neiruno, e nel- 
l'altro modo, sicché se alla donna 
si esibiscono tutte le cose che si 
fiinno neir ordinazione, non rioere 
l'ordine, perchè essendo il sagra- 
mento segno in quelle cose che si 
fenno, si ridnede non solo la co* 
sa, ma il significato della cosa. Sic- 
come neiresti*ema unzione si richie- 
de, che l'uomo sia infermo, affin- 
chè si denoti aver bisogno di cura- 
zione, così non potendosi nel sesso 
femminile significare qualche grado 
di eminenza, perchè la donna ha 
lo stato delia soggezione, dicendo la 
Genesi al cap. 3, 16: sub viri pO" 
(estate eris, et ipse dominabitur tui; e 
s. Paolo I Cor. 14» ▼• 34'* MuUeres in 
Ecclesia taceant : non enim pernùt* 
titur eis loquiy sed subditas esse, 
sicut et lex dicit: si quid autem 
voluit discercy domi s^iros suos in* 
terrogentj turpe est enimmuUerem 
loqui in Ecclesia: ne Tiene, che 
la donna non può ricevere il sa- 
gramento dell'ordine. £ sebbene 
alcuni abbiano detto, che il sesso 
virile è di necessità di precetto 
non di necessità del sagi^mento, 
perchè ne' decreti d. 32, can, 19, 
mulieres , e nella dist. 88, cap* 
I, et 75, qu. I, e. a 3 si parla di 
diaconessa, e presbiteressa, con tutto- 
ciò esse non ebbero mai ordini sagri. 
Finalmente nota il Saraelli, che dia- 
conessa si dice la donna, la quale 
partecipa del diacono, perchè legge 
l'omelia nella chiesa, come fiinno 
le monache in coro quando recita* 
no il divino uffìzio^ e presbylera 
vuoi dii:e vidua, pcvchè presbytera 



DIA 
è Io slesso che aSsnior. F. Mc»rA- 
CHB, e Cbbtosihb, le quali hanno 
conservata V antica oonsagrazione 
delle vergini, nella qual cerimonia 
ricevono dal vescovo- la stola, il 
manipcdo^ l'anello ec.^ cantano la 
epistola, il vangelo ec. Delle sagre 
insegne, e prerogative ecclesiastiche 
delle Abbadesse (Fedi), si par- 
la a quell'articolo, massime delle 
antiche abbadesse. 

Sino adunque dai tempi aposto- 
lici trovansi nella Chiesa memorie di 
diaconesse addette al di lei servì- 
gio. L'apostolo s. Paolo, nella sua 
epistola ai Romani, ne ùl menzio- 
ne, dicendo loro: commendo vohis 
Phodfcn sororem nostram, t/uae est 
in ministerìo Ecclesiae, quae est in 
Cenchris; etenùn ipsa quoque a* 
stitit multis, et mihi ipsi$ e nella 
pi*ima epistola al suo discepolo Ti- 
moteo, ne accenna persino la lor 
condizione: Fidua eUgatur non 
minus sexaginta annorum quae 
Juerit unius viri iijcór, in operibus 
boms testimonium habens, si filios 
eduoavitf si hospitio recepii, si san^ 
ctorum pedes lavii, si tribulatio' 
nem patientibus subministrasfit, si 
omne opus bonum subsecuta est, 
Anche il Macri dice, che le diaco- 
nesse dovevano essere mature di e- 
tà, vedove, o vergini attempate. S. 
Ignazio, epìst 12 aii^/i£Ébc^., scris- 
se: salato custodes sacrorum vesti- 
bulorum Diacomssas, Le chiamò 
custodi de' sagri vestiboli, perchè 
uno degli uffizi delle diaconesse era 
lo stare ad assistere alle porte del- 
le chiese, per quelle dov' entravano 
le donne, giacché queste non solo 
avevano in chiesa un luogo sepa- 
rato dagli uomini, ma entravano 
per porte diverse, uso che rigoro- 
samente seguivasi dai cristiani di 
Oliente. Laonde dovevano le diaco* 



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DIA 
nesse Tegliare affinché le donne stes- 
sero nelle chiese colla debita divo- 
zione. Plinio il giovane, in una 
delle sue lettere a Trajano, ut in- 
tendere a questo principe, che avea 
messo alia tortura due diaconesse, 
cui egli appella minisirae, e ciò fe- 
ce per isGoprire la condotta dei 
cinstiani. S. Epifanio defidcy I. IH, 
V, ad Haeres. 79, che desaive gli 
offizi delle diaconesse, dice ch'era- 
no dal TesooYO consagi*ate al Si- 
gnore colla imposizione delle mani, 
accompagnata da certe orazioni. Il 
p. Lupo, nel suo Commentano so- 
pra ì ConciUij dice, che le diaco- 
nesse si ordinavano colla imposizio- 
ne delle mani ; il concilio di Trul- 
lo si serve della parola greca im- 
porre le mani per espriraei*e la 
consagrazione. Nondimeno il Baro- 
nio, air anno 34» n. 288, nega, che 
alle diaconesse s' imponessero le ma- 
ni, e che sì usasse di qualche cerimo- 
nia per consagrarle, e si appoggia 
sul can. 19 del concilio Piceno, che 
le mette nell'ordine dei laici, o 
secolari, dicendo espressamente, che 
non s'imponevano loro le mani. 

Tuttavolta si ha dal concilio di 
Caloedonia citato, la prescrizione 
che si ordinassero nel!' età di qua- 
rant' anni, e non prima. Sino allo- 
ra non erano state ordinate che di 
sessanta anni, come prescrive s. 
Paolo nella menzionata sua episto- 
la, e come si può vedere nel No- 
mocanone di Giovanni Antiocheno, 
in Balsamone, nel Nomocanone di 
Fozio, nel codice Teodosiano, e in 
TertpUiano, De VeUxndis svergini- 
hus. Questo medenmo ^littore, nel 
suo trattato ad uxorem, 1. I, v. 
7i pai4a delle donne che avevano 
ricevuto T oixlinazione nella chiesa, 
e che per certe ragioni non pote- 
vano più maritarsi. Prima doveva- 



DIA 369 

nò essere state vedove, ma poi si 
ammisero ti*a le diaconesse anche 
delle vergini consagrate a Dio, ov- 
vero fia le vedove che avessero 
fatto professione di pietà, e voto 
di castità. 11 detto concilio Nioeno 
mette le diaconesse tra i laici, ma 
nel grado del devo, cioè delle pei> 
sone,che servivano la chiesa. Però 
la loro ordinazione non era sagra- 
mentale, ma una cerimonia eccle- 
siastica» E siccome le diaconesse da 
ciò presero occasione d'insuperbir- 
si, il concilio di. Laodicea proibì; 
che in avvenire fossero consagrate. 
Parimenti il primo concilio di O- 
ranges, dell'anno 44 ■» proibì di 
ordinarle, ed ingiunse a quelle, che 
erano state oixlinate, di ricevere la 
benedizione coi semplici laici. Anche 
al presente si trovano nell' euoolo* 
gio de' greci le cerimonie, che si 
facevano nella benedizione delle 
diaconesse. Matteo Blastare osserva, 
che l'atto di ricevero una diaco- 
nessa è quasi lo stesso con ì* ordi- 
nazione di un diacono. Nella chie- 
sa greca le diaconesse si conserva- 
rono più lungo tempo che nella' 
latina, ed in Gistantinopoli ve ne 
erano ancora alla fine del secolo 
XII. Il Macri dice, che poscia dia- 
conessa fu chiamata fra' groci la 
moglie del diacopo, la quale veni- 
va in chiesa onorata, col prendere 
fra le donne il luogo più degno. 
Ad esse non era lecito ornarsi con 
oro, e gemme, portando sul capo 
un candido velo. Rai*e volte la 
diaconessa usciva di casa nella ve- 
dovanza, e se passava a seconde 
nozze, veniva derisa, ed abborrita 
da tutte le donne, rostando priva 
dei privilegi che godeva. 

Il Galletti, Delprimicero p. 109, 
riporta che nell'Ordine IX presso il 
Mabillon, si parla del tempo in cui 



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27© DIA 

il Pontefice benedioera, doè ordì* 
sa va le diaconesse^ e le pretesse; 
e quanto alle diaconesse è certo, 
che in Roma hanno continuato si- 
no ali' undedmo secolo, poiché nel 
prÌTilegio di Giovanni XIX, spedi* 
to air ultimo di dicembi^ dell' an* 
no MXXVI, in fovore di Pietro 
vescovo di Selva Gindida, e dei 
suGoessorì, tra le altre cose gli si 
concede la consagraùone delle chie- 
se^ degli altari, e de' sacerdoti, dei 
chierici, de' diaconi, e delle diaco* 
nesso di tutta la Città Leonina (Fe- 
di), Dell'ordinazione delle dia- 
conesse tratta anche il Chardon, 
Storia de* sagr. t III, p.68, e seg., 
protestando ancor egli, che sebbene 
ricevessero le diaconesse una specie 
di oixiiDazione, non sono mai state 
considerate come membri dell'ec- 
clesiastica gerarchia, e non mai in* 
caricate alle funzioni clericali, come 
da taluno fissamente si crede. L' 
Ordine romano, impresso nella bi- 
blioteca de' padri, contiene il rito 
di questa ordinazione, ed una messa 
propria. Dice, che essa si faccia a- 
▼anti r altare, in tempo delia mes- 
sa, dopo l'epistola, e il gradua- 
le , e die finita la consagrazione, 
il vescovo metta la stola al collo 
della diaconessa, dicendo : Stola ju- 
cunditads indual te Dominus^ e 
che la diaconessa, da sé prenden- 
do il velo dall'altare se lo ponga 
sul capo. Poi se le dà l'anello, e 
un monile in forma di corona sul- 
la testa, e finalmente con una le- 
sione del vangelo si termina la 
-messa. Aggiunge lo stesso Chardon, 
che in Costantinopoli erano molte, 
perchè Giustiniano determinò che 
fossero sole quai^nta nella gran 
chièsa, e ndla Novel. fece molte 
Jeggi su di esse. 

It Caiicdlieri, Possessi dei Pon- 



DIA 
tefiàf nel descriverli, con rincontro 
delle diaconesse, e delle sagre ver- 
gini cogli allori, e le palme, dice 
che quando il Papa s.' Leone III 
nell'anno 800 ritornè in Roma, fìi 
incontrato a ponte Milvio solenne- 
mente da tutto il popolo Tornano 
cum sanctimordalibusy et d̀ieonisds^ 
oc nobilissinds matronis^ seu univer- 
sit foeminis. Osserva il medesimo 
Cancellieri, che allora le sagre ver- 
gini non erano asti*8tte alla clausura, 
e che anche sotto Pasquale II le 
monache fiirono spedite incontro ad 
Enrico V imperatore, come attesta 
Donizone presso il Baronie all' anno 
mi. In quanto all' abito religioso 
delle diaconesse, nel canone i4o 
del condlio di Cartagine 4 ^^ ^ 
menzione dell'abito religioso ddle 
vedove, chiamate diaconesse, le quah 
eransi dedicate a Dio, e del loro 
voto perpetuo di castità: Si quae 
viduae se dewfverunt Domino ^ ef, 
veste laicali ahjeday sub testimonio 
episcopi, et ecclesiae in reb'giaso ha- 
bitu apparuerint. Dalle quali pa- 
role si raocogite, che dovevano spo- 
gliarsi dell'abito secolare di vedove, 
e ricevere dal vescovo l'abito reli- 
gioso* If ota il Cabassusio, in dis, de 
diaconissis, p. !2S, che nel condlio 
Efesino si prescrisse la forma di 
crearle coli' imposidone delle mani 
ec; ed il Piaaza osserva, che il vo- 
cabolo di diaconesse durò pili lun- 
go tempo in Germania , massime 
in alcuni monisteri. F*. il Tomassì- 
ni, Fet, et nov. Eccl. discip, p. I, 
1. 3, 0. 5o, e e 49> p» VHI et e 5i. 
In quanto poi agli ulfizii , le 
diaconesse primieramente erano, co> 
me dicemmo, pi^poste alla custo- 
dia delle chiese e de' luoghi di 
assemblea, dalla parte ov'erano le 
donneseparate dagli uomini, secondo 
il savio e general costume di quel 



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DIA 
tempo. Non riuscirà supei*fIuo Ae 
qui si noti, che la chiesa di marita 
Agnese fuori le mura [F^edi), sulla 
Tìa Nomentana, è forse Tunica che 
ci conservi ancora l'idea delFingres- 
£0, e della stazione separata dagli 
uomini, che avevano le donne nel- 
le tribune formate come quelle a 
coma evangelii di detta chiesa. Di 
là, al dire di alcuni, sono venute 
le navate laterali a quella grande 
di mezzo, e gli architetti ne han- 
no preso, al dire di altri, argomen- 
to di decorazione per le chiese da 
loro disegnate posteriormente. Co- 
sicché da un argomento di religio- 
ne, se n'è formato un abbellimento. 
Dairentrai-e le donne per diversa 
porta nelle chiese, e dallo stare in 
esse separate, alcuni vollero origi- 
nate le diverse navate nelle mede- 
sime, e in loro . mancanza le divi- 
sioni coi tavolati. In tempo delle 
persecuzioni le diaconesse, invece dei 
diaconi, per non ingerire sospetto net 
pagani, eseguivano le commissioni ed 
ordini dei vescovi, e dei curali colle 
donne ritirate, animandole alla co- 
stanza nella ^e, e sovvenendo le 
bisognose con limosine, come anco- 
ra avevano cura delie povere, delle 
orfane, e delle inferme. Procurava- 
no i necessari soccorsi ai conièsso- 
ri, nascosti o incarcerati. Assistevano 
agli ecclesiastici quando conferivano 
il battesimo delle femmine adulte 
che davasi per immersione, spo- 
gliandole, come spogliavano le fem- 
mine ai punto dellestrema unzione, 
e divenute cadaveri ne lavavano i 
corpi , che decentemente eziandio 
componevano 5 insieme alle cose 
occorrenti per la loro sepoltura. 
Finché durò Tuso di amministrare 
I il battesinx) per immersione, molte 
, erano le diaconesse; ma cessando 
, quello, esse pure, particolarmente 



DIA 1271 

nella chiesa latina andai^no dimi- 
nuendosi. Istruivano le catecumene, 
le assistevano alle risposte che da- 
vano prima del battesimo, t men- 
tre il vescovo cresimava le donne, 
le diaconesse nettavano, ed aster- 
gevano la fi'onte; in sostanza le dia- 
conesse furono destinate principal- 
mente a certe incombenze, che da- 
-^li uomini per cagione di onestà 
eseguire non si potevano. Spoglia- 
vano le donzelle, che battezzar si 
dovevano, indi le lavavano, e poi 
proseguivano l'unzione di tutto il lo- 
ro corpo già incominciata dai dia- 
coni nella iì'onte, indi tuffiivanle 
per tre volte nelle acque secondo 
il rito di allora del battesimo per 
immersionem^ essendo però le don- 
zelle .sostenute nello stesso tempo 
eolle mani de'sacei*doti, tra mezzo 
acquali, ed il sagro fonte un velo 
si fi-apponeva, che le ignude donne 
dalla lor veduta ascondeva, e final- 
mente le rivestivano dopo il battesi- 
mo. Certo, è che le diaconesse fuixHio 
di ^ran soccorso ai vescovi nel go- 
verno delle chiese, ed il concilio di 
Trullo chiama dignità l'impiego di 
diaconessa . 11 p. Menochio colla 
sua moltiplice erudizione, nel t. Ili, 
delle sue StuorCy a pag. i4B, ri- 
porta il cap. LXXXVIII, DeWono- 
re che anticamente si faceva alle 
vedove, e delle diaconesse. 

A voler nominare alcuna delle 
diaconesse, oltre Febe per la qua- 
le s. Paolo mandò la lettera ai 1*0- 
mani, già nominata, Publia dia- 
conessa è ricoidata da Teodoi'eto, 
iìeWHist.eccL 1. 3. e. i4; Teofebia 
già moglie di s. Gregorio Nisseno, 
dal Nazianzeno in laud. s, Basiln, 
Quando il marito prese gli ordini 
sagri, si separò da esso, si dedicò 
al ^rvizio della chiesa, e fu fatta 
diaconessa. Il Torrigio, Grolle vate- 



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a7a DIA 

cane p. 557, dice, che 8. Martina 
viene chiamata in un antichtasiaio 
lesionano deirarchivio della basilica 
di s. Pietro Diaconessa^ cioè mi- 
nistniy ed operatrice di opere buo- 
ne, come dichiara il Torrìgio. At- 
Terte però, che pur fu detta dia- 
conessa la monaca che leggeva le 
lezioni in 001*0, ossia la poi*tinara 
di chiesa, o quella che nettava la 
fronte delle cresimate. Di s. Regi* 
na diaconessa si & menzione da 
un altro lezionano, presso il Ba- 
ronio, all'anno 5i3, num. 3o. S. 
Gio. Crisostomo, parlando di s. O» 
liropia, attesta che oltre airadempie«> 
re esattamente tutti gli obblighi del 
suo offizio; non se tantum, sed et 
quotquot Constantinopotim venisseni 
episcoposj monachosj sanctos pa* 
tres et viros religiosos hospitìo ejc- 
ceptos apprehensa dextera liberali' 
ter atque benigne tractavit, Nella 
chiesa di s. Alessio sul monte A- 
ventino, in una lapide del pavi- 
mento della nave sinistiv, vi è una 
iscrizione marmorea di una diaco- 
nessa, che riporta il Neri ni a pag. 
3 10 deiristoria di quel tempio. Nel- 
Tiscrìzìone poi di un antico marmo 
della chiesa di s. Prassede si legge 
il nome di una tal matrona Teo- 
dora, chiamata Fescovessa. 

11 citato Piazza a pag. 718, par- 
lando delle suddiaconesse , ci fìi sa- 
pere^ che quello che fenno i sud- 
diaconi ai diaconi nelle funzioni ec- 
desiastiche, facevano con le dovu- 
te proporzioni le matrone dette sud- 
diaconesse^ rispetto alle diacones- 
se; recavano gì' istrumenti, e le 
cose necessarie pei loro ministe- 
ri, ed eserdtavansi a sei*vire quelle 
nelle cose più ordinarie e basse» 
destinate pei*ò sempre in servigio 
della chiesa. Per loro non aveva 
luogo Timposizione delle mani, pe- 



DIA 
r6 venivano elette col consenso òA 
clero dai vescovi, dopo una dili- 
gente disamina della loro vita, e 
costumi . Delle suddiaconesse si 
& menzione nel secondo concilio 
turonese, ed altrove. Non è vero, 
come scrisse il Macri, che nella 
chiesa ambrogiana di Milano duri 
sino al presente l'uffizio di diaco- 
nessa. Vi sono bensì le così dette 
dieci Vecchione^ che coi dieci Vec- 
chioni formano da tempo antidùs- 
Simo la scuola di sant'Ambrogio. 
Sono esse scelte fra le povere , 
ed oneste femmine dall'arcivesco- 
vo, e sono soggette al cimilìarca, il 
tesoriere o segretario della chiesa 
maggiore, ed hanno vestito loro 
proprio, che si può vedere nell'fle- 
VkOt^des ord, reb'g. hist, t. 8. Il Piaz- 
za dice, che dei vecchioni, e delle 
vecchione tratta il Rituale ambro- 
giano, de veglonibus et veglonis, e 
che queste vecdiione sono donne 
celibi di oltre sessanta anni, le qua- 
li nelle messe festive, convei^tuali, 
e solenni presentano nella metropo- 
litana al tempo dell'ofifertorio il pa- 
ne pel sagrìfizio, mentre il vino lo 
offit>no i sei vecchioni eguali nella 
età, e nel ministero. Tanto rìpoila 
il milanese Piazza. 

DeUe. diaconesse scrissero molti 
autori, fra'quali nomineremo i se- 
guenti: Giovanni Morini^^rerci/^o 
de diaconissiSf earum ordùiatio- 
ne, et ministeriis, secundum ecclesiae 
graecae, et latinae praxim in g'us 
commentar, de sacr, eccles. ordinai, 
p. Ili, pag. 143, Anast. 1695; Gio. 
Filippo Odelemi, LHssertado de dui' 
conissis primitivae ecclesiae, lipsiae 
1 700; Agnello Onorato, dissertasdo- 
ne delle diaconesse, fra te disser- 
tazioni, p. i64> Lucca 1737; Già 
Pini, Tractaius de ecclesiae JXaco- 
nissis t. I; Acta ss, JBoUand,^ se- 



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DIA 
|)tenibr. p. i ; Domenico Gottardi, 
Daciana diaconessa dissertazione oc- 
eademica sopra un* iscrizione deV 
museo veronese^ Verona 1790; il 
Ziglero, de diaconis et diaconissis 
cap, 19, ed ti Du Ginge, ad Ale- 
xiadem Annae Comnenae p. 416, e 

4^1. 

DIACONI CARDINALI di san- 
ta Romana Okiesa. V. Cardinali^ 
jSagro CollegfOy e Diaconie cardi- 
notizie j ove pure si parla dell'ar- 
cidiacono di santa Romana Chiesa 
(Fedijy e del priore, o primo Cai*- 
djnale diacono. 

DIACONIA, diaconia, diaconium. 
Questa nella primitiva Chiesa era un 
ospizio, o spedale stabilito. per assi- 
stere i poveri, e grinfermi. Si da- 
va altresì un tal nome al ministero 
della persona preposta per invigila- 
re sui bisogni dei poveri, e questo. 
evB. Tofficio dei Diaconi {Vedi), pe- 
gli uomini, e delle Diaconesse [Ve- 
dijj per le donne, ed al sollievo di 
queste. V. il Tomassino, DiscipL 
eccL de Sacris . ordinai. Col me- 
desimo vocabolo, si volle chiama- 
re una carica^ e il ministero di 
colui, che nei monisteri della chie- 
sa greca corrispondeva a quello di 
elemosiniere de nostri monisteri. Il 
dovere di questa carica era. quello 
di ricevere, e di disti*ibuire le lì- 
mosine. Il Macri, parlando delle 
Diaconie cardinalizi^ di Roma (Ve* 
di), dice che la voce Diaconia si- 
gnifica pure la medesima limosina 
raccolta nelle chiese, e della quale 
scrive s. Paolo, a. Cor. e. i8. Se- 
condo tale apostolo, 'diaconia signi- 
fica anche ministero ^ ministerìumr 
verbi 2. Cor. 6, per cui presso i. gre- 
ci v'era il grazioso proverbio, cioè 
arietes ministerium^ e si diceva de- 
gl'ingrati, i quali a somiglianza del 
niontone che dan delle corna a chi 

VOL. XIX, 



DIA 373 

li pasce e benefica. Finalmente^ al 
dire deiristesso Macri, la voce dia- 
conia significa anche legazione. 

Diaconico, Diacomcum^ pia* 

conicn. Luogo vicino alle chiese in 
cui si custodiTano i vasi, e gli or- 
namenti sagri pel servigio divino, 
che poscia fu chiamato. Sagrestia 
(Vedi), ed è perciò che il diaconi- 
co fu chiamato anche conclave, fio- 
crarium^ secretarium. AI dire di s. 
Paolino, sembra che parecchie chie- 
se latine avessero a diritta e a si- 
nistra del santuario due diaconici, 
o sagrestie, delle quali Tuna non 
«ra che pei libri sagri, e T altra pel 
ministero. Vi si custodivano ezian- 
dio le reliquie, e quivi pure il ve- 
scovo salutava, abbracciava, e rice- 
veva gli stranieri, il pei-chè fu chia- 
mato anche salutatorium dalla pa- 
rola greca amplector, saluto. Co- 
si dalla parola greca io servo, que- 
sto, luogo fu, detto diacònico, per- 
chè vi si riponeva tutto, quello 
che serviva al sagro, ministero, e 
al servizio dell'altare. II Maa*i dir 
ce,, che nel diaconico, il vescovot 
riceveva \ pellegrini: Post dictani 
tertiam^ et sextam sanctissimus pa- 
triarcha vadit in metatorium sivc 
diacomcum, et exit ad sanctum al- 
tare. Ex eucolog. graeco. Ciò con- 
ferma, ch'era la sagrestia attacca- 
ta al lato della tribuna: Quoniam 
non oporiet insacratos ministros H- 
centiam habere in secretarium^ quod 
graeci diaconion appellante ingredi^ 
et contingere vasa Dominica. Tanto 
dispose il concilio Agatense col ca- 
none 66. Appresso i greci il Dia^ 
conico significa ancora un libro, nel 
quale si contengono alcune preci, 
che si cantano nella messa, e nel- 
le oi*e canoniche dal solo diacono. 
Leone AWsi^iio, de Ub. eccks. graecae 
dice, che il diaoopico. libro contiene 
18 



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a74 DIA 

la spiegazione de'poTeri, e delle fun- 
zioni de' diaconi. Inoltre pvesso i 
medesimi greci per questa voce 
s' intende una pi^ghiera, che fa 
l'arcidiacono^ per la pace, e pel 
diacono dianzi ordinato, nel tem- 
po della ordinazione dei diaoh 
ni (Fedi), Chiamano i greci col- 
letta diaconica, un'orazione, che re- 
citano i diaconi. Finalmente appellasi 
diaconico^ e diaconicum dagli an- 
tichi sci*ittort ecclesiastici, una par- 
te del sagro tribunale, o della se* 
dia pontificale; ed è il luogo, nel 
quale i Cardinali diaconi sono seduti 
alla destra, ed alla sinistra del som- 
«IO Pontefice, quando è nella sua 
cattedra, o sede, al dire de'medesi- 
mi scrittori. F. Chiesa, o Tempio, 
ove si parla delle parti di essa sì 
delle antiche, come delle moderne, 
e tanto delie chiese latine, che del* 
le greche. 

DUCONIE CASDiirALiziB di Ro« 
MA. Oltre quanto si disse all'arti- 
colo Diaconia {Fedi), aggiungia- 
mo die r etimologia di tal no- 
me vuoisi anche spiegare per ca^ 
sa ministeriale, ed ospedale, e chie- 
sa. Il Macri, ed altri scrittori, per 
diaconia indicano ancora la chie- 
sa, ohe nei primi seicoU del ci*i- 
stianesimo era destinata ai sette 
diaconi di Roma, nella quale, ò 
nella casa contigua, dispensavano la 
limosina ai poveri della propria 
i*cgione. Altii appellano diaconie 
di Roma, alcuni pii luoghi, ora- 
torli , o cappelle , con contiguo 
ospizio o spedale, stabilito per as- 
sistere, mahtenei'e, e soccorrere i 
poveri, e gr infermi, in sette re- 
gioni delle città; e quelli che vi 
furono preposti al governo, furono 
anche detti padri delle diaconie, 
chiamandosi il capo arcidiacono 
Mia chiesa romana {Fedi), 11 nu- 



DIA 
mei^o delle diaconie cardinalizie si 
aumentò e diminuì in progresso di 
tempo^ come diremo. Talvolta i 
sommi Pontefici dichiararono ad 
tempus diaconia cardinalizia, ^ una 
chiesa di titolo presbiterale. £ poi 
da avvei*tirsi, che sebbene al pre- 
sente sieno sedici le diaconie cardi- 
nalizie, la chiesa di s. Lorenzo in 
Damaso diviene diaconia, quando 
il Cardinale vice-cancelliere di san- 
ta Romana Chiesa è dell'ordine 
de' diaconi, giacché con tal dignità 
è unita la medesima diiesa. 

Origine delle diaconie cardinalizie, 
def^ arcidiaconi j e diaconi Car- 
dinali. 

Venerabile é stato sino dalla na- 
scente Chiesa il nome di Diacono 
(Fedi)j ordine ecclesiastico, che 
principalmente significa ministro. Il 
suo uÌ£zio non è soltanto di minit 
strare, e dispensare il sangue di Cri- 
sto, come i diaconi nell'antica di- 
sciplina comunemente fòcevano, e di 
servire al vescovo, e al saceixlote al- 
l'altare; ma anche di sovvenire le 
vedove, i pupilli, e i poveri, co' te- 
sori della Chiesa, che prima consi- 
stevano nelle pie o&rte de' fedeli. 
La loro origine primaria rimonta 
agli apostoli^ che ne elessero sette. 
Dietro tale esempio il Pontefice s. 
Evaristo, creato l'anno 112, or- 
dinò nella Chiesa Romana sette dia- 
coni, i quali assistessero, e custo- 
dissero il vescovo quando predica- 
va, ed aiutassero co' tesori della 
Chiesa i fedeli, i poveri, le vedove, 
^d i pupilli. E perchè i sette dia- 
coni di Roma non avevano luogo 
determinato, quando s. Fabiano 
Papa, del 288, divise Roma in set- 
te regioni, nelle quali comprende- 
vansi i quattordici riooi^ la cui j 



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DIA 
secondo il disposto dall* imperatore 
Augusto dìvidevasi la città, assegnò 
a ciascun diacono un'abitazione ih 
ogiii regione; ed appunto questa 
divisióne ecclesiastica diede origine 
alle diaconie cardinalizie di Roma. 
Le dette abitazioni furono chiama- 
te Diaconie, òssìano case minìste- 
rialiy ospizi, ed ospedali pei poven, 
vedove, e pupilli, ai quali ivi pre- 
stavano i loro ajuti, e socooi*$i, me- 
diante le limosine raccolte dai sud- 
diaconi, per cui questi diaconi fu- 
rono anche detti dispensatores. Sic- 
come poi 8. Fabiano aveva aggiun- 
to ai sette notari istituiti da s. 
Clemente I, altrettanti suddiaconi, 
perchè lì assistessero nella compi- 
lazione e registro degli atti dei 
martiri; agli uni e agli altri pre- 
pose i sette diaconi, affinchè Teglias- 
sero alla diligentle esecuzione del 
loro geloso uffizio. V, Panciroli, 
Tesori nascosti di Roma pag. 94, 
e seg. Il prìmo, e principale fra i 
sette diaconi della Chiesa Romana, 
ch'era forse il più anziano di loro, 
eletto dal vescovo di Roma, cioè 
dal Papa col consènso del clero, e 
del popolo romano , si chiamò ar- 
chidiacono, o arcidiacono^ ovvero 
diacono cardinale, cioè principale 
tra gli altri diàconi, al modo che 
il primo e piti anziano tra i preti 
Tenne chiamato arciprete. Arcidia- 
cono pertanto vuoisi che fosse s. Lo- 
renzo, il quale poi pafi glorioso mar- 
tirio. Era dunque nei primi tempi 
^n solo Cai*dinal diàcono, cioè il 
primo tra i sette, come si ha dal 
sinodo romano 2, cap. 7, celebra- 
lo sotto s. Silvestro I, assunto al 
pontificato nell'anno 3i4, al nfe- 
l'ire di Onofrio Panvinio, de dia- 
coni cdrdinalis origine, capo 3. E- 
sbrcitarokìo V arcidiaconatò molti 
nobilissimi personaggi con grande 



blA 275 

autorità, quali capi e snperiori dei 
diaconi. E siccome nella légge mo- 
, saica tTB. ì leviti eranvi i principi, 
o maggioraschi, chiamati ancora 
principi de'' levili, così tra i diaco- 
ni si stabilirono gli arcidiaconi. Il 
loro numero sembra che non cre- 
scesse sino alla fine del sesto se- 
colo, mentre governava la Chiesa 
universale Is. Gregorio I. Essendo 
cura dell'arcidiacono l'investigare 
per la città ove fossetto i fedéli più 
bisognósi, (u pure denominato Ci>- 
cumlustrator, o Perscrutator, Au- 
mentandosi in progresso di teihpo 
il numero de' fedeli, convenne asse- 
gnare a ciascuna delle sette regioni 
di Roma due diaconi, comsponden- 
ti ad uno per ogni rione, laonde 
ai XIV Honi pi*esiedevano altrettan- 
ti diaconi, il primo de' quali si con- 
tinuò a chiamare arcidiacono, ov- 
vero diacono cardinale. Gli altri 
si chiamavano diaconi regionari, &i 
questo o di quel rione, del terzo, 
o del decimo ec. Cresciuta àuindi 
la maestà delia Chiesa Romanci, 
in un alle offerte de' fedeli, ed alla 
moltitudine del popolo, e de' pove- 
ri ne^ quattordici rioni, furono ag- 
giunti per ciascun rione alti*i dia- 
coni subordinati, siccome si era- 
no aggiunti a' Cardinali preti altri 
preti ne' loro titoli, ma con nume- 
ro indetei*minato, secondo il biso- 
gno- 

I primi diaconi si chiamarono 
tempre diaconi Gainlinali, eletti per 
lo più dal Papa, ovvero dal re- 
stante del clero. Laonde i capi del 
c]ei*o secolare, nelle diaconie si chia- 
marono Priori (Fedi), come si 
appellarono particolarmente quelli 
delle diaconie di s. Maria in Via 
Lata, e di s. Eustachio. Più anti- 
camente Priore si denominava il 
diacono Cardinale di s. Muiùa in 



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376 DIA 

Cosmedin, prima che quella CoUe- 
giata (Fedi) fosse soppressa da 
Eugenio IV, poi rimessa da Leone 
X con titolo di arciprete, capo del 
capitolo, a differenza di quelli di 
alcuni Titoli cardinalizi (Fedi), die 
si chiamtLTono Arcipreti (Fedi)^ ben- 
ché ora, QTe sono i Girdinali pre- 
ti titolari, non vi sieno né priori, 
né arcipreti, risiedendo presso di 
ogni Cardinale prete titolare la po- 
testà, giurisdizione, e prerogatire 
proprie dell' ordine presbiterale, so* 
pra il loro dero, per la superiorità 
del loro sacerdozio. Ciò particolar- 
mente si osserva nelle chiese, o titoli 
di 8. Lorenzo in Damaso, di s. 
Maria in Trastevere, di s. Marco 
ec. Non così nelle diaconie caixli- 
nalizie, dove non potendo i diaconi 
Cardinali essere dell'ordine e ge- 
rarchia ecclesiastica, capi di preti, 
come osservò l'annalista Cardinal 
Baronio, è peràò che nelle diaco- 
nie furono istituiti i priori, e gli 
arcipreti. Che se la diaconia si 
desse in titolo cardinalizio ad un 
Cardinale dell' ordine de' preti, nul* 
ladimeno ritengono gli arcipreti o 
priori il loro titolo. In quanto alle 
collegiate, già si disse al voi. XI, 
p. 264» del Dizionario, che non 
sono di quella antichità, che alcuni 
vollero attribuir loro, non essendo- 
vi stati i capitoli di chiese colle- 
giate in Roma, ne' primi secoli del 
cristianesimo. Avanti di proseguire 
neir argomento, parleremo prima 
del numero delle diaconie cardi- 
nalizie. Rimasero perciò i Cardinali 
diaconi in numero di quattordici, 
appunto corrispondenti a quello dei 
Rioni di Roma (Fedi), dai quali 
si denominarono regionari, finché 
verso l'anno 735, dal Pontefice s. 
Gregorio III, ne furono aggiunti 
altri quattro chiamati Palatini, Ba- 



DIA 
silicari, o Misseles, e questi quando 
celebrava, ministravano al Papa nel 
palazzo, e nelle prindpali basiliche 
di Roma, cioè nella vaticana, e nel- 
la lateranense ; anzi il citato Pan- 
droli aggiunge, che aveano cura del 
patrimonio di s. Pietro. Ecco la 
nota delle XVIII diaconie allora 
stabilite. 

L S. Maria inDomnica, residenza 

ddl' arddiacono Cardinale. 
IL S. Lucia in Settizonio. 

III. S. Maria Nuova. 

IV. SS. Cosma e Damiano. 

V. S. Adriano. 

VI. SS. Sergio e Bacco. 

VII. S. Teodoro. 

Vili. S. Giorgio in Velabro. 

IX. S. Maria in Cosmedin. 

X. S. Maria in Portico. 

XI. S. Nicola in Carcere. 

XII. S. Angelo in Pescarla. 

XIII. S. Eustachio. 

XIV. S. Maria in Aquiro. 

XV. S. Maria in Via Lata. 

XVI. S. Agata alla SubuiTa. 

XVII. S. Maria in Silice, o Scilice, 
ossia s. Lucia in Selci. 

XVIII. SS. Vito e Mode&U> in. ma- 
cello Mar^rum, 

Il citato Panvinio dice, che i det- 
ti Cardinali diaconi vennero anco- 
ra appellati ministri deW aliare di 
Laterano. In progresso di tempo 
i diaconi Cardinali arrivarono a 
sedid sotto Onorio II, e poi, se- 
condo il Du Cange, presso il Libro 
pontificale, divennero ventiquattro. 
Diednove Leone d'Orvieto ne ri- 
porta nel XIV secolo nel suo Chro- 
nicon. Tornarono però ad essere i 
diaconi CardinaU al numero di 
didotto, numero che per otto se- 
coli non si è mai alterato sino a 
Paolo III^ il quale nel 1 545 gli ac- 



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DIA 

cr^be di uno» per cui nel termine 
del suo pontificato erano viventi 
diecinove Cardinali diaconi. Quin- 
' di Pio IV, nell'anno i56g^ in una 
promozione di diecinove Cardinali, 
non avendo tante diaconie , che 
bastassero pd Cardinali novelli 
dell'ordine dei diaconi » aumen- 
tonne il numero sino a venticinque, 
che di nuovo poco dopo a ridus- 
sero all'anteriore numero di di- 
ciotto, venendo successivamente gli 
altri, ch'erano sacerdoti, ammessi 
fra i Cardinali preti alla morte di 
alcuno di quest'ordini. F^, Sagro 
Collegio de' CARDor ali. 

All'articolo Chiese di Roma, ri* 
portando alle rispettive denomina- 
zioni anche tutte le basiliche e chie- 
se, che furono, o che sono titoli 
de' Cardinali preti, e diaconie dei 
Cardinali diaconi, avvertimmo a 
ciascheduna di esse quando tempo- 
raneamente, a cagione di qualche 
circostanza, furono date a' Cardinali 
in commenda, ovvero da titolo pres- 
biterale furono dichiarate diaconie 
cardinalizie, e quando alcuna di 
esse divenne titolo di Cardinal pre- 
te. Oltre quanto poi si dirà sul 
novero delle diaconie, e sulla ri- 
spettiva preeminenza, registrìamo le 
seguenti diaconie in numero di se- 
dici, eh' è quello attuale, e coU'or- 
dine con cui sì leggono nelle Notizie 
annuali di Roma del 1842. Le 
prime undici sono occupate da al- 
trettanti Cardinali diaconi, le altre 
cinque vengono riportate dalle stes- 
se Notizie quaU Diaconie Vacanti. 

S. Maria ad Marlyres^ con capi- 
tolo. 

S. Maria in Via Lata, con capi- 
tolo. 

S. Cesareo. 

S. Eustachio, con capitolo. 



DIA 277 

S. Maria in Aquiro. 

S. Nicola in Carcere, con capitolo. 

S. Maria in Cosmedin, con capi- 
tolo. 

S. Marìa in Portico. 

S. Angelo in Pescarla, con capi- 
tolo. 

S. Adriano al Foro Romano. 

S. Maria in Domnica. 

SS. Vito e Modesto. 

S. Maria della Scala. 

SS. Cosma e Damiano. 

S. Giorgio in Velabro. 

S. Agata alla Suburra. 

I canonicati, e gli altri benefizi 
nelle diaconie vengono nominati 
dai Cardinali diaconi di ognu- 
na, eccettuate le dignità, e quel- 
li affetti alla santa Sede, che no- 
minati sono dal Papa \ come vanno 
eccettuati i canonicati, od altri be- 
nefizi, che o sono di jus patronato^ o 
sono nominati dall' istesso capitolo, 
e secondo le norme di ognuno, co- 
me accennammo all'articolo delle 
chiese diaconali. Facendo ri tomo 
ai diaconi regionari. Papa s. Gre- 
gorio I diede ed assegnò loro pro- 
prie* chiese, presso le quali avesse- 
ro r abitazione e l'ospizio, di cui si 
parlò di sopra non solo per l'aju- 
to de' poveri, ma pel governo del- 
le slesse chiese, che da essi fu- 
rono dette diaconie, a differenza 
de' titoli presbiterali. Forse anche 
avanti detto Pontefice, alcuna del- 
le chiese antiche venne assegnata 
a' Cardinali diaconi regionarii, o 
perchè in esse si facessero, o si 
ricevessero le Collette di questue 
( Vedi) , ed oblazioni dei fedeli, 
o perchè ivi avesse luogo lo scru- 
tinio de' poveri, a' quali in esse riu- 
niti si distrìbuivano le Umosine^ 
massimamente nelle chiese pìùi an- 
tiche, in cui vi erano i gazofilacii 



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278 DIA. 

{gazophyìacium^ cassa o luogo ove 
si conserva il denaro, o i tesori) , e 
le corbone {corbona^ cassa delle of- 
ferte del popolo fette al tempio). 
In quello di Gerusaleinme ve ne 
erano tre» la prima era detta Mu» 
sach, in cui si conservavano i do- 
nativi fatti al tempio dai prìncipi; 
la seconda chiamavasi Gazofilacio^ 
destinata per le offerte del popolo; 
la terza dicevasi Cortona^ che ser- 
viva per ricevere le limosine de- 
stinate pei sacerdoti, e ministri del 
tempio, e le mense che il Macn 
neli' Hìeroìexicon dice essere le cor- 
bone^ e donde pi'ese il nome la 
mensa del vescovo» ossiano le sue 
rendite. Il medesimo autore, nella 
NoL de voc, eccles, alla parola 
Mensumus, aggivnge che con tal 
vocabolo i ps^dri africani denomi- 
navano le mensuali provvisioni, cui 
distribuivano ai chierici inservienti 
delle chiese, ove si riponevano i 
denaiì offerti dalla pietà de' fe- 
deli. Ciò tanto piii sembra certo, 
in quanto si l^ge negli antichi 
scrittori^ che gli ospedali si erìge- 
vano vicino alle basiliche, o chiese 
più frequentate dal popolo. In que- 
ste chiese diaconali, i Cardinali 
diaconi . esercitarono la giurisdizio- 
ne, come i vescovi nelle loro dio- 
cesi, anzi maggiore di quella dei 
Cardinali preti ne'loro titoli. Que- 
ste diaconie non avendo nei piìmi 
secoli, come osserva il P^nvinio, 
cura d'anime, e perciò non essen- 
do né titoli, ne parrocchie, sebbe- 
ne fossero consegrate in onore dei 
santi, furono chiamate ancora Mar- 
tirii, dalle reliquie dei martiri ivi 
riposte. Il Panciroli dice, che tali 
chiese furono assegnate ai diaconi 
non pel battesimo, ed amministra- 
zione di altri sagramexiti, ma per- 
chè avessero stabile, e più decoro- 



DIA 
sa residenza presso qualchje cbìesa 
de* martiri. 

Con opportuni, e savi provvedi- 
menti, tolse QgnÀ 4i$ordin^^ e con- 
fusione nelle diaco^e cardinalizie, 
e perciò aU'prdii^, diaconale, la 
vasta mefite d|^ Spsto V, il quale, 
ristabin le diaconie all'^nlico nu- 
mero di quattordici gÌ9Q(ji»è alcune 
chiese erano distrutte,, ooo^ s. Lu- 
cia in Settizoaio, e queUii de' ss. 
Sergio e Bacco, che stava, pressa 
la chiesa di 8. Adi'iano, altre per- 
chè andavanq bisognose di mdli 
restauri come 8. Teodoro ^ s, Luda 
in Selci, la quale dopo alcuni anni 
fìi riedifica^. In tal modo le dia- 
conie tomfirono al numero di quat- 
tordici, senza che avvenisse in se- 
guito ultenore e significante, mu- 
tazione, e ciò se non per breve 
ten^po, meno il* cambio di s. Ma- 
ria Nova, colla chiesa di s. Maria, 
della Scala in Trastevere, per au- 
torità di Alessandro VII, creato nel 
i655. I diaconi Cardinali, alcuni 
secoli avanti il pontificato di Sisto 
V, non si chiamarono più col no- 
me de' loro rioni, né regionari, ma 
dalle chiese d^'sauM» sotto l'invof. 
cazione de' quali erano dedicate, f^. 
il Panvinio, de sepL Urb. eccles. 
cap. 3. Tuttavc^lta va avvertito, 
che memorie di. diaconi Cardinali, 
denominati co): nome della loro 
diaconia, 1^01^ se ne trovano che dal 
pontificato di Urbano II, il quale 
fu assunto nell'cMino 1088, o poco, 
prima. Il peixhè conviene dire, che. 
sino a quell'epoca ì diaconi Car- 
dinali si chiamassero col numero 
del loro rione, a cui presiedevano, 
come si notò superìormente , si 
dissero cioè regionarii di questo, 
o di quel rione, o palatini. Altii 
diaconi furono chiamati stazionari, 
perché annunziavano al Papa, ed 



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DIA 
al popolo le stazioni {Vedi)y ed in 
esse eserà lavano il loix> uffizio. Su 
questo punto va letto rUgonio^ 
Stazioni di Roma y pag. 275, e s^., 
il quale^ oonfermaddo quatito dice 
il Pantkìio, parlando della diaconia 
di s. Nicola in cai*oere, aggiunge, 
che il prinao diacono Cardinale di 
essa, eh' egli trovò nominato diaco^ 
no Cardinale di s, Nicola in Cor-' 
cere ^pedGcattaroente, fu un certo 
CrisogùDO nell'anno mille e cento, 
sotto Pascfuale li, che fii il suoces* 
sore di Urbano II mentovato. Non 
fui-ono però questi Cardinali sta^ 
iionarìf perocché alcuna volta era» 
no pronaossi da diacono staaòoaario 
alle diaconie cardinalizie. 

Le diaconie dai primi secoli, si^ 

no al tempo di Sisto IV, creato 

nel 1471» ^alc A ^^^ sopra mille 

e duecento anni, erano così inalte*» 

rabilmente distinte dai titoli car- 

dinalizi, che, come con profonda e- 

rudiùone osservò il medesimo Pan^ 

viuio, giammai alcun Gai'dinal pre* 

te ebbe diaconia, né alcun diacono 

passò a qimlehe titolo. Che se fosse 

avvenulo, che akun diacono Cardi*' 

naie sr fosse consagi^ato pyetie,. la* 

sciata la dÀaconiat, pa^ara al titolò, 

e ciò per la differenza grande («o^ 

me notò il Cardinal Brancaccio de 

bened. diaconali)^ che tì tra. fra i& 

ministeit) de'tttalarì, e de'diaconi, 

avendo i prìmt le parrocchie cu» 

governavano per mezzo dei lavo 

ministri, nelle quali essi avevano 

piena giurisdizione. deHa curar d'ani«> 

me, e dell'amministrazione de' sa» 

gramenti,ciò che non si conveniva ai 

secondi. Questi, come dimostra la 

etimologia del nome di diaconia, 

cioè case ministeiialì, ed ospedali j 

non avevano verun governo d'ani* 

me. I diaconi Cardinali pertanto fa^^ 

cetano gli uffizi loro assegnati, CO- 



DIA 279 

me di conservare i (]fenari, e le 
offerte de' fedeli, distribuendole ai 
poveri, al rione loro destinato. Al- 
terò quest' ordine il suddetto Si- 
sto IV, e durò éino a s. Pk> V, 
poiché Sisto IV incominciò net 
1473 a dare a'dhro'si Cardinali 
preti, da lui creati in tale anno, 
le diaconie in vece dei titbfr. Ales- 
sandro VI poscia nel" i4g^ fu pu- 
re il primo, a conferii^e i titoli, 
che solo convenivano a' Cardinali 
dell' ordine de' preti, anche m Car- 
dinali diaconi; il perchè sino a 
Sisto V (che TÌ pose l'enunciato 
l'egolamento) non vi fu titolo, che 
pel disordine, e confusióne seguita 
dai discostarsi dalle antidie usanze 
delia Chiesa, non divenisse diaconia, 
né diaconia die non fosse divenutaf 
titolo, toitonie alcune delle pipanti- 
che, e venerabili, le quali oggi tut- 
tora si onorano col titolo e grado 
di basilica, come s. Maria in Tras- 
tevere, SS; Apostoli, ed altre. Du- 
rò altresì per mille anni e più di 
continuo questa consuetudine della' 
Chiesa Romana, che né i diaconi 
potessero lasciare le diaconie una 
volta ricevute, né i preti i loro 
ti toh, né ì vescovi Cardinali i loro 
vesco>vafci suburbiiòari. Ma se un- 
diacono si voteva- consagrar prete, 
lasciata la diaconia, che ripugnava 
al prete, otteneva dal Pontefice, 
mediante VOzione (P^edi)^ il titolo 
che vacava; né lasciava mai que- 
sto* titolo, se al Papn non piaceva 
dichiararlo vescovo Cardinale. In 
questo caso lasciato il titolo, rìce^ 
veva il vescovato, che riteneva si- 
no alla morte, o all'esaltazione ai- 
pontificato; Non mancano però e- 
sempi, che dimostrano aver i Papi 
ritenuto il vescovato, e le abbazie 
che avevano nel cardinalato, come 
da ultimo fecero Pio VI che ritenne 



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q8o dia 

V abbazia di Subiaoo, e Pio VII che 
non dimise il Tesoovato d'Imola. 
De'Gardioali diaconi^ che anticamen - 
te furono sublimati al pontificato, 
a preferenza de' Cardinali preti o 
TescoViy si tratta al Tolume XYI, 
pag* 3o9 e seg. del Dizionario, 

Del ministero degli arcidiaconi^ 
diaconi j e suddiaconi^ e loro 
prerogative. 

Il ministero e la dignità dell'ar- 
cidiacooo della Chiesa Romana, ca- 
po de' diaconi, divenne così grande 
e potente, per l'autorità e giuris- 
dizione che esercitava, come si rac- 
coglie daU'Oi*dine Romano, che al- 
cuni arcidiaconi inorgogliti di essa, 
sovente inquietarono colie loro pre- 
tensioni i sommi Pontefici. Ed è 
perciò, che questi pel buon gover- 
no della Chiesa, fuix>no costretti ad 
abolirne la dignità, ciò che fecero 
Urbano II al declinare del secolo 
XI, ed Alessandro III dopo la metà 
del secolo XII. Da quel tempo in poi 
e sino ad oggi, il. primo e più an- 
ziano dei Cardinali diaconi, non pik 
Cardinale arcidiacono fu appellato, 
ma priore dt'diaconi. L'arcidiacono 
sedeva alla presenza del Papa, era 
suo vicario nelle cose ecclesiastiche, 
perchè non solo riconosceva le cau- 
se de' chierici di quelle regioni 
dove non risiedevano i diaconi, 
ma ancora si poteva a lui ricorrere 
in grado di appello, allorquando 
il diacono regionario non ammi« 
nistrava la giustizia. Osserva s. Gi- 
rolamo, che perciò gli arcidiaconi 
non volevano passare all'ordine 
presbiterale, stimandolo grado in*- 
ferìore, e credendo non di ascen- 
dere, ma discendere. S. Gregorio I 
riprese pei* ciò il vescovo Salonr- 
tano, che voleva obbligare il suo 



DIA 
arddiàoono a promoversi al sacer^ 
dozio per invogliarlo della dignità. 
Non si fiiceva arcidiacono il più 
anziano de' diaconi, come vuole il 
Gitrio, lib. 5 jur, orieni. re«p. I, 
ma per elezione. In fiitti abbiami 
da Teodoreto^ histor, lib. I, e. i6, 
che oerto Alessandro, ancor giovi- 
netto, per le sue virtil fu eletto 
capo de' diaconi. Vero è però, che 
non poteva essere arcidiacono, chi 
non era prima diacono, siccome 
afferma il Baronio all'anno logS. 
Al Cardinal arcidiacono fii assegnata 
la chiesa di s. Marìa in Domnica, 
e perchè l' arcidiacono era il primo 
tra i diaconi, così questa diaconia 
fu annoverata la prima tra tutte 
le altre, per cui da alcuni ifu det- 
ta arcidiaconia, anche a cagione 
de' pregi di tal chiesa, fra i quali 
rammenteremo anche qui, dbe s. 
Lorenzo, essendo arddiacono di s. 
Sisto II Papa, ivi prima di andare 
al martino distribuì a' poveri le &• 
colta della chiesa. 

Verso l'anno 684) cessò Vanii* 
co costume della romana Chiesa, 
per cui nella morte, od assenza del 
Pontefice, e nel! elezione di questo, 
ed anticamente prima anche della 
oonsagrazione , i' amministrazione 
della medesima risiedeva presso -lo 
arcidiacono, l'arciprete, e il pri- 
micero de' notarì. La stessa dignità 
di arcidiacono, toltone il nome, e 
la giurisdizione, in parte oggidì si 
rappresenta dal Cardinal Corner' 
tengo di santa romana Chiesa (Fe- 
di)^ la qual sostituzione iti &tta da 
s. Gregorio VII nel 1078. Egli, 
prima di salire al pontificato, era 
stato da JNicolò II nel loSg, di- 
dìiarato arcidiacono Cardinale di 
s. Malia in Domnica. Ai rìspettivi 
ai*ticoli si notano le prerogative del 
priore de' Cardinali diaconi, o pri^ 



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DIA 
mo Cai'dìiial diacono. TuttavoUa 
qui daremo un cenno delle pria" 
cipali. Incombe al primo Cardina- 
le diacono annunziare al popolo la 
seguita eledone del nuoTo Ponte* 
fioe, colla formola : Annuntio vohis 
gaudi'um niagnum: hàbemus Pontìfi- 
cem Eminentissimutn Cardinaiem 
tìtuli, vel dtac. s. , . . N. N. ec., 
che rìportammo verso il fine del- 
l' articolo Conclave {Vedi), al qua- 
le si disse tuttociò, die dalla morte 
del Papa a lui spetta nella sede 
vacante' dì^^eseguire, incominciando la 
medesima sera della seguita mor- 
te a fare da capo di ordine , e 
proseguendo ad esserlo sino al 
terzo dì del conclave. Dicemmo pu- 
re come al medesimo tocchi co- 
ronare col pontificio triregno il 
nuovo Papa, pronunziando quelle 
parole, che si possono leggere al- 
l' articolo Coronazione de Pontefici 
(Fedi). A' suoi luoghi notammo 
que'Cardinali primi diaconi, che co- 
ronarono più Pontefici, massime a 
pag. 291, e «eg. del volume XV, 
ed a pag. 207 del volume XVI 1 
del Dizionario, Per questa funzio- 
ne, dicesi che il Caixlinaìe liceve- 
va il donativo di dodici mila scu- 
di. Al medesimo articolo Corona- 
zione de* romani Pontefici si dice 
pure delle laudi, che intuona il Car- 
dinal primo diacono colla Ferula 
(Vedi) in mano. 

]] Cai*dìnal primo diacono nella 
sua cappella privata impone il PaU 
Ho (Fedi) ai nuovi patriarchi, pri- 
mati, arcivescovi, e a quei vescovi, 
che lo godono per privilegio; ov- 
vero lo consegna, se assenti, ai lo- 
ro procuratorì, previo il giuramen- 
to che riceve di fedeltà, ed ubbi- 
dienza alla santa Sede, ed ai som- 
mi Pontefici. Essendo il Cardinal 
primo diacono assente» o impoten- 



DIA a8i 

te, ne fa in questo, ed in tutto al- 
tro le veci il più antico Cardinal 
diacono dopo di lui, come si pra- 
tica nei pontificali, e nelle cappel- 
le Pontificie, ed altre funzioni, cui 
assiste, o celebra il Papa. Ivi il pri- 
mo e secondo diacono acoompa- 
gn«io il Pontefice, il primo gli po- 
ne la mitra, o il triregno^ il secon- 
do gli leva r una e V altro; ambe- 
due siedono sul ripiano del trono 
ai lati del Pontefice. In mancanza 
di un Cardinale diacono, deve fa- 
re da secondo diacono un Cardinal 
prete, sebbene i Cardinali preti 
abbiano nelle altre cose la prece- 
denza sui diaconi, meno quelle che 
spettano ad uffizi propri dell'ordi- 
ne diaconale. Nelle processioni il 
Cardinal primo diacono dà l'or- 
dine che incomincino a defilare, a- 
vendo in mani la ferula, cioè un 
piccolo bastone di legno, ricoperto 
di velluto rosso- ed ornato di ar- 
gento, come insegna di autorità. 
La ferula dagli antichi rituali ve- 
niva attribuita al primicero della 
scuola de'cantorì, per disposizione 
di Ste&no IV. Ma delle preroga- 
tive del Cardinal primo diacono, 
degli uffizi che da esso si esei-cita- 
no nelle pontificie funzioni , co- 
me di quelli dei Cardinali diaconi, 
si tratta ai rispettivi luoghi del- 
l' articolo Cappelle Pontificie (Fe^ 
di), COSI del luogo ove siedono, 
cioè nel banco a comu epistolae. 
Se però intervenissero alle sagre 
funzioni tre soU Cardinali diaconi, 
i due primi vanno al tròno alla 
consueta assistenza del Papa, ed il 
tei'zo siede dopo l'ultimo Cardinal 
prete, per non rimanere isolato nel- 
lo stallo diaconale. Solo qui ripe- 
teremo, che in cappèlla, e in con- 
cistoro i Pontefici fecero sedere so- 
pra r ultimo Cardinale diacono, ai- 



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sSa- 



DIA 



cuoi duchi, o prìncipi sovronL V:. 
Niookius Januarìus, dt offìeio ar^ 
chìdiacoiù, in Op. Fr. Floreniift t. 
I, p. 239; Gio. Cristoforo Ama- 
duzziy Dissertazione canomco-filo^ 
so fica sopra il titolo ed oflicia or- 
chidiaconi, Roma 1767. Diaconie 
cbiamaronii, come dicemmo, quelle 
chiese, ottcto caae ed ospedali, de» 
stinate prima n sette diaconi di 
Roma, poi a quattordici, nelle qua- 
li dispensatasi la limosina al pro- 
prio rione. Anastasio Bibliotecario, 
nella vita di Stefano III scrìsse: 
Diaconiam sanctontm Sergu et Bac* 
ichiconcedens, omnia, quae in usuai 
Diacomae existunt, statuii perpe^ 
tuo tempore prò sustentaiione pau^ 
perum in Diaconiae ministerium 
deservire. L'antica formola, colla 
quale si commetteva e conferiva la 
diaconia, ecco come trovasi descrìt* 
ta in s. Gregorio I, lib. g, indici. 
4, ep. 34: I^ur te Joannem reli- 
gioso intentionis iuae studio provo-' 
catif mensis pauperum, et exhihen" 
dae diaconiae eUffmus proponen- 
dum. La formok, che al presente 
pronuasia il Papa in concistoro, si 
può l^gere al voi. IX pag. 817 
del Dizionario. Talvolta per dia* 
conia à volle indicare la stessa li- 
mosina raccolta nelle duese, come 
trovasi nelle: Collazioni di G»sia- 
nc^ 18, Gap. 7; e forse significò 
lo stesso, che ministero, come fti già 
notato, ciò che vcyUe dire l'Apo- 
stolo : ministerium verbi, Nam dia- 
coni, dice il Panvinio, inopum,. la* 
boramium, viduarum et pupiUorum 
ministri erant ec Né soliamente sos- 
tenevansi le diaconie con le ob- 
blauoni de' fedeli^ ma avevano e- 
zLandio i loro patrimoni lasciati da 
diversi bene&ttorì delle chiese a 
questo lodevole fine; anzi vuoisi 
che qualcuna delie rendite delle 



DIA 
attuali diatonie, possa derivare dal- 
le antidie loro possessioni, predii, 
e masse. 

I diaconi avevano per loro pro^ 
prìo e portioolar ministero, oltre 
che amministrar att'«kare, sopraio- 
tendere alle mense comuni, portare 
eziandio i cibi in tavola; aveva- 
no anche cura di provvedere a- 
gK altrui bisogni, dividendo le li- 
raosine,. come adEerma il Papa s. 
Leone I, che pai*lando di s. Iì>reD- 
zo sì esprìme cosV: Non sohsntmi* 
nisterio sacramentcuum^ sed etiam 
dispensatione ecclesiasticae substan* 
tiae praeeminebaL Lo stesso scrive s. 
Prospero di Tito diacono, die^ men- 
tre in Roma dispensava i denari 
fira i poveri, fu martirizzato. Fu 
anche uffizio de'dtaooni, come os- 
serva l'erudito Grifendi, l'imporre 
le pubbliche penitenze, dispensare 
andie i beni di chiesa , e ve- 
gliare su quelli dei vescovi. Aveva- 
no sotto di sé molti altrì ministri, 
come i suddiaconi, le diaconesse ec. 
(ì^edi). Per la lora podestà nell'am» 
ministrazione delle cose temporali, 
reprimevano i prelati, i quali male 
amministravano il patrìmonìo del- 
la Chiesa. Presso il popolo, come 
più conosciuti, erano tenuti in mag- 
giore stima degli stessi preli, quan- 
tunque loro fosse vietato di sedere 
in presenza de'vesoovi, e sacerdoti. 
Vero è però, che alcune di queste 
cose furono più proprie del sem- 
plice diacono (Vedi), che dei dia- 
coni Cardinali, i quali, come naiTa 
il Cardinal Brancacci, portavano la 
mensa dell' altai^e latet*anense sopra 
le loro spalle nel giovedì santo, e 
la riportavano . nel sabbato santo , 
siccome disse Innocenzo HI:: Felui 
Arcani foederis porUmtes, 

Dell abito, di altre prerogative 
de'diaconi, e dell' eccellenza del lo- 



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DIA 
ro miuisteiD, si tratta al citato 
articolo Diacono, come de'saddia- 
coDi. In quaDto ai sette suddiaconi 
regionari corrispondenti ai sette 
diaconi» ed istituiti, come si disse, da 
s. Fabiano, per assistere, come so- 
prastanti, ai notali a l'accogliere gli 
atti de'santi martiri, aggiungeremo 
che ì sette suddiaconi non^inati 
BasiUcari e Palatini^ erano quelli 
che serviittino il Papa quando ce- 
lebrava nella basilica lateranense, e 
portavano la croce avanti di lui. Og- 
gi cfi sono eglino chiamati suddiaconi 
apostolici, die Alessandro VII ripri* 
stinò nellantioo splendore, negli u- 
d iteri della rota romana. 

Vi furono dei suddiaconi della 
Chiesa Romana, chiamati óbbUaio^ 
nari^ peixfaè raccoglievano le olv 
blazioni de^ fedeli, ed il primo di 
essi dai greci fu chiamato, suddUt- 
cono domestico. Suddiaconi stazio- 
nari erano quelli, che ministrava- 
vano al sommo Pontefice, quando 
celebrava nelle stazioni, coli' inter- 
vento delia scuola de' cantori. Da 
un rituale clella biblioteca vaticana 
si ricava, che i suddiaconi della 
Chiesa romana, erano sette chiama- 
ti regionarìy ì quali cantavano le 
lezioni nelle stazioni. Altri sette di- 
cevansi palatini , e feoevano al- 
trettanto nella basilica lateranense, 
e sette altri della scuola de canto- 
ri^ i quali cantavano solamente quan- 
do il sommo Pontefice soleva cele-, 
brare. In progresso di tempo i mi- 
nisteri, e il nome di tali suddiaconi 
cessarono, e in loro vece subentra- 
rono nella qualifica i detti prelati 
uditori di rota, che ne'solenni pon- 
tificali fanno da suddiaconi mini- 
stranti, essendo un Cardinale il 
diacono ministrante. Questo canta 
il vangelo, e quello l'epistola. I 
summentovati suddiaconi stazio- 



DIA 



38^ 



nari o palatini tei*minarono quan-' 
do i Papi lasciarono di abita- 
re in Laterano, e di celebrare le 
stazioni. Va però avvertito, che 
quando negli scrittoli ecclesiastici 
si parla dei diaconi e suddiaconi 
della Chiesa romana , non deve 
sempie intenderti de'Cardinali, ma 
di altri ministri inferiori, fuorché 
ne primi secoli della Chiesa, ne'qua- 
li noa era ciò ancora b^ne stabili- 
to. Ma di alcuni suddiaconi Cardi- 
nali, parlammo al volume IX pag. 
276 del Dizionario: altri ne ripor- 
ta il Cohellio, Not. Cardinalatus ^ 
oap. VII, de Coìdinalibus diaconis^ 
p. i5. 

Degli abiti sagri de'Cardinali di€h 
coni, ddJt uffizio da loro eserci- 
tato di apocrisari: e della pode- 
stày giurisdizione^ ed obblighi dei 
Cardinali diaconi nelle loro dia- 
conie. 

Segnalate e distinte preiH)gative 
avevano i primi diaconi delia Chic* 
sa rqmana, a'qaaK successero i dia- 
coni regionari, se forse non furo- 
no i medesimi nominati poi per la 
loro eccellenza sopra gli altii Cardi- 
nali, non solo intorno all'ampia 
potestà e facoltà di amministra- 
re le rendite ecclesiastiche, ma an- 
che p^ maestoso abito che usava-' 
no. Va principalmente osservato, 
che i Cardinali diaconi, anticamen- 
te, come si notò, non si denomi- 
navano dalle chiese delle loro dia-' 
conie, come si fa oggidì, ma dai rio- 
ni ai quali presiedevano, e perciò 
nel concilio romano sotto i santi 
Pontefici Gelasio I del 49^9 ^ ^^^' 
maco del 49^9 ^ trovano queste 
formote: Anastasius diaconus Car- 
dinaUs in resone IV, et XI, e co- 
sì degli altri. Ossei'Va perciò il Ba-* 



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^84 OIA 

ronìo, cbe Gordiano padre di s. 
Gregorìo I, il quale moUi estere sta- 
to oixlinato in sacris, fu vetUto qua- 
si deirìstesso abito del figlio, doé 
delia DalmaUca (Fedi), e della Pia* 
neta (Fedi)^ come si vede nella 
sua antica immagine riportata nel 
"volume Vili della sua storia eode- 
siastica; né altra difierenza vi si 
scorge se nov che il Pontefice ha 
dì più il pallio, ch'era la propria 
insegna pontificale. Da ciò il. me- 
desimo Baronio argomenta, che fos« 
se Gordiano diacono regionario, 
cioè uno de'sette diaconi Cardinali, 
che tali erano tutti i ragionar), es« 
scodo sempre stata la dalmatica 
insegna propria dei soli diaconi 
della Chiesa romana, accoixlata in 
seguito dai Papi per ispecial pri-. 
vilegio ad altre chiese. Qui notere- 
mo, che mentre i cadaveri de'Car- 
dinali vescovi, o preti si vestono 
degli abiti sagri paonazzi^ quelli dei 
Cardinali diaconi , non usando la 
dalmatica di tal colore, si vestono 
di dalmatica rossa, e di manipolo, 
e stola attravei*so di colore pure 
rosso; mitra di damasco bianco^ cin- 
golo rosso, camice, ed amitto bian- 
co, e scarpe nere. S'intende che Ta- 
mitto si pone sopra il rocchetto, 
come abbiamo dal Marcello, Sacrar, 
Caerem.y lib. I, sect. i5. Noteremo, 
che a tempo di quell'autore i Car- 
dinali defonti erano anche in casa 
vestiti cogli abiti sagri, costume 
che variò Benedetto XIV colla co- 
stituzione Praecipuum, per cui di 
presente gli abiti sagri si mettono 
ai Cardinali, dopo che il loi*o ca- 
davere é copdotto alla chiesa, in 
cui si deve celebrare la cappella 
papale. Quando i Cardinali assumo- 
no i parimenti sagrì di colore pao* 
nazzo, i Cardinali diaconi adopera- 
no la pianeta ripiegata nel da- 



DIA 
vanti di tal colore. Le insegne axt' 
dinalizie sono comuni ai Cardinali 
vescovi, pi-etì, e diaconi; ma negli 
abiti Sdgri diflferìscono, giaoché i 
Cai^nali diaconi, oltre la mitra di 
damasco bianco, hanno le sole dal- 
matiche oo'fiocdù d'oro di colore 
bianco e rosso^ e le piaoete di co- 
lore paonazzo, ripiegate avanti il 
petto. Quando assumono le dalma- 
tiche e si&lte pianate, sul rocchet- 
to, adoperano l'amitto. Però quan- 
do il Pontefice celebra solennemen- 
te, il Cardinal diacono ministrante 
veste andìe il camice, che cinge col 
cingolo, e la stola attraverso, e do- 
po di avere vestito il Papa degli 
abiti pontificali per la messa, si 
pone nel braccio sinistro pui-e il 
manipolo. Al termine del Pontifi- 
cale riceve dal Papa il Presbiterio 
(Fedi) prò nUssa bene caatatay che 
a lui era stato dato, quindi il me- 
desimo Cardinale lo dona al pro- 
prio caudatario. 

Quando nelle solennità di Pa- 
squa e Natale il Cardinal decano 
del sagro Collegio celebra la mes- 
sa in luogo del Papa, non assumen- 
dosi dai Cardinali diaconi gli abiti 
sagrì, e dovendo i Cardinali diaconi 
ricevere la comunione, alloca prendo- 
no la stola bianca, che pongono a 
traverso sulla cappa. Similmente la 
indossano in tal modo, e sull'abito 
cardinalizio senza mantelletta, nella 
mattina avanti il primo sci^utìnio 
del conclave, in cui lo stesso Car- 
dinal decano comunica tutti i Car- 
dinali. Inoltre il Cardinal prìmo 
diacono pone la stola bianca a tra- 
verso e sulla cappa, quando pren- 
de dalle mani del Papa nella pri- 
ma domenica dell'avvento, T osten- 
sorio col ss. Sagramento, per col- 
locarlo nel tabernacolo, afiìne dì 
dar principio alla divozione delle 



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DIA 
quarant' ore. Sull'antica ooniunioiie 
dei Cardinali diaconi nella terza 
messa di JNatale, sì può leggere 
Pietro Amelio, Ord, Rom, XF^ 
pag. 453. 

Inoltre il Baronìe, citando Gio- 
vanni diacono, dice che Timmagi- 
ne del suddetto Gordiano aveva nei 
piedi i Sàndali {Fedi) airapostoli- 
CBy cioè aperti di sopra, ciò che 
pure apparteneva all'abito decoroso 
dei diacono della Chiesa romana 
privativamente ad ogni altra chie- 
sa, i quali . sandali poi si conces- 
sero, per singolare distinzione, dai 
Pontefici a qualche chiesa insigne, 
come fece s. Gregorio I al vescovo 
di Siracusa. Neil' an ti portico della 
chiesa dei ss. Andrea, e Gregorìo 
al monte Celio, già abitazione del 
s. Pontefice, si vede nell'abito di 
Gordiano una pianeta di color ca- 
stagno, e sotto la dalmatica con le 
calighe o calze, secondo che usano 
i vescovi. £ tale doveva essere an- 
ticamente l'abito, proprio dei diaco- 
ni regionari, che alia dignità del 
ministero avevano un corrispon- 
dente decoroso abito. Le calighe 
però usate dai diaconi regionari 
della curia romana , per segno di 
onore, erano chiamate compagi , per 
le varie legature^ e fascie a modo 
di rete usate ancora dagl'imperato- 
ri, e senatori rcnnani, come descri- 
ve il Macri a tal vocabolo. Ed è 
perciò,, che s. Gregono 1, scrivendo 
al vescovo di Siracusa suo legato, 
fortemente si querelò contro i dia- 
coni della chiesa di Catania, perchè 
avessero avuto l'ardire di usare si^ 
mili sandali, essendo questo pri- 
vilegio concesso solamente ai dia- 
coni della chiesa di Messina. Tal 
privilegio fu accordato talora da 
qualche Pontefice ad altre cospicue 
chiese, come fece Eugenio III nel 



XII secdlo con quella di Colonia, 
che concesse l'uso de'sandali ai set- 
te diaconi, ed ai sette suddiaconi 
della medesima. Che nella mensa 
del Papa della solennità di Nata- 
le, ed in altre, il Cardinale diaco- 
no leggesse vestito di piviale, lo si 
ha àoXV Ord. Rom, p, 139; e Old. 
XII di Cencio Camerario a pag. 
169. 

Fra le prerogative de'Cardinali 
diaconi, fu certamente significante 
quella della destinazione in legati 
della Sede apostolica, residenti in 
Costantinopoli chiamati apocrìsari 
{Fedi), cioè responsali, come li chia* 
mÒ s. Gregorio I, perchè davano al 
Pontefice ragguaglio di tutti gl'in- 
teressi e i negozi delle chiese d'o- 
•riente, ed anche dell'occidente. Ta- 
le uffizio esercitarono parecchi dia- 
coni, che poscia furono sublimati 
alla cattedra di s. Pietro, come 
Vigilio, s. Gregorio I, Sabinianp, 
Bonifacio III, s. Pasquale I ec., dap- 
poiché, il ripetiamo, essi erano più 
facilmente creati Papi, procurando 
il clero romano di eleggere per- 
sonaggi, che riuscissero graditi agli 
imperatori d'oriente , e da loro 
conosciuti. Si diede anticamente la 
dignità, e carica di legalo aposto^ 
lieo (Fedi), a' Cardinali diaconi, e 
non a' Cardinali vescovi o preti, 
perchè erano obbligati i prinii a 
risiedere, e vegliare sulle loro dio- 
cesi, i secondi a fare residenza nei 
loro titoli. A tale effetto s. Grego- 
rio I si Gondolse con Leandro ve- 
scovo, perchè era stato fetto Car- 
dinale diacono,. e perciò costretto a 
fiingeme l'uffizio. D'altronde il me- 
desimo Papa si scusò coll'impera- 
tore Foca, il quale erasi con lui 
lagnato, perchè non aveva trovato 
nel palazzo imperiale, dòpo il suo 
ritorno dalla guerra, il solito apot 



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a86 DIA 

crìsario, e con queste parole: Quod 
permanere inpalaliojuxtaantìquam 
comuetudifVBm Apostdicae sedis 
diaconum, vestra sereniias non in- 
9enit, non hoc meae negUgendae, 
sed gravissimae necessitads fidi. 
Ed allora 6. Gregorio I ordinò dia- 
• cono Bonifacio primo difensore, e 
•lo inviò à Costantinopoli, qua! suo 
apocinsarìo. 

Godono i Cardinali diaconi tut- 
ti quei privilegi e prerogative tan- 
to fuori delle diaconie, quanto in 
esse, che i Cardinali preti nei loro 
titoli, fuorché in quei ministeri, i 
'quali di lom natura sono vietati al- 
l'ordine diaconale, come sono Tam- 
ministrare la )ss. Eucaristia al po- 
polo (ciò che proibì il concilio 
Niceno), e il dispensare il sangue 
di Cristo dopo che fb tolto il rito 
*di comunicarsi sotto ambedue le 
specie. Tuttavolta qualche testigio 
n^è rimasto quando celebra solen- 
nemente il Papa, che riceve dal 
Cardinal diacono ministrante il ca- 
lice col sangue o vino oonsagrato, 
del quale paiiecipanò tanto il det- 
to diacono^ che il prelato suddiaco- 
no uditore dì rota. £ pur vietato 
all'ordine diaconale il battezzare , ciot> 
che fii ad esso concesso nella primi- 
tiva Chiesa per la scarsezza de sacer- 
doti: e Sé il Cardinal diacono ammini- 
strasse il battesimo^ non sarebbe 
esente dalViri*egolarità secondo la co- 
mune opinione de' dottori, massime 
del Navarro, de der, ordinat ministr, 
lib. I cons. I, riferita dal Cardinal 
Albizi nella dotta dissertazione che 
stampò sulla giurisdizione de'Car- 
dinalt nelle chiese de'rcgolari. Così 
non po5;sono i Cardinali diaconi am- 
tninistrare il sagramento del Ina- 
trimonio. Abbiamo però registiato 
h* rispettivi luoghi , i battesimi, e 
i matrimoni, non che le vestizioni 



DIA 

di mottadie fatte dai Cardinali dia- 
coni, con dispensa ed autotnzzazio- 
ne pontificia, come dell' indulto <li 
celebrare messa in pubblico, se sono 
sacerdoti , giacche possono esserlo, 
benché appartengano aU'òìxiine dia- 
conale, cotne al pi*esentc lo sono 
i Cardinali Tommaso Riéifto Sfor- 
za primo diacono, é Tommaso Ber- 
' netti secondo diacono. 

Per ispiegarsi meglib, diremo, che 
i Cardinali diaconi bénChè pi-etì non 
possono in cappella pònCifibià, e nella 
loro diaconia esei*citiEire gli uffici, ed 
amniinisti*ai*e i sagraknenti propri dei 
preti ; ma essendo sàCei*dolì altrove 
possono celebrare la lùeàsa in pub- 
blico, ed anche solennemente, sem- 
pre però con breve apostolico di 
dispensa: così possono fere vesti- 
zioni di monache, ricevere professio- 
ni di esse ec. , e fare matiMmoni 
coir annuenza però dell'Ordinario 
del luogo. Incombendo poi celebra- 
re la me^sa pei Cardinali defonti 
al Cai'dinal Camerlengo pro-tempo- 
re dd sagro Collegio (VecK), quan- 
do lo é un Cardinale, questo fe ce- 
lebrare la messa ad altro Cardina- 
le prete o vescovo, giacché non si 
suole in pratica, nemmeno in que- 
sta cii*costanza, celebrare dai Cardi- 
nali dell'ordine dei diaconi, sebbene 
quello ch'è camerlengo sia sacei'do- 
te. Tuttavolta dalle costituzioni del 
Sagro Collegio ristampate nel i833, 
parlandosi del Cardinal camerlengo 
del sagro Collegio,ede'siioi ofHzi, sem- 
bra rilevarsi dal Contestò, che per 
questa sola circostanza di esequie^ 
il Gstrdinal camerléngo del sagro Col- 
fegiOjbenchè diacono di gèi'archià car- 
dinalizia, quando sia sacerdote, le 
può celebrare egli stesso, come si leg- 
ge a pag. lò: Si véro presbyttr Juit 
missam dtinwersarii bonamCardina- 
Ifum mòrtnorutfi celebrare dchcal 



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DIA 

Neimiltiino concistoro del 184^^ il 
Cardinal Mano Matt« otto il pas- 
saggio all'ordine presbiterale, laonde, 
•giusta le costituzioni apostolìche^pre- 
se posto neirordine presbiterale, do- 
po il decimoterzo Cardinale, a se- 
conda dell'epoca della sua creazio- 
ne al Cardinalato, che fu ai a lu- 
glio 1833 : passando così avanti 
a trenta Cardinali preti, i quali era- 
no stati creati Caidinali dopo di 
lui; non ha guarì questo Cardinale 
è stato fatto arciprete della basili- 
ca Taticana. 

Dell' ozione meglio sì tratte- 
rà al paragrafo seguente. Noteremo 
che il Caixiinal Beraetti si ordinò 
prete mentre era Cardinal diacono^ 
e ripeteremo qui che il Cardinal Mat- 
tel fu annoverato nell'ordine diacona- 
le, sebbene sacerdote, dal Papa re- 
gnante. Vicevei*8a non mancano esem- 
pi di Cardinali dell'ordine de' preti, 
che non erano saceidoti. L'ultimo e- 
sempio oe lo die'il Cardinal Dandini. 
Essendo egli diacono, fìi creato nel 
\8a3 Cardinale da Pio VII, che 
inoltre lo dichiarò dell'ordine dei 
preti, e vescovo d'Osimo e Cingo- 
li. Egli rinunziò queste chiese, e so- 
lo si ordinò sacerdote nove anni 
dopo, essendo intervenuto a ti<e con- 
clavi come Caitlinal prete senza es- 
sei*lo nel carattere. Oltre a ciò non 
mancano egualmente esempi di Cai^- 
dmali vescovi, ch'erano dell'ordine 
dei diaconi, come si avvertì a suo 
luogo. Per ultimo lo fu il Cardinal 
Giovanni Castiglioni, che Pio VII 
creò Cardinale nel 1801, pubblicò 
nel 180 3 dell'ordine diaconale, e 
colla diaconia di s. Maria in Do- 
mnica; quindi nel 1808, il fece ve- 
scovo d^Osimo, e Cingoli, restando 
nel suo ordine, nel quale morì nel 
'or5, mentre era in Osirao sua 
diocesi. Pio VII, a' 12 luglio 1816, 



DIA 387 

pubblicò la creazione, che aveva 
fatta nel concistoro del precedente 
marao, di Luigi Ercolani in Cardi- 
nale dell'ordine de'diaconi; quindi 
in quello de'^3 settembra gli confe- 
rì per diaconia la diiesa presbitera- 
le di s. Marco, sebbene titolo pi'es- 
biterale. Sì legge poi nd numero 
3a de' Diari di Roma del 1817, 
che nel concistoro de'i4 aprile. Pio 
VII, con apostolica dispensa (giac- 
ché- devono passare dieci anni di 
cardinalato prìma che un Cardinal 
diacono possa passare ad altra or- 
dine), trasferì il medesimo Cardinal 
Ercolani all'ordine de'preti, assegnan- 
dogli in titolo la chiesa collegiata 
di s. Marco, la quale di sua natu- 
ra è fra i titoli presbiterali. Va qui 
pure avvertito^ che i dieci anni de- 
vono computarsi dal gioi^no in cui 
il Cardinale diacono, se quando 
fu annoverato al sagro Collegio non 
era già diacono, ha ricevuto il sa- 
gro ordine del diaconato, il quale 
deve per le costituzioni apostoliche 
prendei*si dentro l'anno dell'esalta- 
zione al caidinalato, meno indulto 
e dispensa Pontificia, che si conce- 
de per breve. Allo spillare di essa, 
essendo il Cai*dinale in conclave, 
non può più votare, se non sì or- 
dina subito diacono. Quando poi 
il Cardinale diacono, insignito però 
del grado sacerdotale, vuol passare 
col beneplacito pontificio all'oidine 
presbiterale, prima del decennio, co- 
me fece il Caixiinal Ercolani, non 
può prendere il luogo in ordine di 
esaltazione al caidinalato, come di- 
cemmo del Cardinal Mattei, che 
rimase dieci anni nell'ordine diaco- 
nale, ma diviene l'ultimo Cardinale 
prete. Aggiungeremo, che il Cardinal 
duca d' Yorch nel 1 748 essendo 
diacono di s. Maria in portico, fu 
da Benedetto XIV trasferito all'or- 



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388 



DIA 



dine presbiterale, dichiarando lito- 
Io cardinalizio la detta chiesa, che 
egli amò ritenei*e, benché divenuto 
dell'ordine de'preti. Talvolta qual- 
che Cardinale diacono, nell'ottare 
ad altra diaconia vacante, ritiene 
l'antica in commenda. Così fece il 
vivente Cardinale Riario, ch'essendo 
diacono di s. Maria in Domnica, la 
ritenne in commenda, quando pas- 
sò alla diaconia di s. Maria in via 
lata. In seguito rimase con questa 
sola, giacché rinunziò la commenda. 

I Cardinali diaconi possono esse- 
re, ancorché non sieno preti, an- 
che abbati di abbazie nuUius, Da 
ultimo il Cardinal Cristaldi poi sa- 
cerdote, ma diacono di s. Maria 
in Portico, era abbate commendata- 
rio, ed ordinario di s. Mai-ia di 
Farfa, e di s. Salvatore maggiore. 
Anzi é da notarà, che l'abbazia 
gli venne conferita da Leone XII, 
quando era semplice prelato, e te- 
soriere generale, ed insignito del 
solo suddiaconato, e quindi la con- 
servò venendo annoverato nell'or- 
dine de' Cardinali diaconi. 

Facendo seguito alla narrativa 
de' privilegi, e prerogative de' Car- 
dinali diaconi nelle loro, diaconie, 
dH^emo che cessate sono le antiche 
incumbenze loro, di raccogliere le 
offerte de' fedeli, e distribuirle ai 
poveri, alle vedove, ed ai pupilli. 
F. s. Bernardo de consideratione^ 
che diresse al suo antico discepolo 
Eugenio III, lib. 4- Inoltre hanno 
i Cardinali diaconi nelle chiese dia- 
conali, ristessa giurisdizione quasi 
episcopale, che hanno i Cardinali 
preti nei loro titoli, cioè di visita- 
re le diaconie, di correggere i co- 
stumi del clero, e del popolo, di 
conferire i benefizi vacanti nelle 
medesime, con quelle avvertenze 
che si notarono dì sopra. Puni- 



DIA 
re pur possono con pene spiri- 
tuali i delinquenti, e contumad^ o 
con censure ecclesiastiche, o con 
sospensione, interdetto ec, &oeado 
tutto ciò che può ordinare un ve* 
scovo nella sua diocesi: non pos* 
sono per altro emanar leggi per- 
petue, come nota il Cardinal Branr 
cacci nella dotta dissertazione de 
optione Card,, né congregar »na- 
di , né dispensare , né punire, o 
rilasciare le leggi. EgU e per- 
ciò, che diconsi godere quasi e» 
piscopal giurisdizione. Aggiunge il 
Mandosio, riferito dal Cohellio, iVó- 
titia Cardinalalus, non aver essi 
facoltà nelle materie civili, e cri- 
minali privativamente agii altri giu« 
dici, come godevano gli arcipreti 
Cardinali nelle basiliche patriarca- 
li, per ispecial indulto, e prìvilegio 
de' sommi Pontefice. Ma sulla giu- 
risdizione de' Cardinali diaconi nel- 
le diaconie, va consultato il Car- 
dinal de Luca, il Cardinale pra- 
ticOy cap. XII, nel quale parla an- 
cora dei vicari, che sogliono avere 
nelle medesime diaconie, per l'or- 
dinario nominando a tal uffizio un 
prelato. Alle mentovate, ed altre 
prerogative dei Cardinali diaconi, 
vanno del pari congiunti gli ob- 
blighi che hanno da in vigilare al 
buon governo, culto ed edifizio del- 
le loro diaconie ; e di più, secondo 
che fu ordinato dal concilio late- 
ranense III, nella sessione 29, e 
dalla costituzione di Leone X, 
fatta nel concilio generale latera- 
nense Y, debbono visitare ogni 
anno le diaconie medesime, averne 
gelosa cura, e sovvenirle, perchè vi 
si mantenga lo splendore^ ed il 
decoro ecclesiastico. 

Intorno alla benedizione diacona- 
le, oltre quanto ne dice lo stesso de 
Luca, al citato luogo, il Cardinal 



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DIA 

Brancabci ' scrisse una dissertazione, 
e il Caixiinal Albizii ne parlò nel- 
r interessante sua opera, de jur, 
card, in suis Eccles, , e noi al 
voi. V, pag. 63 e 64 del Diùo- 
natio y ne tenemmo proposito, co- 
me lo tenemmo nel seguente arti- 
colo. S. Antonino, par. 3, tit. 24, 
cap. 16, § 9, ecco come si esprime 
sulla benedizione diaconale: Quanv- 
vis edam benedicant diaconi Cardia 
ncdes; sed hoc nuUus archidiaconus 
praesumit Ben ponno adunque i Car- 
dinali benedire il popolo nelle loro 
diaconie, ove tengono il luogo del 
sommo Pontefice, ed esercitare mol- 
ti atti di autorità ordinaria. Né 
deve tacersi, che non solo un Car- 
dinal diacono benediceva il cereo 
nel sabbato santo alla pi*esenza del 
Papa, ma V ultimo de' Cardinali 
diaconi, dopo il battesimo che fa- 
cevasi dal Pontefice di tre catecu- 
meni, nel battisterio di s* Giovanni 
in fonte al Laterano, proseguiva 
a battezzare gli altri catecumeni, 
come dice Cèncio camerlengo . 
Egualnaente narra il Cardinal Gae- 
tana p, 272, che r ultimo de* Car- 
dinali preti nel sabbato santo faceva 
la benedizione del fuoco, e V ulti- 
mo de' Cardinali diaconi accendeva 
il Lumen Christi, ed il cereo pa- 
squale. Abbiamo dal sept synod, 
can. i4, che il diacono Cardinale, 
quando sia sacerdote, può nella 
sua diaconia conferire gli ordini 
minori e la prima tonsura, e ciò 
per niun' altra ragione, se non per- 
chè in esso ritrovasi il fondamen- 
to del sacerdozio, quantunque ciò 
non sia stato mai in uso nella 
Chiesa. Sui Cardinali diaconi vanno 
pure rammentati il padre Gattico 
i ^cla selecta caeremonialia, e il ci- 
i tato de Luca, ndl' aitila opera, Rei, 
i Rem, Curiae disc. n. 5. Nell'opei^a 
voi. XIX. 



DIA 289 

del Cardinal Agostino Valerio vesco- 
vo di Palestrina, stampata in Roma 
nel 1795, con questo titolo: De 
consolalione Ecclesiae, si legge nel- 
r indice di tutti i suoi scritti ine- 
diti, cioè LXV, num. 66 De oc-- 
cupationibus diaconi CardinaUs 
dignis ad Fridericuni CardinaleTà 
Borromeum, D. Caroli patruelem. 
Extat Yenetiis fol. in Bibliotheca 
Marciana. F, Codices manuscriplos 
Latino^ bibliothecae Jfanianae a Ja* 
cobo Morellio relatos, et editos 
Yenetiis typìs Antonii Zattae 1776. 

Dai*emo termine a questo arti- 
colo con un ulteriore cenno sulla 
ozione de' Cardinali diaconi agli or- 
dini presbiterale^ ed episcopale, coi 
riportare l'ordine gerarchico delle 
diaconie cardinalizie, tanto esistenti 
che soppresse, al modo, che le de- 
scrive il Piazza, nella sua Gerar^ 
chia Cardinalizia, opera, che dedi- 
cò a Clemente XI, De^diaconi car- 
dinali grado terzo. 

Non mai un Cardinal diacono 
può ottare all' ordine de' Fescovi 
mburbicorì (Fedi), se precedente- 
mente non sia passato a quello dei 
preti. Sisto V, colla costituzione 
Postquam vetus, aveva stabilito, che 
se alcuna delle chiese suburbicarie 
venisse a vacare per la quarta 
volta, excluso ea tantum vice an- 
tiquiore presbitero, prior diacono- 
rum cardinaUum, qui praesens fue- 
rit, et in aetate legitimaconstitutus, 
\'el si ille noluerit, vel nequiverit as- 
sunti, sequens diaconus eisdem qua- 
litatibus praeditus ad eam pronto- 
veatur. Ma sotto Clemente Vili, 
essendosi da un consiglio rotale di- 
scusso il punto, se questo privile- 
gio, compartito da Sisto V ài Car- 
dinali diaconi sussistesse,, fu deciso, 
bhe era tolto per non usum. Ag- 
giunse però Clemente Vili, con 
19 



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ago DIA 

sua eostltu2iOD< , che i Cardinali 
diaconi, i quali dieci anni prima 
rimasero nelforàine diaconale, pas- 
sare possono alt' ordine de' preti» ai 
<|uali avrebbero preceduto, se tali 
finsero stati, fin dal giorno della 
lDit> stessa promozione. Questa cosa 
venne rinnovata sotto Clemente XI, e 
la oongregaxione particolare a dò 
deputata, a' so di mano 17 15, 
decretò: non competere cardinali'- 
bus diaconis/us opiandif seu ascen* 
dendi ad suas ecclesias efnscopales, 
sed tantum cardinalibus presbyte^ 
ris, V. Riganti, Comm. ad Reg. 
Cancellar, t. I, ad reg. 8, §. a. 
Ecco r ordine gerarchico delle dia- 
conie cardinalizie antiche riportato 
dal Piazza. Col numei*o d'ordine 
egli indica le esistenti, mentr^ le 
altre, che non l'hanno, più non 
esistono. Se però la chiesa sussiste 
lo avvertiremo. 

I. S. Maria in Domnica. 

S. Lucia in Cei^ehio, al Settizo- 

nio. 
S. Maria Nuova, sussiste, ed è 
uifiziata dai monaci olive* 
tani. 
SS. Sergio e Bacco. 
S* Lucia in Selci, sussiste, ed è 

delle monache agostiniane. 
S. Teodoro, sussiste^ ed è uffi- 
ziata dall' ardconfratemita del 
Ss. Cuoi*e di Gesh. 
IL S. Maria in Cosntedin. 
IlL S» Maria in Portico. 

IV. £ Maria in via Lata, 

V. S. Agata alla Suburra. 

VI. SS. Cosma e Damiano, 

VII. «SI Maria in Aquiro, 
Vili. S. Giorgio in Felabro, 

IX. S. Adriano. 

X. 4SI Eustachio. 

XL S, Nicola in Carcere. 
XU. SS. Filo e Modesto, 



DIA 

XIII. S. Angelo in Pescheria. 

XIV. S. Maria della Sa^a. 

La chiesa diaconale di s. Cesa- 
reo, come dicemmo al suo articolo, 
fu talvolta titolo, ed altra diaco- 
nia, nella quale qualifica la stabifi 
Gemente VIII. Nel secolo decorso, 
e nel concistoro de' a 3 luglio 1725, 
come riportano il Diario di Roma, 
numero ia46, e il Novaes, t. 
XIII, p. 73, Benedetto XIII eresse 
in diaconia cardinalizia di s. Maria 
ad Martyres, l'antico Pantheon. 
Vei*amente ora non avvi ordine 
gerarchico nelle chiese diaconali, 
ed il primo diacono non ha dia- 
conia determinata. I Cardinali Con- 
salvi, e Rivarola fiirono primi dia- 
coni, ed ambedue ebbero la diaco- 
nia di s. Maria ad Martyresy seb- 
bene l'ultima ad essere elevata al 
grado di diaconia. I Cardinali Ruf- 
fo, ed Albani egualmente fiu*ono 
primi diaconi, ed ebbero per dia- 
conia la chiesa di s. Maria in Via 
Lata, laonde non è determinato at- 
tualmente qual chiesa dev'essere 
la diaconia del primo Cardinal 
diacono. NeL-eonci&toix) dei 37 gen- 
naio 1 843 il Cardinal Adriano Fie- 
schi, sesto dell'ordine de' diaconi, 
si dimise dalla diaconia di s. Ma- 
ria in Portico, ed otto e conseguì 
quella di s. Maria ad MaHyres, 
vacata per morte del Cardinal pri- 
mo diacono Rivarola. Altra confer- 
ma, che al presente non avvi or^ 
dine gerarchico nelle chiese diaco- 
nali. Va però avvertito, die quan- 
do un diacono, od un prete, otta 
ad altra diaconia, o titolo cardi* 
nalizio, il prefetto de' cerimonieri 
pontificii si reca ad interpellare quei 
Cardinali, che nel rispettivo oi^dine 
lo precedono ih anzianità di car- 
dinalato^ se essi biamassero passar* 



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DIA 
vi, e ciò per un riguardo di con* 
venìenza sanzionato dall'uso. Nel 
Lunadoro, Eelazione detta corte 
di Roma, tanto della edizione del- 
Tanno i636, a pag. 374» che di 
quella dell'anno 1774 colle note 
del dotto Zaccaria, pag. 9, non si 
linviene ordine stabile di gerarchia. 
Nella prima Tengono registrate con 
questo ordine: 8. Maria in Via 
Lata, s. Eustachio, s. AgatA, s. Ma- 
ria in Portico ec. ; nella seconda 
in questo modo: S. Marìa in A- 
quiro, s. Maria in Cosmedin, ss. 
Cosma e Damiano» s. Malia Nuo- 
va, s. Adriano ec. , poi le altre. 
Antica Diente lo era quella di s. 
Maria in Domnica, chiamata per- 
ciò un tempo Arcidiaconia, 

Ripetiamo ancora una volta, che 
ai rispettivi articoli si tratta di- quan- 
to spetta alle prerogative, uffizi, 
preeminenze, e privilegi del Cardi- 
nal primo diacono, e dei Girdina- 
li diaconi di santa romana Chiesa. 
>Su questo argomento, oltre i suc- 
citati, ed altri autori, ed oltre quelli 
diesi Importeranno airarticolo Tito- 
li Cabbinaiizii, abbiamo: Eminendis, 
et Reiferendiss. S. R, C, cardinali- 
bus^ Eulogialogium Diaconale offerì 
Dominieus Maffi 1 688; Laurentius 
Brancatus, De henedictione diaco* 
noli ^ inter ejus dJissert, Romae 
1672; Francesco Albizii, De ju" 
risdìctione^ quam haheni S. R. E, 
cardinales in ecclesus suortan <i- 
tuloruniy Disceptado novis allega^ 
tionibiis aucta, et addita quaestìun-^ 
cula, an Cardinales diaconi in suis 
DiaconUs possint solemniter bene* 
dictìonem impertiri, Romae 1668. 
F, però la risposta del Piloni de 
controv, Patronatus, alleg. 4'» >>• 
3i, Tria ad Pktnm, de cardinal, 
digmi.j e r Andrepcci, dlisert. de 
cardinàUbui in gènere. 11 Cohellio 



DIA .291 

riporta a p. i5 alcuni Cardinali 
diaconi, che, non essendo insigniti 
dell'ordine sagro, rinunziarono la 
dignità, per continuare la successio- 
ne nelle loro sovrane, e principe- 
sclie femiglie, di che noi par- 
liamo air articolo Pokpoba cardi- 
VALiziA BiNUHziATA. SuUe diaoonìe 
cardinalizie, alcune erudite notizie 
vengono altresì riportate andie dal 
Nerini a pag. 49 e seg. nAVHisto- 
rica monumenta^ de tempio et coe^ 
nobio ss. Bonifacii et Alexii. 

DIACONO, diaconus. Uno dei 
ministri inferiori dell' ordine gerar* 
chico, quegli cioè che è promosso 
al secondo degli ordini sagi*i, vale 
a dire al Diaconato (Fedi). Que- 
sta parola è formata dalla voce 
greca, che signi6ca ministro^ o ser- 
vo. I diaconi furono istituiti dagli 
apostoli al numero di «ette,, come 
si legge Act. e. 6. Al nascere «tes- 
so della Chiesa, creteendo ogni gior- 
no il numero de' fedeli, talmente 
divennero commendevoli, che essi 
riguardavano gli altri fedeli tutti 
come fi*atelii, per cui non avevano 
che un cuore, ed un' anima. I rie* 
chi vendevano i loro beni, e de- 
ponevano il prezzo che ne ave* 
vano ricavato in un tesoro comu* 
ne ; e gli apostoli a mezzo de' loro 
eoadiutorì, e insieme ad essi im- 
piegavano questi denari in soccorso 
de' poveri. A questo proposito sì 
fecero quindi alcune querele^ ma 
gli apostoli illuminati dallo Spirito 
Santo, ne fecero tosto cessare la 
cagione che le produceva. I greci, 
o giudei ellenisti, così essendo chia- 
mati i giudei eh' erano versati nel* 
la lingua greca perfettamente, mor- 
moravano contro gli altri ebrei, 
«otto pretesto che le loro vedove 
fossero trascurate nella distribuzio- 
ne giornaliera delle loro limosìne. 



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jiga DIA 

Gli apostoli, per arrestare il male 
daUa sorgente, radunarono i fedeli 
nel secondo concilio di Gerusalem* 
me, e fecero loro ossenrare, ch'essi 
non potevano lasciare le principali 
-futtùoni deir apostolato per aver 
cura delle limosino. S. Pietro, che 
aveva radunato il concilio, ed in 
esso parlato, per cui si conta tal 
.rappresentanza come il secondo at- 
to di autorità pontificia che eser- 
citò dopo r ascensione di Gesù Cri- 
sto, propose di eleggere in loro 
aiuto sette uomini irreprensibili, fe- 
deli, ripieni delio Spirito santo, e 
di sapienza, acdoochd si pigliassero 
questa cuitis aggiungendo che in 
tal modo tutti gii apostoli sai*eb- 
bevo pei*ciò Hbei'ati da ogni distra- 
uone, e si sarebbero posti in istato 
di attendei*e unicamente alla pre- 
ghiera, e alla predicazione del van- 



La proposizione fu da tutti ap« 
plaudita^ e vennero istantemente 
eletti Ste&no, uomo pieno di Spi- 
rito santo, e per ciò di carità, e 
di fede ardente, onde poi fu pi*o- 
tomai*tire, come anche Filippo, Pro- 
coro, Nicànore, Timone^ Parmena, 
e I^icolao proselito di Antiochia, e 
giunto da pochi giorni in Gerusa- 
lemme. Siccome tutti questi nomi 
sono greci, alcuni scrittori han- 
no conchiuso, die a bella posta si 
fossero scelti dei diaconi fra i gite- 
ci, per far cessare più sicuramente 
il mormorio, ma questa cons^uen- 
za è a&tto incerta. E a sapeisi, 
che sovente gli ebrei cangiavano i 
loro nomi in .nomi greci, che ave•^ 
vano lo stesso significs^to, e che si 
potevano pronunziare più facilmen- 
te. Osserva s. Agostino, «Serm. 3i6 
ol. 94, ik div.y che s. Stefano è 
nominato il primo fra i diaconii 
come s.PieU'o io e fra gli aposluli. 



DIA 
ed è per questo che Luciano, eie 
ùiifenL €t transloL s. Stephani e. 8, 
9, gli dà il titolo di arcidiacono. 
Allora gli apostoli, dopo aver reci- 
tato delle orazioni, con la imposi- 
zione delle mani sui sette diacooi, 
oonferh*ono loro il diaconato, di cui 
avevano essi ricevuto la istituzione 
da Gesù Cristo medesimo; e que- 
sta cerimonia oomuniob loro .lo 
Spìrito Santo, per renderli degni di 
addivenire i ministri dei santi mi- 
steri di Dio. La loro oixlinazioae 
si fece in virtù di una commissio- 
ne *general^ o particolare, che gli 
apostoli avevano ricevuto dal di via 
Maestro, per creare dei leviti, ossia 
ministri inferiori, i quali potesseix» 
servire all'altai^e. Oltre la distribu- 
zione delle limosine, fu ai sette 
diaconi anche assegnata T ammini- 
strazione dell' Eucaristia, nelle varie 
conti^ade di Gerusalemme ad essi 
affidate, a guisa di diaconi regio- 
nari, ad esempio de' quali, vedre- 
mo in seguito stabiliti quelli della 
Chiesa Romana. Alcuni scrittori 
hanno detto, che i diaconi non fu- 
rono da principio istituiti, che per 
vegliare sopra la distribuzione del 
temporale della chiesa, che venne 
loro commessa poco dopo quella 
dei santi misteri. Certo è, che in 
questi primi tempi i diaconi non 
ebbero soltanto la cura di occupa- 
re il prìmo posto nel servigio del- 
l' altai*e, con la custodia dei vasi 
sagri, del tesoro, e delle oblazioui 
de' fedeli, ma leggevano ancora il 
vangelo in alcune chiese. Spesso 
anche amministravano il sagrameu- 
to dell' Eucaristia al popolo, e mas- 
sime il sangue di Cristo, non mai 
però alla presenza di un prete, se 
prima loro non l'ordinava. Essi 
pure conferivano solennemente ii 
battesimo, ma sempre sotto l'au- 



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DIA 
tor'ità, e col permesso del vescovo. 
Tanto aflèrraano parecchi santi pa- 
dii, e gravi autorì ecclesiastici. Se 
non che delle prerogative de' dia- 
coni, de'Iorp uffizi che anticamen- 
te eseiTÌtavano, e della odierna di- 
sciplina della Chiesa su questo pun- 
to, parleremo da poi, ed intanto 
passiamo a dire dell' eccellenza del 
]oro grado, e ministero. 

Rappi^sentano i diaconi gli an- 
geli che assistono a Dio, imperoc- 
elle la gerarchia ecclesiastica è sta- 
ta fatta ad imitazione delia cele- 
ste, ove furono veduti sette spiriti 
assistenti al trono dell'Onnipotente. 
S. Ignazio, discepolo degli apostoli, 
perciò rassomiglia i diaconi alle 
angeliche virtù, perchè servono, ed 
assistono a' vescovi nell'altare; per 
la cui testimonianza è altresì cer- 
to, che gli stessi diaconi furono an- 
die soliti di ministrare al vescovo 
mentre predicava, come si legge 
neW'ep, 3, cap. 12, ch'egli scrisse 
ai Filadelfi. Il medesimo scrivendo 
a quelli di Smirne, ep. n. 6. p. 
37, ordina a' fedeli di rispettare i 
diaconi come i ministri di Dio, e 
come i ministri dei misteri di Gc- 
sìi Cristo. Il loro ministero, dic'e- 
gU neir ep. ad TralUen., o Trallen- 
si n. 2, p. 62, non consìste nel 
distribuire il bevere, ed il mangia- 
re, ma neir esercitare auguste fun- 
zioni nella Chiesa di Dio. Secondo 
anche s. Giovanni Grisostoroo,. s. 
Stefano ebbe il primato, e la pre- 
cedenza fra i diaconi, che si erano 
di fresco eletti. Le parole di san 
Giovanni Grisostomo : Majorem tu 
ilio ( óoè diademate coronalo) 
potestatem habes, sono indirizzate 
ad un diacono. S. Paolo parla del- 
le funzioni di questi ministrì, e 
chiede ch'essi abbiano quasi le 
stesse doti, che hanno i preti, e 



OU 293 

i vescovi: Scrivendo a Timoteo, 
gli ordinò che non ammette»- 
se r accusa contro di essi , ed 
i sacerdoti senza testimoni, per 
non dare adito alle detraxioni, ed 
alle calunnie de' Malevoli ; così pu- 
ra il detto 8. Ignazio vietò l' accu- 
sare i diaconi. Da tuttodò chiara- 
mente si rileva, quanto i diaconi 
fossero in istiroa, e rispetto, sino 
dalla prima loro istituzione. Ma s. 
Paolo perciò esigeva, che i diaconi 
avessero le stesse disposizioni dei 
preti, e vescovi, e ohe non si ani* 
mettessero al ministero se non do* 
pò essere stati provati. S. Gprià» 
no, ep, 65 ad Pam.y dà ai diaconi 
il titolo di ministri dell* episcopato^ 
e della Chiesa. Nella predicazione 
talmente si distinse il diacono s. 
Filippo, che meritò il soprannome 
di FangeUsta, ool quale viene di- 
stinto negli atti degli apostoli. S. 
Filippo, come abbiamo veduto, tie- 
ne il secondo posto, nel catalogo 
che ne dà s. Luca, ^ct. 6, 5. Ab- 
biamo inoltre, che s. Ermicola, non 
avendo altare, celebrava la messa 
sulle mani dei diaconi. Origene, 
traci. V in Matth.^ dopo di aver 
detto, essere i sacerdoti gli occhi 
della chiesa, soggiunge: Diaconi 
autem, caeterique ministri numus, 
qida per eos opera spirituaUa uni" 
versa geruntur. Il Berlendi, delle 
oblazioni all'altare a pag. ìli, e 
seg., dimostra il doppio ministero 
de' diaconi, spirituale, e temporale. 
Non riuscirà discara la seguente 
digressione del medesimo autore, 
sulle oblazioni de' fedeli avanti e 
dopo r istituzione de' diaconi, anche 
perchè si comprendano i vocaboli 
di Gazqfilacioj Corbona, Mensày 
di cui fenno menzione gli scrittori 
ecclesiastici, ed oltre quanto su di 
essi dicemmo nel precedente artir 



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194 DIA 

colo, rdatifamente air ufficio dei 

diaconi. 

Parkndo adunque delle prìmiti* 
fé oblazioDi dice, che se la qualità 
dell' offerente meritava che si rice- 
▼csKro, venivano prese, ed incor- 
porate alla massa comune, ch'era 
il fondo destinato al mantenimen* 
to de' sagri ministri, costume pra- 
ticato dallo stesso Cristo. Di que- 
ste oblazioni, chiamate pure Bor^ 
se, fu eletto dal Salvatore nel 
collegio apostolico per deposita- 
rio Giuda Iscariote. Col crescei*e 
poi dei fedeli, pei primi discorsi 
di 8. Pietro, aumentandosi le ob- 
Iasioni, le borse si cangiarono in 
sacchi, e per dò chi ne aveva la 
custodia era chiamato sacculario, o 
Sàccellario (Fedi). Questa borsa, 
• sacco indi fu convertito, come in 
recipiente più capevole, in cassa, 
la quale chiamossi GazqfUacio, ohe 
custodìvasi fuori della chiesa, ed in 
cui mettevansi le limosine, ed ob- 
lazioni pel sostentamento del cle- 
ro. A questa cassa, da Tertulliano 
diiamata arca, s. Cipriano dà il 
nome di Corhona, cioè il gazofi- 
lado, o cassa comune. Raccolte poi 
le oblazioni presentate dai fedeli, 
si ponevano in detta cassa, per Ikr- 
ne poscia l'opportuna distribuzio- 
ne. Questa incumbenza nel princi- 
pio della Chiesa fìi eserdtata dagli 
apostoli stessi, ma per breve tem- 
po, poiché, vedendo che tal impie- 
go era loro incompatibile colla pre- 
dicazione del vangelo, a cui erano 
principalmente destinati, appoggia- 
rono ad altri l'economia di ma- 
neggiare il temporale, per meglio 
èssi attendere allo spirituale. Per- 
ciò da tutto il corpo de' fedeli e^ 
lessero sette, che chiamarono dia- 
coni, alla direzione de' quali com- 
misei*o le oblazioni^ doè il rice- 



DIA 
verle, il custodirle, poi al bisogno 
farne il debito rìpartimento. Laon- 
de il canone IV del quarto conci- 
lio di Cartagine, nel rendere ragio- 
ne perchè nella ordmazione dei 
diaconi la Chiesa non usi il rito, 
con cui ' ordina i sacerdoti, dice 
che il diacono: Non ad sacerdo' 
tium, sed ad ministerium consecra- 
tur; e da s. Girolamo scrivendo 
Y ep, 85 ad Evagino, è chiamato 
il diacono : Mensaruniy et induarum 
minister. Non fu però l'ufiido dei 
diaconi del tutto, e semplicemente 
temporale, come taluni pretesero; 
né la loro ordinazione si sarebbe 
fatta con rito solenne redtando 
orazioni, e imponendo sopra di lo- 
ro le mani, se fosse stata ristretta 
alle sole cose profime, né a loro 
sarebbe stata commessa la conver- 
sione de' popoli, l'istiniirH nel van- 
gelo ec. Tuttavolta questo ministe- 
ro sulle cose temporali, non fu 
sempre, ed in ogni luogo ed in 
ogni chiesa eserdtato dai soli dia- 
coni, sebbene secondo l'istituzione 
apostolica avesse avuto da queHi 
il suo oominciamento. Nella chiesa 
di oriente si trova appoggiata ai 
preti, ma nella romana a'diaconi. 
Nel IV secolo da' monaci dell'E- 
gitto si chiamava Diaconia {Ve' 
di), l' incumbenza di ricevere le ob- 
lazioni , e maneggiare le cose del 
monistero, né si commetteva, che 
a persona di tutto mento, ed inte- 
grità. Il Bergier dice, che in alcu- 
ni monisteri si diede il nome di 
diaconi agli economi o dispensieii, 
quantunque non fossero ordinati 
diaconi. Che fosse poscia &tto nel- 
la Chiesa promiscuo a' diaconi, e ai 
preti questo ufficio di economo, lo 
dice il padre Cristiano Lupo, to- 
mo II, fol. io8, il quale vuole 
che sia • stato occasionato dall' in- 



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DIA 

tollerabile supei*bia di certi arci* 
' diaconi, che Tedendosi De' mini* 
' steri principali impiegati dai ve* 
scoyì, e chiamati occhio dd vesco» 
va, delle cui azioni erano testimo- 
ni, e fiati soprastanti a tutte le 
sostanze ecclesiastiche, con alterigia 
▼oleTano precedere a' preti. Questi 
economi furono pur detti Fìcedo* 
minij Preposid, e Maggiordomi i 
a' preti o a' diaconi economi e cu- 
stodi dell' ecclesiastiche sostanze, ser- 
vivano anche i Suddiaconi (Fedi), 
Dall'ordine del suddiaconato si a* 
scende al diaconato. 

Elezione, ed ordinazione dd 
Diaconi 

Facendo seguito alla elezione dei 
diaconi, nei primi secoli della Chie- 
sa, benché i tcscovì ne avessero la 
autorità principale, il popolo vi 
concorreva, perchè i vescovi ad 
esempio degli apostoli li propone* 
vano al clero e al popolo, prende- 
vana i loro consigli, e gli ascolta- 
vano volentieri. Sembra per2>, che 
nel sesto secolo il popolo e il clero 
venissero privati di si fetta elezio- 
ne, per le elezioni tumultuanti, ed 
altri abusi ch'erano insorti. Solo 
potevano opporsi^ nel caso che le 
promozioni dì tali ministri fossero 
contrarie al bene della Chiesa. Tnt* 
tavia nei riti delle ordinazioni i«- 
sta anche adesso un vestigio della 
antica disciplina, poiché, secondo il 
pontificale romano, quando si trat- 
ta di ordinare un sacerdote o dia- 
cono, rarddiaoono lo presenta al 
vescovo, chiedendogli in nome della 
Chiesa, che 1* ordini, al che il ve- 
scovo domanda : » sapete voi esser- 
M ne degno ? L' arddiacono^ lo so 
» e lo attesto per quanto può l'u- 
» mana fiacchezza comportare. Il 



DIA àgS 

M vescovo ne ringrazia Z>k>, e poi 
» volgendosi al clero, ed al popo' 
M lo éRce: Noi col divino aiuto e- 
M lediamo questo presente suddia^ 
M cono per l' ordine del diaconata 
« Se alcuno ha quakhe cosa con* 
jt ti'o di lui^ SI fiiocia innanzi gè- 
» nerosamente per l'amor di Dio, 
M e lo dica: ma si ricordi della 
M sua condizione". Questo appun- 
to é un vestìgio deH' antico uso, di 
consultar il clero, e il popolo nel- 
le Ordinazioni (Fedi). Imperoodié, 
dice il Fleury, quantunque il Te- 
acovo abbia tntta la potestà di or- 
dinare, e il consenso dei laici non 
sia essenzialsnente necessaiio, egli 
nondimeno é utilissimo per assicu- 
rarsi del merito degli ordinandi. 
Si supplisce ad esso colle pubbli- 
cazioni, colle informazioni, e gii 
esami, che precedono l'ordinazione, 
ma santamente fu istituito che gli 
eletti si presentassero in fiiccia del- 
la Chiesa, anche nell'azióne stessa 
di ordinarsi, perchè il vesooTO si 
assicurasse che fossero irreprensibi- 
li, il pontificale romano rende ra- 
gione di questa cerimonia, fiicendo 
dii*e al vescovo, ch'egli fii tale in- 
chiesta al popolo, perchè è interes- 
se del comune pastore, avere sa- 
cenloti santi ; e perché «n partico- 
lare può sapere ciò che ignorano 
gli altri, e perdisè finalmente cia- 
scuno ubbidisce più volentieri a 
quello, che fii di suo consenso oi*- 
dinato. Il Chardon, Storia d4^ Sa» 
gramendj nel ìxmku III, lib. I, ca- 
pitolo XII, tratta dell' ordinazione 
de'diaoMH, coli' autorità del quale 
andiamo di dò a parlare. 

Anticamente il diaconate si con- 
feriva colla imposizione delle mani, 
e coll'oraziotte, come aflfermano gli 
antichi rituali, i. canoni de'concilii, 
e gli santtorì eocksiastici della li- 



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396 DIA. 

turgia^e disàplina della Chiesa; ed 
i riti che ora si usano nelia ordi- 
natione de'dìaoom, vi sono stati 
aggiunti dappoi per renderla piik 
solenne, o per figurar meglio le 
funzioni, a cui sono i diaconi de- 
stinati. Tali sono la tradizione del 
libro degli emogeli, e della Dal* 
malica (FeéU)y delle quali oose, e 
delle loro formole il p. Morino^ de 
sac, onL ex. 3, a 1, dice non fiir- 
ne menzione veruna i rituali an- 
teriori al nono secolo, quantunque 
molti teologi in esse al>biano co- 
stituita la materia^ e la forma di 
questo ordine. Aggiunge il p. Mo- 
rino, che sono appena seicento an- 
ni che si cominciò a presentare ai 
diaconi TeTangelo (egli morì in 
Parigi nel iSSg), eccettuata l'In- 
ghilteiTa ove un sagramentarìo di 
ottocento anni addietro prescrive 
che il vescovo dia l'evangelo a co- 
lui che ordina, dicendogli : <• Pren- 
» dete questo libra dell* evaogelo, 
« leggetelo, comprendetelo, fiiteue 
»» parte agli altri, e adempitelo 
M colle operazioni". Questa formo- 
la è diversa da quella che si usa 
oggidì, e fu assai varia nelle chie- 
se, anche dopo introdotto il costu*. 
me di pdk^ere al diacono l'evan- 
gelo, che fu per certo verso l'un- 
decimo secolo, e anche dopo. Che 
questo rito non possa essere, ad 
esclusione degli altri, la materia, e 
forma di questo sagramento, lo di- 
mostra r antica disciplina di molte 
chiese, che &cevano leggere l'evan- 
gelo dai Letiorì (Vedi). Nella Spa- 
gna questo uffizio era comune ai 
diaconi, ed ai suddiaconi. Altro*, 
ve lo &cevano indifferentemente i 
diaccmi, ed i sacerdoti. Tuttociò 
pix>va, che la tradizione del libro 
degli evangeli, non poteva essere, 
anticamente rito essenziale della 



DIA 
ordinazione de' diaconi. Queste ed 
altre ragioni avevano persuaso mol- 
ti teologi, che il rito essenziale fos- 
se l'imposizione delle mani pre- 
scritta n^U atti apostolici, ma il 
pregiudizio che r^paava, che la for- 
ma del sagramento dovesse esaere 
imperativa, fece pensare a qualcu- 
no d' inserire nell' orazione étaa 
accompagna 1' imposizione delle 
mani la formola; » Acdpe Spiri- 
« tum Sanctum ad robur, ad re- 
» sistendum diabolo et teotatio- 
» nibus ejus in nomine Domini". 
Qui però noteremo, die lascian-. 
do da parte le questioni de'teologi, 
ed avendo in mira la dottrìna del 
ven. Innocenzo XI, che ove ragio- 
nasi, e trattasi di sagramenti, non 
basti il tenere la sentenza piii pro- 
babile, ma s^;uir debbasi la più 
sicura, iutìor^ ne consegue, che al- 
l'opinar del Morino, e di qualsi- 
voglia altro teologo e canonista, dee 
prevalere infinitamente la prassi co- 
stante, da molti secoli introdotta nel- 
la Chiesa latina, che oggimai può 
dirsi l'universale. Questa prassi im- 
porta, che oltre l'imposizione delle 
mani aggiungasi nel promovere la 
tradizione del libro degli evangeli e 
degli analoghi istromenti, non già 
a maggior pompa e solennità, ma 
bensì come parte essenziale della 
materia del sagramento per tutti 
i latini ed occidentali. Può vedersi, 
fi*a gli altri autori' la breve, ma 
esatta istruzione per gli ordinandi 
del p. Luigi Togni de'ministrì de- 
gl'infermi, insigne opera che porta 
per titolo : Instrucù'o prò sacris ec^. 
desiae minisirìs doctrinae spanniea 
daiuris, Romae i83o, caput VI, 
de hierarchico diacanaius ordine. 
^.licitato Pontificale Romanum, p. 
I tit. II, §. 4» nel quale si riporta 
il rito, venerabile della ordinazione 



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DIA 

de'diaconi, e delle relative oerimo* 
nte. Dopo tutto questo, dì qualun- 
que opinione poi sìeno i nostri teo- 
logi, non possono trovare difficoltà 
nella ordinazione delle comunioni 
orientali, poiché queste usano e la 
iniposiiione delle mani, e la tradi- 
zione degli stromenti propri del 
diaconato. £000 il modo di ordi- 
nai^ i diaconi greci; poi indiche- 
remo quello di altri orientali. 

L'oi*dinando viene presentato da 
due diaconi anziani, che lo condu- 
cono in giro tre volte per lo santua- 
rio. Il vescovo poi gli fa il segno 
della ci'oce tre volte sul capo, e 
gli fa deporre l'abito di suddiaco- 
no e la cintura ; indi Io fa inchi- 
nare sulla sagra mensa> su cui* 
appoggia la fronte. L' arcidiacono 
recita alcune preci, e il vescovo 
imponendogli la mano sul capo, 
dice: >» La divina grazia solleva PI. 
V suddiacono piissimo, alla digni- 
j» tà di diacono: oriamo per lui 
» acciocché scenda sopra di esso 
» la grazia di Dio ", Noteremo 
che questa formola, giusta il greco 
rito, si usa anche neirordinazìone 
de'sacerdoti e. de' vescovi. Si &nno 
poi altre orazioni^ dopo le quali il 
vescovo imponendogli nuovamente 
la mano gl'im plora da Dio la gra« 
zia conceduta a s. Stefano. Orim- 
pone la mano una terza volta, e 
dice un'altra orazione. Poi gli met* 
te la stola sull'omero sinistro, e il 
popolo grida: Egli è degno. Se gli. 
dà poi il ventaglio o flabello, che 
i . greci usano per cacciar le mosche 
dall'altare: il diacono quindi inco- 
mincia le orazioni appellate diaco" 
nali\ il cui libro chiamasi Diaconi' 
co (Vedi)^ e si comunica pel pri- 
mo fra i diaconi. Queste orazioni 
diaconali si chiamano anche paci- 
fiche^ e si recitano dai diaconi ai 



DIA 0197 

quali tocca dare il bacio di pace, 
come si può più specialmente ve- 
dere nella liturgia de' presanti fica ti, 
presso il Glossario di Du Gange,- 
t. II p. 1376. Tuttociò é descrìtto 
nelle note del p. Goar sopra leit^ 
cologio de'greci, il quale aggiunge,- 
che se sopra l'altare vi sono due 
calici per la celebrazione della li- 
turgia, il celebrante ne dia uno al 
nuovo diacono per distrìbuìrlo al 
popola Nel rito greco non si dà, 
al diacono il libro dei vangeli per- 
ché d'ordinario lo legge il sacer«* 
dote. 

Fra le ordinazioni pubblicate dal 
p. Morino in siriaco ed in latino, 
le prime furono quelle der giaco- 
biti, di 'egli chiama de' maroniti, 
perché a lui mandate da Roma con 
questo titolo. Esse dicono, che il 
diàcono ordinando si conduce all'ai- 
tare, ove l'arcidiacono lo presenta al 
vescovo. Si fònno orazioni comuni, 
ed una particolare. Il vescovo reci- 
ta la formola Deo gratias , che é la 
stessa come quella de'greci, e dopo 
l'orazione gli- si dà il camice, e la 
stola; poi recitasi un responsorio, e 
un salmo, gli si presentano l'episto- 
le di s. Paolo, ed il diacono leg- 
ge quel passò della succitata epi- 
stola di s. Timoteo, ove si parla 
de'doveri de'diaconi. Si canta un 
altro responsorio allusivo alla di- 
gnità della Chiesa, e de'suoi mini- 
stri. Il novello diacono mette l'in- 
censo nel turibolo, e & un giro per 
la chiesa portando il libro delle e- 
pistole. Lo ripone poi sulla creden* 
za, e prende l'anafora, cioè il velo^ . 
con cui si cuoprono la patena, e il 
calice quando si portano all'altare, 
il che é uffizio del diacono. Si can. 
tano altre preci, e l'ordinando si 
prostra dinanzi all'altare. Il vesco- 
vo gì' impone le mani| e dioe^ N. è 



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^g8 DIA 

ordinato y e T arcidiacono ad alla 
imce prosegue: diacono dd sagro 
idiarc delia sania Chiesa, della di' 
ià N,y e tneDtre il vetooYo gì' im- 
pone le mani» due albi diaconi 
teogono cìaseuDo un tentaglio al** 
salo sopra il capo di quello che si 
ordina. Bada poi Taltare quando 
gli à dà la pace, e poscia il ve- 
seoTo, e ricere la oomunione, ed in 
fine ha luogo una breve esorlazio» 
ne del tcscoto. A questo é molto 
conforme il rito nestorìano, pub* 
Micato dallo stesso p. Morino. Il 
vescovo sul nuovo diacono pronun- 
zia questa formohu »• N. è'separa- 
M to, santificato, e consagrato al mi- 
M nistero eoelesiastieo , ed al ser- 
M vigio levitico di i, Stefimo. In 
M nome del Padre ec.". 

I giaodi>iti sì della ISria, die di 
Egitto^ dice il Renaudot, hanno i 
riti molto confórmi a qudii, che 
il p. Morino chiama propri de'ma- 
roniti. Soli si distinguono in questo, 
che tra quesli ultimi il vescovo 
prima d'ìmpor le mani agli ordi- 
nandi y le santifica col mediato 
toccamento de'sagri misteri , met- 
tendole sopra il velo, che il cuopre 
anche nelle ordinazioni. Il Renan? 
dot corresse alcuni sbagli fiitti dal 
celebre p. Morino sul trattato del- 
le ordinazioni; ma gli sbagli pos-' 
sono correggersi fadlm^te: Facile 
est inventis addere, 

II Sarnelliy lettere eccl. t. I pag. 
26, dice che in alcune chiese an- 
ticamente neirordinazione de'diaco- 
ni, si ungevano loro le mani. No- 
ta il Macri, Ifot dé'vocabdi ecclc 
siasiia\ che occoirendo di consa« 
grare diacono il nuovo elcttlo Pa- 
pa , come alcune volte è succes- 
so, si osservano alcune cerimonie 
particolari assegnate nel cerimonia- 
le di monsignor Cristoforo Marcel < 



DIA 
Io, dàppoidiè il Papa comparira al- 
rordinazione» vestito con Tamitto, 
cingolo, manipolo, e piviale con la 
mitra in testa, la quale si leverà quan- 
do il Cardinal vescovo ordinante 
&rà Timposìzione della mano stan- 
do esso in piedi, e il Pontefice a 
sedere sul trono. Il Pontefice si 
alzerà poi in piedi per ricevere dal 
medesimo vescovo coperto di mitra . 
la stola, sederà però nd toccaro 
il libro degli evangeli. ^. l'articolo 

COHSAGRAZIORB, ED ORSOTAEIONE DEL 

SOMMO PorrBFicB. Siccome le Dia- 
conesse ( Fedi ) incevevano una 
spedo di ordinazione, benché non 
sieno mai state considerate come 
membri della eodesiastica gerardiia, 
va consultato quell'articolo. 

Festi sagre de^diaconi, loro uffizi, 
e prerogative. 

L'abito antico de'diaconi fii pro- 
priamente la Stola {Fedi^ sopra la 
spalla sinistra: nota il Bona, Àer. li- 
turg. lib. 3, cap. 1^ § 6, che il 
Pont^ce san Zosimo, eletto nd 
4i7> ordinò che i diaconi usassero 
di stola pendente dall'omero sini- 
stro sino al fianco di*itto. Ma già 
8. Silvestro I, del 314» aveva con- 
cesso la dalmatica ai diaconi ro- 
mani, e il manipolo {Fedi) nel 
bracdo sinistro; e quindi i Ponte- 
fid concessero le dalmatiche, e, co- 
me spedai privilegio, il manipolo 
ai diaconi di chiese insigni, indi in 
progresso divennero abiti sagri dei 
diaconi, e loro comuni. I gred ri- 
tenendo l'uso primiero, portano la 
stola sopra la spalla sinisti*a pen- 
dente, e non attraverso, con il 
camice sciolto, la quale stola é da 
essi chiamata Orarium. Delle vesti 
sagre del diacono e suddiacono gre- 
d, che ne' pontificiili del Papà can- 



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DIA 

tano nel loro idioma, T epistola, e 
il vangelo, si tratta al toL VI li p. 
i65 del Dizionario, Avverte inol- 
tre il Magri, che questo rito è pra* 
ticato dai certosini nella messa so* 
lenne, giacché non usano suddiaco* 
no, ma uno del coro canta l'epi* 
stola, assiste solo il diacono colla 
cocolla bianca, sopra la quale por- 
ta la stola solamente quando va 
a cantare il vangelo. Dopo s. Sil- 
vestro I, abbiamo che s. Simmaco, 
Papa del 49^9 concesse la dalma- 
tica propria dei diaconi della Chie- 
sa Romana per privilegio ai diaoo* 
ni di s. Cesario di Arles, al quale 
avea pur concesso Tuso del pallio, 
avendolo fatto metropolitano. Quin- 
di s. Gregorio I del 590, concesse 
a Giovanni arcivescovo di Ravenna, 
come particolare prerogativa, l'uso 
del manipolo a' suoi primi dia- 
coni. 

L'abito pei^ de' diaconi, doé il 
più antico, fu veramente una tona- 
ca senza maniche, chiamata con vo- 
ce greca Colobio (Vedi), cioè veste 
mozza, e questa la portavano pri- 
ma in' vece della dalmatica, ma 
perchè, dice il Papia, nel sagiifìzio 
disconveniva vedersi la nudità del- 
le braccia, Tuso de' colobi fu age- 
volmente cambiato in quello delie 
dalmatiche. Il Piazza, nella Gerar* 
chr'a cardinalizia^ fa osservare che 
nelle basiliche patriarcali di Roma 
resta un'idea e memoria degli anti- 
chi colobi, in que' rocchetti di lino 
bianco senza maniche, usati dai be« 
yiefìciati per distinguersi dai cano- 
nici , allorché però assumono la 
cappa corale. Così pure si legge in 
Cassiano, lib. I, de habitu mofiach, 
cap. 5, che i monachi costumalo* 
no anticamente le tonache mozze, 
per denotare che il religioso deve 
staccarsi dalle opere del secolo: 



DIA 299 

» Colobiis quoque lineift induti,qua6 
n vix ad cubitorum ima pertingunt; 
» nudas de reliquo drcumferuntur 
» manus, ut amputatu$ eos actus» 
M et opera mundi hujus suggeral 
M- abscissio manicarum ". Anche i 
vescovi solevano portare questa sor- 
te di veste diaconale, come rileva- 
si da quanto s. Pio I scrisse ad 
un vescovo della Germania: m Tu 
w vero oolobio episcoporum vesti- 
M lus, vide, ut ministerium, quod 
» accepisti, in Domino impleas". Ai 
rispettivi luoghi si dice chi ha l'u- 
so della dalmatica, e della ToniceU 
la (Fedi), veste de'suddiaconi, ed 
ambedue sotto la pianeta Qe'pon<- 
tificali l'usano il Papa, i Cardinali^ 
i vescovi, gli abbati mitrati ec. Dei 
sandali, che un tempo usarono i dia* 
coni, e i suddiaconi, e di alti*e vesti 
diaconali, parlammo nell'anteceden- 
te articolo, ove facemmo menziona 
delle vesti sagre de'Cardinali diaconi^ 
e delle pianete ripiegate di colore pao- 
nazzo da loro adoperate invece del- 
le dalmatiche di tal colore. Di ta- 
li sandali, delle scarpe nere usate 
dai diaconi, e dell'antico vestiario 
de'diacoai narra alcune erudizioni 
il Cancellieri nella dissert. sul ba* 
do de^ piedi j de* sommi Ponl^ié 
Riporta il citato Piazza, che i Car-^ 
dinali diaconi ebbero 1' uso della 
mitra nel concilio di Firenze sotto 
Eugenio IV, come notò Andrea San-i 
tacroce, che fu ivi maestro delle ceri- 
monie.Del diacono e suddiacono della 
cappella Pontifìcia, se ne paria ai 
volumi VII p. n^i, e volume VILI 
p. 144» e 146 del Di^oncuio, co- 
me al volume IX p. i3o, e i3r^ 
si pai*la del diacono e suddiacono 
delle cappelle cardinalizie. Dei tem- 
pi poi, in cui il diacono e suddiacono 
restano col solo camice, e cingolo,» 
il primo collo stolone attraverso, ed 



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3oa DIA 

ambedue colle pianete ripiegate 
avanti il petto, e dei loro uffizi in 
tutte le funzioni annuali, e straor- 
dinarìe, n parla a' suoi luoghi al- 
l' articolo Cappelle Ponitficie (Fé* 
dt\ Solo qui rammenteremo, che 
nella vYento, e nella quaresima, 
nella cappella pontificia il suddia- 
cono depone la pianeta piegata per 
dire l'epìstola, restando ool mani- 
polo; e terminata la lettura ripren- 
de la pianeta; e che il diacono 
depone la pianeta piegata per can- 
tar levangelo, pi'endendo invece Io 
stolone, che pone a traverso del 
corpo sulla stola usuale: cosi ri- 
mane fino dopo la comunione del 
celebrante, indi deponendo lo sto- 
lone, riassume la pianeta piegata, 
ritenendo sempre il manipolo. Nel- 
le domeniche Laetare, e Gaude* 
te^ il diacono e suddiacono vesto- 
no della solita dalmatica e tonicel- 
]a. Le sagre vesti ordinarie del dia- 
cono, sono Tamitto, il camice, il cin- 
golo, la stola a travjerso, il manipo- 
lo, e la dalmatica ; e quelle del sud- 
diacono consistono nell'amitto, nel 
camice, nel cingolo, nel manipolo, 
nella tonicella, e nella [ùaneta ripie- 
gata. Tali vesti sono comuni a tutti i 
diaconi e suddiaconi, essendo unifor- 
me il rito delia Chiesa romana. Dal- 
1 antico Ordine romano, che sì crede 
raccolto da s. Gelasio I, in cui con- 
tengonsi i riti de' primi secoli, nella 
messa pontificale viene al diacono 
prescritto, prima dì leggere l'evan- 
gelo, di baciare il piede al Papa, 
ossequio che viene detto adorazione, 
e salutazione presso Anastasio Biblìo- 
iecarìo. 

Per conto poi delle prerogative 
de'diaconi, e loro uffizi, oltre quan- 
to superiormente si disse sul loro 
ministero, aggiungeremo, che s. Ce- 
sario, conosoendone 1$ dignità, an- 



DIA 
dava con molta riserva ad ordinar 
diaconi , laonde di lui si legge : 
» Adjedt etiam hoc, ut nunquam 
M in ecclesia sua diaconum ordì- 
» naret ante trigesimum aetatìs suae 
M annum. Vemm etiam hoc addi* 
M dit, ut nec in qualibet ma|ore ae- 
» tate numquam ordinaretur, nisi 
M quatuor vicibus in ordine Jibros 
M veteqs testamenti legerìt, et qua- 
•* tuor novi *\ Pel diaconato l'o- 
dierna disciplina della Chiesa esige, 
che l'ordinando abbia compiti anni 
ventidue, meno che il PonteBoe non 
accordi benigna e straordinarìa di- 
spensa. Anticamente per ordinarsi 
diacono bisognava avera venticinque 
anni ; ma alloi*a si ordinavano i 
preti di trenta anni. Secondo gli 
antichi canoni, anche il matrimonio 
non era incompatibile allo stato, e 
ministero de'diaooni, ma da molto 
tempo fu loro interdetto nella Chie- 
sa Romana, ed il Papa non concede 
le dispense di passare allo stato con- 
jugale, se non per ragioni di gran- 
de rilievo, quantunque non resti- 
no piÈL allora nel grado, e nelle 
funzioni dell' ordine ; tosto ohe ne 
sono dispensati, e sì maritano, rien- 
trano nello stato laicale. F. Celi* 
BATo e Dispense. Abbiamo dal ca- 
none a a del concilio tenuto in 
Oranges nel 44^9 che non si ordi- 
neranno in avvenire diaconi mari- 
tati, se non promettano di osserva- 
re continenza, sotto pena di essere 
deposti. Se prima è stato ordinato, 
non sarà promosso a un ordine 
superiore, secondo il concilio di 
Torino. I sagri canoni proibiscono 
di ordinare un diacono se non ha 
un titolo, cioè se non ha un tito- 
lo patrimoniale, o benefizio, e se è 
bigamo, cioè se ha avuto due mo- 
gli, meno una pontificia dispensa. 
Anticamente ai diaconi era proi- 



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DIA 
a 

^ bito sedere coi piceli, molto più 
i alla presenza de' vescovi. Il concilio 
^ di Cartagine, celebrato nell'anno 
,. 398» ecco quanto prescrisse coi ca- 
noni 36, e 37. Il diacono è mi- 
^ Distro del sacerdote, come de) ve- 
scovo; non sederà se non per or- 
j dine del sacerdote, non parlerà 
nell' assemblea de' sacerdoti, s' egli 
non é interrogato. In pi*esenza del 
sacerdote non distribuirà al popolo 
r Eucaristia, o il corpo di Gesti 
Cristo, se non di suo ordine, e in 
caso di necessità. Porterà il cami- 
ce in tempo della oblazione, e del- 
la lettui'a. IlMacri dice, che nella 
chiesa gi*eca, devono sedere alla 
presenza del vescovo, e del sacer- 
dote. Nel pontificato di s. Anasta- 
sio I, creato nel 398, nacque in 
Roma dissensione tra i sacerdoti, e 
i diaconi. Questi amministravano i 
beni della Chiesa, e trattavano con 
disprezzo i preti, i quali perciò ne- 
gavano di alzarsi alla loro presen- 
za, dicendo che, secondo T antico 
costume della Chiesa Romana, stan- 
do essi a sedere, dovevano i dia- 
coni stare ritti; per lo che tanto 
si accese questa discordia, che quan- 
do i diaconi, per cagione dei loro 
uffizio, pubblicavano in piedi ai fe- 
deli il vangelo, i preti ricusavano 
di sorgere nelle loro sedie, per 
maggiormente umiliare V arroganza 
de' diaconi. Laonde s. Anastasio I, 
per correggere si£&tto scandalo, pub- 
blicò un decreto, che venne registrato 
nel libro pontificale. Ordinò pertanto, 
che i sacerdoti stessero ancor essi in 
piedi, e chinati allorché i diaconi leg- 
gevano l'evangelo nella messa, per 
dimostrare la prontezza, con cui so- 
no disposti ad eseguire ciò, che in 
esso si promulga. S. Girolamo si 
querelò molto delle pretensioni dei 
diaconi. U p. Menochio^ nelle e* 



DIA 3oi 

rudite sue Stuore, t. Il, pag. 89, 
al cap. LII tratta: « Delii diaco- 
M ni, e notari, che al tempo delle 
» persecazioni della Chiesa scrìve- 
» Tevano gli atti de' martiri, per 
M conservarne la memoria". Dal 
pontificato di s. Gemente I si co- 
minciò nella Chiesa romana a te- 
ner memoria di que'aistianì, che 
per la fede esponevano la vita, che 
peixàò istituì sette notàri per rac- 
cogliere gli atti de' martiri, e regi- 
strarli ne' fosti della Chiesa. Quin- 
di 8. Fabiano, dividendo Roma in 
sette regioni, vi prepose sette dia- 
coni detti perciò Regionari con al- 
trettanti suddiaconi per aver cura 
di raccogliete, e notare fedelmente 
gli atti de' martiri, uso forse inter- 
messo, o non diligentemente ese- 
guito. Paolino, no taro di s. Am- 
brogio, dice nella vita ' di questo 
santo, di essere stato notaro sotto 
Cajo diacono, al quale riferiva tut- 
to quello che occoireva. Era officio 
de' diaconi di esaminar le cose no- 
tate, ed invigilare che si conser- 
vassero negli ai*chivi delle chiese, 
chiamandosi martiri!, comedi notò 
parlando delie diaconie Cardi naii- 
ziCj quelle ove si veneravano le re- 
liquie de' martirì, chiese * eh' erano 
parimenti affidate a' diaconi, e che 
divennero le Diaconie Cardinalizie 
(Fedì)y al modo descritto nel cita- 
to articolo . Nel lY conciHo di 
Praga venne decretato nell'anno 
5j5 col canone 4» ^^ ^ diaconi 
porteranno sulle spalle le reliquie 
chiuse in una cassa. Né solo la 
Chiesa Romana usò questa diligen- 
za per conservare le memorie dei 
martiri, ma anche le altre ne se** 
guirono r esempio, come riporta lo 
storico Eusebio, di Smime, di Vien- 
na, di Lione, e s. Cipriano della 
chiesa di Cartagine. Gli atti dei 



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Sol DIA 

martiri iurono chiamati atti pro" 

consolari, ed erano sinceri, e veri- 

iUct. 

1 mgrì canoni vietano ai diaconi 
di consagrare, essendo questo un uf- 
fizio sao^otale. Era però loro ufficio 
amministrare l'Eucaristia a quei 
che si comunicavano, come di por- 
tarla a quelli che non erano pre- 
senti. F, CoiiuirioirB, ove si dice, che 
dispensavano a' fedeli anche il san- 
gue di GesiSi Grista II Berlendi 
ne tratta a pag. 87, e seg. , avver- 
tendo che per T acci*esciu(o nume* 
ro de' fedeli, bisognò valersi di piOi 
calici, e per lo più con due ma- 
nichi, denominati calici minuteria- 
&, e il diacono dal calice del sa- 
cerdote rifondeva in essi il sangue, 
quindi lo dispensava a' fedeli. Il 
concilio diYotxsk del iigS col ca- 
none 4 prescrisse, che il diacono 
non battezzerà, né darà il corpo 
del Signore, né imporrà la peni- 
tenza, se non in caso di estrema 
necessità. In quanto ali* ammini- 
strai il battesimo, dice il Sarnel- 
ii, t. VI, p. 33, n. 7, che il dia- 
cono per la potestà dell' oixlìne può 
solennemente battezzare, e quindi 
fare tutto quello che fa il sacerdo- 
te quando solennemente battezza, 
citando quelle parale di s. Tom- 
maso, 3, par. quaesL 82, art 3: 
•• Diaconus, tamquam proximus 
n ordini saceixlotali , partidpat a- 
n liquid de ejus oflScio". In quanto 
alla dispensa dell' Eucaristia, avver- 
te il Macri, che il diacono in caso 
di necessità può dispensai*e il Fia- 
cco (Vedi) a) moribondo con li- 
cenza del vescovo, ovvero del par- 
roco impedito. Aggiunge, che questa 
sentenza è comunissima, anzi se la 
necessità é tanto urgente, che non 
si possa aspettare la detta licenza, 
lo potrà fiire seioa di essa, come 



DIA 
riferisce il medesimo s. Tommaso 
in 4» disUncL i3, quaesL I, orL 
3. Alcuni soggiungono, dbe portan- 
do il diacono il Viatico al sacerdo- 
te infermo, non deve comunicarlo 
con le pi*oprie mani, ma dargli 
l'Eucaristia in mano, acciò da se 
stesso si comunidiì. (mi pare che 
decretasse il concilio niceno primo, 
nel canone XVII. Altri poi dicono 
non essere necessaria questa limi- 
tazione. Certo è, che il diacono 
potrà comunicar sé stesso ancora. 
In quanto all' imporre la peniten- 
za, il suddetto Samelli nel tomo 
IX inserì la lettera XXXII: Il 
diacono non essere ministro del sa- 
gramento della penitenza. 

Rammenta il dotto vescovo Sar« 
nelli , quanto anticamente prati- 
cava la Chiesa^ cioè che ne' pec- 
cati giravi, e poscia pei pubbli- 
ci soltanto si dava pubblica peni- 
tenza, benché fossero i penitenti as- 
soluti sagramentalmente; e che quin- 
di esaurita la penitenza dovevano 
essere solo riconciliati, ch'era la 
assoluzione dalla penitenza canoni- 
ca, del che si riporta il metodo dal 
pontificale Ronaano, siccome fijnziò- 
ne spettante al vescovo. Cominciava 
tale funzione dal mercoledì delle 
ceneri, e terminava nel giovedì 
santo, quando i pubblici penitenti 
si riconciliavano alla Chiesa, ed al- 
l' altare dal vescovo, che dopo a- 
verli riconciliati, porgeva loro la 
comunione. Ma se accadeva, che 
tra questo spazio di tempo il pe- 
nitente venisse a morte, acciocché 
non partisse da questo mondo sen- 
za il santo Viatico, se il vescovo 
era assente, si dava la facoltà al 
prete di riconciliare, e se mancava il 
prete poteva anche il diacono fiire 
questa riconciliazione, e dar al peni- 
tente medesimo la Eucaristia.. Tutto- 



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DIA 
ciò afferma s. Gìpiiano lib. 3» ep. 1 7, 
dal quale inoltre si racooglìe, che il 
diacono non esercitava che un mero 
cerimonialey col riconciliar colla 
Chiesa i pubblici penitenti in peri- 
colo di morte» e con licenza del 
suo prelato gli assolveva, come 
qualunque chierico con ordine del 
prelato può assolvere dalle censu- 
re. V, CoiTESSSIOffE, e CoRFBSSOBE. 

Adunque sembra, che il diacono ia 
articolo di morte potesse assolvere 
dalla penitenza, non dalla colpa, 
eh* ei*a stata già assoluta sagramen- 
talmente. E pure in progresso di 
tempo, in mancanza del sacerdote, 
i^ diaconi udivano le confessioni, 
come rilevasi da quanto prescrisse 
nel 1 195 il sinodo Eboracense. In 
quello di Londra del 1 200, il ca- 
none 3 decretò : » Non liceat dia- 
*» conibus baptìzare, vel poeniten- 
» tiam dare, nisi duplici necessitate, 
M videlioet quia sacerdos non po- 
M test, vel absens est, vel stulte 
» non vult, et mors ìmminet pue- 
•» ro, vel aegroto". Altrettanto nel 
1236 rinnovò nelle sue costituzio- 
ni s. Edmondo, arcivescovo di Can- 
torbeiy. Nelle costituzioni di Odo- 
ne di Sdiaco, vescovo di Parigi, si 
legge al can. 56: ** Ne diaconi 
«» uUo modo audìant confessiones 
4» nisi in arctissìma necessitate ; cla- 
» ves enim non habent, nec pos- 
«* sunt absolveiV. Le costituzioni 
ttnodali della diiesa Andegavense 
riprendono i parrochi, che lascia- 
Tano fare non poche cose sacerdo* 
tali ai diaconi. Dagli allegati ca- 
noni si rileva, che dalla peniten- 
za canonica , potevano i diaconi 
assolvere, con questo però che 
se r infermo campava dal peri- 
colo, di nuovo doveva confes- 
sarsi dal sacerdote. La penitenza 
canonica durò sino al secolo XII 



DIA 



3o3 



ed allora fu commutata colla cro- 
ciata, o sagra spedizione di Palesti- 
na. I seguenti sinodi tolsero del 
tutto ai diaconi T autorità di assol- 
vere. In quello di Vorcester del 
1240 abbiamo dal can. la: «* Dia- 
M coni quandoque confessiones au- 
n diunt, et alia tractant sacramen- 
M ta, quae solis sacerdotihus sunt 
M commissa, quod de caetero ne 
M fiat". Similmente il sinodo Pit-r 
taviense del 1280: m Abusum er- 
M roneum eradicarì volentes^ inhi- 
H bemus ne diaconi confessiones 
M audiant, et ne in foro poeniten- 
*• tiali aUolvant; cum oertum èit, 
M ipsos absolvere non posse, cum 
M claves non habeant''. 

11 Baronio all'anno 34» num. 
3i4> nota che da s. Cirillo gero- 
solimitano si ha, essere istituzione 
dello Spirito Santo il dirsi nella 
messa dal diacono ' ad alta Tooe : 
Pro his qui dejuncd sunt in Chri-' 
sto; la qual cerimonia non si usa 
più nella Chiesa. Trattando il Sar- 
nelli delle eulogie, e perchè il dia- 
cono nelle messe feriali della qua-* 
resi ma dica: Humiliate capita ve- 
stra Deo, ed il saceidote aggiunga 
nn altra orazione, ne dà questa 
spiegazione. Primieramente è noto 
die 1' eulogie o benedizioni , erano 
certe particole di pane benedetto, 
che dopo la messa si distribuivano ai 
fedeli, i quali non eransi comunicati 
sagramentalmente, e ciò in segno 
della cattolica comunione nella fe- 
de, e nella carità. In progresso di 
tempo r eulogie furono distribuite 
anche a quelli, che si erano comu- 
nicati sagramentalmente. E perchè 
nella quaresima si digiunava, e con 
prendere pane benedetto si rom- 
peva il digiuno quaresimale, in luo- 
go delle eulogie, si disse poi, come 
oggi si pratica, Toiazione sopra il 



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364 DIA. 

popolo, con die venifa^ e viene &t* 
to partecipe della benedisione. E 
però il diacono, acciocché i fedeli 
si preparino con utilità a ricever- 
la, dice: HuniilUue capila vestra 
Deo, Honor. in Gemm, lib. I, e. 
i6. Lo stesso accenna il Durando, 
lib. 6, cap. 18. I diaconi nei santi 
misterì recitavano anticamente oer» 
te preghiere, che perciò si appel- 
lavano preghiere diaconiche, Non 
solo r uffizio de' diaconi fii ed è di 
set*vire all'altare nella celebi^azione 
de' santi misteri, battexsare e pre- 
dicare colla permissione del vesco- 
vo, ma anticamente aveano cura 
di tenere il popolo nella chiesa, 
col rispetto^ e modestia convenien- 
ti. E vero, che non era loro per* 
messo d'insegnare pubblicamente^ 
almeno alla presenza del vescovo 
e del prete; ma istruivano i cate- 
cumeni, e li disponevano al batte- 
simo, dò die le diaconesse feceva- 
no con le donne. Prima la custo- 
dia delle porte delle chiese era af- 
fidata ai diaconi, ma in seguito i 
suddiaconi furono incaricati di que- 
sto uffizio, indi gli ostiarii ; però 
le diaconesse custodivano le poite 
ove enti*avano le donne. In alcune 
chiese i diaconi nella festività del 
primo diacono e protomartire s. 
Stefano facevano in coro l'uffido 
dell'ebdomadario, dando anche la 
benedizione ai lettori prima di re- 
citare le lezioni, come si ha da Jo» 
Beleth, e 70, RaL div. off. 

Sulla benedizione diaconale poi 
dii'emo, che siccome nel fine della 
predica si fa il segno della croce 
aopra il popolo senza dire altro, si 
può dubitare se dò. possa fìire il 
diacono, imperocché nel cap. 28, 
lib. 8, delle ConsL AposL si legge: 
^ Diaconus non benedidt neque 
¥ benedictionemdat;acdpit verq ab 



DIA 

*» episcopo, et presbytero'^i Rispon- 
de Hallier, doversi intendere, che il 
diacono non benedica colla propria 
autorità, ma colla ministeriale, ri- 
cevuta dal vescovo, o dal prete, 
giacché anch' egli dioeool vescovo, 
e col prete: Dominus uobiscum^ 
parole che contengono e la saluta- 
zione dd popolo, ed una certa be- 
nedizione» £ secondo s. Tommaso, 
3 par. quaesL 82^ ari. 3 ad I: 
* Diaconus tamquam propinquos 
H ordini sacerdotali partidpat ali- 
M quid de ejus offido," come di- 
cemmo di sopra. In quanto ai sud- 
diaconi, e agli altri ordini minori, 
se &nno qualche predica, non fan- 
no in fine segno di croce sopra il 
popolo, perché la loro potestà é 
limitata a certe cose, come al let- 
tore il benedire il pane, e i nuovi 
&*utti. S. Valerio, vescovo di Sara- 
gozza, essendo vecchio ed impedi- 
to nella lingua, commise a s. Vin- 
cenzo diacono, pd martire, l'ufficio 
di predicare. Ghes. Gregorio pre- 
dicasse essendo ancor diacono, \a 
attesta Giovanni diacono ndla vita 
di lui, lib. I, e. 4i* ^^ poter 
dare il diacono la benedizione, 
gran peso dà la sdennissima bene^ 
dizione che sì fa dal diacono nd 
sabbato santo del cereo, detta an- 
che consagrazione^ in presenza dd 
vescovo, o del sacerdote. U Beleth 
citato, de div, Offic. cap. 1 16, di- 
ce: » Cereus a diacono benedidtur; 
M cereus etiam praesente episcopo, 
H vel sacerdote^ a diacono benedict- 
M tur qui est minoris oixlinis". Ndla 
chiesa di Costantinopoli i diaconi 
patriarcali si paragonavano ai Car- 
dinali romani^ e sedevano sopra i 
vescovi; e sebbene foesero dell' oi"- 
dine diaconale, nnlladimeno nelle 
messe che, comesacei*doti, celebra- 
vano nelle chiese loro titolari, da- 



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DIA 
Tano le sokiini benedixionL Nel 
secolo XVII fa agitata una cele- 
hve controTersia^ se il Cardinale 
diacono potesse nella sua diaconia 
dare là benedizione solenne. Dopo 
vai*ie saitture e ponderazioni fatte 
in argoménto, finalmente nella con* 
gregasione detriti, tenuta ai i5 di 
settembre 1 668 ^ Ci decretato a fa* 
vore dei Cardinali diaconi, che pò-» 
tessero benedire stante le efficacis- 
sime ridoni ed autorità portate 
dai dotti Cardinali Brancaccio die in 
tale anno era divenuto vescovo 
suburbioario, ed Albizii dell'ordine 
dc'pi-etii nella quale occasione il 
celebre Domenico Macrì maltese 
presentò la rinomata scrittura in- 
titolata Eulógialogittm Diaconale. 
Questo decreto fii posto in eseca* 
sione per la prima volta dal Car- 
dinal Decio ^ìzxoltni nella sua dia- 
conia di s. Eustachio, assistendo 
alla messa solcane nella festa del 
detto santo ai 20 setteBibre 1668. 
. Questi ed altri sono gli uffizi 
de' diaconi, ed i certo che sino 
dalla prima loro origine hanno 
asnfttifeo ai jacerdoti, ed ai vescovi 
nella celebradone del santo sagri« 
£zio, e nell' amministrazione dei sa* 
gsamenti. f^.- Bingham, Ong: Ec'^ 
cZ. t I, 1. 3^^ e. 20. Sugli officii 
de' diaconi «i {tossono consultare, il 
Gavanto^ cx>Ue addiaom del Mera** 
ti, Cerìmonie EcdesUutkke\ Baul- 
dry. Manuale sacrarum caeremo^ 
fàarutìu il Zaccaria nd tomo II, 
pag. 1 1 dc^te Dissert. di storia 
cccl. tratia dei diaconi, se, e come 
anticaoiente potesseco predicare . 
FI a CaereinonUiUEfMscopomm^ 
oltre li citaiò Bombale BomOf 
-man. Trovandosi gl'imperatori ro* 
muta ad assistere alla messa cele- 
brata solennementis dal Papa, fecero 
alouBC funzioni da diaconi, di che 

'' VOI, XIX. 



DIA 3o5 

abbiamo molti esempi. Urbano V 
nel i368 nel giorno di Ognissan« 
ti coronò nella basilica Vaticana 
r imperatrice Elisabetta moglie di 
Carlo IV. Questi presentò al Papa 
il libro, e il corporale. Nella mes- 
sa, che Giovanni XXIII cantò so- 
lennemente in Costanza nella ^ta 
di Natale, T imperatore Sigismondo 
vestito degli abiti di diacono, colla 
spada nuda alla mano, cantò l'e- 
vangélo Exik eeb'cUtm a Caésare 
Jugusto. Trovandosi V imperatoria 
nella notte di Natale nell' uffiriatu- 
ra dèlia cappella pontificia, cantava 
la VII lezione, cantando le altre i 
Cardinali diaconi, e la terza il Pa« 
pa. Ma di questo argomento, oltre 
quanto si è detto al voi. IX, pag. 
107, no, e III del Dizionàrio, 
va letto r articolo Stocco y e berrete 
$one benedetti, ove si dice ciò che 
faeeva l'imperatore, se a lui dal 
Pontefice erano donate tali insegne* 
11 Canodlieri, nel tomo II, p. o3o 
De* Secretori, eruditamente tratta: 
« De diaconi, aut subdiaconi mu« 
« nere ab imperatoribus [»«esttto^ 
« aliisque oaeremoniis in eoruoi 
M ooronatione servatis". A p. 84<» 
tratta De . cor^natione Caroli V 
'Bononiae-in tempio s. Petronii e& 
Air articolo Cobonazioite degl'imp»* 
tUTóai^ cioè al voi. XVII, p. 222, 
e 2o3 d^ Dizionario^ si dice del 
piviale preso da Carlo V, nella 
coronazione della corona ferrea; e 
delia tònicella, e piviale che assuur 
«e sella coronazione imperiale : in- 
di a pag. 224» si dicoào alcuni uf- 
fizi da Calalo V esercitati nella 
messa pontificale di Ckmente VII, 
dappoichà in tonicelia andò all'air 
itoPe^ ed offiì al Papa l'ostia, e il 
calice, è poi gli baciò la mano. Il 
Samdli nel tomo VI deUe ^ue let- 
tere, ci dà la lettera XVlIt » Che 
20 



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3o6 Dlk 

m il principale atto dd suddiaoo- 

M no sia di oflerìre al diacono il 

« calice vacuo, e b patena iracoa. 

» E te r imperatore romano deve 

n avere l'ordine luddiaconale. F. 

m l'articolo iHrBEATOU. 



Specie diverse dei diaconi, e 
loro denominazioni. 



A toler aoooinare per ultimo 
le diverte denominasioni de'diaconi, 
diremo che Diaconus circumhutrO' 
tor (a chiamato V Arcidiacono (Fé* 
<&)y dignità eodesiastica, ch'è quan- 
to a dire capo de'diaconi. Diaco» 
nus regionarius en quello cui i Pon- 
tefici commettevano la cura e gli 
ilffizi, dei quali parlammo all'arti- 
colo DiAcoHns GABDOTAUtiBy di qual- 
die regione di Roma, prima conte- 
nente due rioni, e pm uno tolo; e 
perciò i tette diaconi regionari del- 
la Chiesa Romana, che totto tan 
Silvestro I furono chiamati Diacq^ 
ni Cardinateg^ «ccome destinati 
per una chiesa determinata, detta 
diaconia di quel rione, in progret* 
so di tempo divennero quattordici, 
e poscia superarono un tal nume- 
ro. Dice il Tamagna, Origme e 
prerogative de* CanUnaU, nel tom. 
I art II, che i diaconi Cardinali 
presero il titolo dalla chiesa, o dal 
predio, che amministravano. Qui no- 
teremo, che air articolo Ordinazioni 
dei Pont^i (Fedi), incominciando 
da 8. Pietro sino al secolo IX, regi* 
strandosi ad ogni Papa le ordinazio- 
ni, à vedrà quanti diaconi ognuno 
ordinasse. A cagione poi dei ere* 
soenti e gravi affini del governo 
della Chiesa universale, i Pontefid 
fecero escare le ordinazbni dai 
Ficari di Roma; qualdie esempio 
tuttavia di ordinaaoni fette dai Pa- 



DIA 
pi, si rinnovò sotto Benedetto XIII, 
fiidle ad esercHare le episcopali 
funsioni. I Diari di Roma^ a' ri- 
spettivi tempi, ne riportarono il no- 
vero; ed il numero iii5, dell'an- 
no 1^74» descrive l'ordinasione, die 
fu fiittada luineUa cappella PaoKna 
del pnlauEO apo8toiico,di trentasò in> 
dividui, compresi qudli della prima 
tonsura, consagrando inoltre in ve- 
scovo di Bisegha certo fir. Antonio 
da Prosinone o Frosolone della 
fiimiglia Padcoo. Il Novaes riporta, 
die alla metà di loglio di detto 
anno^ Benedetto XIII oonfen in 
due giorni il diaconato e presbite* 
rato al Cardinal Pietro Ottoboni, 
nipote di Alesiandro Vili, che trat* 
tenne colle consuete formalità alla 
sua tavola a pranzo. Nel 1747» 
Benedetto XIV, volendo promovere 
al cardinalato il real duca di Yorck, 
dopo cdd>rata la messa nella sua 
cappdia segreta, gli conferì la pri- 
ma tonsura, e pia tardi nella me- 
desima cappdk, i quattro ordini 
minori, e posda il suddiaconato, e 
diaconato ec Pio VII promosse al 
presbiterato un prelato, die avea 
ricevuto molto tempo prima gli 
altri ordini da Clemente XIII, giac- 
diè ninno senza autorizzazione del 
Papa, può ordinare cdui die ha 
ricevuto qualche ordine minore da 
alcuno de' suoi predecessori. 

Continuando a dire sui diverti 
nomi dé'diaconi, fu detto Diaconus 
Palatinus^etBasiUcariusifìidìOy che 
ministrava al Romano Pontefice^ 
quando cddxava nella basilica la- 
teranense, o nella basilica vaticana, 
e fu appellato Diaconus siàtionO' 
rius quello, che ministrava al medes»> 
mo nelk diiesa ove era la staB(me.Fa 
detto Diaconus testùnonialis quello , 
die assisteva al vescovo mentre pre- 
dicava. Diaconi sflvaUd diiamansi ic 



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BIA 
r akani luoglii, e partioolànBente nd 
9 rcgoD di Napoli, alcuni uomini me» 
Imamente seoolarì e timorati di Dio, 
)r assniili dai Tesoo^i al perpetuo ger- 
ii irizio delle dnese, e destinati per 
t sempre ad alcuni ministeri, e fun- 
\ mata eodeÀastidie , di£ferenti dai 
I chierici coniugati, imperocché que- 
i stiposmo essere tali eziandio, sen* 
i sa avere mai avuto ordine alcuno 
I clericale^ quantunque godano per 
decreto di Gregorio XV l'ecde- 
I . aiastica immunità. Determinati so- 
no però essi, ad un dato numero 
I per ovTÌai*e all'eccedente numero, 
, che ne potesseix) creare i vescovi 
I in pregiudizio della camera e giù- 
risdizione regia , doé quattro in 
servigio del vescovo, e delia chiesa 
cattedrale, due delle chiese ooUegia- 
f te, ed uno di quelle parrocchiali, 
^ altre diiese inferiori, bisognose di 
servizio, come negli ospedali, Essi^ 
, sebbene sieno eletti dal vescovo^ 
o dal capitolo della cattedrale in 
sede vacante^ e durino anche dopo 
la morte dd vescovo, non godono 
nulladimoio dell'immunità, ovve- 
ro del privilegio del foro, se attuai» 
mente non sono ài servigio delle 
medesime chiese ed ospedali; e que- 
sto solamente nel foro criminale, 
non nel civile, eccettuato tuttodò 
che spetta alla persona propria del 
medesimo diacono selvatico; ma non 
sono esenti dagli altri pesi del foro, 
€ perciò sono tenuti come persone 
laiche, alle collette, ed alle altre 
funzioni fiscali, e pesi camerali. Pos- 
ilo essere privati dai vescovi di tal 
ministero quando si rendono faci* 
nórosi, ovvéro per divei*si pubblici 
eccessi, laonde giustamente conviene 
loro il nome di diaconi selvatici, 
perchè godono una piccola ombra 
dello splendore, e dignità ecclesia- 
stica, r. Ant. Navar., in Summ. 



DIA 3o7 

BuUar. Comment 5o de diac. sei" 
vatic.^ fog. 77. Il Samelli, nel tom. 
X nella lettera LXXII, ha irat- 
tato M Se il chierico, die non ha 
M i requisiti del condlio, perda af- 
M fiitto il privilegio dd foro, e dd 
M diaconi selvaggi". Al numero io 
di tale lettera il Samelli riporta 
un decreto sui diaconi selvaggi del 
regno di Napoli, della sagra con- 
gregazione de'Cardinali: » negotiis 
n regni neapoletani praeposita eto. 
» dedaravit ", 1628 aa junii • 
Aggiunge quindi il dotto scrittora, 
che si chiamano diaconi, doè mi- 
nistri o serventi selvaggi, perche 
destinati per lo piii alle chiese di 
campagna, benché neno serventi an- 
die a qudle ddla dttà, come ri- 
sulta dairallegato decreto, che pur 
si legge nel Diana, 8a n. 46* f^* 
nalmente il SarnelU nel tom. Vili, 
8a*ivendo la lettera XX, » Se sia 
M ledto che il prete faccia l'uffido 
M di diacono ", di che si parla ai- 
l'articolo Diaconato, dice dell'uffizio 
dd suddiacono, o diacono, ch'eser- 
dtano i preti essendo canonici, ed 
annoverati in tali ordini, giacché il 
condlio di Trento prescrisse, che in 
ogni cattedrale il capìtolo si compo- 
nesse dei tr^ ordini dì preti, diaco- 
ni, e suddiaconi, e in proporzione i 
diaconi e suddiaconi fossera nella to- 
talità la metà del numero de'prati. 
Nella basilica patriarcale lateranen- 
se, che é la prìma chiesa del mon- 
do cattolico, e che é la cattedra- 
le di Roma e del Papa, evvi il 
capitolo eziandio diviso negli ordini- 
di preti, diaconi, e suddiaconi. Quin- 
di é degno di osservazione che non 
solo tra i diaconi e suddiaconi vi 
sono de' vescovi, ma anco de'patriar- 
chi. Da ultimo il defonto monsi- 
gnor Piatti, patriarca di Antiochia 
e vicegerentc di Roma^ era canoni-» 



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3o8 



DIA 



co di tal basilica, e ddrordine dei 
Middiaooni. 

Di somma autorità poi e itima 
arano ia Costantinopoli i diaconi 
patriarcali, i quali neU' occasione di 
servire il patriarca usavano ia pianeta 
sacerdotale , ed erano in questa 
chiesa a quella guisa che soao i 
Cardinali ia quella di Roma, cioè 
principali nel clero. Si chiamavano 
Exocaiacoeli, ed erano sette a so- 
miglianza de'sette diaconi eletti da- 
gii apostoli, non facendosi vei*una 
menzione dellarcidiacono, come uf» 
fìzio allora amovibile ad nutum del 
patriarca, e perciò in minor cinedi* 
to. Nel concilio generale di Firen* 
ae tali diaconi patriarcali furono 
trattati da Eugenio IV a guisa 
di Caixlinali, trovandosi registrato, 
die baciarono le mani e le guan- 
cie del Pontefice sedente, e non il 
piede, à differenia dd patiiarea 
loro pur ivi presente^ il quale, lo 
baciò in piedi: m patriarcha Papam 
9* stantem osculatus est io gena; 
j> nos vero cum exooataooelis, se- 
» dentis dexteram, et genam oscur 
» lati sumus *\ Vuoisi, che ciò 
facesse il Papa, per ridurre i greci 
airunione colla chiesa latina. 11 Ma« 
cri, yei'bo ExocatacoeU^ dice che 
erano co» chiamati perché penrot* 
tarano fuori del. patriarcato essendo 
parrochi della città, onde dormi* 
vano nelle loro parrocchie, ed etmano 
pi'ima s^i, cioè: » Magnus.oeconomus, 
»» magnus sacellarius, roagous soevO" 
p phylax, magnus chàrtaphylax; 
» praepositus parvo saodlo, et prò* 
» teodicus ". Balsamone ne enume» 
ra solamente cinque, perché rultimo 
fu aggiunto dal patriarca Gregorio 
Xifiiiuo, sotto Timperatore Alessio 
Comneno. Questi ex.ocatacodi erano 
persone doltissifne e di grandissima, 
autorità, tantoché, n e/ pubblid con- 



DU 
gresri precedevano i vescovi^ omuft-» 
dorandosi assi come veri Cardinali 
ddla chiesa costantinopolitana. 

Fra i maroniti poi del monte 
Libano vi sono due diaconi, che 
sono semplid amministratori del 
temporale. Il gesuita Girolamo 
Dandini, da Clemente Vili spedito 
nunzio apostolico ai maroniti del 
monte Libano, gli appella i Signor 
ri diaconi^ e dice, che. questi sono 
due signori secolari, i quali gover* 
nano il popolo, giudicano di tutte 
le difierenze, > e trattano oo' turdù 
di dò che riguarda 1. ti*ibutl ed 
ogni altro affiire. Sembra, che in 
dò i patriardii de' maroniti abbis'- 
no volalo imitare gli apostoli, che 
incaricarono i diaconi di quanto 
concerne il temporale ddla Chiesa^ 
Tali diaconi ora piti non esistono^ 
11 Bei^ier, Z>Ì8« Èacic^ riporta le 
principali diipute &tte dai protei 
stanti sui diaconi, e sol primitivo 
uiBzio de'diaeoai; parte ne xonfiita, 
di altre non gli sembra necessarnD 
V ingerirsene, conehiudendo die « 
vi fosse stato su questo ponto qual- 
che cambiamento ndla disciplina, 
niente ne seguirebbe contro Tuso 
attuale della Chiesa cattolica. 

DlACRlNOM£Nl. Appellazione 
data in oriente a tutti coloro che, 
prolessando Terrore di Eutiche^ non 
volevano riconoscere alcun capa 
£ssi. ricusavano di unirsi al cernei- 
lio di CalcedoBia, ma non voleva- 
no seguitare ne[^ur quelli^ che a* 
perta mente lo rigettavano. La voce 
è tratta dal graoo dia-deo. V, A- 

CEFALI. 

DIADEMA. Vocabolo g^eco, che 
deriva dal yerbo corono Deo Ugo, 
hoc est a eircumlìgando. S. Ber- 
nardo; sopra il salmo io:», dice ohe 
il Diadema è' così detto, perché 
duo. demit, il prladpio, e il fine. 



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DIA 
* Anticamente Diadema indìcaTa un 
> ecmtressegno i*egiOy doé una fiiseio* 
la di tela bianca, che portavano in 
■ capo i re; oggi in significato pìiSi 
I ampio si piglia per qualunque Co* 
rona reale (Fedi)^ ed anche sem^ 
plìcem«ite per Corona {Fedi), li& 
tempi più rimotì il diadema era 
veramente^ una fesda tessuta di filo 
di tana o di seta, segno della digni- 
tà Ideale, perchè i i*e in quei tem- 
pi se ne cingevano la fi-onte affine di 
lasciare per moderaiione e mode* 
stia la coiiona agli dei. Questorna* 
mento d'ordinario ei*a a&tto bian* 
co, candido, e semplice, largo tre 
o quattrO' dita, che alcuni chiama- 
rono benda, con certe parti di essa 
pendenti dall'occipizio, e può esse* 
re che fossero colorate di porpora, 
od altro coloi^ Talvolta tale fiiscia, 
lista, o benda fìi arricchita con oro, 
con perle, e con pietre preziose. 

11 diadema cràdesi piti antico 
della corona, M/tum. Plinio pre- 
tende, che Bacco ne sia stato il 
primo inventóre. Alessandro Ma- 
gno si adornò del diadema di Da- 
rio, e i successori suoi ne imitaro- 
no Tesempio. Anche Filippo e Per- 
sio, re di Macedonia, usarono il 
diadema; altrettanto dicasi dìNuma 
Pompilio, ed Anco Marno re dei 
iKimani . ^ Alcuni dicono che tra 
gr imperatori romani , Aureliano 
fosse il primo ad usat*e il diadema, 
ovvero Eliogabalo . Questo attri* 
buto fii impresso non solo nelle 
medaglie degl'imperatori, ma anche 
delle imperatrici. £ la (àscia, opiut- 
fosto il laccio che termina in tutte 
le corone all'estremità inferiore, rap- 
presenta, secondo alcuni scrittori, 
l'idea del diadema, e ad altri sem- 
bra una q>ecie del diadema me- 
desimo. 

Dioesi inolila, diadema anche 



DIA 309 

quellVomamento, o corona che si 
dipinge sopra il capo all'immagine 
del Salvatore, e de'santi. 11 diade- 
ma in forma quadra, che si vede 
con molti angoli ed intoppi sopra 
la testa di qualche immagine , ri- 
ti*atta ancor vivente, significa lo 
stato di questa vita non ancora 
ben perfetto. U diadema rotondo, 
che si mette alle immagini de'san- 
ti, già ricevuti nella gloria, dimo- 
stra la perfezione del loro stato in- 
teramente felice. L'Ugonio, Historia 
delle stazioni di Roma^ parlando^ 
a pag. i3i, della chiesa di s. Ce- 
cilia, fi^ osservare die l'immagine 
eseguita in mosaico del Pontefice 
s. Pasquale I , tiene in lu<^o di 
diadema sul capo come una tavola 
quadrata, e dice che ciò denota 
come tale ritratto fu fatto essendo 
il Papa vivente. Egli pure é di pa- 
rere, che i diademi tondi si pon- 
gano ai santi già ricevuti neUa glo- 
ria del paradiso, dimortrando la foi^ 
ma circolare ii loro stato felice» meo* 
tre ai viventi ponesi il segno qua- 
dro per dénotai*e lo stato di que- 
sta vita pieno di miserie, e d'im- 
perfezioni. Avverte inoltre, che il 
medesimo segno del diadema qua- 
dro si vede nella chiesa di s. Su- 
sanna sul capo di s. Leone 111, che 
la restaurò, non che nella sala Leo- 
niana minore, da esso fetta nel pa- 
triarchio lateranense. Il Durando 
nel RationaU, e Giovanni diaoo^ 
no nel lib. 4 della vita di s. Gre- 
gorio I, nel descrivere l' immagine 
di questo Papa, ch'egli medesimo 
avea fatto dipingere nel proprio 
roonistero al olivo di Scauro, dice : 
» Circa verticem vero tabulae si*- 
M militudinem quod vi^entis insigne 
H est praeferens, non coronam, ex 
M <\\xo manifestissime declaratur, 
j» quod Gi*egorius dum adbuc-vi- 



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3fò DIA 

H veret in sua sìmllitttdine depiagi 

9» salubrìter Toluiti in quo jKwsel 

M 9 8ui8 monacbis ' non prò eia* 

M tioais gloria sed prò eccita dU 

M strìcdonis cautela intueri; ubi hu- 

M juunodi dislidion ipse dictafit: 

Chri$ie potens, domine, noiUri lat' 

gùor honoris, 
Indukum qffidum ioUta pieUUe gu- 

bema. 

Alcuni Pontefici vÌTenti, come Gì- 
listo II, ed Anastasio IV, furono 
rappi'esentati nell'oratorio di s. Ni- 
colò YesooTo di Mira, nei patrìar« 
chio lateranense ( poscia incluso 
neiralntazione de' padri penitenziei*i 
della contigua basilica), col diadema 
quadro, perchè il primo l'eresse 
nel iia4> l'altro lo restaurò. Ma 
i nove Pontefici loro predecessori 
come s. Silvestro I, s. Anastasio I^ 
8. Leone!, s. Gregorio!, Alessandro 
li, s. Gregorio VII, Vittore III, Ur- 
bano 11^ e Gelasio II, fiirono rap- 
presentati col diadema rotondo, 
eh' è l'argomentd della santità, e 
culto ecclesiastico dato a' servi di 
Dio, come dimostrò Lambertini, tic 
eàn. ss, itb. I cap. ^t, n. 23. e n. 
3o, ove tratta della santità di A- 
lessandro II, è Gelasio If, benché 
da noi non denominati santi, per- 
chè non venerati per tali da tutta 
la Chiesa, ma in alcuni luoghi sol- 
tanto. Lo stesso dicasi degli altri 
Papi col diadema rotondo qui no- 
minati senza l'epiteto di santi. Si 
deve poi notare, che tali pitture 
nel restaurarsi sotto Benedetto XI V, 
furono dal pittore alterate con arbi- 
tiio, ponendosi il tiiregno con tre 
Corone ai Papi ivi dipinti. Sugi' in- 
convenienti del titolo di beato, e di 
santo, sui diademi,* e sui raggi po- 
sti sul capo ai servi di Dio, e stille 



DIA 
provvidenze prese da UriMnò VHV 
si può leggere il Garampi, nelle 
sue Mem, eccL p. 4^1, 

Il Samelli, nella lettera XXV 
del tomo IH delle sue lettere ec^* 
desiastiche, parla del diadema, che 
si usa nelle statue. Dice pertanto, 
che siflbtto diadema è a forma di 
scudo, mentre il Tero diadema è 
propriamente una fìiscia, che dn*^ 
gè il capo, e che quello antica* 
mente posto dai gentili sulla testa 
ddle statue, non era già ornamen- 
to, ma una specie di ^ooolo om- 
brello, che le difendeva dagli im- 
bratti. Tali ombrelle in gi*eco chìa- 
maYansi Menùciy doè Dmbellae, 
quae in statuarum capitibus soleni 
poni, ne ab avibus consparcentur. 
Furono dette Memsci, da Mene 
hoc est Luna, perchè erano simili 
al disco della luna, ed Aristotile 
ne' problemi chiamò Menisd, spìen^ 
dores, species lunatae, spedes Lu^ 
noe nondunì compUtae. Tuttavolta 
l'origine de' diadema in tal forma 
devesi piuttosto ripetere dall' anti- 
ca consuetudine de'romani, i qua- 
li quando tornavano dalla guerra 
vittoriosi, in segno della vittoria, e 
delle corone militari da loro ripor- 
tate, si mettevano in testa il pro- 
prìo scudo rotondo. Così i santi 
in segno della vittoria e del trion- 
fo riportato dai tre comuni nemi- 
d, collo scudo rotondo in capo 
si dipingono, e nelle statue si rap- 
presentano V, il Saavedra nd «Sim- 
bolo ao: e l'interprete de'salmi det- 
to r Incognito, sul verso dd salmo: 
«> Domine, ut sento bonae vdan- 
M tatis tuae coronasti nos et& ". 
Il Pignattelli, net tomo V, consulta 
25, dice, che le immagini jde'beati 
si dipingono co' raggi attorno al 
Tolto, e quelle de' santi canonizzati 
col diadema intorno al capo. Ma 



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SIA 
poi nel tomo X, consult i88, ag« 
giunge, che pure quelle de'beati 
possono dipingersi col diadema, non 
essendo da Teruna legge proibito 
» et omnia censenturpermissa,quae 
j» non reperìuntur prohibita ". Va 
consultato T Alamanni de lateran. 
partetinis, p. 43: m insigne qua- 
M dratum quid denotet, ove trat- 
M ta pure^ insigne quadratura tì* 
*» vis ac mortuis aeque tribui- 



DIA 



3fi 



M tur". V, AtJEBOLA, Ghirlanda, 

NofBt). 

DIAMPER, DIAMPOUR. Gttà 
deli'Indos, osàa dell'Indie orientali 
nel regno di TraTanoor, sulla costa 
del Coromandel, vicino alla città 
di S. Tommaso, o Meliapor. Nel 
1599 un portoghese arci vescovo di 
Goa, vi tenne un concilio per con- 
vertire al cattolicismo i nestoriani dj 
queste parti delle Indie. Arduino t. X. 



FINE DEL TOIIQtlE DECIIfOIfONO. 



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AVVERTIMENTO 

DEL L' AUTORE. 

Chi bramasse 'associarsi al presente Diziooario, e 
volesse tutti assieme i Tolumi pubblicati sino ad 
ora, potm ritirarli uno o due pei* ogni mese, o 
in oltit) modo. Il prezzo d'ogni volume i dì paoli 
otto, pari a italiane lire quattro e centesimi quaran- 
ta, e pari ad austriache lire cinque e centesimi 
qWttit) per ogni volume. Il tenue porto del mede- 
simo è a carico dei signori associati. Le associazioni si 
ricevono in Venezia dalla, tipografia Emiliana5 ed in 
Roma presso l'autore^ proprietario di que$ta edizio- 
ne. Inoltre nella veneta tipografia, e in Roma nel- 
Tofiicio della distribuzione del Diario in piazza di 
Sciarra,, n/ a 32, non che da Pietro Agazzi, libraio 
in Via del Corso vicino alla Chiesa di s. Marcello al 
n/ a5o, si vende al prezzo di paoli dodici, il volu- 
me in 8.vo, intitolato : Le Cappelle Pontificiey Car- 
dinalìzie e Prelatizie^ opera dedicata all' Eminen- 
tissimo Cardinale Bartolommeo Pacca» d^scano del 
sagro Collegio, non che il volume in i2.mo: 
Descrizione delle Pontificie fiuaioni della settimana 
santa, e Pontificale di Pasqua^ al prezzo di paoli tre. 
Queste due opere, in considerazione dell' importane» 
te argomento» ed in vista dell'utilità che recar possono 
ai forestieri, i quali si recano in Roma a -vedere le 
solenni Pontificie funzioni, furono dal medesimo au- 
tore estratte dai relativi articoli del suddetto Di- 
zionario, Andie queste si vendono per conto del- 
Tautora, essendo pur esse di sua proprietà. 



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